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Le Metamorfosi

*Le metamorfosi* inaugurò nel 1951, insieme ai racconti di Lucentini, la collana dei «Gettoni». Piacque a Elio Vittorini la sua forma divertente di «capriccio»: una suite di sogni enunciati da cinque diversi personaggi che potrebbero essere gli autori di un romanzo da inventare sulla traccia dei loro racconti. Sogno dopo sogno si intrecciano e si inseguono temi, simboli, allegorie, piccoli miti, favole in cui ciascuno di noi può trovare la chiave delle cose, l’interpretazione stessa di quanto il personaggio ha sognato.
Sotto l’apparente astrattezza del «gioco», Lalla Romano ha saputo costruire un libro imprevedibile come i sogni che descrive, ricco di spunti umoristici, o drammatici o meditativi, tutti di pungente umanità: autentiche «visioni liriche».

*Le metamorfosi* inaugurò nel 1951, insieme ai racconti di Lucentini, la collana dei «Gettoni». Piacque a Elio Vittorini la sua forma divertente di «capriccio»: una suite di sogni enunciati da cinque diversi personaggi che potrebbero essere gli autori di un romanzo da inventare sulla traccia dei loro racconti. Sogno dopo sogno si intrecciano e si inseguono temi, simboli, allegorie, piccoli miti, favole in cui ciascuno di noi può trovare la chiave delle cose, l’interpretazione stessa di quanto il personaggio ha sognato.
Sotto l’apparente astrattezza del «gioco», Lalla Romano ha saputo costruire un libro imprevedibile come i sogni che descrive, ricco di spunti umoristici, o drammatici o meditativi, tutti di pungente umanità: autentiche «visioni liriche».

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Una giovinezza inventata

La storia di una ragazza borghese, una jeune fille rangée che vive con rabbia e al tempo stesso con astrazione la propria educazione alla vita. Sul filo dei ricordi Lalla Romano ricostruisce la Torino ovattata degli anni Venti con le sue atmosfere, i suoi luoghi, tracciando non il ritratto di un’epoca ma quello di un tempo della vita. L’educandato femminile, le amicizie, il primo amore, i tentativi di porre le basi per il futuro, le incertezze di una personalità ancora acerba sono narrate con distacco oggettivo, fino all’evidenza di una pungente ironia. In Una giovinezza inventata (1979) l’autrice ha saputo cogliere quanto c’è di intimo e unico nella giovinezza di ognuno e nello stesso tempo quanto di inconsapevolmente comune c’è nella giovinezza di tutti, tratteggiando, come ha affermato Geno Pampaloni, «il quadro di una infelicità, sottile ma irrimediabile, che la giovinezza consegna alla vita».Antologia critica, cronologia della vita e delle opere, bibliografia a cura di Antonio Ria.

La storia di una ragazza borghese, una jeune fille rangée che vive con rabbia e al tempo stesso con astrazione la propria educazione alla vita. Sul filo dei ricordi Lalla Romano ricostruisce la Torino ovattata degli anni Venti con le sue atmosfere, i suoi luoghi, tracciando non il ritratto di un’epoca ma quello di un tempo della vita. L’educandato femminile, le amicizie, il primo amore, i tentativi di porre le basi per il futuro, le incertezze di una personalità ancora acerba sono narrate con distacco oggettivo, fino all’evidenza di una pungente ironia. In Una giovinezza inventata (1979) l’autrice ha saputo cogliere quanto c’è di intimo e unico nella giovinezza di ognuno e nello stesso tempo quanto di inconsapevolmente comune c’è nella giovinezza di tutti, tratteggiando, come ha affermato Geno Pampaloni, «il quadro di una infelicità, sottile ma irrimediabile, che la giovinezza consegna alla vita».Antologia critica, cronologia della vita e delle opere, bibliografia a cura di Antonio Ria.

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L’uomo che parlava solo

Un uomo di mezza età, irresoluto, abbandonato dalla giovane amante, ripercorre la propria vita alla ricerca di un senso possibile. Un’opera di Lalla Romano salutata al suo apparire, nel 1961, da autorevoli consensi, che viene oggi riproposta come un classico del Novecento italiano a una nuova generazione di lettori.

Un uomo di mezza età, irresoluto, abbandonato dalla giovane amante, ripercorre la propria vita alla ricerca di un senso possibile. Un’opera di Lalla Romano salutata al suo apparire, nel 1961, da autorevoli consensi, che viene oggi riproposta come un classico del Novecento italiano a una nuova generazione di lettori.

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Tetto Murato

La guerra è l’inverno isolano in uno sperduto gruppo di case due coppie di amici. Da una parte Ada, giovane insegnante, natura istintiva e luminosa, con il marito Paolo, intellettuale malato; dall’altra una giovane donna, Giulia, maternamente attratta dalla debolezza di Paolo, e il marito di Giulia, Stefano, uomo forte e risoluto, a sua volta colpito dalla vitalità di Ada. Un gioco di attrazioni che rimane tuttavia sul piano di affinità elettive appena intraviste.

La guerra è l’inverno isolano in uno sperduto gruppo di case due coppie di amici. Da una parte Ada, giovane insegnante, natura istintiva e luminosa, con il marito Paolo, intellettuale malato; dall’altra una giovane donna, Giulia, maternamente attratta dalla debolezza di Paolo, e il marito di Giulia, Stefano, uomo forte e risoluto, a sua volta colpito dalla vitalità di Ada. Un gioco di attrazioni che rimane tuttavia sul piano di affinità elettive appena intraviste.

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In vacanza col buon samaritano

Il nuovo romanzo di Lalla Romano è una ricerca che si ispira alla parabola evangelica del buon samaritano. La ricerca è interiore ma compiuta rigorosamente sui fatti. È una storia “doppia”: tragica e rasserenata. Dal tempo e dalla memoria.
Il luogo è una cittadina ligure di villeggiatura, con i suoi alberghi dagli arredi un po’ vecchiotti, le ville costruite dagli inglesi, la spiaggia di sassi, il mare d’inverno, la sede della Società di Mutuo Soccorso fra Pescatori, le siepi di gelsomino, i tramonti sulle colline e sulle montagne che segnano il confine con la Francia.
Lalla Romano insegue indizi, ritrovamenti e coincidenze di una storia famigliare dei primi decenni del secolo, cui il destino ha impresso il sigillo della necessità. Dalle vacanze di oggi, vigilate da un moderno samaritano, alle apparizioni di un personaggio leggendario ed elusivo, Alessio, gli occhi ardenti e il viso magro da arabo, segnato dal male misterioso e innominabile che avrà il conforto di un’altra samaritana, anch’essa capace di pietà vera.
Un romanzo sapienziale, ma anche di contemplazione della realtà. Una parabola sulla vita, in cui Lalla Romano concentra – in una scarna essenzialità – il suo stile di poeta e di pittore, la sua sensibilità per la musica e per il silenzio.

Il nuovo romanzo di Lalla Romano è una ricerca che si ispira alla parabola evangelica del buon samaritano. La ricerca è interiore ma compiuta rigorosamente sui fatti. È una storia “doppia”: tragica e rasserenata. Dal tempo e dalla memoria.
Il luogo è una cittadina ligure di villeggiatura, con i suoi alberghi dagli arredi un po’ vecchiotti, le ville costruite dagli inglesi, la spiaggia di sassi, il mare d’inverno, la sede della Società di Mutuo Soccorso fra Pescatori, le siepi di gelsomino, i tramonti sulle colline e sulle montagne che segnano il confine con la Francia.
Lalla Romano insegue indizi, ritrovamenti e coincidenze di una storia famigliare dei primi decenni del secolo, cui il destino ha impresso il sigillo della necessità. Dalle vacanze di oggi, vigilate da un moderno samaritano, alle apparizioni di un personaggio leggendario ed elusivo, Alessio, gli occhi ardenti e il viso magro da arabo, segnato dal male misterioso e innominabile che avrà il conforto di un’altra samaritana, anch’essa capace di pietà vera.
Un romanzo sapienziale, ma anche di contemplazione della realtà. Una parabola sulla vita, in cui Lalla Romano concentra – in una scarna essenzialità – il suo stile di poeta e di pittore, la sua sensibilità per la musica e per il silenzio.

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Pralève e altri racconti di montagna

Una narrazione delicata e intensa e una serie di racconti brevi formano un insieme vasto, profondo e variopinto. La vacanza in montagna si trasforma per l’autrice nell’occasione per fuggire – o ritornare, nel momento in cui ricorda e scrive – su un’isola lontana dal mondo, dove può osservare ogni cosa per tutto il tempo che merita e penetrare, descrivendola, fino alla radice delle cose. Così trasforma ogni gesto compiuto distrattamente nell’essenza del personaggio che lo compie, ogni parola detta e ogni parola taciuta nello specchio di un animo. Non c’è reale distanza nel suo osservare: l’autrice è sempre lì insieme alle persone che descrive, eppure il suo sguardo è così nitido da far sembrare quei luoghi reali e quei ricordi antichi e preziosi un mondo appena creato. Con le parole di un ammirato Pietro Citati: ‘Ora [l’autrice] lascia sulla carta tanti piccolissimi tocchi di una sapienza miracolosa: conosce tutti i luoghi, tutte le persone, tutte le ombre, tutti i misteri’.

(source: Bol.com)

Una narrazione delicata e intensa e una serie di racconti brevi formano un insieme vasto, profondo e variopinto. La vacanza in montagna si trasforma per l’autrice nell’occasione per fuggire – o ritornare, nel momento in cui ricorda e scrive – su un’isola lontana dal mondo, dove può osservare ogni cosa per tutto il tempo che merita e penetrare, descrivendola, fino alla radice delle cose. Così trasforma ogni gesto compiuto distrattamente nell’essenza del personaggio che lo compie, ogni parola detta e ogni parola taciuta nello specchio di un animo. Non c’è reale distanza nel suo osservare: l’autrice è sempre lì insieme alle persone che descrive, eppure il suo sguardo è così nitido da far sembrare quei luoghi reali e quei ricordi antichi e preziosi un mondo appena creato. Con le parole di un ammirato Pietro Citati: ‘Ora [l’autrice] lascia sulla carta tanti piccolissimi tocchi di una sapienza miracolosa: conosce tutti i luoghi, tutte le persone, tutte le ombre, tutti i misteri’.

(source: Bol.com)

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Le parole tra noi leggere

Le parole tra noi leggere by Lalla Romano, Vittorio Sereni
«Minuziosamente, con una precisione di cartella clinica niente affatto pietosa, vengono registrati gli incontri-scontri fra istinti analoghi e divaricati in una quasi sacrilega ricerca di reciproca offesa. Ogni scoperta della donna è un trauma, ogni iniziativa del ragazzo è scontrosa, fiera di autonomia dissacrante. La sommessa, limpidissima poesia dell’autrice, quel suo procedere per vuoti aerei e grumi essenziali, vengono qui coscientemente sacrificati: probabilmente a indicare una nuova strada da percorrere e da proporre…
Virginia Woolf, auspicando la nascita del grande scrittore totalmente femminile, ha piú volte insistito sulla necessità che esso si manifesti con caratteri del tutto autonomi dall’esempio e dal modello dello scrittore *tout court*: finalmente libero dalla leggenda leggiadramente minoritaria della letteratura femminile. Forse questa prova della Romano va considerata in questa direzione. Coraggiosa in piú di un senso».
**Anna Banti**
* * *
*Le parole tra noi leggere*, il libro di maggior successo di Lalla Romano, fu pubblicato per la prima volta nel 1969 e vinse il Premio Strega.

Le parole tra noi leggere by Lalla Romano, Vittorio Sereni
«Minuziosamente, con una precisione di cartella clinica niente affatto pietosa, vengono registrati gli incontri-scontri fra istinti analoghi e divaricati in una quasi sacrilega ricerca di reciproca offesa. Ogni scoperta della donna è un trauma, ogni iniziativa del ragazzo è scontrosa, fiera di autonomia dissacrante. La sommessa, limpidissima poesia dell’autrice, quel suo procedere per vuoti aerei e grumi essenziali, vengono qui coscientemente sacrificati: probabilmente a indicare una nuova strada da percorrere e da proporre…
Virginia Woolf, auspicando la nascita del grande scrittore totalmente femminile, ha piú volte insistito sulla necessità che esso si manifesti con caratteri del tutto autonomi dall’esempio e dal modello dello scrittore *tout court*: finalmente libero dalla leggenda leggiadramente minoritaria della letteratura femminile. Forse questa prova della Romano va considerata in questa direzione. Coraggiosa in piú di un senso».
**Anna Banti**
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*Le parole tra noi leggere*, il libro di maggior successo di Lalla Romano, fu pubblicato per la prima volta nel 1969 e vinse il Premio Strega.

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Nei mari estremi

I temi dell’amore e della morte, come momenti forti della vita, in un libro “estremo”. Un testo coraggioso, quasi spietato che – con l’intreccio dei fatti – registra sentimenti, pensieri e sogni della scrittrice, alla ricerca di una verità profonda, “tra filosofia e religione”.
All’apice della sua arte narrativa, Lalla Romano affronta in questo romanzo i più importanti temi universali e insieme quotidiani. Nei mari estremi racconta i “quattro anni” dell’incontro e dell’innamoramento – fino al matrimonio – con Innocenzo, che sarebbe poi stato il compagno di tutta un’esistenza. Fino alla morte di lui, anticipata con verità attraverso i “quattro mesi” della malattia. Amore e morte vengono narrati come momenti forti della vita, con una descrizione anche degli aspetti piu segreti e personali, nella loro fisicità. Coraggioso, quasi spietato, il testo sapientemente si snoda -come un seguito di “variazioni” musicali -attorno a momenti in cui si gioca il rischio supremo. Da qui il titolo che allude a “momenti estremi”. “Momenti -scrive Lalla Romano – quasi sottratti al tempo, in quanto appartengono al suo margine, alla sua fine, o soltanto vi alludono”. Insieme all ‘intreccio dei fatti, il romanzo registra sentimenti, pensieri e sogni della scrittrice che -scrive Cesare Segre nell'”Introduzione” alle Opere nei Meridiani Mondadori -“ha sempre cercato una verità che non è quella fattuale, ma qualcosa di piu profondo, posto in una zona impervia tra filosofia e religione. Nei mari estremi segna il raggiungimento di questa verità, è un punto di non ritorno, per lei, e il punto piu avanzato cui il lettore, o il critico, sia stato trascinato dai suoi libri”. La prima edizione è uscita con Mondadori nel 1987 .Nel 1996 presso Einaudi viene pubblicata una nuova edizione nei “Supercoralli”, con testi inediti e una diversa articolazione delle due parti, che è quella ora riproposta.

I temi dell’amore e della morte, come momenti forti della vita, in un libro “estremo”. Un testo coraggioso, quasi spietato che – con l’intreccio dei fatti – registra sentimenti, pensieri e sogni della scrittrice, alla ricerca di una verità profonda, “tra filosofia e religione”.
All’apice della sua arte narrativa, Lalla Romano affronta in questo romanzo i più importanti temi universali e insieme quotidiani. Nei mari estremi racconta i “quattro anni” dell’incontro e dell’innamoramento – fino al matrimonio – con Innocenzo, che sarebbe poi stato il compagno di tutta un’esistenza. Fino alla morte di lui, anticipata con verità attraverso i “quattro mesi” della malattia. Amore e morte vengono narrati come momenti forti della vita, con una descrizione anche degli aspetti piu segreti e personali, nella loro fisicità. Coraggioso, quasi spietato, il testo sapientemente si snoda -come un seguito di “variazioni” musicali -attorno a momenti in cui si gioca il rischio supremo. Da qui il titolo che allude a “momenti estremi”. “Momenti -scrive Lalla Romano – quasi sottratti al tempo, in quanto appartengono al suo margine, alla sua fine, o soltanto vi alludono”. Insieme all ‘intreccio dei fatti, il romanzo registra sentimenti, pensieri e sogni della scrittrice che -scrive Cesare Segre nell'”Introduzione” alle Opere nei Meridiani Mondadori -“ha sempre cercato una verità che non è quella fattuale, ma qualcosa di piu profondo, posto in una zona impervia tra filosofia e religione. Nei mari estremi segna il raggiungimento di questa verità, è un punto di non ritorno, per lei, e il punto piu avanzato cui il lettore, o il critico, sia stato trascinato dai suoi libri”. La prima edizione è uscita con Mondadori nel 1987 .Nel 1996 presso Einaudi viene pubblicata una nuova edizione nei “Supercoralli”, con testi inediti e una diversa articolazione delle due parti, che è quella ora riproposta.

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Maria

Vivendo con Maria, avevo avvertito questo:
che dov’era Maria, lí era come un’aria speciale,
quasi ordine invisibile nel disordine del mondo”.
Lalla Romano
Intorno a questo personaggio, Lalla Romano costruisce la storia di una famiglia negli anni trenta e quaranta, ritratta nel flusso quotidiano e inesorabile di affetti, avvenimenti, drammi. Ogni gesto o sentimento è evocato con la discrezione e il riserbo di chi vuole mantenere intatta la voce segreta che ciascun personaggio porta con sé. “Non c’è nella letteratura di quegli anni-ha scritto Pietro Citati-libro più essenziale, più nudo”. Accanto a Maria, le figure di Fredo, il nipote prete morto di tisi, lo zio Barba e molte altre donne, tutte rivelatrici di un mondo austero, malinconico (“anche voler bene stanca”) e dolcissimo, così tenero da diventare straziante. Maria fu pubblicato nel 1953 nei “Gettoni” di Vittorini: fu accolto da Gianfranco Contini come “un piccolo capolavoro” e da Roberto Longhi e da Eugenio Montale come un “libro indimenticabile” e “bellissmo”.

Vivendo con Maria, avevo avvertito questo:
che dov’era Maria, lí era come un’aria speciale,
quasi ordine invisibile nel disordine del mondo”.
Lalla Romano
Intorno a questo personaggio, Lalla Romano costruisce la storia di una famiglia negli anni trenta e quaranta, ritratta nel flusso quotidiano e inesorabile di affetti, avvenimenti, drammi. Ogni gesto o sentimento è evocato con la discrezione e il riserbo di chi vuole mantenere intatta la voce segreta che ciascun personaggio porta con sé. “Non c’è nella letteratura di quegli anni-ha scritto Pietro Citati-libro più essenziale, più nudo”. Accanto a Maria, le figure di Fredo, il nipote prete morto di tisi, lo zio Barba e molte altre donne, tutte rivelatrici di un mondo austero, malinconico (“anche voler bene stanca”) e dolcissimo, così tenero da diventare straziante. Maria fu pubblicato nel 1953 nei “Gettoni” di Vittorini: fu accolto da Gianfranco Contini come “un piccolo capolavoro” e da Roberto Longhi e da Eugenio Montale come un “libro indimenticabile” e “bellissmo”.

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Diario di Grecia

Questo Diario – pubblicato in edizione ridotta nel ’59 presso un editore di Padova – è la relazione di un breve viaggio in Grecia compiuto da Lalla Romano nel ’57. Eugenio Montale definì allora questo libro come «un’opera discreta, qualcosa come una confessione privata. Nulla di turistico e di occasionale offusca il nitore del piccolo volume. È l’esperienza di chi, dopo aver sospettato che la Grecia fosse ormai “un libro”, scopre che la Grecia è invece un modo di vivere nell’eternità».

Questo Diario – pubblicato in edizione ridotta nel ’59 presso un editore di Padova – è la relazione di un breve viaggio in Grecia compiuto da Lalla Romano nel ’57. Eugenio Montale definì allora questo libro come «un’opera discreta, qualcosa come una confessione privata. Nulla di turistico e di occasionale offusca il nitore del piccolo volume. È l’esperienza di chi, dopo aver sospettato che la Grecia fosse ormai “un libro”, scopre che la Grecia è invece un modo di vivere nell’eternità».

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