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Carissimo Signor Padre

Vero e proprio “romanzo familiare”, complesso e delicato, ma anche storia di un’avventura intellettuale che racconta il desiderio di emulazione del padre da parte del figlio e il progressivo capovolgimento dei ruoli, fino alla decisa distinzione dei loro destini e delle loro identità.

Guerra de’ topi e delle rane

Poemetto satirico zooepico di otto canti in ottave, presentato come continuazione del poema pseudo-omerico Batracomiomachia (“Guerra dei topi e delle rane”), che Leopardi tradusse in tre redazioni diverse (1815, 1821-22, 1826). Iniziato intorno al 1831, il poeta vi lavorò fino alla morte; fu pubblicato postumo nel 1842. Sotto le vesti degli animali si nascondono i contendenti dei moti risorgimentali: i topi sono i liberali, le rane i reazionari, i granchi gli austriaci. L’opera fu definita da Gioberti “un libro terribile” che, mentre condanna gli oppressori, smaschera con amara ironia le ingenuità e le ipocrisie dei patrioti (in particolare degli spiritualisti cattolici), in una generale prospettiva anticonsolatoria.
Testo di riferimento: *Tutte le opere* di G. Leopardi, a cura di F. Flora, I, Milano, Mondadori, 1958.

Angelica

Questo ebook è un testo di pubblico dominio. Potete trovare il testo liberamente sul web. La presente edizione è stata realizzata per Amazon da Simplicissimus Book Farm per la distribuzione gratuita attraverso Kindle.
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### Sinossi
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Le rimembranze

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Operette morali

Dall’incipit del libro: “Narrasi che tutti gli uomini che da principio popolarono la terra, fossero creati per ogni dove a un medesimo tempo, e tutti bambini, e fossero nutricati dalle api, dalle capre e dalle colombe nel modo che i poeti favoleggiarono dell’educazione di Giove. E che la terra fosse molto più piccola che ora non è, quasi tutti i paesi piani, il cielo senza stelle, non fosse creato il mare, e apparisse nel mondo molto minore varietà e magnificenza che oggi non vi si scuopre. Ma nondimeno gli uomini compiacendosi insaziabilmente di riguardare e di considerare il cielo e la terra, maravigliandosene sopra modo e riputando l’uno e l’altra bellissimi e, non che vasti, ma infiniti, così di grandezza come di maestà e di leggiadria; pascendosi oltre a ciò di lietissime speranze, e traendo da ciascun sentimento della loro vita incredibili diletti, crescevano con molto contento, e con poco meno che opinione di felicità. Così consumata dolcissimamente la fanciullezza e la prima adolescenza, e venuti in età più ferma, incominciarono a provare alcuna mutazione. Perciocché le speranze, che eglino fino a quel tempo erano andati rimettendo di giorno in giorno, non si riducendo ancora ad effetto, parve loro che meritassero poca fede; e contentarsi di quello che presentemente godessero, senza promettersi verun accrescimento di bene, non pareva loro di potere, massimamente che l’aspetto delle cose naturali e ciascuna parte della vita giornaliera, o per l’assuefazione o per essere diminuita nei loro animi quella prima vivacità, non riusciva loro di gran lungo così dilettevole e grata come a principio.” Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare. Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

Paralipomeni della Batracomiomachia

Poemetto satirico zooepico di otto canti in ottave, presentato come continuazione del poema pseudo-omerico Batracomiomachia (“Guerra dei topi e delle rane”), che Leopardi tradusse in tre redazioni diverse (1815, 1821-22, 1826). Iniziato intorno al 1831, il poeta vi lavorò fino alla morte; fu pubblicato postumo nel 1842. Sotto le vesti degli animali si nascondono i contendenti dei moti risorgimentali: i topi sono i liberali, le rane i reazionari, i granchi gli austriaci. L’opera fu definita da Gioberti “un libro terribile” che, mentre condanna gli oppressori, smaschera con amara ironia le ingenuità e le ipocrisie dei patrioti (in particolare degli spiritualisti cattolici), in una generale prospettiva anticonsolatoria.
Testo di riferimento: *Tutte le opere* di G. Leopardi, a cura di F. Flora, I, Milano, Mondadori, 1958.

Canti

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I Canti sono una raccolta di poesia lirica di Giacomo Leopardi (1798 – 1837), comprendente 41 componimenti poetici trascelti nell’ambito della produzione dell’intera vita e stampati nell’edizione definitiva a Firenze, nel 1845, a cura dell’amico dell’autore Antonio Ranieri (si tratta ovviamente di una edizione postuma). L’opera è considerata il capolavoro assoluto di Leopardi e una delle principali espressioni della poesia italiana in assoluto, profondamente innovativa sul piano della lingua, della metrica e dei temi affrontati. Benché priva di una suddivisione interna, nella raccolta vengono tradizionalmente individuate varie “sezioni” che vanno dalle canzoni politiche degli anni giovanili, a quelle “del suicidio” (tra cui l’Ultimo canto di Saffo), agli “idilli” (che includono il famosissimo Infinito), ai canti pisano-recanatesi (come A Silvia, Le ricordanze, Il sabato del villaggio…), fino al “ciclo di Aspasia” dedicato alla nobildonna fiorentina Fanny Targioni Tozzetti e alle ultime poesie scritte nel periodo napoletano, tra cui La ginestra (considerata il testamento poetico dell’autore). L’opera comprende liriche di ispirazione molto diversa, poiché quelle degli anni giovanili riflettono una visione ancora “idillica” e un’espressione soggettiva che in seguito si attenua e lascia il posto alla poesia meditativa e filosofica degli anni della maturità, che esprime soprattutto la visione tragica e sconsolata del “pessimismo cosmico” e del “titanismo” (in parallelo con le pagine dello Zibaldone e delle Operette morali). La lingua mostra una notevole evoluzione, poiché si passa da quella ancora letteraria e aulica delle prime poesie a quella più asciutta e “moderna” delle fasi successive, processo che si verifica anche sul piano metrico in quanto l’autore abbandona la “canzone petrarchesca” per elaborare la cosiddetta “canzone libera”, con strofe di lunghezza e schema diseguale (in questo vicino alle poetiche romantiche, mai abbracciate in modo consapevole). I Canti hanno profondamente influenzato la lirica italiana del secondo Ottocento e rappresentano a tutt’oggi una pietra miliare della nostra tradizione letteraria, imponendo tra l’altro il modello della raccolta in versi che verrà poi imitata, con sfumature e differenze, da tutti i principali poeti italiani del XIX-XX sec. (Carducci, Pascoli, Montale, Ungaretti, per citare i più famosi).

Appressamento della morte

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“Appressamento della morte”, poema in cinque canti in terzine dantesche, rappresenta senza dubbio il risultato più complesso e ricco d’implicazione del fecondo apprendistato poetico leopardiano. Questo volume ne offre un’edizione critica e commentata.
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