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Resurrezione

E’ l’ultimo romanzo scritto da Tolstoj.
Il principe Nechljudov, chiamato a decidere come membro di una giuria popolare della condanna di una prostituta, riconosce nell’imputata, Katjuša, la contadina che ha sedotto in gioventù e a cui ha rovinato la vita, lasciandola incinta al suo destino di miseria e perdizione.
Dopo aver assistito alla sua ingiusta condanna, matura la volontà di salvarla. Katjuša però rifiuta la proposta e le attenzioni del principe.
Quindi Nechljudov, abbandonando potere e ricchezze, segue ai lavori forzati in Siberia la vittima delle sue malefatte, per sposarla e riparare ai suoi torti, espiando il proprio peccato.
Qui egli assisterà al riscatto della ragazza e troverà lui stesso, attraverso la lettura del Discorso della montagna, la via per riscattare la propria anima.

I Piaceri Viziosi

In questa straordinaria opera, pubblicata nel 1902, Tolstoj ci mostra uno spaccato trasversale delle “cattive” abitudini, degli uomini e delle donne del suo tempo. Individua quelli che secondo lui sono i motivi, che spingono le persone a consumare alcool e stupefacenti, e fa un’analisi sulle più comuni modalità sessuali all’interno e fuori dal matrimonio. In questa versione riadattata, l’atmosfera tolstojana è intatta, ed emerge in modo inconfutabile il rigore quasi ossessivo di uno dei maggiori esponenti della letteratura mondiale. **
### Sinossi
In questa straordinaria opera, pubblicata nel 1902, Tolstoj ci mostra uno spaccato trasversale delle “cattive” abitudini, degli uomini e delle donne del suo tempo. Individua quelli che secondo lui sono i motivi, che spingono le persone a consumare alcool e stupefacenti, e fa un’analisi sulle più comuni modalità sessuali all’interno e fuori dal matrimonio. In questa versione riadattata, l’atmosfera tolstojana è intatta, ed emerge in modo inconfutabile il rigore quasi ossessivo di uno dei maggiori esponenti della letteratura mondiale.
### L’autore
Lev Tolstoj (Jàsnaja Poljana, 9 settembre 1828 – Astàpovo, 20 novembre 1910), è stato uno scrittore, filosofo, educatore e attivista sociale russo. Divenuto celebre in patria grazie ad una serie di racconti giovanili sulla realtà della guerra, il nome di Tolstoj acquisì presto risonanza mondiale per il successo dei romanzi Guerra e pace e Anna Karenina, a cui seguirono altre sue opere narrative sempre più rivolte all’introspezione dei personaggi ed alla riflessione morale. La fama di Tolstoj è legata anche al suo pensiero pedagogico, filosofico e religioso, da lui espresso in numerosi saggi e lettere che ispirarono, in particolare, la condotta non-violenta dei tolstoiani e del Mahatma Gandhi.

Il Padrone E Il Lavorante

Romanzo che narra il viaggio di Vasili Andreevich Brekhunov, padrone terriero in compagnia di Nikita, uno dei suoi contadini allo scopo di trattare la vendita della foresta con il suo padrone. I due si troveranno in mezza ad una bufera nella quale Nikita si troverà sull’orlo della morte per ipotermia abbandonato da Vasili, il quale rimorso dalla coscienza ritornerà e si immolerà per salvare la vita del fidato villico. Libro in lingua originale russa con traduzione in italiano.

La Cedola Falsificata

Il racconto è diviso in due parti: nella prima la falsificazione di un titolo di credito di piccolo valore, fatta da due studenti, innesca una catena di eventi che coinvolgono decine di altre persone, con conseguenze sempre più gravi; nella seconda parte viene offerta una possibilità di redenzione alla maggior parte dei protagonisti superstiti.
Pubblicato anche con il titolo di “Denaro falso” e “La cedola falsa”, questo racconto è stato giudicato un racconto-pamphlet, una requisitoria contro il denaro, inteso come strumento di corruzione individuale e sociale. Contro il potere del denaro, Tolstòj auspica un ritorno a forme sociali premoderne che ricordano le utopie rousseaviane.

La Sonata a Kreutzer

La Sonata a Kreutzer è uno dei romanzi brevi dI Lev Tolstoj, pubblicato nel 1889. L’intera vicenda ha luogo durante un viaggio in treno. La voce narrante è quella di un uomo che rimarrà per tutto il romanzo uno sconosciuto, tanto per il lettore quanto per lo stesso Vasja Pozdnyšev, al quale non dirà mai il proprio nome. Quest’uomo registra una conversazione tra alcune persone, le quali dissertano animatamente a proposito dei principi fondanti dell’amore, e della sua stessa definizione. In particolare, emergono le posizioni nettamente contrapposte di una signora, che difende l’amore «fondato sulla comunanza d’ideali o sull’affinità spirituale», e quella di un uomo «dai capelli grigi, dall’aria solitaria e dagli occhi scintillanti», che è poi Pozdnyšev. Costui in seguito si ritrova nello scompartimento da solo con lo sconosciuto narratore, al quale inizia a raccontare la sua storia.
Oltre a rievocare gli anni dell’unione coniugale, con i suoi rituali, i suoi gesti, le sue convenzioni e le sue ipocrisie, Pozdnyšev confessa il proprio terribile segreto. Dopo aver presentato alla moglie un musicista, egli inizia a sospettare una relazione tra i due. In particolare, una sera, mentre i due eseguono l’uno al violino, l’altra al pianoforte la Sonata a Kreutzer di Ludwig Van Beethoven, l’uomo avverte l’intero peso dei propri dubbi. Tuttavia, convinto che il musicista stia per partire ed uscire per sempre dalla sua vita, Pozdnyšev si assenta di casa alcuni giorni per curare i propri affari in provincia. Una lettera della moglie, ricevuta due giorni dopo la partenza, riaccende la gelosia dell’uomo: il violinista non è partito e le ha già fatto visita. Pozdnyšev ritorna precipitosamente a casa, dove arriva in piena notte. Trovandola a tavola con il musicista, in preda alla rabbia, l’uomo pugnala la moglie.
Pozdnyšev si rende conto della gravità del misfatto soltanto alcuni giorni dopo, quando viene condotto presso il tumulo della moglie. Al termine del proprio racconto, congedandosi, il disperato uxoricida implora il perdono del proprio compagno di viaggio.
Il dubbio sull’effettivo tradimento della moglie non è svelato da Tolstoj: se la donna avesse davvero voluto tradire il marito, perché avvertirlo della presenza del musicista, quando le era ben nota la gelosia di Pozdnyšev per quest’uomo? Sembra altrettanto inverosimile che la moglie voglia davvero consumare un rapporto extraconiugale sotto gli occhi dei figli, della balia e della servitù, senza la minima precauzione. Allo stesso tempo la visita ad una donna sposata in piena notte nella Russia di fine Ottocento, così come l’evidente intesa tra lei ed il musicista, forte di un’educazione libertina nei salotti parigini, non possono non generare il sospetto sulla natura del loro rapporto. (Wik.)
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### Sinossi
La Sonata a Kreutzer è uno dei romanzi brevi dI Lev Tolstoj, pubblicato nel 1889. L’intera vicenda ha luogo durante un viaggio in treno. La voce narrante è quella di un uomo che rimarrà per tutto il romanzo uno sconosciuto, tanto per il lettore quanto per lo stesso Vasja Pozdnyšev, al quale non dirà mai il proprio nome. Quest’uomo registra una conversazione tra alcune persone, le quali dissertano animatamente a proposito dei principi fondanti dell’amore, e della sua stessa definizione. In particolare, emergono le posizioni nettamente contrapposte di una signora, che difende l’amore «fondato sulla comunanza d’ideali o sull’affinità spirituale», e quella di un uomo «dai capelli grigi, dall’aria solitaria e dagli occhi scintillanti», che è poi Pozdnyšev. Costui in seguito si ritrova nello scompartimento da solo con lo sconosciuto narratore, al quale inizia a raccontare la sua storia.
Oltre a rievocare gli anni dell’unione coniugale, con i suoi rituali, i suoi gesti, le sue convenzioni e le sue ipocrisie, Pozdnyšev confessa il proprio terribile segreto. Dopo aver presentato alla moglie un musicista, egli inizia a sospettare una relazione tra i due. In particolare, una sera, mentre i due eseguono l’uno al violino, l’altra al pianoforte la Sonata a Kreutzer di Ludwig Van Beethoven, l’uomo avverte l’intero peso dei propri dubbi. Tuttavia, convinto che il musicista stia per partire ed uscire per sempre dalla sua vita, Pozdnyšev si assenta di casa alcuni giorni per curare i propri affari in provincia. Una lettera della moglie, ricevuta due giorni dopo la partenza, riaccende la gelosia dell’uomo: il violinista non è partito e le ha già fatto visita. Pozdnyšev ritorna precipitosamente a casa, dove arriva in piena notte. Trovandola a tavola con il musicista, in preda alla rabbia, l’uomo pugnala la moglie.
Pozdnyšev si rende conto della gravità del misfatto soltanto alcuni giorni dopo, quando viene condotto presso il tumulo della moglie. Al termine del proprio racconto, congedandosi, il disperato uxoricida implora il perdono del proprio compagno di viaggio.
Il dubbio sull’effettivo tradimento della moglie non è svelato da Tolstoj: se la donna avesse davvero voluto tradire il marito, perché avvertirlo della presenza del musicista, quando le era ben nota la gelosia di Pozdnyšev per quest’uomo? Sembra altrettanto inverosimile che la moglie voglia davvero consumare un rapporto extraconiugale sotto gli occhi dei figli, della balia e della servitù, senza la minima precauzione. Allo stesso tempo la visita ad una donna sposata in piena notte nella Russia di fine Ottocento, così come l’evidente intesa tra lei ed il musicista, forte di un’educazione libertina nei salotti parigini, non possono non generare il sospetto sulla natura del loro rapporto. (Wik.)

La sonata a Kreutzer e altri racconti

La contiguità cronologica stabilisce un primo e diretto legame tra questi tre racconti della maturità di Tolstoj. Nati uno a ridosso dell’altro, uno nelle pieghe dell’altro, come a integrarsi e a glossarsi a vicenda, i racconti sono legati dall’ossessiva tenacia di un tema: il rifiuto e la condanna dell’educazione sessuale nella società moderna. Tolstoj è particolarmente interessato a illuminare gli impulsi nascosti e inconsapevoli delle azioni, a smascherare quanto c’è di insincero nell'”io ufficiale”. Nei suoi racconti non ci sono teorie astratte o verità rivelate, ma una tenace ricerca della sostanza delle cose, del senso profondo della vita.
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I cosacchi e altri racconti

Il protagonista Olenin – riflesso letterario di Tolstoj –, lasciatosi alle spalle gli sfarzosi modi di vivere moscoviti, decide di partire per il Caucaso e di soggiornarvi in qualità di allievo ufficiale. A contatto con la popolazione dei cosacchi, insediata in un villaggio poco discosto dal fiume Terek, Olenin si abitua in maniera graduale al nuovo ambiente umile e selvaggio, al punto che lo sconvolgimento delle attività consuetudinarie si ripercuote sulla sua filosofia di vita.
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### Sinossi
Il protagonista Olenin – riflesso letterario di Tolstoj –, lasciatosi alle spalle gli sfarzosi modi di vivere moscoviti, decide di partire per il Caucaso e di soggiornarvi in qualità di allievo ufficiale. A contatto con la popolazione dei cosacchi, insediata in un villaggio poco discosto dal fiume Terek, Olenin si abitua in maniera graduale al nuovo ambiente umile e selvaggio, al punto che lo sconvolgimento delle attività consuetudinarie si ripercuote sulla sua filosofia di vita.

Le confessioni

Questo libro contiene ora diversi sommari HTML che renderanno la lettura un vero piacere!
Il libro è un racconto autobiografico dell’autore in un momento della sua vita in cui attraversa una crisi di malinconia esistenziale. Descrive la sua ricerca di risposte alle domande profonde: “Cosa uscirà da ciò che faccio oggi? cosa farò domani? Cosa uscirà dalla mia vita? E “Qual è il significato della vita? “, Senza risposte per lui e che rendono la vita” impossibile “.
Tolstoj parla della sua infanzia, del suo abbandono della sua fede ortodossa russa, della sua padronanza della forza, della sua volontà di potenza e di come, dopo aver raggiunto il successo finanziario e un considerevole status sociale, la sua vita non avesse più alcun significato.
Dopo aver disperato i suoi tentativi di trovare risposte nella scienza, nella filosofia, nella saggezza orientale e nei suoi colleghi scrittori, “confessa” di aver trovato la risposta al suo dolore nelle profonde convinzioni religiose ortodosse dei cittadini comuni . Descrive come ha presentato il suo scetticismo razionale e l’orrore della “superstizione delle verità cristiane” al fine di ottenere la pace mentale di cui aveva bisogno per rendere possibile la sua “sopravvivenza”.
Il termine “confessione” è stato usato perché Tolstoy era ben consapevole di essere contrario ai pregiudizi anti-religiosi / atei che dominavano gran parte dell’élite laica russa ed europea (di default a causa delle carenze dell’ortodossia ).

La morte di Ivan Il’ic

La morte di Ivan Il’ič, pubblicato per la prima volta nel 1886, è un racconto di Lev Nikolaevič Tolstoj. È una delle opere più celebrate di Tolstoj, influenzata dalla crisi spirituale dell’autore, che lo porterà a convertirsi al Cristianesimo. Tema centrale della storia è quello dell’uomo di fronte all’inevitabilità della morte.
In un ufficio del Tribunale di San Pietroburgo, alcuni magistrati stanno accalorandosi su un importante caso giudiziario. Uno di loro, disinteressato alla discussione, sfoglia il giornale. All’improvviso vede il necrologio di un collega, Ivan Il’ič Golovin, di 45 anni, che tutti sapevano essere gravemente malato. Dopo una serie di ipotesi su chi potrà occupare il posto lasciato vacante e vaghi propositi di andare a visitare il defunto, i giudici tornano al loro lavoro, sotto sotto contenti di essere ancora vivi. Il giudice Petr Ivanovic, che aveva letto la notizia ed era stato amico di Ivan Il’ič fin dai tempi dell’Università, dopo pranzo si reca a far visita alla vedova. Prascovia Fedorovna, questo il suo nome, preferisce invece approfittare della presenza del giudice Ivanovic per chiedergli consigli su come riuscire ad aumentare la quota della pensione di reversibilità dallo Stato. L’incontro con la moglie e i figli adolescenti del defunto non è quindi particolarmente cordiale ed è più che altro la soddisfazione di un obbligo morale. Adempiutolo, il giudice si reca a casa di un collega, per giocare a carte.
La storia della vita del giudice Ivan Il’ič Golovin, consigliere della Corte d’Appello di San Pietroburgo “era la più semplice, la più comune e la più terribile”. Figlio di un alto funzionario del governo, “membro inutile di numerose inutili istituzioni”, aveva studiato giurisprudenza ed era diventato giudice istruttore di una remota provincia. Dopo alcune avventure sentimentali con donne più mature di lui si era poi sposato per convenienza con una ragazza altolocata da cui aveva avuto due figli. Diversi anni più tardi era riuscito ad ottenere il trasferimento nella capitale, con conseguente promozione ed aumento di stipendio. Proprio mentre sta arredando la nuova casa a San Pietroburgo, però, cade dalla scala su cui era salito per mostrare al tappezziere come fissare le tende e sbatte col fianco sulla maniglia della finestra. Sul momento sembra una cosa da nulla, ma con l’andar del tempo inizia a manifestarsi un malessere proprio in corrispondenza del punto in cui la maniglia l’aveva colpito. Il dolore cresce costantemente ed evolve in una misteriosa malattia, a cui i medici non sanno dare un nome e per cui nessuno riesce a trovare un rimedio. Ivan Il’ič si trova ben presto di fronte ad un male incurabile, ormai chiaramente in stadio terminale. Una sorda disperazione prende il protagonista, che non riesce a capire il significato della sua mortalità. Aveva sempre saputo, certo, di essere un mortale, però la concreta prospettiva di dover morire lo inquieta. Cerca di pensare ad altro, si butta nel lavoro, ma senza risultati, “lei” si riaffaccia di continuo alla sua mente.
Durante la malattia, si forma l’idea che, se non avesse vissuto una vita giusta, la sofferenza e la morte avrebbero avuto un senso. Ma lui era sempre vissuto onestamente, e tutto questo non si spiegava. Inizia ad odiare i familiari, la loro pretesa che lui sia solo ammalato e non moribondo, il loro superficiale tentativo di evitare il tema della sua morte. L’unico conforto gli viene dal servo Gerasim, un ragazzo di origini contadine, l’unico a non avere paura della morte e l’unico, in definitiva, a mostrargli compassione. Ivan inizia a domandarsi se avesse, in realtà, vissuto giustamente (Wik.).
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### Sinossi
La morte di Ivan Il’ič, pubblicato per la prima volta nel 1886, è un racconto di Lev Nikolaevič Tolstoj. È una delle opere più celebrate di Tolstoj, influenzata dalla crisi spirituale dell’autore, che lo porterà a convertirsi al Cristianesimo. Tema centrale della storia è quello dell’uomo di fronte all’inevitabilità della morte.
In un ufficio del Tribunale di San Pietroburgo, alcuni magistrati stanno accalorandosi su un importante caso giudiziario. Uno di loro, disinteressato alla discussione, sfoglia il giornale. All’improvviso vede il necrologio di un collega, Ivan Il’ič Golovin, di 45 anni, che tutti sapevano essere gravemente malato. Dopo una serie di ipotesi su chi potrà occupare il posto lasciato vacante e vaghi propositi di andare a visitare il defunto, i giudici tornano al loro lavoro, sotto sotto contenti di essere ancora vivi. Il giudice Petr Ivanovic, che aveva letto la notizia ed era stato amico di Ivan Il’ič fin dai tempi dell’Università, dopo pranzo si reca a far visita alla vedova. Prascovia Fedorovna, questo il suo nome, preferisce invece approfittare della presenza del giudice Ivanovic per chiedergli consigli su come riuscire ad aumentare la quota della pensione di reversibilità dallo Stato. L’incontro con la moglie e i figli adolescenti del defunto non è quindi particolarmente cordiale ed è più che altro la soddisfazione di un obbligo morale. Adempiutolo, il giudice si reca a casa di un collega, per giocare a carte.
La storia della vita del giudice Ivan Il’ič Golovin, consigliere della Corte d’Appello di San Pietroburgo “era la più semplice, la più comune e la più terribile”. Figlio di un alto funzionario del governo, “membro inutile di numerose inutili istituzioni”, aveva studiato giurisprudenza ed era diventato giudice istruttore di una remota provincia. Dopo alcune avventure sentimentali con donne più mature di lui si era poi sposato per convenienza con una ragazza altolocata da cui aveva avuto due figli. Diversi anni più tardi era riuscito ad ottenere il trasferimento nella capitale, con conseguente promozione ed aumento di stipendio. Proprio mentre sta arredando la nuova casa a San Pietroburgo, però, cade dalla scala su cui era salito per mostrare al tappezziere come fissare le tende e sbatte col fianco sulla maniglia della finestra. Sul momento sembra una cosa da nulla, ma con l’andar del tempo inizia a manifestarsi un malessere proprio in corrispondenza del punto in cui la maniglia l’aveva colpito. Il dolore cresce costantemente ed evolve in una misteriosa malattia, a cui i medici non sanno dare un nome e per cui nessuno riesce a trovare un rimedio. Ivan Il’ič si trova ben presto di fronte ad un male incurabile, ormai chiaramente in stadio terminale. Una sorda disperazione prende il protagonista, che non riesce a capire il significato della sua mortalità. Aveva sempre saputo, certo, di essere un mortale, però la concreta prospettiva di dover morire lo inquieta. Cerca di pensare ad altro, si butta nel lavoro, ma senza risultati, “lei” si riaffaccia di continuo alla sua mente.
Durante la malattia, si forma l’idea che, se non avesse vissuto una vita giusta, la sofferenza e la morte avrebbero avuto un senso. Ma lui era sempre vissuto onestamente, e tutto questo non si spiegava. Inizia ad odiare i familiari, la loro pretesa che lui sia solo ammalato e non moribondo, il loro superficiale tentativo di evitare il tema della sua morte. L’unico conforto gli viene dal servo Gerasim, un ragazzo di origini contadine, l’unico a non avere paura della morte e l’unico, in definitiva, a mostrargli compassione. Ivan inizia a domandarsi se avesse, in realtà, vissuto giustamente (Wik.).

I racconti di Sebastopoli

Nell’inverno del 1854 un giovane entusiasta Tolstòj, allora ufficiale d’artiglieria, chiese e ottenne di essere trasferito nel Caucaso, nella città di Sebastopoli assediata dai francesi e dai loro alleati turchi. Animato da un fervente patriottismo e da un’idea nobile della battaglia, il servizio effettivo sul campo gli insegnò presto gli orrori e le meschinità della guerra, mostrandogli soprattutto le deplorevoli condizioni in cui versava la fanteria russa, (una disarmante sorpresa per un ventiseienne aristocratico proveniente da Mosca, quale lui era), evidente sintomo della debolezza della monarchia russa. Iniziò con vivida lucidità a registrare sul suo diario quello che accadeva durante le diverse fasi d’assedio, e l’effetto che esso sortiva sugli uomini comuni e sui compagni d’armi. Il suo massimo obiettivo era catturare la verità in tutta la sua crudezza, per mostrare al pubblico colto del suo paese il coraggio e la viltà, la vanità e l’eroismo, l’esaurimento sia fisico che emotivo dei difensori che i dispacci militari non erano in grado di comunicare. Ne I racconti di Sebastopoli, pubblicati separatamente fra il 1855 e il 1856, nei quali già s’intravede il genio che in seguito scriverà quello che forse è il più grande romanzo mai scritto, Guerra e pace, Tolstòj riuscì ad esprimere in modo magistrale il fascino dell’uomo verso la guerra, la gioia quasi infantile di fronte alla prospettiva di assistere al conflitto, ma anche l’intorpidimento emotivo nell’affrontare la morte, infine il dissidio dell’uomo di fede nell’accettare, senza poter giustificare, l’inferno che gli uomini sono capaci di ricreare in terra.

Guerra e pace

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Da questa parte della barricata ci sei tu, c’è il tuo mondo fatto di sogni e ambizioni, di amori e delusioni, c’è la tua piccola vita che s’intreccia a infinite altre: quella dei tuoi figli, dei tuoi genitori, dei tuoi amici, quella di chi neppure conosci. Dall’altra parte c’è il mondo, c’è la Storia. E la Storia non aspetta, la Storia si fa, tutto crea e tutto distrugge. La Storia ti calpesta, non importa che tu sia ricco, che tu possa scegliere. La Storia si fa e tu sei lì, nel mezzo: con i piedi che affondano nella neve, gli occhi straziati dal dolore, impietosito di fronte a un corpo affamato, sfinito… Che senso ha, allora, il tuo agire? A cosa tende, allora, il tuo volere?
Che senso ha la tua vita, quando la Storia decide di mostrare il suo volto più feroce, quando la Storia diventa guerra, quando è Lei che decide? Nessuno.
O forse un senso c’è, ma sta a te affermarlo. Perché “per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttar via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente”.

La confessione

“‘La confessione’ è l’opera che spezza esattamente in due la vita creativa di Lev NikolaevicTolstoj separando nettamente il ‘primo’ dal ‘secondo’ Tolstoj, ossia quello precedente e quello posteriore alla conversione. Composto tra il 1879 e il 1882, dopo ‘Anna Karenina’ e prima della ‘Sonata a Kreutzer’ e di ‘Resurrezione’, questo piccolo libro segna meglio di ogni altro il momento della conversione del grande scrittore. Anche se nelle posteriori opere religiose […] Tolstoj si sforzerà di definire più esattamente l’essenza della propria fede, è senza dubbio nella ‘Confessione’ che le motivazioni del rivolgimento che divide così nettamente la vita dello scrittore sono esposte nel modo più preciso e anche più convincente. Nelle opere religiose successive si avverte, infatti, soprattutto lo sforzo di sistematizzare il pensiero, di trarre conclusioni, di convincere e fare opera di apostolato della nuova fede. Nella ‘Confessione’ invece, pur nella convinzione che il racconto delle proprie esperienze possa essere utile al lettore, Tolstoj si preoccupa soprattutto di rendere nel modo più autentico e immediato il corso dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti, senza mai sacrificare la sincerità e l’immediatezza ad esigenze sistematiche o al desiderio di convincere.” (Dalla Postfazione di Gianlorenzo Pacini)
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La casa di Martin

La storia esemplare del povero e onesto calzolaio visitato dal Signore è largamente nota, spesso attraverso le riduzioni a uso scolastico. Martin, figura tipicamente tolstoiana, è al tempo stesso ciò che l’autore è stato e vorrebbe essere: colpito dalla sorte negli affetti più cari, tentato dallo sconforto e dal vizio, tormentato dal dubbio di poter attingere la salvezza per il divario abissale fra l’umano e il divino, eppure attratto dal Vangelo e dalla figura di Cristo. In Martin questa sproporzione fra il bene e il male è colmata dalla carità verso i deboli, oltre che dalla fede e dalla speranza. Premio alla sua virtù è la consapevolezza finale di aver saputo accogliere degnamente il Signore nelle persone che ha ricevuto nella propria casa. Risulta molto interessante l’itinerario di “conversione” di questo personaggio, fondato sulla parola di Dio e sulla carità verso i fratelli, espressione eminente dell’amore per il Signore.
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Il diavolo

Questo libro è a layout fisso

Dopo la morte del padre, Evgenji si trasferisce in campagna con l’anziana madre per gestire la proprietà di famiglia. La vita scorre serena e perfetta per il giovane uomo che ha salute, bellezza e stato sociale, finché non incontra Stepanida, una campagnola allegra e libertina dagli occhi brillanti e magnetici. Il solo pensiero di quella donna gli logora l’anima, il desiderio e la tentazione gli annebbiano la mente. Evenji, deciso a non cedere ai suoi impulsi, prosegue con la sua solita vita e sposa la giovane Liza Anneskaja, di cui è sinceramente innamorato.
Ma ogni volta che i suoi occhi scorgono Stepanida, viene nuovamente travolto dal desiderio e dal tormento. L’apparenza della sua vita idilliaca rischia di crollare inesorabilmente per cedere al male e alla tentazione. Col suo ineguagliabile stile, Tolstoj riesce fin dalla prima pagina a trascinare il lettore nel vortice di ansia e di pena del protagonista, lo porta ad immedesimarsi e a rispecchiarsi nelle sue debolezze, e a chiedersi quale decisione avrebbe preso se si fosse trovato nei panni di Evgenij: la tentazione o le convenzioni sociali?
Lev Tolstoj (1828-1910) fu uno scrittore e attivista sociale russo.
Autore di numerosi capolavori come Guerra e pace (1869) e Anna Karenina (1877), è ricordato come il maestro dell’introspezione e dell’animo umano.

(source: Bol.com)