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Il Menestrello

Germania, 1486: Knittlingen è una tranquilla cittadina nella regione di Kraichgau, ai margini della Foresta Nera. Tranquilla, fino al giorno in cui un misterioso menestrello arriva in città e, improvvisamente, alcuni bambini scompaiono nel nulla… Johann Georg, chiamato affettuosamente Faust, «fortunato», tuttavia, non si cura affatto di questi accadimenti. La sua vita è segnata da due eventi drammatici: la morte della madre e l’inspiegabile sparizione dell’amata Margherita, con cui è cresciuto. L’interesse di Johann viene risvegliato solo dal fascino oscuro che emana dal menestrello, Tonio del Moravia, che predice a Johann un grande futuro come erudito. Johann si unisce a lui, e insieme attraversano le terre tedesche. Il giovane assorbe tutto ciò che Tonio gli insegna. Ma gli insegnamenti di Tonio rappresentano un pericolo inimmaginabile, e presto in Johann si insinua la sensazione che il suo padrone sia in alleanza con le forze oscure. Poteri terribili che definiranno l’intera vita futura di Johann… Ispirato alla nota figura di Johann Georg Faust, l’alchimista tedesco protagonista di alcuni dei più celebri capolavori della letteratura, Il menestrello è il primo capitolo di una nuova, memorabile saga dalla penna dell’autore dell’acclamato La figlia del boia.

Germania, 1486: Knittlingen è una tranquilla cittadina nella regione di Kraichgau, ai margini della Foresta Nera. Tranquilla, fino al giorno in cui un misterioso menestrello arriva in città e, improvvisamente, alcuni bambini scompaiono nel nulla… Johann Georg, chiamato affettuosamente Faust, «fortunato», tuttavia, non si cura affatto di questi accadimenti. La sua vita è segnata da due eventi drammatici: la morte della madre e l’inspiegabile sparizione dell’amata Margherita, con cui è cresciuto. L’interesse di Johann viene risvegliato solo dal fascino oscuro che emana dal menestrello, Tonio del Moravia, che predice a Johann un grande futuro come erudito. Johann si unisce a lui, e insieme attraversano le terre tedesche. Il giovane assorbe tutto ciò che Tonio gli insegna. Ma gli insegnamenti di Tonio rappresentano un pericolo inimmaginabile, e presto in Johann si insinua la sensazione che il suo padrone sia in alleanza con le forze oscure. Poteri terribili che definiranno l’intera vita futura di Johann… Ispirato alla nota figura di Johann Georg Faust, l’alchimista tedesco protagonista di alcuni dei più celebri capolavori della letteratura, Il menestrello è il primo capitolo di una nuova, memorabile saga dalla penna dell’autore dell’acclamato La figlia del boia.

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Il mago e la figlia del boia

Baviera, 1666. A vent’anni circa dalla fine della guerra dei Trent’anni, il flusso di pellegrini verso il celebre monastero bavarese di Andechs, rinomato per le sue antichissime reliquie miracolose, nonché per la sua birra capace di donare l’oblio, è il più intenso a memoria d’uomo. In un’epoca di carestie, calamità naturali, lupi affamati e bande di briganti, la gente cerca con particolare slancio la protezione della chiesa e, sulla strada per Andechs, ci sono anche Simon, medico di Schongau, e sua moglie Magdalena, la figlia del boia Jakob Kuisl. Manca ancora una settimana alla solennità delle Tre Ostie, considerata una delle feste religiose più importanti della Baviera, ma l’abate Maurus Rambeck ha già inviato messaggeri nei paesi del circondario per invitare i pellegrini a presentarsi in anticipo al Sacro Monte. Quattro mesi prima un fulmine ha colpito il campanile della chiesa del monastero, la copertura del tetto è stata distrutta dalle fiamme e gran parte della navata meridionale è crollata. Eppure Magdalena sembra di scorgere, proprio lassù, una minuscola luce che segnala la presenza di qualcuno. Desiderosa di indagare, la figlia del boia non esita a raggiungere la vetta del campanile, quando una figura vestita di nero sfreccia verso di lei, aggredendola e facendola quasi precipitare nel vuoto. Nel frattempo, Simon si trova ad avere a che fare con la morte improvvisa dell’assistente di frate Johannes, il farmacista del villaggio, un uomo con la faccia del diavolo e la tonaca di un monaco. Quando viene ritrovato il cadavere di un altro novizio e il frate orologiaio, Virgilius, noto tra i confratelli per i suoi esperimenti al limite della moralità, scompare misteriosamente, i sospetti cadono proprio sul frate farmacista, che è subito imprigionato e consegnato al tribunale regionale. Magdalena riesce a parlare con l’accusato e scopre così che si tratta di un carissimo amico di gioventù del padre. L’intervento del boia di Schongau si rende perciò necessario. Cosa collega le morti misteriose, la scomparsa del frate «stregone» e la sinistra luce che ogni notte illumina il campanile del monastero di Andechs? E chi si cela sotto la tonaca nera dell’uomo che vigila da lassù? Toccherà al boia Kuisl e a sua figlia Magdalena indagare alla ricerca della verità. Impreziosito da una trama ricca di sorprendenti colpi di scena, Il mago e la figlia del boia è il quarto avvincente capitolo di una delle serie più amate e lette nel mondo, un’altra esaltante avventura dell’impavido boia di Schongau Jakob Kuisl. «Un romanzo storico di magnifica inventiva e con un protagonista sorprendente: un boia fornito di anima che lotta contro i pregiudizi e i tornaconti politici». Scott Turow «Oliver Pötzsch, nel cui albero genealogico sono presenti diversi boia, mestiere che si tramandava di padre in figlio, ci offre un avvincente romanzo storico ricco di dettagli sul tessuto sociale e sulla struttura del potere politico nella Baviera del XVII secolo». Publishers Weekly «La ricostruzione storica è accurata, l’intreccio giallo avvincente e l’atmosfera è quella da brivido di una fiaba dei Grimm». Lara Crinò, il Venerdì di Repubblica

Baviera, 1666. A vent’anni circa dalla fine della guerra dei Trent’anni, il flusso di pellegrini verso il celebre monastero bavarese di Andechs, rinomato per le sue antichissime reliquie miracolose, nonché per la sua birra capace di donare l’oblio, è il più intenso a memoria d’uomo. In un’epoca di carestie, calamità naturali, lupi affamati e bande di briganti, la gente cerca con particolare slancio la protezione della chiesa e, sulla strada per Andechs, ci sono anche Simon, medico di Schongau, e sua moglie Magdalena, la figlia del boia Jakob Kuisl. Manca ancora una settimana alla solennità delle Tre Ostie, considerata una delle feste religiose più importanti della Baviera, ma l’abate Maurus Rambeck ha già inviato messaggeri nei paesi del circondario per invitare i pellegrini a presentarsi in anticipo al Sacro Monte. Quattro mesi prima un fulmine ha colpito il campanile della chiesa del monastero, la copertura del tetto è stata distrutta dalle fiamme e gran parte della navata meridionale è crollata. Eppure Magdalena sembra di scorgere, proprio lassù, una minuscola luce che segnala la presenza di qualcuno. Desiderosa di indagare, la figlia del boia non esita a raggiungere la vetta del campanile, quando una figura vestita di nero sfreccia verso di lei, aggredendola e facendola quasi precipitare nel vuoto. Nel frattempo, Simon si trova ad avere a che fare con la morte improvvisa dell’assistente di frate Johannes, il farmacista del villaggio, un uomo con la faccia del diavolo e la tonaca di un monaco. Quando viene ritrovato il cadavere di un altro novizio e il frate orologiaio, Virgilius, noto tra i confratelli per i suoi esperimenti al limite della moralità, scompare misteriosamente, i sospetti cadono proprio sul frate farmacista, che è subito imprigionato e consegnato al tribunale regionale. Magdalena riesce a parlare con l’accusato e scopre così che si tratta di un carissimo amico di gioventù del padre. L’intervento del boia di Schongau si rende perciò necessario. Cosa collega le morti misteriose, la scomparsa del frate «stregone» e la sinistra luce che ogni notte illumina il campanile del monastero di Andechs? E chi si cela sotto la tonaca nera dell’uomo che vigila da lassù? Toccherà al boia Kuisl e a sua figlia Magdalena indagare alla ricerca della verità. Impreziosito da una trama ricca di sorprendenti colpi di scena, Il mago e la figlia del boia è il quarto avvincente capitolo di una delle serie più amate e lette nel mondo, un’altra esaltante avventura dell’impavido boia di Schongau Jakob Kuisl. «Un romanzo storico di magnifica inventiva e con un protagonista sorprendente: un boia fornito di anima che lotta contro i pregiudizi e i tornaconti politici». Scott Turow «Oliver Pötzsch, nel cui albero genealogico sono presenti diversi boia, mestiere che si tramandava di padre in figlio, ci offre un avvincente romanzo storico ricco di dettagli sul tessuto sociale e sulla struttura del potere politico nella Baviera del XVII secolo». Publishers Weekly «La ricostruzione storica è accurata, l’intreccio giallo avvincente e l’atmosfera è quella da brivido di una fiaba dei Grimm». Lara Crinò, il Venerdì di Repubblica

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La figlia del boia

Baviera, 1659. Sulla riva di un fiume nei pressi della cittadina di Schongau viene trovato agonizzante il figlio undicenne del barconiere Grimmer. Il tempo di adagiarlo con cura a terra, di esaminargli il profondo taglio che gli squarcia la gola, di scoprire sotto la sua scapola destra uno strano segno impresso con inchiostro viola – un cerchio sbiadito dalla cui estremità inferiore parte una croce – che il bambino muore. Qualche tempo dopo i bottegai Kratz si imbattono, davanti alla porta di casa, nella macabra scoperta del loro piccolo Anton, il figlio adottivo, immerso in un lago di sangue, la gola recisa con un taglio netto. Sotto una scapola del bambino viene trovato il medesimo segno del figlio del barconiere: il cerchio di Venere che simboleggia la donna come controparte dell’uomo, la vita, ma anche la continuazione della vita dopo la morte… il simbolo delle streghe. Peter Grimmer e Anton Kratz si conoscevano. Insieme con la piccola Maria Schreevogl e altri due bambini costituivano uno sparuto gruppo di orfani che era solito frequentare Martha Stechlin, la levatrice di Schongau che vive proprio accanto ai Grimmer. Sicché quando la piccola Maria, la mattina dopo che la madre adottiva scorge, lavandola nella tinozza, il fatidico cerchio sbiadito sulla sua spalla destra, scompare al seguito di una diabolica figura con una mano di ossa, gli abitanti di Schongau non hanno dubbi: la strega assassina è la levatrice, Martha Stechlin. È lei che ha tagliato la gola ai due bambini, è lei che, con un incantesimo, ha chiamato il demonio che ha rapito Maria. Il destino di Martha Stechlin sembra così segnato. Messa nelle mani del boia di Schongau perché le sia estorta formale confessione, attende di essere spedita al rogo. Jakob Kuisl, il boia di Schongau, un gigante alto quasi due metri, la barba nera e spinosa, le lunghe dita ricurve simili ad artigli, non crede però alla colpevolezza della levatrice. E con lui non credono che la dolce Martha sia una strega anche sua figlia Magdalena, un’attraente ragazza dalle labbra carnose, le fossette sulle guance e gli occhi ridenti, e Simon Fronwieser, il figlio del medico cittadino, un giovane con la chioma fino alle spalle e il pizzetto spuntato sul mento così ben visto tra il gentil sesso di Schongau. I tre indagano per cercare di ribaltare una sentenza che sospettano sia stata scritta solo per convenienza politica e, soprattutto, per nascondere una verità inconfessabile. Una verità che, per Jakob, Simon e Magdalena, può emergere solo nel giro di una settimana, il tempo che resta prima che il rogo venga approntato. Attraverso un’impeccabile e suggestiva ricostruzione storica della società tedesca del Seicento, La figlia del boia conduce il lettore in un’epoca di superstizioni e follie collettive e delinea una stupefacente figura propria di quel mondo: il boia, un uomo temuto, emarginato e, ad un tempo, un esperto erborista e un illuminato.

Baviera, 1659. Sulla riva di un fiume nei pressi della cittadina di Schongau viene trovato agonizzante il figlio undicenne del barconiere Grimmer. Il tempo di adagiarlo con cura a terra, di esaminargli il profondo taglio che gli squarcia la gola, di scoprire sotto la sua scapola destra uno strano segno impresso con inchiostro viola – un cerchio sbiadito dalla cui estremità inferiore parte una croce – che il bambino muore. Qualche tempo dopo i bottegai Kratz si imbattono, davanti alla porta di casa, nella macabra scoperta del loro piccolo Anton, il figlio adottivo, immerso in un lago di sangue, la gola recisa con un taglio netto. Sotto una scapola del bambino viene trovato il medesimo segno del figlio del barconiere: il cerchio di Venere che simboleggia la donna come controparte dell’uomo, la vita, ma anche la continuazione della vita dopo la morte… il simbolo delle streghe. Peter Grimmer e Anton Kratz si conoscevano. Insieme con la piccola Maria Schreevogl e altri due bambini costituivano uno sparuto gruppo di orfani che era solito frequentare Martha Stechlin, la levatrice di Schongau che vive proprio accanto ai Grimmer. Sicché quando la piccola Maria, la mattina dopo che la madre adottiva scorge, lavandola nella tinozza, il fatidico cerchio sbiadito sulla sua spalla destra, scompare al seguito di una diabolica figura con una mano di ossa, gli abitanti di Schongau non hanno dubbi: la strega assassina è la levatrice, Martha Stechlin. È lei che ha tagliato la gola ai due bambini, è lei che, con un incantesimo, ha chiamato il demonio che ha rapito Maria. Il destino di Martha Stechlin sembra così segnato. Messa nelle mani del boia di Schongau perché le sia estorta formale confessione, attende di essere spedita al rogo. Jakob Kuisl, il boia di Schongau, un gigante alto quasi due metri, la barba nera e spinosa, le lunghe dita ricurve simili ad artigli, non crede però alla colpevolezza della levatrice. E con lui non credono che la dolce Martha sia una strega anche sua figlia Magdalena, un’attraente ragazza dalle labbra carnose, le fossette sulle guance e gli occhi ridenti, e Simon Fronwieser, il figlio del medico cittadino, un giovane con la chioma fino alle spalle e il pizzetto spuntato sul mento così ben visto tra il gentil sesso di Schongau. I tre indagano per cercare di ribaltare una sentenza che sospettano sia stata scritta solo per convenienza politica e, soprattutto, per nascondere una verità inconfessabile. Una verità che, per Jakob, Simon e Magdalena, può emergere solo nel giro di una settimana, il tempo che resta prima che il rogo venga approntato. Attraverso un’impeccabile e suggestiva ricostruzione storica della società tedesca del Seicento, La figlia del boia conduce il lettore in un’epoca di superstizioni e follie collettive e delinea una stupefacente figura propria di quel mondo: il boia, un uomo temuto, emarginato e, ad un tempo, un esperto erborista e un illuminato.

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La figlia del boia e il re dei mendicanti

Un giorno del 1662 Jacob Kuisl, boia di Schongau, svuota la farmacia di casa, mette nella sacca oppio, arnica e iperico, e sale sulla prima zattera diretta a Ratisbona. La navigazione sul Danubio si rivela un autentico tormento per Kuisl, abituato ad avere la terraferma sotto i piedi. Il fiume, ingrossato dai temporali, inonda i banchi di ghiaia lungo le rive. Rami e alberi sradicati vorticano nella schiuma bianca, e gorghi e strettoie, tra gole cinte da rocce imponenti, ricordano che i tronchi della zattera possono essere stritolati in un niente. Il boia di Schongau, però, non demorde. Raggiungere Ratisbona è una questione di vita e di morte. Sua sorella minore Lisbeth, che da anni vive nella lontana città imperiale dopo avere sposato un balneatore – Andreas Hofmann, proprietario, appunto, di un bagno pubblico –, è gravemente malata. Stando al marito la protuberanza sull’addome, i dolori atroci e la secrezione nera di cui soffre non concedono di stabilire con certezza quanto tempo le resta. Dopo mille traversie Kuisl giunge a Ratisbona e, con la netta sensazione di essere osservato, si avventura per le strade della città imperiale fino ad arrivare nella dimora del balneatore, dove ha sede anche il suo bagno pubblico. Ciò in cui si imbatte è agghiacciante anche per il cuore duro di un boia. Nell’ultimo cubicolo del bagno, Elisabeth Hofmann e consorte giacciono in una tinozza. Hanno entrambi la testa reclinata all’indietro e gli occhi sgranati; il braccio destro di Lisbeth penzola oltre il bordo della tinozza e qualcosa di denso gocciola come cera sul pavimento dal suo dito indice. Sembrano immersi nel loro stesso sangue, Lisbeth con un taglio alla gola che gli sorride come una seconda bocca, Andreas Hofmann con una ferita al collo così profonda chela testa è quasi staccata dal busto. Kuisl non ha nemmeno il tempo di piangere, che si ritrova circondato da un drappello di cinque guardie comandate da un uomo che gli sguaina la spada contro, si arriccia i baffi e, indicando i due cadaveri, gli dice: «A quanto pare sei proprio nei guai, bavarese». Alla figlia del boia, Magdalena, e a Simon Fronwieser, il suo impavido compagno, spetterà naturalmente il compito di tirare Kuisl fuori dai guai, con l’aiuto di Nathan il Saggio, il re dei mendicanti di Ratisbona, il signore del regno della notte dai denti d’oro. Terzo capitolo di una delle saghe moderne più amate e lette nel mondo, La figlia del boia e il re dei mendicanti è un thriller «ricco di dettagli sul tessuto sociale e sulla struttura del potere politico nella Baviera del XVII secolo» (Publishers Weekly) che parla d’amore, tradimento e vendetta. E che consegna ai lettori un’altra, esaltante avventura dell’impavido boia Jakob Kuisl. «Della Figlia del boia ho amato ogni pagina e ogni colpo di scena. Un romanzo storico di magnifica inventiva e con un protagonista sorprendente: un boia fornito di anima che lotta contro i pregiudizi e i tornaconti politici». Scott Turow «Un romanzo storico magnifico che conduce il lettore in un’altra dimensione, tra superstizioni e follie collettive». Vogue

Un giorno del 1662 Jacob Kuisl, boia di Schongau, svuota la farmacia di casa, mette nella sacca oppio, arnica e iperico, e sale sulla prima zattera diretta a Ratisbona. La navigazione sul Danubio si rivela un autentico tormento per Kuisl, abituato ad avere la terraferma sotto i piedi. Il fiume, ingrossato dai temporali, inonda i banchi di ghiaia lungo le rive. Rami e alberi sradicati vorticano nella schiuma bianca, e gorghi e strettoie, tra gole cinte da rocce imponenti, ricordano che i tronchi della zattera possono essere stritolati in un niente. Il boia di Schongau, però, non demorde. Raggiungere Ratisbona è una questione di vita e di morte. Sua sorella minore Lisbeth, che da anni vive nella lontana città imperiale dopo avere sposato un balneatore – Andreas Hofmann, proprietario, appunto, di un bagno pubblico –, è gravemente malata. Stando al marito la protuberanza sull’addome, i dolori atroci e la secrezione nera di cui soffre non concedono di stabilire con certezza quanto tempo le resta. Dopo mille traversie Kuisl giunge a Ratisbona e, con la netta sensazione di essere osservato, si avventura per le strade della città imperiale fino ad arrivare nella dimora del balneatore, dove ha sede anche il suo bagno pubblico. Ciò in cui si imbatte è agghiacciante anche per il cuore duro di un boia. Nell’ultimo cubicolo del bagno, Elisabeth Hofmann e consorte giacciono in una tinozza. Hanno entrambi la testa reclinata all’indietro e gli occhi sgranati; il braccio destro di Lisbeth penzola oltre il bordo della tinozza e qualcosa di denso gocciola come cera sul pavimento dal suo dito indice. Sembrano immersi nel loro stesso sangue, Lisbeth con un taglio alla gola che gli sorride come una seconda bocca, Andreas Hofmann con una ferita al collo così profonda chela testa è quasi staccata dal busto. Kuisl non ha nemmeno il tempo di piangere, che si ritrova circondato da un drappello di cinque guardie comandate da un uomo che gli sguaina la spada contro, si arriccia i baffi e, indicando i due cadaveri, gli dice: «A quanto pare sei proprio nei guai, bavarese». Alla figlia del boia, Magdalena, e a Simon Fronwieser, il suo impavido compagno, spetterà naturalmente il compito di tirare Kuisl fuori dai guai, con l’aiuto di Nathan il Saggio, il re dei mendicanti di Ratisbona, il signore del regno della notte dai denti d’oro. Terzo capitolo di una delle saghe moderne più amate e lette nel mondo, La figlia del boia e il re dei mendicanti è un thriller «ricco di dettagli sul tessuto sociale e sulla struttura del potere politico nella Baviera del XVII secolo» (Publishers Weekly) che parla d’amore, tradimento e vendetta. E che consegna ai lettori un’altra, esaltante avventura dell’impavido boia Jakob Kuisl. «Della Figlia del boia ho amato ogni pagina e ogni colpo di scena. Un romanzo storico di magnifica inventiva e con un protagonista sorprendente: un boia fornito di anima che lotta contro i pregiudizi e i tornaconti politici». Scott Turow «Un romanzo storico magnifico che conduce il lettore in un’altra dimensione, tra superstizioni e follie collettive». Vogue

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La figlia del boia e il monaco nero

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1660, Baviera. Avvolto in uno spesso mantello di lana, Simon Fronwieser, medico di Schongau, cammina a testa bassa, maledicendo la sua professione. La bufera di neve che ha ricoperto i boschi, i campi e le strade della cittadina bavarese, non ha dissuaso la perpetua della chiesa di San Lorenzo dal chiamarlo per una visita a domicilio. Si tratterà della solita indigestione del sacerdote, pensa Simon battendo i denti. Invece, quando scopre che il curato è morto, a pochi passi dall’abside della chiesa, dopo essersi rimpinzato di frittelle, non ci pensa su due volte a chiamare l’unico in grado di aiutarlo: il boia Kuisl. Alto quasi due metri, la barba nera e spinosa, le lunghe dita ricurve simili ad artigli, il boia di Schongau è ritenuto da tutti un’autorità: non soltanto «come scorticatore» e maestro di spada, ma anche nella scienza delle erbe medicinali e delle piante velenose. E Kuisl, difatti, non ci mette molto a capire come è morto il parroco. Ma chi può aver ucciso quel placido e umile servitore di Dio? Compiute le prime indagini – aiutato dalla figlia Magdalena, dall’amico medico Simon e dalla sorella del sacerdote defunto, Benedikta – Kuisl scopre che la vittima era sulle tracce di un tesoro che superava «ogni più sfrenata immaginazione», nascosto in Baviera dal Maestro dei templari Friedrich Wildgraf, dopo lo scioglimento dell’ordine. A dargli la caccia, però, il parroco non era il solo: una confraternita di frati domenicani «astuti ed eruditi, disposti a sporcarsi le mani al posto del Papa» gli stava alle calcagna e, adesso che il parroco è morto, insegue Kuisl. E mentre Simon e Benedikta risolvono enigmi su enigmi, scoprendo il luogo dove pare sia seppellito il tesoro, il boia è costretto ad abbandonare le indagini per salvare la figlia. Tra bande di briganti violenti, incendi dolosi e l’inaspettato ritrovamento di un oggetto sacro, nella loro indagine, Kuisl, Simon e Magdalena dovranno soprattutto fare i conti con l’avidità e le menzogne che albergano nella cittadella della vicina Augusta, sede del vescovado, del palazzo dei vescovi e delle dimore dei commercianti più ricchi della città. Dopo l’enorme successo internazionale de La figlia del boia – tradotto in oltre venti paesi –, Oliver Pötzsch mette in scena un thriller storico «ricco di dettagli sul tessuto sociale e sulla struttura del potere politico nella Baviera del XVII secolo» (Publishers Weekly), impreziosito da uno stile avvincente e una trama perfetta, e con un protagonista memorabile: l’impavido e generoso boia Kuisl.

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1660, Baviera. Avvolto in uno spesso mantello di lana, Simon Fronwieser, medico di Schongau, cammina a testa bassa, maledicendo la sua professione. La bufera di neve che ha ricoperto i boschi, i campi e le strade della cittadina bavarese, non ha dissuaso la perpetua della chiesa di San Lorenzo dal chiamarlo per una visita a domicilio. Si tratterà della solita indigestione del sacerdote, pensa Simon battendo i denti. Invece, quando scopre che il curato è morto, a pochi passi dall’abside della chiesa, dopo essersi rimpinzato di frittelle, non ci pensa su due volte a chiamare l’unico in grado di aiutarlo: il boia Kuisl. Alto quasi due metri, la barba nera e spinosa, le lunghe dita ricurve simili ad artigli, il boia di Schongau è ritenuto da tutti un’autorità: non soltanto «come scorticatore» e maestro di spada, ma anche nella scienza delle erbe medicinali e delle piante velenose. E Kuisl, difatti, non ci mette molto a capire come è morto il parroco. Ma chi può aver ucciso quel placido e umile servitore di Dio? Compiute le prime indagini – aiutato dalla figlia Magdalena, dall’amico medico Simon e dalla sorella del sacerdote defunto, Benedikta – Kuisl scopre che la vittima era sulle tracce di un tesoro che superava «ogni più sfrenata immaginazione», nascosto in Baviera dal Maestro dei templari Friedrich Wildgraf, dopo lo scioglimento dell’ordine. A dargli la caccia, però, il parroco non era il solo: una confraternita di frati domenicani «astuti ed eruditi, disposti a sporcarsi le mani al posto del Papa» gli stava alle calcagna e, adesso che il parroco è morto, insegue Kuisl. E mentre Simon e Benedikta risolvono enigmi su enigmi, scoprendo il luogo dove pare sia seppellito il tesoro, il boia è costretto ad abbandonare le indagini per salvare la figlia. Tra bande di briganti violenti, incendi dolosi e l’inaspettato ritrovamento di un oggetto sacro, nella loro indagine, Kuisl, Simon e Magdalena dovranno soprattutto fare i conti con l’avidità e le menzogne che albergano nella cittadella della vicina Augusta, sede del vescovado, del palazzo dei vescovi e delle dimore dei commercianti più ricchi della città. Dopo l’enorme successo internazionale de La figlia del boia – tradotto in oltre venti paesi –, Oliver Pötzsch mette in scena un thriller storico «ricco di dettagli sul tessuto sociale e sulla struttura del potere politico nella Baviera del XVII secolo» (Publishers Weekly), impreziosito da uno stile avvincente e una trama perfetta, e con un protagonista memorabile: l’impavido e generoso boia Kuisl.

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La figlia del boia e il diavolo di Bamberga

Baviera, 1668. Jakob Kuisl, il boia di Schongau, è in viaggio con la sua
famiglia verso Bamberga, per presenziare alle nozze del fratello Bartholomäus
e fare visita al figlio Georg, che sotto l’ala dello zio sta compiendo
l’apprendistato per imparare il mestiere di boia. Nella foresta piove a
dirotto e una fila di carri e barrocci diretti alla città vescovile ostruisce
la strada. Dinanzi a un guado del fiume Regnitz, carrettieri e contadini,
riuniti in semicerchio, osservano qualcosa. Incuriosita, Magdalena, la figlia
del boia, si fa largo tra la folla: nella melma lambita dall’acqua affiora il
braccio destro mozzato di un uomo. Qualcuno mormora che nella foresta di
Hauptsmoor si aggira un mostro, una creatura dalle sembianze demoniache venuta
direttamente dall’inferno. Raggiunta Bamberga, la famiglia Kuisl resta
sbigottita dallo stato di abbandono e degrado in cui versa la città: gli
edifici, soprattutto quelli patrizi, hanno le finestre sprangate da assi, ad
alcuni manca la porta e dove un tempo c’erano magnifici vetri soffiati ora si
spalancano buchi neri. Arrivati a casa di Bartholomäus, Jakob Kuisl apprende
dal fratello che un clima di inquisizione grava sulla città, due donne sono
sparite di recente senza lasciare traccia e il vecchio Schwarzkontz non è più
tornato da un viaggio a Norimberga. Dopo il ritrovamento di un braccio mozzato
e di una gamba rosicchiata dai topi alla deriva sul fiume Regnitz, il panico
regna. Gli abitanti di Bamberga credono che sia opera del demonio, soprattutto
da quando una creatura irsuta è stata vista aggirarsi di notte tra i vicoli.
Jakob Kuisl si rifiuta di credere a una simile superstizione e, insieme alla
figlia, decide di indagare sul caso; un caso curiosamente legato alle
abitazioni in rovina, testimoni silenziose di un crimine violento, forse il
più violento che quelle contrade abbiano mai visto: il processo alle streghe
di Bamberga.

Baviera, 1668. Jakob Kuisl, il boia di Schongau, è in viaggio con la sua
famiglia verso Bamberga, per presenziare alle nozze del fratello Bartholomäus
e fare visita al figlio Georg, che sotto l’ala dello zio sta compiendo
l’apprendistato per imparare il mestiere di boia. Nella foresta piove a
dirotto e una fila di carri e barrocci diretti alla città vescovile ostruisce
la strada. Dinanzi a un guado del fiume Regnitz, carrettieri e contadini,
riuniti in semicerchio, osservano qualcosa. Incuriosita, Magdalena, la figlia
del boia, si fa largo tra la folla: nella melma lambita dall’acqua affiora il
braccio destro mozzato di un uomo. Qualcuno mormora che nella foresta di
Hauptsmoor si aggira un mostro, una creatura dalle sembianze demoniache venuta
direttamente dall’inferno. Raggiunta Bamberga, la famiglia Kuisl resta
sbigottita dallo stato di abbandono e degrado in cui versa la città: gli
edifici, soprattutto quelli patrizi, hanno le finestre sprangate da assi, ad
alcuni manca la porta e dove un tempo c’erano magnifici vetri soffiati ora si
spalancano buchi neri. Arrivati a casa di Bartholomäus, Jakob Kuisl apprende
dal fratello che un clima di inquisizione grava sulla città, due donne sono
sparite di recente senza lasciare traccia e il vecchio Schwarzkontz non è più
tornato da un viaggio a Norimberga. Dopo il ritrovamento di un braccio mozzato
e di una gamba rosicchiata dai topi alla deriva sul fiume Regnitz, il panico
regna. Gli abitanti di Bamberga credono che sia opera del demonio, soprattutto
da quando una creatura irsuta è stata vista aggirarsi di notte tra i vicoli.
Jakob Kuisl si rifiuta di credere a una simile superstizione e, insieme alla
figlia, decide di indagare sul caso; un caso curiosamente legato alle
abitazioni in rovina, testimoni silenziose di un crimine violento, forse il
più violento che quelle contrade abbiano mai visto: il processo alle streghe
di Bamberga.

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The Hangman’s Daughter

Magdalena, the clever and headstrong daughter of Bavarian hangman Jakob Kuisl, lives with her father outside the village walls and is destined to be married off to another hangman’s son—except that the town physician’s son is hopelessly in love with her. And her father’s wisdom and empathy are as unusual as his despised profession. It is 1659, the Thirty Years’ War has finally ended, and there hasn’t been a witchcraft mania in decades. But now, a drowning and gruesomely injured boy, tattooed with the mark of a witch, is pulled from a river and the villagers suspect the local midwife, Martha Stechlin.
Jakob Kuisl is charged with extracting a confession from her and torturing her until he gets one. Convinced she is innocent, he, Magdalena, and her would-be suitor race against the clock to find the true killer. Approaching Walpurgisnacht, when witches are believed to dance in the forest and mate with the devil, another tattooed orphan is found dead and the town becomes frenzied. More than one person has spotted what looks like the devil—a man with a hand made only of bones. The hangman, his daughter, and the doctor’s son face a terrifying and very real enemy.
Page Numbers Source ISBN: 054774501X

Magdalena, the clever and headstrong daughter of Bavarian hangman Jakob Kuisl, lives with her father outside the village walls and is destined to be married off to another hangman’s son—except that the town physician’s son is hopelessly in love with her. And her father’s wisdom and empathy are as unusual as his despised profession. It is 1659, the Thirty Years’ War has finally ended, and there hasn’t been a witchcraft mania in decades. But now, a drowning and gruesomely injured boy, tattooed with the mark of a witch, is pulled from a river and the villagers suspect the local midwife, Martha Stechlin.
Jakob Kuisl is charged with extracting a confession from her and torturing her until he gets one. Convinced she is innocent, he, Magdalena, and her would-be suitor race against the clock to find the true killer. Approaching Walpurgisnacht, when witches are believed to dance in the forest and mate with the devil, another tattooed orphan is found dead and the town becomes frenzied. More than one person has spotted what looks like the devil—a man with a hand made only of bones. The hangman, his daughter, and the doctor’s son face a terrifying and very real enemy.
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La hija del verdugo

Alemania, 1659. En Schongau, un pequeño pueblo bávaro, rescatan del río a un niño agonizante con una extraña marca en el hombro. Jakob Kuisl, verdugo y depositario de la sabiduría, debe investigar si el brutal ataque está relacionado con alguna clase de brujería. En las calles de Schongau todavía resuenan los siniestros recuerdos de pocas décadas atrás de cazas de brujas y mujeres ardiendo en estacas. Pero cuando desaparecen otros niños y un huérfano es hallado muerto con el mismo tatuaje, el pueblo cae presa de una histeria que amenaza con reeditar aquellos terribles sucesos. Entre la multitud cobra fuerza la teoría de que Martha, la comadrona, es a la vez una bruja sanguinaria y asesina. Antes de que lo obliguen a torturar y ejecutar a la mujer que trajo a sus hijos al mundo, Jakob debe descubrir la verdad. Con la ayuda de Magdalena, su hija, y de Simon, el médico del pueblo, Jakob se enfrenta al verdadero demonio que se oculta tras los muros de Schongau.

Alemania, 1659. En Schongau, un pequeño pueblo bávaro, rescatan del río a un niño agonizante con una extraña marca en el hombro. Jakob Kuisl, verdugo y depositario de la sabiduría, debe investigar si el brutal ataque está relacionado con alguna clase de brujería. En las calles de Schongau todavía resuenan los siniestros recuerdos de pocas décadas atrás de cazas de brujas y mujeres ardiendo en estacas. Pero cuando desaparecen otros niños y un huérfano es hallado muerto con el mismo tatuaje, el pueblo cae presa de una histeria que amenaza con reeditar aquellos terribles sucesos. Entre la multitud cobra fuerza la teoría de que Martha, la comadrona, es a la vez una bruja sanguinaria y asesina. Antes de que lo obliguen a torturar y ejecutar a la mujer que trajo a sus hijos al mundo, Jakob debe descubrir la verdad. Con la ayuda de Magdalena, su hija, y de Simon, el médico del pueblo, Jakob se enfrenta al verdadero demonio que se oculta tras los muros de Schongau.

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La figlia del boia e il diavolo di Bamberga

Baviera, 1668. Jakob Kuisl, il boia di Schongau, è in viaggio con la sua famiglia verso Bamberga, per presenziare alle nozze del fratello Bartholomäus e fare visita al figlio Georg, che sotto l’ala dello zio sta compiendo l’apprendistato per imparare il mestiere di boia. Nella foresta piove a dirotto e una fila di carri e barrocci diretti alla città vescovile ostruisce la strada. Dinanzi a un guado del fiume Regnitz, carrettieri e contadini, riuniti in semicerchio, osservano qualcosa. Incuriosita, Magdalena, la figlia del boia, si fa largo tra la folla: nella melma lambita dall’acqua affiora il braccio destro mozzato di un uomo. Qualcuno mormora che nella foresta di Hauptsmoor si aggira un mostro, una creatura dalle sembianze demoniache venuta direttamente dall’inferno. Raggiunta Bamberga, la famiglia Kuisl resta sbigottita dallo stato di abbandono e degrado in cui versa la città: gli edifici, soprattutto quelli patrizi, hanno le finestre sprangate da assi, ad alcuni manca la porta e dove un tempo c’erano magnifici vetri soffiati ora si spalancano buchi neri. Arrivati a casa di Bartholomäus, Jakob Kuisl apprende dal fratello che un clima di inquisizione grava sulla città, due donne sono sparite di recente senza lasciare traccia e il vecchio Schwarzkontz non è più tornato da un viaggio a Norimberga. Dopo il ritrovamento di un braccio mozzato e di una gamba rosicchiata dai topi alla deriva sul fiume Regnitz, il panico regna. Gli abitanti di Bamberga credono che sia opera del demonio, soprattutto da quando una creatura irsuta è stata vista aggirarsi di notte tra i vicoli. Jakob Kuisl si rifiuta di credere a una simile superstizione e, insieme alla figlia, decide di indagare sul caso; un caso curiosamente legato alle abitazioni in rovina, testimoni silenziose di un crimine violento, forse il più violento che quelle contrade abbiano mai visto: il processo alle streghe di Bamberga.

(source: Bol.com)

Baviera, 1668. Jakob Kuisl, il boia di Schongau, è in viaggio con la sua famiglia verso Bamberga, per presenziare alle nozze del fratello Bartholomäus e fare visita al figlio Georg, che sotto l’ala dello zio sta compiendo l’apprendistato per imparare il mestiere di boia. Nella foresta piove a dirotto e una fila di carri e barrocci diretti alla città vescovile ostruisce la strada. Dinanzi a un guado del fiume Regnitz, carrettieri e contadini, riuniti in semicerchio, osservano qualcosa. Incuriosita, Magdalena, la figlia del boia, si fa largo tra la folla: nella melma lambita dall’acqua affiora il braccio destro mozzato di un uomo. Qualcuno mormora che nella foresta di Hauptsmoor si aggira un mostro, una creatura dalle sembianze demoniache venuta direttamente dall’inferno. Raggiunta Bamberga, la famiglia Kuisl resta sbigottita dallo stato di abbandono e degrado in cui versa la città: gli edifici, soprattutto quelli patrizi, hanno le finestre sprangate da assi, ad alcuni manca la porta e dove un tempo c’erano magnifici vetri soffiati ora si spalancano buchi neri. Arrivati a casa di Bartholomäus, Jakob Kuisl apprende dal fratello che un clima di inquisizione grava sulla città, due donne sono sparite di recente senza lasciare traccia e il vecchio Schwarzkontz non è più tornato da un viaggio a Norimberga. Dopo il ritrovamento di un braccio mozzato e di una gamba rosicchiata dai topi alla deriva sul fiume Regnitz, il panico regna. Gli abitanti di Bamberga credono che sia opera del demonio, soprattutto da quando una creatura irsuta è stata vista aggirarsi di notte tra i vicoli. Jakob Kuisl si rifiuta di credere a una simile superstizione e, insieme alla figlia, decide di indagare sul caso; un caso curiosamente legato alle abitazioni in rovina, testimoni silenziose di un crimine violento, forse il più violento che quelle contrade abbiano mai visto: il processo alle streghe di Bamberga.

(source: Bol.com)

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