1569–1584 di 4048 risultati

L’Uomo dal fiore in bocca

L’Uomo dal fiore in bocca L’uomo dal fiore in bocca è un atto unico di Luigi Pirandello, esempio di dramma borghese nel quale convergono i temi dell’incomunicabilità e della relatività della realtà. Fu rappresentato per la prima volta il 24 febbraio del 1922 al Teatro Manzoni di Milano. È un colloquio fra un uomo che si sa condannato a morire fra breve, e per questo medita sulla vita con urgenza appassionata, e uno come tanti, che vive un’esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte. Pirandello, anche in questo caso, trasse il testo teatrale da una novella scritta anni prima e intitolata La morte addosso. Il protagonista è un uomo malato di tumore (il fiore in bocca) e prossimo alla morte; questa sua situazione lo spinge a indagare nel mistero della vita e a tentare di penetrarne l’essenza. Per chi, come lui, sa che la morte è vicina, tutti i particolari e le cose, insignificanti agli occhi altrui, assumono un valore e una collocazione diversa. L’altro personaggio è un avventore del caffè della stazione, dove si svolge tutta la scena; un uomo qualsiasi, che la monotonia e la banalità della vita quotidiana hanno reso scialbo, piatto e vuoto a tal punto che il dialogo tra lui e il protagonista finisce col diventare un monologo, quando quest’ultimo gli rivela il suo terribile segreto. « Venga… le faccio vedere una cosa… Guardi, qua, sotto questo baffo… qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo… più dolce d’una caramella: – Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma… La morte, capisce? è passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto: – «Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!» » La morte prevista e la morte imprevista. La vita non ha nessun valore in sé, ma quando l’individuo – sulla strada della morte – la osserva, anche i gesti quotidiani insignificanti acquistato un valore vitale. Immaginarsi simile alla stoffa significa affidarsi a cose che sembrano eterne. La vita non si conosce, però si sente il bisogno di viverla e a disprezzarla quando la morte è prevista, in modo da potersene andare con meno dolore.
**

L’uomo che comprò Londra

Quando su un giornale londinese appare il titolo “King Kerry comprerà Londra” lo scalpore è senza limiti. King Kerry è il miliardario avvezzo ad audaci operazioni finanziarie, ma stavolta sembra aver superato se stesso: acquistare un’intera città! Ma c’è un nemico che trama contro di lui: così l’operazione, già di per sé rischiosa, lo diventa ancora di più. Chi uscirà vincitore?Edgar Wallacenacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.

L’uomo che cercava la verità

Michael, un giovane rabbino nato e cresciuto nella New York dei primi decenni del Novecento, ama Leslie, la figlia di un pastore protestante. Un amore che sembra impossibile. Ma nonostante l’inevitabile e prevedibile opposizione delle famiglie e dell’ambiente sociale circostante, i due giovani riusciranno a vivere liberamente il destino che si sono scelti.

L’undicesima ora: Un’indagine delle donne del Club Omicidi

La villa e il meraviglioso parco che la circonda sono considerati tra gli esempi più spettacolari di edilizia residenziale di San Francisco, tappa fissa dei tour della città. Il proprietario è una star di Hollywood, noto playboy, nel cui passato si nasconde un mistero: l’improvvisa scomparsa della moglie, avvenuta dieci anni prima. L’uomo è uscito pulito dalle indagini, ma l’ombra del sospetto è rimasta sospesa su di lui. Come potrà spiegare, ora, le due teste di donna rinvenute nel patio della sua villa circondate di fiori, in una macabra messinscena? Soprattutto perché l’orrore non si ferma: nel giardino vengono ritrovate altre teste sepolte. Chi erano quelle donne? Chi le ha uccise? Mentre la stampa impazzisce, ventilando le ipotesi più incredibili, la detective Lindsay Boxer, benché aspetti un bambino, lavora senza tregua per venire a capo dell’enigma, aiutata dalle amiche del Club Omicidi, in particolare dall’anatomopatologa Claire Washburn, determinata a dare un’identità alle vittime. E non è l’unico enigma che Lindsay deve risolvere. Un giustiziere misterioso ha infatti deciso di sterminare gli spacciatori della città, usando armi sottratte dal deposito in cui la polizia conserva le prove. Quindi l’assassino porta per forza il distintivo… Ma chi è, dei colleghi di Lindsay? Forse qualcuno molto vicino a lei…

L’ultimo. Il memoriale inedito della guardia del corpo di Hitler (1940-1945)

Rochus Misch è l'ultimo. L'ultimo soprawissuto delle guardie del corpo di Adolf Hitler. L'ultimo soldato ad aver lasciato il bunker del Führer il 2 maggio 1945, il giorno in cui l'Armata Rossa s'impossessa della capitale del Terzo Reich, ormai in rovina. Uno dei pochi testimoni ad aver visto i corpi inerti del dittatore e della sua compagna, Eva Braun, accartocciati su un canapè nella loro tomba di cemento e acciaio. L'SS di ventisette anni a cui Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda, si è rivolto qualche minuto prima di suicidarsi a sua volta. Oggi Rochus Misch accetta di raccontare il suo passato, segnato dalla tragedia tedesca del secolo XX. Per la prima volta, accetta di ripercorrere le tappe della sua vita e di rivelare nei dettagli i suoi ricordi, in un'opera che porterà il suo nome. Questo racconto è il risultato del lavoro di diversi mesi. Un esercizio delicato, a volte penoso e molto spesso insopportabile per un uomo vecchio, che coltiva solitario e senza posa il giardino della sua memoria, avendo molta cura di mettere da parte i cattivi pensieri.

L’ultima volta che l’ho vista

Galles, 2009. Una calda e bellissima giornata di agosto. Boschi e colline solitarie da una parte, la potenza del mare dall’altra. Vanessa e Matthew Hard, in viaggiò da Holyhead a Swansea, si fermano in un parcheggio isolato. L’uomo si allontana per pochi minuti, e al suo ritorno scopre che la moglie è scomparsa senza lasciare traccia. Matthew non sa che è stata rapita: il suo sequestratore, Ryan Lee, la rinchiude in una grotta nella “valle della volpe”, un luogo isolato che lui solo è in grado di raggiungere, ma viene arrestato e incarcerato per un crimine precedente. Di Vanessa non si sa più nulla, e il marito sprofonda nell’incubo dell’incertezza. Nessun indizio, nessuna pista concreta. Tre anni dopo, Ryan viene rimesso in libertà. ma qualcuno pare abbia ordito una trama spaventosa, un’orribile vendetta per gli errori commessi nel suo passato: sua madre e la sua ex fidanzata vengono inspiegabilmente aggredite, e un’altra donna viene rapita “replicando” nei minimi dettagli la scomparsa di Vanessa Willard.

L’uccello che girava le Viti del Mondo

Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar.

***

In un sobborgo di Tokyo il giovane Okada Toru ha appena lasciato volontariamente il suo lavoro e si dedica ai lavori di casa. Due episodi apparentemente insignificanti riescono tuttavia a rovesciare la sua vita tranquilla: la scomparsa del gatto di casa e la telefonata anonima di una donna che con voce sensuale gli chiede un incontro. Toru si accorgerà presto che oltre al gatto, a cui la moglie Kumiko è molto affezionata, dovrà cercare Kumiko stessa. Lo spazio limitato del suo quotidiano diventa il teatro di una ricerca in cui sogni, ricordi e realtà si confondono e che lo porterà ad incontrare personaggi sempre piú strani: dalla prostituta psicotica, alla sedicenne morbosa, dal politico diabolico, al vecchio e misterioso veterano di guerra. A poco a poco Toru dovrà risolvere i conflitti della sua vita passata di cui nemmeno sospettava l’esistenza.
Un intrigante romanzo che illumina quelle zone d’ombra in cui ognuno nasconde segreti e fragilità.

(source: Bol.com)

Tutti i fiumi vanno al mare: Memorie

La vita di Elie Wiesel: l’infanzia da ragazzino ebreo ai confini tra Ungheria e Romania, la tragedia del lager, l’orrore della guerra, la terribile condizione di sopravvissuto, e infine la lotta perché nessuno dimentichi quello che è stato.

Il trionfo della metafisica: Memorie di uno scrittore in prigione

Eduard Limonov non è mai stato un bravo ragazzo: scrittore di culto, guerrafondaio ribelle, dissidente sdegnato, fondatore del Partito nazionalbolscevico, più volte arrestato. Visceralmente avverso a ogni pregiudizio, radica le sue azioni e i suoi pensieri in una personalissima visione del mondo e del destino dell’umanità.
Con più di trenta romanzi all’attivo, poesie, scritti teatrali, articoli e saggi tradotti in moltissime lingue, la sua onda si abbatte in Europa e nel mondo con incredibile impeto, grazie anche al libro straordinario dedicatogli da Emmanuel Carrère, che lo definisce: «Un uomo dalla scorza dura e dalla cannibalesca placidità… Una specie di eroe. È un fascista, ha combattuto a fianco di Arkan, tutte cose spaventose. Ma è anche un coraggioso, ha pagato per quello che ha fatto, non è mai dalla parte del potere: una specie di Robin Hood».
Nel Trionfo della metafisica Limonov racconta i mesi trascorsi all’interno della colonia penale n° 13 nelle steppe della regione di Saratov. Al lager Limonov era arrivato all’inizio del maggio 2003 dopo due anni di prigione. Il libro pullula dei personaggi più disparati: i duri passati per le carceri e i campi di rieducazione per giudizi spesso iniqui e affrettati, i criminali incalliti, ma anche gli innocenti ingiustamente condannati.
Tutti riforgiati in qualche modo dall’esperienza dolorosa della prigionia, non necessariamente abbrutiti, ma quasi sempre colti dallo sguardo pungente e imperturbabile dello scrittore nella loro insopprimibile ma castrata umanità.
Limonov si inserisce nella grande tradizione letteraria russa: quella che, scontrandosi tragicamente con la realtà del carcere e del gulag,ha trasformato la prigionia in una metafora della società e della condizione umana. Ogni pagina di questo libro è una tensione verso l’ascesi; l’esperienza penitenziaria diventa superamento dei limiti spazio-temporali, esercizio di controllo e padronanza di sé; il recluso è un monaco, la sua libertà è tutta interiore e va conquistata e difesa ogni giorno.
La sua scrittura si innalza, scarna ed efficace, al servizio di una testimonianza sfrondata da egocentrismi e autoreferenzialità, una illuminante carrellata di volti, figure, ricordi. Più di ogni instant book, questo libro è un atto d’accusa contro la Russia putiniana, quella che si è scagliata contro Anna Politkovskaja, Michail Chodorkovskij, le Pussy Riot: un insieme di storia e attualità, vicenda personale e destino di un popolo che confluiscono in un’opera al di là di ogni etichetta, essenziale e asciutta come una poesia, un esercizio d’arte estremo.
**
### Sinossi
Eduard Limonov non è mai stato un bravo ragazzo: scrittore di culto, guerrafondaio ribelle, dissidente sdegnato, fondatore del Partito nazionalbolscevico, più volte arrestato. Visceralmente avverso a ogni pregiudizio, radica le sue azioni e i suoi pensieri in una personalissima visione del mondo e del destino dell’umanità.
Con più di trenta romanzi all’attivo, poesie, scritti teatrali, articoli e saggi tradotti in moltissime lingue, la sua onda si abbatte in Europa e nel mondo con incredibile impeto, grazie anche al libro straordinario dedicatogli da Emmanuel Carrère, che lo definisce: «Un uomo dalla scorza dura e dalla cannibalesca placidità… Una specie di eroe. È un fascista, ha combattuto a fianco di Arkan, tutte cose spaventose. Ma è anche un coraggioso, ha pagato per quello che ha fatto, non è mai dalla parte del potere: una specie di Robin Hood».
Nel Trionfo della metafisica Limonov racconta i mesi trascorsi all’interno della colonia penale n° 13 nelle steppe della regione di Saratov. Al lager Limonov era arrivato all’inizio del maggio 2003 dopo due anni di prigione. Il libro pullula dei personaggi più disparati: i duri passati per le carceri e i campi di rieducazione per giudizi spesso iniqui e affrettati, i criminali incalliti, ma anche gli innocenti ingiustamente condannati.
Tutti riforgiati in qualche modo dall’esperienza dolorosa della prigionia, non necessariamente abbrutiti, ma quasi sempre colti dallo sguardo pungente e imperturbabile dello scrittore nella loro insopprimibile ma castrata umanità.
Limonov si inserisce nella grande tradizione letteraria russa: quella che, scontrandosi tragicamente con la realtà del carcere e del gulag,ha trasformato la prigionia in una metafora della società e della condizione umana. Ogni pagina di questo libro è una tensione verso l’ascesi; l’esperienza penitenziaria diventa superamento dei limiti spazio-temporali, esercizio di controllo e padronanza di sé; il recluso è un monaco, la sua libertà è tutta interiore e va conquistata e difesa ogni giorno.
La sua scrittura si innalza, scarna ed efficace, al servizio di una testimonianza sfrondata da egocentrismi e autoreferenzialità, una illuminante carrellata di volti, figure, ricordi. Più di ogni instant book, questo libro è un atto d’accusa contro la Russia putiniana, quella che si è scagliata contro Anna Politkovskaja, Michail Chodorkovskij, le Pussy Riot: un insieme di storia e attualità, vicenda personale e destino di un popolo che confluiscono in un’opera al di là di ogni etichetta, essenziale e asciutta come una poesia, un esercizio d’arte estremo.

Il treno

Maggio 1940. Le truppe della Wehrmacht dilagano in Belgio e minacciano i confini della Francia. Dalle Ardenne, dove è stato promulgato un ordine di evacuazione generale, sciami di profughi lasciano le loro case prendendo d’assalto i pochi treni disponibili. Nel carro bestiame di un convoglio che procede lentissimo verso il sud – e che viene continuamente fermato in piena campagna, parcheggiato per ore su linee secondarie, bombardato dagli Stuka tedeschi –, un uomo privo di ogni qualità, miope e di salute cagionevole, un uomo con una piccola vita mediocre e mediocremente serena, incontra una donna di cui non saprà altro, per tutto il tempo che passeranno insieme, se non che è una cèca di origine ebrea, e che è stata in prigione a Namur. Fra loro, all’inizio del lungo viaggio che li porterà fino alla Rochelle, non ci sono che sguardi. Ma un po’ alla volta, senza che nulla sia stato detto, le due solitarie creature diventano inseparabili; finché, durante la prima notte che passano l’uno accanto all’altro sulla paglia ammucchiata per terra, confusi fra altri corpi sconosciuti, accadrà qualcosa di inimmaginabile. Sarà l’inizio di una passione amorosa di cui Simenon ci racconta (caso rarissimo) anche i momenti di più bruciante erotismo; una passione che isolerà un uomo e una donna che fino a poche ore prima ignoravano l’esistenza stessa l’uno dell’altro da tutto ciò che accade intorno a loro (l’occupazione tedesca, i convogli di sfollati, il tendone da circo che li ospita insieme ad altre decine di profughi), chiudendoli in un bozzolo fatto di desiderio e di gioco – e di una scandalosa, disperata, effimera felicità.

La tredicesima storia

Margaret Lea è una giovane libraia antiquaria che, negli anni trascorsi con il padre tra pagine immortali e volumi sepolti dall’oblio, ha coltivato una quieta passione per le biografie letterarie in cui di tanto in tanto si cimenta. La sua prevedibile esistenza viene sconvolta il giorno in cui Vida Winter, sfuggente e carismatica scrittrice alla fine dei suoi giorni, la incarica di scrivere la sua biografia ufficiale. Margaret parte alla volta dell’isolata magione dell’anziana autrice, nelle campagne dello Yorkshire, e rimane immediatamente stregata dalle vicende della singolare famiglia Angelfield e dalla sorte di un misterioso racconto che Vida Winter non ha mai voluto pubblicare… La tredicesima storia dipana così davanti agli occhi del lettore non solo il tempestoso trascorrere di esistenze avvolte dal segreto, ma anche la complessa, intensissima amicizia tra due donne di differenti generazioni che, dietro la magica finzione del narrare, troveranno l’una nell’altra verità su se stesse a cui mai sarebbero potute arrivare da sole.

Il Trecentonovelle

Franco Sacchetti (1332 o 1334 – 1400 circa), novelliere e lirico fiorentino, cominciò nel 1385 a lavorare al Trecentonovelle, una raccolta di novelle, aneddoti, beffe e pettegolezzi, che sarà destinato a diventare il capolavoro comico della narrativa popolana. Quest’opera, data alle stampe da Biscioni solo nel 1724, si può oggi leggere nella nuova versione digitale critica messa a punto da Utet, completa di apparato critico collegato tramite ipertesto.

La trafficante

Hector Guzmán è abituato a ottenere ciò che vuole, che si tratti della rotta più importante del narcotraffico internazionale o di una donna bellissima. Gunilla Strandberg è pronta a usare ogni mezzo, lecito o meno, per combattere la malavita: nella sua unità speciale recluta poliziotti imbottiti di psicofarmaci, soggetti violenti con simpatie di estrema destra o dalla fedina penale non esattamente pulita. Sophie Brinkmann, infermiera e madre single, conduce una vita tranquilla nei sobborghi di Stoccolma, ignara che l’uomo colto ed elegante che la sta conquistando con il suo fascino latino è un boss della criminalità organizzata. Prima che se ne renda conto, Sophie si ritrova al centro di un fuoco incrociato, contesa tra Guzmán e la polizia, e protagonista suo malgrado di una guerra tra organizzazioni rivali che annovera tra i suoi attori anche un feroce sicario, un poliziotto psicotico, un seducente trafficante d’armi. Combattuta tra i sentimenti e il rispetto della legge, Sophie dovrà scegliere da che parte stare. Non tarderà molto a capire che non si gioca una partita tra bene e male, ma tra vita e morte. In un mondo in cui la corruzione non ha bandiera, e giustizia e malavita usano gli stessi mezzi, conta solo la sopravvivenza. E a sopravvivere sono i più forti.

Tradizioni popolari di Gallura

In risposta al dilagante processo di omologazione sotto cui soccombono le identità locali, De Rosa elabora la prima raccolta sistematica di dati sulla cultura tradizionale della Gallura: dal carattere fisico-morale degli abitanti agli aspetti più vari della vita e degli usi popolari (le pratiche cerimoniali, le feste, la gastronomia, le danze, la lingua), un lungo itinerario non privo di sorprese.
www.ilisso.it
**
### Sinossi
In risposta al dilagante processo di omologazione sotto cui soccombono le identità locali, De Rosa elabora la prima raccolta sistematica di dati sulla cultura tradizionale della Gallura: dal carattere fisico-morale degli abitanti agli aspetti più vari della vita e degli usi popolari (le pratiche cerimoniali, le feste, la gastronomia, le danze, la lingua), un lungo itinerario non privo di sorprese.
www.ilisso.it

La torre nera

Un diabolico assassino fa strage degli ospiti della comunità di Toynton Grange. L’ispettore Dalgliesh riesce a dargli un nome e ad affrontarlo in un micidiale duello nei pressi della lugubre Torre nera…

(source: Bol.com)

Il tiranno di Roma

La vita di Crisso, schiavo fin da bambino, viene sconvolta dall’arrivo, nel latifondo in cui lavora, di Gaio Mario, il vecchio condottiero tornato dall’esilio cui l’ha costretto Silla. Mario lo arruola tra le sue celebri e sanguinarie guardie del corpo, promettendogli la libertà se lo aiuterà nell’impresa di riconquistare Roma e raggiungere il suo settimo consolato. Crisso aderisce entusiasta e partecipa all’assedio dell’Urbe, che si sviluppa per un’intera estate tra battaglie, pestilenze e blocchi dei rifornimenti. Ma all’interno della città assediata il senato è convinto a resistere dal console Gaio Ottavio, tenace sostenitore dell’ordine costituito, determinato e coraggioso. La sua schiava domestica, Giunilla, lo ammira e lo sostiene fino in fondo, ma alla fine gli assediati devono cedere e permettere l’ingresso di Mario in città, cui seguono giorni di terrore, di stragi e vendette. I destini di Crisso e Giunilla si intrecciano in una spirale sempre più drammatica, che determinerà un nuovo futuro per il giovane schiavo. Uno degli episodi più intensi della storia di Roma e delle guerre civili, riletto attraverso gli occhi di due schiavi arruolati nelle opposte fazioni.
**