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Polvere D’Agosto

« *Attualmente il miglior autore di gialli di qualità.* »
**il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias**
« *Hans Tuzzi ha reinventato il poliziesco all’italiana.* »
**D-la Repubblica – Tiziano Gianotti**
« *Tuzzi si dimostra un maestro.* »
**Corriere della Sera – Ranieri Polese**
Quali fili invisibili collegano noti e apprezzati professionisti della buona borghesia milanese alle piccole vite circoscritte nel povero periferico complesso delle Torri Zingales? Chi ha ucciso il Cragna al suo esordio come spacciatore? E quel Santino Guardascione con obbligo di firma che si direbbe svanito nel nulla?
In tutta la Questura soltanto Melissa che un mese prima, nell’afosa notte del ferragosto 1989, in una villa deserta e piena di simboli esoterici, un cadavere seduto in poltrona prima c’era e poi non c’era più. E se si aggiunge che ora in quella stessa villa, di morti ammazzati ce ne sono ben due…
Ma tutta questa bizzarra indagine – nella quale, fresco di promozione a primo dirigente, Melis si trova a disagio come chi abbia compiuto da subito un passo falso – si muove fra mondi dove le parole sembrano rinviare ad altro. E, sempreché il cadavere scomparso fosse davvero un cadavere, e si trovasse davvero là dove pareva trovarsi, Melis, impegnato ora su un efferato duplice omicidio, non può che concordare con quanto afferma Umberto Eco, puntualmente citato da Fiorenza: «Quando uno tira in ballo i Templari è quasi sempre un matto».

« *Attualmente il miglior autore di gialli di qualità.* »
**il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias**
« *Hans Tuzzi ha reinventato il poliziesco all’italiana.* »
**D-la Repubblica – Tiziano Gianotti**
« *Tuzzi si dimostra un maestro.* »
**Corriere della Sera – Ranieri Polese**
Quali fili invisibili collegano noti e apprezzati professionisti della buona borghesia milanese alle piccole vite circoscritte nel povero periferico complesso delle Torri Zingales? Chi ha ucciso il Cragna al suo esordio come spacciatore? E quel Santino Guardascione con obbligo di firma che si direbbe svanito nel nulla?
In tutta la Questura soltanto Melissa che un mese prima, nell’afosa notte del ferragosto 1989, in una villa deserta e piena di simboli esoterici, un cadavere seduto in poltrona prima c’era e poi non c’era più. E se si aggiunge che ora in quella stessa villa, di morti ammazzati ce ne sono ben due…
Ma tutta questa bizzarra indagine – nella quale, fresco di promozione a primo dirigente, Melis si trova a disagio come chi abbia compiuto da subito un passo falso – si muove fra mondi dove le parole sembrano rinviare ad altro. E, sempreché il cadavere scomparso fosse davvero un cadavere, e si trovasse davvero là dove pareva trovarsi, Melis, impegnato ora su un efferato duplice omicidio, non può che concordare con quanto afferma Umberto Eco, puntualmente citato da Fiorenza: «Quando uno tira in ballo i Templari è quasi sempre un matto».

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Vanagloria

Due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo. Una città, Paneròpoli, evidente alter ego di Milano (la città della panèra, del formaggio, come la chiamava non senza sprezzo Ugo Foscolo). Una folla di uomini e donne che vivono tante storie intrecciate – d’amore, di potere, di sesso – in una rete che costituisce la trama stessa del romanzo, come della loro vita. Diverse generazioni, ma una su tutte, quella dei cinquantenni, per la quale è suonata «la campana dell’ultimo round»; diversi ceti sociali; genitori e figli; linguaggi diversi. Tanti fili con i colori del dramma, della satira, del sentimento romantico e del grottesco che disegnano pagina dopo pagina un arazzo fitto di figure e colori che trova senso e fine, proprio come la vita, soltanto nella sua improvvisa e imprevista conclusione. Un romanzo di trama e di personaggi, ricco di fatti e di ritratti. Un romanzo fittissimo di riferimenti culturali, tra i più vari e diversi, dal rock’n’roll alla poesia romantica, dai manga alla pittura rinascimentale. Ma, anche, un romanzo di idee che a molti ricorderà le fitte strutture della letteratura francese dell’Ottocento, e ad altri, nel suo quadro straniato della vita contemporanea, gli ultimi amarissimi film di Robert Altman. Un romanzo – talvolta non facile e spiazzante sempre, sostenuto da un mirabile tour de force linguistico – che, comunque, non può lasciare indifferenti. Un romanzo che, lontano da ogni pensiero debole e linguaggio minimalista, sfida il lettore a misurarsi con quei valori «alti» – amore e morte, e l’arte, nelle loro varie declinazioni – che soli possono dare un senso alla vita.

Due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo. Una città, Paneròpoli, evidente alter ego di Milano (la città della panèra, del formaggio, come la chiamava non senza sprezzo Ugo Foscolo). Una folla di uomini e donne che vivono tante storie intrecciate – d’amore, di potere, di sesso – in una rete che costituisce la trama stessa del romanzo, come della loro vita. Diverse generazioni, ma una su tutte, quella dei cinquantenni, per la quale è suonata «la campana dell’ultimo round»; diversi ceti sociali; genitori e figli; linguaggi diversi. Tanti fili con i colori del dramma, della satira, del sentimento romantico e del grottesco che disegnano pagina dopo pagina un arazzo fitto di figure e colori che trova senso e fine, proprio come la vita, soltanto nella sua improvvisa e imprevista conclusione. Un romanzo di trama e di personaggi, ricco di fatti e di ritratti. Un romanzo fittissimo di riferimenti culturali, tra i più vari e diversi, dal rock’n’roll alla poesia romantica, dai manga alla pittura rinascimentale. Ma, anche, un romanzo di idee che a molti ricorderà le fitte strutture della letteratura francese dell’Ottocento, e ad altri, nel suo quadro straniato della vita contemporanea, gli ultimi amarissimi film di Robert Altman. Un romanzo – talvolta non facile e spiazzante sempre, sostenuto da un mirabile tour de force linguistico – che, comunque, non può lasciare indifferenti. Un romanzo che, lontano da ogni pensiero debole e linguaggio minimalista, sfida il lettore a misurarsi con quei valori «alti» – amore e morte, e l’arte, nelle loro varie declinazioni – che soli possono dare un senso alla vita.

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La Vita Uccide in Prosa

« *Il commissario Melis può contare su una schiera di lettori affezionati. Forse perché somiglia in qualcosa a Maigret.* »
**la Repubblica – Leopoldo Fabiani**
« *Tuzzi si dimostra un maestro.* »
**Corriere della Sera – Ranieri Polese**
« *Tuzzi continua a non sbagliare colpi e ci regala un altro magnifico giallo. Scopritelo, Tuzzi, e leggete tutto quello che ha scritto.* »
**il Fatto Quotidiano – Fabrizio D’Esposito**
« *Tuzzi, più che scrivere, distilla… I suoi poliziotti sono in fondo dei flâneur… e il frutto della sua opera di tessitore è un noir corale.* »
**il Venerdì di Repubblica – Giuliano Aluffi**
« *Attualmente il miglior autore di gialli di qualità.* »
**il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias**
« *Il commissario Melis può contare su una schiera di lettori affezionati. Forse perché somiglia in qualcosa a Maigret.* »
**la Repubblica – Leopoldo Fabiani**
« *Tuzzi si dimostra un maestro.* »
**Corriere della Sera – Ranieri Polese**
« *Tuzzi continua a non sbagliare colpi e ci regala un altro magnifico giallo. Scopritelo, Tuzzi, e leggete tutto quello che ha scritto.* »
**il Fatto Quotidiano – Fabrizio D’Esposito**
« *Tuzzi, più che scrivere, distilla… I suoi poliziotti sono in fondo dei flâneur… e il frutto della sua opera di tessitore è un noir corale.* »
**il Venerdì di Repubblica – Giuliano Aluffi**
« *Attualmente il miglior autore di gialli di qualità.* »
**il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias**
Settembre 1988. Un grigio impiegato del Catasto viene ucciso a revolverate mentre è nel giardino della sua villetta, vicina al Parco Lambro. Un tentativo di rapina? Un incidente? Il gesto folle di qualcuno in preda ai fumi della droga? O una vendetta?
I trascorsi professionali dell’uomo non offrono supporti a quest’ultima pista, in apparenza la più promettente. Ma forse il grigio impiegato non era poi così prevedibile nella quotidianità delle proprie azioni: si scopre infatti che il vecchio padre disabile… Che la chiave del delitto vada cercata, allora, tra le pieghe di una famiglia apparentemente normale, dalla vita che sembra un susseguirsi di giorni e di gesti assolutamente banali?
Mentre Melis e i suoi uomini si arrovellano, percorrendo piste che una dopo l’altra si arenano nelle più sterili conclusioni, gli anni Ottanta sembrano celebrare i loro massimi fasti: in quell’anno, il 1988, il Milan di Berlusconi Sacchi e Gullit ha vinto il campionato, sindaco della «Milano da bere» è «l’onorevole cognato» del primo Presidente del Consiglio socialista della nostra storia, e l’Italia ha appena superato il Regno Unito quanto a Pil: non sarà proprio il Paese di Cuccagna, ma, a detta di molti, quasi. È proprio così?

« *Il commissario Melis può contare su una schiera di lettori affezionati. Forse perché somiglia in qualcosa a Maigret.* »
**la Repubblica – Leopoldo Fabiani**
« *Tuzzi si dimostra un maestro.* »
**Corriere della Sera – Ranieri Polese**
« *Tuzzi continua a non sbagliare colpi e ci regala un altro magnifico giallo. Scopritelo, Tuzzi, e leggete tutto quello che ha scritto.* »
**il Fatto Quotidiano – Fabrizio D’Esposito**
« *Tuzzi, più che scrivere, distilla… I suoi poliziotti sono in fondo dei flâneur… e il frutto della sua opera di tessitore è un noir corale.* »
**il Venerdì di Repubblica – Giuliano Aluffi**
« *Attualmente il miglior autore di gialli di qualità.* »
**il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias**
« *Il commissario Melis può contare su una schiera di lettori affezionati. Forse perché somiglia in qualcosa a Maigret.* »
**la Repubblica – Leopoldo Fabiani**
« *Tuzzi si dimostra un maestro.* »
**Corriere della Sera – Ranieri Polese**
« *Tuzzi continua a non sbagliare colpi e ci regala un altro magnifico giallo. Scopritelo, Tuzzi, e leggete tutto quello che ha scritto.* »
**il Fatto Quotidiano – Fabrizio D’Esposito**
« *Tuzzi, più che scrivere, distilla… I suoi poliziotti sono in fondo dei flâneur… e il frutto della sua opera di tessitore è un noir corale.* »
**il Venerdì di Repubblica – Giuliano Aluffi**
« *Attualmente il miglior autore di gialli di qualità.* »
**il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias**
Settembre 1988. Un grigio impiegato del Catasto viene ucciso a revolverate mentre è nel giardino della sua villetta, vicina al Parco Lambro. Un tentativo di rapina? Un incidente? Il gesto folle di qualcuno in preda ai fumi della droga? O una vendetta?
I trascorsi professionali dell’uomo non offrono supporti a quest’ultima pista, in apparenza la più promettente. Ma forse il grigio impiegato non era poi così prevedibile nella quotidianità delle proprie azioni: si scopre infatti che il vecchio padre disabile… Che la chiave del delitto vada cercata, allora, tra le pieghe di una famiglia apparentemente normale, dalla vita che sembra un susseguirsi di giorni e di gesti assolutamente banali?
Mentre Melis e i suoi uomini si arrovellano, percorrendo piste che una dopo l’altra si arenano nelle più sterili conclusioni, gli anni Ottanta sembrano celebrare i loro massimi fasti: in quell’anno, il 1988, il Milan di Berlusconi Sacchi e Gullit ha vinto il campionato, sindaco della «Milano da bere» è «l’onorevole cognato» del primo Presidente del Consiglio socialista della nostra storia, e l’Italia ha appena superato il Regno Unito quanto a Pil: non sarà proprio il Paese di Cuccagna, ma, a detta di molti, quasi. È proprio così?

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Il principe dei gigli

[Pubblicato originariamente in *Tre delitti un’estate* , Edizioni Sylvestre Bonnard 2005]
\—
Maggio 1982: il commissario Melis, ormai vicequestore, ha accompagnato Fiorenza a un congresso internazionale di bibliologia che si tiene in un antico borgo del Centro Italia.
Tutto sembra promettere noia e piccole gelosie fra accademici.
La giornata inaugurale è però funestata dall’omicidio di uno studente, brutalmente ucciso in una delle aule. Così, mentre il convegno procede fra sospetti, tensioni e volontà di evitare una pessima pubblicità, dietro le quinte apparentemente serene del borgo rinascimentale si snoda un’indagine che vede le autorità locali sfruttare la presenza, nel pubblico, di Melis e di un alto ufficiale dei carabinieri. Qual è il movente? Un piccolo commercio di droga, come farebbe supporre un secondo delitto? Oppure, come nessuno si augura, la causa della morte dello studente potrebbe trovare spiegazione nella sua relazione con la figlia di un potente locale? Fiorenza da parte sua tenta di rendersi utile sondando i professori e gli studiosi, non senza scoprire coincidenze curiose e verità inattese. Sarà tuttavia Melis a risolvere il caso, ricorrendo all’aiuto «fuori ordinanza» dei più giovani della sua squadra, gli agenti Ferrini e Giovannini. Ma, anche, alla competenza di due illustri studiosi.

[Pubblicato originariamente in *Tre delitti un’estate* , Edizioni Sylvestre Bonnard 2005]
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Maggio 1982: il commissario Melis, ormai vicequestore, ha accompagnato Fiorenza a un congresso internazionale di bibliologia che si tiene in un antico borgo del Centro Italia.
Tutto sembra promettere noia e piccole gelosie fra accademici.
La giornata inaugurale è però funestata dall’omicidio di uno studente, brutalmente ucciso in una delle aule. Così, mentre il convegno procede fra sospetti, tensioni e volontà di evitare una pessima pubblicità, dietro le quinte apparentemente serene del borgo rinascimentale si snoda un’indagine che vede le autorità locali sfruttare la presenza, nel pubblico, di Melis e di un alto ufficiale dei carabinieri. Qual è il movente? Un piccolo commercio di droga, come farebbe supporre un secondo delitto? Oppure, come nessuno si augura, la causa della morte dello studente potrebbe trovare spiegazione nella sua relazione con la figlia di un potente locale? Fiorenza da parte sua tenta di rendersi utile sondando i professori e gli studiosi, non senza scoprire coincidenze curiose e verità inattese. Sarà tuttavia Melis a risolvere il caso, ricorrendo all’aiuto «fuori ordinanza» dei più giovani della sua squadra, gli agenti Ferrini e Giovannini. Ma, anche, alla competenza di due illustri studiosi.

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L’ora incerta fra il cane e il lupo

Marzo 1985: nei campi ancora innevati alla periferia sud di Milano, sotto l’antico campanile dell’abbazia di Chiaravalle, viene trovato il cadavere sfigurato di una giovane donna. Inizia così la nuova inchiesta del commissario Melis, un’inchiesta che porterà passo dopo passo lui e i suoi uomini nel mondo del giornalismo e della più o meno alta finanza. E dei suoi legami più o meno occulti. Ma se, una volta appurata l’identità della vittima, le domande fondamentali sono quelle classiche – chi e perché – altri, più sottili e inquietanti interrogativi tormentano Melis, sullo sfondo di una Milano che reca ancora ben visibili le tracce della grande nevicata che in gennaio bloccò per giorni le attività cittadine. E questi dubbi chiamano in causa gli affetti, le ambizioni e il potere di una società che sembra irrimediabilmente votata al degrado: per scoprire, alla fine, che soltanto nei semi delle carte i cuori sono più forti dei denari.
**

Marzo 1985: nei campi ancora innevati alla periferia sud di Milano, sotto l’antico campanile dell’abbazia di Chiaravalle, viene trovato il cadavere sfigurato di una giovane donna. Inizia così la nuova inchiesta del commissario Melis, un’inchiesta che porterà passo dopo passo lui e i suoi uomini nel mondo del giornalismo e della più o meno alta finanza. E dei suoi legami più o meno occulti. Ma se, una volta appurata l’identità della vittima, le domande fondamentali sono quelle classiche – chi e perché – altri, più sottili e inquietanti interrogativi tormentano Melis, sullo sfondo di una Milano che reca ancora ben visibili le tracce della grande nevicata che in gennaio bloccò per giorni le attività cittadine. E questi dubbi chiamano in causa gli affetti, le ambizioni e il potere di una società che sembra irrimediabilmente votata al degrado: per scoprire, alla fine, che soltanto nei semi delle carte i cuori sono più forti dei denari.
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Casta Diva: Un caso per il commissario Melis

Giugno 1982: come potrebbe Norberto Melis non accettare l’invito del suo ex questore a passare un fine settimana in villa, sulla Costiera, tra lo splendore del Mediterraneo e le prelibate ricette della cucina partenopea? È un universo un po’ a sé, appartato, una piccola società dalla mondanità molto particolare: un universo dove non mancano le vecchie glorie e i mostri sacri di un tempo ormai trascorso, come la Divina cantante e il pianista del secolo. Ma l’idillio è guastato da un incidente che forse incidente non è, la morte di un turista che forse solo turista non era. E così, Melis, su richiesta del suo ex superiore, si trova costretto a prolungare una vacanza ormai tramutata in indagine.

Giugno 1982: come potrebbe Norberto Melis non accettare l’invito del suo ex questore a passare un fine settimana in villa, sulla Costiera, tra lo splendore del Mediterraneo e le prelibate ricette della cucina partenopea? È un universo un po’ a sé, appartato, una piccola società dalla mondanità molto particolare: un universo dove non mancano le vecchie glorie e i mostri sacri di un tempo ormai trascorso, come la Divina cantante e il pianista del secolo. Ma l’idillio è guastato da un incidente che forse incidente non è, la morte di un turista che forse solo turista non era. E così, Melis, su richiesta del suo ex superiore, si trova costretto a prolungare una vacanza ormai tramutata in indagine.

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Il sesto Faraone

«*Tuzzi è il miglior autore di gialli di qualità attualmente a lavoro*».
**Corrado Augias, Il Venerdì – la Repubblica**
Aprile 1921. Emerso dal vortice della Grande guerra senza un soldo e senza una patria, Neron Vukcic – che i lettori hanno già visto all’opera nella spy-story *Il Trio dell’arciduca* – accetta l’inattesa proposta di Taamar Margulies, il ricco mercante di spezie conosciuto a Costantinopoli una vita fa, nel giugno 1914: l’anziano Margulies, infatti, sospetta che il genero Aaron Peres, a capo della filiale di Alessandria d’Egitto, falsifichi i giri contabili dell’azienda, forse per garantire un sostegno economico ai Giovani Turchi ribelli all’esangue governo del Sultano.
Vukcic accetta, e sbarca ad Alessandria, la fascinosa Perla del Mediterraneo, la città fondata da Alessandro il Grande, cantata da poeti e viaggiatori, metropoli sensuale con più religioni e razze e lingue e sessi di quante siano le dita delle mani.
Così, nella voglia di vivere scoppiata con il dopoguerra, tra la società cosmopolita che affolla le strade, i club e le spiagge, tra archeologi impegnati in campagne di scavo e giovani coppie lanciate nei nuovi balli venuti dall’America, tra i segni dell’antico splendore e il presente segnato dalla sorda crescente insofferenza nei confronti della dominazione inglese, il robusto ex agente segreto del governo imperial-regio austroungarico incomincia a indagare.
Ma l’imprevisto non tarda a cambiare le regole del gioco: al termine di un’elegante cena in onore di due noti archeologi, nel giardino di villa Peres viene trovato cadavere un noto antiquario greco in fama di usuraio. Con un proiettile in testa. E accanto, svenuta, una pistola in grembo, la signora Peres. La polizia giunge a una conclusione ovvia. Margulies, tuttavia, non ci sta. E incarica Vukcic di dimostrare l’innocenza della figlia. Nel solo modo possibile. Trovando il vero colpevole.
**
### Recensione
**Un intrigo Anni Venti: chi ha ucciso l’antiquario?**
**, Tuttolibri – La Stampa
**Hans Tuzzi**, un personaggio dell’Uomo senza qualità, da tempo il nom de plume di un raffinatissimo scrittore, dandy, collezionista. Eccone la nuova storia, *Il sesto faraone*. Un intrigo degli anni Venti. Un ricco mercante di spezie affida a Nerón Vukcic – già visto all’opera nella spy-story Il Trio dell’arciduca – un’indagine sul genero Aaron Peres. È forse tra gli sponsor dei Giovani Turchi ribelli all’esangue governo del Sultano. Non manca il morto, ad Alessandria, la Perla del Mediterraneo: un antiquario greco in fama di usuraio…
### Sinossi
«*Tuzzi è il miglior autore di gialli di qualità attualmente a lavoro*».
**Corrado Augias, Il Venerdì – la Repubblica**
Aprile 1921. Emerso dal vortice della Grande guerra senza un soldo e senza una patria, Neron Vukcic – che i lettori hanno già visto all’opera nella spy-story *Il Trio dell’arciduca* – accetta l’inattesa proposta di Taamar Margulies, il ricco mercante di spezie conosciuto a Costantinopoli una vita fa, nel giugno 1914: l’anziano Margulies, infatti, sospetta che il genero Aaron Peres, a capo della filiale di Alessandria d’Egitto, falsifichi i giri contabili dell’azienda, forse per garantire un sostegno economico ai Giovani Turchi ribelli all’esangue governo del Sultano.
Vukcic accetta, e sbarca ad Alessandria, la fascinosa Perla del Mediterraneo, la città fondata da Alessandro il Grande, cantata da poeti e viaggiatori, metropoli sensuale con più religioni e razze e lingue e sessi di quante siano le dita delle mani.
Così, nella voglia di vivere scoppiata con il dopoguerra, tra la società cosmopolita che affolla le strade, i club e le spiagge, tra archeologi impegnati in campagne di scavo e giovani coppie lanciate nei nuovi balli venuti dall’America, tra i segni dell’antico splendore e il presente segnato dalla sorda crescente insofferenza nei confronti della dominazione inglese, il robusto ex agente segreto del governo imperial-regio austroungarico incomincia a indagare.
Ma l’imprevisto non tarda a cambiare le regole del gioco: al termine di un’elegante cena in onore di due noti archeologi, nel giardino di villa Peres viene trovato cadavere un noto antiquario greco in fama di usuraio. Con un proiettile in testa. E accanto, svenuta, una pistola in grembo, la signora Peres. La polizia giunge a una conclusione ovvia. Margulies, tuttavia, non ci sta. E incarica Vukcic di dimostrare l’innocenza della figlia. Nel solo modo possibile. Trovando il vero colpevole.

«*Tuzzi è il miglior autore di gialli di qualità attualmente a lavoro*».
**Corrado Augias, Il Venerdì – la Repubblica**
Aprile 1921. Emerso dal vortice della Grande guerra senza un soldo e senza una patria, Neron Vukcic – che i lettori hanno già visto all’opera nella spy-story *Il Trio dell’arciduca* – accetta l’inattesa proposta di Taamar Margulies, il ricco mercante di spezie conosciuto a Costantinopoli una vita fa, nel giugno 1914: l’anziano Margulies, infatti, sospetta che il genero Aaron Peres, a capo della filiale di Alessandria d’Egitto, falsifichi i giri contabili dell’azienda, forse per garantire un sostegno economico ai Giovani Turchi ribelli all’esangue governo del Sultano.
Vukcic accetta, e sbarca ad Alessandria, la fascinosa Perla del Mediterraneo, la città fondata da Alessandro il Grande, cantata da poeti e viaggiatori, metropoli sensuale con più religioni e razze e lingue e sessi di quante siano le dita delle mani.
Così, nella voglia di vivere scoppiata con il dopoguerra, tra la società cosmopolita che affolla le strade, i club e le spiagge, tra archeologi impegnati in campagne di scavo e giovani coppie lanciate nei nuovi balli venuti dall’America, tra i segni dell’antico splendore e il presente segnato dalla sorda crescente insofferenza nei confronti della dominazione inglese, il robusto ex agente segreto del governo imperial-regio austroungarico incomincia a indagare.
Ma l’imprevisto non tarda a cambiare le regole del gioco: al termine di un’elegante cena in onore di due noti archeologi, nel giardino di villa Peres viene trovato cadavere un noto antiquario greco in fama di usuraio. Con un proiettile in testa. E accanto, svenuta, una pistola in grembo, la signora Peres. La polizia giunge a una conclusione ovvia. Margulies, tuttavia, non ci sta. E incarica Vukcic di dimostrare l’innocenza della figlia. Nel solo modo possibile. Trovando il vero colpevole.
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### Recensione
**Un intrigo Anni Venti: chi ha ucciso l’antiquario?**
**, Tuttolibri – La Stampa
**Hans Tuzzi**, un personaggio dell’Uomo senza qualità, da tempo il nom de plume di un raffinatissimo scrittore, dandy, collezionista. Eccone la nuova storia, *Il sesto faraone*. Un intrigo degli anni Venti. Un ricco mercante di spezie affida a Nerón Vukcic – già visto all’opera nella spy-story Il Trio dell’arciduca – un’indagine sul genero Aaron Peres. È forse tra gli sponsor dei Giovani Turchi ribelli all’esangue governo del Sultano. Non manca il morto, ad Alessandria, la Perla del Mediterraneo: un antiquario greco in fama di usuraio…
### Sinossi
«*Tuzzi è il miglior autore di gialli di qualità attualmente a lavoro*».
**Corrado Augias, Il Venerdì – la Repubblica**
Aprile 1921. Emerso dal vortice della Grande guerra senza un soldo e senza una patria, Neron Vukcic – che i lettori hanno già visto all’opera nella spy-story *Il Trio dell’arciduca* – accetta l’inattesa proposta di Taamar Margulies, il ricco mercante di spezie conosciuto a Costantinopoli una vita fa, nel giugno 1914: l’anziano Margulies, infatti, sospetta che il genero Aaron Peres, a capo della filiale di Alessandria d’Egitto, falsifichi i giri contabili dell’azienda, forse per garantire un sostegno economico ai Giovani Turchi ribelli all’esangue governo del Sultano.
Vukcic accetta, e sbarca ad Alessandria, la fascinosa Perla del Mediterraneo, la città fondata da Alessandro il Grande, cantata da poeti e viaggiatori, metropoli sensuale con più religioni e razze e lingue e sessi di quante siano le dita delle mani.
Così, nella voglia di vivere scoppiata con il dopoguerra, tra la società cosmopolita che affolla le strade, i club e le spiagge, tra archeologi impegnati in campagne di scavo e giovani coppie lanciate nei nuovi balli venuti dall’America, tra i segni dell’antico splendore e il presente segnato dalla sorda crescente insofferenza nei confronti della dominazione inglese, il robusto ex agente segreto del governo imperial-regio austroungarico incomincia a indagare.
Ma l’imprevisto non tarda a cambiare le regole del gioco: al termine di un’elegante cena in onore di due noti archeologi, nel giardino di villa Peres viene trovato cadavere un noto antiquario greco in fama di usuraio. Con un proiettile in testa. E accanto, svenuta, una pistola in grembo, la signora Peres. La polizia giunge a una conclusione ovvia. Margulies, tuttavia, non ci sta. E incarica Vukcic di dimostrare l’innocenza della figlia. Nel solo modo possibile. Trovando il vero colpevole.

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Un posto sbagliato per morire

Un’inchiesta in cui la personalità della vittima è la chiave per arrivare al colpevole? Succede, più spesso di quanto si creda. Mai come in questo caso, però, il commissario Melis ne sembra convinto. Manrico Barbarani: una laurea in architettura, uno studio affermato, un socio da trent’anni al suo fianco, tante amiche, alcuni affezionati nemici, una passione per l’alpinismo, due mogli, anzi: due ex mogli. E un figlio di cui potrebbe essere il nonno. Già. E tre proiettili piantati in corpo. E dove, poi! Nella più squallida delle periferie di Milano. Qualcosa però non convince Melis, a cominciare dal fatto che l’auto di Barbarani è in garage. E allora? E allora, nel sereno settembre milanese del 1981, quando già s’annunciano i toni dell’autunno, il commissario e i suoi uomini iniziano un’indagine che, muovendosi fra i luoghi del potere più o meno occulto e le feroci dispute di una difficile separazione fra coniugi, sembra condannata ad arenarsi. Fino a quando, inatteso, l’assassino colpisce di nuovo. Allora, ecco, tutte le tessere del mosaico sembrano andare lentamente al loro posto, disegnando una vicenda di grande amarezza, di grande solitudine, di grande amore. Quell’amore per il quale un uomo può persino tradire sé stesso.

Un’inchiesta in cui la personalità della vittima è la chiave per arrivare al colpevole? Succede, più spesso di quanto si creda. Mai come in questo caso, però, il commissario Melis ne sembra convinto. Manrico Barbarani: una laurea in architettura, uno studio affermato, un socio da trent’anni al suo fianco, tante amiche, alcuni affezionati nemici, una passione per l’alpinismo, due mogli, anzi: due ex mogli. E un figlio di cui potrebbe essere il nonno. Già. E tre proiettili piantati in corpo. E dove, poi! Nella più squallida delle periferie di Milano. Qualcosa però non convince Melis, a cominciare dal fatto che l’auto di Barbarani è in garage. E allora? E allora, nel sereno settembre milanese del 1981, quando già s’annunciano i toni dell’autunno, il commissario e i suoi uomini iniziano un’indagine che, muovendosi fra i luoghi del potere più o meno occulto e le feroci dispute di una difficile separazione fra coniugi, sembra condannata ad arenarsi. Fino a quando, inatteso, l’assassino colpisce di nuovo. Allora, ecco, tutte le tessere del mosaico sembrano andare lentamente al loro posto, disegnando una vicenda di grande amarezza, di grande solitudine, di grande amore. Quell’amore per il quale un uomo può persino tradire sé stesso.

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L’ora incerta fra il cane e il lupo: Un caso per il commissario Melis

Marzo 1985: nei campi ancora innevati alla periferia sud di Milano, sotto l’antico campanile dell’abbazia di Chiaravalle, viene trovato il cadavere sfigurato di una giovane donna. Inizia così la nuova inchiesta del commissario Melis, un’inchiesta che porterà passo dopo passo lui e i suoi uomini nel mondo del giornalismo e della più o meno alta finanza. E dei suoi legami più o meno occulti. Ma se, una volta appurata l’identità della vittima, le domande fondamentali sono quelle classiche – chi l’ha uccisa e perché –, altri più sottili e inquietanti interrogativi tormentano Melis, sullo sfondo di una Milano che reca ancora ben visibili le tracce della grande nevicata che in gennaio bloccò per giorni le attività cittadine. E questi dubbi chiamano in causa gli affetti, le ambizioni e il potere di una società che sembra irrimediabilmente votata al degrado:?per scoprire, alla fine, che soltanto nei semi delle carte i cuori sono più forti dei danari. Hans Tuzzi è l’autore – oltre che di apprezzati saggi sulla storia del libro e sul suo mercato antiquario – dei celebri romanzi polizieschi ambientati a Milano che hanno come protagonista il commissario Melis: Il maestro della testa sfondata (2002), Perché Yellow non correrà (2003), Come il cielo sull’Annapurna (2004), Tre delitti un’estate (2005). L’ultimo, La morte segue i magi, uscito da Bollati Boringhieri nel 2009 è stato definito dalla critica in entusiastiche recensioni «un gioiello», «vera scrittura», «ottovolante linguistico strepitoso» con una trama segnata da «aspetti fortemente innovativi». Ha insegnato al Master di Editoria Cartacea e Multimediale diretto da Umberto Eco presso l’Università di Bologna.
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### Sinossi
Marzo 1985: nei campi ancora innevati alla periferia sud di Milano, sotto l’antico campanile dell’abbazia di Chiaravalle, viene trovato il cadavere sfigurato di una giovane donna. Inizia così la nuova inchiesta del commissario Melis, un’inchiesta che porterà passo dopo passo lui e i suoi uomini nel mondo del giornalismo e della più o meno alta finanza. E dei suoi legami più o meno occulti. Ma se, una volta appurata l’identità della vittima, le domande fondamentali sono quelle classiche – chi l’ha uccisa e perché –, altri più sottili e inquietanti interrogativi tormentano Melis, sullo sfondo di una Milano che reca ancora ben visibili le tracce della grande nevicata che in gennaio bloccò per giorni le attività cittadine. E questi dubbi chiamano in causa gli affetti, le ambizioni e il potere di una società che sembra irrimediabilmente votata al degrado:?per scoprire, alla fine, che soltanto nei semi delle carte i cuori sono più forti dei danari. Hans Tuzzi è l’autore – oltre che di apprezzati saggi sulla storia del libro e sul suo mercato antiquario – dei celebri romanzi polizieschi ambientati a Milano che hanno come protagonista il commissario Melis: Il maestro della testa sfondata (2002), Perché Yellow non correrà (2003), Come il cielo sull’Annapurna (2004), Tre delitti un’estate (2005). L’ultimo, La morte segue i magi, uscito da Bollati Boringhieri nel 2009 è stato definito dalla critica in entusiastiche recensioni «un gioiello», «vera scrittura», «ottovolante linguistico strepitoso» con una trama segnata da «aspetti fortemente innovativi». Ha insegnato al Master di Editoria Cartacea e Multimediale diretto da Umberto Eco presso l’Università di Bologna.

Marzo 1985: nei campi ancora innevati alla periferia sud di Milano, sotto l’antico campanile dell’abbazia di Chiaravalle, viene trovato il cadavere sfigurato di una giovane donna. Inizia così la nuova inchiesta del commissario Melis, un’inchiesta che porterà passo dopo passo lui e i suoi uomini nel mondo del giornalismo e della più o meno alta finanza. E dei suoi legami più o meno occulti. Ma se, una volta appurata l’identità della vittima, le domande fondamentali sono quelle classiche – chi l’ha uccisa e perché –, altri più sottili e inquietanti interrogativi tormentano Melis, sullo sfondo di una Milano che reca ancora ben visibili le tracce della grande nevicata che in gennaio bloccò per giorni le attività cittadine. E questi dubbi chiamano in causa gli affetti, le ambizioni e il potere di una società che sembra irrimediabilmente votata al degrado:?per scoprire, alla fine, che soltanto nei semi delle carte i cuori sono più forti dei danari. Hans Tuzzi è l’autore – oltre che di apprezzati saggi sulla storia del libro e sul suo mercato antiquario – dei celebri romanzi polizieschi ambientati a Milano che hanno come protagonista il commissario Melis: Il maestro della testa sfondata (2002), Perché Yellow non correrà (2003), Come il cielo sull’Annapurna (2004), Tre delitti un’estate (2005). L’ultimo, La morte segue i magi, uscito da Bollati Boringhieri nel 2009 è stato definito dalla critica in entusiastiche recensioni «un gioiello», «vera scrittura», «ottovolante linguistico strepitoso» con una trama segnata da «aspetti fortemente innovativi». Ha insegnato al Master di Editoria Cartacea e Multimediale diretto da Umberto Eco presso l’Università di Bologna.
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### Sinossi
Marzo 1985: nei campi ancora innevati alla periferia sud di Milano, sotto l’antico campanile dell’abbazia di Chiaravalle, viene trovato il cadavere sfigurato di una giovane donna. Inizia così la nuova inchiesta del commissario Melis, un’inchiesta che porterà passo dopo passo lui e i suoi uomini nel mondo del giornalismo e della più o meno alta finanza. E dei suoi legami più o meno occulti. Ma se, una volta appurata l’identità della vittima, le domande fondamentali sono quelle classiche – chi l’ha uccisa e perché –, altri più sottili e inquietanti interrogativi tormentano Melis, sullo sfondo di una Milano che reca ancora ben visibili le tracce della grande nevicata che in gennaio bloccò per giorni le attività cittadine. E questi dubbi chiamano in causa gli affetti, le ambizioni e il potere di una società che sembra irrimediabilmente votata al degrado:?per scoprire, alla fine, che soltanto nei semi delle carte i cuori sono più forti dei danari. Hans Tuzzi è l’autore – oltre che di apprezzati saggi sulla storia del libro e sul suo mercato antiquario – dei celebri romanzi polizieschi ambientati a Milano che hanno come protagonista il commissario Melis: Il maestro della testa sfondata (2002), Perché Yellow non correrà (2003), Come il cielo sull’Annapurna (2004), Tre delitti un’estate (2005). L’ultimo, La morte segue i magi, uscito da Bollati Boringhieri nel 2009 è stato definito dalla critica in entusiastiche recensioni «un gioiello», «vera scrittura», «ottovolante linguistico strepitoso» con una trama segnata da «aspetti fortemente innovativi». Ha insegnato al Master di Editoria Cartacea e Multimediale diretto da Umberto Eco presso l’Università di Bologna.

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La morte segue i magi

Che cosa è vero? Che cosa è falso? Domande che in questa nuova indagine il commissario Melis si ripete con insistenza. Dopo aver assistito casualmente alla conversazione di una coppia di mezza età, si è ritrovato di fronte all’uomo, cadavere, in obitorio. Omicidio? E, se sì, che c’era di falso nell’ordinata vita di Walter Cenzatti, restauratore, per causare una morte così violenta? E ancora: è vero che Leone Maggi era un falsario, ma è proprio vero che è stato ucciso per questo? E, passando dal pubblico al privato, è vero che la sua compagna, Fiorenza, sta attraversando un brutto momento sul lavoro, ma non sarà che anche il loro rapporto è un po’ stanco? E non è affatto falso, invece, dire che quella giovane restauratrice conosciuta durante l’inchiesta… Hans Tuzzi ci regala una nuova inchiesta del commissario Melis, un romanzo corale che va oltre l’etichetta del genere, dove le vicende pubbliche e private dei numerosi personaggi si intrecciano restituendo uno spaccato della Milano della metà degli anni ottanta.
(source: Bol.com)

Che cosa è vero? Che cosa è falso? Domande che in questa nuova indagine il commissario Melis si ripete con insistenza. Dopo aver assistito casualmente alla conversazione di una coppia di mezza età, si è ritrovato di fronte all’uomo, cadavere, in obitorio. Omicidio? E, se sì, che c’era di falso nell’ordinata vita di Walter Cenzatti, restauratore, per causare una morte così violenta? E ancora: è vero che Leone Maggi era un falsario, ma è proprio vero che è stato ucciso per questo? E, passando dal pubblico al privato, è vero che la sua compagna, Fiorenza, sta attraversando un brutto momento sul lavoro, ma non sarà che anche il loro rapporto è un po’ stanco? E non è affatto falso, invece, dire che quella giovane restauratrice conosciuta durante l’inchiesta… Hans Tuzzi ci regala una nuova inchiesta del commissario Melis, un romanzo corale che va oltre l’etichetta del genere, dove le vicende pubbliche e private dei numerosi personaggi si intrecciano restituendo uno spaccato della Milano della metà degli anni ottanta.
(source: Bol.com)

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Metropolis: Viaggio sotterraneo nella storia segreta delle città d’Italia

La storia d’Italia è anche geografia: quella delle nostre città così ricche di monumenti, palazzi e scorci, connessi da un intrico di vie sotterranee che sono una metafora dei percorsi della nostra memoria. In questo dedalo ci accompagna Hans Tuzzi, guida d’eccezione alla scoperta dei segreti di quattro città italiane servite dalla metropolitana: Roma, Milano, Napoli, Torino. Attraversiamo le vie della Roma dei Cesari, saliamo a piazza di Spagna, “la più bella del mondo” per Gabriele D’Annunzio, teatro degli amori di Elena Muti e Andrea Sperelli, e scendiamo a Cavour per passeggiare fino all’Istituto di Fisica di Via Panisperna, dove negli anni Trenta studiarono gli astri nascenti del mondo scientifico. Saliamo a Cairoli, sulla linea 1 della metropolitana di Milano, che ricorda la mater dolorosa del nostro Risorgimento — “Le tombe dei vostri figli saranno altari”, le scrisse Giuseppe Mazzini nel 1869 — per scendere a Duomo, dove i fratelli Bocconi aprirono il primo negozio di abiti preconfezionati. Ci spostiamo a Napoli, dove, non lontano dalla fermata Vanvitelli visitiamo la residenza di Maria Carolina, che sposò giovanissima il guaglione rozzo e sanguigno passato alla storia come re Nasone. Saltiamo un secolo e da Dante, sulla linea 1 della metropolitana di Torino, arriviamo al parco del Valentino, dove nel 1902 venne organizzata l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna in un’efflorescenza liberty estranea alla lineare anima cittadina. Muovendosi con passo colto e divertito tra stazioni e coincidenze, Hans Tuzzi decritta la mappa del nostro passato riportando alla luce un vero tesoro nascosto di aneddoti, citazioni e descrizioni. E invita ogni lettore a un percorso di scoperta da seguire sulle linee a ciascuno più congeniali: tra le pareti di casa o per le strade di un centro cittadino, o dal vagone di una metropolitana.

La storia d’Italia è anche geografia: quella delle nostre città così ricche di monumenti, palazzi e scorci, connessi da un intrico di vie sotterranee che sono una metafora dei percorsi della nostra memoria. In questo dedalo ci accompagna Hans Tuzzi, guida d’eccezione alla scoperta dei segreti di quattro città italiane servite dalla metropolitana: Roma, Milano, Napoli, Torino. Attraversiamo le vie della Roma dei Cesari, saliamo a piazza di Spagna, “la più bella del mondo” per Gabriele D’Annunzio, teatro degli amori di Elena Muti e Andrea Sperelli, e scendiamo a Cavour per passeggiare fino all’Istituto di Fisica di Via Panisperna, dove negli anni Trenta studiarono gli astri nascenti del mondo scientifico. Saliamo a Cairoli, sulla linea 1 della metropolitana di Milano, che ricorda la mater dolorosa del nostro Risorgimento — “Le tombe dei vostri figli saranno altari”, le scrisse Giuseppe Mazzini nel 1869 — per scendere a Duomo, dove i fratelli Bocconi aprirono il primo negozio di abiti preconfezionati. Ci spostiamo a Napoli, dove, non lontano dalla fermata Vanvitelli visitiamo la residenza di Maria Carolina, che sposò giovanissima il guaglione rozzo e sanguigno passato alla storia come re Nasone. Saltiamo un secolo e da Dante, sulla linea 1 della metropolitana di Torino, arriviamo al parco del Valentino, dove nel 1902 venne organizzata l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna in un’efflorescenza liberty estranea alla lineare anima cittadina. Muovendosi con passo colto e divertito tra stazioni e coincidenze, Hans Tuzzi decritta la mappa del nostro passato riportando alla luce un vero tesoro nascosto di aneddoti, citazioni e descrizioni. E invita ogni lettore a un percorso di scoperta da seguire sulle linee a ciascuno più congeniali: tra le pareti di casa o per le strade di un centro cittadino, o dal vagone di una metropolitana.

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Il Maestro della Testa sfondata

«*Scopritelo, Tuzzi, e leggete tutto quello che ha scritto*».
**Fabrizio d’Esposito, «il Fatto quotidiano»**
«*Il commissario Melis indaga con la finezza e l’acume che i lettori di Tuzzi, uno dei nostri più eleganti giallisti, conoscono. La cerchia dei sospetti si allarga poi arriva, inaspettata, la sorpresa finale.*»
**Il Venerdì – la Repubblica**
«*Melis è abilissimo a depistarci… per poi riportarci al vero colpevole, inaspettato, proprio perché gli indizi erano sotto i nostri occhi ma non volevamo vederli.*»
**Francesca Frediani, D – la Repubblica**
«*Il commissario Melis può contare su una schiera di lettori affezionati. Forse perché somiglia in qualcosa a Maigret*».
** Leopoldo Fabiani, «la Repubblica»**
«*Hans Tuzzi e il suo poliziotto Norberto Melis mi regalano così tanto piacere che quasi li sento di famiglia… Melis si applica con tutta la sua intelligenza che per osmosi trasmette a chi legge*».
**Pietro Cheli, «Amica»**
«*Pagine di ironia impalpabile e di cultura perfetta assorbita nel tessuto narrativo*».
**Giampiero Cinque, «Il Giornale di Sicilia»**
Febbraio 1978: nessuno può ancora saperlo, ma fra poche settimane il rapimento di Aldo Moro cambierà per sempre la storia d’Italia. Ma oggi è soltanto l’alba nebbiosa di un sabato qualunque, in un inverno come tanti altri. Fino a quando, nell’estrema periferia della Barona, a Milano, fra i casermoni popolari e la triste luce dei lampioni, su un autobus fermo a un capolinea che non è il suo, viene trovato il cadavere dell’autista, i pantaloni abbassati e la testa sfondata da una serie di violenti colpi alla nuca.
Il giovane commissario Melis, incaricato delle indagini, resiste alla tentazione di archiviarlo come un banale caso di aggressione. E quando scopre che l’uomo lavorava a tempo perso per uno stimato libraio antiquario morto d’infarto pochi giorni prima, decide che questa coincidenza merita d’essere approfondita. Così, di coincidenza in coincidenza, di indizio in indizio, di tassello in tassello, Melis si ritrova a indagare nel mondo a lui sconosciuto dei libri antichi e dell’antiquariato, passando fra ambienti sociali molto differenti e distanti fra loro. L’approfondita e accurata indagine sul delitto – anzi, no: sui delitti, perché l’omicida colpisce ancora, e con ferocia – attraversa sguaiati quartieri popolari e felpati salotti borghesi, curiose botteghe artigiane e raffinati templi della bibliofilia per consegnare al lettore l’intenso e sfaccettato romanzo di una città: Milano. E un personaggio a tutto tondo ormai molto amato dai lettori: il commissario (poi vicequestore) Norberto Melis.
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### Sinossi
«*Scopritelo, Tuzzi, e leggete tutto quello che ha scritto*».
**Fabrizio d’Esposito, «il Fatto quotidiano»**
«*Il commissario Melis indaga con la finezza e l’acume che i lettori di Tuzzi, uno dei nostri più eleganti giallisti, conoscono. La cerchia dei sospetti si allarga poi arriva, inaspettata, la sorpresa finale.*»
**Il Venerdì – la Repubblica**
«*Melis è abilissimo a depistarci… per poi riportarci al vero colpevole, inaspettato, proprio perché gli indizi erano sotto i nostri occhi ma non volevamo vederli.*»
**Francesca Frediani, D – la Repubblica**
«*Il commissario Melis può contare su una schiera di lettori affezionati. Forse perché somiglia in qualcosa a Maigret*».
** Leopoldo Fabiani, «la Repubblica»**
«*Hans Tuzzi e il suo poliziotto Norberto Melis mi regalano così tanto piacere che quasi li sento di famiglia… Melis si applica con tutta la sua intelligenza che per osmosi trasmette a chi legge*».
**Pietro Cheli, «Amica»**
«*Pagine di ironia impalpabile e di cultura perfetta assorbita nel tessuto narrativo*».
**Giampiero Cinque, «Il Giornale di Sicilia»**
Febbraio 1978: nessuno può ancora saperlo, ma fra poche settimane il rapimento di Aldo Moro cambierà per sempre la storia d’Italia. Ma oggi è soltanto l’alba nebbiosa di un sabato qualunque, in un inverno come tanti altri. Fino a quando, nell’estrema periferia della Barona, a Milano, fra i casermoni popolari e la triste luce dei lampioni, su un autobus fermo a un capolinea che non è il suo, viene trovato il cadavere dell’autista, i pantaloni abbassati e la testa sfondata da una serie di violenti colpi alla nuca.
Il giovane commissario Melis, incaricato delle indagini, resiste alla tentazione di archiviarlo come un banale caso di aggressione. E quando scopre che l’uomo lavorava a tempo perso per uno stimato libraio antiquario morto d’infarto pochi giorni prima, decide che questa coincidenza merita d’essere approfondita. Così, di coincidenza in coincidenza, di indizio in indizio, di tassello in tassello, Melis si ritrova a indagare nel mondo a lui sconosciuto dei libri antichi e dell’antiquariato, passando fra ambienti sociali molto differenti e distanti fra loro. L’approfondita e accurata indagine sul delitto – anzi, no: sui delitti, perché l’omicida colpisce ancora, e con ferocia – attraversa sguaiati quartieri popolari e felpati salotti borghesi, curiose botteghe artigiane e raffinati templi della bibliofilia per consegnare al lettore l’intenso e sfaccettato romanzo di una città: Milano. E un personaggio a tutto tondo ormai molto amato dai lettori: il commissario (poi vicequestore) Norberto Melis.

«*Scopritelo, Tuzzi, e leggete tutto quello che ha scritto*».
**Fabrizio d’Esposito, «il Fatto quotidiano»**
«*Il commissario Melis indaga con la finezza e l’acume che i lettori di Tuzzi, uno dei nostri più eleganti giallisti, conoscono. La cerchia dei sospetti si allarga poi arriva, inaspettata, la sorpresa finale.*»
**Il Venerdì – la Repubblica**
«*Melis è abilissimo a depistarci… per poi riportarci al vero colpevole, inaspettato, proprio perché gli indizi erano sotto i nostri occhi ma non volevamo vederli.*»
**Francesca Frediani, D – la Repubblica**
«*Il commissario Melis può contare su una schiera di lettori affezionati. Forse perché somiglia in qualcosa a Maigret*».
** Leopoldo Fabiani, «la Repubblica»**
«*Hans Tuzzi e il suo poliziotto Norberto Melis mi regalano così tanto piacere che quasi li sento di famiglia… Melis si applica con tutta la sua intelligenza che per osmosi trasmette a chi legge*».
**Pietro Cheli, «Amica»**
«*Pagine di ironia impalpabile e di cultura perfetta assorbita nel tessuto narrativo*».
**Giampiero Cinque, «Il Giornale di Sicilia»**
Febbraio 1978: nessuno può ancora saperlo, ma fra poche settimane il rapimento di Aldo Moro cambierà per sempre la storia d’Italia. Ma oggi è soltanto l’alba nebbiosa di un sabato qualunque, in un inverno come tanti altri. Fino a quando, nell’estrema periferia della Barona, a Milano, fra i casermoni popolari e la triste luce dei lampioni, su un autobus fermo a un capolinea che non è il suo, viene trovato il cadavere dell’autista, i pantaloni abbassati e la testa sfondata da una serie di violenti colpi alla nuca.
Il giovane commissario Melis, incaricato delle indagini, resiste alla tentazione di archiviarlo come un banale caso di aggressione. E quando scopre che l’uomo lavorava a tempo perso per uno stimato libraio antiquario morto d’infarto pochi giorni prima, decide che questa coincidenza merita d’essere approfondita. Così, di coincidenza in coincidenza, di indizio in indizio, di tassello in tassello, Melis si ritrova a indagare nel mondo a lui sconosciuto dei libri antichi e dell’antiquariato, passando fra ambienti sociali molto differenti e distanti fra loro. L’approfondita e accurata indagine sul delitto – anzi, no: sui delitti, perché l’omicida colpisce ancora, e con ferocia – attraversa sguaiati quartieri popolari e felpati salotti borghesi, curiose botteghe artigiane e raffinati templi della bibliofilia per consegnare al lettore l’intenso e sfaccettato romanzo di una città: Milano. E un personaggio a tutto tondo ormai molto amato dai lettori: il commissario (poi vicequestore) Norberto Melis.
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### Sinossi
«*Scopritelo, Tuzzi, e leggete tutto quello che ha scritto*».
**Fabrizio d’Esposito, «il Fatto quotidiano»**
«*Il commissario Melis indaga con la finezza e l’acume che i lettori di Tuzzi, uno dei nostri più eleganti giallisti, conoscono. La cerchia dei sospetti si allarga poi arriva, inaspettata, la sorpresa finale.*»
**Il Venerdì – la Repubblica**
«*Melis è abilissimo a depistarci… per poi riportarci al vero colpevole, inaspettato, proprio perché gli indizi erano sotto i nostri occhi ma non volevamo vederli.*»
**Francesca Frediani, D – la Repubblica**
«*Il commissario Melis può contare su una schiera di lettori affezionati. Forse perché somiglia in qualcosa a Maigret*».
** Leopoldo Fabiani, «la Repubblica»**
«*Hans Tuzzi e il suo poliziotto Norberto Melis mi regalano così tanto piacere che quasi li sento di famiglia… Melis si applica con tutta la sua intelligenza che per osmosi trasmette a chi legge*».
**Pietro Cheli, «Amica»**
«*Pagine di ironia impalpabile e di cultura perfetta assorbita nel tessuto narrativo*».
**Giampiero Cinque, «Il Giornale di Sicilia»**
Febbraio 1978: nessuno può ancora saperlo, ma fra poche settimane il rapimento di Aldo Moro cambierà per sempre la storia d’Italia. Ma oggi è soltanto l’alba nebbiosa di un sabato qualunque, in un inverno come tanti altri. Fino a quando, nell’estrema periferia della Barona, a Milano, fra i casermoni popolari e la triste luce dei lampioni, su un autobus fermo a un capolinea che non è il suo, viene trovato il cadavere dell’autista, i pantaloni abbassati e la testa sfondata da una serie di violenti colpi alla nuca.
Il giovane commissario Melis, incaricato delle indagini, resiste alla tentazione di archiviarlo come un banale caso di aggressione. E quando scopre che l’uomo lavorava a tempo perso per uno stimato libraio antiquario morto d’infarto pochi giorni prima, decide che questa coincidenza merita d’essere approfondita. Così, di coincidenza in coincidenza, di indizio in indizio, di tassello in tassello, Melis si ritrova a indagare nel mondo a lui sconosciuto dei libri antichi e dell’antiquariato, passando fra ambienti sociali molto differenti e distanti fra loro. L’approfondita e accurata indagine sul delitto – anzi, no: sui delitti, perché l’omicida colpisce ancora, e con ferocia – attraversa sguaiati quartieri popolari e felpati salotti borghesi, curiose botteghe artigiane e raffinati templi della bibliofilia per consegnare al lettore l’intenso e sfaccettato romanzo di una città: Milano. E un personaggio a tutto tondo ormai molto amato dai lettori: il commissario (poi vicequestore) Norberto Melis.

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La figlia più bella: Un caso per il commissario Melis

Giugno 1986. Mentre tutta l’Italia segue i mondiali di calcio, una ragazza viene trovata affogata in una roggia nelle campagne di Abbiategrasso: non è un incidente, ma l’assassino non ha abusato sessualmente della vittima.
L’indagine, partita male, viene affidata a Melis. Che sa bene come, in questi casi, i primi sospetti si devono concentrare sulla cerchia dei famigliari. I quali, però, nella loro cascina isolata fra i campi, non soltanto forniscono solidi alibi l’uno con l’altro, ma sembrano sinceramente provati dal dolore.
L’attenzione del commissario si sposta perciò sulla ricca cittadina, dove tutti, o quasi, conducono una vita apparentemente esemplare ma dove in realtà ciascuno ha i propri più o meno inconfessabili segreti, in uno spaccato di vita di provincia della quale Tuzzi raffigura vizi privati e pubbliche virtù. Non mancano poi le lettere anonime, a schizzar fango e sospetti ora su questo ora su quello, arrivando persino a gettare ombre sul passato della povera ragazza morta alla quale, forse, qualcuno aveva promesso una carriera da attrice cinematografica.
Coadiuvato da personale di polizia a lui sconosciuto, Melis non sottovaluta nessuna traccia, eppure qualcosa gli dice che le origini del delitto vanno cercate altrove. Ma dove? Lentamente, si delinea una possibile pista. Una brutta, sporca pista. Sulla quale Melis lancia i suoi abituali collaboratori, gli agenti della sua Squadra: e D’Aiuto, Ferrini e Giovannini si dimostrano all’altezza delle aspettative, anche se la soluzione del caso si presenterà improvvisa e amara – una crudele smentita a ogni raziocinio investigativo.
**
### Sinossi
Giugno 1986. Mentre tutta l’Italia segue i mondiali di calcio, una ragazza viene trovata affogata in una roggia nelle campagne di Abbiategrasso: non è un incidente, ma l’assassino non ha abusato sessualmente della vittima.
L’indagine, partita male, viene affidata a Melis. Che sa bene come, in questi casi, i primi sospetti si devono concentrare sulla cerchia dei famigliari. I quali, però, nella loro cascina isolata fra i campi, non soltanto forniscono solidi alibi l’uno con l’altro, ma sembrano sinceramente provati dal dolore.
L’attenzione del commissario si sposta perciò sulla ricca cittadina, dove tutti, o quasi, conducono una vita apparentemente esemplare ma dove in realtà ciascuno ha i propri più o meno inconfessabili segreti, in uno spaccato di vita di provincia della quale Tuzzi raffigura vizi privati e pubbliche virtù. Non mancano poi le lettere anonime, a schizzar fango e sospetti ora su questo ora su quello, arrivando persino a gettare ombre sul passato della povera ragazza morta alla quale, forse, qualcuno aveva promesso una carriera da attrice cinematografica.
Coadiuvato da personale di polizia a lui sconosciuto, Melis non sottovaluta nessuna traccia, eppure qualcosa gli dice che le origini del delitto vanno cercate altrove. Ma dove? Lentamente, si delinea una possibile pista. Una brutta, sporca pista. Sulla quale Melis lancia i suoi abituali collaboratori, gli agenti della sua Squadra: e D’Aiuto, Ferrini e Giovannini si dimostrano all’altezza delle aspettative, anche se la soluzione del caso si presenterà improvvisa e amara – una crudele smentita a ogni raziocinio investigativo.

Giugno 1986. Mentre tutta l’Italia segue i mondiali di calcio, una ragazza viene trovata affogata in una roggia nelle campagne di Abbiategrasso: non è un incidente, ma l’assassino non ha abusato sessualmente della vittima.
L’indagine, partita male, viene affidata a Melis. Che sa bene come, in questi casi, i primi sospetti si devono concentrare sulla cerchia dei famigliari. I quali, però, nella loro cascina isolata fra i campi, non soltanto forniscono solidi alibi l’uno con l’altro, ma sembrano sinceramente provati dal dolore.
L’attenzione del commissario si sposta perciò sulla ricca cittadina, dove tutti, o quasi, conducono una vita apparentemente esemplare ma dove in realtà ciascuno ha i propri più o meno inconfessabili segreti, in uno spaccato di vita di provincia della quale Tuzzi raffigura vizi privati e pubbliche virtù. Non mancano poi le lettere anonime, a schizzar fango e sospetti ora su questo ora su quello, arrivando persino a gettare ombre sul passato della povera ragazza morta alla quale, forse, qualcuno aveva promesso una carriera da attrice cinematografica.
Coadiuvato da personale di polizia a lui sconosciuto, Melis non sottovaluta nessuna traccia, eppure qualcosa gli dice che le origini del delitto vanno cercate altrove. Ma dove? Lentamente, si delinea una possibile pista. Una brutta, sporca pista. Sulla quale Melis lancia i suoi abituali collaboratori, gli agenti della sua Squadra: e D’Aiuto, Ferrini e Giovannini si dimostrano all’altezza delle aspettative, anche se la soluzione del caso si presenterà improvvisa e amara – una crudele smentita a ogni raziocinio investigativo.
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### Sinossi
Giugno 1986. Mentre tutta l’Italia segue i mondiali di calcio, una ragazza viene trovata affogata in una roggia nelle campagne di Abbiategrasso: non è un incidente, ma l’assassino non ha abusato sessualmente della vittima.
L’indagine, partita male, viene affidata a Melis. Che sa bene come, in questi casi, i primi sospetti si devono concentrare sulla cerchia dei famigliari. I quali, però, nella loro cascina isolata fra i campi, non soltanto forniscono solidi alibi l’uno con l’altro, ma sembrano sinceramente provati dal dolore.
L’attenzione del commissario si sposta perciò sulla ricca cittadina, dove tutti, o quasi, conducono una vita apparentemente esemplare ma dove in realtà ciascuno ha i propri più o meno inconfessabili segreti, in uno spaccato di vita di provincia della quale Tuzzi raffigura vizi privati e pubbliche virtù. Non mancano poi le lettere anonime, a schizzar fango e sospetti ora su questo ora su quello, arrivando persino a gettare ombre sul passato della povera ragazza morta alla quale, forse, qualcuno aveva promesso una carriera da attrice cinematografica.
Coadiuvato da personale di polizia a lui sconosciuto, Melis non sottovaluta nessuna traccia, eppure qualcosa gli dice che le origini del delitto vanno cercate altrove. Ma dove? Lentamente, si delinea una possibile pista. Una brutta, sporca pista. Sulla quale Melis lancia i suoi abituali collaboratori, gli agenti della sua Squadra: e D’Aiuto, Ferrini e Giovannini si dimostrano all’altezza delle aspettative, anche se la soluzione del caso si presenterà improvvisa e amara – una crudele smentita a ogni raziocinio investigativo.

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La Figlia Più Bella

Giugno 1986. Mentre tutta l’Italia segue i mondiali di calcio, una ragazza viene trovata affogata in una roggia nelle campagne di Abbiategrasso: non è un incidente, ma l’assassino non ha abusato sessualmente della vittima.
L’indagine, partita male, viene affidata a Melis. Che sa bene come, in questi casi, i primi sospetti si devono concentrare sulla cerchia dei famigliari. I quali, però, nella loro cascina isolata fra i campi, non soltanto forniscono solidi alibi l’uno con l’altro, ma sembrano sinceramente provati dal dolore.
L’attenzione del commissario si sposta perciò sulla ricca cittadina, dove tutti, o quasi, conducono una vita apparentemente esemplare ma dove in realtà ciascuno ha i propri più o meno inconfessabili segreti, in uno spaccato di vita di provincia della quale Tuzzi raffigura vizi privati e pubbliche virtù. Non mancano poi le lettere anonime, a schizzar fango e sospetti ora su questo ora su quello, arrivando persino a gettare ombre sul passato della povera ragazza morta alla quale, forse, qualcuno aveva promesso una carriera da attrice cinematografica.
Coadiuvato da personale di polizia a lui sconosciuto, Melis non sottovaluta nessuna traccia, eppure qualcosa gli dice che le origini del delitto vanno cercate altrove. Ma dove? Lentamente, si delinea una possibile pista. Una brutta, sporca pista. Sulla quale Melis lancia i suoi abituali collaboratori, gli agenti della sua Squadra: e D’Aiuto, Ferrini e Giovannini si dimostrano all’altezza delle aspettative, anche se la soluzione del caso si presenterà improvvisa e amara – una crudele smentita a ogni raziocinio investigativo.

Giugno 1986. Mentre tutta l’Italia segue i mondiali di calcio, una ragazza viene trovata affogata in una roggia nelle campagne di Abbiategrasso: non è un incidente, ma l’assassino non ha abusato sessualmente della vittima.
L’indagine, partita male, viene affidata a Melis. Che sa bene come, in questi casi, i primi sospetti si devono concentrare sulla cerchia dei famigliari. I quali, però, nella loro cascina isolata fra i campi, non soltanto forniscono solidi alibi l’uno con l’altro, ma sembrano sinceramente provati dal dolore.
L’attenzione del commissario si sposta perciò sulla ricca cittadina, dove tutti, o quasi, conducono una vita apparentemente esemplare ma dove in realtà ciascuno ha i propri più o meno inconfessabili segreti, in uno spaccato di vita di provincia della quale Tuzzi raffigura vizi privati e pubbliche virtù. Non mancano poi le lettere anonime, a schizzar fango e sospetti ora su questo ora su quello, arrivando persino a gettare ombre sul passato della povera ragazza morta alla quale, forse, qualcuno aveva promesso una carriera da attrice cinematografica.
Coadiuvato da personale di polizia a lui sconosciuto, Melis non sottovaluta nessuna traccia, eppure qualcosa gli dice che le origini del delitto vanno cercate altrove. Ma dove? Lentamente, si delinea una possibile pista. Una brutta, sporca pista. Sulla quale Melis lancia i suoi abituali collaboratori, gli agenti della sua Squadra: e D’Aiuto, Ferrini e Giovannini si dimostrano all’altezza delle aspettative, anche se la soluzione del caso si presenterà improvvisa e amara – una crudele smentita a ogni raziocinio investigativo.

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Un enigma dal passato

Le valli dell’Alto Verbano, primavera 1986. Un paese come tanti, piccolo, grazioso, raccolto, pronto ad accogliere i turisti come ogni estate. Ma questa non si annuncia un’estate come le altre. Non capita tutti gli anni, infatti, di fare un macabro rinvenimento come quello che degnamente conclude la conferenza del professor Maldifassi sulle streghe di Druogno. Così il commissario Norberto Melis, ospite occasionale al seguito della compagna Fiorenza, viene incaricato dai superiori di dare una mano ai locali rappresentanti della legge. Per scoprire quasi subito, fra cene squisite e gite fra i boschi, quanto quel paesino da fiaba e i suoi decorosi e compìti abitanti celino segreti, invidie, rancori, antipatie, ostilità. E che, come sempre accade, il presente affonda le proprie radici nel passato, un passato ormai lontano. Ma scavare nel passato, si sa, può diventare molto pericoloso. Soprattutto quando quei giorni remoti vennero macchiati dal sangue. La nuova, inedita indagine del commissario Melis conferma tutti gli ingredienti che hanno fatto amare ai lettori le precedenti: un linguaggio che, tra il dolente e l’ironico, mischia continuamente alto e basso, l’attenzione all’arte culinaria, una vicenda gialla alquanto intricata che si dipana per piccole intuizioni, con un insoluto crimine commesso durante l’ultima guerra che getta la propria ombra sul delitto contemporaneo, e un complicato puzzle di identità da comporre con le tessere di vittime e colpevoli.
(source: Bol.com)

Le valli dell’Alto Verbano, primavera 1986. Un paese come tanti, piccolo, grazioso, raccolto, pronto ad accogliere i turisti come ogni estate. Ma questa non si annuncia un’estate come le altre. Non capita tutti gli anni, infatti, di fare un macabro rinvenimento come quello che degnamente conclude la conferenza del professor Maldifassi sulle streghe di Druogno. Così il commissario Norberto Melis, ospite occasionale al seguito della compagna Fiorenza, viene incaricato dai superiori di dare una mano ai locali rappresentanti della legge. Per scoprire quasi subito, fra cene squisite e gite fra i boschi, quanto quel paesino da fiaba e i suoi decorosi e compìti abitanti celino segreti, invidie, rancori, antipatie, ostilità. E che, come sempre accade, il presente affonda le proprie radici nel passato, un passato ormai lontano. Ma scavare nel passato, si sa, può diventare molto pericoloso. Soprattutto quando quei giorni remoti vennero macchiati dal sangue. La nuova, inedita indagine del commissario Melis conferma tutti gli ingredienti che hanno fatto amare ai lettori le precedenti: un linguaggio che, tra il dolente e l’ironico, mischia continuamente alto e basso, l’attenzione all’arte culinaria, una vicenda gialla alquanto intricata che si dipana per piccole intuizioni, con un insoluto crimine commesso durante l’ultima guerra che getta la propria ombra sul delitto contemporaneo, e un complicato puzzle di identità da comporre con le tessere di vittime e colpevoli.
(source: Bol.com)

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La belva nel labirinto

Quale filo invisibile lega fra loro un sacerdote di frontiera, un travestito di mezza età e un brillante studente universitario nella cui auto giace cadavere una ragazza? E le altre vittime dell’anonima mano omicida che nell’estate del 1987 nelle vie di Milano porta la morte, annunciata dai beffardi e inquietanti Arcani dei tarocchi?A cosa si riferisce la misteriosa scritta che l’assassino traccia su ogni Arcano? E ha davvero un senso tutto l’armamentario del nazismo esoterico che costantemente affiora fra i più diversi indizi? E i Servizi segreti hanno, in tutto ciò, un ruolo oscuro?Conscio che in simili casi soltanto una paziente indagine è possibile, ma non è mai sufficiente, poichè occorre anche un aiuto del Caso, o un errore da parte del colpevole, il vicequestore Melis, coadiuvato dai suoi uomini, intraprende un frustrante cammino di conoscenza attraverso una Milano varia e cangiante nelle sue componenti sociali, fra il vizio manifesto da un lato e l’oscuro mondo del fanatismo dall’altro, sino a giungere alla tenebrosa fonte del male che l’uomo infligge all’uomo allorché è convinto di detenere la verità.

Quale filo invisibile lega fra loro un sacerdote di frontiera, un travestito di mezza età e un brillante studente universitario nella cui auto giace cadavere una ragazza? E le altre vittime dell’anonima mano omicida che nell’estate del 1987 nelle vie di Milano porta la morte, annunciata dai beffardi e inquietanti Arcani dei tarocchi?A cosa si riferisce la misteriosa scritta che l’assassino traccia su ogni Arcano? E ha davvero un senso tutto l’armamentario del nazismo esoterico che costantemente affiora fra i più diversi indizi? E i Servizi segreti hanno, in tutto ciò, un ruolo oscuro?Conscio che in simili casi soltanto una paziente indagine è possibile, ma non è mai sufficiente, poichè occorre anche un aiuto del Caso, o un errore da parte del colpevole, il vicequestore Melis, coadiuvato dai suoi uomini, intraprende un frustrante cammino di conoscenza attraverso una Milano varia e cangiante nelle sue componenti sociali, fra il vizio manifesto da un lato e l’oscuro mondo del fanatismo dall’altro, sino a giungere alla tenebrosa fonte del male che l’uomo infligge all’uomo allorché è convinto di detenere la verità.

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