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La Lección De Anatomía

La lección de anatomía es una novela autobiográfica, de aprendizaje, escrita con el sentido del humor y el colmillo retorcido de la novela picaresca: el pudor no tiene que ver con el contenido de lo que se cuenta –morfologías del pene, pelos del pubis, la primera menstruación–, sino con el hecho de saberlo contar. El lenguaje expulsa al relato del espacio de la obscenidad ramplona y del morbo para darle otro sentido: el de una autobiografía novelada o una novela autobiográfica (¿el orden de los factores altera el producto?) que no explota la singularidad de la voz en primera persona, sino que la acerca a su comunidad anulando la distancia entre el nosotros y el yo, dentro y fuera, ser y parecer, porque, como decía Vonnegut parafraseando a Wilde, «somos lo que aparentamos ser, así que deberíamos tener cuidado con lo que aparentamos ser». Las lecciones de anatomía terminan convirtiéndose en lecciones de geografía e historia, y quizá la percepción de los cuarenta años como lugar desde el que echar la vista atrás sea un acto elegiaco, un signo de madurez en un mundo peterpanesco o una conducta forzada por el envejecimiento prematuro al que nos somete el cambio de era y la obsolescencia electrodoméstica.

Paris-Austerlitz

Il narratore di questa storia, un giovane pittore madrileno di famiglia benestante e affiliato al Partito comunista, ricorda, in una confessione che forse deve a se stesso, e nella quale a volte sembra volersi giustificare, i passi che l’hanno portato a chiudere la sua relazione con Michel. Michel, l’uomo maturo, di cinquant’anni e passa, l’operaio specializzato, con la solidità del corpo di un contadino normanno; l’uomo che lo ha accolto nella sua casa, nel suo letto, nella sua vita, quando il giovane pittore era rimasto senza un tetto a Parigi; Michel, il cui amore gli ha restituito l’orgoglio e lo ha liberato dall’abbandono, oggi è agonizzante all’ospedale Saint-Louis, ghermito dalla piaga, la temuta e vergognosa malattia. Nei ricordi del giovane di allora prevalgono quei giorni felici dell’inizio di tutto. Il girovagare per le strade di Parigi, le bevute finché durava lo stipendio, le amicizie spensierate, il desiderio che avvampava, e allora la catapecchia che appariva come l’accogliente tana della passione. Ma con il trascorrere dei mesi, l’appartamentino senza luce inizia a essere asfissiante e le tele rimaste bianche, posate contro le pareti, ricordano al giovane che non può affogare le aspirazioni nel bicchiere di Pastis, né in amoreggiamenti che sente sempre più pesanti, come il corpo massiccio di Michel.
Romanzo di annichilente crudezza e al contempo di vibrante sensibilità, breve quanto denso, narrazione che si erge al di sopra del caso specifico, assurgendo a emblema universale dell’amore lacerante, di un’intensità che stordisce e suscita il rimpianto per l’autore che ne ha fatto il proprio testamento letterario: Rafael Chirbes ci ha lavorato per decenni, lo ha concluso alle soglie della morte.
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### Sinossi
Il narratore di questa storia, un giovane pittore madrileno di famiglia benestante e affiliato al Partito comunista, ricorda, in una confessione che forse deve a se stesso, e nella quale a volte sembra volersi giustificare, i passi che l’hanno portato a chiudere la sua relazione con Michel. Michel, l’uomo maturo, di cinquant’anni e passa, l’operaio specializzato, con la solidità del corpo di un contadino normanno; l’uomo che lo ha accolto nella sua casa, nel suo letto, nella sua vita, quando il giovane pittore era rimasto senza un tetto a Parigi; Michel, il cui amore gli ha restituito l’orgoglio e lo ha liberato dall’abbandono, oggi è agonizzante all’ospedale Saint-Louis, ghermito dalla piaga, la temuta e vergognosa malattia. Nei ricordi del giovane di allora prevalgono quei giorni felici dell’inizio di tutto. Il girovagare per le strade di Parigi, le bevute finché durava lo stipendio, le amicizie spensierate, il desiderio che avvampava, e allora la catapecchia che appariva come l’accogliente tana della passione. Ma con il trascorrere dei mesi, l’appartamentino senza luce inizia a essere asfissiante e le tele rimaste bianche, posate contro le pareti, ricordano al giovane che non può affogare le aspirazioni nel bicchiere di Pastis, né in amoreggiamenti che sente sempre più pesanti, come il corpo massiccio di Michel.
Romanzo di annichilente crudezza e al contempo di vibrante sensibilità, breve quanto denso, narrazione che si erge al di sopra del caso specifico, assurgendo a emblema universale dell’amore lacerante, di un’intensità che stordisce e suscita il rimpianto per l’autore che ne ha fatto il proprio testamento letterario: Rafael Chirbes ci ha lavorato per decenni, lo ha concluso alle soglie della morte.