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Myra Logan

Chi ha ucciso Nora? E perchè Kate continua ad avere il suo spaventoso incubo ricorrente? Cosa desidera lo spettro senza pace?
Dall’autore di Incubus, Anime Tormentate e Orrore, il nuovo romanzo thriller/horror
Breve estratto:
La giovane donna attraversò l’aia di corsa. Girò attorno al fienile immerso nel buio e si diresse verso il fitto bosco alla sua destra.
Una folgore lacerò il cielo, come una mano scheletrica protesa sopra alle Montagne Rocciose.
Si strinse lo scialle attorno alle spalle e percorse gli ultimi metri che la separavano dalla radura. Sopra di lei, un nuovo lampo graffiò il ventre livido delle nubi e scrisse il suo spettrale nome attraverso il cielo.
Respirando affannosamente si guardò intorno.
Riprese fiato appoggiata allo steccato, con la lampada che oscillava al suo fianco. La pioggia era nell’aria, appesa alle nubi con un ultimo filo sottile. Ansimando risalì il dolce declivio e giunse sotto al portico fatiscente, proprio mentre le prime gocce di pioggia iniziavano a tempestare il terreno come dita possenti.
Spinse la vecchia porta di legno e, compiuti due passi, si fermò.
Estrasse dei fiammiferi dalla tasca del soprabito ed accese la lampada ad olio. Tenendola davanti al volto s’inoltrò nel vecchio ranch.
L’odore di muffa e di legno marcio investì le sue nari.
Nora emise un singulto di puro disgusto.
Avanzò di qualche passo, enormi ragnatele erano appese come autentici festoni al soffitto di legno.
A quella vista, un brivido le percorse la schiena sudata.
Con la pioggia che tamburellava il tetto incessantemente, decise di posare la lampada sul tavolo posto al centro della stanza ed attendere il suo amore.
Alla sua destra, una scalinata di legno, conduceva al piano superiore. Nel riverbero dei fulmini, appariva e spariva continuamente.
«  Ti prego amore, sbrigati… »  sussurrò raccogliendo da terra un piccolo bastone; iniziò a giocarci nervosamente, mentre le ombre – ingigantite – dalla lampada, strisciavano sulle pareti di legno come enormi creature fatte di tenebra. La giovane donna represse un gemito di raccapriccio.
Era ancora immersa nei suoi tetri pensieri, quando improvvisamente, la porta alle sue spalle si spalancò.
Un guizzo di piacere e sollievo accese i suoi occhi.
Con la gioia nel cuore si voltò verso la porta.
«  Finalmente sei arriv… »  si ammutolì. La felicità le venne strappata dal volto come una maschera grottesca. Una mano gelida le accarezzò il viso e gettò quella maschera ai suoi piedi.
L’uomo avvolto nel lungo soprabito la osservò con un ghigno ferino e colmo di autentico piacere. Ai suoi piedi, le gocce di pioggia iniziarono a maculare il polveroso pavimento.
«  Ciao Nora, »  esordì avanzando e richiudendo la porta. «  Credevi davvero che non ti avrei ritrovata?! »  Dopodiché emise una sardonica risata. Nora sgranò gli occhi. Il terrore vi prese dimora.
«  Oh Dio, no! »  gemette, arretrando di alcuni passi.
«  La scongiuro non mi faccia del male. »  disse portandosi le mani alla bocca. L’uomo non replicò, avanzò lentamente. Per tutta risposta estrasse un lungo coltello da caccia. La lama scintillò nel riverbero della lampada ad olio.
La ragazza percepì la forza defluire dal suo corpo. Con gambe molli fece l’unica cosa che la sua mente terrorizzata le consigliò: salì le scale e corse al piano superiore.
L’uomo sorrise.

Chi ha ucciso Nora? E perchè Kate continua ad avere il suo spaventoso incubo ricorrente? Cosa desidera lo spettro senza pace?
Dall’autore di Incubus, Anime Tormentate e Orrore, il nuovo romanzo thriller/horror
Breve estratto:
La giovane donna attraversò l’aia di corsa. Girò attorno al fienile immerso nel buio e si diresse verso il fitto bosco alla sua destra.
Una folgore lacerò il cielo, come una mano scheletrica protesa sopra alle Montagne Rocciose.
Si strinse lo scialle attorno alle spalle e percorse gli ultimi metri che la separavano dalla radura. Sopra di lei, un nuovo lampo graffiò il ventre livido delle nubi e scrisse il suo spettrale nome attraverso il cielo.
Respirando affannosamente si guardò intorno.
Riprese fiato appoggiata allo steccato, con la lampada che oscillava al suo fianco. La pioggia era nell’aria, appesa alle nubi con un ultimo filo sottile. Ansimando risalì il dolce declivio e giunse sotto al portico fatiscente, proprio mentre le prime gocce di pioggia iniziavano a tempestare il terreno come dita possenti.
Spinse la vecchia porta di legno e, compiuti due passi, si fermò.
Estrasse dei fiammiferi dalla tasca del soprabito ed accese la lampada ad olio. Tenendola davanti al volto s’inoltrò nel vecchio ranch.
L’odore di muffa e di legno marcio investì le sue nari.
Nora emise un singulto di puro disgusto.
Avanzò di qualche passo, enormi ragnatele erano appese come autentici festoni al soffitto di legno.
A quella vista, un brivido le percorse la schiena sudata.
Con la pioggia che tamburellava il tetto incessantemente, decise di posare la lampada sul tavolo posto al centro della stanza ed attendere il suo amore.
Alla sua destra, una scalinata di legno, conduceva al piano superiore. Nel riverbero dei fulmini, appariva e spariva continuamente.
«  Ti prego amore, sbrigati… »  sussurrò raccogliendo da terra un piccolo bastone; iniziò a giocarci nervosamente, mentre le ombre – ingigantite – dalla lampada, strisciavano sulle pareti di legno come enormi creature fatte di tenebra. La giovane donna represse un gemito di raccapriccio.
Era ancora immersa nei suoi tetri pensieri, quando improvvisamente, la porta alle sue spalle si spalancò.
Un guizzo di piacere e sollievo accese i suoi occhi.
Con la gioia nel cuore si voltò verso la porta.
«  Finalmente sei arriv… »  si ammutolì. La felicità le venne strappata dal volto come una maschera grottesca. Una mano gelida le accarezzò il viso e gettò quella maschera ai suoi piedi.
L’uomo avvolto nel lungo soprabito la osservò con un ghigno ferino e colmo di autentico piacere. Ai suoi piedi, le gocce di pioggia iniziarono a maculare il polveroso pavimento.
«  Ciao Nora, »  esordì avanzando e richiudendo la porta. «  Credevi davvero che non ti avrei ritrovata?! »  Dopodiché emise una sardonica risata. Nora sgranò gli occhi. Il terrore vi prese dimora.
«  Oh Dio, no! »  gemette, arretrando di alcuni passi.
«  La scongiuro non mi faccia del male. »  disse portandosi le mani alla bocca. L’uomo non replicò, avanzò lentamente. Per tutta risposta estrasse un lungo coltello da caccia. La lama scintillò nel riverbero della lampada ad olio.
La ragazza percepì la forza defluire dal suo corpo. Con gambe molli fece l’unica cosa che la sua mente terrorizzata le consigliò: salì le scale e corse al piano superiore.
L’uomo sorrise.

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Una mutevole verità

Un buon investigatore deve essere capace di costruire una storia, immaginare che cosa è successo prima e dopo il crimine, come in un romanzo. Poi, costruita la storia, deve andare in cerca di ciò che la conferma e la contraddice.

Cosí pensa il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese trapiantato a Bari, che si trova a indagare su un omicidio dove tutto appare troppo chiaro fin dall’inizio. Non fosse che al principale sospettato, su cui si concentra ogni indizio, mancava qualsiasi movente per commettere il delitto. In un folgorante romanzo breve, Gianrico Carofiglio orchestra una storia perfetta e dà vita a un nuovo personaggio: malinconico e lieve, verissimo, indimenticabile.

***

‘Ottimo, quando un’indagine prende un’accelerazione cosí immediata e rapida. Però il rischio, in questi casi, è di mettere a fuoco una cosa soltanto, e di tralasciare ogni altro dettaglio, che magari è importante o addirittura decisivo. E lí c’era qualcosa fuori posto, che non era riuscito a identificare. Un’incoerenza, un elemento dissonante. La dote fondamentale dello sbirro è proprio questa, Fenoglio lo aveva sempre pensato. Andare alla ricerca delle discontinuità, delle note dissonanti’.

(source: Bol.com)

Un buon investigatore deve essere capace di costruire una storia, immaginare che cosa è successo prima e dopo il crimine, come in un romanzo. Poi, costruita la storia, deve andare in cerca di ciò che la conferma e la contraddice.

Cosí pensa il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese trapiantato a Bari, che si trova a indagare su un omicidio dove tutto appare troppo chiaro fin dall’inizio. Non fosse che al principale sospettato, su cui si concentra ogni indizio, mancava qualsiasi movente per commettere il delitto. In un folgorante romanzo breve, Gianrico Carofiglio orchestra una storia perfetta e dà vita a un nuovo personaggio: malinconico e lieve, verissimo, indimenticabile.

***

‘Ottimo, quando un’indagine prende un’accelerazione cosí immediata e rapida. Però il rischio, in questi casi, è di mettere a fuoco una cosa soltanto, e di tralasciare ogni altro dettaglio, che magari è importante o addirittura decisivo. E lí c’era qualcosa fuori posto, che non era riuscito a identificare. Un’incoerenza, un elemento dissonante. La dote fondamentale dello sbirro è proprio questa, Fenoglio lo aveva sempre pensato. Andare alla ricerca delle discontinuità, delle note dissonanti’.

(source: Bol.com)

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La musica è pericolosa

Quella di Nicola Piovani è una vita nel segno della musica, e degli incontri che la musica ha reso possibili: con Ennio Morricone, Manos Hadjidakis; con il pubblico che lo ha ascoltato dal vivo negli auditorium, nei teatri, nei cabaret; con i registi come Federico Fellini e Mario Monicelli, per i quali ha scritto alcune delle colonne sonore che hanno segnato quarant’anni di cinema. Ma se «la musica è pericolosa», come diceva Fellini, è un pericolo che vale la pena correre perché regala inaspettati scampoli di divinità. In queste pagine, Nicola Piovani, uno dei musicisti più noti e amati nel mondo, ricorda com’è cambiata la sua vita con l’arrivo in casa della rivoluzionaria Lesaphon Perla, la fonovaligia acquistata per le feste da ballo di suo fratello e su cui lui ascoltava insaziabilmente Bach e Beethoven. Racconta come sono nate molte delle sue musiche prendendo ispirazione anche dalla sua infanzia, come La banda del pinzimonio composta per Roberto Benigni, la combinazione mi-fa-sol di Il bombarolo scritta per Fabrizio De André o la canzone Quanto t’ho amato, scritta con l’amato amico Vincenzo Cerami, al fianco del quale ha lavorato per tanti anni. Ma racconta anche gli scherzi goliardici che si concedeva con Gigi Magni, come quello di approntare un testo provvisorio per la metrica di una nuova lirica di I sette re di Roma usando il turpiloquio al posto dei numeri, che si usano normalmente. Prende forma così una «vita cantabile» dove la musica diventa un pretesto per parlare della vita, e dove la vita si lascia agganciare proprio in quei momenti in cui un’aria, una combinazione di suoni, il fragore di una banda o l’audacia di un’orchestra hanno saputo toccarci il cuore e dirci qualcosa di più su questa rocambolesca avventura di essere musicalmente al mondo.
**
### Sinossi
Quella di Nicola Piovani è una vita nel segno della musica, e degli incontri che la musica ha reso possibili: con Ennio Morricone, Manos Hadjidakis; con il pubblico che lo ha ascoltato dal vivo negli auditorium, nei teatri, nei cabaret; con i registi come Federico Fellini e Mario Monicelli, per i quali ha scritto alcune delle colonne sonore che hanno segnato quarant’anni di cinema. Ma se «la musica è pericolosa», come diceva Fellini, è un pericolo che vale la pena correre perché regala inaspettati scampoli di divinità. In queste pagine, Nicola Piovani, uno dei musicisti più noti e amati nel mondo, ricorda com’è cambiata la sua vita con l’arrivo in casa della rivoluzionaria Lesaphon Perla, la fonovaligia acquistata per le feste da ballo di suo fratello e su cui lui ascoltava insaziabilmente Bach e Beethoven. Racconta come sono nate molte delle sue musiche prendendo ispirazione anche dalla sua infanzia, come La banda del pinzimonio composta per Roberto Benigni, la combinazione mi-fa-sol di Il bombarolo scritta per Fabrizio De André o la canzone Quanto t’ho amato, scritta con l’amato amico Vincenzo Cerami, al fianco del quale ha lavorato per tanti anni. Ma racconta anche gli scherzi goliardici che si concedeva con Gigi Magni, come quello di approntare un testo provvisorio per la metrica di una nuova lirica di I sette re di Roma usando il turpiloquio al posto dei numeri, che si usano normalmente. Prende forma così una «vita cantabile» dove la musica diventa un pretesto per parlare della vita, e dove la vita si lascia agganciare proprio in quei momenti in cui un’aria, una combinazione di suoni, il fragore di una banda o l’audacia di un’orchestra hanno saputo toccarci il cuore e dirci qualcosa di più su questa rocambolesca avventura di essere musicalmente al mondo.

Quella di Nicola Piovani è una vita nel segno della musica, e degli incontri che la musica ha reso possibili: con Ennio Morricone, Manos Hadjidakis; con il pubblico che lo ha ascoltato dal vivo negli auditorium, nei teatri, nei cabaret; con i registi come Federico Fellini e Mario Monicelli, per i quali ha scritto alcune delle colonne sonore che hanno segnato quarant’anni di cinema. Ma se «la musica è pericolosa», come diceva Fellini, è un pericolo che vale la pena correre perché regala inaspettati scampoli di divinità. In queste pagine, Nicola Piovani, uno dei musicisti più noti e amati nel mondo, ricorda com’è cambiata la sua vita con l’arrivo in casa della rivoluzionaria Lesaphon Perla, la fonovaligia acquistata per le feste da ballo di suo fratello e su cui lui ascoltava insaziabilmente Bach e Beethoven. Racconta come sono nate molte delle sue musiche prendendo ispirazione anche dalla sua infanzia, come La banda del pinzimonio composta per Roberto Benigni, la combinazione mi-fa-sol di Il bombarolo scritta per Fabrizio De André o la canzone Quanto t’ho amato, scritta con l’amato amico Vincenzo Cerami, al fianco del quale ha lavorato per tanti anni. Ma racconta anche gli scherzi goliardici che si concedeva con Gigi Magni, come quello di approntare un testo provvisorio per la metrica di una nuova lirica di I sette re di Roma usando il turpiloquio al posto dei numeri, che si usano normalmente. Prende forma così una «vita cantabile» dove la musica diventa un pretesto per parlare della vita, e dove la vita si lascia agganciare proprio in quei momenti in cui un’aria, una combinazione di suoni, il fragore di una banda o l’audacia di un’orchestra hanno saputo toccarci il cuore e dirci qualcosa di più su questa rocambolesca avventura di essere musicalmente al mondo.
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### Sinossi
Quella di Nicola Piovani è una vita nel segno della musica, e degli incontri che la musica ha reso possibili: con Ennio Morricone, Manos Hadjidakis; con il pubblico che lo ha ascoltato dal vivo negli auditorium, nei teatri, nei cabaret; con i registi come Federico Fellini e Mario Monicelli, per i quali ha scritto alcune delle colonne sonore che hanno segnato quarant’anni di cinema. Ma se «la musica è pericolosa», come diceva Fellini, è un pericolo che vale la pena correre perché regala inaspettati scampoli di divinità. In queste pagine, Nicola Piovani, uno dei musicisti più noti e amati nel mondo, ricorda com’è cambiata la sua vita con l’arrivo in casa della rivoluzionaria Lesaphon Perla, la fonovaligia acquistata per le feste da ballo di suo fratello e su cui lui ascoltava insaziabilmente Bach e Beethoven. Racconta come sono nate molte delle sue musiche prendendo ispirazione anche dalla sua infanzia, come La banda del pinzimonio composta per Roberto Benigni, la combinazione mi-fa-sol di Il bombarolo scritta per Fabrizio De André o la canzone Quanto t’ho amato, scritta con l’amato amico Vincenzo Cerami, al fianco del quale ha lavorato per tanti anni. Ma racconta anche gli scherzi goliardici che si concedeva con Gigi Magni, come quello di approntare un testo provvisorio per la metrica di una nuova lirica di I sette re di Roma usando il turpiloquio al posto dei numeri, che si usano normalmente. Prende forma così una «vita cantabile» dove la musica diventa un pretesto per parlare della vita, e dove la vita si lascia agganciare proprio in quei momenti in cui un’aria, una combinazione di suoni, il fragore di una banda o l’audacia di un’orchestra hanno saputo toccarci il cuore e dirci qualcosa di più su questa rocambolesca avventura di essere musicalmente al mondo.

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Museo delle cere

Prima di rivelarsi pienamente come narratore, Joseph Roth lavorò come giornalista, in quegli anni Venti particolarmente adatti alle incursioni nella realtà da parte di un viaggiatore «dappertutto a casa, ma senza casa». E subito fu riconosciuto «prosatore di prim’ordine, un maestro della lingua tedesca» (Hermann Kesten). In “Museo delle cere”, pubblicato nel 1930, Roth volle raccogliere il meglio di quegli scritti: una trentina di feuilleton apparsi per la maggior parte nella «Frankfurter Zeitung». Il titolo originale, “Panoptikum”, riprendeva il termine tedesco per «museo delle cere» – accenno a un mondo sempre più spettrale, dove i manichini del Musée Grévin potevano apparire come «imitazioni più vere» –, e al tempo stesso implicava una visione «panotticale», una veloce panoramica delle esperienze fatte da Roth, uomo e giornalista, a Vienna e in Germania ma anche su e giù per l’Europa, in Francia come in Albania: «figure e sfondi», come dice il sottotitolo. Tra le «figure» sfilano i piccoli personaggi della vita d’albergo che sarebbe diventata la vita stessa di Roth, gli oscuri colleghi in giornalismo, le ombre indaffarate che partecipano a un solenne ma effimero congresso: profili che un giorno acquisiranno nomi e cognomi nei romanzi di Roth, comparse di un’epoca che pochi come lui ci hanno saputo restituire. Tra gli «sfondi» emerge un ricordo che diviene una pagina memorabile: l’addio a tutto un mondo, con il funerale di Sua Maestà Apostolica Imperial-regia Francesco Giuseppe – cerimonia alla quale il giovane Roth aveva partecipato indossando la «nuova uniforme grigio-verde con la quale saremmo andati al fronte qualche settimana più tardi».
(source: Bol.com)

Prima di rivelarsi pienamente come narratore, Joseph Roth lavorò come giornalista, in quegli anni Venti particolarmente adatti alle incursioni nella realtà da parte di un viaggiatore «dappertutto a casa, ma senza casa». E subito fu riconosciuto «prosatore di prim’ordine, un maestro della lingua tedesca» (Hermann Kesten). In “Museo delle cere”, pubblicato nel 1930, Roth volle raccogliere il meglio di quegli scritti: una trentina di feuilleton apparsi per la maggior parte nella «Frankfurter Zeitung». Il titolo originale, “Panoptikum”, riprendeva il termine tedesco per «museo delle cere» – accenno a un mondo sempre più spettrale, dove i manichini del Musée Grévin potevano apparire come «imitazioni più vere» –, e al tempo stesso implicava una visione «panotticale», una veloce panoramica delle esperienze fatte da Roth, uomo e giornalista, a Vienna e in Germania ma anche su e giù per l’Europa, in Francia come in Albania: «figure e sfondi», come dice il sottotitolo. Tra le «figure» sfilano i piccoli personaggi della vita d’albergo che sarebbe diventata la vita stessa di Roth, gli oscuri colleghi in giornalismo, le ombre indaffarate che partecipano a un solenne ma effimero congresso: profili che un giorno acquisiranno nomi e cognomi nei romanzi di Roth, comparse di un’epoca che pochi come lui ci hanno saputo restituire. Tra gli «sfondi» emerge un ricordo che diviene una pagina memorabile: l’addio a tutto un mondo, con il funerale di Sua Maestà Apostolica Imperial-regia Francesco Giuseppe – cerimonia alla quale il giovane Roth aveva partecipato indossando la «nuova uniforme grigio-verde con la quale saremmo andati al fronte qualche settimana più tardi».
(source: Bol.com)

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La mostra delle atrocità

L’opera che ha consacrato Ballard autore di culto, formidabile visionario, profeta dei destini del mondo. Un’opera totale che fonde la forma del romanzo, le cadenze del saggio e uno straordinario apparato di note, ricco come un romanzo nel romanzo, come una lucida summa delle icone della contemporaneità. Protagonista un uomo dal carattere sfaccettato e dai molti nomi (Travis, Talbot, Traven, Tallis, Talbert, Travers), e intorno (o dentro di lui?) un universo stravolto e artificiale: celebrità anatomizzate, fantasie oniriche e libere associazioni, crudeltà e pornografia, civiltà e inferno. “Qual è il reale significato della morte di Marilyn Monroe o dell’assassinio di Kennedy? Come agiscono su di noi a livello neurale, a livello dell’inconscio? Questi eventi dei media, il suicidio della Monroe, l’assassinio di Kennedy, l’elezione di Reagan (riportata nel libro quindici anni prima dell’evento reale) hanno qualche significato nascosto nella nostra mente, influenzano la nostra immaginazione secondo modalità impreviste?” J.G. Ballard

L’opera che ha consacrato Ballard autore di culto, formidabile visionario, profeta dei destini del mondo. Un’opera totale che fonde la forma del romanzo, le cadenze del saggio e uno straordinario apparato di note, ricco come un romanzo nel romanzo, come una lucida summa delle icone della contemporaneità. Protagonista un uomo dal carattere sfaccettato e dai molti nomi (Travis, Talbot, Traven, Tallis, Talbert, Travers), e intorno (o dentro di lui?) un universo stravolto e artificiale: celebrità anatomizzate, fantasie oniriche e libere associazioni, crudeltà e pornografia, civiltà e inferno. “Qual è il reale significato della morte di Marilyn Monroe o dell’assassinio di Kennedy? Come agiscono su di noi a livello neurale, a livello dell’inconscio? Questi eventi dei media, il suicidio della Monroe, l’assassinio di Kennedy, l’elezione di Reagan (riportata nel libro quindici anni prima dell’evento reale) hanno qualche significato nascosto nella nostra mente, influenzano la nostra immaginazione secondo modalità impreviste?” J.G. Ballard

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Morto due volte

‘*Il commissario Bordelli, un antieroe disilluso ma assolutamente autentico nelle ragioni del suo esistere. Un uomo che riconosci come vero e che non è facile dimenticare.*’
Andrea Camilleri

‘*Ci piace, il commissario Bordelli, per quel clima nostalgico da ‘come eravamo’, per un’attenzione, che ci ricorda i libri di Pratolini, all’esistenza e ai ritratti della gente comune… un poliziotto che ha qualcosa di chandleriano.*’
Giovanni Pacchiano

‘*C’è un nuovo sceriffo in città. Il commissario Bordelli, con la sua sanguigna umanità tutta italiana e tutta toscana, si inserisce oggi nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti: poliziotti complessi e tormentati che raccontano un’Italia ingenua e cattiva che ancora non sapeva di essere così noir.*’
Carlo Lucarelli

‘*…Una tormentata figura di investigatore e un’Italia meno cinica ma non meno cattiva di oggi.*’
Il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias

‘*Bordelli, il commissario più amato da Camilleri dopo il suo Montalbano.*’
Il Piccolo

Due cimiteri di Firenze, due tombe con lo stesso nome, la stessa data di nascita ma una diversa data di morte. Come è possibile che Antonio Samsa sia deceduto due volte? Quale segreto si nasconde dietro a quella strana faccenda scoperta per caso? Il commissario Bordelli affronta una delle sue indagini più singolari, scoperchiando una vecchia storia seppellita dal tempo.

Scopri tutti i romanzi e i racconti del** commissario Bordelli:**

Il commissario Bordelli
Una brutta faccenda
Il nuovo venuto Morte a Firenze
La forza del destino
Fantasmi del passato
Perché dollari?
Morto due volte

E la nuova attesissima indagine nata dalla penna di **Marco Vichi**:

Nel più bel sogno

Disponibile in **preorder **e in vendita dal **16 novembre 2017**.
(source: Bol.com)

‘*Il commissario Bordelli, un antieroe disilluso ma assolutamente autentico nelle ragioni del suo esistere. Un uomo che riconosci come vero e che non è facile dimenticare.*’
Andrea Camilleri

‘*Ci piace, il commissario Bordelli, per quel clima nostalgico da ‘come eravamo’, per un’attenzione, che ci ricorda i libri di Pratolini, all’esistenza e ai ritratti della gente comune… un poliziotto che ha qualcosa di chandleriano.*’
Giovanni Pacchiano

‘*C’è un nuovo sceriffo in città. Il commissario Bordelli, con la sua sanguigna umanità tutta italiana e tutta toscana, si inserisce oggi nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti: poliziotti complessi e tormentati che raccontano un’Italia ingenua e cattiva che ancora non sapeva di essere così noir.*’
Carlo Lucarelli

‘*…Una tormentata figura di investigatore e un’Italia meno cinica ma non meno cattiva di oggi.*’
Il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias

‘*Bordelli, il commissario più amato da Camilleri dopo il suo Montalbano.*’
Il Piccolo

Due cimiteri di Firenze, due tombe con lo stesso nome, la stessa data di nascita ma una diversa data di morte. Come è possibile che Antonio Samsa sia deceduto due volte? Quale segreto si nasconde dietro a quella strana faccenda scoperta per caso? Il commissario Bordelli affronta una delle sue indagini più singolari, scoperchiando una vecchia storia seppellita dal tempo.

Scopri tutti i romanzi e i racconti del** commissario Bordelli:**

Il commissario Bordelli
Una brutta faccenda
Il nuovo venuto Morte a Firenze
La forza del destino
Fantasmi del passato
Perché dollari?
Morto due volte

E la nuova attesissima indagine nata dalla penna di **Marco Vichi**:

Nel più bel sogno

Disponibile in **preorder **e in vendita dal **16 novembre 2017**.
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Morte di un uomo felice

Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l’inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie.
Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.
L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione. Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.
Insieme al precedente romanzo di Giorgio Fontana, *Per legge superiore*, anche *Morte di un uomo felice* riflette sulla giustizia, le sue possibilità e i suoi limiti.

Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l’inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie.
Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.
L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione. Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.
Insieme al precedente romanzo di Giorgio Fontana, *Per legge superiore*, anche *Morte di un uomo felice* riflette sulla giustizia, le sue possibilità e i suoi limiti.

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La montagna nuda

IL NANGA PARBAT, LA MONTAGNA NUDA, 8125 METRI, È DA DECENNI IL SACRO GRAAL DELL’ALPINISMO MONDIALE. Negli anni Trenta Willy Merkl tentò la salita e morì. Il fratellastro, Karl Herligkoffer, ne raccolse l’eredità spirituale e organizzò alcune spedizioni in memoria di Merkl, fra cui la spedizione del 1970 alla quale presero parte Reinhold Messner e il fratello Günther, che aveva come scopo la salita alla vetta da versante Rupal, una parete di ghiaccio e roccia che piomba nel vuoto per più di 4500 metri. Reinhold e Günther per primi salirono lungo quella via ma, temendo il maltempo, decisero di scendere dal versante opposto, il Diamir, una via sconosciuta dove Günther perse la vita travolto da una slavina. Il ricordo della tragedia non abbandonerà mai più Reinhold Messener che però, solo ora, a trent’anni di distanza e dopo essere stato oggetto di critiche e polemiche per le scelte compiute in quell’occasione, decide di raccontare la sua versione dei fatti e lancia pesanti accuse ai membri della spedizione di cui lui e il fratello avevano fatto parte. ‘La Montagna Nuda’ è il libro migliore del più grande scalatore vivente. Per tutti gli amanti dell’alpinismo e per quanti desiderano comprendere l’uomo che sta dietro al mito.
(source: Bol.com)

IL NANGA PARBAT, LA MONTAGNA NUDA, 8125 METRI, È DA DECENNI IL SACRO GRAAL DELL’ALPINISMO MONDIALE. Negli anni Trenta Willy Merkl tentò la salita e morì. Il fratellastro, Karl Herligkoffer, ne raccolse l’eredità spirituale e organizzò alcune spedizioni in memoria di Merkl, fra cui la spedizione del 1970 alla quale presero parte Reinhold Messner e il fratello Günther, che aveva come scopo la salita alla vetta da versante Rupal, una parete di ghiaccio e roccia che piomba nel vuoto per più di 4500 metri. Reinhold e Günther per primi salirono lungo quella via ma, temendo il maltempo, decisero di scendere dal versante opposto, il Diamir, una via sconosciuta dove Günther perse la vita travolto da una slavina. Il ricordo della tragedia non abbandonerà mai più Reinhold Messener che però, solo ora, a trent’anni di distanza e dopo essere stato oggetto di critiche e polemiche per le scelte compiute in quell’occasione, decide di raccontare la sua versione dei fatti e lancia pesanti accuse ai membri della spedizione di cui lui e il fratello avevano fatto parte. ‘La Montagna Nuda’ è il libro migliore del più grande scalatore vivente. Per tutti gli amanti dell’alpinismo e per quanti desiderano comprendere l’uomo che sta dietro al mito.
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Il mondo atlantico e la globalizzazione. Europa e Stati Uniti: storia, economia e politica

Esiste una stretta interdipendenza tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti: il tema è al centro dei dibattiti del Parlamento europeo. Questo libro discute la divaricazione tra economia pianificata e economia capitalistica e il modo in cui i paesi occidentali vissero la Guerra fredda. Lo scontro bipolare era accompagnato da una dialettica interna al sistema atlantico. La fine dell’Urss mutò i rapporti globali, senza intaccare l’interdipendenza del modo di produzione capitalistico. Nacquero invece nuovi problemi, come la dominazione degli Stati Uniti e la crescita di nuove potenze, quali la Cina e l’India. Si trattava di sfide per il sistema atlantico, che continua a prevalere, ma che in prospettiva può essere sopraffatto dalla concorrenza asiatica. Di qui le ragioni di una nuova intesa atlantica che dia vita a un soggetto economico-politico che ricopra un ruolo centrale nell’economia globale. Tre capitoli del saggio documentano l’importanza del tema in termini statistici, in termini politici e con una ricostruzione delle fasi del negoziato.
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Esiste una stretta interdipendenza tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti: il tema è al centro dei dibattiti del Parlamento europeo. Questo libro discute la divaricazione tra economia pianificata e economia capitalistica e il modo in cui i paesi occidentali vissero la Guerra fredda. Lo scontro bipolare era accompagnato da una dialettica interna al sistema atlantico. La fine dell’Urss mutò i rapporti globali, senza intaccare l’interdipendenza del modo di produzione capitalistico. Nacquero invece nuovi problemi, come la dominazione degli Stati Uniti e la crescita di nuove potenze, quali la Cina e l’India. Si trattava di sfide per il sistema atlantico, che continua a prevalere, ma che in prospettiva può essere sopraffatto dalla concorrenza asiatica. Di qui le ragioni di una nuova intesa atlantica che dia vita a un soggetto economico-politico che ricopra un ruolo centrale nell’economia globale. Tre capitoli del saggio documentano l’importanza del tema in termini statistici, in termini politici e con una ricostruzione delle fasi del negoziato.
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Mollo tutto e cambio vita?

L’importante non è la meta, ma quello che si incontra lungo la strada. Ma bisogna trovare il coraggio di percorrerla.Avete mai pensato di mollare tutto e cambiare radicalmente vita? In questo libro sono raccolte piccole e grandi storie di persone che stanche del lavoro, insoddisfatte della qualità delle loro giornate, curiose di scoprire cosa il mondo potesse regalare, hanno mollato gli ormeggi e si sono lasciate andare.Non per forza la loro scelta è stata rivoluzionaria: ma è stata, appunto, una scelta. Andare a vivere in campagna o su un’isola semideserta, girare il mondo senza sosta o stabilirsi dall’altro capo della Terra, per coltivare una passione, ritrovare il sorriso, o semplicemente un lavoro più stabile: in tutte queste storie c’è un pizzico di follia, ma soprattutto la consapevolezza dei propri mezzi e desideri. Sono storie da sogno, e non c’è cosa più bella che sognare.
(source: Bol.com)

L’importante non è la meta, ma quello che si incontra lungo la strada. Ma bisogna trovare il coraggio di percorrerla.Avete mai pensato di mollare tutto e cambiare radicalmente vita? In questo libro sono raccolte piccole e grandi storie di persone che stanche del lavoro, insoddisfatte della qualità delle loro giornate, curiose di scoprire cosa il mondo potesse regalare, hanno mollato gli ormeggi e si sono lasciate andare.Non per forza la loro scelta è stata rivoluzionaria: ma è stata, appunto, una scelta. Andare a vivere in campagna o su un’isola semideserta, girare il mondo senza sosta o stabilirsi dall’altro capo della Terra, per coltivare una passione, ritrovare il sorriso, o semplicemente un lavoro più stabile: in tutte queste storie c’è un pizzico di follia, ma soprattutto la consapevolezza dei propri mezzi e desideri. Sono storie da sogno, e non c’è cosa più bella che sognare.
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Il mito asburgico

Apparso agli inizi degli anni Sessanta, questo libro ha avuto il merito di indagare tra i primi un tema che avrebbe poi goduto di una fortuna ininterrotta. Nel mito absburgico confluiscono molte componenti: l’idealizzazione dell’Impero come armonica entità sovranazionale e universalistica; il senso dell’ordine e della gerarchia; l’imperatore Francesco Giuseppe, che di quell’ordine era simbolo e garante; una visione edonistica ed epicurea della vita, con epicentro Vienna…
Intrecciando storia, cultura e costume, Magris ha ricostruito le ragioni storiche di questo mito e la sua presenza nelle opere letterarie, dall’epoca Biedermeier ad autori come Schnitzler, Hofmannsthal, Kraus, Rilke, Roth, Werfel, Zweig, Musil, Doderer, la cui adesione al proprio tempo ha assunto la forma, tipicamente austriaca, dell’ironia, della critica disincantata e beffarda.
(source: Bol.com)

Apparso agli inizi degli anni Sessanta, questo libro ha avuto il merito di indagare tra i primi un tema che avrebbe poi goduto di una fortuna ininterrotta. Nel mito absburgico confluiscono molte componenti: l’idealizzazione dell’Impero come armonica entità sovranazionale e universalistica; il senso dell’ordine e della gerarchia; l’imperatore Francesco Giuseppe, che di quell’ordine era simbolo e garante; una visione edonistica ed epicurea della vita, con epicentro Vienna…
Intrecciando storia, cultura e costume, Magris ha ricostruito le ragioni storiche di questo mito e la sua presenza nelle opere letterarie, dall’epoca Biedermeier ad autori come Schnitzler, Hofmannsthal, Kraus, Rilke, Roth, Werfel, Zweig, Musil, Doderer, la cui adesione al proprio tempo ha assunto la forma, tipicamente austriaca, dell’ironia, della critica disincantata e beffarda.
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I miti greci

Prima della scienza, prima della religione, c’è il mito. Modo ingenuo – ci dicono –, modo fantasioso, spregiudicato e prescientifico, di spiegare l’origine delle cose e degli uomini, gli usi i costumi e le leggi. Filologia, etnografia, antropologia hanno lacerato il velo del mito, evidenziandone le radici ideologiche, il retroterra di superstizione e di magia. Ma i miti, così dissezionati, ci vengono restituiti alla stregua di freddi reperti anatomici, buoni tuttalpiù per qualche museo. Robert Graves è riuscito a rianimare questa materia ormai inerte, restituendocela con tutto il suo splendore, il suo sense of wonder e (anche) of humour. I miti greci, pur senza dover invidiare nulla ad altre raccolte analoghe condotte sulla scorta della filologia e dell’erudizione, ha un pregio fondamentale: i centosettantuno capitoli che lo compongono si snodano con la sveltezza e col brio di un racconto ben scritto, di una rievocazione partecipe e disincantata al tempo stesso, di un mondo incantato e incantevole. Nessuna retorica, nessun manierismo: le gesta degli dèi e degli eroi, che di per sé tendono all’epico, sono costantemente ricondotte alla nostra misura umana, immerse come sono nella quotidianità (sia pure dell’antica Grecia). Così Zeus, Era, Afrodite, Eracle compiono non solo prodigi e grandi imprese, ma sono afflitti da acciacchi, perseguitati dalla sfortuna, schiattano di rabbia, si concedono scappatelle e hanno le paturnie. E tutto senza ‘smitizzare’ i miti, ma – al contrario – con la preoccupazione di salvaguardarne, assieme alla sostanza, anche il sapore, con uno stile e un piglio che debbono più alla grande lezione del Ramo d’oro di Frazer che al forse necessario ma anche triste lavoro di scavo di un Freud, di uno Jung, di un Kerényi…

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Prima della scienza, prima della religione, c’è il mito. Modo ingenuo – ci dicono –, modo fantasioso, spregiudicato e prescientifico, di spiegare l’origine delle cose e degli uomini, gli usi i costumi e le leggi. Filologia, etnografia, antropologia hanno lacerato il velo del mito, evidenziandone le radici ideologiche, il retroterra di superstizione e di magia. Ma i miti, così dissezionati, ci vengono restituiti alla stregua di freddi reperti anatomici, buoni tuttalpiù per qualche museo. Robert Graves è riuscito a rianimare questa materia ormai inerte, restituendocela con tutto il suo splendore, il suo sense of wonder e (anche) of humour. I miti greci, pur senza dover invidiare nulla ad altre raccolte analoghe condotte sulla scorta della filologia e dell’erudizione, ha un pregio fondamentale: i centosettantuno capitoli che lo compongono si snodano con la sveltezza e col brio di un racconto ben scritto, di una rievocazione partecipe e disincantata al tempo stesso, di un mondo incantato e incantevole. Nessuna retorica, nessun manierismo: le gesta degli dèi e degli eroi, che di per sé tendono all’epico, sono costantemente ricondotte alla nostra misura umana, immerse come sono nella quotidianità (sia pure dell’antica Grecia). Così Zeus, Era, Afrodite, Eracle compiono non solo prodigi e grandi imprese, ma sono afflitti da acciacchi, perseguitati dalla sfortuna, schiattano di rabbia, si concedono scappatelle e hanno le paturnie. E tutto senza ‘smitizzare’ i miti, ma – al contrario – con la preoccupazione di salvaguardarne, assieme alla sostanza, anche il sapore, con uno stile e un piglio che debbono più alla grande lezione del Ramo d’oro di Frazer che al forse necessario ma anche triste lavoro di scavo di un Freud, di uno Jung, di un Kerényi…

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Missione Granny

RACCONTO LUNGO (37 pagine) – SPIONAGGIO – Niente può fermare il capitano Lupo quando è in missione. Neppure le stravaganze sessuali più assurde, che lo costringono a impegnarsi come non ha mai fatto prima…
Sedurre una anziana miliardaria in un lussuoso albergo veneziano, sembrerebbe una missione di tutto riposo per il capitano Chris Lupo del corpo dei Marines. Ma le cose, per il nostro eroe, non sono mai semplici come sembrano. Preparatevi a fare la conoscenza di rapitori assassini, affaristi senza scrupoli, un malvagio violentatore bisessuale, una affascinante sexy segretaria e una mistress neonazista dalle sadiche abitudini sessuali. E anche stavolta, il capitano Lupo dovrà ricorrere a tutte le sue armi per risolvere la situazione. Comprese quelle sessuali…
Romano De Marco, abruzzese classe 1965, esordisce nel Giallo Mondadori nel 2009 con ”Ferro e fuoco” (ripubblicato in libreria, nel 2012, da Pendragon di Bologna). Nel 2011 esce il suo secondo romanzo ”Milano a mano armata” con la prefazione di Eraldo Baldini per l’editore Foschi di Forlì (Premio ”Lomellina in giallo” 2012). A gennaio 2013 esce ”A casa del diavolo” con l’etichetta TimeCrime dell’editore Fanucci di Roma (secondo classificato premio Nebbia Gialla 2013, selezione Premio Scerbanenco 2013). All’inizio del 2014 esce il suo quarto romanzo ”Io la troverò” per la collana Fox Crime di Feltrinelli di Milano. Ha pubblicato racconti su varie antologie e sulla rivista Linus, collabra con diversi Blog e con Writer’s Magazine Italia.
(source: Bol.com)

RACCONTO LUNGO (37 pagine) – SPIONAGGIO – Niente può fermare il capitano Lupo quando è in missione. Neppure le stravaganze sessuali più assurde, che lo costringono a impegnarsi come non ha mai fatto prima…
Sedurre una anziana miliardaria in un lussuoso albergo veneziano, sembrerebbe una missione di tutto riposo per il capitano Chris Lupo del corpo dei Marines. Ma le cose, per il nostro eroe, non sono mai semplici come sembrano. Preparatevi a fare la conoscenza di rapitori assassini, affaristi senza scrupoli, un malvagio violentatore bisessuale, una affascinante sexy segretaria e una mistress neonazista dalle sadiche abitudini sessuali. E anche stavolta, il capitano Lupo dovrà ricorrere a tutte le sue armi per risolvere la situazione. Comprese quelle sessuali…
Romano De Marco, abruzzese classe 1965, esordisce nel Giallo Mondadori nel 2009 con ”Ferro e fuoco” (ripubblicato in libreria, nel 2012, da Pendragon di Bologna). Nel 2011 esce il suo secondo romanzo ”Milano a mano armata” con la prefazione di Eraldo Baldini per l’editore Foschi di Forlì (Premio ”Lomellina in giallo” 2012). A gennaio 2013 esce ”A casa del diavolo” con l’etichetta TimeCrime dell’editore Fanucci di Roma (secondo classificato premio Nebbia Gialla 2013, selezione Premio Scerbanenco 2013). All’inizio del 2014 esce il suo quarto romanzo ”Io la troverò” per la collana Fox Crime di Feltrinelli di Milano. Ha pubblicato racconti su varie antologie e sulla rivista Linus, collabra con diversi Blog e con Writer’s Magazine Italia.
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La mia Londra

Simonetta Agnello arriva sola a Londra nel settembre 1963 – a tre ore da Palermo, è in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie: la coda nella fila degli aliens al controllo passaporti; l’autostrada sopraelevata diventa un tappeto volante. La paura di non capire e di non essere accettata forza impietosa il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Diventa Mrs. Hornby. Ha due figli. Tutta una vita come inglese e come siciliana. Ora Simonetta Agnello Hornby può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amatissima casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove lei ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l’anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare. Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell’illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa – ancora una volta il nodo fra Londra e Palermo – dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: ‘Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere’

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Simonetta Agnello arriva sola a Londra nel settembre 1963 – a tre ore da Palermo, è in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie: la coda nella fila degli aliens al controllo passaporti; l’autostrada sopraelevata diventa un tappeto volante. La paura di non capire e di non essere accettata forza impietosa il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Diventa Mrs. Hornby. Ha due figli. Tutta una vita come inglese e come siciliana. Ora Simonetta Agnello Hornby può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amatissima casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove lei ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l’anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare. Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell’illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa – ancora una volta il nodo fra Londra e Palermo – dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: ‘Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere’

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Mi arrivi come da un sogno

Sotto il sole della Sicilia, sulle spiagge dell’incantevole cittadina di Siculiana, si ripete ogni estate uno spettacolo meraviglioso. Centinaia di tartarughine rompono il guscio e vengono alla luce, pronte a tuffarsi in mare tutte insieme, come un’onda in senso contrario. Da quand’è nata, Lucia non si è mai persa uno ‘sbarco’, come lo chiama l’adorata nonna Marta. Tranne questa volta: l’hanno appena chiamata da un importante giornale romano, e il suo sogno di diventare giornalista sta per avverarsi. Tre mesi a Roma, tre mesi per prendere finalmente in mano la propria vita. Certo, le mancheranno il rumore dei passi di papà, gli odori buoni della cucina della nonna, e la spiaggia delle tartarughine… E poi c’è Rosario, il suo fidanzato – forse, però, un po’ di lontananza farà bene a entrambi. Quel che Lucia non ha messo in conto è un affascinante imprevisto: si chiama Clark Kent (nessuna parentela), lavora nella Sezione Cultura del giornale, ed è un americano innamorato di Roma. E tra una passeggiata a Villa Borghese e un friccico di luna, tra i due ben presto nasce qualcosa di molto forte… Peccato che il destino abbia un piano tutto suo. Un piano che metterà Clark di fronte a una domanda impossibile: che succederebbe se Lucia, di punto in bianco, per un incidente stupido e assurdo, si dimenticasse del suo amore, e Clark dovesse… farla innamorare di nuovo?
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Sotto il sole della Sicilia, sulle spiagge dell’incantevole cittadina di Siculiana, si ripete ogni estate uno spettacolo meraviglioso. Centinaia di tartarughine rompono il guscio e vengono alla luce, pronte a tuffarsi in mare tutte insieme, come un’onda in senso contrario. Da quand’è nata, Lucia non si è mai persa uno ‘sbarco’, come lo chiama l’adorata nonna Marta. Tranne questa volta: l’hanno appena chiamata da un importante giornale romano, e il suo sogno di diventare giornalista sta per avverarsi. Tre mesi a Roma, tre mesi per prendere finalmente in mano la propria vita. Certo, le mancheranno il rumore dei passi di papà, gli odori buoni della cucina della nonna, e la spiaggia delle tartarughine… E poi c’è Rosario, il suo fidanzato – forse, però, un po’ di lontananza farà bene a entrambi. Quel che Lucia non ha messo in conto è un affascinante imprevisto: si chiama Clark Kent (nessuna parentela), lavora nella Sezione Cultura del giornale, ed è un americano innamorato di Roma. E tra una passeggiata a Villa Borghese e un friccico di luna, tra i due ben presto nasce qualcosa di molto forte… Peccato che il destino abbia un piano tutto suo. Un piano che metterà Clark di fronte a una domanda impossibile: che succederebbe se Lucia, di punto in bianco, per un incidente stupido e assurdo, si dimenticasse del suo amore, e Clark dovesse… farla innamorare di nuovo?
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Il metodo sticazzi in amore

L’amore è l’apostrofo rosa prima di ’sticazzi!
Con Il metodo sticazzi avete imparato ad affrontare la vita quotidiana con il sorriso, con Buone feste con il metodo sticazzi siete riusciti ad affrontare il difficile periodo natalizio. Ora siete pronti per applicare il metodo al rapporto di coppia.
Il metodo sticazzi… in Amore
Questa miniguida racconta al lettore come prendere la vita di coppia con ironia, comprensione e leggerezza, per amarsi senza tante storie e accettarsi a vicenda per come si è. Che siate uomini o donne, eterosessuali od omosessuali, giovani o anziani, novelli fidanzati o storici partner, questo libro sta per cambiare la vostra vita sentimentale, e in meglio. Il metodo sticazzi salva l’amore da qualsiasi crisi di coppia, provare per credere!
Vi insegnerà a evitare conflitti gratuiti e futili delusioni, rancori inespressi e ripicche meschine. E scoprirete quanto è facile amare, amarsi ed essere amati. Come? Adottando le semplici regole del metodo sticazzi, il vostro consulente sentimentale sempre a portata di mano.
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### Sinossi
L’amore è l’apostrofo rosa prima di ’sticazzi!
Con Il metodo sticazzi avete imparato ad affrontare la vita quotidiana con il sorriso, con Buone feste con il metodo sticazzi siete riusciti ad affrontare il difficile periodo natalizio. Ora siete pronti per applicare il metodo al rapporto di coppia.
Il metodo sticazzi… in Amore
Questa miniguida racconta al lettore come prendere la vita di coppia con ironia, comprensione e leggerezza, per amarsi senza tante storie e accettarsi a vicenda per come si è. Che siate uomini o donne, eterosessuali od omosessuali, giovani o anziani, novelli fidanzati o storici partner, questo libro sta per cambiare la vostra vita sentimentale, e in meglio. Il metodo sticazzi salva l’amore da qualsiasi crisi di coppia, provare per credere!
Vi insegnerà a evitare conflitti gratuiti e futili delusioni, rancori inespressi e ripicche meschine. E scoprirete quanto è facile amare, amarsi ed essere amati. Come? Adottando le semplici regole del metodo sticazzi, il vostro consulente sentimentale sempre a portata di mano.

L’amore è l’apostrofo rosa prima di ’sticazzi!
Con Il metodo sticazzi avete imparato ad affrontare la vita quotidiana con il sorriso, con Buone feste con il metodo sticazzi siete riusciti ad affrontare il difficile periodo natalizio. Ora siete pronti per applicare il metodo al rapporto di coppia.
Il metodo sticazzi… in Amore
Questa miniguida racconta al lettore come prendere la vita di coppia con ironia, comprensione e leggerezza, per amarsi senza tante storie e accettarsi a vicenda per come si è. Che siate uomini o donne, eterosessuali od omosessuali, giovani o anziani, novelli fidanzati o storici partner, questo libro sta per cambiare la vostra vita sentimentale, e in meglio. Il metodo sticazzi salva l’amore da qualsiasi crisi di coppia, provare per credere!
Vi insegnerà a evitare conflitti gratuiti e futili delusioni, rancori inespressi e ripicche meschine. E scoprirete quanto è facile amare, amarsi ed essere amati. Come? Adottando le semplici regole del metodo sticazzi, il vostro consulente sentimentale sempre a portata di mano.
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### Sinossi
L’amore è l’apostrofo rosa prima di ’sticazzi!
Con Il metodo sticazzi avete imparato ad affrontare la vita quotidiana con il sorriso, con Buone feste con il metodo sticazzi siete riusciti ad affrontare il difficile periodo natalizio. Ora siete pronti per applicare il metodo al rapporto di coppia.
Il metodo sticazzi… in Amore
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