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Romanzi

Luigi Di Ruscio è stato poeta e narratore. Dagli anni cinquanta è stato subito riconosciuto come un talento violento, dissacrante, che si è presto smarcato dall’etichetta sbrigativa di poeta-operaio per costruire una possente, vorticosa avventura letteraria che comincia dentro l’Italia ferita del dopoguerra. Quando Di Ruscio, nel 1957, lascia le Marche per trasferirsi in Norvegia, dove ha lavorato e costruito una famiglia, le sue prose si fanno ancora più intense e febbricitanti. La sua lingua, esiliata, si apre, si scardina, si reinventa. Il ritmo si fa convulso e netto. Non meno di scrittori come Gadda, D’Arrigo, Roversi e Pagliarani, Di Ruscio finisce per dare corpo a opere che, come dice Andrea Cortellessa, “recano su di sé le macchie, gli urti, le ferite della storia: termometri sempre in azione, segnavento che non si fermano mai; e che, così a lungo esposti all’infuriare degli eventi, si rivelano anche accumulatori, giacimenti, immensi archivi viventi d’una storia che continua a passare senza essere mai passata del tutto”. Palmiro, Cristi polverizzati, Neve nera e Apprendistato, raccolti per la prima volta insieme in questo volume, ben corrispondono a quelle che l’autore ha chiamato “memorie romanzesche” − una complessa, beffarda immagine dell’Italia degli anni cinquanta, l’unica Italia che lo scrittore ha di fatto conosciuto, una provincia che diventa mondo e che soprattutto diventa fisicità di scrittura, stordimento, illusione di tempi che non si aprono, e ulcere che non si chiudono, blasfemia e rigore demoniaco, verbale non chiuso di una rivoluzione in atto. Di Ruscio tenta strade che tutte tornano alla sua memoria “romanzesca” e a quell’enunciato che più segna i suoi Cristi polverizzati: “La mia infanzia divenne sempre più totalmente infanzia”.
(source: Bol.com)

Luigi Di Ruscio è stato poeta e narratore. Dagli anni cinquanta è stato subito riconosciuto come un talento violento, dissacrante, che si è presto smarcato dall’etichetta sbrigativa di poeta-operaio per costruire una possente, vorticosa avventura letteraria che comincia dentro l’Italia ferita del dopoguerra. Quando Di Ruscio, nel 1957, lascia le Marche per trasferirsi in Norvegia, dove ha lavorato e costruito una famiglia, le sue prose si fanno ancora più intense e febbricitanti. La sua lingua, esiliata, si apre, si scardina, si reinventa. Il ritmo si fa convulso e netto. Non meno di scrittori come Gadda, D’Arrigo, Roversi e Pagliarani, Di Ruscio finisce per dare corpo a opere che, come dice Andrea Cortellessa, “recano su di sé le macchie, gli urti, le ferite della storia: termometri sempre in azione, segnavento che non si fermano mai; e che, così a lungo esposti all’infuriare degli eventi, si rivelano anche accumulatori, giacimenti, immensi archivi viventi d’una storia che continua a passare senza essere mai passata del tutto”. Palmiro, Cristi polverizzati, Neve nera e Apprendistato, raccolti per la prima volta insieme in questo volume, ben corrispondono a quelle che l’autore ha chiamato “memorie romanzesche” − una complessa, beffarda immagine dell’Italia degli anni cinquanta, l’unica Italia che lo scrittore ha di fatto conosciuto, una provincia che diventa mondo e che soprattutto diventa fisicità di scrittura, stordimento, illusione di tempi che non si aprono, e ulcere che non si chiudono, blasfemia e rigore demoniaco, verbale non chiuso di una rivoluzione in atto. Di Ruscio tenta strade che tutte tornano alla sua memoria “romanzesca” e a quell’enunciato che più segna i suoi Cristi polverizzati: “La mia infanzia divenne sempre più totalmente infanzia”.
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Ritratti italiani

«Dalla A di Gianni Agnelli alla Z di Federico Zeri, alcune decine di conversazioni, interviste, dialoghi, e magari anche chiacchiere, con illustri contemporanei quali Roberto Longhi, Aldo Palazzeschi, Giovanni Comisso, Mario Soldati, Cesare Brandi, Federico Fellini, Luciano Anceschi, Luchino Visconti, Alberto Moravia. E notevolissimi coetanei, o quasi – da Calvino e Testori e Pasolini, a Parise e Manganelli e Berio –, coi quali ci si ripromettevano lunghe polemiche anziane davanti a un bel camino acceso, con vino rosso e castagne e magari cognac. Invece, la storia girò diversamente. E così, oltre ad alcuni coetanei vitali e viventi, eccoci qui con care e bizzarre memorie evidentemente prenatali: Dossi, Tessa, Puccini, D’An­nun­zio, e la mia concittadina vogherese Carolina Invernizio, nonna o bisnonna di mezza Italia letteraria». Alberto Arbasino
(source: Bol.com)

«Dalla A di Gianni Agnelli alla Z di Federico Zeri, alcune decine di conversazioni, interviste, dialoghi, e magari anche chiacchiere, con illustri contemporanei quali Roberto Longhi, Aldo Palazzeschi, Giovanni Comisso, Mario Soldati, Cesare Brandi, Federico Fellini, Luciano Anceschi, Luchino Visconti, Alberto Moravia. E notevolissimi coetanei, o quasi – da Calvino e Testori e Pasolini, a Parise e Manganelli e Berio –, coi quali ci si ripromettevano lunghe polemiche anziane davanti a un bel camino acceso, con vino rosso e castagne e magari cognac. Invece, la storia girò diversamente. E così, oltre ad alcuni coetanei vitali e viventi, eccoci qui con care e bizzarre memorie evidentemente prenatali: Dossi, Tessa, Puccini, D’An­nun­zio, e la mia concittadina vogherese Carolina Invernizio, nonna o bisnonna di mezza Italia letteraria». Alberto Arbasino
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Ritratti di Russia al femminile

Una raccolta di saggi, alcuni molto brevi, altri più corposi, che raccontano ciascuno un pezzo di Russia attraverso la storia di figure, sempre eccezionali, realmente vissute o immaginate dalla fantasia di uno scrittore. E così personaggi fiabeschi e letterari convivono accanto a personalità storiche del passato e del presente, in un mosaico di vicende e incarnazioni tutte diverse, ma ugualmente segnate dalla percezione di appartenere a un universo unico, complicato, fatale com’è quello del pianeta Russia. I volti di Nataša Rostova e Anna Karenina, non diversamente da quelli di Anna Achmatova, Sabina Spielrein o Anna Politkovskaja partecipano, da varie posizioni, epoche e angolature, alla rappresentazione corale della realtà russa che, nei suoi strati più profondi, rimane ostinatamente femminile…
(source: Bol.com)

Una raccolta di saggi, alcuni molto brevi, altri più corposi, che raccontano ciascuno un pezzo di Russia attraverso la storia di figure, sempre eccezionali, realmente vissute o immaginate dalla fantasia di uno scrittore. E così personaggi fiabeschi e letterari convivono accanto a personalità storiche del passato e del presente, in un mosaico di vicende e incarnazioni tutte diverse, ma ugualmente segnate dalla percezione di appartenere a un universo unico, complicato, fatale com’è quello del pianeta Russia. I volti di Nataša Rostova e Anna Karenina, non diversamente da quelli di Anna Achmatova, Sabina Spielrein o Anna Politkovskaja partecipano, da varie posizioni, epoche e angolature, alla rappresentazione corale della realtà russa che, nei suoi strati più profondi, rimane ostinatamente femminile…
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Il ritorno del Brigante (eNewton Zeroquarantanove)

Anthony Newton, o più confidenzialmente Tony, è il Brigante, il fantasioso fuorilegge che con due fedeli amici dà battaglia ai profittatori e a quanti si sono illecitamente arricchiti. Passando da avventura ad avventura, il geniale terzetto si fa protagonista di una serie di mirabolanti imprese.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.
**
### Sinossi
Anthony Newton, o più confidenzialmente Tony, è il Brigante, il fantasioso fuorilegge che con due fedeli amici dà battaglia ai profittatori e a quanti si sono illecitamente arricchiti. Passando da avventura ad avventura, il geniale terzetto si fa protagonista di una serie di mirabolanti imprese.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.

Anthony Newton, o più confidenzialmente Tony, è il Brigante, il fantasioso fuorilegge che con due fedeli amici dà battaglia ai profittatori e a quanti si sono illecitamente arricchiti. Passando da avventura ad avventura, il geniale terzetto si fa protagonista di una serie di mirabolanti imprese.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.
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### Sinossi
Anthony Newton, o più confidenzialmente Tony, è il Brigante, il fantasioso fuorilegge che con due fedeli amici dà battaglia ai profittatori e a quanti si sono illecitamente arricchiti. Passando da avventura ad avventura, il geniale terzetto si fa protagonista di una serie di mirabolanti imprese.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.

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Ritorno a Riverton Manor

Nella scena del suo film, la giovane regista Ursula Ryan immagina uno dei momenti più drammatici della storia letteraria inglese, uno scandalo da sempre circondato da un’aura di mistero, perdizione e genio maledetto. Era l’estate del 1924 e i sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra si ritrovavano a divorare la vita come se non ci fosse un futuro, come se dovessero rimanere per sempre giovani. Tra feste alla Grande Gatsby, fiumi di alcol, amori che duravano lo spazio di una notte, quei ragazzi creavano il mito dei ruggenti anni Venti. Tra loro, era Lord Robert Hunter, astro nascente della poesia, ammirato e celebrato da tutti. Eppure, proprio quell’estate, proprio a una delle feste più belle, quella di Riverton Manor, Robert si allontanò da solo. E stringendo una pistola con mano tremante, si tolse la vita. Per Ursula, settantacinque anni dopo, quel poeta è diventato leggenda. Almeno fino a quando scopre che è rimasta una testimone degli eventi. È Grace, custode quasi centenaria di un terribile segreto. Un segreto che ora non può più tenere per sé. Ritorno a Riverton Manor è l’esordio sensazionale di Kate Morton, un romanzo nel quale mistero e amore si mescolano avvolgendo il lettore nello stile appassionante e inconfondibile di un’autrice che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo.
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### Sinossi
Nella scena del suo film, la giovane regista Ursula Ryan immagina uno dei momenti più drammatici della storia letteraria inglese, uno scandalo da sempre circondato da un’aura di mistero, perdizione e genio maledetto. Era l’estate del 1924 e i sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra si ritrovavano a divorare la vita come se non ci fosse un futuro, come se dovessero rimanere per sempre giovani. Tra feste alla Grande Gatsby, fiumi di alcol, amori che duravano lo spazio di una notte, quei ragazzi creavano il mito dei ruggenti anni Venti. Tra loro, era Lord Robert Hunter, astro nascente della poesia, ammirato e celebrato da tutti. Eppure, proprio quell’estate, proprio a una delle feste più belle, quella di Riverton Manor, Robert si allontanò da solo. E stringendo una pistola con mano tremante, si tolse la vita. Per Ursula, settantacinque anni dopo, quel poeta è diventato leggenda. Almeno fino a quando scopre che è rimasta una testimone degli eventi. È Grace, custode quasi centenaria di un terribile segreto. Un segreto che ora non può più tenere per sé. Ritorno a Riverton Manor è l’esordio sensazionale di Kate Morton, un romanzo nel quale mistero e amore si mescolano avvolgendo il lettore nello stile appassionante e inconfondibile di un’autrice che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo.

Nella scena del suo film, la giovane regista Ursula Ryan immagina uno dei momenti più drammatici della storia letteraria inglese, uno scandalo da sempre circondato da un’aura di mistero, perdizione e genio maledetto. Era l’estate del 1924 e i sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra si ritrovavano a divorare la vita come se non ci fosse un futuro, come se dovessero rimanere per sempre giovani. Tra feste alla Grande Gatsby, fiumi di alcol, amori che duravano lo spazio di una notte, quei ragazzi creavano il mito dei ruggenti anni Venti. Tra loro, era Lord Robert Hunter, astro nascente della poesia, ammirato e celebrato da tutti. Eppure, proprio quell’estate, proprio a una delle feste più belle, quella di Riverton Manor, Robert si allontanò da solo. E stringendo una pistola con mano tremante, si tolse la vita. Per Ursula, settantacinque anni dopo, quel poeta è diventato leggenda. Almeno fino a quando scopre che è rimasta una testimone degli eventi. È Grace, custode quasi centenaria di un terribile segreto. Un segreto che ora non può più tenere per sé. Ritorno a Riverton Manor è l’esordio sensazionale di Kate Morton, un romanzo nel quale mistero e amore si mescolano avvolgendo il lettore nello stile appassionante e inconfondibile di un’autrice che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo.
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### Sinossi
Nella scena del suo film, la giovane regista Ursula Ryan immagina uno dei momenti più drammatici della storia letteraria inglese, uno scandalo da sempre circondato da un’aura di mistero, perdizione e genio maledetto. Era l’estate del 1924 e i sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra si ritrovavano a divorare la vita come se non ci fosse un futuro, come se dovessero rimanere per sempre giovani. Tra feste alla Grande Gatsby, fiumi di alcol, amori che duravano lo spazio di una notte, quei ragazzi creavano il mito dei ruggenti anni Venti. Tra loro, era Lord Robert Hunter, astro nascente della poesia, ammirato e celebrato da tutti. Eppure, proprio quell’estate, proprio a una delle feste più belle, quella di Riverton Manor, Robert si allontanò da solo. E stringendo una pistola con mano tremante, si tolse la vita. Per Ursula, settantacinque anni dopo, quel poeta è diventato leggenda. Almeno fino a quando scopre che è rimasta una testimone degli eventi. È Grace, custode quasi centenaria di un terribile segreto. Un segreto che ora non può più tenere per sé. Ritorno a Riverton Manor è l’esordio sensazionale di Kate Morton, un romanzo nel quale mistero e amore si mescolano avvolgendo il lettore nello stile appassionante e inconfondibile di un’autrice che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo.

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Risveglio di passioni (I Romanzi Oro) (Serie Simply Vol. 1)

Si incontrano durante una bufera di neve: lei una giovane insegnante con un passato segreto, lui l’attraente straniero che inaspettatamente giunge a soccorrerla. E per quanto siano due estranei, il desiderio che li travolge è istantaneo e impossibile da reprimere. Costretti a rifugiarsi in una locanda, Lucius Marshall, visconte Sinclair, e Frances Allard vivono una notte di ardente passione, ma non c’è futuro per loro, troppo diversi sono i mondi a cui appartengono. Così al mattino le loro strade si dividono fino a quando il destino non li fa incontrare di nuovo, e questa volta Lucius, che non l’ha mai dimenticata, non si fermerà di fronte a niente pur di farla sua per sempre.
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### Sinossi
Si incontrano durante una bufera di neve: lei una giovane insegnante con un passato segreto, lui l’attraente straniero che inaspettatamente giunge a soccorrerla. E per quanto siano due estranei, il desiderio che li travolge è istantaneo e impossibile da reprimere. Costretti a rifugiarsi in una locanda, Lucius Marshall, visconte Sinclair, e Frances Allard vivono una notte di ardente passione, ma non c’è futuro per loro, troppo diversi sono i mondi a cui appartengono. Così al mattino le loro strade si dividono fino a quando il destino non li fa incontrare di nuovo, e questa volta Lucius, che non l’ha mai dimenticata, non si fermerà di fronte a niente pur di farla sua per sempre.

Si incontrano durante una bufera di neve: lei una giovane insegnante con un passato segreto, lui l’attraente straniero che inaspettatamente giunge a soccorrerla. E per quanto siano due estranei, il desiderio che li travolge è istantaneo e impossibile da reprimere. Costretti a rifugiarsi in una locanda, Lucius Marshall, visconte Sinclair, e Frances Allard vivono una notte di ardente passione, ma non c’è futuro per loro, troppo diversi sono i mondi a cui appartengono. Così al mattino le loro strade si dividono fino a quando il destino non li fa incontrare di nuovo, e questa volta Lucius, che non l’ha mai dimenticata, non si fermerà di fronte a niente pur di farla sua per sempre.
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### Sinossi
Si incontrano durante una bufera di neve: lei una giovane insegnante con un passato segreto, lui l’attraente straniero che inaspettatamente giunge a soccorrerla. E per quanto siano due estranei, il desiderio che li travolge è istantaneo e impossibile da reprimere. Costretti a rifugiarsi in una locanda, Lucius Marshall, visconte Sinclair, e Frances Allard vivono una notte di ardente passione, ma non c’è futuro per loro, troppo diversi sono i mondi a cui appartengono. Così al mattino le loro strade si dividono fino a quando il destino non li fa incontrare di nuovo, e questa volta Lucius, che non l’ha mai dimenticata, non si fermerà di fronte a niente pur di farla sua per sempre.

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Riparare i viventi

“Questo romanzo è bello come una tragedia antica.” L’Express
Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un pullmino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato dal suo cognome. Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata dell’espianto, straziante, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo. Tra accelerazioni e pause, ventiquattr’ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni di quanti ruotano attorno a Simon: genitori, dottori, infermieri, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo ma sede e simbolo della vita.
**
### Recensione
**Ventiquattro ore per traslocare il cuore del surfista**
*Paolo Di Paolo*, Tuttolibri – La Stampa
Sembrano storie lontanissime, e invece c’è un filo tra Nascita di un ponte – il romanzo che ha fatto conoscere in Italia **Maylis de Kerangal** – e questo nuovo romanzo, *Riparare i viventi*. In entrambi, la scrittrice francese ricostruisce un’impresa umana, collettiva: lì l’edificazione di un ponte in California, qui un trapianto di cuore. È il senso della cooperazione, dell’alleanza fra sconosciuti – con le loro vite, i loro sguardi diversi – ad affascinare de Kerangal. La collaborazione fra estranei a uno stesso progetto: un grande ponte, oppure un piccolo cuore umano, che dal corpo di un diciannovenne trasloca in poche ore in quello di una donna cardiopatica. Se lì c’erano travi, funi, mattoni, qui ci sono tubi trasparenti, strumenti chirurgici, garze, ma in ogni caso si tratta di mani: che si muovono, toccano, afferrano, stringono.
La salvezza di Claire non passa soltanto per il giovane cuore di un ragazzo morto troppo presto in un incidente stradale; passa per una fittissima serie di gesti, di movimenti, di stati d’animo che de Kerangal narra con ansia descrittiva. Ogni dettaglio qui si dilata, prende spazio sulla pagina caricandosi di misteriose risonanze – e di domande: «Che ne sarà dell’amore di Juliette una volta che il cuore di Simon ricomincerà a battere dentro un corpo sconosciuto, che ne sarà di tutto quel che riempiva quel cuore, dei suoi affetti lentamente stratificati dal primo giorno o trasmessi qua e là in uno slancio d’entusiasmo o in un accesso di collera, le sue amicizie e le sue avversioni, i suoi rancori, la sua veemenza, le sue passioni tristi e tenere?».
Pronunciamo il più delle volte la parola cuore riferendoci, come gli antichi, alla sede dei sentimenti. De Kerangal, nella bellissima pagina iniziale e per tutto il romanzo, riesce a saldare gli stati d’animo che passano per il cuore umano – e lo fanno dilatare, contrarre, accelerare nel battito – alla sua nuda verità anatomica, alla sua meccanica: «il cuore si contrae, un sussulto, poi delle scosse quasi impercettibili, ma che si possono vedere se ci si avvicina, quei deboli battiti, e l’organo a poco a poco ricomincia a pompare il sangue dentro il corpo, e riprende il suo lavoro», il suo ritmo. Intorno a quel cuore, per quel cuore giovane di Simon che in una notte diventa il cuore di Claire si raduna una piccola comunità umana, traiettorie altrimenti destinate a divergere si incrociano, «l’umanità polverizzata in una divergenza infinita di traiettorie» qui si ricompone, entra nello stesso cantiere, dando il meglio di sé.
La scrittrice ci mette a parte di queste vite estranee, ci lascia intuire cos’erano un istante prima dell’emergenza, e cosa saranno, torneranno a essere dopo. Nel limbo della necessità: qui entra la scrittura pastosa, lirica di de Kerangal, sensibile a come la realtà venga modificata dal dolore – trasfigurata, prosciugata («la pressione è salita all’improvviso in quel punto della crosta terrestre»). Più che del giallo psicologico, come il film di Iñárritu 21 grammi, Riparare i viventi ha qualcosa dell’epica, di un’epica però tutta umana. Solo nel momento più delicato del trapianto, un medico «raccoglie tutte le preghiere e gli scongiuri che conosce, forse supplica il Cielo», ma per il resto della storia gli dei sono assenti: ogni forza, ogni possibilità sono umane. Perfino l’immortalità: quando un infermiere ricompone e lava la salma del giovane Simon, e diventa sotto le sue mani il corpo di un eroe, «catapultato fuori dall’umanità». Il cuore di Simon batte nel corpo di Clara, continua a vivere in lei. È come reincarnarsi? È questo – si domanda l’autrice insieme alla madre del ragazzo – essere generosi?
La «riparazione del vivente» qui non sarebbe possibile senza la fine di un altro, del giovane surfista che in una mattina qualunque, mentre è ancora buio, dopo aver preso tre o quattro onde – la grande passione ereditata da suo padre – trova il suo destino ingiusto. «Il surf è la cosa più bella che gli hai dato», dice la madre di Simon a suo marito, dopo averlo odiato per qualche minuto. «Meravigliata che il figlio potesse vivere con tanta intensità»: quella che Maylis de Kerangal sa restituire in pagine fortissime, cariche come cataloghi di sensazioni; palpitanti come un cuore quando si è davvero, fino in fondo, vivi.
### Sinossi
“Questo romanzo è bello come una tragedia antica.” L’Express
Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un pullmino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato dal suo cognome. Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata dell’espianto, straziante, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo. Tra accelerazioni e pause, ventiquattr’ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni di quanti ruotano attorno a Simon: genitori, dottori, infermieri, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo ma sede e simbolo della vita.

“Questo romanzo è bello come una tragedia antica.” L’Express
Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un pullmino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato dal suo cognome. Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata dell’espianto, straziante, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo. Tra accelerazioni e pause, ventiquattr’ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni di quanti ruotano attorno a Simon: genitori, dottori, infermieri, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo ma sede e simbolo della vita.
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### Recensione
**Ventiquattro ore per traslocare il cuore del surfista**
*Paolo Di Paolo*, Tuttolibri – La Stampa
Sembrano storie lontanissime, e invece c’è un filo tra Nascita di un ponte – il romanzo che ha fatto conoscere in Italia **Maylis de Kerangal** – e questo nuovo romanzo, *Riparare i viventi*. In entrambi, la scrittrice francese ricostruisce un’impresa umana, collettiva: lì l’edificazione di un ponte in California, qui un trapianto di cuore. È il senso della cooperazione, dell’alleanza fra sconosciuti – con le loro vite, i loro sguardi diversi – ad affascinare de Kerangal. La collaborazione fra estranei a uno stesso progetto: un grande ponte, oppure un piccolo cuore umano, che dal corpo di un diciannovenne trasloca in poche ore in quello di una donna cardiopatica. Se lì c’erano travi, funi, mattoni, qui ci sono tubi trasparenti, strumenti chirurgici, garze, ma in ogni caso si tratta di mani: che si muovono, toccano, afferrano, stringono.
La salvezza di Claire non passa soltanto per il giovane cuore di un ragazzo morto troppo presto in un incidente stradale; passa per una fittissima serie di gesti, di movimenti, di stati d’animo che de Kerangal narra con ansia descrittiva. Ogni dettaglio qui si dilata, prende spazio sulla pagina caricandosi di misteriose risonanze – e di domande: «Che ne sarà dell’amore di Juliette una volta che il cuore di Simon ricomincerà a battere dentro un corpo sconosciuto, che ne sarà di tutto quel che riempiva quel cuore, dei suoi affetti lentamente stratificati dal primo giorno o trasmessi qua e là in uno slancio d’entusiasmo o in un accesso di collera, le sue amicizie e le sue avversioni, i suoi rancori, la sua veemenza, le sue passioni tristi e tenere?».
Pronunciamo il più delle volte la parola cuore riferendoci, come gli antichi, alla sede dei sentimenti. De Kerangal, nella bellissima pagina iniziale e per tutto il romanzo, riesce a saldare gli stati d’animo che passano per il cuore umano – e lo fanno dilatare, contrarre, accelerare nel battito – alla sua nuda verità anatomica, alla sua meccanica: «il cuore si contrae, un sussulto, poi delle scosse quasi impercettibili, ma che si possono vedere se ci si avvicina, quei deboli battiti, e l’organo a poco a poco ricomincia a pompare il sangue dentro il corpo, e riprende il suo lavoro», il suo ritmo. Intorno a quel cuore, per quel cuore giovane di Simon che in una notte diventa il cuore di Claire si raduna una piccola comunità umana, traiettorie altrimenti destinate a divergere si incrociano, «l’umanità polverizzata in una divergenza infinita di traiettorie» qui si ricompone, entra nello stesso cantiere, dando il meglio di sé.
La scrittrice ci mette a parte di queste vite estranee, ci lascia intuire cos’erano un istante prima dell’emergenza, e cosa saranno, torneranno a essere dopo. Nel limbo della necessità: qui entra la scrittura pastosa, lirica di de Kerangal, sensibile a come la realtà venga modificata dal dolore – trasfigurata, prosciugata («la pressione è salita all’improvviso in quel punto della crosta terrestre»). Più che del giallo psicologico, come il film di Iñárritu 21 grammi, Riparare i viventi ha qualcosa dell’epica, di un’epica però tutta umana. Solo nel momento più delicato del trapianto, un medico «raccoglie tutte le preghiere e gli scongiuri che conosce, forse supplica il Cielo», ma per il resto della storia gli dei sono assenti: ogni forza, ogni possibilità sono umane. Perfino l’immortalità: quando un infermiere ricompone e lava la salma del giovane Simon, e diventa sotto le sue mani il corpo di un eroe, «catapultato fuori dall’umanità». Il cuore di Simon batte nel corpo di Clara, continua a vivere in lei. È come reincarnarsi? È questo – si domanda l’autrice insieme alla madre del ragazzo – essere generosi?
La «riparazione del vivente» qui non sarebbe possibile senza la fine di un altro, del giovane surfista che in una mattina qualunque, mentre è ancora buio, dopo aver preso tre o quattro onde – la grande passione ereditata da suo padre – trova il suo destino ingiusto. «Il surf è la cosa più bella che gli hai dato», dice la madre di Simon a suo marito, dopo averlo odiato per qualche minuto. «Meravigliata che il figlio potesse vivere con tanta intensità»: quella che Maylis de Kerangal sa restituire in pagine fortissime, cariche come cataloghi di sensazioni; palpitanti come un cuore quando si è davvero, fino in fondo, vivi.
### Sinossi
“Questo romanzo è bello come una tragedia antica.” L’Express
Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un pullmino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato dal suo cognome. Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata dell’espianto, straziante, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo. Tra accelerazioni e pause, ventiquattr’ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni di quanti ruotano attorno a Simon: genitori, dottori, infermieri, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo ma sede e simbolo della vita.

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Ricette vegetariane per buongustai

E’ un’idea falsa pensare che chi ha eliminato la carne dalla propria alimentazione non possa più mangiare bene, o godere della piacevolezza di un buon pranzo: il mondo della cucina, infatti, è ricco di moltissimi ingredienti che, se ben abbinati, danno vita a ricette molto appetitose.

Anche dal punto di vista nutrizionale le proteine della carne possono essere egregiamente sostituite dalle proteine di uova, formaggi e legumi, che regalano una rosa di nutrienti perfetti per la nostra salute.

(source: Bol.com)

E’ un’idea falsa pensare che chi ha eliminato la carne dalla propria alimentazione non possa più mangiare bene, o godere della piacevolezza di un buon pranzo: il mondo della cucina, infatti, è ricco di moltissimi ingredienti che, se ben abbinati, danno vita a ricette molto appetitose.

Anche dal punto di vista nutrizionale le proteine della carne possono essere egregiamente sostituite dalle proteine di uova, formaggi e legumi, che regalano una rosa di nutrienti perfetti per la nostra salute.

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Ricetta d’amore (eLit)

Troppo impegnata a occuparsi della pasticceria di famiglia, Nicole Keyes non ha avuto il tempo di cercare l’anima gemella. Al contrario della sorella Claire, da poco felicemente convolata a nozze, e persino di Jesse, la sorella minore, che ha una vita sentimentale più intensa della sua. Quando meno se l’aspetta entra nel negozio l’ex campione di football Eric Hawkins. E anche se non sono state le sue rinomate ciambelle ad attirarlo, Nicole non si lascia sfuggire l’occasione di conoscere l’uomo che è l’incarnazione di tutti i suoi sogni. Atletico, gentile e rassicurante è proprio il compagno di cui avrebbe avuto bisogno per non farsi assorbire dal lavoro. Ma, come scoprirà, neppure la vita di Eric è perfetta e ha conosciuto momenti difficili e aspri. Del resto, senza qualche scorza di limone nessun dolce viene a regola d’arte, come ogni buon pasticciere sa. E senza qualche ostacolo nessuna storia d’amore è davvero perfetta.
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### Sinossi
Troppo impegnata a occuparsi della pasticceria di famiglia, Nicole Keyes non ha avuto il tempo di cercare l’anima gemella. Al contrario della sorella Claire, da poco felicemente convolata a nozze, e persino di Jesse, la sorella minore, che ha una vita sentimentale più intensa della sua. Quando meno se l’aspetta entra nel negozio l’ex campione di football Eric Hawkins. E anche se non sono state le sue rinomate ciambelle ad attirarlo, Nicole non si lascia sfuggire l’occasione di conoscere l’uomo che è l’incarnazione di tutti i suoi sogni. Atletico, gentile e rassicurante è proprio il compagno di cui avrebbe avuto bisogno per non farsi assorbire dal lavoro. Ma, come scoprirà, neppure la vita di Eric è perfetta e ha conosciuto momenti difficili e aspri. Del resto, senza qualche scorza di limone nessun dolce viene a regola d’arte, come ogni buon pasticciere sa. E senza qualche ostacolo nessuna storia d’amore è davvero perfetta.

Troppo impegnata a occuparsi della pasticceria di famiglia, Nicole Keyes non ha avuto il tempo di cercare l’anima gemella. Al contrario della sorella Claire, da poco felicemente convolata a nozze, e persino di Jesse, la sorella minore, che ha una vita sentimentale più intensa della sua. Quando meno se l’aspetta entra nel negozio l’ex campione di football Eric Hawkins. E anche se non sono state le sue rinomate ciambelle ad attirarlo, Nicole non si lascia sfuggire l’occasione di conoscere l’uomo che è l’incarnazione di tutti i suoi sogni. Atletico, gentile e rassicurante è proprio il compagno di cui avrebbe avuto bisogno per non farsi assorbire dal lavoro. Ma, come scoprirà, neppure la vita di Eric è perfetta e ha conosciuto momenti difficili e aspri. Del resto, senza qualche scorza di limone nessun dolce viene a regola d’arte, come ogni buon pasticciere sa. E senza qualche ostacolo nessuna storia d’amore è davvero perfetta.
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### Sinossi
Troppo impegnata a occuparsi della pasticceria di famiglia, Nicole Keyes non ha avuto il tempo di cercare l’anima gemella. Al contrario della sorella Claire, da poco felicemente convolata a nozze, e persino di Jesse, la sorella minore, che ha una vita sentimentale più intensa della sua. Quando meno se l’aspetta entra nel negozio l’ex campione di football Eric Hawkins. E anche se non sono state le sue rinomate ciambelle ad attirarlo, Nicole non si lascia sfuggire l’occasione di conoscere l’uomo che è l’incarnazione di tutti i suoi sogni. Atletico, gentile e rassicurante è proprio il compagno di cui avrebbe avuto bisogno per non farsi assorbire dal lavoro. Ma, come scoprirà, neppure la vita di Eric è perfetta e ha conosciuto momenti difficili e aspri. Del resto, senza qualche scorza di limone nessun dolce viene a regola d’arte, come ogni buon pasticciere sa. E senza qualche ostacolo nessuna storia d’amore è davvero perfetta.

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La Repubblica di Barbapapà

Dopo aver lavorato quattordici anni a ”Repubblica” e diciassette all”’Espresso”, Giampaolo Pansa svela in questo libro protagonisti, retroscena e faziosità che hanno portato il quotidiano diretto da Eugenio Scalfari a diventare un impero editoriale con pochi uguali nel nostro Paese. Grazie ai molti ricordi personali e a un diario tenuto per decenni, l’autore riporta sulla scenale stagioni che hanno reso forte ”Repubblica”: l’epoca violenta del Settantasette, l’assassinio di Moro, il caso P2, le battaglie con il Psi di Craxi e il Pci di Berlinguer, l’intesa con De Mita, la guerra contro Berlusconi per il possesso della Mondadori. E nel far emergere vizi e virtù dei personaggi che nel corso degli anni hanno affiancato o contrastato ”Barbapapà”, Pansa non solo ripercorre le vicende di ”Repubblica” con il ritmo e i colpi di scena di un thriller politico, ma costruisce anche un ampio percorso di vita italiana che appartiene a tutti noi.
(source: Bol.com)

Dopo aver lavorato quattordici anni a ”Repubblica” e diciassette all”’Espresso”, Giampaolo Pansa svela in questo libro protagonisti, retroscena e faziosità che hanno portato il quotidiano diretto da Eugenio Scalfari a diventare un impero editoriale con pochi uguali nel nostro Paese. Grazie ai molti ricordi personali e a un diario tenuto per decenni, l’autore riporta sulla scenale stagioni che hanno reso forte ”Repubblica”: l’epoca violenta del Settantasette, l’assassinio di Moro, il caso P2, le battaglie con il Psi di Craxi e il Pci di Berlinguer, l’intesa con De Mita, la guerra contro Berlusconi per il possesso della Mondadori. E nel far emergere vizi e virtù dei personaggi che nel corso degli anni hanno affiancato o contrastato ”Barbapapà”, Pansa non solo ripercorre le vicende di ”Repubblica” con il ritmo e i colpi di scena di un thriller politico, ma costruisce anche un ampio percorso di vita italiana che appartiene a tutti noi.
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La regola dell’equilibrio

Leggi un estratto

***

Un eroe restio. Un dubbio morale assoluto.

È una primavera strana, indecisa, come l’umore di Guido Guerrieri. Messo all’angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in sé stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere la situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall’accusa di corruzione, la peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l’amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.

‘Quando chiudemmo il verbale e l’udienza, lo spiacevole sentore della parola calunnia aleggiava sul procedimento. Tutti sapevamo che in qualche modo sarebbe rimasto lí, e tutti sapevamo che la procura avrebbe dovuto trovare qualcosa di molto solido, se non voleva che quel fascicolo finisse nella discarica delle archiviazioni o dei proscioglimenti’.
(source: Bol.com)

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Un eroe restio. Un dubbio morale assoluto.

È una primavera strana, indecisa, come l’umore di Guido Guerrieri. Messo all’angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in sé stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere la situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall’accusa di corruzione, la peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l’amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.

‘Quando chiudemmo il verbale e l’udienza, lo spiacevole sentore della parola calunnia aleggiava sul procedimento. Tutti sapevamo che in qualche modo sarebbe rimasto lí, e tutti sapevamo che la procura avrebbe dovuto trovare qualcosa di molto solido, se non voleva che quel fascicolo finisse nella discarica delle archiviazioni o dei proscioglimenti’.
(source: Bol.com)

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Il Regno

«In un certo periodo della mia vita sono stato cristiano» scrive Emmanuel Carrère nella quarta di copertina dell’edizione francese del “Regno”. «Lo sono stato per tre anni. Non lo sono più». Due decenni dopo, tuttavia, prova il bisogno di «tornarci su», di ripercorrere i sentieri del Nuovo Testamento: non da credente, questa volta, bensì «da investigatore». Senza mai dimenticarsi di essere prima di tutto un romanziere. Così, conducendo la sua inchiesta su «quella piccola setta ebraica che sarebbe diventata il cristianesimo», Carrère fa rivivere davanti ai nostri occhi gli uomini e gli eventi del I secolo dopo Cristo quasi fossero a noi contemporanei: in primo luogo l’ebreo Saulo, persecutore dei cristiani, e il medico macedone Luca (quelli che oggi conosciamo come l’apostolo Paolo e l’evangelista Luca); ma anche il giovane Timoteo, Filippo di Cesarea, Giacomo, Pietro, Nerone e il suo precettore Seneca, lo storico Flavio Giuseppe e l’imperatore Costantino – e l’incendio di Roma, la guerra giudaica, la persecuzione dei cristiani; riuscendo a trasformare tutto ciò, è stato scritto, «in un’avventura erudita ed esaltante, un’avventura screziata di autoderisione e di un sense of humour che per certi versi ricorda “Brian di Nazareth” dei Monty Python». Al tempo stesso, come già in “Limonov”, Carrère ci racconta di sé, e di sua moglie, della sua madrina, di uno psicoanalista sagace, del suo amico buddhista, di una baby-sitter squinternata, di un video porno trovato in rete, di Philip K. Dick, e di molto, molto altro.

«In un certo periodo della mia vita sono stato cristiano» scrive Emmanuel Carrère nella quarta di copertina dell’edizione francese del “Regno”. «Lo sono stato per tre anni. Non lo sono più». Due decenni dopo, tuttavia, prova il bisogno di «tornarci su», di ripercorrere i sentieri del Nuovo Testamento: non da credente, questa volta, bensì «da investigatore». Senza mai dimenticarsi di essere prima di tutto un romanziere. Così, conducendo la sua inchiesta su «quella piccola setta ebraica che sarebbe diventata il cristianesimo», Carrère fa rivivere davanti ai nostri occhi gli uomini e gli eventi del I secolo dopo Cristo quasi fossero a noi contemporanei: in primo luogo l’ebreo Saulo, persecutore dei cristiani, e il medico macedone Luca (quelli che oggi conosciamo come l’apostolo Paolo e l’evangelista Luca); ma anche il giovane Timoteo, Filippo di Cesarea, Giacomo, Pietro, Nerone e il suo precettore Seneca, lo storico Flavio Giuseppe e l’imperatore Costantino – e l’incendio di Roma, la guerra giudaica, la persecuzione dei cristiani; riuscendo a trasformare tutto ciò, è stato scritto, «in un’avventura erudita ed esaltante, un’avventura screziata di autoderisione e di un sense of humour che per certi versi ricorda “Brian di Nazareth” dei Monty Python». Al tempo stesso, come già in “Limonov”, Carrère ci racconta di sé, e di sua moglie, della sua madrina, di uno psicoanalista sagace, del suo amico buddhista, di una baby-sitter squinternata, di un video porno trovato in rete, di Philip K. Dick, e di molto, molto altro.

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La regina dei mari

Lima, 1595. All’alba le campane della cattedrale suonano a distesa mentre la statua della Vergine è portata in processione fino al mare. Al porto tutto è pronto. Il governatore spagnolo Don Álvaro de Mendaña sta per salire a bordo del suo galeone, il San Jeronimo. Al suo fi anco, l’adorata moglie Isabel Barreto, discendente di una grande famiglia di navigatori. È trascorso un secolo da quando Cristoforo Colombo ha oltrepassato i confini del mondo conosciuto, segnando l’inizio dell’epoca dei conquistadores. Don Álvaro ha un piano altrettanto ambizioso: raggiungere le sponde del quinto continente, l’Australia Incognita. Oltre alla sua dote, Isabel mette al servizio dell’impresa intelligenza e temerarietà, ma non sa ancora che con quel viaggio diventerà la prima donna nella storia a capo di un’intera flotta navale. Nonostante i buoni auspici, la traversata in mare si rivela subito difficoltosa, tra conflitti nell’equipaggio e scontri sanguinosi con gli indigeni nelle terre colonizzate. La spedizione assomiglia sempre più a un’infernale corsa verso l’oblio, quando, all’isola di Santa Cruz, Isabel si ritrova sola al comando: in punto di morte, l’anziano Don Álvaro le conferisce pieni poteri e il titolo di capitano generale dell’armada. Così, con un’eredità tanto fortuita e gravosa, comincia la seconda vita di Isabel. Attraverso il Pacifico, dalle Filippine al Messico, si trova a percorrere rotte inesplorate; a parare i colpi del suo avversario, il capo pilota portoghese Queiros; a cadere in preda alle passioni più laceranti, dal rimorso alla gelosia, dallo sconforto all’esaltazione. Per sopravvivere, Doña Isabel dovrà essere pronta a tutto, anche a compiere atti che lei stessa faticherà a perdonarsi. Alexandra Lapierre unisce un avvincente intrigo narrativo al rigore della ricerca storica per restituirci il profi lo di una fi gura femminile tanto singolare quanto moderna. La regina dei mari è una storia vera, è un romanzo d’amore e d’avventura, è il ritratto potente e barocco di un’epoca memorabile.
(source: Bol.com)

Lima, 1595. All’alba le campane della cattedrale suonano a distesa mentre la statua della Vergine è portata in processione fino al mare. Al porto tutto è pronto. Il governatore spagnolo Don Álvaro de Mendaña sta per salire a bordo del suo galeone, il San Jeronimo. Al suo fi anco, l’adorata moglie Isabel Barreto, discendente di una grande famiglia di navigatori. È trascorso un secolo da quando Cristoforo Colombo ha oltrepassato i confini del mondo conosciuto, segnando l’inizio dell’epoca dei conquistadores. Don Álvaro ha un piano altrettanto ambizioso: raggiungere le sponde del quinto continente, l’Australia Incognita. Oltre alla sua dote, Isabel mette al servizio dell’impresa intelligenza e temerarietà, ma non sa ancora che con quel viaggio diventerà la prima donna nella storia a capo di un’intera flotta navale. Nonostante i buoni auspici, la traversata in mare si rivela subito difficoltosa, tra conflitti nell’equipaggio e scontri sanguinosi con gli indigeni nelle terre colonizzate. La spedizione assomiglia sempre più a un’infernale corsa verso l’oblio, quando, all’isola di Santa Cruz, Isabel si ritrova sola al comando: in punto di morte, l’anziano Don Álvaro le conferisce pieni poteri e il titolo di capitano generale dell’armada. Così, con un’eredità tanto fortuita e gravosa, comincia la seconda vita di Isabel. Attraverso il Pacifico, dalle Filippine al Messico, si trova a percorrere rotte inesplorate; a parare i colpi del suo avversario, il capo pilota portoghese Queiros; a cadere in preda alle passioni più laceranti, dal rimorso alla gelosia, dallo sconforto all’esaltazione. Per sopravvivere, Doña Isabel dovrà essere pronta a tutto, anche a compiere atti che lei stessa faticherà a perdonarsi. Alexandra Lapierre unisce un avvincente intrigo narrativo al rigore della ricerca storica per restituirci il profi lo di una fi gura femminile tanto singolare quanto moderna. La regina dei mari è una storia vera, è un romanzo d’amore e d’avventura, è il ritratto potente e barocco di un’epoca memorabile.
(source: Bol.com)

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Un regalo che non ti aspetti

La vita è ciò che ti succede quando meno te l’aspetti. ”Uno scrittore cult che conquista e scalda il cuore.” Marie Claire

(source: Bol.com)

La vita è ciò che ti succede quando meno te l’aspetti. ”Uno scrittore cult che conquista e scalda il cuore.” Marie Claire

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La realtà non è come ci appare: La struttura elementare delle cose

Tempo, spazio e materia appaiono generati da un pullulare di eventi quantistici elementari. Comprendere questa tessitura profonda della realtà è l’obiettivo della ricerca in gravità quantistica, la sfida della scienza contemporanea dove tutto il nostro sapere sulla natura viene rimesso in questione. Carlo Rovelli, uno dei principali protagonisti di questa avventura, conduce il lettore al cuore dell’indagine in modo semplice e avvincente. Racconta come sia cambiata la nostra immagine del mondo dall’Antichità alle scoperte più recenti: l’evaporazione dei buchi neri, l’Universo prima del big bang, la struttura granulare dello spazio, il ruolo dell’informazione e l’assenza del tempo in fisica fondamentale. L’autore disegna un vasto affresco della visione fisica del mondo, chiarisce il contenuto di teorie come la relatività generale e la meccanica quantistica, ci porta al bordo del sapere attuale e offre una versione originale e articolata delle principali questioni oggi aperte. Soprattutto, comunica il fascino di questa ricerca, la passione che la anima e la bellezza della nuova prospettiva sul mondo che la scienza svela ai nostri occhi.
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Tempo, spazio e materia appaiono generati da un pullulare di eventi quantistici elementari. Comprendere questa tessitura profonda della realtà è l’obiettivo della ricerca in gravità quantistica, la sfida della scienza contemporanea dove tutto il nostro sapere sulla natura viene rimesso in questione. Carlo Rovelli, uno dei principali protagonisti di questa avventura, conduce il lettore al cuore dell’indagine in modo semplice e avvincente. Racconta come sia cambiata la nostra immagine del mondo dall’Antichità alle scoperte più recenti: l’evaporazione dei buchi neri, l’Universo prima del big bang, la struttura granulare dello spazio, il ruolo dell’informazione e l’assenza del tempo in fisica fondamentale. L’autore disegna un vasto affresco della visione fisica del mondo, chiarisce il contenuto di teorie come la relatività generale e la meccanica quantistica, ci porta al bordo del sapere attuale e offre una versione originale e articolata delle principali questioni oggi aperte. Soprattutto, comunica il fascino di questa ricerca, la passione che la anima e la bellezza della nuova prospettiva sul mondo che la scienza svela ai nostri occhi.
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Il rapitore

Il caso è sotto gli occhi dei media e delle autorità cittadine, in gergo si dice “un caso ad alta visibilità”. Sono stati rapiti in rapida successione tre ragazzi, tre rampolli di famiglie molto ricche di New York, che frequentavano scuole prestigiose e avevano una vita serena e normale. Finché qualcuno non l’ha interrotta brutalmente. I primi due infatti sono stati già restituiti alle famiglie dal misterioso e spietato rapitore. Morti. Nessuna richiesta di riscatto è mai stata inviata ai parenti: l’assassino ha scritto solo messaggi confusi, inneggianti a una fumosa giustizia sociale, ma nessuno riesce a capire il suo piano. Un caso molto difficile, che richiede tutta l’abilità del detective Michael Bennett, e che mette a dura prova il suo cuore di padre vedovo: le vittime, tutte giovanissime, gli ricordano la sua numerosa famiglia composta da dieci amatissimi figli adottivi. Ma quando da Washington interviene anche l’FBI, nella persona dell’affascinante agente Emily Parker, a complicarsi non sono solo le indagini, ma anche la vita sentimentale di Bennett…
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Il caso è sotto gli occhi dei media e delle autorità cittadine, in gergo si dice “un caso ad alta visibilità”. Sono stati rapiti in rapida successione tre ragazzi, tre rampolli di famiglie molto ricche di New York, che frequentavano scuole prestigiose e avevano una vita serena e normale. Finché qualcuno non l’ha interrotta brutalmente. I primi due infatti sono stati già restituiti alle famiglie dal misterioso e spietato rapitore. Morti. Nessuna richiesta di riscatto è mai stata inviata ai parenti: l’assassino ha scritto solo messaggi confusi, inneggianti a una fumosa giustizia sociale, ma nessuno riesce a capire il suo piano. Un caso molto difficile, che richiede tutta l’abilità del detective Michael Bennett, e che mette a dura prova il suo cuore di padre vedovo: le vittime, tutte giovanissime, gli ricordano la sua numerosa famiglia composta da dieci amatissimi figli adottivi. Ma quando da Washington interviene anche l’FBI, nella persona dell’affascinante agente Emily Parker, a complicarsi non sono solo le indagini, ma anche la vita sentimentale di Bennett…
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