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Next: la prossima puntata del mondo. Sara la globalizzazione? Alessandro Baricco parte da qui. E si interroga con la semplicità che esigono i fenomeni piu complessi. Cosa intendiamo con globalizzazione? E’ solo uno slogan? E’ un paradiso inevitabile o un inferno annunciato? E’ come l’Illuminismo o come la Rivoluzione industriale? Mette in circolo idee che mutano il corso degli eventi o produce eventi che mutano il nostro modo di pensare? Baricco mette alla prova definizioni incerte, esemplifica, immagina, racconta, e via via sgomitola un filo di pensieri che ci riportano li. Al “problema che ci riguarda tutti”. All’imminenza dei compiti che ci spettano.

Ultimo tango all’Ortica

È una sera umida di fine agosto, nella periferia di Milano. Sotto le luci intermittenti della balera dell’Ortica, tutti gli sguardi sono puntati sul corpo sinuoso di Katy, che danza un tango allacciata al suo cavaliere e che poi, appena la musica finisce, fugge via. Quella notte, fuori dal locale, viene trovato il cadavere di un giovane uomo, assassinato a colpi di pistola: era un ex di Katy, geloso e molesto, che la pedinava e la perseguitava. Chi l’ha ucciso? Forse la stessa Katy? Forse un altro spasimante? Per il delitto, la polizia arresta in realtà un personaggio insospettabile, il maggiordomo di una dama dell’alta società milanese. Le prove contro quell’uomo taciturno e devoto paiono schiaccianti. Sarà proprio la ricca signora ad assoldare Libera – la fioraia detective –, e la sua eccentrica madre Iole, perché trovino il vero colpevole dimostrando l’innocenza dello sventurato maggiordomo. Inizia così la quarta indagine delle Miss Marple del Giambellino, le stravaganti investigatrici dilettanti, questa volta impegnate a risolvere un caso che le riguarda molto da vicino e che le metterà addirittura in competizione con le forze di polizia.
Sullo sfondo di una Milano contemporanea che conserva il sapore di quella di un tempo, la romantica fioraia Libera e l’eterna hippie Iole riescono ancora una volta a sorprendere il lettore con le loro indagini, accompagnandoci in un giallo tenero e duro, dove ognuno ha un segreto e insieme un buon motivo per mentire. **
### Sinossi
È una sera umida di fine agosto, nella periferia di Milano. Sotto le luci intermittenti della balera dell’Ortica, tutti gli sguardi sono puntati sul corpo sinuoso di Katy, che danza un tango allacciata al suo cavaliere e che poi, appena la musica finisce, fugge via. Quella notte, fuori dal locale, viene trovato il cadavere di un giovane uomo, assassinato a colpi di pistola: era un ex di Katy, geloso e molesto, che la pedinava e la perseguitava. Chi l’ha ucciso? Forse la stessa Katy? Forse un altro spasimante? Per il delitto, la polizia arresta in realtà un personaggio insospettabile, il maggiordomo di una dama dell’alta società milanese. Le prove contro quell’uomo taciturno e devoto paiono schiaccianti. Sarà proprio la ricca signora ad assoldare Libera – la fioraia detective –, e la sua eccentrica madre Iole, perché trovino il vero colpevole dimostrando l’innocenza dello sventurato maggiordomo. Inizia così la quarta indagine delle Miss Marple del Giambellino, le stravaganti investigatrici dilettanti, questa volta impegnate a risolvere un caso che le riguarda molto da vicino e che le metterà addirittura in competizione con le forze di polizia.
Sullo sfondo di una Milano contemporanea che conserva il sapore di quella di un tempo, la romantica fioraia Libera e l’eterna hippie Iole riescono ancora una volta a sorprendere il lettore con le loro indagini, accompagnandoci in un giallo tenero e duro, dove ognuno ha un segreto e insieme un buon motivo per mentire.

Hello World

« *Una guida splendidamente accessibile che salta con leggerezza da una storia all’altra senza risparmiare al lettore domande difficili… Merita un posto nelle classifiche dei bestseller.* »
**The Times – Oliver Moody** « *Sapientemente raccontato, informato e con un tocco di leggerezza.* »
**Adam Rutherford, autore di Breve storia di chiunque sia mai vissuto** « *La chiamata alle armi, magistrale e divertente, di Hannah Fry dovrebbe essere letta da tutti gli esseri umani che affidano, senza pensarci, il loro destino agli algoritmi. Perché dovete sapere, ragazzi, che il futuro messo in mano alle macchine potrebbe ritorcersi contro di noi.* »
**David Rowan, editore di Wired UK** «Hello World!», Buongiorno mondo! Da quasi cinquant’anni, chiunque si cimenti per la prima volta nello studio della programmazione informatica si imbatte in questa frase. La si trova nel primo esercizio di qualsiasi manuale, fin dai primi anni settanta: l’esercizio consiste nel compilare un breve programma il cui effetto sia quello di far comparire sullo schermo quelle due parole inglesi, al tempo stesso scherzose e profetiche. Il computer risponde, ed è subito l’alba di un nuovo mondo, quello delle macchine.
Gli algoritmi sono tutt’intorno a noi, e noi affidiamo loro le nostre vite, sempre di più, spesso senza neppure accorgercene. Hannah Fry, che li conosce bene, ci racconta in questo libro delizioso i segreti che animano le schede logiche dei computer, le promesse e i limiti della *computer science* , gli scenari un po’ distopici e un po’ grotteschi che si prospettano nel nostro imminente futuro tecnologico.
Vieni accusato di un crimine? Come vorresti che venisse determinato il tuo destino? Da un giudice o da un algoritmo? L’algoritmo sarà sicuramente più razionale e meno soggetto a errori di giudizio, ma un giudice in carne e ossa potrà sempre guardarti negli occhi prima di pronunciare la sentenza. Cosa scegli? Eccoci nell’era degli algoritmi, la storia di un futuro non poi così lontano nel quale le macchine comanderanno incontrastate e prenderanno decisioni importanti in campo sanitario, nei trasporti, nella finanza, nella sicurezza, in tutto ciò che guarderemo, in ogni luogo in cui andremo e persino nella decisione di chi mandare in prigione. Ma quanto possiamo fidarci di loro? Che tipo di futuro vogliamo?
Queste domande sono al centro di *Hello World* , un libro che solleva il velo sui meccanismi di funzionamento dei programmi che ci stanno prendendo la mano, ne dimostra il potere e ne mette in risalto i limiti. Rimane da domandarsi se gli algoritmi siano davvero migliori degli esseri umani che stanno rimpiazzando.

City

Sinossi

The author of the international bestseller Silk now delivers a ravishing and wildly inventive novel about friendship, genius and its discontents, and the redemptive power of narrative. Somewhere in America lives a brilliant boy named Gould, an intellectual guided missile aimed at the Nobel Prize. His only companions are an imaginary giant and an imaginary mute. Improbably—and yet with impeccable logic–he falls into the care of Shatzy Shell, a young woman whose life up till that point has been equally devoid of human connection .

Theirs is a relationship of stories and of stories within stories: of Gould’s evolving saga of an underdog boxer and the violent Western that Shatzy has been dictating into a tape recorder since the age of six. Out of these stories, Alessandro Baricco creates a masterpiece of metaphysical pulp fiction that recalls both Scheherazade and Italo Calvino. By turns exhilarating and deeply moving, City is irresistible.

From the Trade Paperback edition.

Novecento (Universale economica)

Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.Il libro è uscito per la prima volta nel 1994. Nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film La leggenda del pianista sull’oceano.
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### Recensione
**Novecento, magia e paura della vita**
*Gaia Berruto*, Tuttolibri – La Stampa
«Un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce». Così **Baricco** descrive il suo primo testo teatrale. Un monologo di sessanta pagine che ci porta a solcare l’oceano centinaia di volte per seguire le rotte del Virginian, piroscafo che fra le due guerre fa da spola tra Vecchio e Nuovo Mondo.
Il Virginian è un’imbarcazione come tante altre, con marinai, camerieri, banda e folle di ogni genere a bordo. Ma sopra di lei si consuma una storia fuori dal comune, la storia di Novecento: il pianista nato, cresciuto e morto senza mai toccare con piede la terraferma. Il pianista sull’Oceano. La storia di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento è la storia di un uomo legato al suo destino. Osservandola con gli occhi di un passeggero, la sua vita appare romantica: un uomo e la sua barca, un uomo e il suo pianoforte, un uomo e la sua vita, che si arricchisce a ogni viaggio con nuovi incontri ma che è, in fin dei conti, sempre uguale. Prevedibile. Finita.
Novecento diviene presto una leggenda: per i marinai, per i passeggeri, per il mondo della terraferma lui è il più grande. Ma cosa c’è dentro Novecento? Nel suo modo di suonare, che è poi il suo modo di vivere, Novecento non ha eguali. Ma cosa c’è dentro Novecento? Dietro la leggenda, dietro la magia, dietro l’Oceano, cosa resta? Resta la paura. La paura di un uomo davanti all’immensità della vita, alla molteplicità della strade, alla sterminatezza dei paesaggi. In fondo questa è la vita di ognuno: altalena fra «la voglia di scendere/la paura di farlo» (pag. 58). Novecento arriva al terzo gradino della scaletta, osserva la terraferma che si allunga davanti ai suoi occhi e poi risale a bordo. Paura. Segreta paura trasformata in pubblica magia. Ecco la genialità di Novecento: «Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. (…) i desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito. Allora li ho incantati». (p. 58) 
### Sinossi
Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.Il libro è uscito per la prima volta nel 1994. Nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film La leggenda del pianista sull’oceano.

Novecento; Un Monologo

Il libro racchiude la storia, raccontata dall’amico suonatore di tromba, sotto forma di monologo, di Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento, pianista sul transatlantico Virginian. Abbandonato sulla nave da emigranti, viene allevato da uno dei componenti dell’orchestra. I suoi elementi naturali divengono il transatlantico, il mare e la musica. Non è mai sceso a terra e vive ed esiste solo sul Virginian dove presto diventa un pianista di successo. Anche se non ha mai visto che mare e porti, viaggia moltissimo, con la fantasia, carpendo le notizie dai passeggeri che incontra. A 32 anni decide di scendere a terra, ma all’ultimo momento Novecento ci ripensa e corre a rifugiarsi nuovamente nell’antro della nave.

L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Una riflessione su musica colta e modernità

“A volte azzardare ipotesi è solo un modo di chiarirsi certe domande. È il caso, ad esempio, di questo libro. A leggerlo può sembrare soprattutto una collezione di certezze: ma scriverlo è stato soprattutto un modo di mettere a fuoco dei dubbi. Interrogativi che dovrebbero sorgere spontanei in chi frequenta per amore o per mestiere la musica colta: che senso ha ancor oggi parlare di un suo primato culturale e morale? Il modo in cui la si consuma replica anacronistici riti o ha qualcosa a che vedere con il nostro tempo? E la Nuova Musica – totem indiscusso e scomodo – è stata un’avventura intellettuale della modernità o solo una sofisticata truffa? E continuare a scrivere musica oggi, è una cosa che ha un senso o è un esercizio gratuito per pochi eletti stabilitisi fuori dal mondo?” (Dalla Nota introduttiva)
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Emmaus

“Abbiamo tutti sedici, diciassette anni ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”. Con queste parole inizia il nuovo romanzo di Alessandro Baricco, Emmaus. Il titolo evoca l’episodio narrato nel vangelo di Luca in cui due discepoli incontrano Gesù Risorto, senza riconoscerlo, sulla strada che va da Gerusalemme a Emmaus. I protagonisti sono quattro ragazzi diciassettenni divisi tra scuola e parrocchia. La città che fa da sfondo alla vicenda, pur non essendo nominata, sembra proprio essere Torino.
Di Emmaus Domenico Starnone ha scritto: ‟Un libro su com’è difficile vedere davvero, in tutti i tempi e in questo nostro tempo.”

Tre volte all’alba

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Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l’unica, e la prima, e l’ultima.
“Nell’ultimo romanzo che ho scritto, *Mr Gwyn*, si accenna, a un certo punto, a un piccolo libro scritto da un angloindiano, Akash Narayan, e intitolato *Tre volte all’alba*. Si tratta naturalmente di un libro immaginario, ma nelle immaginarie vicende là raccontate esso riveste un ruolo tutt’altro che secondario. Il fatto è che mentre scrivevo quelle pagine mi è venuta voglia di scrivere anche quel piccolo libro, un po’ per dare un lieve e lontano sequel a *Mr Gwyn* e un po’ per il piacere puro di inseguire una certa idea che avevo in testa. Così, finito *Mr Gwyn*, mi son messo a scrivere *Tre volte all’alba*, cosa che ho fatto con grande diletto. Adesso *Tre volte all’alba* è scritto e forse non è inutile chiarire che può essere letto da chiunque, anche da coloro che non hanno mai preso in mano *Mr Gwyn*, perché si tratta di una storia autonoma e compiuta. Ciò non toglie tuttavia che, nella sua prima parte, mantenga ciò che *Mr Gwyn* prometteva, cioè uno sguardo in più sulla curiosa vicenda di Jasper Gwyn e del suo singolare talento.” Alessandro Baricco

Questa storia

‟Tiepida la notte di maggio a Parigi, mille novecento tre.Dalle loro case, centomila parigini lasciarono a metà la notte, scolando in massa verso le stazioni di Saint-Lazare e Montparnasse, stazioni ferroviarie. Alcuni neanche andarono a dormire, altri puntarono la sveglia a un’ora assurda per poi scivolare via dal letto, lavarsi senza far rumore e sbattere nelle cose, cercando la giacca. In alcuni casi erano intere famiglie a venir via, ma per lo più furono singoli individui a intraprendere il viaggio, spesso contro ogni logica o buon senso. Le mogli, nel letto, poi, stiravano le gambe dalla parte adesso vuota. I genitori scambiavano due parole, dedotte dalla discussione del giorno prima, dei giorni prima, delle settimane prima. Erano incentrate sull’indipendenza dei figli. Il padre si alzava sul cuscino e guardava l’ora. Le due. Era un rumore molto strano perché centomila persone alle due di notte sono come un torrente che corre in un letto di nulla, spariti i sassi, muto il greto. Solo acqua contro acqua.” Questa storia è stato pubblicato per la prima volta da Fandango nel 2005.
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### Sinossi
‟Tiepida la notte di maggio a Parigi, mille novecento tre.Dalle loro case, centomila parigini lasciarono a metà la notte, scolando in massa verso le stazioni di Saint-Lazare e Montparnasse, stazioni ferroviarie. Alcuni neanche andarono a dormire, altri puntarono la sveglia a un’ora assurda per poi scivolare via dal letto, lavarsi senza far rumore e sbattere nelle cose, cercando la giacca. In alcuni casi erano intere famiglie a venir via, ma per lo più furono singoli individui a intraprendere il viaggio, spesso contro ogni logica o buon senso. Le mogli, nel letto, poi, stiravano le gambe dalla parte adesso vuota. I genitori scambiavano due parole, dedotte dalla discussione del giorno prima, dei giorni prima, delle settimane prima. Erano incentrate sull’indipendenza dei figli. Il padre si alzava sul cuscino e guardava l’ora. Le due. Era un rumore molto strano perché centomila persone alle due di notte sono come un torrente che corre in un letto di nulla, spariti i sassi, muto il greto. Solo acqua contro acqua.” Questa storia è stato pubblicato per la prima volta da Fandango nel 2005.

Next

Un piccolo libro. Un grande tema. Esiste davvero la globalizzazione? O, in altri termini, esiste davvero un nemico radicale chiamato globalizzazione? Alessandro Baricco prende le mosse da un assunto molto preciso: non dare nulla per scontato. Ecco perché, posto il primo quesito, lo scrittore procede attraverso una serie di ulteriori quesiti e di esemplificazioni alla ricerca di una nitida percezione del fenomeno che abbiamo imparato a chiamare globalizzazione. Prima conclusione: quel che sta accadendo ha certamente un fondamento reale, ma quanta parte del pianeta coinvolge? Ciò che viene avvertito come globale non è piuttosto una direzione, un correre indistinto seguendo le “indicazioni”? Sì, però, come la ferrovie nel West hanno cambiato il mondo, anche ciò che ora punta verso il futuro cambierà il mondo. E allora i no-global? Da che parte vanno? Resistono a un processo sentito come irrimediabilmente “cattivo”, sapendo contemporaneamente che in esso sono veicolati degli elementi positivi. Ma in realtà, dice Baricco, “la globalizzazione buona è fatta con gli stessi mattoni della globalizzazione cattiva”. E allora? La risposta è molto articolata, ma sostanzialmente fa perno intorno alla capacità di immaginare e anche di sognare. “Così come ce la stanno vendendo la globalizzazione non è un sogno sbagliato: è un sogno piccolo. Arrestato. Bloccato. Ostaggio dell’immaginario di manager e banchieri. Sognare quel sogno al posto loro: questo, e nulla meno di questo, sarebbe il nostro compito”.

Smith & Wesson

Tom Smith e Jerry Wesson si incontrano davanti alle cascate del Niagara nel 1902. Nei loro nomi e nei loro cognomi c’è il destino di un’impresa da vivere. E l’impresa arriva insieme a Rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. Ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla è pronta a viverla. Per questo ci vogliono Smith e Wesson, la coppia più sgangherata di truffatori e di falliti che Rachel può legare al suo carro di immaginazione e di avventura. Ci vuole anche una botte, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. Nessuno lo ha mai fatto. Nessuno è sceso giù dalle cascate del Niagara dentro una botte di birra. È il 21 giugno 1902. Nessuno potrà mai più dimenticare il nome di Rachel Green? E sarà veramente lei a raccontarla quella storia?

Seta

La Francia, i viaggi per mare, il profumo dei gelsi a Lavilledieu, i treni a vapore, la voce di Hélène. Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita, come mai, nella sua vita, aveva fatto. “Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa.”
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Una certa idea di mondo

EDIZIONE EBOOK CON LE ILLUSTRAZIONI DI MANUELE FIOR. “Temo che il senso della vita sia estorcere la felicità a se stessi””Mi son ricordato di una cosa che ho imparato dai vecchi: falli parlare di quello che veramente conoscono e amano, e capirai cosa pensano del mondo. […] Io di cose che conosco davvero, e amo senza smettere mai, ne ho due o tre. Una è i libri. Mi è venuta un giorno questa idea: che se solo mi fossi messo lì a parlare di loro, prendendone uno per volta, solo quelli belli, senza smettere per un po’ – be’, ne sarebbe venuta fuori innanzitutto una certa idea di mondo. C’erano buone possibilità che fosse la mia.”
(source: Bol.com)

Senza sangue

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“uno:Nella campagna, la vecchia fattoria di Mato Rujo dimorava cieca, scolpita in nero contro la luce della sera. L’unica macchia nel profilo svuotato della pianura.I quattro uomini arrivarono su una vecchia Mercedes. La strada era scavata e secca – strada povera di campagna. Dalla fattoria, Manuel Roca li vide.…due:Poi la donna gli chiese se lui ricordava.L’uomo rimase a guardarla. E solo in quell’istante, finalmente, rivide davvero, nel suo volto, il volto di quella bambina, sdraiata là sotto, impeccabile e giusta, perfetta. Vide quegli occhi in questi, e quella forza inaudita nella calma di questa bellezza stanca. La bambina: si era girata e l’aveva guardato. La bambina: adesso era lì.”Senza sangue è stato pubblicato per la prima volta da Rizzoli nel 2002..
(source: Bol.com)

Omero, Iliade

Questo volume nasce da un grande progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale (progetto che si compirà nel settembre 2004). Alessandro Baricco (forte della consulenza della traduttrice Maria Grazia Ciani) smonta e rimonta l’Iliade creando 24 monologhi + 1, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che ci racconta, in chiusura, l’assedio e la caduta di Troia. In questa operazione di rilettura, Baricco ”rinuncia” agli dei – notoriamente protagonisti, al pari degli umani, delle vicende legate alla guerra di Troia – e punta esclusivamente sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata. Tema nodale di questa sequenza di monologhi è naturalmente la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna. Per realizzare questa operazione, teatrale e letteraria insieme, Baricco ha attinto anche all’Odissea e a quelle Iliadi apocrife che dall’antichità sono ”circolate” insieme al testo omerico. Ne risulta un ”concertato” di voci che – pur nella fedeltà all’originale – rinnova e smuove la percezione delle vicende così come la tradizione scolastica ce le ha passate. Come accade sempre con Alessandro Baricco quando s’avvicina a un testo, per penetrarlo o semplicemente per farcene intendere le risonanze interne, anche qui – o qui in modo più deciso e forte che altrove – avvertiamo un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza (anche morale e civile). Sapore confermato da un breve ”saggio sulla guerra” che chiude il volume.

(source: Bol.com)