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Freising – Il Segreto di Hitler

Nel 1938, Adolf Hitler improvvisamente abbandona Berlino per un piccolo paese della Baviera: Freising. Cosa nasconde questo suo viaggio? E cosa nasconde la sparizione della sua guardarobiera  Elke Hanfstaengl? Ma soprattutto perché Reinhard Heydrich, stretto collaboratore di Himmler, si interessa tanto a questa sua partenza?Della sparizione della guardarobiera viene incaricato il comandante della locale stazione di Polizia, il colonello Hartmann, famoso per aver risolto il caso della cantante Marlene Raabe, archiviato in un primo tempo come suicidio. Lo coadiuva un giovane poliziotto di nome Heiden, voce narrante della storia. Adelaide Byrne dopo aver letto il romanzo della Green, Una strana scomparsa del 1880, ha concepito il romanzo poliziesco che veniamo a presentarvi, che, in un certo senso, possiamo considerare un remake, anche se i protagonisti e le vicende narrate non hanno nulla a che vedere con quelli di Una Strana Scomparsa.

Nel 1938, Adolf Hitler improvvisamente abbandona Berlino per un piccolo paese della Baviera: Freising. Cosa nasconde questo suo viaggio? E cosa nasconde la sparizione della sua guardarobiera  Elke Hanfstaengl? Ma soprattutto perché Reinhard Heydrich, stretto collaboratore di Himmler, si interessa tanto a questa sua partenza?Della sparizione della guardarobiera viene incaricato il comandante della locale stazione di Polizia, il colonello Hartmann, famoso per aver risolto il caso della cantante Marlene Raabe, archiviato in un primo tempo come suicidio. Lo coadiuva un giovane poliziotto di nome Heiden, voce narrante della storia. Adelaide Byrne dopo aver letto il romanzo della Green, Una strana scomparsa del 1880, ha concepito il romanzo poliziesco che veniamo a presentarvi, che, in un certo senso, possiamo considerare un remake, anche se i protagonisti e le vicende narrate non hanno nulla a che vedere con quelli di Una Strana Scomparsa.

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La fragilità che è in noi

Qual è il senso di un discorso sulla fragilità? Quello di riflettere sugli aspetti luminosi e oscuri di una condizione umana che ha molti volti e, in particolare, il volto della malattia fisica e psichica, della condizione adolescenziale – con le sue vertiginose ascese nei cieli stellati della gioia e della speranza, e con le sue discese negli abissi dell’insicurezza e della disperazione -, ma anche il volto della condizione anziana, lacerata dalla solitudine e dalla noncuranza, dallo straniamento e dall’angoscia della morte. La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l’immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con piú facilità e con piú passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.
(source: Bol.com)

Qual è il senso di un discorso sulla fragilità? Quello di riflettere sugli aspetti luminosi e oscuri di una condizione umana che ha molti volti e, in particolare, il volto della malattia fisica e psichica, della condizione adolescenziale – con le sue vertiginose ascese nei cieli stellati della gioia e della speranza, e con le sue discese negli abissi dell’insicurezza e della disperazione -, ma anche il volto della condizione anziana, lacerata dalla solitudine e dalla noncuranza, dallo straniamento e dall’angoscia della morte. La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l’immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con piú facilità e con piú passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.
(source: Bol.com)

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Fotografia digitale For Dummies

Prendete la vostra fotocamera digitale e iniziate subito a scattare foto straordinarie! State considerando l’acquisto della vostra prima fotocamera digitale? Siete indecisi se passare da una compatta a una dSRL? Avete domande sulle funzionalità della vostra macchina fotografica? Ecco la guida che fa per voi! Vi spiegherà infatti cose che non troverete nel manuale d’uso della fotocamera, come le tecniche fotografiche tradizionali, i suggerimenti per ottenere certi tipi di immagini, le varie opzioni di stampa e molto altro ancora.

(source: Bol.com)

Prendete la vostra fotocamera digitale e iniziate subito a scattare foto straordinarie! State considerando l’acquisto della vostra prima fotocamera digitale? Siete indecisi se passare da una compatta a una dSRL? Avete domande sulle funzionalità della vostra macchina fotografica? Ecco la guida che fa per voi! Vi spiegherà infatti cose che non troverete nel manuale d’uso della fotocamera, come le tecniche fotografiche tradizionali, i suggerimenti per ottenere certi tipi di immagini, le varie opzioni di stampa e molto altro ancora.

(source: Bol.com)

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La follia delle sirene

Undici racconti, scritti fra il 1970 e il 1985, per un mosaico di indimenticabili e inquietanti personaggi borderline. Un fascio di avventure e disavventure che nascono dai casi assurdi della vita e fanno emergere creativi semi di pazzia, che mettono in discussione in maniera grottesca le “normali” categorie del bene e del male. “Non era la fine del mondo, no: ma era la fine del loro matrimonio. Nessuna parola o abbraccio – se mai ci sarebbero stati – avrebbe potuto far dimenticare a Michèle quella battuta del marito. Ma c’era qualcosa di più importante: avvertiva nel cuore e nella mente di Charles una profonda antipatia e avversione nei suoi confronti. Era ricambiata? Non provava forse lo stesso sentimento? Il marito aveva perduto qualcosa che Michèle pensava che fosse il tratto umano, ammesso che l’avesse mai posseduto – quello. In considerazione della sua esperienza di povertà e di mancanza di qualsiasi privilegio avrebbe dovuto dimostrare più compassione di lei. Ma cos’era giusto? E cosa sbagliato? Si sentiva confusa, come le accadeva talvolta quando si sforzava per comprendere le parole delle canzoni di Natale o di qualche poesia che poteva essere interpretata in vari modi. Alla fine, però, il cuore o l’affetto trovavano sempre il modo di capire – e non era forse giusto così? Non era forse giusto perdonare, specialmente in quel periodo dell’anno?”

(source: Bol.com)

Undici racconti, scritti fra il 1970 e il 1985, per un mosaico di indimenticabili e inquietanti personaggi borderline. Un fascio di avventure e disavventure che nascono dai casi assurdi della vita e fanno emergere creativi semi di pazzia, che mettono in discussione in maniera grottesca le “normali” categorie del bene e del male. “Non era la fine del mondo, no: ma era la fine del loro matrimonio. Nessuna parola o abbraccio – se mai ci sarebbero stati – avrebbe potuto far dimenticare a Michèle quella battuta del marito. Ma c’era qualcosa di più importante: avvertiva nel cuore e nella mente di Charles una profonda antipatia e avversione nei suoi confronti. Era ricambiata? Non provava forse lo stesso sentimento? Il marito aveva perduto qualcosa che Michèle pensava che fosse il tratto umano, ammesso che l’avesse mai posseduto – quello. In considerazione della sua esperienza di povertà e di mancanza di qualsiasi privilegio avrebbe dovuto dimostrare più compassione di lei. Ma cos’era giusto? E cosa sbagliato? Si sentiva confusa, come le accadeva talvolta quando si sforzava per comprendere le parole delle canzoni di Natale o di qualche poesia che poteva essere interpretata in vari modi. Alla fine, però, il cuore o l’affetto trovavano sempre il modo di capire – e non era forse giusto così? Non era forse giusto perdonare, specialmente in quel periodo dell’anno?”

(source: Bol.com)

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Finché suocera non ci separi!

Finché suocera non ci separi!
è secondo libro della serie Cara, ti odio!, dopo Cara cognata, ti odio!
“Cara suocera, ti odio!
Con quella tua faccina cadente e raggrinzita da sessantacinquenne, mi sorridi dolcemente, quando dentro di te stai pensando alla prossima frecciatina per farmi sentire inutile, insulsa, instabile, inadeguata, insipida, incompleta, inerme, inadempiente, insoddisfatta… tutta una serie di aggettivi che iniziano per IN che ti piacciono tanto, per potermi dominare e annientare.” (cit.)
Può una suocera essere così invadente, arrogante e prepotente da distruggere una famiglia? O essere così perfida da ingiuriare e calpestare l’onestà di una nuora per screditarla agli occhi del proprio marito e del mondo?
Può essere così infida da minare la sua autostima e annichilirla fino a farne la propria bambolina di giochi perversi? O essere così subdola e diabolica da raggirare e triangolare, per creare zizzania all’interno della coppia?
Clarissa può! Infatti si presenta a casa di Daphne e Andrea, al ritorno dal loro viaggio di nozze, e non se ne va mai più. Quella che doveva essere una visita di piacere, diventa un incubo per Daphne che, anche questa volta, sarà costretta ad andare in terapia per ritrovare la propria identità e la propria famiglia.
“Finché suocera non ci separi!” è il secondo libro della serie “Cara, ti odio!”, dopo “Cara cognata, ti odio!”
Questa serie vuole raccontare con ironia e sarcasmo tutta una gamma di relazioni problematiche di personaggi, caricature di se stessi, con cui quotidianamente ci scontriamo, spesso portate al limite del paradosso, del buonsenso e della comprensione.
Entrambi i libri sono autoconclusivi, sebbene nel secondo vi siano rimandi al primo.
**
### Sinossi
Finché suocera non ci separi!
è secondo libro della serie Cara, ti odio!, dopo Cara cognata, ti odio!
“Cara suocera, ti odio!
Con quella tua faccina cadente e raggrinzita da sessantacinquenne, mi sorridi dolcemente, quando dentro di te stai pensando alla prossima frecciatina per farmi sentire inutile, insulsa, instabile, inadeguata, insipida, incompleta, inerme, inadempiente, insoddisfatta… tutta una serie di aggettivi che iniziano per IN che ti piacciono tanto, per potermi dominare e annientare.” (cit.)
Può una suocera essere così invadente, arrogante e prepotente da distruggere una famiglia? O essere così perfida da ingiuriare e calpestare l’onestà di una nuora per screditarla agli occhi del proprio marito e del mondo?
Può essere così infida da minare la sua autostima e annichilirla fino a farne la propria bambolina di giochi perversi? O essere così subdola e diabolica da raggirare e triangolare, per creare zizzania all’interno della coppia?
Clarissa può! Infatti si presenta a casa di Daphne e Andrea, al ritorno dal loro viaggio di nozze, e non se ne va mai più. Quella che doveva essere una visita di piacere, diventa un incubo per Daphne che, anche questa volta, sarà costretta ad andare in terapia per ritrovare la propria identità e la propria famiglia.
“Finché suocera non ci separi!” è il secondo libro della serie “Cara, ti odio!”, dopo “Cara cognata, ti odio!”
Questa serie vuole raccontare con ironia e sarcasmo tutta una gamma di relazioni problematiche di personaggi, caricature di se stessi, con cui quotidianamente ci scontriamo, spesso portate al limite del paradosso, del buonsenso e della comprensione.
Entrambi i libri sono autoconclusivi, sebbene nel secondo vi siano rimandi al primo.

Finché suocera non ci separi!
è secondo libro della serie Cara, ti odio!, dopo Cara cognata, ti odio!
“Cara suocera, ti odio!
Con quella tua faccina cadente e raggrinzita da sessantacinquenne, mi sorridi dolcemente, quando dentro di te stai pensando alla prossima frecciatina per farmi sentire inutile, insulsa, instabile, inadeguata, insipida, incompleta, inerme, inadempiente, insoddisfatta… tutta una serie di aggettivi che iniziano per IN che ti piacciono tanto, per potermi dominare e annientare.” (cit.)
Può una suocera essere così invadente, arrogante e prepotente da distruggere una famiglia? O essere così perfida da ingiuriare e calpestare l’onestà di una nuora per screditarla agli occhi del proprio marito e del mondo?
Può essere così infida da minare la sua autostima e annichilirla fino a farne la propria bambolina di giochi perversi? O essere così subdola e diabolica da raggirare e triangolare, per creare zizzania all’interno della coppia?
Clarissa può! Infatti si presenta a casa di Daphne e Andrea, al ritorno dal loro viaggio di nozze, e non se ne va mai più. Quella che doveva essere una visita di piacere, diventa un incubo per Daphne che, anche questa volta, sarà costretta ad andare in terapia per ritrovare la propria identità e la propria famiglia.
“Finché suocera non ci separi!” è il secondo libro della serie “Cara, ti odio!”, dopo “Cara cognata, ti odio!”
Questa serie vuole raccontare con ironia e sarcasmo tutta una gamma di relazioni problematiche di personaggi, caricature di se stessi, con cui quotidianamente ci scontriamo, spesso portate al limite del paradosso, del buonsenso e della comprensione.
Entrambi i libri sono autoconclusivi, sebbene nel secondo vi siano rimandi al primo.
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### Sinossi
Finché suocera non ci separi!
è secondo libro della serie Cara, ti odio!, dopo Cara cognata, ti odio!
“Cara suocera, ti odio!
Con quella tua faccina cadente e raggrinzita da sessantacinquenne, mi sorridi dolcemente, quando dentro di te stai pensando alla prossima frecciatina per farmi sentire inutile, insulsa, instabile, inadeguata, insipida, incompleta, inerme, inadempiente, insoddisfatta… tutta una serie di aggettivi che iniziano per IN che ti piacciono tanto, per potermi dominare e annientare.” (cit.)
Può una suocera essere così invadente, arrogante e prepotente da distruggere una famiglia? O essere così perfida da ingiuriare e calpestare l’onestà di una nuora per screditarla agli occhi del proprio marito e del mondo?
Può essere così infida da minare la sua autostima e annichilirla fino a farne la propria bambolina di giochi perversi? O essere così subdola e diabolica da raggirare e triangolare, per creare zizzania all’interno della coppia?
Clarissa può! Infatti si presenta a casa di Daphne e Andrea, al ritorno dal loro viaggio di nozze, e non se ne va mai più. Quella che doveva essere una visita di piacere, diventa un incubo per Daphne che, anche questa volta, sarà costretta ad andare in terapia per ritrovare la propria identità e la propria famiglia.
“Finché suocera non ci separi!” è il secondo libro della serie “Cara, ti odio!”, dopo “Cara cognata, ti odio!”
Questa serie vuole raccontare con ironia e sarcasmo tutta una gamma di relazioni problematiche di personaggi, caricature di se stessi, con cui quotidianamente ci scontriamo, spesso portate al limite del paradosso, del buonsenso e della comprensione.
Entrambi i libri sono autoconclusivi, sebbene nel secondo vi siano rimandi al primo.

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Filosofia dell’arte di vivere

La vita non è forse la cosa più naturale al mondo? Eppure, dagli albori del pensiero filosofico l’uomo s’interroga su come viverla. “Non mi ci raccapezzo”, ammetteva Wittgenstein, esperienza che non ci è certo estranea. “Pure Kant si trova a disagio di fronte alla confusione che regna tra i più diversi maestri dell’arte di vivere”. Sì, perché la vita può essere oggetto di una vera e propria arte. Se “l’escursione nella filosofia”, come argomenta Wilhelm Schmid in questo saggio, “inizia quando l’esistenza viene messa in questione”, l’antichità si è interrogata a lungo su come vivere: dalle scomode domande di Socrate all’idea del bene di Platone, dalla virtù aristotelica alle scuole epicuree, stoiche, fino ai latini Seneca, Marco Aurelio, Cicerone. E dall’epoca moderna in poi che l’arte di vivere diserta la scena, quando certezze e criteri tradizionali si dissolvono progressivamente. L’uomo moderno procede a tentoni, saggiando, rivela Montaigne, grande artefice della sua riscoperta. Essa prende allora una via sperimentale, “senza sapere davvero dove si possa essere condotti percorrendola”. Oggi il filosofo tedesco Schmid, che dell’arte di vivere ha fatto il perno della sua ricerca, ci guida attraverso la sua storia e le sue poste in gioco.
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La vita non è forse la cosa più naturale al mondo? Eppure, dagli albori del pensiero filosofico l’uomo s’interroga su come viverla. “Non mi ci raccapezzo”, ammetteva Wittgenstein, esperienza che non ci è certo estranea. “Pure Kant si trova a disagio di fronte alla confusione che regna tra i più diversi maestri dell’arte di vivere”. Sì, perché la vita può essere oggetto di una vera e propria arte. Se “l’escursione nella filosofia”, come argomenta Wilhelm Schmid in questo saggio, “inizia quando l’esistenza viene messa in questione”, l’antichità si è interrogata a lungo su come vivere: dalle scomode domande di Socrate all’idea del bene di Platone, dalla virtù aristotelica alle scuole epicuree, stoiche, fino ai latini Seneca, Marco Aurelio, Cicerone. E dall’epoca moderna in poi che l’arte di vivere diserta la scena, quando certezze e criteri tradizionali si dissolvono progressivamente. L’uomo moderno procede a tentoni, saggiando, rivela Montaigne, grande artefice della sua riscoperta. Essa prende allora una via sperimentale, “senza sapere davvero dove si possa essere condotti percorrendola”. Oggi il filosofo tedesco Schmid, che dell’arte di vivere ha fatto il perno della sua ricerca, ci guida attraverso la sua storia e le sue poste in gioco.
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La figlia del papa

**NOBEL LETTERATURA 1997**
Figlia di un papa, tre volte moglie (un marito assassinato), un figlio illegittimo… tutto in soli 39 anni, in pieno Rinascimento. Una vita incredibile, da raccontare. Ci hanno provato scrittori, filosofi, storici. Di recente sono state dedicate a Lucrezia serie televisive di successo in Italia e all’estero. Ora, eccezionalmente, il **premio Nobel Dario Fo**, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un romanzo tutta l’umanità di Lucrezia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana. Ecco il fascino delle corti rinascimentali con il papa Alessandro VI, il più corrotto dei pontefici, il diabolico fratello Cesare, e poi i mariti di Lucrezia, cacciati, uccisi, umiliati, e i suoi amanti, primo fra tutti Pietro Bembo, con il quale condivideva l’amore per l’arte e, in particolare, per la poesia e il teatro. Tutti pedine dei giochi del potere, il più spietato. Una vera accademia del nepotismo e dell’osceno, tra festini e orge. Come oggi. Perché il romanzo della famiglia dei Borgia è soprattutto la maschera del nostro tempo che, visto attraverso il filtro di quel periodo, ci appare ancora più desolante e corrotto.
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### Sinossi
**NOBEL LETTERATURA 1997**
Figlia di un papa, tre volte moglie (un marito assassinato), un figlio illegittimo… tutto in soli 39 anni, in pieno Rinascimento. Una vita incredibile, da raccontare. Ci hanno provato scrittori, filosofi, storici. Di recente sono state dedicate a Lucrezia serie televisive di successo in Italia e all’estero. Ora, eccezionalmente, il **premio Nobel Dario Fo**, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un romanzo tutta l’umanità di Lucrezia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana. Ecco il fascino delle corti rinascimentali con il papa Alessandro VI, il più corrotto dei pontefici, il diabolico fratello Cesare, e poi i mariti di Lucrezia, cacciati, uccisi, umiliati, e i suoi amanti, primo fra tutti Pietro Bembo, con il quale condivideva l’amore per l’arte e, in particolare, per la poesia e il teatro. Tutti pedine dei giochi del potere, il più spietato. Una vera accademia del nepotismo e dell’osceno, tra festini e orge. Come oggi. Perché il romanzo della famiglia dei Borgia è soprattutto la maschera del nostro tempo che, visto attraverso il filtro di quel periodo, ci appare ancora più desolante e corrotto.

**NOBEL LETTERATURA 1997**
Figlia di un papa, tre volte moglie (un marito assassinato), un figlio illegittimo… tutto in soli 39 anni, in pieno Rinascimento. Una vita incredibile, da raccontare. Ci hanno provato scrittori, filosofi, storici. Di recente sono state dedicate a Lucrezia serie televisive di successo in Italia e all’estero. Ora, eccezionalmente, il **premio Nobel Dario Fo**, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un romanzo tutta l’umanità di Lucrezia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana. Ecco il fascino delle corti rinascimentali con il papa Alessandro VI, il più corrotto dei pontefici, il diabolico fratello Cesare, e poi i mariti di Lucrezia, cacciati, uccisi, umiliati, e i suoi amanti, primo fra tutti Pietro Bembo, con il quale condivideva l’amore per l’arte e, in particolare, per la poesia e il teatro. Tutti pedine dei giochi del potere, il più spietato. Una vera accademia del nepotismo e dell’osceno, tra festini e orge. Come oggi. Perché il romanzo della famiglia dei Borgia è soprattutto la maschera del nostro tempo che, visto attraverso il filtro di quel periodo, ci appare ancora più desolante e corrotto.
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### Sinossi
**NOBEL LETTERATURA 1997**
Figlia di un papa, tre volte moglie (un marito assassinato), un figlio illegittimo… tutto in soli 39 anni, in pieno Rinascimento. Una vita incredibile, da raccontare. Ci hanno provato scrittori, filosofi, storici. Di recente sono state dedicate a Lucrezia serie televisive di successo in Italia e all’estero. Ora, eccezionalmente, il **premio Nobel Dario Fo**, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un romanzo tutta l’umanità di Lucrezia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana. Ecco il fascino delle corti rinascimentali con il papa Alessandro VI, il più corrotto dei pontefici, il diabolico fratello Cesare, e poi i mariti di Lucrezia, cacciati, uccisi, umiliati, e i suoi amanti, primo fra tutti Pietro Bembo, con il quale condivideva l’amore per l’arte e, in particolare, per la poesia e il teatro. Tutti pedine dei giochi del potere, il più spietato. Una vera accademia del nepotismo e dell’osceno, tra festini e orge. Come oggi. Perché il romanzo della famiglia dei Borgia è soprattutto la maschera del nostro tempo che, visto attraverso il filtro di quel periodo, ci appare ancora più desolante e corrotto.

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I figli dell’Aquila

Giampaolo Pansa ripercorre in questo libro la vicenda di uno dei giovani che, nell’Italia dell’autunno 1943, scelsero di combattere nell’esercito della Repubblica sociale. Erano, appunto, i figli dell’Aquila, lo stemma ufficiale della Rsi. Narrata con il ritmo del romanzo, ma vera fin nei minimi dettagli, la storia di Bruno A. proietta il lettore dentro il dramma della guerra civile, in una spirale di vendette, rastrellamenti, esecuzioni e torture, che si prolungherà ben oltre il 25 aprile.
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### Sinossi
Giampaolo Pansa ripercorre in questo libro la vicenda di uno dei giovani che, nell’Italia dell’autunno 1943, scelsero di combattere nell’esercito della Repubblica sociale. Erano, appunto, i figli dell’Aquila, lo stemma ufficiale della Rsi. Narrata con il ritmo del romanzo, ma vera fin nei minimi dettagli, la storia di Bruno A. proietta il lettore dentro il dramma della guerra civile, in una spirale di vendette, rastrellamenti, esecuzioni e torture, che si prolungherà ben oltre il 25 aprile.

Giampaolo Pansa ripercorre in questo libro la vicenda di uno dei giovani che, nell’Italia dell’autunno 1943, scelsero di combattere nell’esercito della Repubblica sociale. Erano, appunto, i figli dell’Aquila, lo stemma ufficiale della Rsi. Narrata con il ritmo del romanzo, ma vera fin nei minimi dettagli, la storia di Bruno A. proietta il lettore dentro il dramma della guerra civile, in una spirale di vendette, rastrellamenti, esecuzioni e torture, che si prolungherà ben oltre il 25 aprile.
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### Sinossi
Giampaolo Pansa ripercorre in questo libro la vicenda di uno dei giovani che, nell’Italia dell’autunno 1943, scelsero di combattere nell’esercito della Repubblica sociale. Erano, appunto, i figli dell’Aquila, lo stemma ufficiale della Rsi. Narrata con il ritmo del romanzo, ma vera fin nei minimi dettagli, la storia di Bruno A. proietta il lettore dentro il dramma della guerra civile, in una spirale di vendette, rastrellamenti, esecuzioni e torture, che si prolungherà ben oltre il 25 aprile.

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Fiaba d’amore

C’era una volta un vecchio pazzo che viveva su un marciapiede, circondato da una corolla di cartoni e di stracci, vegliato solo da un colombo ferito. Forse un tempo è stato un uomo importante, ma nessuno ne ha più memoria, nemmeno lui stesso. La sua vita procede immutabile, scandita dall’avvicendarsi del sole e della pioggia, dalla buona sorte di trovare in fondo a un cestino qualche succulento scarto della vita urbana. Finché succede una cosa incredibile. Una meravigliosa ragazza dal corpo morbido e profumato incrocia gli occhi assenti del vecchio, gli sorride, lo porta a casa con sé, lo lava, lo ama. La nuova vita felice dura un tempo breve. Un giorno il vecchio – come prima è stato inaspettatamente riconosciuto e salvato – viene abbandonato e, lontano dalla meravigliosa ragazza, s’incammina verso la città dei morti, mentre la neve ricopre tutto. Ma, a questo punto, succede un’altra cosa incredibile… Secondo le parole di una straordinaria visitatrice del mondo fiabesco come Cristina Campo, “a chi va, nelle fiabe, la sorte meravigliosa? A colui che senza speranza si affida all’insperabile”. Così la storia del vecchio pazzo non finisce qui, ma supera di slancio la soglia dell’impossibile, si addentra nel buio e lo trascende. Meditazione estrema e inattuale sull’amore dietro un velo di desolazione e dolcezza, questa fiaba controcorrente indica un diverso cammino in questi tempi di chiusura degli orizzonti, ridando spazio all’invenzione della vita e del mondo. In attesa dell’uscita de Gli increati, che concluderà l’opera della sua vita, Moresco ci sorprende ancora con questo libro inatteso e ispirato, che si svolge nel regno assoluto della fiaba. Il regno dei vivi e dei morti, che ha origine là dove ogni speranza terrena finisce. Come scrive sempre la Campo, “la caparbia, inesausta lezione delle fiabe è la vittoria sulla legge di necessità, il passaggio costante a un nuovo ordine di rapporti e assolutamente nient’altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra”.
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### Sinossi
C’era una volta un vecchio pazzo che viveva su un marciapiede, circondato da una corolla di cartoni e di stracci, vegliato solo da un colombo ferito. Forse un tempo è stato un uomo importante, ma nessuno ne ha più memoria, nemmeno lui stesso. La sua vita procede immutabile, scandita dall’avvicendarsi del sole e della pioggia, dalla buona sorte di trovare in fondo a un cestino qualche succulento scarto della vita urbana. Finché succede una cosa incredibile. Una meravigliosa ragazza dal corpo morbido e profumato incrocia gli occhi assenti del vecchio, gli sorride, lo porta a casa con sé, lo lava, lo ama. La nuova vita felice dura un tempo breve. Un giorno il vecchio – come prima è stato inaspettatamente riconosciuto e salvato – viene abbandonato e, lontano dalla meravigliosa ragazza, s’incammina verso la città dei morti, mentre la neve ricopre tutto. Ma, a questo punto, succede un’altra cosa incredibile… Secondo le parole di una straordinaria visitatrice del mondo fiabesco come Cristina Campo, “a chi va, nelle fiabe, la sorte meravigliosa? A colui che senza speranza si affida all’insperabile”. Così la storia del vecchio pazzo non finisce qui, ma supera di slancio la soglia dell’impossibile, si addentra nel buio e lo trascende. Meditazione estrema e inattuale sull’amore dietro un velo di desolazione e dolcezza, questa fiaba controcorrente indica un diverso cammino in questi tempi di chiusura degli orizzonti, ridando spazio all’invenzione della vita e del mondo. In attesa dell’uscita de Gli increati, che concluderà l’opera della sua vita, Moresco ci sorprende ancora con questo libro inatteso e ispirato, che si svolge nel regno assoluto della fiaba. Il regno dei vivi e dei morti, che ha origine là dove ogni speranza terrena finisce. Come scrive sempre la Campo, “la caparbia, inesausta lezione delle fiabe è la vittoria sulla legge di necessità, il passaggio costante a un nuovo ordine di rapporti e assolutamente nient’altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra”.

C’era una volta un vecchio pazzo che viveva su un marciapiede, circondato da una corolla di cartoni e di stracci, vegliato solo da un colombo ferito. Forse un tempo è stato un uomo importante, ma nessuno ne ha più memoria, nemmeno lui stesso. La sua vita procede immutabile, scandita dall’avvicendarsi del sole e della pioggia, dalla buona sorte di trovare in fondo a un cestino qualche succulento scarto della vita urbana. Finché succede una cosa incredibile. Una meravigliosa ragazza dal corpo morbido e profumato incrocia gli occhi assenti del vecchio, gli sorride, lo porta a casa con sé, lo lava, lo ama. La nuova vita felice dura un tempo breve. Un giorno il vecchio – come prima è stato inaspettatamente riconosciuto e salvato – viene abbandonato e, lontano dalla meravigliosa ragazza, s’incammina verso la città dei morti, mentre la neve ricopre tutto. Ma, a questo punto, succede un’altra cosa incredibile… Secondo le parole di una straordinaria visitatrice del mondo fiabesco come Cristina Campo, “a chi va, nelle fiabe, la sorte meravigliosa? A colui che senza speranza si affida all’insperabile”. Così la storia del vecchio pazzo non finisce qui, ma supera di slancio la soglia dell’impossibile, si addentra nel buio e lo trascende. Meditazione estrema e inattuale sull’amore dietro un velo di desolazione e dolcezza, questa fiaba controcorrente indica un diverso cammino in questi tempi di chiusura degli orizzonti, ridando spazio all’invenzione della vita e del mondo. In attesa dell’uscita de Gli increati, che concluderà l’opera della sua vita, Moresco ci sorprende ancora con questo libro inatteso e ispirato, che si svolge nel regno assoluto della fiaba. Il regno dei vivi e dei morti, che ha origine là dove ogni speranza terrena finisce. Come scrive sempre la Campo, “la caparbia, inesausta lezione delle fiabe è la vittoria sulla legge di necessità, il passaggio costante a un nuovo ordine di rapporti e assolutamente nient’altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra”.
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### Sinossi
C’era una volta un vecchio pazzo che viveva su un marciapiede, circondato da una corolla di cartoni e di stracci, vegliato solo da un colombo ferito. Forse un tempo è stato un uomo importante, ma nessuno ne ha più memoria, nemmeno lui stesso. La sua vita procede immutabile, scandita dall’avvicendarsi del sole e della pioggia, dalla buona sorte di trovare in fondo a un cestino qualche succulento scarto della vita urbana. Finché succede una cosa incredibile. Una meravigliosa ragazza dal corpo morbido e profumato incrocia gli occhi assenti del vecchio, gli sorride, lo porta a casa con sé, lo lava, lo ama. La nuova vita felice dura un tempo breve. Un giorno il vecchio – come prima è stato inaspettatamente riconosciuto e salvato – viene abbandonato e, lontano dalla meravigliosa ragazza, s’incammina verso la città dei morti, mentre la neve ricopre tutto. Ma, a questo punto, succede un’altra cosa incredibile… Secondo le parole di una straordinaria visitatrice del mondo fiabesco come Cristina Campo, “a chi va, nelle fiabe, la sorte meravigliosa? A colui che senza speranza si affida all’insperabile”. Così la storia del vecchio pazzo non finisce qui, ma supera di slancio la soglia dell’impossibile, si addentra nel buio e lo trascende. Meditazione estrema e inattuale sull’amore dietro un velo di desolazione e dolcezza, questa fiaba controcorrente indica un diverso cammino in questi tempi di chiusura degli orizzonti, ridando spazio all’invenzione della vita e del mondo. In attesa dell’uscita de Gli increati, che concluderà l’opera della sua vita, Moresco ci sorprende ancora con questo libro inatteso e ispirato, che si svolge nel regno assoluto della fiaba. Il regno dei vivi e dei morti, che ha origine là dove ogni speranza terrena finisce. Come scrive sempre la Campo, “la caparbia, inesausta lezione delle fiabe è la vittoria sulla legge di necessità, il passaggio costante a un nuovo ordine di rapporti e assolutamente nient’altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra”.

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La farmacia di Epicuro

Fin dall’antichità, il pensiero di Epicuro fu paragonato a un potente farmaco finalizzato a debellare i mali dell’anima che da sempre tormentano l’uomo impedendogli di vivere serenamente: ma sappiamo che il termine greco pharmakon racchiude in sé i due opposti significati di ‘medicina’ e di ‘veleno’; e, a ben vedere, la stessa duplicità anima la filosofia di Epicuro, che, nella misura in cui si pone come medicina per l’anima umana, assume il carattere di veleno che distrugge dall’interno la filosofia tradizionalmente intesa come disinteressata contemplazione della verità. Ogni specifica articolazione della filosofia epicurea è subordinata all’obiettivo di un’esistenza felice e in nulla inferiore a quella propria delle realtà divine.
(source: Bol.com)

Fin dall’antichità, il pensiero di Epicuro fu paragonato a un potente farmaco finalizzato a debellare i mali dell’anima che da sempre tormentano l’uomo impedendogli di vivere serenamente: ma sappiamo che il termine greco pharmakon racchiude in sé i due opposti significati di ‘medicina’ e di ‘veleno’; e, a ben vedere, la stessa duplicità anima la filosofia di Epicuro, che, nella misura in cui si pone come medicina per l’anima umana, assume il carattere di veleno che distrugge dall’interno la filosofia tradizionalmente intesa come disinteressata contemplazione della verità. Ogni specifica articolazione della filosofia epicurea è subordinata all’obiettivo di un’esistenza felice e in nulla inferiore a quella propria delle realtà divine.
(source: Bol.com)

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I fantasmi della psicologia

‘Fuori contesto’. Si chiama così la terra di nessuno delle astrazioni indimostrate in cui vagolano da tempo i fantasmi della psicologia, ossia della disciplina che più di altre dovrebbe invece indagare gli esseri umani nella loro viva, singolare concretezza. A cacciare i fantasmi con intrepido fervore è proprio uno psicologo, tra i maggiori al mondo. Pochi come Jerome Kagan conoscono dall’interno le dinamiche dei progetti di ricerca e sono in grado di additare autorevolmente i preconcetti che ne viziano i risultati. Una miriade di studi empirici iperfinanziati e manuali diagnostici a diffusione universale condividono un identico cono d’ombra, perché si ostinano a ignorare la significatività – per gli stati mentali – dell’appartenenza culturale, della collocazione sociale e delle storie di vita degli individui. Esaminare le emozioni, i sentimenti e i comportamenti fidando soltanto nelle dichiarazioni verbali dei soggetti intervistati, misurare le relative attività cerebrali senza tener conto dei setting specifici, o invocare un’origine monocausale, perlopiù genetica, per le patologie psichiatriche sono procedure avventate, che finiscono con l’oscurare evidenze incontrovertibili e alterare i dati. Il benessere soggettivo descritto da una donna povera del Nicaragua non potrà essere calcolato sull’indice di felicità di un avvocato parigino; gli americani depressi di origine cinese non risponderanno a un questionario sulla depressione, ritenuta stigmatizzante, allo stesso modo delle madri norvegesi; un ragazzo ansioso di San Francisco parlerà della sua condizione secondo parametri inassimilabili a quelli di un monaco buddhista sessantenne, che forse non dispone neppure della parola ‘ansia’ in tibetano. Ecco, ammonisce Kagan, bisogna ridare corpo a tutto ciò che, decontestualizzato, si è ridotto a ectoplasma. Una psicologia riformata dovrebbe aggiornare il motto delfico: ‘Conosci te stesso in ogni contesto’.
(source: Bol.com)

‘Fuori contesto’. Si chiama così la terra di nessuno delle astrazioni indimostrate in cui vagolano da tempo i fantasmi della psicologia, ossia della disciplina che più di altre dovrebbe invece indagare gli esseri umani nella loro viva, singolare concretezza. A cacciare i fantasmi con intrepido fervore è proprio uno psicologo, tra i maggiori al mondo. Pochi come Jerome Kagan conoscono dall’interno le dinamiche dei progetti di ricerca e sono in grado di additare autorevolmente i preconcetti che ne viziano i risultati. Una miriade di studi empirici iperfinanziati e manuali diagnostici a diffusione universale condividono un identico cono d’ombra, perché si ostinano a ignorare la significatività – per gli stati mentali – dell’appartenenza culturale, della collocazione sociale e delle storie di vita degli individui. Esaminare le emozioni, i sentimenti e i comportamenti fidando soltanto nelle dichiarazioni verbali dei soggetti intervistati, misurare le relative attività cerebrali senza tener conto dei setting specifici, o invocare un’origine monocausale, perlopiù genetica, per le patologie psichiatriche sono procedure avventate, che finiscono con l’oscurare evidenze incontrovertibili e alterare i dati. Il benessere soggettivo descritto da una donna povera del Nicaragua non potrà essere calcolato sull’indice di felicità di un avvocato parigino; gli americani depressi di origine cinese non risponderanno a un questionario sulla depressione, ritenuta stigmatizzante, allo stesso modo delle madri norvegesi; un ragazzo ansioso di San Francisco parlerà della sua condizione secondo parametri inassimilabili a quelli di un monaco buddhista sessantenne, che forse non dispone neppure della parola ‘ansia’ in tibetano. Ecco, ammonisce Kagan, bisogna ridare corpo a tutto ciò che, decontestualizzato, si è ridotto a ectoplasma. Una psicologia riformata dovrebbe aggiornare il motto delfico: ‘Conosci te stesso in ogni contesto’.
(source: Bol.com)

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Fantasmi del passato

‘Il commissario Bordelli, un antieroe disilluso ma assolutamente autentico nelle ragioni del suo esistere. Un uomo che riconosci come vero e che non è facile dimenticare.’
Andrea Camilleri

‘Ci piace, il commissario Bordelli, per quel clima nostalgico da ‘come eravamo’, per un’attenzione, che ci ricorda i libri di Pratolini, all’esistenza e ai ritratti della gente comune… un poliziotto che ha qualcosa di chandleriano.’
Giovanni Pacchiano

‘C’è un nuovo sceriffo in città. Il commissario Bordelli, con la sua sanguigna umanità tutta italiana e tutta toscana, si inserisce oggi nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti: poliziotti complessi e tormentati che raccontano un’Italia ingenua e cattiva che ancora non sapeva di essere così noir.’
Carlo Lucarelli

‘ …Una tormentata figura di investigatore e un’Italia meno cinica ma non meno cattiva di oggi.’
Il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias

‘Solitario, scontroso, abitudinario… il commissario Bordelli ha preso il cuore dei suoi lettori. E sembra non volerlo più lasciare.’
Corriere della Sera

Firenze, dicembre 1967. L’Alluvione è passata da poco più di un anno, lasciando a sua memoria una spessa riga nera sui muri dei palazzi, ma la vita in città ha ripreso a scorrere con i ritmi di sempre. Il commissario Bordelli è appesantito dai rimorsi di una faccenda non lontana nel tempo e dal desiderio struggente di una donna che ha perduto. Il ricordo di sua madre, scomparsa ormai da diversi anni, lo avvolge di dolce malinconia. Nel freddo di dicembre, in una villa sulle colline, un uomo molto ricco e benvoluto da tutti viene ucciso con un fioretto, e l’assassino non lascia nessuna traccia. Alle prese con questo difficile caso, Bordelli cercherà di scovare un minimo indizio che possa metterlo sulla buona strada per inchiodare il colpevole, ma nel frattempo si troverà a vivere situazioni del tutto inaspettate… e a dominare ogni cosa saranno i fantasmi del passato. Con questo romanzo Marco Vichi, con la partecipazione di Leonardo Gori, ci consegna un’altra sorprendente storia ricca di personaggi memorabili.

** **
Scopri tutti i romanzi e i racconti del** commissario Bordelli:**

**Il commissario Bordelli **
**Una brutta faccenda **
**Il nuovo venuto Morte a Firenze **
**La forza del destino **
**Fantasmi del passato **
**Perché dollari? **
Morto due volte

E la nuova attesissima indagine nata dalla penna di Marco Vichi:

Nel più bel sogno

Disponibile in **preorder **e in vendita dal 16 novembre 2017.

(source: Bol.com)

‘Il commissario Bordelli, un antieroe disilluso ma assolutamente autentico nelle ragioni del suo esistere. Un uomo che riconosci come vero e che non è facile dimenticare.’
Andrea Camilleri

‘Ci piace, il commissario Bordelli, per quel clima nostalgico da ‘come eravamo’, per un’attenzione, che ci ricorda i libri di Pratolini, all’esistenza e ai ritratti della gente comune… un poliziotto che ha qualcosa di chandleriano.’
Giovanni Pacchiano

‘C’è un nuovo sceriffo in città. Il commissario Bordelli, con la sua sanguigna umanità tutta italiana e tutta toscana, si inserisce oggi nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti: poliziotti complessi e tormentati che raccontano un’Italia ingenua e cattiva che ancora non sapeva di essere così noir.’
Carlo Lucarelli

‘ …Una tormentata figura di investigatore e un’Italia meno cinica ma non meno cattiva di oggi.’
Il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias

‘Solitario, scontroso, abitudinario… il commissario Bordelli ha preso il cuore dei suoi lettori. E sembra non volerlo più lasciare.’
Corriere della Sera

Firenze, dicembre 1967. L’Alluvione è passata da poco più di un anno, lasciando a sua memoria una spessa riga nera sui muri dei palazzi, ma la vita in città ha ripreso a scorrere con i ritmi di sempre. Il commissario Bordelli è appesantito dai rimorsi di una faccenda non lontana nel tempo e dal desiderio struggente di una donna che ha perduto. Il ricordo di sua madre, scomparsa ormai da diversi anni, lo avvolge di dolce malinconia. Nel freddo di dicembre, in una villa sulle colline, un uomo molto ricco e benvoluto da tutti viene ucciso con un fioretto, e l’assassino non lascia nessuna traccia. Alle prese con questo difficile caso, Bordelli cercherà di scovare un minimo indizio che possa metterlo sulla buona strada per inchiodare il colpevole, ma nel frattempo si troverà a vivere situazioni del tutto inaspettate… e a dominare ogni cosa saranno i fantasmi del passato. Con questo romanzo Marco Vichi, con la partecipazione di Leonardo Gori, ci consegna un’altra sorprendente storia ricca di personaggi memorabili.

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**Il commissario Bordelli **
**Una brutta faccenda **
**Il nuovo venuto Morte a Firenze **
**La forza del destino **
**Fantasmi del passato **
**Perché dollari? **
Morto due volte

E la nuova attesissima indagine nata dalla penna di Marco Vichi:

Nel più bel sogno

Disponibile in **preorder **e in vendita dal 16 novembre 2017.

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Fantasmi a Cagliari. Il ritorno delle anime

Esistono luoghi nei quali la storia si sedimenta e insieme ai fatti di cronaca, antichi e recenti, alimenta vicende fantastiche. Cagliari, a giusto titolo, è una città esoterica che pur mantenendo uno stretto contatto con la realtà del quotidiano, coltiva tra i solchi della storia avvenimenti all’apparenza surreali eppure tangibili. I mondi paralleli che s’incontrano sono il filo conduttore dei racconti della città dei fantasmi, con le testimonianze e le cronache dei protagonisti che anche loro malgrado, si sono ritrovati a vivere nei mondi sconosciuti popolati da spiriti e fantasmi. Un viaggio tra i quartieri antichi e moderni, laddove il popolo della notte non trova pace.
**

Esistono luoghi nei quali la storia si sedimenta e insieme ai fatti di cronaca, antichi e recenti, alimenta vicende fantastiche. Cagliari, a giusto titolo, è una città esoterica che pur mantenendo uno stretto contatto con la realtà del quotidiano, coltiva tra i solchi della storia avvenimenti all’apparenza surreali eppure tangibili. I mondi paralleli che s’incontrano sono il filo conduttore dei racconti della città dei fantasmi, con le testimonianze e le cronache dei protagonisti che anche loro malgrado, si sono ritrovati a vivere nei mondi sconosciuti popolati da spiriti e fantasmi. Un viaggio tra i quartieri antichi e moderni, laddove il popolo della notte non trova pace.
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Il fantasma di Alexander Wolf

Sud della Russia. In un afoso giorno nel pieno della guerra civile, un sedicenne volontario della Guardia bianca si imbatte in un soldato nemico. Sparano entrambi, ma il ragazzo ha la meglio e fugge sul cavallo bianco della sua vittima. Molti anni più tardi, a Parigi, divenuto ormai un giornalista affermato, legge un racconto che narra proprio la vicenda che non ha mai smesso di tormentarlo. Il suo avversario di un tempo non è morto, è uno scrittore e vive a Londra… Un classico della letteratura moderna, un romanzo trascinante e potente, un mistero che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina.
(source: Bol.com)

Sud della Russia. In un afoso giorno nel pieno della guerra civile, un sedicenne volontario della Guardia bianca si imbatte in un soldato nemico. Sparano entrambi, ma il ragazzo ha la meglio e fugge sul cavallo bianco della sua vittima. Molti anni più tardi, a Parigi, divenuto ormai un giornalista affermato, legge un racconto che narra proprio la vicenda che non ha mai smesso di tormentarlo. Il suo avversario di un tempo non è morto, è uno scrittore e vive a Londra… Un classico della letteratura moderna, un romanzo trascinante e potente, un mistero che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina.
(source: Bol.com)

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La Famiglia Tortilla

Barcellona è il paradiso dell’onnivoro, un inno alla gioia della buona tavola. Una famiglia di buon appetito è pronta a condurvi in una scorribanda gastronomica tra La Rambla e la Boqueria. Lasciatevi guidare. La parola d’ordine è: provare tutto. E godersela, sempre. Mettiamolo subito in chiaro: io, i mercati, li detesto. In modo gerarchico, ma li detesto. Quando ero piccolo, a volte i miei mi portavano al mercato ortofrutticolo; il che significava che il piccolo Malvaldi veniva scortato in un magazzino buio, parcheggiato in un canto pieno di pallets (allora si chiamavano ancora pancali) e dimenticato lì mentre i miei caricavano la macchina di cassette di spinaci, broccoli e patate in quantità sufficiente per un assedio. Non paghi di ciò, invariabilmente nel corso del tragitto mio padre o mia madre trovavano modo di notare qualche camioncino lungo la strada che vendeva mozzarella fresca (nel senso che tre settimane prima era fresca) o scamorza affumicata (dal sapore, presumo utilizzassero i copertoni), e arricchivano ulteriormente il carico di roba ingiovibile. Dopodiché si tornava a casa, giusto in tempo per scoprire che la puntata di Goldrake era appena finita. Io, i mercati, li detesto. Tranne uno. Marco Malvaldi
**
### Recensione
Barcellona è il paradiso dell’onnivoro, un inno alla gioia della buona tavola. Una famiglia di buon appetito è pronta a condurvi in una scorribanda gastronomica tra La Rambla e la Boqueria. Lasciatevi guidare. La parola d’ordine è: provare tutto. E godersela, sempre.
### Sinossi
Barcellona è il paradiso dell’onnivoro, un inno alla gioia della buona tavola. Una famiglia di buon appetito è pronta a condurvi in una scorribanda gastronomica tra La Rambla e la Boqueria. Lasciatevi guidare. La parola d’ordine è: provare tutto. E godersela, sempre. Mettiamolo subito in chiaro: io, i mercati, li detesto. In modo gerarchico, ma li detesto. Quando ero piccolo, a volte i miei mi portavano al mercato ortofrutticolo; il che significava che il piccolo Malvaldi veniva scortato in un magazzino buio, parcheggiato in un canto pieno di pallets (allora si chiamavano ancora pancali) e dimenticato lì mentre i miei caricavano la macchina di cassette di spinaci, broccoli e patate in quantità sufficiente per un assedio. Non paghi di ciò, invariabilmente nel corso del tragitto mio padre o mia madre trovavano modo di notare qualche camioncino lungo la strada che vendeva mozzarella fresca (nel senso che tre settimane prima era fresca) o scamorza affumicata (dal sapore, presumo utilizzassero i copertoni), e arricchivano ulteriormente il carico di roba ingiovibile. Dopodiché si tornava a casa, giusto in tempo per scoprire che la puntata di Goldrake era appena finita. Io, i mercati, li detesto. Tranne uno. Marco Malvaldi

Barcellona è il paradiso dell’onnivoro, un inno alla gioia della buona tavola. Una famiglia di buon appetito è pronta a condurvi in una scorribanda gastronomica tra La Rambla e la Boqueria. Lasciatevi guidare. La parola d’ordine è: provare tutto. E godersela, sempre. Mettiamolo subito in chiaro: io, i mercati, li detesto. In modo gerarchico, ma li detesto. Quando ero piccolo, a volte i miei mi portavano al mercato ortofrutticolo; il che significava che il piccolo Malvaldi veniva scortato in un magazzino buio, parcheggiato in un canto pieno di pallets (allora si chiamavano ancora pancali) e dimenticato lì mentre i miei caricavano la macchina di cassette di spinaci, broccoli e patate in quantità sufficiente per un assedio. Non paghi di ciò, invariabilmente nel corso del tragitto mio padre o mia madre trovavano modo di notare qualche camioncino lungo la strada che vendeva mozzarella fresca (nel senso che tre settimane prima era fresca) o scamorza affumicata (dal sapore, presumo utilizzassero i copertoni), e arricchivano ulteriormente il carico di roba ingiovibile. Dopodiché si tornava a casa, giusto in tempo per scoprire che la puntata di Goldrake era appena finita. Io, i mercati, li detesto. Tranne uno. Marco Malvaldi
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### Recensione
Barcellona è il paradiso dell’onnivoro, un inno alla gioia della buona tavola. Una famiglia di buon appetito è pronta a condurvi in una scorribanda gastronomica tra La Rambla e la Boqueria. Lasciatevi guidare. La parola d’ordine è: provare tutto. E godersela, sempre.
### Sinossi
Barcellona è il paradiso dell’onnivoro, un inno alla gioia della buona tavola. Una famiglia di buon appetito è pronta a condurvi in una scorribanda gastronomica tra La Rambla e la Boqueria. Lasciatevi guidare. La parola d’ordine è: provare tutto. E godersela, sempre. Mettiamolo subito in chiaro: io, i mercati, li detesto. In modo gerarchico, ma li detesto. Quando ero piccolo, a volte i miei mi portavano al mercato ortofrutticolo; il che significava che il piccolo Malvaldi veniva scortato in un magazzino buio, parcheggiato in un canto pieno di pallets (allora si chiamavano ancora pancali) e dimenticato lì mentre i miei caricavano la macchina di cassette di spinaci, broccoli e patate in quantità sufficiente per un assedio. Non paghi di ciò, invariabilmente nel corso del tragitto mio padre o mia madre trovavano modo di notare qualche camioncino lungo la strada che vendeva mozzarella fresca (nel senso che tre settimane prima era fresca) o scamorza affumicata (dal sapore, presumo utilizzassero i copertoni), e arricchivano ulteriormente il carico di roba ingiovibile. Dopodiché si tornava a casa, giusto in tempo per scoprire che la puntata di Goldrake era appena finita. Io, i mercati, li detesto. Tranne uno. Marco Malvaldi

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Gli esuli di Caporetto

Donne, vecchi e bambini, provenienti prevalentemente da città come Udine, Treviso e Venezia: dopo la rotta di Caporetto dell’ottobre 1917, seicentomila civili furono costretti ad abbandonare improvvisamente il territorio invaso o minacciato da vicino dall’esercito austro-ungarico, dando vita alla più grande tragedia collettiva che interessò la popolazione durante la Grande Guerra. Anche l’Italia conobbe così, come gli altri paesi coinvolti nel conflitto, il fenomeno dei profughi di guerra, divisi dal dilemma se fuggire di fronte al nemico o subirne l’occupazione. Il libro, basato su fonti inedite, ricostruisce le dinamiche di questa fuga di massa parallela alla ritirata dell’esercito e le condizioni di vita, le immagini, le autorappresentazioni degli ‘esuli in patria’.
(source: Bol.com)

Donne, vecchi e bambini, provenienti prevalentemente da città come Udine, Treviso e Venezia: dopo la rotta di Caporetto dell’ottobre 1917, seicentomila civili furono costretti ad abbandonare improvvisamente il territorio invaso o minacciato da vicino dall’esercito austro-ungarico, dando vita alla più grande tragedia collettiva che interessò la popolazione durante la Grande Guerra. Anche l’Italia conobbe così, come gli altri paesi coinvolti nel conflitto, il fenomeno dei profughi di guerra, divisi dal dilemma se fuggire di fronte al nemico o subirne l’occupazione. Il libro, basato su fonti inedite, ricostruisce le dinamiche di questa fuga di massa parallela alla ritirata dell’esercito e le condizioni di vita, le immagini, le autorappresentazioni degli ‘esuli in patria’.
(source: Bol.com)

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