Visualizzazione di tutti i 2 risultati

Poesie e prose

Per poche altre figure della lirica italiana novecentesca si può dire, come scrisse di Vittorio Sereni l’amico e critico Pier Vincenzo Mengaldo, che «l’uomo e il poeta facevano tutt’uno». Per il poeta di Luino, infatti, la poesia era una divorante passione, vissuta senza falsi pudori; una passione fatta di attese, della capacità di selezionare i componimenti, tanto che ognuno appare a noi inevitabile. Come Leopardi, come Mallarmé, Sereni concentra suo estro su pochi testi, essenziali, derivati da una assoluta necessità interiore e dotati di una impareggiabile finitezza formale. Ma accanto all’esigenza di scrivere versi, Sereni sentì altrettanto potente quella che egli stesso chiamava «la tentazione della prosa». Dell’una e dell’altra produzione dà conto questo ricco volume che riunisce integralmente le raccolte poetiche, da Frontiera (1941) a Stella variabile (1981), la sua scelta di traduzioni Il musicante di Saint-Merry , i due volumi di prose, Gli immediati dintorni e La traversata di Milano , infine un’ampia scelta di testi critici dedicati all’arte e alla letteratura.
**
### Recensione
**Sereni è nudo tra diario e memoria**
*Giovanni Tesio*, Tuttolibri – La Stampa
“Sereni è bello quando è nudo; invece molte volte egli si esibisce vestito, e di vesti che si riconoscono non sue a un miglio di distanza”. Questo il giudizio che capitò a Saba di dare al suo più giovane amico e corrispondente. Un giudizio severo, ma non ingiusto, anche se un po’ troppo perentorio, come del resto a Saba accadeva di essere. A verificare la natura contingente di questo giudizio (e tuttavia quanta ragione aveva Saba di amare il Sereni prosatore!) ecco giungere in libreria due volumi di diverso spessore e di diversa impostazione, ma di eguale impegno critico e di garantita utilità. Con il robustissimo Oscar, Poesie e prose, a cura di Giulia Raboni e con uno scritto di Pier Vincenzo Mengaldo tutto l’itinerario di Sereni (a cento anni dalla nascita, a trenta dalla scomparsa) passa tra le pagine di poesia e quelle di prosa critica, di diario e di memoria. Con il meno grosso ma tanto più intensivo e minuto commento delle prime due opere poetiche, Frontiera e Diario d’Algeria, la porzione inaugurale dell’itinerario poetico viene documentata con abbondanza di riferimenti consentendo di leggere i testi con evidente vantaggio esegetico. Ciò significa che mentre il primo libro si dedica a segnare i punti di cesura e di sutura di una vocazione sempre ostinatamente perplessa almeno quanto ostinatamente (e diversamente costante), il secondo – tra residui ermetici e già consistenti avvisi oggettuali – lavora a commentare un momento di più circoscritta e manifesta compattezza stilistica: non senza per altro tratteggiare dentro quella (per semplificare, dal ’41 al ’47) i punti di dissonanza, i momenti di transizione e di tensione, gli elementi di discontinuità e di frattura capaci di registrare le ferite e gli strappi del tempo storico, ossia della guerra e della prigionia. Ne consegue in tutt’e due i casi un rigoroso invito di lettura che nulla concede al dilettantismo e all’improvvisazione. Nella diversa impostazione e nel diverso spessore, due volumi che risultano dunque integrabili. Degni tutt’e due di essere ascoltati.
### Sinossi
Per poche altre figure della lirica italiana novecentesca si può dire, come scrisse di Vittorio Sereni l’amico e critico Pier Vincenzo Mengaldo, che «l’uomo e il poeta facevano tutt’uno». Per il poeta di Luino, infatti, la poesia era una divorante passione, vissuta senza falsi pudori; una passione fatta di attese, della capacità di selezionare i componimenti, tanto che ognuno appare a noi inevitabile. Come Leopardi, come Mallarmé, Sereni concentra suo estro su pochi testi, essenziali, derivati da una assoluta necessità interiore e dotati di una impareggiabile finitezza formale. Ma accanto all’esigenza di scrivere versi, Sereni sentì altrettanto potente quella che egli stesso chiamava «la tentazione della prosa». Dell’una e dell’altra produzione dà conto questo ricco volume che riunisce integralmente le raccolte poetiche, da Frontiera (1941) a Stella variabile (1981), la sua scelta di traduzioni Il musicante di Saint-Merry , i due volumi di prose, Gli immediati dintorni e La traversata di Milano , infine un’ampia scelta di testi critici dedicati all’arte e alla letteratura.

Le parole tra noi leggere

Le parole tra noi leggere by Lalla Romano, Vittorio Sereni
«Minuziosamente, con una precisione di cartella clinica niente affatto pietosa, vengono registrati gli incontri-scontri fra istinti analoghi e divaricati in una quasi sacrilega ricerca di reciproca offesa. Ogni scoperta della donna è un trauma, ogni iniziativa del ragazzo è scontrosa, fiera di autonomia dissacrante. La sommessa, limpidissima poesia dell’autrice, quel suo procedere per vuoti aerei e grumi essenziali, vengono qui coscientemente sacrificati: probabilmente a indicare una nuova strada da percorrere e da proporre…
Virginia Woolf, auspicando la nascita del grande scrittore totalmente femminile, ha piú volte insistito sulla necessità che esso si manifesti con caratteri del tutto autonomi dall’esempio e dal modello dello scrittore *tout court*: finalmente libero dalla leggenda leggiadramente minoritaria della letteratura femminile. Forse questa prova della Romano va considerata in questa direzione. Coraggiosa in piú di un senso».
**Anna Banti**
* * *
*Le parole tra noi leggere*, il libro di maggior successo di Lalla Romano, fu pubblicato per la prima volta nel 1969 e vinse il Premio Strega.