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L’importanza di chiamarsi Ernesto

Oscar Wilde’s madcap farce about mistaken identities, secret engagements, and lovers entanglements still delights readers more than a century after its 1895 publication and premiere performance. The rapid-fire wit and eccentric characters of The Importance of Being Earnest have made it a mainstay of the high school curriculum for decades.
Cecily Cardew and Gwendolen Fairfax are both in love with the same mythical suitor. Jack Worthing has wooed Gwendolen as Ernest while Algernon has also posed as Ernest to win the heart of Jack’s ward, Cecily. When all four arrive at Jack’s country home on the same weekend the “rivals” to fight for Ernest’s undivided attention and the “Ernests” to claim their beloveds pandemonium breaks loose. Only a senile nursemaid and an old, discarded hand-bag can save the day!
This Prestwick House Literary Touchstone Edition includes a glossary and reader’s notes to help the modern reader appreciate Wilde’s wry wit and elaborate plot twists.

Ritratto di signora

“Più di 700 pagine che si leggono d’un fiato, portati dalla maestosità di una corrente che è quella stessa del Gange o del Volga (…). Quasi a contraddire il carattere atarassico di questa corrente, lo stile è vivace è animatissimo, ma anche molto sorvegliato. Henry James non è di quegli scrittori che lasciano andare i personaggi lungo la strada su cui loro stessi li hanno messi: egli interviene di continuo, a commentare quel che pensano dicono e fanno, a volte con lapidarie sassatine ironiche, a volte con lunghe introspezioni psicologiche, anche queste sempre interrotte o concluse da sorprendenti colpi di freno, minimizzanti e dissacratori: quasi l’autore avesse paura ad abbandonarsi al sentimento, a lasciar andare se stesso e i personaggi, distogliendoli – e distogliendosi – dal grande flusso di cui abbiamo fatto cenno. (…) ‘Ritratto di signora’ va letto con calma, con pazienza, come per una crociera su un grande fiume, durante la quale ogni tanto ci si ferma per ammirare un paesino, o una chiesa, o un antico convento. Oppure no: saltando subito alla fine, onde informarsi come va a finire, liberarsene del pensiero e tornare poi a concentrarsi sui suoi straordinari elzeviri.” (dalla postfazione di Luigi Lunari)
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