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La Donna Dal Taccuino Rosso

«Se avete voglia di leggere una storia dolce, divertente,
morbida come un gatto, non perdetevi questa deliziosa
commedia romantica».
Véronique, Librairie Coiffard, Nantes
* * *
Una molletta per capelli, una boccetta
di profumo Habanita, qualche vecchia fotografia,
una bottiglia di Evian da mezzo
litro, un fermaglio con un fiore di stoffa
azzurro, una penna a sfera Montblanc nera,
un paio di dadi rossi, tre sassolini sicuramente
raccolti in luoghi significativi,
un romanzo di Patrick Modiano con dedica,
un portachiavi dorato con incisi alcuni
geroglifici, un accendino, una ricetta delle
animelle di vitello strappata da una rivista
femminile, un burrocacao, una bustina
di Efferalgan, un taccuino rosso con
annotata una lunga lista di «Ho paura…»
e una di «Mi piace…»
Ecco cosa può esserci nella borsa di
una donna, ed ecco cosa c’è in quella color
malva che, un mattino, il libraio Laurent
trova abbandonata su un marciapiede
nelle strade di Parigi. La proprietaria,
aggredita e rapinata da un ladro la notte
precedente, si è rifugiata in un albergo
poco distante. Prende una camera e si addormenta,
convinta di non aver bisogno
di cure. Il giorno successivo, però, il concierge
la trova in coma e chiama subito i
soccorsi. Contemporaneamente, Laurent
comincia a sfogliare il taccuino della donna
misteriosa. Rimane affascinato dai suoi
pensieri, si perde fra annotazioni, sogni e
ricordi. Gli sembra una pazzia, ma decide
di cercarla. Da dove cominciare, però?
L’unico indizio a sua disposizione è la
dedica di Modiano, un vago «A Laure, in
ricordo del nostro incontro sotto la pioggia
» – scarabocchiato sul frontespizio del
romanzo – che non sembra essere di grande
aiuto. Almeno fino a quando Chloé, la figlia adolescente di Laurent, gli suggerirà
di rivolgersi a Modiano in persona.
Con la complicità – piuttosto reticente –
del celebre scrittore che di mattina presto
passeggia nel giardino del Luxembourg e
il provvidenziale intervento di un avventore
della libreria che sa decifrare i geroglifici,
Laurent riuscirà a risalire all’indirizzo
di Laure, a conoscerne la casa, accarezzarne
il gatto, a entrare piano piano nel
suo mondo, in punta di piedi.
Al risveglio della donna, però, l’unica
traccia che Laurent si lascerà alle spalle sarà
una breve lettera di scuse, appoggiata
sul letto accanto alla borsetta ritrovata e a
un abito bianco con le spalline ritirato per
lei in lavanderia. E se a sfuggirci tra le dita
è la promessa di un nuovo amore, la ricerca
non potrà che ricominciare da capo.
Tra mistero, divertimento, indagine e
leggerezza, un’inchiesta romantica in piena
regola che racconta il tempo magico di
un amore che nasce.

Rapsodia francese

Rapsodia francese by Antoine Laurain
Trentatre anni dopo il suo smarrimento, una lettera arriva ad Alain Massoulier. Mittente una nota casa discografica parigina. Nel frattempo la rock band degli Hologrammes si è sciolta e tutti i suoi membri hanno preso strade diverse. Quando Alain, medico cinquantenne senza illusioni, andrà in cerca dei vecchi amici, scoprirà nuovi amori e vecchi tradimenti, figlie misteriose e donne innamorate, derive megalomani e pericolosi successi.
Il medico cinquantenne Alain, che da giovanissimo suonava in una band musicale a Parigi, riceve dopo trentatre anni una lettera di ingaggio di una casa discografica, rimasta nascosta dietro all’armadio di un ufficio postale. La rivelazione tardiva scatena in lui una crisi ad ampio raggio sulla sua vita presente – il lavoro noioso e borghese, la moglie imbottita di sonniferi che lo tradisce, i figli ormai lontani – che lo porta a riflettere sulla radiosa possibilità di «come sarebbe potuta andare». Comincia cosí a cercare i vecchi membri della sua band che nel frattempo si sono fatti una vita, ma senza trovare il coraggio di contattarne direttamente due: la cantante, la bella Bérengère Leroy, di cui era segretamente innamorato ma che al tempo era fidanzata con JBM, produttore e finanziatore della band. E JBM, appunto, che è diventato uno degli uomini d’affari piú importanti di Francia e che vogliono candidare alle elezioni come «uomo politico nuovo», anche se lui non ne è molto convinto. Sposato con un’ereditiera senza amore, gentile e infelice, JBM prova affetto solo per la sua brillante e giovane assistente, Aurore, che ama come una figlia. JBM non lo sa ma Aurore è figlia di Bérengère, ed è stata cresciuta da un uomo che non era suo padre. C’è poi Sebéstien Vaugan, che nella band suonava il basso, che nel frattempo è diventato il leader megalomane di un gruppo di estrema destra. C’è l’artista contemporaneo Stan Lepelle, il batterista del gruppo, la cui ultima opera è un cervello di venticinque metri appena installato alle Tuileries. Lepelle ha una relazione con una giovane attrice di film porno russa (che alla fine del romanzo seduce Alain). C’è il figlio di un conducente del metrò che suonava il sintetizzatore e aspirava a comporre canzoni, Frédéric Lejeune, che ora si è trasferito in Thailandia e predica sulle bellezze dei locali contro l’animo ripugnante dei francesi, con un figlio che forse si è arruolato nell’Isis, forse no, ma che sicuramente è sparito. E infine c’è Pierre Mazard, fratello di JBM e paroliere del gruppo che, prima di morire, faceva l’antiquario a Parigi. Purtroppo delle canzoni del gruppo non esistono piú registrazioni o almeno cosí si crede. Ma, grazie all’ex russa di Lepelle che riesce a ritrovare un nastro, Alain mette online il loro singolo *We are made the same stuff dreams are made of*, l’hit ha un enorme successo e gli Hologrammes, infine, fanno ballare la Francia e il mondo. In questo romanzo corale, leggero e appassionato, Antoine Laurain fa rivivere le atmosfere e le storie che ci hanno fatto sognare nella *Donna dal taccuino rosso*.