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La figlia della luna

La quattordicenne Laura cerca in ogni modo di salvare il fratellino dalla possessione del malvagio spirito di un morto, che “succhia” al bimbo l’energia vitale. L’impotenza dei medici “positivisti” la fa decidere a tramutarsi in strega, per combattere ad armi pari il nemico. È una curiosa storia questa, che adotta i modi di un tipico racconto dell’orrore, e dove la scrittrice neozelandese manifesta una buona capacità di evocare con la scrittura ciò che al cinema viene affidato a ormai sofisticatissimi effetti speciali: lemuri dalle ambigue sembianze umane, possessioni ed esorcismi, orride metamorfosi, e infine un complicatissimo rito di passaggio che prende la forma di viaggio onirico, dentro e fuori di sé. Tuttavia, l’iniziazione alle pratiche magiche avviene grazie agli uffici di un ambiguo e seduttivo ragazzo-strega, cosicché, dissipato l’incubo, l’unico effetto visibile della metamorfosi è un’accresciuta sensualità della ragazza, che non considera più le avventure sentimentali della madre come una minaccia all’integrità degli affetti familiari, né appare più insensibile alle sollecitazioni dell’altro sesso.

L’altra faccia del silenzio

Non esiste un solo tipi di silenzio: c’è il silenzio apparente d’un bosco all’alba, il silenzio d’una casa solitaria e ammantata di polvere, il silenzio imposto a chi non è in grado di ribellarsi. Ma c’è anche il silenzio liberamente scelto, che è fonte di potere e di magia. Di questo silenzio magico si ammanta Hero, una ragazzina che, sfuggendo alla disordinata realtà della propria famiglia, decide di non parlare più e vive ogni giorno come se fosse l’inizio d’una nuova, fiabesca, storia “vera”. Finché, vagando di albero in albero in un giardino ormai trasformato in foresta, scoprirà di essere giunta in un posto dove tutte le storie svaniscono per cedere il posto alla vita. Una protagonista indimenticabile, una sorpresa in ogni pagina e un finale assolutamente inaspettato, in quello che è forse il più bel romanzo di Margaret Mahy.

Quattro pirati e mezzo

Quattro camerieri, che gestiscono il ristorante di una nave, stanchi della
vita quotidiana, decidono di darsi alla pirateria.
Da quel momento certo non si annoieranno perche’ tra le 1000 isole
dove viaggeranno, incontreranno le avventure piu’incredibili.
Il libro si presenta quindi come un irresistibile giallo comico,
traboccante di trovate e paradossi e strutturato come un puzzle: solo
alla fine infatti tutte le vicende si ricompongono nel classico lieto fine