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Violet (La Saga dei Chase #5)

Inghilterra, 1673

Il motto della famiglia Ashton è “Metti in dubbio le convenzioni,” e la sorella maggiore Violet è completamente d’accordo. Ad esempio, non ha intenzione di sposarsi. La semplice Violet è abbastanza intelligente da rendersi conto che gli eventuali corteggiatori punterebbero alla sua grossa eredità, oppure si interesserebbero alle sue belle sorelle minori—e comunque lei preferisce di gran lunga passare il tempo espandendo la mente, invece di rischiare il suo tenero cuore…

Dopo sei anni sprecati a corteggiare una donna che ha poi deciso di sposarne un altro, Ford Chase, il Visconte di Lakefield, ha deciso di farla finita con le donne. Preferisce passare il tempo dedicandosi agli studi scientifici e costruendo il primo orologio da tasca con la lancetta dei minuti. Quando gli affidano per un po’ la giovanissima nipotina, la distrazione è garantita… finché una vicina di casa di intelligenza non comune, di nome Violet, viene in suo aiuto…

L’AUTRICE

LAUREN ROYAL ha deciso di diventare una scrittrice in terza elementare, dopo aver vinto un concorso con il tema “Perché la mia mamma è la migliore”, ma ha passato quattordici anni della sua vita come presidente della sua catena di gioiellerie prima di scrivere il suo primo libro. Da allora, i suoi libri sono stati nella lista dei bestseller in tutto in mondo, tra cui New York Times e USA Today e hanno vinto premi quali il Golden Quill e il Booklist’s Top 10 Romance of the Year.

Lauren vive nel sud della California, con il marito, tre figli e un gatto che perde continuamente il pelo, e continua a pensare che sua madre sia la migliore.

LA TRADUTTRICE

Quando non sto leggendo, passo il mio tempo libero traducendo alcuni dei libri che mi sono piaciuti (e mi piacerebbe essere più veloce per riuscire a tradurne di più), per dare anche ad altri la possibilità di leggerli in italiano. Potete contattarmi al mio indirizzo e-mail: [email protected] Sarò felice di rispondervi (e di correggere tutti i refusi che mi segnalerete!).

Parole chiave: Restaurazione, storia d’amore, sexy, Inghilterra, umoristica, famiglia Chase, profumo, scienza, scienziato, Christopher Wren, filosofia, visconte, matrimonio, giardinaggio, sorelle, mamma impicciona, sensale di matrimoni, aristocrazia, 17° secolo, 1600.

(source: Bol.com)

Inghilterra, 1673

Il motto della famiglia Ashton è “Metti in dubbio le convenzioni,” e la sorella maggiore Violet è completamente d’accordo. Ad esempio, non ha intenzione di sposarsi. La semplice Violet è abbastanza intelligente da rendersi conto che gli eventuali corteggiatori punterebbero alla sua grossa eredità, oppure si interesserebbero alle sue belle sorelle minori—e comunque lei preferisce di gran lunga passare il tempo espandendo la mente, invece di rischiare il suo tenero cuore…

Dopo sei anni sprecati a corteggiare una donna che ha poi deciso di sposarne un altro, Ford Chase, il Visconte di Lakefield, ha deciso di farla finita con le donne. Preferisce passare il tempo dedicandosi agli studi scientifici e costruendo il primo orologio da tasca con la lancetta dei minuti. Quando gli affidano per un po’ la giovanissima nipotina, la distrazione è garantita… finché una vicina di casa di intelligenza non comune, di nome Violet, viene in suo aiuto…

L’AUTRICE

LAUREN ROYAL ha deciso di diventare una scrittrice in terza elementare, dopo aver vinto un concorso con il tema “Perché la mia mamma è la migliore”, ma ha passato quattordici anni della sua vita come presidente della sua catena di gioiellerie prima di scrivere il suo primo libro. Da allora, i suoi libri sono stati nella lista dei bestseller in tutto in mondo, tra cui New York Times e USA Today e hanno vinto premi quali il Golden Quill e il Booklist’s Top 10 Romance of the Year.

Lauren vive nel sud della California, con il marito, tre figli e un gatto che perde continuamente il pelo, e continua a pensare che sua madre sia la migliore.

LA TRADUTTRICE

Quando non sto leggendo, passo il mio tempo libero traducendo alcuni dei libri che mi sono piaciuti (e mi piacerebbe essere più veloce per riuscire a tradurne di più), per dare anche ad altri la possibilità di leggerli in italiano. Potete contattarmi al mio indirizzo e-mail: [email protected] Sarò felice di rispondervi (e di correggere tutti i refusi che mi segnalerete!).

Parole chiave: Restaurazione, storia d’amore, sexy, Inghilterra, umoristica, famiglia Chase, profumo, scienza, scienziato, Christopher Wren, filosofia, visconte, matrimonio, giardinaggio, sorelle, mamma impicciona, sensale di matrimoni, aristocrazia, 17° secolo, 1600.

(source: Bol.com)

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Vintage dream

È impossibile resistere al fascino di un vecchio abito di seta con bottoni smaltati e maniche a sbuffo. Lo sa bene Amanda, che ha fatto degli abiti vintage la sua più grande passione. Nel negozio vicino ad Astor Place, a Manhattan, si diverte a dare nuova vita a gonne, giacche e tailleur. I suoi clienti affezionati ormai si fidano solo del suo inconfondibile gusto. Eppure ora la sua amata bottega è in pericolo: sta per essere sfrattata. Amanda sente il mondo crollarle addosso. C’è un’unica cosa che può riportarle il sorriso: andare a caccia di vestiti usati. La sua ricerca la porta a un baule in cui, tra rasi fruscianti e pizzi delicati, trova un piccolo tesoro: un vecchio diario. Pagina dopo pagina scopre che a scrivere quelle righe ingiallite è stata Olive, una donna vissuta nella New York di inizio Novecento. Una donna forte e indipendente che ha realizzato il suo sogno di fare carriera in un prestigioso grande magazzino della città. Una donna che ha scoperto la potenza dell’amore e la profondità delle sue ferite. Il racconto di Olive dà ad Amanda la forza di lottare per essere di nuovo felice. Ma non solo. Perché quel vecchio taccuino nasconde molto di più. Il destino a volte percorre strade inaspettate… Strade che possono salvare quello che Amanda ha di più caro: il suo piccolo negozio vintage. E forse anche il suo cuore. Vintage Dream è un esordio che ha stupito la stampa americana e i lettori diventando un fenomeno del passaparola. Le fan dei vestiti vintage l’hanno adorato. Erica Stephens ci regala un romanzo indimenticabile in cui le storie di due donne si incrociano, tra presente e passato, tra un rammendo a un vestito elegante e una passeggiata nell’affascinante Manhattan. Un romanzo che insegna come, al di là del tempo, il destino di una donna sia quello di lottare affinché i propri sogni si avverino e di non rinunciare all’amore. Perché c’è sempre un filo capace di ricucire le ferite del cuore.
(source: Bol.com)

È impossibile resistere al fascino di un vecchio abito di seta con bottoni smaltati e maniche a sbuffo. Lo sa bene Amanda, che ha fatto degli abiti vintage la sua più grande passione. Nel negozio vicino ad Astor Place, a Manhattan, si diverte a dare nuova vita a gonne, giacche e tailleur. I suoi clienti affezionati ormai si fidano solo del suo inconfondibile gusto. Eppure ora la sua amata bottega è in pericolo: sta per essere sfrattata. Amanda sente il mondo crollarle addosso. C’è un’unica cosa che può riportarle il sorriso: andare a caccia di vestiti usati. La sua ricerca la porta a un baule in cui, tra rasi fruscianti e pizzi delicati, trova un piccolo tesoro: un vecchio diario. Pagina dopo pagina scopre che a scrivere quelle righe ingiallite è stata Olive, una donna vissuta nella New York di inizio Novecento. Una donna forte e indipendente che ha realizzato il suo sogno di fare carriera in un prestigioso grande magazzino della città. Una donna che ha scoperto la potenza dell’amore e la profondità delle sue ferite. Il racconto di Olive dà ad Amanda la forza di lottare per essere di nuovo felice. Ma non solo. Perché quel vecchio taccuino nasconde molto di più. Il destino a volte percorre strade inaspettate… Strade che possono salvare quello che Amanda ha di più caro: il suo piccolo negozio vintage. E forse anche il suo cuore. Vintage Dream è un esordio che ha stupito la stampa americana e i lettori diventando un fenomeno del passaparola. Le fan dei vestiti vintage l’hanno adorato. Erica Stephens ci regala un romanzo indimenticabile in cui le storie di due donne si incrociano, tra presente e passato, tra un rammendo a un vestito elegante e una passeggiata nell’affascinante Manhattan. Un romanzo che insegna come, al di là del tempo, il destino di una donna sia quello di lottare affinché i propri sogni si avverino e di non rinunciare all’amore. Perché c’è sempre un filo capace di ricucire le ferite del cuore.
(source: Bol.com)

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Vicolo della Duchesca

Un romanzo che comincia nei primi anni del secolo scorso e arriva ai giorni nostri. La storia di due donne che provengono da ambienti opposti, l’antica aristocrazia del sud Tirolo e i bassi napoletani. Le loro vicende si intrecciano nel corso del tempo, creando un affresco del mondo femminile. Josefa e Teresella attraversano la vita tra mille vicissitudini con tenacia, coraggio e senza mai scendere a compromessi.
**

Un romanzo che comincia nei primi anni del secolo scorso e arriva ai giorni nostri. La storia di due donne che provengono da ambienti opposti, l’antica aristocrazia del sud Tirolo e i bassi napoletani. Le loro vicende si intrecciano nel corso del tempo, creando un affresco del mondo femminile. Josefa e Teresella attraversano la vita tra mille vicissitudini con tenacia, coraggio e senza mai scendere a compromessi.
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I viali di circonvallazione

Un figlio cerca il padre che dieci anni prima lo ha abbandonato. Lo trova in uno dei villaggi più graziosi della Seine-et-Marne, ai margini della foresta di Fontainebleau, nel ristorante dell’albergo del Clos-Foucré, in compagnia di due individui orribili. Lui – un falsario vissuto di ogni tipo di imbrogli – è un uomo corpulento, di tipo orientale: sembra un enorme mollusco accasciato dalle vicende della vita. I due amici – dai quali è trattato malissimo, con irrisione e disprezzo – si barcamenano, uno dirigendo un giornale di pettegolezzi e articoli ricattatori, l’altro (ex legionario) cercando denaro col poker e il biliardo. Attorno a loro, una piccola corte di donne ambigue, ex prostitute, personaggi loschi, rappresentanti della Francia peggiore che odia i comunisti e gli ebrei. Questo il quadro all’interno del quale si muove la vicenda de I viali di circonvallazione, romanzo giovanile di Patrick Modiano. Sono sufficienti dieci anni perché un padre, trovandosi a tu per tu con il figlio, non lo riconosca? O dobbiamo pensare che finga di non riconoscerlo e aspetti il momento opportuno, per gettare la maschera e rivelare a se stesso, e a suo figlio, la propria abiezione morale? Modiano non si preoccupa, ovviamente, di sposare né l’una né l’altra tesi. A lui interessa il tempo: quello che precede la distanza dei dieci anni, e il figlio, lo sperduto Telemaco parigino, ricostruirà con infinita pazienza per raccontare la vita trascorsa insieme fino al momento dell’abbandono. È il racconto picaresco, struggente, a tratti inverosimile, di due sconfitte. E di un immenso amore: quello del figlio per il padre; quello finale del padre per il figlio disconosciuto. Ma anche questo amore ha bisogno di tempo per rivelarsi. E qui sta la bellezza del romanzo di Patrick Modiano: come affiora, come cresce, e poi sempre più è legittimato dal passato, il sentimento che nessuna avversità potrà mai distruggere. Giorgio Montefoschi
(source: Bol.com)

Un figlio cerca il padre che dieci anni prima lo ha abbandonato. Lo trova in uno dei villaggi più graziosi della Seine-et-Marne, ai margini della foresta di Fontainebleau, nel ristorante dell’albergo del Clos-Foucré, in compagnia di due individui orribili. Lui – un falsario vissuto di ogni tipo di imbrogli – è un uomo corpulento, di tipo orientale: sembra un enorme mollusco accasciato dalle vicende della vita. I due amici – dai quali è trattato malissimo, con irrisione e disprezzo – si barcamenano, uno dirigendo un giornale di pettegolezzi e articoli ricattatori, l’altro (ex legionario) cercando denaro col poker e il biliardo. Attorno a loro, una piccola corte di donne ambigue, ex prostitute, personaggi loschi, rappresentanti della Francia peggiore che odia i comunisti e gli ebrei. Questo il quadro all’interno del quale si muove la vicenda de I viali di circonvallazione, romanzo giovanile di Patrick Modiano. Sono sufficienti dieci anni perché un padre, trovandosi a tu per tu con il figlio, non lo riconosca? O dobbiamo pensare che finga di non riconoscerlo e aspetti il momento opportuno, per gettare la maschera e rivelare a se stesso, e a suo figlio, la propria abiezione morale? Modiano non si preoccupa, ovviamente, di sposare né l’una né l’altra tesi. A lui interessa il tempo: quello che precede la distanza dei dieci anni, e il figlio, lo sperduto Telemaco parigino, ricostruirà con infinita pazienza per raccontare la vita trascorsa insieme fino al momento dell’abbandono. È il racconto picaresco, struggente, a tratti inverosimile, di due sconfitte. E di un immenso amore: quello del figlio per il padre; quello finale del padre per il figlio disconosciuto. Ma anche questo amore ha bisogno di tempo per rivelarsi. E qui sta la bellezza del romanzo di Patrick Modiano: come affiora, come cresce, e poi sempre più è legittimato dal passato, il sentimento che nessuna avversità potrà mai distruggere. Giorgio Montefoschi
(source: Bol.com)

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Il viaggio di Elisabet

Che i negozi di giocattoli siano per ogni bambino (e anche per più di un adulto) mondi incantati, pieni di sorprese e di meraviglie, non è certo un mistero. Ma. qual è invece il mistero che si cela dietro l’improvvisa scomparsa, proprio dal reparto giocattoli di un grande magazzino, di Elisabet Hansen, una ragazzina simpatica e volitiva? Semplice: quando ha visto un agnellino di peluche prendere vita e scappar via come un fulmine, Elisabet non ha saputo resistere alla tentazione d’inseguirlo per fargli anche soltanto una piccola carezza… E come darle torto? Tanto più che, ben presto, all’agnellino si sono affiancati alcuni angeli maliziosi e birichini, svariati personaggi biblici, il governatore della Siria, un altezzoso imperatore e altre pecore, formando così una straordinaria comitiva che ha preso a viaggiare a ritroso nel tempo e verso la Terrasanta. Ma qual è lo scopo di quel viaggio così singolare? A scoprirlo sarà un ragazzino, Joakim, aprendo, giorno dopo giorno, le ventiquattro finestrelle di un calendario dell’Avvento da cui cadono, come per magia, altrettanti misteriosi foglietti che lo trasportano in un altro tempo, in un altro mondo, in un’altra storia che, forse, è la storia di Elisabet… o forse no. Originalissimo e avvincente, Il viaggio di EIisabet è una sorta di giallo surreale che, tappa dopo tappa (o meglio finestrella dopo finestrella) coinvolge il lettore in un’emozionante caccia alla verità (ammesso che ve ne sia una soltanto), fondendo storia e leggenda, mito e realtà in una scrittura tesa e lucidissima, ma anche così naturalmente ingenua da sfiorare, a volte, la tenerezza.
(source: Bol.com)

Che i negozi di giocattoli siano per ogni bambino (e anche per più di un adulto) mondi incantati, pieni di sorprese e di meraviglie, non è certo un mistero. Ma. qual è invece il mistero che si cela dietro l’improvvisa scomparsa, proprio dal reparto giocattoli di un grande magazzino, di Elisabet Hansen, una ragazzina simpatica e volitiva? Semplice: quando ha visto un agnellino di peluche prendere vita e scappar via come un fulmine, Elisabet non ha saputo resistere alla tentazione d’inseguirlo per fargli anche soltanto una piccola carezza… E come darle torto? Tanto più che, ben presto, all’agnellino si sono affiancati alcuni angeli maliziosi e birichini, svariati personaggi biblici, il governatore della Siria, un altezzoso imperatore e altre pecore, formando così una straordinaria comitiva che ha preso a viaggiare a ritroso nel tempo e verso la Terrasanta. Ma qual è lo scopo di quel viaggio così singolare? A scoprirlo sarà un ragazzino, Joakim, aprendo, giorno dopo giorno, le ventiquattro finestrelle di un calendario dell’Avvento da cui cadono, come per magia, altrettanti misteriosi foglietti che lo trasportano in un altro tempo, in un altro mondo, in un’altra storia che, forse, è la storia di Elisabet… o forse no. Originalissimo e avvincente, Il viaggio di EIisabet è una sorta di giallo surreale che, tappa dopo tappa (o meglio finestrella dopo finestrella) coinvolge il lettore in un’emozionante caccia alla verità (ammesso che ve ne sia una soltanto), fondendo storia e leggenda, mito e realtà in una scrittura tesa e lucidissima, ma anche così naturalmente ingenua da sfiorare, a volte, la tenerezza.
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Via delle Botteghe Oscure

“Gente strana, che al passaggio lascia solo una scia di nebbia che prontamente svanisce. Con Hutte chiacchieravo spesso di questi esseri di cui le orme si perdono. Nascono un bel giorno dal nulla e al nulla ritornano dopo un fugace brillio. Reginette di bellezza, gigolos, farfalle. La maggior parte, anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai.” Chi parla è Pedro McAvoy Stern, protagonista-narratore di Via delle Botteghe Oscure, il romanzo con il quale Patrick Modiano, già noto al grande pubblico, vinse nel 1978 il Premio Goncourt. Hutte è il responsabile di una Agenzia di Investigazioni nella quale il narratore ha lavorato per alcuni anni: ora è stanco, lascia l’agenzia e si trasferisce a consumare la sua vecchiaia a Nizza. Pedro McAvoy Stern è un uomo che alcuni anni prima, per colpa di una amnesia, non sa più chi è. Gli “esseri di cui le orme si perdono” sono il suo passato. L’agenzia è chiusa. Lui può cominciare a investigare su se stesso.
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“Gente strana, che al passaggio lascia solo una scia di nebbia che prontamente svanisce. Con Hutte chiacchieravo spesso di questi esseri di cui le orme si perdono. Nascono un bel giorno dal nulla e al nulla ritornano dopo un fugace brillio. Reginette di bellezza, gigolos, farfalle. La maggior parte, anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai.” Chi parla è Pedro McAvoy Stern, protagonista-narratore di Via delle Botteghe Oscure, il romanzo con il quale Patrick Modiano, già noto al grande pubblico, vinse nel 1978 il Premio Goncourt. Hutte è il responsabile di una Agenzia di Investigazioni nella quale il narratore ha lavorato per alcuni anni: ora è stanco, lascia l’agenzia e si trasferisce a consumare la sua vecchiaia a Nizza. Pedro McAvoy Stern è un uomo che alcuni anni prima, per colpa di una amnesia, non sa più chi è. Gli “esseri di cui le orme si perdono” sono il suo passato. L’agenzia è chiusa. Lui può cominciare a investigare su se stesso.
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Vertigo (GD Team #1)

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.
(source: Bol.com)

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.
(source: Bol.com)

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Vertigo

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.
Vertigo è il primo romanzo della serie GD Team.

Benjamin “Buck” Buckler è un ex capitano SAS. Nessuno ha mai parlato di un suo errore, di una sua sconfitta, eppure lui sente il bisogno di dare un taglio al passato e voltare pagina. Lo fa con un nuovo lavoro, con un nuovo team. E soprattutto con un nuovo capo, il ricco ed enigmatico David Langdon, detto GD. Quando GD scompare, Buck incontra la donna che vive con lui, la brasiliana Alex Xavier, misteriosa e pericolosamente irresistibile. E Buck si troverà di fronte a un grande dilemma: scegliere tra la lealtà e le ben più profonde ragioni del cuore.
Vertigo è il primo romanzo della serie GD Team.

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La versione di Barney

Approdato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall’accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta (con l’idea di assumere il ruolo di ‘scrittore americano a Parigi’), e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in sitcom tanto popolari quanto redditizie, grazie anche a una società di produzione che si chiama opportunamente Totally Unnecessary Productions. Barney ci parla delle sue tre mogli – una poetessa esistenzialista, una miliardaria dai robusti appetiti e dalla chiacchiera irrefrenabile, e Miriam, l’adorata Miriam, che lo ha appena lasciato. Ci racconta le sue passioni, come chiosare i quotidiani, o ascoltare nella notte Miriam alla radio. Ci descrive i suoi intrattenimenti, come immaginare Terry McIver che si dibatte in un mare infestato di squali, o lanciare galosce verso l’attaccante della sua squadra di hockey che ha appena sbagliato un gol. Ci aggiorna sulle sue ubbie (non ricordare i nomi dei sette nani) e sui rimedi che escogita (domandarli a un figlio dall’altra parte del mondo, incurante della differenza di fuso). E ci chiede di partecipare alle sue consolazioni, accompagnandolo a deporre sulla tomba del padre, anziché il sassolino rituale, un sottaceto e un tramezzino al pastrami. Questo è Barney Panofsky, personaggio fuori misura, insofferente di tutto ciò che ottunde la vita. E questa è una delle storie più divertenti che ci siano state raccontate da molto tempo. ”La versione di Barney” è apparso per la prima volta nel 1997.
(source: Bol.com)

Approdato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall’accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta (con l’idea di assumere il ruolo di ‘scrittore americano a Parigi’), e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in sitcom tanto popolari quanto redditizie, grazie anche a una società di produzione che si chiama opportunamente Totally Unnecessary Productions. Barney ci parla delle sue tre mogli – una poetessa esistenzialista, una miliardaria dai robusti appetiti e dalla chiacchiera irrefrenabile, e Miriam, l’adorata Miriam, che lo ha appena lasciato. Ci racconta le sue passioni, come chiosare i quotidiani, o ascoltare nella notte Miriam alla radio. Ci descrive i suoi intrattenimenti, come immaginare Terry McIver che si dibatte in un mare infestato di squali, o lanciare galosce verso l’attaccante della sua squadra di hockey che ha appena sbagliato un gol. Ci aggiorna sulle sue ubbie (non ricordare i nomi dei sette nani) e sui rimedi che escogita (domandarli a un figlio dall’altra parte del mondo, incurante della differenza di fuso). E ci chiede di partecipare alle sue consolazioni, accompagnandolo a deporre sulla tomba del padre, anziché il sassolino rituale, un sottaceto e un tramezzino al pastrami. Questo è Barney Panofsky, personaggio fuori misura, insofferente di tutto ciò che ottunde la vita. E questa è una delle storie più divertenti che ci siano state raccontate da molto tempo. ”La versione di Barney” è apparso per la prima volta nel 1997.
(source: Bol.com)

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Il venditore di storie

Nella stessa stanza d’albergo, affaccia-ta sul mare di Amalfi, in cui Ibsen scrisse Casa di bambola, un uomo di nome Petter, fuggito dalla Fiera del li-bro per ragazzi di Bologna perché con-vinto che qualcuno voglia ucciderlo, scrive le proprie memorie per andare al fondo di se stesso e rivelare il segre-to della sua vita. Fin da bambino, gra-zie a una fantasia prodigiosa, egli si è creato un mondo immaginario di stra-biliante ricchezza, molto più vario e profondo di quello offerto dalla realtà. Poi conosce Maria, l’unica persona in grado di capire quali tra le storie pro-dotte dalla sua fantasia sono inventate e quali invece sono ispirate dal vero. Ma la donna è spaventata dallo strari-pante temperamento del ragazzo – un ghiaccio sottile di cui lui stesso ha pau-ra –, e decide di lasciarlo. Allora Petter avvia un’attività in proprio, che chiama Aiutoscrittori, con la quale vende ad autori esordienti e affermati idee, spun-ti e trame per racconti, romanzi, opere teatrali e soggetti cinematografici. In breve tale commercio lo rende ricco, mentre molti autori, grazie all’Aiutoscrittori, sfornano bestseller acclamati in tutto il mondo. Tuttavia, nonostante il successo, le prime crepe incrinano il ghiaccio sottile della sua fantasia, e tut-to si complica quando qualcuno vuole scoprire la sua vera identità. E allorché termina le proprie memorie, scopre amaramente di aver perso la partita a scacchi con la vita, perché la forza della realtà è superiore a qualsiasi fantasia.
(source: Bol.com)

Nella stessa stanza d’albergo, affaccia-ta sul mare di Amalfi, in cui Ibsen scrisse Casa di bambola, un uomo di nome Petter, fuggito dalla Fiera del li-bro per ragazzi di Bologna perché con-vinto che qualcuno voglia ucciderlo, scrive le proprie memorie per andare al fondo di se stesso e rivelare il segre-to della sua vita. Fin da bambino, gra-zie a una fantasia prodigiosa, egli si è creato un mondo immaginario di stra-biliante ricchezza, molto più vario e profondo di quello offerto dalla realtà. Poi conosce Maria, l’unica persona in grado di capire quali tra le storie pro-dotte dalla sua fantasia sono inventate e quali invece sono ispirate dal vero. Ma la donna è spaventata dallo strari-pante temperamento del ragazzo – un ghiaccio sottile di cui lui stesso ha pau-ra –, e decide di lasciarlo. Allora Petter avvia un’attività in proprio, che chiama Aiutoscrittori, con la quale vende ad autori esordienti e affermati idee, spun-ti e trame per racconti, romanzi, opere teatrali e soggetti cinematografici. In breve tale commercio lo rende ricco, mentre molti autori, grazie all’Aiutoscrittori, sfornano bestseller acclamati in tutto il mondo. Tuttavia, nonostante il successo, le prime crepe incrinano il ghiaccio sottile della sua fantasia, e tut-to si complica quando qualcuno vuole scoprire la sua vera identità. E allorché termina le proprie memorie, scopre amaramente di aver perso la partita a scacchi con la vita, perché la forza della realtà è superiore a qualsiasi fantasia.
(source: Bol.com)

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Il vendicatore

Ricky Colenso, giovane americano, parte alla volta di Zagabria per aiutare i profughi bosniaci, vittime della pulizia etnica, della guerra e delle deportazioni. Qui lo attende però alla fine atroce. Suo nonno, il miliardario Stephen Edmond, ex pilota della Seconda guerra mondiale, muove tutte le pedine a usa disposizione per catturare il feroce quanto misterioso assassino di Ricky. Sarà questo il compito del Vendicatore, un misterioso personaggio con un tragico passato alle spalle, un reduce del Vietnam abituato a fiutare il pericolo e a calarsi nei cunicoli bui scavati dai Vietcong. La caccia ha inizio, e sarà metodica, pianificata, curata in ogni dettaglio. Perché la preda è abile, esperta, sfuggente e gode di protezioni insospettabili…
(source: Bol.com)

Ricky Colenso, giovane americano, parte alla volta di Zagabria per aiutare i profughi bosniaci, vittime della pulizia etnica, della guerra e delle deportazioni. Qui lo attende però alla fine atroce. Suo nonno, il miliardario Stephen Edmond, ex pilota della Seconda guerra mondiale, muove tutte le pedine a usa disposizione per catturare il feroce quanto misterioso assassino di Ricky. Sarà questo il compito del Vendicatore, un misterioso personaggio con un tragico passato alle spalle, un reduce del Vietnam abituato a fiutare il pericolo e a calarsi nei cunicoli bui scavati dai Vietcong. La caccia ha inizio, e sarà metodica, pianificata, curata in ogni dettaglio. Perché la preda è abile, esperta, sfuggente e gode di protezioni insospettabili…
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La vecchia dell’aceto

Palermo, 1789. È il 30 aprile, e Giovanna Bonanno affronta una terribile morte sulla forca eretta sul quadrivio di piazza Villena, “affinché la sua anima si separi dal corpo e venga fatta Giustizia”.. Passata alla storia come “.La vecchia dell’aceto”, personaggio mai completamente svelato, la sua fama fu alimentata da quelle donne maritate infelicemente che decisero di eliminare lo sposo usando il suo “aceto”, un’acqua a base di veleno. Ambientato ai tempi del viceré Caracciolo, il libro intreccia mirabilmente la storia con la fantasia, e ci fa rivivere fasti e nefandezze di un periodo tra i più travagliati nella storia di Palermo, aprendoci al mondo dell’Inquisizione e ai suoi tristi rituali, sullo sfondo delle contraddizioni della città, con la sua relativa opulenza e la sua strabordante povertà.
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Palermo, 1789. È il 30 aprile, e Giovanna Bonanno affronta una terribile morte sulla forca eretta sul quadrivio di piazza Villena, “affinché la sua anima si separi dal corpo e venga fatta Giustizia”.. Passata alla storia come “.La vecchia dell’aceto”, personaggio mai completamente svelato, la sua fama fu alimentata da quelle donne maritate infelicemente che decisero di eliminare lo sposo usando il suo “aceto”, un’acqua a base di veleno. Ambientato ai tempi del viceré Caracciolo, il libro intreccia mirabilmente la storia con la fantasia, e ci fa rivivere fasti e nefandezze di un periodo tra i più travagliati nella storia di Palermo, aprendoci al mondo dell’Inquisizione e ai suoi tristi rituali, sullo sfondo delle contraddizioni della città, con la sua relativa opulenza e la sua strabordante povertà.
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Il Vantone Di Plauto

Pier Paolo Pasolini tradusse il Miles Gloriosus nel 1963, in tre settimane, su richiesta di Vittorio Gassman che aveva progettato di portare in scena il testo di Plauto. L’allestimento non venne realizzato, ma quella traduzione arrivò sulle scene alla fine dello stesso anno (e venne pubblicata in volume poco dopo), suscitando le immancabili (nel caso di Pasolini) discussioni e polemiche. Nel misurarsi con la lingua di Plauto (o meglio, nel ritrovarne l’anima e nel ridarle vita), la scelta del traduttore fu duplice. In primo luogo, l’uso del romanesco: utilizzando con sapienza «un italiano tra Belli e Molière», scrive nella sua presentazione Umberto Todini, Pasolini è riuscito «a mimare la pulsione vitale, liberatoria, antiegemonica, culturale o teatrale che sia», dell’originale. Strettamente legato a questa opzione linguistica, è il richiamo all’avanspettacolo: l’unica possibilità, secondo Pasolini, per recuperare «qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo a uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante, tra testo e pubblico».
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### Sinossi
Pier Paolo Pasolini tradusse il Miles Gloriosus nel 1963, in tre settimane, su richiesta di Vittorio Gassman che aveva progettato di portare in scena il testo di Plauto. L’allestimento non venne realizzato, ma quella traduzione arrivò sulle scene alla fine dello stesso anno (e venne pubblicata in volume poco dopo), suscitando le immancabili (nel caso di Pasolini) discussioni e polemiche. Nel misurarsi con la lingua di Plauto (o meglio, nel ritrovarne l’anima e nel ridarle vita), la scelta del traduttore fu duplice. In primo luogo, l’uso del romanesco: utilizzando con sapienza «un italiano tra Belli e Molière», scrive nella sua presentazione Umberto Todini, Pasolini è riuscito «a mimare la pulsione vitale, liberatoria, antiegemonica, culturale o teatrale che sia», dell’originale. Strettamente legato a questa opzione linguistica, è il richiamo all’avanspettacolo: l’unica possibilità, secondo Pasolini, per recuperare «qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo a uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante, tra testo e pubblico».

Pier Paolo Pasolini tradusse il Miles Gloriosus nel 1963, in tre settimane, su richiesta di Vittorio Gassman che aveva progettato di portare in scena il testo di Plauto. L’allestimento non venne realizzato, ma quella traduzione arrivò sulle scene alla fine dello stesso anno (e venne pubblicata in volume poco dopo), suscitando le immancabili (nel caso di Pasolini) discussioni e polemiche. Nel misurarsi con la lingua di Plauto (o meglio, nel ritrovarne l’anima e nel ridarle vita), la scelta del traduttore fu duplice. In primo luogo, l’uso del romanesco: utilizzando con sapienza «un italiano tra Belli e Molière», scrive nella sua presentazione Umberto Todini, Pasolini è riuscito «a mimare la pulsione vitale, liberatoria, antiegemonica, culturale o teatrale che sia», dell’originale. Strettamente legato a questa opzione linguistica, è il richiamo all’avanspettacolo: l’unica possibilità, secondo Pasolini, per recuperare «qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo a uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante, tra testo e pubblico».
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### Sinossi
Pier Paolo Pasolini tradusse il Miles Gloriosus nel 1963, in tre settimane, su richiesta di Vittorio Gassman che aveva progettato di portare in scena il testo di Plauto. L’allestimento non venne realizzato, ma quella traduzione arrivò sulle scene alla fine dello stesso anno (e venne pubblicata in volume poco dopo), suscitando le immancabili (nel caso di Pasolini) discussioni e polemiche. Nel misurarsi con la lingua di Plauto (o meglio, nel ritrovarne l’anima e nel ridarle vita), la scelta del traduttore fu duplice. In primo luogo, l’uso del romanesco: utilizzando con sapienza «un italiano tra Belli e Molière», scrive nella sua presentazione Umberto Todini, Pasolini è riuscito «a mimare la pulsione vitale, liberatoria, antiegemonica, culturale o teatrale che sia», dell’originale. Strettamente legato a questa opzione linguistica, è il richiamo all’avanspettacolo: l’unica possibilità, secondo Pasolini, per recuperare «qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo a uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante, tra testo e pubblico».

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I vampiri della metropoli (eNewton Zeroquarantanove)

A poco tempo dalla morte di George T. Baggin, l’operatore di Borsa più disonesto che Londra abbia mai visto, nel mondo degli affari si verificano paurosi sommovimenti, come fosse all’opera qualche macchinazione internazionale per destabilizzare l’intero apparato finanziario inglese. Cosa sta succedendo nella City? Industrie, birrerie, lanifici… il valore delle azioni che godevano di maggiore stabilità crolla improvvisamente, con conseguenze difficili da valutare.
Uno dei più avvincenti gialli usciti dalla penna di Edgar Wallace.
**Edgar Wallace**
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con* I quattro giusti*, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo *King Kong*. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.
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### Sinossi
A poco tempo dalla morte di George T. Baggin, l’operatore di Borsa più disonesto che Londra abbia mai visto, nel mondo degli affari si verificano paurosi sommovimenti, come fosse all’opera qualche macchinazione internazionale per destabilizzare l’intero apparato finanziario inglese. Cosa sta succedendo nella City? Industrie, birrerie, lanifici… il valore delle azioni che godevano di maggiore stabilità crolla improvvisamente, con conseguenze difficili da valutare.
Uno dei più avvincenti gialli usciti dalla penna di Edgar Wallace.
**Edgar Wallace**
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con* I quattro giusti*, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo *King Kong*. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.

A poco tempo dalla morte di George T. Baggin, l’operatore di Borsa più disonesto che Londra abbia mai visto, nel mondo degli affari si verificano paurosi sommovimenti, come fosse all’opera qualche macchinazione internazionale per destabilizzare l’intero apparato finanziario inglese. Cosa sta succedendo nella City? Industrie, birrerie, lanifici… il valore delle azioni che godevano di maggiore stabilità crolla improvvisamente, con conseguenze difficili da valutare.
Uno dei più avvincenti gialli usciti dalla penna di Edgar Wallace.
**Edgar Wallace**
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con* I quattro giusti*, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo *King Kong*. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.
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A poco tempo dalla morte di George T. Baggin, l’operatore di Borsa più disonesto che Londra abbia mai visto, nel mondo degli affari si verificano paurosi sommovimenti, come fosse all’opera qualche macchinazione internazionale per destabilizzare l’intero apparato finanziario inglese. Cosa sta succedendo nella City? Industrie, birrerie, lanifici… il valore delle azioni che godevano di maggiore stabilità crolla improvvisamente, con conseguenze difficili da valutare.
Uno dei più avvincenti gialli usciti dalla penna di Edgar Wallace.
**Edgar Wallace**
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con* I quattro giusti*, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo *King Kong*. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.

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Uva noir

La terza indagine del commissario Lolita Lobosco In una Bari sonnolenta e distratta, dove i tanti scandali scuotono il perbenismo della città, un bambino scompare, e qualche giorno dopo viene ritrovato senza vita nel giardino della villa di famiglia Le indagini di polizia si rivelano subito piuttosto complesse. Tra i sospettati c’è la mamma del bimbo, donna molto bella e inquieta, meglio conosciuta con il soprannome di Uva ‘gnura, Uva nera. Separata dal marito, un farmacista assai noto e rispettato, la donna risulta essere invischiata in affari loschi e frequentazioni malavitose. Ma il caso si ingarbuglia terribilmente, un vero rompicapo per Lolita Lobosco, Commissario in servizio alla Questura di Bari, sezione Omicidi. Finalmente innamorata, per giunta, Lolì si divide tra le investigazioni, i pericoli del mestiere e la variopinta vita privata, fatta di cenette al lume di candela, manicaretti afrodisiaci, amicizie non sempre innocenti e maldicenze a tutto spiano. Un nuovo avvincente giallo per la scaltra ed esuberante Lolì.

(source: Bol.com)

La terza indagine del commissario Lolita Lobosco In una Bari sonnolenta e distratta, dove i tanti scandali scuotono il perbenismo della città, un bambino scompare, e qualche giorno dopo viene ritrovato senza vita nel giardino della villa di famiglia Le indagini di polizia si rivelano subito piuttosto complesse. Tra i sospettati c’è la mamma del bimbo, donna molto bella e inquieta, meglio conosciuta con il soprannome di Uva ‘gnura, Uva nera. Separata dal marito, un farmacista assai noto e rispettato, la donna risulta essere invischiata in affari loschi e frequentazioni malavitose. Ma il caso si ingarbuglia terribilmente, un vero rompicapo per Lolita Lobosco, Commissario in servizio alla Questura di Bari, sezione Omicidi. Finalmente innamorata, per giunta, Lolì si divide tra le investigazioni, i pericoli del mestiere e la variopinta vita privata, fatta di cenette al lume di candela, manicaretti afrodisiaci, amicizie non sempre innocenti e maldicenze a tutto spiano. Un nuovo avvincente giallo per la scaltra ed esuberante Lolì.

(source: Bol.com)

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L’uomo che fu Giovedì

In un piccolo giardino londinese, sotto un cielo dal tramonto infuocato, comincia l’avventura del poeta Gabriel Syme, che, da quel momento, attraversa una notte dell’anima, un vero e proprio incubo popolato di colpi di scena, figure inquietanti, duelli e fughe rocambolesche. Anche nelle storie poliziesche più geniali e ardite c’è uno sfondo solido su cui s’innestano enigmi e incidenti; in questo caso Chesterton ha osato portare l’enigma a tutto campo. Chi c’è dietro il Grande Consiglio Anarchico e chi è a capo di Scotland Yard? Chi è l’alleato e chi è il nemico? Qual è il volto dietro la maschera? Impugnando la spada del coraggio, della ragione e dell’affetto va combattuta la più vitale delle battaglie, quella di chi è pronto a mettere sottosopra cielo e terra per guardare negli occhi il mistero originale del mondo. “Il male è così malvagio da farci pensare che il bene sia solo un caso; ma il bene è così buono da darci la certezza che dev’esserci una spiegazione per il male.” (G. K. Chesterton)
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In un piccolo giardino londinese, sotto un cielo dal tramonto infuocato, comincia l’avventura del poeta Gabriel Syme, che, da quel momento, attraversa una notte dell’anima, un vero e proprio incubo popolato di colpi di scena, figure inquietanti, duelli e fughe rocambolesche. Anche nelle storie poliziesche più geniali e ardite c’è uno sfondo solido su cui s’innestano enigmi e incidenti; in questo caso Chesterton ha osato portare l’enigma a tutto campo. Chi c’è dietro il Grande Consiglio Anarchico e chi è a capo di Scotland Yard? Chi è l’alleato e chi è il nemico? Qual è il volto dietro la maschera? Impugnando la spada del coraggio, della ragione e dell’affetto va combattuta la più vitale delle battaglie, quella di chi è pronto a mettere sottosopra cielo e terra per guardare negli occhi il mistero originale del mondo. “Il male è così malvagio da farci pensare che il bene sia solo un caso; ma il bene è così buono da darci la certezza che dev’esserci una spiegazione per il male.” (G. K. Chesterton)
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