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L’home que plantava arbres

Un relat ple de sensibilitat que és un cant al desinterès i a la generositat i que exalta l’enorme valor que hi ha en un acte tan senzill com és plantar un arbre. En una erma comarca de Provença, un home solitari planta centenars de milers d’arbres i transforma en un paradís ple de vida el que abans era una regió inhòspita i gairebé deshabitada. És la història de Elzéard Bouffier, un personatge inoblidable pel seu desinterès, per la seva enorme generositat i per deixar petjada a la terra sense anhelar recompensa alguna. Jean Giono, un dels escriptors francesos més importants d’el segle XX, va crear el personatge de Bouffier per a «fer que la gent estimés els arbres, per a ser més exacte, fer que estimin el plantar arbres». En la seva obra encoratja una comunió amb el silenciós món de les plantes, que purifica i renova la terra que ens envolta, ens reconforta i ens reconcilia. Escrit per encàrrec de la revista americana Reader’s Digest, el relat L’home que plantava arbres va tenir una ressonància mundial. Actualment, és considerat un manifest complet de la causa ecologista. Molta gent va creure que el personatge d’Elzéard Bouffier havia existit realment, creença amb la qual Giono sempre va jugar. El relat transmet nombrosos missatges: ecològics, humanistes i també polítics. La història d’Elzéard Bouffier està considerada, en la literatura ecologista, com una paràbola de l’acció positiva de l’home sobre el seu medi i de l’harmonia que s’en pot deduir.

L’uomo che piantava gli alberi

Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest’uomo stava compiendo una grande azione, un’impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta «come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione».

L’ussaro sul tetto

Francia, 1831. In una Provenza assolata, attraversata dal colera, segnata ovunque dai miasmi della morte, un giovane ufficiale degli ussari fuggito dal Piemonte dopo aver ucciso una spia austriaca trova lo sfondo ideale per le sue imprese. Angelo Pardi è un uomo di principi e di spirito, è un uomo che per onore o per curiosità è disposto a rischiare la vita. E così, mentre fugge sui tetti di una cittadina inseguito dalla folla che urla all’untore, incontra una giovane donna, molto bella e molto bisognosa d’aiuto, e si mette al suo servizio. Insieme attraversano l’intero Midi francese, tra duelli, imboscate, rischi di ogni genere e sussulti del cuore, per raggiungere la salvezza. Una storia epica e avvincente, che ci restituisce il clima, le cadenze, i contenuti del grande romanzo d’avventura, da Stendhal a Dumas a Melville.
(source: Bol.com)

Un re senza distrazioni

‘*Con pochi, genialissimi tratti Giono evoca l’atmosfera del male che a poco a poco avvolge e penetra e si insinua nelle case: tutto non è più che delitto e ossessione del delitto.*’
Pietro Citati

È il 1843. La sparizione improvvisa di due persone a distanza di tempo sconvolge la quiete di un paesino sperduto fra le montagne dell’Alto Delfinato. Il capitano Langlois, ex combattente e reduce della campagna d’Algeria, viene mandato a indagare. In breve tempo scopre i cadaveri degli scomparsi e si mette sulle tracce dell’assassino. Ma è qui che comincia il vero ‘giallo’, il mistero che troverà soluzione soltanto nelle ultime righe del romanzo. Ed è qui che le parti si rovesciano, e oggetto dell’indagine diventa lo stesso Langlois: perché si ostina a ripetere che quell’uomo – l’assassino – non è un mostro? Come ha fatto, prima ancora di arrivare a incastrarlo, a comprenderlo così a fondo? In quella vicenda lontana, in quella storia di sangue che poteva sembrare destinata a offrire soltanto qualche ora di ‘distrazione’ a dei comuni, normali lettori, c’è qualcosa che ci tocca, che ci coinvolge profondamente. È questo il punto, il senso dell’indagine: quanto è grande la distanza che separa l’essere normale dal mostro?
(source: Bol.com)

Lettera ai contadini sulla povertà e la pace

In questo scritto vibrante e poetico, troviamo nella sua forma più limpida e completa il pensiero morale che sottende a tutta l’opera di Jean Giono: la superiorità della natura sulla tecnologia, la salvezza dell’uomo attraverso un lavoro naturale, la celebrazione dell’individualismo spinto fino all’anarchia. Scritto alla vigilia del secondo conflitto mondiale, questo accorato appello costituisce un tentativo disperato da parte di Giono di opporre le armi della semplicità, del buon senso e della poesia a un mondo che stava evidentemente prendendo la direzione opposta: quella del profitto e della guerra. L’appello, com’è ed era ovvio, non fu ascoltato. Rilette a più di mezzo secolo di distanza, le parole che Giono indirizza ai suoi ‘amici’ fanno pensare a una grande occasione perduta, nell’ultimo momento in cui forse era ancora possibile non compiere la svolta che avrebbe cancellato per sempre il modo di vivere, la cultura e la saggezza dei contadini. L’ultimo momento in cui i contadini sapevano ancora ‘far festa’, vivevano ‘alla misura dell’uomo’, conoscevano ‘l’abbondanza di una ricchezza commestibile destinata a soddisfare l’appetito di tutti i sensi’ e ‘quella povertà che è la ricchezza legittima e naturale: la gloria dell’uomo’. Mai come oggi questo scritto di Giono si presenta attuale e urgente, se è vero che non è mai troppo tardi, e che nella mente e nelle mani dell’uomo non esiste solo il potere di distruggere, ma anche quello di crearsi la felicità.

(source: Bol.com)

Il disertore

Chi era esattamente? Da dove veniva? Era un assassino in fuga, un cospiratore, o era stato notaio, o addirittura vescovo? Del «Disertore» si sapeva soltanto che era francese e che scappava da qualcosa, magari da se stesso. Jean Giono, trasformando una sorta di bizzarra indagine su un personaggio realmente esistito in un lungo e appassionante racconto, ci descrive questo vagabondo ottocentesco mentre varca un passo alpino tra la Francia e la Svizzera, in una natura aspra e incontaminata. Una sola, grande paura tormenta il nostro personaggio: i gendarmi. Perché, anche se non ha fatto nulla, chi è povero e viaggia «senza documenti» non può mai fidarsi dei rappresentanti dell’ordine. Ma in un villaggio del Vallese, il Disertore sarà accolto da gente semplice come lui e scoprirà la sua candida, straordinaria vocazione: dipingere immagini sacre; o meglio: ritrarre, sotto le spoglie di santi, gli uomini e le donne della valle. E in quest’arte troverà anche il riscatto per la propria anima.