2001–2016 di 4132 risultati

Le comunichiamo che…

“Sono un cassaintegrato, un rifiuto differenziato del sistema industriale italiano. Uno dei pochi scarti di lavorazione che le aziende non affidano alla camorra o alla mafia per essere smaltito illegalmente.”

“Sono un cassaintegrato, un rifiuto differenziato del sistema industriale italiano. Uno dei pochi scarti di lavorazione che le aziende non affidano alla camorra o alla mafia per essere smaltito illegalmente.”

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Colpo di luna

Ai bianchi, soprattutto a quelli giovani, fragili e sprovveduti come Joseph Timar, capita, quando arrivano nelle colonie, di prendere un «colpo di luna». Dell’Africa sanno solo quello che hanno letto nei libri, e credono di partire per la grande avventura. Ma allorché si trovano di fronte la faccia vera e torbida del mondo coloniale – da una parte la massa apatica, inafferrabile, minacciosa dei neri, dall’altra la comunità dei bianchi, formata da mediocri funzionari più o meno cinici, più o meno corrotti, e da naufraghi della vita abbrutiti dal caldo, dall’alcol e dalle febbri tropicali –, qualcosa in loro si rompe, perdono il senso dell’orientamento e hanno l’impressione di essere rimasti irrimediabilmente invischiati in qualcosa di oscuro e sfuggente. Timar ha lasciato La Rochelle pieno di entusiasmo e di spavalderia. E quando si è seduto per la prima volta nella grande sala dell’Hôtel Central di Libreville, immersa nella penombra e con le pareti adorne di maschere tribali, e il boy gli ha servito un whisky, si è sentito un vero colono. Poi però c’è stata la sua prima notte africana, piena di fruscii, di rumori indefinibili, tutto un brulicare di insetti sconosciuti. Al suo risveglio, sulla porta c’era Adèle, la moglie del proprietario, che esaminava il suo corpo nudo di adolescente ancora odoroso di letto con uno sguardo carico di una sensualità vagamente intenerita, quasi materna – ma anche di ironia. E c’è stata la sera della festa, la sera in cui il boy dell’Hôtel Central è stato assassinato. Tutti sanno chi ha sparato, ma i codici di quel mondo impongono il silenzio. Solo che il silenzio, per Timar, si popola di fantasmi inquietanti. Scritto in un periodo di prodigiosa creatività, “Colpo di luna” è un romanzo che si addentra con chiaroveggenza in uno scenario di tenebre, raccontando la stessa Africa che, negli stessi anni, per ominosa coincidenza, evocava Céline nel “Viaggio al termine della notte”. Scritto a Marsilly nel settembre del 1932 (al ritorno da un viaggio in Africa durato due mesi), “Le coup de lune” apparve a stampa nella primavera del 1933.

Ai bianchi, soprattutto a quelli giovani, fragili e sprovveduti come Joseph Timar, capita, quando arrivano nelle colonie, di prendere un «colpo di luna». Dell’Africa sanno solo quello che hanno letto nei libri, e credono di partire per la grande avventura. Ma allorché si trovano di fronte la faccia vera e torbida del mondo coloniale – da una parte la massa apatica, inafferrabile, minacciosa dei neri, dall’altra la comunità dei bianchi, formata da mediocri funzionari più o meno cinici, più o meno corrotti, e da naufraghi della vita abbrutiti dal caldo, dall’alcol e dalle febbri tropicali –, qualcosa in loro si rompe, perdono il senso dell’orientamento e hanno l’impressione di essere rimasti irrimediabilmente invischiati in qualcosa di oscuro e sfuggente. Timar ha lasciato La Rochelle pieno di entusiasmo e di spavalderia. E quando si è seduto per la prima volta nella grande sala dell’Hôtel Central di Libreville, immersa nella penombra e con le pareti adorne di maschere tribali, e il boy gli ha servito un whisky, si è sentito un vero colono. Poi però c’è stata la sua prima notte africana, piena di fruscii, di rumori indefinibili, tutto un brulicare di insetti sconosciuti. Al suo risveglio, sulla porta c’era Adèle, la moglie del proprietario, che esaminava il suo corpo nudo di adolescente ancora odoroso di letto con uno sguardo carico di una sensualità vagamente intenerita, quasi materna – ma anche di ironia. E c’è stata la sera della festa, la sera in cui il boy dell’Hôtel Central è stato assassinato. Tutti sanno chi ha sparato, ma i codici di quel mondo impongono il silenzio. Solo che il silenzio, per Timar, si popola di fantasmi inquietanti. Scritto in un periodo di prodigiosa creatività, “Colpo di luna” è un romanzo che si addentra con chiaroveggenza in uno scenario di tenebre, raccontando la stessa Africa che, negli stessi anni, per ominosa coincidenza, evocava Céline nel “Viaggio al termine della notte”. Scritto a Marsilly nel settembre del 1932 (al ritorno da un viaggio in Africa durato due mesi), “Le coup de lune” apparve a stampa nella primavera del 1933.

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La collina dei suicidi

Tutta la violenza che ha visto per le strade di Los Angeles, tutta la violenza contro la quale ha lottato per quasi vent’anni gli si è accumulata dentro. Il sergente Hopkins deve smetterla di dare la caccia agli assassini, deve riposare. E le sue proteste furibonde conterebbero poco se, proprio tra i suoi colleghi poliziotti, non ci fosse chi ha tanta voglia di incastrarlo, una volta per tutte. Hopkins si ritrova così nel vortice della brutalità, fra prostitute e ricattatori, drogati e stupratori. Ancora in prima linea contro troppi nemici.

Tutta la violenza che ha visto per le strade di Los Angeles, tutta la violenza contro la quale ha lottato per quasi vent’anni gli si è accumulata dentro. Il sergente Hopkins deve smetterla di dare la caccia agli assassini, deve riposare. E le sue proteste furibonde conterebbero poco se, proprio tra i suoi colleghi poliziotti, non ci fosse chi ha tanta voglia di incastrarlo, una volta per tutte. Hopkins si ritrova così nel vortice della brutalità, fra prostitute e ricattatori, drogati e stupratori. Ancora in prima linea contro troppi nemici.

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Il collezionista: Un caso di Alex Cross

Ragazze belle. Ragazze intelligenti. Ragazze sparite. Qualcuno sta trasformando la costa orientale degli Stati Uniti in un macabro terreno di caccia. «Il suo obiettivo non è uccidere – dicono i profilers – lui è un collezionista.» Anche sull’altra costa, a Los Angeles, qualcuno sembra avere un debole per le studentesse. Costui, però, le stupra e le massacra. Perché la polizia tarda a collegare i casi? Cosa spinge i due serial killer in quella che sembra un’orrenda competizione? O forse è uno solo? Per il detective psicologo Alex Cross è il caso più difficile della sua vita. Da questo romanzo è stato tratto il film Il collezionista, con protagonista Morgan Freeman.James Patterson è autore della serie “Alex Cross”1 – Ricorda Maggie Rose2 – Il collezionista 3 – Jack & Jill 4 – Gatto & topo5 – Il gioco della Donnola6 – Mastermind 7 – Ultima mossa8 – Il caso Bluelady9 – La tana del lupo10 – Ultimo avvertimento11 – Sulle tracce di Mary12 – La memoria del killer13 – Il regista degli inganni14 – L’istinto del predatore15 – Il segno del male16 – Il ritorno del killer17 – Uccidete Alex Cross18 – Buone feste, Alex Cross

Ragazze belle. Ragazze intelligenti. Ragazze sparite. Qualcuno sta trasformando la costa orientale degli Stati Uniti in un macabro terreno di caccia. «Il suo obiettivo non è uccidere – dicono i profilers – lui è un collezionista.» Anche sull’altra costa, a Los Angeles, qualcuno sembra avere un debole per le studentesse. Costui, però, le stupra e le massacra. Perché la polizia tarda a collegare i casi? Cosa spinge i due serial killer in quella che sembra un’orrenda competizione? O forse è uno solo? Per il detective psicologo Alex Cross è il caso più difficile della sua vita. Da questo romanzo è stato tratto il film Il collezionista, con protagonista Morgan Freeman.James Patterson è autore della serie “Alex Cross”1 – Ricorda Maggie Rose2 – Il collezionista 3 – Jack & Jill 4 – Gatto & topo5 – Il gioco della Donnola6 – Mastermind 7 – Ultima mossa8 – Il caso Bluelady9 – La tana del lupo10 – Ultimo avvertimento11 – Sulle tracce di Mary12 – La memoria del killer13 – Il regista degli inganni14 – L’istinto del predatore15 – Il segno del male16 – Il ritorno del killer17 – Uccidete Alex Cross18 – Buone feste, Alex Cross

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La civiltà maya

Mentre l’Europa, nei secoli che vanno dal 300 al 900 d.C., era dilaniata da guerre sanguinose, nel Nuovo Mondo si stava sviluppando in tutto il suo splendore l’antica civiltà dei Maya. Furono i secoli dei grandi monumenti, della crescita delle città, e della costruzione di piramidi e di templi, molti dei quali sono ancora oggi conservati. In questo libro, il maggiore studioso di quel mondo ne ricostruisce la storia sulla scorta di anni di studio e di ricerche sul campo: le strutture politiche e sociali, le arti plastiche e la scrittura, le conoscenze astronomiche, gli usi e i modi della vita di ogni giorno, i culti religiosi. Thompson riesce a comunicare al lettore tutto il fascino di un popolo pacifico che fu tragicamente annientato dall’invasione spagnola nel corso del XVII secolo e il cui sistema di vita rappresentò, con quello degli Aztechi e degli Incas, una delle forme più sviluppate della civiltà precolombiana.
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Mentre l’Europa, nei secoli che vanno dal 300 al 900 d.C., era dilaniata da guerre sanguinose, nel Nuovo Mondo si stava sviluppando in tutto il suo splendore l’antica civiltà dei Maya. Furono i secoli dei grandi monumenti, della crescita delle città, e della costruzione di piramidi e di templi, molti dei quali sono ancora oggi conservati. In questo libro, il maggiore studioso di quel mondo ne ricostruisce la storia sulla scorta di anni di studio e di ricerche sul campo: le strutture politiche e sociali, le arti plastiche e la scrittura, le conoscenze astronomiche, gli usi e i modi della vita di ogni giorno, i culti religiosi. Thompson riesce a comunicare al lettore tutto il fascino di un popolo pacifico che fu tragicamente annientato dall’invasione spagnola nel corso del XVII secolo e il cui sistema di vita rappresentò, con quello degli Aztechi e degli Incas, una delle forme più sviluppate della civiltà precolombiana.
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Il cielo è rosso

Verso la fine della Seconda guerra mondiale, in una piccola città del nord Italia, un intero quartiere viene distrutto da una bomba e quattro ragazzi rimasti orfani trovano rifugio fra le macerie di quello che era stato fino a poco tempo prima un postribolo. Comincia per loro una dura lotta per sopravvivere, in un mondo impazzito che ai bambini ruba l’infanzia, ai giovani l’adolescenza, agli adulti l’umanità. Il romanzo d’esordio di Giuseppe Berto, scritto mentre l’autore era prigioniero nel campo di concentramento di Hereford, in Texas, è un’opera che racconta gli orrori della guerra, ma riesce ad aprire anche alla fede e alla speranza.

Verso la fine della Seconda guerra mondiale, in una piccola città del nord Italia, un intero quartiere viene distrutto da una bomba e quattro ragazzi rimasti orfani trovano rifugio fra le macerie di quello che era stato fino a poco tempo prima un postribolo. Comincia per loro una dura lotta per sopravvivere, in un mondo impazzito che ai bambini ruba l’infanzia, ai giovani l’adolescenza, agli adulti l’umanità. Il romanzo d’esordio di Giuseppe Berto, scritto mentre l’autore era prigioniero nel campo di concentramento di Hereford, in Texas, è un’opera che racconta gli orrori della guerra, ma riesce ad aprire anche alla fede e alla speranza.

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Il cielo è dei violenti

Un vecchio eremita dei boschi, folle profeta fondamentalista. Un insegnante che si rifugia nel rigido autocontrollo della ragione. E un ragazzo al bivio tra l’una e l’altra strada, spinto irresistibilmente verso l’eccesso della fede. Nel sangue di questi tre uomini si annida il seme di un’unica ossessione, scorre la paura, si avverte il mistero di un’esistenza che pare impossibile comprendere e accettare. Nel suo romanzo più famoso, Flannery O’Connor ha descritto con sofferta partecipazione i meccanismi esistenziali profondi di ogni fanatismo. Un libro che ha quasi cinquant’anni, ma è tuttora attualissimo. *** La tecnica con la quale Flannery O’Connor cerca di rendere visibile, oltre il livello superficiale dell’azione, quello più profondo del mistero, è la tecnica dello choc, della brutalità, della violenza, un miscuglio di comicità e orrore che rompe l’ostinazione dei suoi personaggi a considerare il mondo in modo convenzionale. Più che non le dichiarazioni spesso farneticanti di Ryber e del piccolo Tarwater, a spiegare come quello che appare, la realtà, non sia che un livello superficiale dell’esistente, sono le immagini create dalla O’Connor. La storia è ambientata in un Sud che ha connotati biblici, eterni, immutabili. Al punto che dopo parecchie pagine di narrazione, quando il piccolo protagonista solleva la cornetta del telefono per fare un numero, l’apparecchio appare misterioso e fuori posto ai nostri occhi come ai suoi, di ragazzo cresciuto nei boschi. (…) Anche gli elementi naturali che sottolineano, anzi segnano, come nella Bibbia, la componente misteriosa, comica o drammatica, di vicende, comportamenti, personaggi, sono disegnati a tratti decisi, altrettanto violenti, sono vivi e mutevoli come l’animo umano, eterni e potenti quanto la divinità. Dalla prefazione di Marisa Caramella

Un vecchio eremita dei boschi, folle profeta fondamentalista. Un insegnante che si rifugia nel rigido autocontrollo della ragione. E un ragazzo al bivio tra l’una e l’altra strada, spinto irresistibilmente verso l’eccesso della fede. Nel sangue di questi tre uomini si annida il seme di un’unica ossessione, scorre la paura, si avverte il mistero di un’esistenza che pare impossibile comprendere e accettare. Nel suo romanzo più famoso, Flannery O’Connor ha descritto con sofferta partecipazione i meccanismi esistenziali profondi di ogni fanatismo. Un libro che ha quasi cinquant’anni, ma è tuttora attualissimo. *** La tecnica con la quale Flannery O’Connor cerca di rendere visibile, oltre il livello superficiale dell’azione, quello più profondo del mistero, è la tecnica dello choc, della brutalità, della violenza, un miscuglio di comicità e orrore che rompe l’ostinazione dei suoi personaggi a considerare il mondo in modo convenzionale. Più che non le dichiarazioni spesso farneticanti di Ryber e del piccolo Tarwater, a spiegare come quello che appare, la realtà, non sia che un livello superficiale dell’esistente, sono le immagini create dalla O’Connor. La storia è ambientata in un Sud che ha connotati biblici, eterni, immutabili. Al punto che dopo parecchie pagine di narrazione, quando il piccolo protagonista solleva la cornetta del telefono per fare un numero, l’apparecchio appare misterioso e fuori posto ai nostri occhi come ai suoi, di ragazzo cresciuto nei boschi. (…) Anche gli elementi naturali che sottolineano, anzi segnano, come nella Bibbia, la componente misteriosa, comica o drammatica, di vicende, comportamenti, personaggi, sono disegnati a tratti decisi, altrettanto violenti, sono vivi e mutevoli come l’animo umano, eterni e potenti quanto la divinità. Dalla prefazione di Marisa Caramella

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Chi sono i padroni del mondo

**IL NUOVO LIBRO DI CHOMSKY
SULLA POLITICA INTERNAZIONALE.
UN EVENTO EDITORIALE MONDIALE**
**«Il più importante intellettuale vivente.»**
*The New York Times Book Review*
**«Insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, Chomsky è tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura… Un eroe del nostro tempo, una mente eccelsa.»**
*The Guardian*
**«Un demolitore di verità accettate.»**
*The New York Times*
In questo volume, che è il più importante, ricco, avanzato che l’autore abbia pubblicato da oltre un decennio a questa parte e rappresenta indisputabilmente la summa aggiornata del suo pensiero politico, il grande linguista e analista politico **Noam Chomsky** affronta le più attuali questioni di politica internazionale: dal terrorismo che sconvolge l’Occidente alle tensioni mediorientali, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese e alla «minaccia» iraniana, dalla situazione potenzialmente esplosiva al confine tra Nato e Russia al riallacciarsi delle relazioni tra Usa e Cuba, all’espansione cinese, alla liberazione dell’America latina… Lo fa costringendoci a guardare quello che è davanti ai nostri occhi ma che noi ci rifiutiamo di vedere, assuefatti al «discorso ufficiale» e prigionieri di una «memoria autorizzata» che troppo dimentica. Con la competenza e la caparbietà di un osservatore (e attivista) impegnato da più di cinquant’anni nello studio dei «sistemi di potere» e nella denuncia dei crimini perpetrati dai «padroni dell’umanità», ancora una volta ci indica le costanti del modo di agire di chi governa il mondo. E ancora una volta emerge la follia di un’umanità votata alla catastrofe, che marcia spedita verso l’autodistruzione. Ma la logica stringente e impietosa su cui si fonda il discorso lucidissimo di Chomsky non conduce alla disperazione e alla resa. Bensì a un appello. Perché, e qui risiede la vera grandezza di Noam Chomsky, resta sempre saldissima la convinzione che ognuno di noi possa, debba, fare qualcosa per cambiare il destino di tutti. Ma in fretta. Il tempo sta per scadere.
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### Sinossi
**IL NUOVO LIBRO DI CHOMSKY
SULLA POLITICA INTERNAZIONALE.
UN EVENTO EDITORIALE MONDIALE**
**«Il più importante intellettuale vivente.»**
*The New York Times Book Review*
**«Insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, Chomsky è tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura… Un eroe del nostro tempo, una mente eccelsa.»**
*The Guardian*
**«Un demolitore di verità accettate.»**
*The New York Times*
In questo volume, che è il più importante, ricco, avanzato che l’autore abbia pubblicato da oltre un decennio a questa parte e rappresenta indisputabilmente la summa aggiornata del suo pensiero politico, il grande linguista e analista politico **Noam Chomsky** affronta le più attuali questioni di politica internazionale: dal terrorismo che sconvolge l’Occidente alle tensioni mediorientali, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese e alla «minaccia» iraniana, dalla situazione potenzialmente esplosiva al confine tra Nato e Russia al riallacciarsi delle relazioni tra Usa e Cuba, all’espansione cinese, alla liberazione dell’America latina… Lo fa costringendoci a guardare quello che è davanti ai nostri occhi ma che noi ci rifiutiamo di vedere, assuefatti al «discorso ufficiale» e prigionieri di una «memoria autorizzata» che troppo dimentica. Con la competenza e la caparbietà di un osservatore (e attivista) impegnato da più di cinquant’anni nello studio dei «sistemi di potere» e nella denuncia dei crimini perpetrati dai «padroni dell’umanità», ancora una volta ci indica le costanti del modo di agire di chi governa il mondo. E ancora una volta emerge la follia di un’umanità votata alla catastrofe, che marcia spedita verso l’autodistruzione. Ma la logica stringente e impietosa su cui si fonda il discorso lucidissimo di Chomsky non conduce alla disperazione e alla resa. Bensì a un appello. Perché, e qui risiede la vera grandezza di Noam Chomsky, resta sempre saldissima la convinzione che ognuno di noi possa, debba, fare qualcosa per cambiare il destino di tutti. Ma in fretta. Il tempo sta per scadere.

**IL NUOVO LIBRO DI CHOMSKY
SULLA POLITICA INTERNAZIONALE.
UN EVENTO EDITORIALE MONDIALE**
**«Il più importante intellettuale vivente.»**
*The New York Times Book Review*
**«Insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, Chomsky è tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura… Un eroe del nostro tempo, una mente eccelsa.»**
*The Guardian*
**«Un demolitore di verità accettate.»**
*The New York Times*
In questo volume, che è il più importante, ricco, avanzato che l’autore abbia pubblicato da oltre un decennio a questa parte e rappresenta indisputabilmente la summa aggiornata del suo pensiero politico, il grande linguista e analista politico **Noam Chomsky** affronta le più attuali questioni di politica internazionale: dal terrorismo che sconvolge l’Occidente alle tensioni mediorientali, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese e alla «minaccia» iraniana, dalla situazione potenzialmente esplosiva al confine tra Nato e Russia al riallacciarsi delle relazioni tra Usa e Cuba, all’espansione cinese, alla liberazione dell’America latina… Lo fa costringendoci a guardare quello che è davanti ai nostri occhi ma che noi ci rifiutiamo di vedere, assuefatti al «discorso ufficiale» e prigionieri di una «memoria autorizzata» che troppo dimentica. Con la competenza e la caparbietà di un osservatore (e attivista) impegnato da più di cinquant’anni nello studio dei «sistemi di potere» e nella denuncia dei crimini perpetrati dai «padroni dell’umanità», ancora una volta ci indica le costanti del modo di agire di chi governa il mondo. E ancora una volta emerge la follia di un’umanità votata alla catastrofe, che marcia spedita verso l’autodistruzione. Ma la logica stringente e impietosa su cui si fonda il discorso lucidissimo di Chomsky non conduce alla disperazione e alla resa. Bensì a un appello. Perché, e qui risiede la vera grandezza di Noam Chomsky, resta sempre saldissima la convinzione che ognuno di noi possa, debba, fare qualcosa per cambiare il destino di tutti. Ma in fretta. Il tempo sta per scadere.
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### Sinossi
**IL NUOVO LIBRO DI CHOMSKY
SULLA POLITICA INTERNAZIONALE.
UN EVENTO EDITORIALE MONDIALE**
**«Il più importante intellettuale vivente.»**
*The New York Times Book Review*
**«Insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, Chomsky è tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura… Un eroe del nostro tempo, una mente eccelsa.»**
*The Guardian*
**«Un demolitore di verità accettate.»**
*The New York Times*
In questo volume, che è il più importante, ricco, avanzato che l’autore abbia pubblicato da oltre un decennio a questa parte e rappresenta indisputabilmente la summa aggiornata del suo pensiero politico, il grande linguista e analista politico **Noam Chomsky** affronta le più attuali questioni di politica internazionale: dal terrorismo che sconvolge l’Occidente alle tensioni mediorientali, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese e alla «minaccia» iraniana, dalla situazione potenzialmente esplosiva al confine tra Nato e Russia al riallacciarsi delle relazioni tra Usa e Cuba, all’espansione cinese, alla liberazione dell’America latina… Lo fa costringendoci a guardare quello che è davanti ai nostri occhi ma che noi ci rifiutiamo di vedere, assuefatti al «discorso ufficiale» e prigionieri di una «memoria autorizzata» che troppo dimentica. Con la competenza e la caparbietà di un osservatore (e attivista) impegnato da più di cinquant’anni nello studio dei «sistemi di potere» e nella denuncia dei crimini perpetrati dai «padroni dell’umanità», ancora una volta ci indica le costanti del modo di agire di chi governa il mondo. E ancora una volta emerge la follia di un’umanità votata alla catastrofe, che marcia spedita verso l’autodistruzione. Ma la logica stringente e impietosa su cui si fonda il discorso lucidissimo di Chomsky non conduce alla disperazione e alla resa. Bensì a un appello. Perché, e qui risiede la vera grandezza di Noam Chomsky, resta sempre saldissima la convinzione che ognuno di noi possa, debba, fare qualcosa per cambiare il destino di tutti. Ma in fretta. Il tempo sta per scadere.

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Chi è morto alzi la mano

Una scomparsa, un assassinio e un macabro nascondiglio. Tre giovani storici allo sbando e uno in disarmo non sembrano la squadra piú idonea per risolvere un caso di omicidio delicato e sfuggente. Eppure, a volte, istinto e improvvisazione arrivano piú lontano di quanto si possa immaginare…

Una scomparsa, un assassinio e un macabro nascondiglio. Tre giovani storici allo sbando e uno in disarmo non sembrano la squadra piú idonea per risolvere un caso di omicidio delicato e sfuggente. Eppure, a volte, istinto e improvvisazione arrivano piú lontano di quanto si possa immaginare…

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Il cerchio dell’odio

Quando il 16 aprile 2012 il professor Bruno Canalis, sinologo di fama internazionale, viene assassinato nel suo studio presso l’Istituto Superiore di Studi Orientali di Napoli, il capo della Squadra Omicidi, vicequestore aggiunto Raul Marcobi, dirige le sue indagini nelle direzioni più classiche: ipotesi passionale, odi e rancori del mondo accademico, conflitti politici (Canalis è esponente di spicco del PD partenopeo), gioco d’azzardo. Pur iniziandosi a configurare un movente passionale (a causa di una relazione del professore con una sua studentessa), Marcobi presto si rende conto che per risolvere davvero il caso occorre tornare indietro, agli anni di piombo, e al Cerchio Rosso, gruppo maoista nato e attivo all’ISSO tra il ’74 e il ’76, di cui Canalis era uno dei membri più importanti. Questa ricerca fa imbattere Marcobi in un altro delitto irrisolto di quegli anni, attribuito a giovani dell’estrema destra mai identificati. Tra le memorie, gli alibi e i possibili moventi dei personaggi più disparati (accademici, uomini politici, giovani innamorati, compagni di lotta, eminenze grigie dell’ultrasinistra degli anni Settanta), e i tormenti personali per un passato a cui non sa rinunciare, Marcobi ingaggerà un corpo a corpo con la ricerca ossessiva di verità sepolte dal tempo. Un noir appassionante e sofisticato ambientato nel mondo accademico, tra i giorni nostri e le lotte studentesche degli anni Settanta, tra Italia, Francia e Cina.

Quando il 16 aprile 2012 il professor Bruno Canalis, sinologo di fama internazionale, viene assassinato nel suo studio presso l’Istituto Superiore di Studi Orientali di Napoli, il capo della Squadra Omicidi, vicequestore aggiunto Raul Marcobi, dirige le sue indagini nelle direzioni più classiche: ipotesi passionale, odi e rancori del mondo accademico, conflitti politici (Canalis è esponente di spicco del PD partenopeo), gioco d’azzardo. Pur iniziandosi a configurare un movente passionale (a causa di una relazione del professore con una sua studentessa), Marcobi presto si rende conto che per risolvere davvero il caso occorre tornare indietro, agli anni di piombo, e al Cerchio Rosso, gruppo maoista nato e attivo all’ISSO tra il ’74 e il ’76, di cui Canalis era uno dei membri più importanti. Questa ricerca fa imbattere Marcobi in un altro delitto irrisolto di quegli anni, attribuito a giovani dell’estrema destra mai identificati. Tra le memorie, gli alibi e i possibili moventi dei personaggi più disparati (accademici, uomini politici, giovani innamorati, compagni di lotta, eminenze grigie dell’ultrasinistra degli anni Settanta), e i tormenti personali per un passato a cui non sa rinunciare, Marcobi ingaggerà un corpo a corpo con la ricerca ossessiva di verità sepolte dal tempo. Un noir appassionante e sofisticato ambientato nel mondo accademico, tra i giorni nostri e le lotte studentesche degli anni Settanta, tra Italia, Francia e Cina.

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Il cavaliere nero

Thomas di Hookton, il valoroso “arciere del re”, è sopravvissuto alla battaglia di Crécy per accogliere la missione che il suo sovrano ha in serbo per lui: la ricerca della reliquia più importante della cristianità, il cui possesso può garantire l’immortalità e l’invincibilità, quel Santo Graal che forse in passato è stato custodito proprio da suo padre. La sua missione lo conduce nell’Inghilterra del nord, devastata dal conflitto con gli scozzesi, poi nel villaggio natale, tra le rovine della casa che lo vide bambino e infine al di là della Manica, dove Thomas ritorna cedendo al richiamo della battaglia. Ma c’è qualcuno che lo sta seguendo, nemici spietati che uccidono e torturano.

Thomas di Hookton, il valoroso “arciere del re”, è sopravvissuto alla battaglia di Crécy per accogliere la missione che il suo sovrano ha in serbo per lui: la ricerca della reliquia più importante della cristianità, il cui possesso può garantire l’immortalità e l’invincibilità, quel Santo Graal che forse in passato è stato custodito proprio da suo padre. La sua missione lo conduce nell’Inghilterra del nord, devastata dal conflitto con gli scozzesi, poi nel villaggio natale, tra le rovine della casa che lo vide bambino e infine al di là della Manica, dove Thomas ritorna cedendo al richiamo della battaglia. Ma c’è qualcuno che lo sta seguendo, nemici spietati che uccidono e torturano.

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Il cavaliere dei Sette Regni

Westeros, novant’anni prima degli avvenimenti narrati nelle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Qui si muovono due nuovi grandi personaggi del pantheon di George R.R. Martin: Dunk, noto anche come ser Duncan, cavaliere errante poco avvezzo agli intrighi di corte ma abile nella lotta e nobile di cuore, e il suo giovane scudiero Egg, un soprannome dietro cui si nasconde, all’insaputa del mondo, Aegon Targaryen, principe della Casa dei Draghi e destinato un giorno a sedersi sul Trono di Spade. Alla morte del cavaliere di cui era scudiero, Dunk decide di prenderne le insegne e partecipare a un grande torneo che si svolgerà al Campo di Ashford. Sulla strada, in una locanda, incontra un ragazzino che afferma di essere orfano. Dopo un primo rifiuto, Dunk accetta di farne il suo scudiero: è il primo momento del sodalizio di una straordinaria coppia di eroi. Dal giudizio dei sette (una competizione in cui due gruppi di sette cavalieri si sfidano senza esclusione di colpi), passando per una storia di intrighi e tradimenti sull’Altopiano, fino alla misteriosa sparizione di un uovo di drago, Dunk ed Egg affrontano incredibili avventure attraversando i Sette Regni di Westeros dall’uno all’altro dei punti cardinali. Le loro gesta hanno luogo in un mondo più sereno rispetto a quello descritto nelle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, un mondo sfarzoso fatto di tornei, donne e cavalieri, in cui non mancano complotti e macchinazioni ma in cui c’è posto anche per un innocente eroismo. Eppure dietro lo splendore si mettono già in moto gli eventi che porteranno alla guerra e alla distruzione. Il cavaliere dei Sette Regni è un libro che si legge indipendentemente dalla saga, ma che al tempo stesso è a lei indissolubilmente legato, come un imperdibile prequel. Gli appassionati non mancheranno di trovare numerosi riferimenti (tra cui un cameo dell’infido Walder Frey bambino) che illumineranno le pagine già note delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Un nuovo meraviglioso tassello nel grandissimo affresco epico costruito da George R.R. Martin, maestro indiscusso del fantasy contemporaneo.

Westeros, novant’anni prima degli avvenimenti narrati nelle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Qui si muovono due nuovi grandi personaggi del pantheon di George R.R. Martin: Dunk, noto anche come ser Duncan, cavaliere errante poco avvezzo agli intrighi di corte ma abile nella lotta e nobile di cuore, e il suo giovane scudiero Egg, un soprannome dietro cui si nasconde, all’insaputa del mondo, Aegon Targaryen, principe della Casa dei Draghi e destinato un giorno a sedersi sul Trono di Spade. Alla morte del cavaliere di cui era scudiero, Dunk decide di prenderne le insegne e partecipare a un grande torneo che si svolgerà al Campo di Ashford. Sulla strada, in una locanda, incontra un ragazzino che afferma di essere orfano. Dopo un primo rifiuto, Dunk accetta di farne il suo scudiero: è il primo momento del sodalizio di una straordinaria coppia di eroi. Dal giudizio dei sette (una competizione in cui due gruppi di sette cavalieri si sfidano senza esclusione di colpi), passando per una storia di intrighi e tradimenti sull’Altopiano, fino alla misteriosa sparizione di un uovo di drago, Dunk ed Egg affrontano incredibili avventure attraversando i Sette Regni di Westeros dall’uno all’altro dei punti cardinali. Le loro gesta hanno luogo in un mondo più sereno rispetto a quello descritto nelle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, un mondo sfarzoso fatto di tornei, donne e cavalieri, in cui non mancano complotti e macchinazioni ma in cui c’è posto anche per un innocente eroismo. Eppure dietro lo splendore si mettono già in moto gli eventi che porteranno alla guerra e alla distruzione. Il cavaliere dei Sette Regni è un libro che si legge indipendentemente dalla saga, ma che al tempo stesso è a lei indissolubilmente legato, come un imperdibile prequel. Gli appassionati non mancheranno di trovare numerosi riferimenti (tra cui un cameo dell’infido Walder Frey bambino) che illumineranno le pagine già note delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Un nuovo meraviglioso tassello nel grandissimo affresco epico costruito da George R.R. Martin, maestro indiscusso del fantasy contemporaneo.

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Il caso Eddy Bellegueule

“Mi sono allontanato di corsa, subito. Giusto il tempo di sentire mia madre che diceva: “Cosa fa quel diavolo?” Non volevo restare con loro, rifiutavo di condividere quel momento. Ero già lontano, non appartenevo più a quel mondo ormai, la lettera lo diceva. Sono andato nei campi e ho camminato per buona parte della notte, il fresco del Nord, i sentieri sterrati, l’odore della colza, molto forte in quella stagione dell’anno. Tutta la notte fu consacrata all’elaborazione della mia nuova vita, lontano da lì.” In realtà la ribellione contro i miei genitori, contro la povertà, contro la mia classe sociale e il suo razzismo, la sua violenza, i suoi riti, sono venuti dopo. Perché prima della mia rivolta contro il mondo della mia infanzia, è stato il mondo della mia infanzia a rivoltarsi contro di me. Troppo presto, infatti, sono diventato per la mia famiglia e per gli altri un motivo di vergogna, persino di disgusto. Non ho avuto altra scelta che scappare. E questo libro è il mio tentativo di comprendere.
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“Mi sono allontanato di corsa, subito. Giusto il tempo di sentire mia madre che diceva: “Cosa fa quel diavolo?” Non volevo restare con loro, rifiutavo di condividere quel momento. Ero già lontano, non appartenevo più a quel mondo ormai, la lettera lo diceva. Sono andato nei campi e ho camminato per buona parte della notte, il fresco del Nord, i sentieri sterrati, l’odore della colza, molto forte in quella stagione dell’anno. Tutta la notte fu consacrata all’elaborazione della mia nuova vita, lontano da lì.” In realtà la ribellione contro i miei genitori, contro la povertà, contro la mia classe sociale e il suo razzismo, la sua violenza, i suoi riti, sono venuti dopo. Perché prima della mia rivolta contro il mondo della mia infanzia, è stato il mondo della mia infanzia a rivoltarsi contro di me. Troppo presto, infatti, sono diventato per la mia famiglia e per gli altri un motivo di vergogna, persino di disgusto. Non ho avuto altra scelta che scappare. E questo libro è il mio tentativo di comprendere.
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La casa della seta (Il Giallo Mondadori Sherlock)

Novembre 1890, Londra è stretta nella morsa di un freddo impietoso. Al 221B di Baker Street il fuoco arde nel caminetto e Sherlock Holmes sta bevendo il tè insieme al dottor Watson quando un uomo vestito con grande eleganza si presenta inaspettatamente, in preda a una grande agitazione. È Edmund Carstairs, un giovane mercante d’arte che si rivolge a Holmes in cerca d’aiuto: teme infatti per la sua vita, poiché da settimane un losco figuro con un’orribile cicatrice sul volto lo segue. Intrigati dal racconto di Carstairs, Holmes e Watson decidono di indagare e all’improvviso si ritrovano coinvolti in una serie di eventi indecifrabili e inquietanti, che si dispiegano dalle strade buie di Londra al sottobosco criminale di Boston. Il caso si infittisce e tutto riconduce puntualmente alla misteriosa e sinistra “Casa della Seta”, un’entità di cui sembra impossibile definire natura e contorni, una cospirazione pericolosa al punto da rischiare di distruggere le fondamenta della società stessa. Grazie a un intreccio diabolico e a una straordinaria caratterizzazione dei personaggi, Anthony Horowitz riporta alla ribalta la figura di Sherlock Holmes in un nuovo, eccellente romanzo concepito per i lettori di oggi senza però tradire minimamente lo spirito delle opere originali di Arthur Conan Doyle. In La Casa della Seta, primo sequel autorizzato dagli eredi di Conan Doyle, Holmes ritorna con l’inconfondibile personalità, l’audacia senza pari e l’eccezionale capacità deduttiva che hanno fatto di lui il più famoso detective di tutti i tempi. Nella Londra vittoriana restituita in tutta la sua miseria e il suo splendore, l’investigatore e Watson, suo fedele compagno di tante avventure, si lanciano ancora una volta all’inseguimento di un nemico senza volto… e il gioco ricomincia.

Novembre 1890, Londra è stretta nella morsa di un freddo impietoso. Al 221B di Baker Street il fuoco arde nel caminetto e Sherlock Holmes sta bevendo il tè insieme al dottor Watson quando un uomo vestito con grande eleganza si presenta inaspettatamente, in preda a una grande agitazione. È Edmund Carstairs, un giovane mercante d’arte che si rivolge a Holmes in cerca d’aiuto: teme infatti per la sua vita, poiché da settimane un losco figuro con un’orribile cicatrice sul volto lo segue. Intrigati dal racconto di Carstairs, Holmes e Watson decidono di indagare e all’improvviso si ritrovano coinvolti in una serie di eventi indecifrabili e inquietanti, che si dispiegano dalle strade buie di Londra al sottobosco criminale di Boston. Il caso si infittisce e tutto riconduce puntualmente alla misteriosa e sinistra “Casa della Seta”, un’entità di cui sembra impossibile definire natura e contorni, una cospirazione pericolosa al punto da rischiare di distruggere le fondamenta della società stessa. Grazie a un intreccio diabolico e a una straordinaria caratterizzazione dei personaggi, Anthony Horowitz riporta alla ribalta la figura di Sherlock Holmes in un nuovo, eccellente romanzo concepito per i lettori di oggi senza però tradire minimamente lo spirito delle opere originali di Arthur Conan Doyle. In La Casa della Seta, primo sequel autorizzato dagli eredi di Conan Doyle, Holmes ritorna con l’inconfondibile personalità, l’audacia senza pari e l’eccezionale capacità deduttiva che hanno fatto di lui il più famoso detective di tutti i tempi. Nella Londra vittoriana restituita in tutta la sua miseria e il suo splendore, l’investigatore e Watson, suo fedele compagno di tante avventure, si lanciano ancora una volta all’inseguimento di un nemico senza volto… e il gioco ricomincia.

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Carambole

Il commissario Van Veeteren è finalmente in pensione: si occupa della sua libreria antiquaria e non sa nulla della serie di omicidi che si sta per abbattere sulla sua città. Tutto ha avuto inizio quando un guidatore ha investito per caso un ragazzo che camminava sul ciglio della strada: il ragazzo è morto e l’automobilista, dopo qualche indecisione, è fuggito. Nei giorni seguenti tutto sembra tranquillo e il colpevole si sente sempre più al sicuro. Fino al giorno in cui riceve la lettera di un testimone che comincia a ricattarlo, sostenendo di averlo visto e di essere pronto a rivelare la sua colpa. Messo sotto pressione, l’incauto guidatore si trasforma in un astuto detective…

Il commissario Van Veeteren è finalmente in pensione: si occupa della sua libreria antiquaria e non sa nulla della serie di omicidi che si sta per abbattere sulla sua città. Tutto ha avuto inizio quando un guidatore ha investito per caso un ragazzo che camminava sul ciglio della strada: il ragazzo è morto e l’automobilista, dopo qualche indecisione, è fuggito. Nei giorni seguenti tutto sembra tranquillo e il colpevole si sente sempre più al sicuro. Fino al giorno in cui riceve la lettera di un testimone che comincia a ricattarlo, sostenendo di averlo visto e di essere pronto a rivelare la sua colpa. Messo sotto pressione, l’incauto guidatore si trasforma in un astuto detective…

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Il cappello del maresciallo

Boscobasso, succulento borgo in provincia di Cremona, è in subbuglio. Non solo il liutaio Arcari è stato trovato morto in circostanze imbarazzanti, ma pare che la sua perfetta mogliettina si sia messa a intrallazzare col becchino, mentre l’ex sindaco è “fuggito” dalla sua tomba: è troppo persino per il maresciallo Bellomo e per i suoi due obbedienti sottoposti. Nel breve volgere di due giorni, mezzo paese viene preso dalla febbre dell’intrigo, che non risparmia nessuno: dalla segretaria comunale Gigliola, zelante in tutto tranne che nel lavoro, al ruvido macellaio milanista Primo Ruggeri, per non parlare della bella barista Elena, contesa tra due uomini e ben decisa a conquistarne un terzo. L’indagine si complica, finché il maresciallo perderà, se non la testa, perlomeno il cappello… Una commedia degli equivoci sul filo del giallo che mette in scena con gusto la provincia italiana, i suoi caratteri, la sua allegria e i suoi misteri, in un intreccio che coinvolge e trascina come una sarabanda.
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Boscobasso, succulento borgo in provincia di Cremona, è in subbuglio. Non solo il liutaio Arcari è stato trovato morto in circostanze imbarazzanti, ma pare che la sua perfetta mogliettina si sia messa a intrallazzare col becchino, mentre l’ex sindaco è “fuggito” dalla sua tomba: è troppo persino per il maresciallo Bellomo e per i suoi due obbedienti sottoposti. Nel breve volgere di due giorni, mezzo paese viene preso dalla febbre dell’intrigo, che non risparmia nessuno: dalla segretaria comunale Gigliola, zelante in tutto tranne che nel lavoro, al ruvido macellaio milanista Primo Ruggeri, per non parlare della bella barista Elena, contesa tra due uomini e ben decisa a conquistarne un terzo. L’indagine si complica, finché il maresciallo perderà, se non la testa, perlomeno il cappello… Una commedia degli equivoci sul filo del giallo che mette in scena con gusto la provincia italiana, i suoi caratteri, la sua allegria e i suoi misteri, in un intreccio che coinvolge e trascina come una sarabanda.
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