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Le mie prigioni

Le mie prigioni è il titolo di un libro di memorie scritto da Silvio Pellico. Si articola in un arco di tempo che va dal 13 ottobre 1820, data in cui l’autore venne arrestato a Milano per la sua adesione ai moti carbonari, al 17 settembre 1830, giorno del suo ritorno a casa. In esso Pellico descrive la sua esperienza di detenzione prima ai Piombi di Venezia e poi nel carcere dello Spielberg, accomunata a quella dell’amico Piero Maroncelli in seguito alla commutazione della condanna a morte ricevuta a detenzione in carcere duro.
Lingua: Italiano
Capilettera: si
Capitoli separati: si
Formattazione per kindle: si
Indice: si
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### Sinossi
Le mie prigioni è il titolo di un libro di memorie scritto da Silvio Pellico. Si articola in un arco di tempo che va dal 13 ottobre 1820, data in cui l’autore venne arrestato a Milano per la sua adesione ai moti carbonari, al 17 settembre 1830, giorno del suo ritorno a casa. In esso Pellico descrive la sua esperienza di detenzione prima ai Piombi di Venezia e poi nel carcere dello Spielberg, accomunata a quella dell’amico Piero Maroncelli in seguito alla commutazione della condanna a morte ricevuta a detenzione in carcere duro.
Lingua: Italiano
Capilettera: si
Capitoli separati: si
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### Dalla quarta di copertina
“Rileggo Le mie prigioni, libro splendido, perfetto. Ogni riga è meditata, calcolata con astuzia estrema. Accanto alla Capanna dello zio Tom è il più bel libro di propaganda politica che sia mai stato scritto. Per abbattere l’Austria valsero più due capitoli delle Mie prigioni che due reggimenti di La Marmora.” Leo Longanesi

Poesie scelte

Amore sotto le più nobili forme ne’ gaudi, amore e rassegnazione ne’ mali sono anima al vivere di Pellico, sono l’espressione de’ suoi versi; chè in essi l’anima di lui tutta è diffusa. In questo giudizio speriamo verran coloro che leggeranno le seguenti poesie, le quali abbiam scelte, toltone la Francesca, dalle molte pubblicate dall’autore dopo la sua liberazione dallo Spielberg. Inclinando alquanto col secolo fummo parchi nel dare di quelle rime del nostro autore in cui egli trascorre alla contemplazione delle cose divine. Un libro ascetico o quasi ascetico sarebbe letto da pochi, forse da nessuno di coloro che ne abbisognano, e resterebbe quindi senza frutto. L’armi spirituali lampeggino sole nelle sacre bigonce, ma ne’ libri di amena letteratura portino miste agli umani diletti le salutari punture. A. Ronna. FRANCESCA
(source: Bol.com)

Poesie Inedite (Complete)

LA MIA GIOVENTÙ. Cor mundum crea in me, Deus. (Ps. 50). Lamento sui fuggiti anni primieri, Che fecondi di speme Iddio mi dava
(source: Bol.com)

Dei doveri degli uomini. Discorso a un giovane

Il 17 marzo 2011 sono stati celebrati i 150 anni della nascita dello stato italiano, ma è sufficiente questo per ricordare gli splendori della storia italica? Sicuramente questa è una bella occasione per celebrare, conoscere e rinnovare gli onori, la cultura, il coraggio, la fede, l’umanità, la bellezza, l’ardore e le tante virtù del popolo italiano che, ben prima della formazione dello Stato, hanno scritto una storia gloriosa della nostra amata Italia. Grandi benefici ha portato l’Unità d’Italia, ma la nostra identità non può limitarsi a riconoscere le ragioni dello stato unitario, è il cuore che ci dice che il sentimento di Patria è qualcosa di più profondo e che è strettamente legato alla testimonianza e alle virtù peculiari che nella storia hanno alimentato la nascita e la morte di tanti eroi e santi. Il primo tra gli autori che hanno colpito la nostra immaginazione e che fornì un contributo decisivo al Risorgimento e alla formazione degli italiani è stato sicuramente Silvio Pellico. Si tratta di un personaggio che una certa pubblicistica ha cercato di nascondere, ma che al suo tempo era ai primi posti per qualità letteraria, patriottismo, virtù morali, passione. Ecco che si fa quindi necessaria la ripubblicazione, a distanza di molti anni, del breve libro morale Dei doveri degli uomini, scritto da un testimone vero, che cercò in ogni modo di conciliare il desiderio d’unità con l’identità cattolica degli italiani.
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Poesie inedite

Nel testamento redatto pochi giorni prima di morire nel gennaio del 1854 Pellico definisce la marchesa Giulia Falletti Di Barolo “venerata ed amata” e non si puo negare che Pellico si sentisse grato ai coniugi Barolo che nel 1834 gli avevano offerto un impiego o meglio una sorta di pensione / vitalizio in cambio di una sua collaborazione a tutto campo: nel corso degli anni, infatti, Pellico aveva tenuto i conti delle sale d’asilo per bambini poveri ospitate a palazzo Barolo, riordinato i libri e la collezione di autografi dei Barolo e scritto molte lettere soprattutto per Giulia come segretario personale. In cambio di questa disponibilita del Pellico a svolgere mansioni piu qualificate, ma anche compiti piuttosto modesti, lo scrittore aveva goduto nel corso degli anni dell’amicizia e della stima dei Barolo e in particolare di Giulia che dopo la morte del marito aveva continuato le sue attivita caritatevoli e amministrato in modo generoso, ma razionale l’eredita lasciatele dal marito.