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La congiura del silenzio

Washington, 1861. Non tutto è come sembra. .. Con queste enigmatiche parole, Abraham Lincoln riceve dalle mani del suo predecessore una lettera e alcuni documenti. Come ogni presidente prima di lui, leggendo quelle carte Lincoln viene a conoscenza di un segreto sconvolgente che, se rivelato, potrebbe placare i venti di guerra che soffiano sull’Unione. Ma le conseguenze sarebbero devastanti… Copenhagen, oggi. La persona giusta al momento giusto. Così lo ha definito Stephanie Nelle, il suo ex capo al dipartimento di Giustizia, quando gli ha chiesto di ritrovare un agente della Sezione Magellano, rapito mentre era in missione in Danimarca. E infatti solo Cotton Malone poteva arrivare in tempo in Svezia per salvare da morte certa Berry Kirk, l’unico testimone del rapimento. Tuttavia gli bastano pochi minuti per rendersi conto che Berry Kirk non è affatto chi dice di essere, bensì proprio uno degli uomini su cui stava indagando l’agente scomparso. E adesso Malone non ha scelta: per uscire vivo da quella situazione, deve stare al gioco. Anche se ciò significa lasciarsi condurre sulle tracce di una verità antichissima, una verità che nessuno ha mai avuto il coraggio di divulgare e che, se finisse nelle mani sbagliate, potrebbe segnare la fine dell’intero genere umano…

Washington, 1861. Non tutto è come sembra. .. Con queste enigmatiche parole, Abraham Lincoln riceve dalle mani del suo predecessore una lettera e alcuni documenti. Come ogni presidente prima di lui, leggendo quelle carte Lincoln viene a conoscenza di un segreto sconvolgente che, se rivelato, potrebbe placare i venti di guerra che soffiano sull’Unione. Ma le conseguenze sarebbero devastanti… Copenhagen, oggi. La persona giusta al momento giusto. Così lo ha definito Stephanie Nelle, il suo ex capo al dipartimento di Giustizia, quando gli ha chiesto di ritrovare un agente della Sezione Magellano, rapito mentre era in missione in Danimarca. E infatti solo Cotton Malone poteva arrivare in tempo in Svezia per salvare da morte certa Berry Kirk, l’unico testimone del rapimento. Tuttavia gli bastano pochi minuti per rendersi conto che Berry Kirk non è affatto chi dice di essere, bensì proprio uno degli uomini su cui stava indagando l’agente scomparso. E adesso Malone non ha scelta: per uscire vivo da quella situazione, deve stare al gioco. Anche se ciò significa lasciarsi condurre sulle tracce di una verità antichissima, una verità che nessuno ha mai avuto il coraggio di divulgare e che, se finisse nelle mani sbagliate, potrebbe segnare la fine dell’intero genere umano…

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Il Confine Di Bonetti

Un’ultima notte da leoni con gli amici di sempre, una soltanto. Cosa può esserci di male? E invece il notaio Ranò, facoltoso borghese romano, si ritrova in cella, e poi davanti a un magistrato. E la verità viene fuori. Non solo il racconto della folle serata in cui è naufragata la reunion, ma, come un fiume in piena, la confessione di una vita, delle avventure di un ragazzo e del suo eterogeneo drappello di compagni. Con al centro di tutto lui, il grande amico che ce l’ha fatta, Marco Bonetti, famoso regista finito con lui in carcere… Nella “confessione” di Ranò si dipana così un percorso di formazione illuminato da una grande amicizia maschile, tra catastrofi sentimentali e bravate al limite del decoro, vacanze sbagliate e meravigliose, giri in motorino nel gelo di una Roma vissuta e amata. Come abbiamo perso di vista i sogni di quando eravamo giovani? Qual è il confine tra adolescenza e vita adulta, tra possibilità e rimpianto, tra successo e tradimento? E quando è troppo tardi per capirlo? Per la prima volta Giovanni Floris racconta la realtà con gli strumenti del narratore, tessendo immaginazione ed esperienze nella trama di un romanzo scanzonato e commovente. La storia del notaio Ranò e del regista Bonetti è infatti anche la storia della sua generazione, i ragazzi degli anni ottanta: quelli del riflusso, della televisione commerciale, del pentapartito, del crollo delle ideologie mondiali. Ma anche quelli, forse gli ultimi, che hanno vissuto l’adolescenza come un periodo magico e pieno di possibilità, con l’idea di potercela fare, contando solo sulle proprie forze.

Un’ultima notte da leoni con gli amici di sempre, una soltanto. Cosa può esserci di male? E invece il notaio Ranò, facoltoso borghese romano, si ritrova in cella, e poi davanti a un magistrato. E la verità viene fuori. Non solo il racconto della folle serata in cui è naufragata la reunion, ma, come un fiume in piena, la confessione di una vita, delle avventure di un ragazzo e del suo eterogeneo drappello di compagni. Con al centro di tutto lui, il grande amico che ce l’ha fatta, Marco Bonetti, famoso regista finito con lui in carcere… Nella “confessione” di Ranò si dipana così un percorso di formazione illuminato da una grande amicizia maschile, tra catastrofi sentimentali e bravate al limite del decoro, vacanze sbagliate e meravigliose, giri in motorino nel gelo di una Roma vissuta e amata. Come abbiamo perso di vista i sogni di quando eravamo giovani? Qual è il confine tra adolescenza e vita adulta, tra possibilità e rimpianto, tra successo e tradimento? E quando è troppo tardi per capirlo? Per la prima volta Giovanni Floris racconta la realtà con gli strumenti del narratore, tessendo immaginazione ed esperienze nella trama di un romanzo scanzonato e commovente. La storia del notaio Ranò e del regista Bonetti è infatti anche la storia della sua generazione, i ragazzi degli anni ottanta: quelli del riflusso, della televisione commerciale, del pentapartito, del crollo delle ideologie mondiali. Ma anche quelli, forse gli ultimi, che hanno vissuto l’adolescenza come un periodo magico e pieno di possibilità, con l’idea di potercela fare, contando solo sulle proprie forze.

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Il confessore

Il mondo di Sonny Lofthus è crollato il giorno in cui, tornando a casa, ha trovato il padre, un poliziotto, morto suicida. Ha cominciato a drogarsi. Ora non ha neanche trent’anni ed è in prigione da dodici per duplice omicidio. Eppure c’è qualcosa in lui che ispira fiducia, perché nel carcere di massima sicurezza di Staten i compagni lo considerano una specie di confessore; gli raccontano le loro storie. La sua esistenza è ormai tutta lí, non ha piú sogni né un’idea del futuro. Finché un detenuto gli rivela che in realtà suo padre è stato ucciso. In quel preciso istante Sonny riscopre una ragione per vivere e riacquistare la libertà: ha deciso di punire i colpevoli, uno alla volta. *** «L’autore norvegese di crime del momento. Anzi l’autore di crime del momento, punto». «New York Times Books Review» «Il nuovo, annunciato successo di una formidabile macchina sforna-thriller». «Los Angeles Times»

Il mondo di Sonny Lofthus è crollato il giorno in cui, tornando a casa, ha trovato il padre, un poliziotto, morto suicida. Ha cominciato a drogarsi. Ora non ha neanche trent’anni ed è in prigione da dodici per duplice omicidio. Eppure c’è qualcosa in lui che ispira fiducia, perché nel carcere di massima sicurezza di Staten i compagni lo considerano una specie di confessore; gli raccontano le loro storie. La sua esistenza è ormai tutta lí, non ha piú sogni né un’idea del futuro. Finché un detenuto gli rivela che in realtà suo padre è stato ucciso. In quel preciso istante Sonny riscopre una ragione per vivere e riacquistare la libertà: ha deciso di punire i colpevoli, uno alla volta. *** «L’autore norvegese di crime del momento. Anzi l’autore di crime del momento, punto». «New York Times Books Review» «Il nuovo, annunciato successo di una formidabile macchina sforna-thriller». «Los Angeles Times»

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Le confessioni

“Ecco il solo ritratto d’uomo, dipinto esattamente al naturale e assolutamente fedele al vero, che esiste e che mai probabilmente esisterà”. Così Rousseau inizia la sua ricca autobiografia, che ripercorre attraverso un lucido esame di coscienza gli anni della formazione, l’amicizia con gli altri illuministi, la riflessione filosofica e letteraria, le fughe e i contrasti che sempre caratterizzarono la sua vita. Preziosa testimonianza di un periodo storico fra i più significativi, le “Confessioni” sono anche l’appassionata analisi di uno spirito critico che riflette su se stesso, alternando l’impietoso esercizio della ragione con un intenso intimismo, che si profonde nel vivo senso della natura, negli intenerimenti della memoria e nel commosso rimpianto per le illusioni perdute.

“Ecco il solo ritratto d’uomo, dipinto esattamente al naturale e assolutamente fedele al vero, che esiste e che mai probabilmente esisterà”. Così Rousseau inizia la sua ricca autobiografia, che ripercorre attraverso un lucido esame di coscienza gli anni della formazione, l’amicizia con gli altri illuministi, la riflessione filosofica e letteraria, le fughe e i contrasti che sempre caratterizzarono la sua vita. Preziosa testimonianza di un periodo storico fra i più significativi, le “Confessioni” sono anche l’appassionata analisi di uno spirito critico che riflette su se stesso, alternando l’impietoso esercizio della ragione con un intenso intimismo, che si profonde nel vivo senso della natura, negli intenerimenti della memoria e nel commosso rimpianto per le illusioni perdute.

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Confessioni di una squartatrice: Un caso per il commissario Barbarotti (Guanda Noir)

« *Con Barbarotti, Nesser ha dato vita a un nuovo personaggio di culto.* »
**Der Spiegel**
« *Uno stile alla Simenon. Un Maigret scorbutico e geniale, disincantato e depresso, che si trova a dipanare un groviglio di sangue, segreti e passioni proibite.* »
**l’Espresso**
« *Il personaggio creato da Håkan Nesser è già diventato un caso.* »
**Corriere della Sera**
L’ispettore Gunnar Barbarotti non è più lo stesso. Non è facile concentrarsi sul lavoro quando la mente è lontana, persa nel dolore di una tragedia personale dopo la quale sembra impossibile rimettersi in piedi. Forse per riguardo nei suoi confronti, il commissario Asunander gli affida un cold case, un caso all’apparenza semplice, vecchio di cinque anni: la sparizione di un uomo che si era allontanato in moto dalla sua casa di campagna per non farvi più ritorno. Il suo corpo non è mai stato ritrovato, e l’unica indiziata non ha mai confessato. Perché i sospetti si sono concentrati tutti su di lei, ovviamente: la convivente, una donna nota alle cronache come la Squartatrice, che in passato aveva ucciso e fatto a pezzi il marito violento. Un delitto per cui aveva pagato con undici anni di prigione. Due uomini scomparsi, a vent’anni di distanza, legati alla stessa donna: è possibile che dopo aver scontato la sua pena ed essersi rifatta una vita, la Squartatrice sia tornata alle «vecchie abitudini», che sia dunque un’assassina seriale? E perché il commissario Asunander vuole rivangare proprio adesso, alle soglie della pensione, un caso che sembrerebbe già risolto? Solo per sgombrare la scrivania dal lavoro inevaso, oppure perché è convinto che a Barbarotti faccia bene tenersi impegnato? O invece la vecchia volpe è mossa da altri dubbi e da altri fini…? Incoraggiato dalla collega Eva Backman, che lo sostiene da un’amorevole e rispettosa distanza, Barbarotti inizia a fare domande, quasi svogliatamente, ed entra passo dopo passo nel cuore di una vicenda in realtà assai intricata, dai troppi lati ancora oscuri.
« *Si chiama Håkan Nesser ed è, potremmo dire, il Camilleri della Svezia.* »
**Corriere della Sera**
« *Lo stile di Nesser è lineare ed esplicito, privo di fronzoli, i suoi personaggi risultano credibili perché veri e pieni di acciacchi decisamente umani.* »
**l’Unità**
« *Non è tanto la perizia con cui Nesser costruisce la trama gialla ad affascinare, quanto la sua capacità di descrivere la caparbietà e le umanissime esitazioni del commissario. E le atmosfere stemperate di grigio di una Svezia che viene voglia di andare a conoscere.* »
**Il Sole 24 Ore**
**
### Sinossi
« *Con Barbarotti, Nesser ha dato vita a un nuovo personaggio di culto.* »
**Der Spiegel**
« *Uno stile alla Simenon. Un Maigret scorbutico e geniale, disincantato e depresso, che si trova a dipanare un groviglio di sangue, segreti e passioni proibite.* »
**l’Espresso**
« *Il personaggio creato da Håkan Nesser è già diventato un caso.* »
**Corriere della Sera**
L’ispettore Gunnar Barbarotti non è più lo stesso. Non è facile concentrarsi sul lavoro quando la mente è lontana, persa nel dolore di una tragedia personale dopo la quale sembra impossibile rimettersi in piedi. Forse per riguardo nei suoi confronti, il commissario Asunander gli affida un cold case, un caso all’apparenza semplice, vecchio di cinque anni: la sparizione di un uomo che si era allontanato in moto dalla sua casa di campagna per non farvi più ritorno. Il suo corpo non è mai stato ritrovato, e l’unica indiziata non ha mai confessato. Perché i sospetti si sono concentrati tutti su di lei, ovviamente: la convivente, una donna nota alle cronache come la Squartatrice, che in passato aveva ucciso e fatto a pezzi il marito violento. Un delitto per cui aveva pagato con undici anni di prigione. Due uomini scomparsi, a vent’anni di distanza, legati alla stessa donna: è possibile che dopo aver scontato la sua pena ed essersi rifatta una vita, la Squartatrice sia tornata alle «vecchie abitudini», che sia dunque un’assassina seriale? E perché il commissario Asunander vuole rivangare proprio adesso, alle soglie della pensione, un caso che sembrerebbe già risolto? Solo per sgombrare la scrivania dal lavoro inevaso, oppure perché è convinto che a Barbarotti faccia bene tenersi impegnato? O invece la vecchia volpe è mossa da altri dubbi e da altri fini…? Incoraggiato dalla collega Eva Backman, che lo sostiene da un’amorevole e rispettosa distanza, Barbarotti inizia a fare domande, quasi svogliatamente, ed entra passo dopo passo nel cuore di una vicenda in realtà assai intricata, dai troppi lati ancora oscuri.
« *Si chiama Håkan Nesser ed è, potremmo dire, il Camilleri della Svezia.* »
**Corriere della Sera**
« *Lo stile di Nesser è lineare ed esplicito, privo di fronzoli, i suoi personaggi risultano credibili perché veri e pieni di acciacchi decisamente umani.* »
**l’Unità**
« *Non è tanto la perizia con cui Nesser costruisce la trama gialla ad affascinare, quanto la sua capacità di descrivere la caparbietà e le umanissime esitazioni del commissario. E le atmosfere stemperate di grigio di una Svezia che viene voglia di andare a conoscere.* »
**Il Sole 24 Ore**

« *Con Barbarotti, Nesser ha dato vita a un nuovo personaggio di culto.* »
**Der Spiegel**
« *Uno stile alla Simenon. Un Maigret scorbutico e geniale, disincantato e depresso, che si trova a dipanare un groviglio di sangue, segreti e passioni proibite.* »
**l’Espresso**
« *Il personaggio creato da Håkan Nesser è già diventato un caso.* »
**Corriere della Sera**
L’ispettore Gunnar Barbarotti non è più lo stesso. Non è facile concentrarsi sul lavoro quando la mente è lontana, persa nel dolore di una tragedia personale dopo la quale sembra impossibile rimettersi in piedi. Forse per riguardo nei suoi confronti, il commissario Asunander gli affida un cold case, un caso all’apparenza semplice, vecchio di cinque anni: la sparizione di un uomo che si era allontanato in moto dalla sua casa di campagna per non farvi più ritorno. Il suo corpo non è mai stato ritrovato, e l’unica indiziata non ha mai confessato. Perché i sospetti si sono concentrati tutti su di lei, ovviamente: la convivente, una donna nota alle cronache come la Squartatrice, che in passato aveva ucciso e fatto a pezzi il marito violento. Un delitto per cui aveva pagato con undici anni di prigione. Due uomini scomparsi, a vent’anni di distanza, legati alla stessa donna: è possibile che dopo aver scontato la sua pena ed essersi rifatta una vita, la Squartatrice sia tornata alle «vecchie abitudini», che sia dunque un’assassina seriale? E perché il commissario Asunander vuole rivangare proprio adesso, alle soglie della pensione, un caso che sembrerebbe già risolto? Solo per sgombrare la scrivania dal lavoro inevaso, oppure perché è convinto che a Barbarotti faccia bene tenersi impegnato? O invece la vecchia volpe è mossa da altri dubbi e da altri fini…? Incoraggiato dalla collega Eva Backman, che lo sostiene da un’amorevole e rispettosa distanza, Barbarotti inizia a fare domande, quasi svogliatamente, ed entra passo dopo passo nel cuore di una vicenda in realtà assai intricata, dai troppi lati ancora oscuri.
« *Si chiama Håkan Nesser ed è, potremmo dire, il Camilleri della Svezia.* »
**Corriere della Sera**
« *Lo stile di Nesser è lineare ed esplicito, privo di fronzoli, i suoi personaggi risultano credibili perché veri e pieni di acciacchi decisamente umani.* »
**l’Unità**
« *Non è tanto la perizia con cui Nesser costruisce la trama gialla ad affascinare, quanto la sua capacità di descrivere la caparbietà e le umanissime esitazioni del commissario. E le atmosfere stemperate di grigio di una Svezia che viene voglia di andare a conoscere.* »
**Il Sole 24 Ore**
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« *Con Barbarotti, Nesser ha dato vita a un nuovo personaggio di culto.* »
**Der Spiegel**
« *Uno stile alla Simenon. Un Maigret scorbutico e geniale, disincantato e depresso, che si trova a dipanare un groviglio di sangue, segreti e passioni proibite.* »
**l’Espresso**
« *Il personaggio creato da Håkan Nesser è già diventato un caso.* »
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L’ispettore Gunnar Barbarotti non è più lo stesso. Non è facile concentrarsi sul lavoro quando la mente è lontana, persa nel dolore di una tragedia personale dopo la quale sembra impossibile rimettersi in piedi. Forse per riguardo nei suoi confronti, il commissario Asunander gli affida un cold case, un caso all’apparenza semplice, vecchio di cinque anni: la sparizione di un uomo che si era allontanato in moto dalla sua casa di campagna per non farvi più ritorno. Il suo corpo non è mai stato ritrovato, e l’unica indiziata non ha mai confessato. Perché i sospetti si sono concentrati tutti su di lei, ovviamente: la convivente, una donna nota alle cronache come la Squartatrice, che in passato aveva ucciso e fatto a pezzi il marito violento. Un delitto per cui aveva pagato con undici anni di prigione. Due uomini scomparsi, a vent’anni di distanza, legati alla stessa donna: è possibile che dopo aver scontato la sua pena ed essersi rifatta una vita, la Squartatrice sia tornata alle «vecchie abitudini», che sia dunque un’assassina seriale? E perché il commissario Asunander vuole rivangare proprio adesso, alle soglie della pensione, un caso che sembrerebbe già risolto? Solo per sgombrare la scrivania dal lavoro inevaso, oppure perché è convinto che a Barbarotti faccia bene tenersi impegnato? O invece la vecchia volpe è mossa da altri dubbi e da altri fini…? Incoraggiato dalla collega Eva Backman, che lo sostiene da un’amorevole e rispettosa distanza, Barbarotti inizia a fare domande, quasi svogliatamente, ed entra passo dopo passo nel cuore di una vicenda in realtà assai intricata, dai troppi lati ancora oscuri.
« *Si chiama Håkan Nesser ed è, potremmo dire, il Camilleri della Svezia.* »
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« *Lo stile di Nesser è lineare ed esplicito, privo di fronzoli, i suoi personaggi risultano credibili perché veri e pieni di acciacchi decisamente umani.* »
**l’Unità**
« *Non è tanto la perizia con cui Nesser costruisce la trama gialla ad affascinare, quanto la sua capacità di descrivere la caparbietà e le umanissime esitazioni del commissario. E le atmosfere stemperate di grigio di una Svezia che viene voglia di andare a conoscere.* »
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Confessioni di un borghese

A trentaquattro anni, quando tanti muovono i primi passi nella vita letteraria, Márai pubblicò un libro di memorie di allarmante, definitiva maturità: “Confessioni di un borghese”. E lo fece in un momento (la metà degli anni Trenta) in cui, anche se pochi se ne rendevano conto, tutto ciò che era accaduto in precedenza assumeva una tinta di vecchia Europa, sebbene si presentasse a volte come la punta della modernità più sfrenata, con tutti i suoi eccessi – sessuali, intellettuali, politici. È il caso della Berlino dove Márai era vissuto pochi anni prima, e che gli era apparsa come un «unico, continuo ballo in maschera». In questo che è anche uno scintillante romanzo di formazione seguiamo il narratore dall’infanzia nella cittadina di Kassa, sullo sfondo del tramonto di quella civiltà danubiana che la storia di lì a poco cancellerà, agli anni in cui, spinto da una vorace curiosità e irrequietezza, abbandona il suo paese per una destinazione a lui stesso ignota. Cominciano così le peregrinazioni nell’Europa fra le due guerre: da Lipsia a Weimar, da Francoforte alla Berlino degli anni Venti (in cui «tutti si davano alla pazza gioia, come avvertendo l’approssimarsi di una catastrofe»); quindi a Parigi, dove con la giovane moglie Lola condivide un’esistenza bohémienne, fra alberghi equivoci e miseri bistrot, templi della mondanità internazionale e caffè dell’emigrazione politica di Montparnasse. E ancora sarà a Firenze, a Londra, in Medio Oriente – sino al momento in cui, mettendo fine agli anni di apprendistato, deciderà di tornare in quella patria «ufficiale, poliziesca, imbandierata e fanatizzata» nella quale, nonostante tutto, per diventare uno scrittore bisognerà cercare «la vera patria, che è forse la lingua, o forse l’infanzia». “Confessioni di un borghese” apparve per la prima volta, in due volumi, fra il 1934 e il 1935.

A trentaquattro anni, quando tanti muovono i primi passi nella vita letteraria, Márai pubblicò un libro di memorie di allarmante, definitiva maturità: “Confessioni di un borghese”. E lo fece in un momento (la metà degli anni Trenta) in cui, anche se pochi se ne rendevano conto, tutto ciò che era accaduto in precedenza assumeva una tinta di vecchia Europa, sebbene si presentasse a volte come la punta della modernità più sfrenata, con tutti i suoi eccessi – sessuali, intellettuali, politici. È il caso della Berlino dove Márai era vissuto pochi anni prima, e che gli era apparsa come un «unico, continuo ballo in maschera». In questo che è anche uno scintillante romanzo di formazione seguiamo il narratore dall’infanzia nella cittadina di Kassa, sullo sfondo del tramonto di quella civiltà danubiana che la storia di lì a poco cancellerà, agli anni in cui, spinto da una vorace curiosità e irrequietezza, abbandona il suo paese per una destinazione a lui stesso ignota. Cominciano così le peregrinazioni nell’Europa fra le due guerre: da Lipsia a Weimar, da Francoforte alla Berlino degli anni Venti (in cui «tutti si davano alla pazza gioia, come avvertendo l’approssimarsi di una catastrofe»); quindi a Parigi, dove con la giovane moglie Lola condivide un’esistenza bohémienne, fra alberghi equivoci e miseri bistrot, templi della mondanità internazionale e caffè dell’emigrazione politica di Montparnasse. E ancora sarà a Firenze, a Londra, in Medio Oriente – sino al momento in cui, mettendo fine agli anni di apprendistato, deciderà di tornare in quella patria «ufficiale, poliziesca, imbandierata e fanatizzata» nella quale, nonostante tutto, per diventare uno scrittore bisognerà cercare «la vera patria, che è forse la lingua, o forse l’infanzia». “Confessioni di un borghese” apparve per la prima volta, in due volumi, fra il 1934 e il 1935.

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Confessioni

Le “Confessioni” (in latino “Confessionum libri” o “Confessiones”) è un’opera autobiografica in XIII libri di Agostino d’Ippona, padre della Chiesa, scritta intorno al 400. È unanimemente ritenuta tra i massimi capolavori della letteratura cristiana. In essa, Sant’Agostino, rivolgendosi a Dio, narra la sua vita e in particolare la storia della sua conversione al Cristianesimo. Traduzione di Enrico Bindi, vescovo di Pistoia e Prato.
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Le “Confessioni” (in latino “Confessionum libri” o “Confessiones”) è un’opera autobiografica in XIII libri di Agostino d’Ippona, padre della Chiesa, scritta intorno al 400. È unanimemente ritenuta tra i massimi capolavori della letteratura cristiana. In essa, Sant’Agostino, rivolgendosi a Dio, narra la sua vita e in particolare la storia della sua conversione al Cristianesimo. Traduzione di Enrico Bindi, vescovo di Pistoia e Prato.
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Concerto per archi e canguro

Conrad Metcalf è un investigatore con un sacco di problemi: per cominciare, nella sala d’attesa del suo studio ci sono un coniglio e un canguro dal grilletto facile. Oakland, un prossimo futuro: gli animali evoluti fanno ormai parte della società, la polizia controlla i cittadini attraverso i loro livelli di karma e farmaci da capogiro come Forgettol e Acceptol sono di gran moda. Metcalf sta pedinando Celeste, la moglie di un medico facoltoso, e forse se ne sta anche innamorando. Quando il dottore viene assassinato, l’investigatore si ritrova sotto il fuoco incrociato dei detective governativi, pronti a ibernarlo per sempre, e dei gangster che si riuniscono nel retro del bar “La musa incostante”. Mescolando fantascienza e noir in una trama avvincente, il primo romanzo di Jonathan Lethem è uno sguardo ironico, divertente e satirico su tutto ciò che può riservarci il futuro.

Conrad Metcalf è un investigatore con un sacco di problemi: per cominciare, nella sala d’attesa del suo studio ci sono un coniglio e un canguro dal grilletto facile. Oakland, un prossimo futuro: gli animali evoluti fanno ormai parte della società, la polizia controlla i cittadini attraverso i loro livelli di karma e farmaci da capogiro come Forgettol e Acceptol sono di gran moda. Metcalf sta pedinando Celeste, la moglie di un medico facoltoso, e forse se ne sta anche innamorando. Quando il dottore viene assassinato, l’investigatore si ritrova sotto il fuoco incrociato dei detective governativi, pronti a ibernarlo per sempre, e dei gangster che si riuniscono nel retro del bar “La musa incostante”. Mescolando fantascienza e noir in una trama avvincente, il primo romanzo di Jonathan Lethem è uno sguardo ironico, divertente e satirico su tutto ciò che può riservarci il futuro.

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Con Te Sarà Per Sempre

***La trilogia delle coincidenze*** *
*
* *
**
* *Il terribile segreto che Kayden ha tenuto nascosto per anni è finalmente venuto a galla. Ora dovrà affrontare il processo, e soltanto Callie potrà aiutarlo a dimostrare la sua innocenza. Callie sa che è arrivato il momento di confessare tutto, anche se questo significa scontrarsi con le sue più grandi ossessioni e rivelare i dolorosi segreti del passato… La paura di rompere il silenzio la terrorizza, ma non quanto quella di perdere per sempre Kayden. Ora dovrà fare appello a tutto il suo coraggio e farsi avanti prima che sia troppo tardi. Prima che lui, per proteggerla, torni per sempre nel silenzio e nell’oscurità…
**
* * *
***
* * *La nuova serie che ha già fatto palpitare milioni di cuori nel mondo!
***
* * *2 milioni di copie nel mondo
***
* * *Oltre 200.000 in Italia
***
* * *Dall’autrice bestseller *Non lasciarmi andare* e *Con te sarà diverso*
***
* * * **«Romantico, appassionante e scritto benissimo, questa storia vi entrerà dentro.»**
***
* * *RT Book Reviews
***
* * * **«Un romanzo che ti cattura, che ti attanaglia il cuore, e ti fa venire le lacrime agli occhi.»**
***
* * *Sara
***
* * * **«Un storia d’amore struggente, proprio come ogni storia dovrebbe essere.»**
***
* * *Sandra *****
* * * * **Jessica Sorensen**
****
* * * *È autrice di romanzi che, originariamente autopubblicati, sono diventati casi editoriali e hanno scalato le classifiche internazionali. La Newton Compton ha già pubblicato la *Secret Series* con *Non lasciarmi andare* , *Tienimi con te* , *Non cambiare mai* e *Per sempre insieme* , titoli che hanno conquistato centinaia di migliaia di lettori anche in Italia. *Con te sarà per sempre* è il secondo capitolo della *Trilogia delle coincidenze* preceduto da *Con te sarà diverso*. L’autrice vive con il marito e i tre figli tra le montagne innevate del Wyoming.****

***La trilogia delle coincidenze*** *
*
* *
**
* *Il terribile segreto che Kayden ha tenuto nascosto per anni è finalmente venuto a galla. Ora dovrà affrontare il processo, e soltanto Callie potrà aiutarlo a dimostrare la sua innocenza. Callie sa che è arrivato il momento di confessare tutto, anche se questo significa scontrarsi con le sue più grandi ossessioni e rivelare i dolorosi segreti del passato… La paura di rompere il silenzio la terrorizza, ma non quanto quella di perdere per sempre Kayden. Ora dovrà fare appello a tutto il suo coraggio e farsi avanti prima che sia troppo tardi. Prima che lui, per proteggerla, torni per sempre nel silenzio e nell’oscurità…
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* * *La nuova serie che ha già fatto palpitare milioni di cuori nel mondo!
***
* * *2 milioni di copie nel mondo
***
* * *Oltre 200.000 in Italia
***
* * *Dall’autrice bestseller *Non lasciarmi andare* e *Con te sarà diverso*
***
* * * **«Romantico, appassionante e scritto benissimo, questa storia vi entrerà dentro.»**
***
* * *RT Book Reviews
***
* * * **«Un romanzo che ti cattura, che ti attanaglia il cuore, e ti fa venire le lacrime agli occhi.»**
***
* * *Sara
***
* * * **«Un storia d’amore struggente, proprio come ogni storia dovrebbe essere.»**
***
* * *Sandra *****
* * * * **Jessica Sorensen**
****
* * * *È autrice di romanzi che, originariamente autopubblicati, sono diventati casi editoriali e hanno scalato le classifiche internazionali. La Newton Compton ha già pubblicato la *Secret Series* con *Non lasciarmi andare* , *Tienimi con te* , *Non cambiare mai* e *Per sempre insieme* , titoli che hanno conquistato centinaia di migliaia di lettori anche in Italia. *Con te sarà per sempre* è il secondo capitolo della *Trilogia delle coincidenze* preceduto da *Con te sarà diverso*. L’autrice vive con il marito e i tre figli tra le montagne innevate del Wyoming.****

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Con rispetto parlando

Laurinda è una domestica a ore. Chiama “padroni” i suoi datori di lavoro, ma nel suo tono di voce non c’è un briciolo di provocazione. Per lei il mondo va così e non ce n’è da lamentarsene. Si dice contenta di essere vedova, è conservatrice, bacchettona, pettegola, sboccata, superstiziosa e parla con i fantasmi. Eppure, quando varca la soglia di casa dei suoi quattro padroni e inizia a parlare con quel suo modo schietto e sincero tutti pendono dalle sue labbra. Come Celeste, una donna divorziata che passa da un flirt all’altro, l’ultimo dei quali con un bamboccio apatico interessato solo ai suoi soldi. O Vanda, sposa e madre esemplare che si annoia a morte e passa il tempo a cucinare, senza rendersi conto che nessuno mangia quello che lei si ostina a preparare. Oppure Ursula, una ceramista svizzera nella cui casa affollata da quadri si muovono anime e fantasmi che solo la domestica può vedere. E infine Emanuel, “il professore”: uomo colto e scapolo. L’unico che Laurinda vizia e coccola nella speranza che ammetta la sua omosessualità e dia una raddrizzata alla propria vita. “Con rispetto parlando” è una commedia umana in cui la protagonista accompagna i propri “padroni” tra fidanzamenti, divorzi, scandali e viaggi improvvisi, confermando quanto sia vero uno dei ritornelli da lei più ripetuti: “gli uomini, in fondo, sono tutti uguali”.
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Laurinda è una domestica a ore. Chiama “padroni” i suoi datori di lavoro, ma nel suo tono di voce non c’è un briciolo di provocazione. Per lei il mondo va così e non ce n’è da lamentarsene. Si dice contenta di essere vedova, è conservatrice, bacchettona, pettegola, sboccata, superstiziosa e parla con i fantasmi. Eppure, quando varca la soglia di casa dei suoi quattro padroni e inizia a parlare con quel suo modo schietto e sincero tutti pendono dalle sue labbra. Come Celeste, una donna divorziata che passa da un flirt all’altro, l’ultimo dei quali con un bamboccio apatico interessato solo ai suoi soldi. O Vanda, sposa e madre esemplare che si annoia a morte e passa il tempo a cucinare, senza rendersi conto che nessuno mangia quello che lei si ostina a preparare. Oppure Ursula, una ceramista svizzera nella cui casa affollata da quadri si muovono anime e fantasmi che solo la domestica può vedere. E infine Emanuel, “il professore”: uomo colto e scapolo. L’unico che Laurinda vizia e coccola nella speranza che ammetta la sua omosessualità e dia una raddrizzata alla propria vita. “Con rispetto parlando” è una commedia umana in cui la protagonista accompagna i propri “padroni” tra fidanzamenti, divorzi, scandali e viaggi improvvisi, confermando quanto sia vero uno dei ritornelli da lei più ripetuti: “gli uomini, in fondo, sono tutti uguali”.
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Con le ali ai piedi

Alla vigilia del suo decimo compleanno, Abbas è un bambino come tanti, che ama giocare a pallone contro i muri di casa, nonostante le sgridate della mamma, e detesta fare i compiti. La guerra per lui è normale, visto che il suo Paese, l’Iran, è in conflitto con l’Iraq da tempo. Ma quando l’età del reclutamento viene abbassata a nove anni, suo padre decide che il bambino va allontanato il prima possibile da Teheran, insieme alla madre. Andrà a Instanbul, e da lì poi a Londra dove lo attende un lontano parente… All’aeroporto però la donna viene fermata e le viene confiscato il passaporto. Per Abbas c’è una sola possibilità: partire da solo. Inizia così la straordinaria avventura di un bambino che, contando esclusivamente sulle proprie forze, si trova solo in una città straniera, dove dovrà capire di chi fidarsi e di chi no, senza conoscere la lingua e avendo con sé pochissimo denaro. Abbas è sveglio e coraggioso e soprattutto è bravo a farsi nuovi amici. Fra tassisti, albergatori, gioiellieri e consoli, riuscirà a costruirsi una sorta di famiglia e a cavarsela. Fino alla partenza per Londra… Una vicenda straordinaria di innocenza e saggezza, coraggio e paura, sopravvivenza e lotta.
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Alla vigilia del suo decimo compleanno, Abbas è un bambino come tanti, che ama giocare a pallone contro i muri di casa, nonostante le sgridate della mamma, e detesta fare i compiti. La guerra per lui è normale, visto che il suo Paese, l’Iran, è in conflitto con l’Iraq da tempo. Ma quando l’età del reclutamento viene abbassata a nove anni, suo padre decide che il bambino va allontanato il prima possibile da Teheran, insieme alla madre. Andrà a Instanbul, e da lì poi a Londra dove lo attende un lontano parente… All’aeroporto però la donna viene fermata e le viene confiscato il passaporto. Per Abbas c’è una sola possibilità: partire da solo. Inizia così la straordinaria avventura di un bambino che, contando esclusivamente sulle proprie forze, si trova solo in una città straniera, dove dovrà capire di chi fidarsi e di chi no, senza conoscere la lingua e avendo con sé pochissimo denaro. Abbas è sveglio e coraggioso e soprattutto è bravo a farsi nuovi amici. Fra tassisti, albergatori, gioiellieri e consoli, riuscirà a costruirsi una sorta di famiglia e a cavarsela. Fino alla partenza per Londra… Una vicenda straordinaria di innocenza e saggezza, coraggio e paura, sopravvivenza e lotta.
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Con i soldi degli altri

Una massa di risparmio equivalente al Pil del mondo viene gestita, a loro esclusiva discrezione, da enti finanziari quali fondi pensione, fondi di investimento, assicurazioni e vari tipi di fondi speculativi. La maggior parte è controllata da grandi banche. Il loro mestiere consiste nell’investire quotidianamente soldi degli altri: per questo sono chiamati investitori istituzionali. In appena vent’anni il peso di questo «capitalismo per procura» nell’economia mondiale è diventato formidabile: gli investitori istituzionali hanno oggi in portafoglio oltre la metà del capitale delle imprese quotate. Nel tutelare gli interessi dei risparmiatori, sono in genere indifferenti alle conseguenze sociali degli investimenti che effettuano. Il loro unico criterio guida è la massimizzazione a breve termine del rendimento finanziario. Dalla crisi esplosa nel 2008, che ha coinvolto in diversi modi anche gli investitori istituzionali, si potrà stabilmente uscire soltanto con nuove forme di regolazione dell’economia. Posto che controllano la metà di essa, le riforme dovranno necessariamente coinvolgere anche questi enti: se i loro capitali fossero investiti in infrastrutture, scuole, trasporti, ambiente, l’economia del mondo ne trarrebbe sicuro vantaggio. A tale scopo occorrerebbe anche ridare voce, nelle loro strategie di investimento, ai milioni di persone che a essi affidano i loro soldi.

Una massa di risparmio equivalente al Pil del mondo viene gestita, a loro esclusiva discrezione, da enti finanziari quali fondi pensione, fondi di investimento, assicurazioni e vari tipi di fondi speculativi. La maggior parte è controllata da grandi banche. Il loro mestiere consiste nell’investire quotidianamente soldi degli altri: per questo sono chiamati investitori istituzionali. In appena vent’anni il peso di questo «capitalismo per procura» nell’economia mondiale è diventato formidabile: gli investitori istituzionali hanno oggi in portafoglio oltre la metà del capitale delle imprese quotate. Nel tutelare gli interessi dei risparmiatori, sono in genere indifferenti alle conseguenze sociali degli investimenti che effettuano. Il loro unico criterio guida è la massimizzazione a breve termine del rendimento finanziario. Dalla crisi esplosa nel 2008, che ha coinvolto in diversi modi anche gli investitori istituzionali, si potrà stabilmente uscire soltanto con nuove forme di regolazione dell’economia. Posto che controllano la metà di essa, le riforme dovranno necessariamente coinvolgere anche questi enti: se i loro capitali fossero investiti in infrastrutture, scuole, trasporti, ambiente, l’economia del mondo ne trarrebbe sicuro vantaggio. A tale scopo occorrerebbe anche ridare voce, nelle loro strategie di investimento, ai milioni di persone che a essi affidano i loro soldi.

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Comunità e società

«Oltre a essere un classico tra i classici della sociologia, Comunità e società è l’espressione precisa ed esemplare – ancora una volta classica – di un’epoca storica e, al suo interno, della particolare e intricata vicenda della Germania tra la fine del XIX secolo e i primi decenni di quello successivo. Questa storicità del testo non ne fa però un reperto archeologico, interessante solo per capire un tempo passato, e perciò davvero significativo solo al suo interno. Essa è importante perché, grazie alla sua veste sociologica, nomina un problema politico che da allora in poi definisce la nostra contemporaneità. La sua sociologia delle contraddizioni del presente è una delle prime e compiute espressioni di un cambiamento radicale nella modalità di produrre teoria politica». Dall’Introduzione di Maurizio Ricciardi

«Oltre a essere un classico tra i classici della sociologia, Comunità e società è l’espressione precisa ed esemplare – ancora una volta classica – di un’epoca storica e, al suo interno, della particolare e intricata vicenda della Germania tra la fine del XIX secolo e i primi decenni di quello successivo. Questa storicità del testo non ne fa però un reperto archeologico, interessante solo per capire un tempo passato, e perciò davvero significativo solo al suo interno. Essa è importante perché, grazie alla sua veste sociologica, nomina un problema politico che da allora in poi definisce la nostra contemporaneità. La sua sociologia delle contraddizioni del presente è una delle prime e compiute espressioni di un cambiamento radicale nella modalità di produrre teoria politica». Dall’Introduzione di Maurizio Ricciardi

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La compagnia di Ramazzotto

In pieno giorno si accascia, a un tavolo del bar dov’è seduto, un uomo, colpito a morte da un proiettile. È un professore universitario. Vuole il caso che la moglie del professore sia una vecchia fiamma di Primo Casadei detto Terzo che con Proverbio e Pavolone forma una combriccola un po’ improbabile ma di inseparabili amici. E così entra in scena la coloratissima banda da investigazioni di Carlo Flamigni.

In pieno giorno si accascia, a un tavolo del bar dov’è seduto, un uomo, colpito a morte da un proiettile. È un professore universitario. Vuole il caso che la moglie del professore sia una vecchia fiamma di Primo Casadei detto Terzo che con Proverbio e Pavolone forma una combriccola un po’ improbabile ma di inseparabili amici. E così entra in scena la coloratissima banda da investigazioni di Carlo Flamigni.

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Comici Spaventati Guerrieri

Comici spaventati guerrieri è una “recherche” metropolitana che si dilata coralmente come un blues ritmando spostamenti e appostamenti, separazioni e incontri, agguati e fughe, colpi di kung-fu e spari, amori improvvisi e improvvise amicizie, dialoghi, monologhi, visioni e sogni. Sulle sue note ilari aleggia l’atmosfera acre della città e l’infinita distanza tra “centro” e “periferia”. Giacché questo è un romanzo in cui il riso ricade sul cinismo, la corruzione squallida e dorata, la stupidità di questi anni che qualcuno ha definito e qualcuno ha voluto bui. E’ un romanzo che risuona delle impreviste possibilità polifoniche del tragicomico quotidiano, un libro in definitiva che non somiglia a nessun altro somigliando a Stefano Benni. Il quale raggiunge qui un’altra meta del suo percorso solitario, rivolto a riscattare il comico dagli avvilimenti imperanti, a restituirgli dignità letteraria in una scrittura vibrante di modulazioni musicali e poetiche, e in una tensione tematica che porta questo genere ad affacciarsi – come per sfida – sull’opposta sponda del tragico. E’ una ricerca la sua che ha già suscitato interesse anche fuori d’Italia.

Comici spaventati guerrieri è una “recherche” metropolitana che si dilata coralmente come un blues ritmando spostamenti e appostamenti, separazioni e incontri, agguati e fughe, colpi di kung-fu e spari, amori improvvisi e improvvise amicizie, dialoghi, monologhi, visioni e sogni. Sulle sue note ilari aleggia l’atmosfera acre della città e l’infinita distanza tra “centro” e “periferia”. Giacché questo è un romanzo in cui il riso ricade sul cinismo, la corruzione squallida e dorata, la stupidità di questi anni che qualcuno ha definito e qualcuno ha voluto bui. E’ un romanzo che risuona delle impreviste possibilità polifoniche del tragicomico quotidiano, un libro in definitiva che non somiglia a nessun altro somigliando a Stefano Benni. Il quale raggiunge qui un’altra meta del suo percorso solitario, rivolto a riscattare il comico dagli avvilimenti imperanti, a restituirgli dignità letteraria in una scrittura vibrante di modulazioni musicali e poetiche, e in una tensione tematica che porta questo genere ad affacciarsi – come per sfida – sull’opposta sponda del tragico. E’ una ricerca la sua che ha già suscitato interesse anche fuori d’Italia.

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Come sabbia nelle mutande

Un folle piano di vendetta semina morte e terrore nei colli euganei. Quale atroce segreto nascondono le buste che l’assassino invia a un prete prima di uccidere? Perché non ci sono mai indizi e gli inquirenti si muovono alla cieca e sempre in ritardo? Ma, soprattutto, com’è possibile che Riccardo Ranieri dimentichi ovunque, e dico ovunque, il suo cellulare? Queste domande rimbalzeranno nella testa dei lettori pagina dopo pagina mentre i protagonisti, incalzati dal ritmo frenetico imposto dal killer, dovranno fronteggiare un nemico pericoloso e molto, molto vicino.
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Un folle piano di vendetta semina morte e terrore nei colli euganei. Quale atroce segreto nascondono le buste che l’assassino invia a un prete prima di uccidere? Perché non ci sono mai indizi e gli inquirenti si muovono alla cieca e sempre in ritardo? Ma, soprattutto, com’è possibile che Riccardo Ranieri dimentichi ovunque, e dico ovunque, il suo cellulare? Queste domande rimbalzeranno nella testa dei lettori pagina dopo pagina mentre i protagonisti, incalzati dal ritmo frenetico imposto dal killer, dovranno fronteggiare un nemico pericoloso e molto, molto vicino.
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