Visualizzazione di tutti i 3 risultati

L’ultimo nastro di Krapp-Ceneri

Krapp, il protagonista, riascolta al registratore momenti e voci della sua vita. Il testo di Beckett è un esempio lucido della concezione moderna della tragedia: una tragedia nella quale gli dei sono la voce metallica di un registratore, il cono di luce che spiove da una lampada, l’ombra assillante che circonda ed imprigiona Krapp, questo fratello ideale degli altri derelitti personaggi di Beckett. Krapp è un rottame, un essere squassato dall’esistenza, un uomo che ha scoperto la sua solitudine. La lotta è qui tra Krapp e la sua voce, fra Krapp e il fantasma di se stesso, questo fantasma fatto di suoni e di pensieri invecchiati.
**

Giorni felici

«Interrata fin sopra alla vita, esattamente al centro del monticello, Winnie. Sulla cinquantina, ben conservata, preferibilmente bionda, braccia e spalle nude, corpetto scollato, seno generoso, giro di perle. Sta dormendo, le braccia davanti a sé, per terra, la testa sulle braccia. Accanto a lei, alla sua sinistra, una sporta nera molto capace, e alla sua destra un parasole retrattile, col manico che sporge dal fodero». Queste le indicazioni di scena dello stesso Beckett per Winnie, una delle due voci dialoganti di Giorni felici. Nel suo chiacchiericcio cantilenante, nei repentini cambiamenti di umore, nella banalità insensata delle sue raccomandazioni al marito WiIlie, si ritrova un'ennesima straordinaria esplorazione beckettiana della vita, ai margini della follia.

Uomo invisibile

Il protagonista del romanzo non ha nome: è un giovane come ce ne sono tanti e la sua storia vuole avere un valore esemplare. La sua “invisibilità” è quella di tutti i neri, non soltanto umiliati, sfruttati ed adoperati in questa o quella occasione, ma radicalmente negati nella loro esistenza di uomini. Due sono i poli della storia: il Sud dei campi di cotone, dove i neri vivono ancora nelle baracche del tempo degli schiavi; il Sud che il protagonista, cacciato dal suo collegio, lascerà per cercare fortuna a New York. Qui, dove pure i negri sembrano vivere liberamente a contatto con i bianchi, egli andrà scoprendo una più sottile e crudele solitudine; l’indifferenza, più disumana della solitudine.
**