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La ragazza n° 9

Tradotta in trenta Paesi
Milioni di copie vendute
Un grande thriller
Un’indagine degli investigatori Sam Kovac e Nikki Liska
Una collaudata coppia di detective. Il cadavere mutilato di una ragazza. Un serial killer che sembra non aver mai commesso errori…
La notte della vigilia di Capodanno, la gelida Minneapolis viene scossa da un macabro episodio: a seguito di un banale tamponamento, il cadavere brutalizzato di una giovane donna cade dal bagagliaio di una macchina che poi scompare nel nulla.
È la nona ragazza trovata morta dall’inizio dell’anno, ma questa volta le torture subite non permettono di identificarla. Il caso viene affidato ai detective Sam Kovac e Nikki Liska, collaudata coppia investigativa che avrà il compito di scoprire chi sia quella ragazza e chi la odiava tanto da volerla far fuori. Il timore più grande è che la loro “Jane Doe” sia la nona vittima di uno spietato serial killer che sta terrorizzando l’America e che tutti chiamano “Doc Holiday”, perché colpisce prevalentemente durante le feste. Ma inseguendo la verità, Kovac e Liska si accorgeranno che la loro “ragazza numero nove” aveva a che fare con dei mostri tutti i giorni… E quando un’altra giovane donna scompare, i due detective dovranno affrontare una domanda cruciale: il male più grande è quello che non vediamo arrivare o quello che conosciamo bene perché vive accanto a noi?
Tradotta in trenta Paesi
Milioni di copie vendute
Arriva in Italia la regina del thriller
«La prosa di Tami Hoag è rapida e precisa come un colpo di arte marziale, il ritmo è ad alta tensione, e il suo modo di descrivere le problematiche adolescenziali, gli effetti del divorzio e la psicosi del serial killer è consapevole e toccante. Questo romanzo è il suo capolavoro.»
Booklist
«La ragazza N°9 è un romanzo avvincente condito con dialoghi che rappresentano un’eccellenza nel genere.»
Entertainment Weekly
«Tra i più intensi scrittori di thriller in circolazione.»
Chicago Tribune
«Le storie della Hoag sono perfette. Il lettore si trova sempre a fare il tifo per i suoi personaggi.»
Kirkus
«Tami Hoag è bravissima a controllare le trame e tenere alta la tensione in ogni pagina.»
Huffington Post
«Splendido… Tami Hoag non ha rivali. I colpi di scena mozzafiato si susseguono senza sosta in questo avvincente romanzo.»
Publishers Weekly
Tami Hoag
Vive in Florida ed è autrice di decine di bestseller. I suoi romanzi sono tradotti in più di trenta Paesi e hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo.

Tradotta in trenta Paesi
Milioni di copie vendute
Un grande thriller
Un’indagine degli investigatori Sam Kovac e Nikki Liska
Una collaudata coppia di detective. Il cadavere mutilato di una ragazza. Un serial killer che sembra non aver mai commesso errori…
La notte della vigilia di Capodanno, la gelida Minneapolis viene scossa da un macabro episodio: a seguito di un banale tamponamento, il cadavere brutalizzato di una giovane donna cade dal bagagliaio di una macchina che poi scompare nel nulla.
È la nona ragazza trovata morta dall’inizio dell’anno, ma questa volta le torture subite non permettono di identificarla. Il caso viene affidato ai detective Sam Kovac e Nikki Liska, collaudata coppia investigativa che avrà il compito di scoprire chi sia quella ragazza e chi la odiava tanto da volerla far fuori. Il timore più grande è che la loro “Jane Doe” sia la nona vittima di uno spietato serial killer che sta terrorizzando l’America e che tutti chiamano “Doc Holiday”, perché colpisce prevalentemente durante le feste. Ma inseguendo la verità, Kovac e Liska si accorgeranno che la loro “ragazza numero nove” aveva a che fare con dei mostri tutti i giorni… E quando un’altra giovane donna scompare, i due detective dovranno affrontare una domanda cruciale: il male più grande è quello che non vediamo arrivare o quello che conosciamo bene perché vive accanto a noi?
Tradotta in trenta Paesi
Milioni di copie vendute
Arriva in Italia la regina del thriller
«La prosa di Tami Hoag è rapida e precisa come un colpo di arte marziale, il ritmo è ad alta tensione, e il suo modo di descrivere le problematiche adolescenziali, gli effetti del divorzio e la psicosi del serial killer è consapevole e toccante. Questo romanzo è il suo capolavoro.»
Booklist
«La ragazza N°9 è un romanzo avvincente condito con dialoghi che rappresentano un’eccellenza nel genere.»
Entertainment Weekly
«Tra i più intensi scrittori di thriller in circolazione.»
Chicago Tribune
«Le storie della Hoag sono perfette. Il lettore si trova sempre a fare il tifo per i suoi personaggi.»
Kirkus
«Tami Hoag è bravissima a controllare le trame e tenere alta la tensione in ogni pagina.»
Huffington Post
«Splendido… Tami Hoag non ha rivali. I colpi di scena mozzafiato si susseguono senza sosta in questo avvincente romanzo.»
Publishers Weekly
Tami Hoag
Vive in Florida ed è autrice di decine di bestseller. I suoi romanzi sono tradotti in più di trenta Paesi e hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo.

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La Mountain Bike: Guida completa all’uso e alla manutenzione, telaio – componenti – sospensioni – messa a punto

La mountain bike sta divenendo una bicicletta sempre più tecnologica, che permette di affrontare qualsiasi tipo di terreno; ma per farlo nel modo migliore vanno scelti materiali, componenti e geometrie diverse e spesso molto elaborate. Tra una bici rigida senza ammortizzatori, pensata per percorsi di terra battuta e una full suspended da discesa la differenza è enorme. E tra questi due estremi le sfumature sono infinite. Cambiano le escursioni degli ammortizzatori e delle forcelle, le misure delle gomme e anche il peso finale della bici. La componentistica si adatta a seconda dell’impiego e del livello della bici. I freni V-Brake lasciano il posto ai sistemi idraulici e a disco e lo stile di guida si avvicina a quello del motocross. In questo manuale l’analisi tecnica del mezzo viene approfondita fin nel dettaglio. Con un linguaggio semplice sono spiegati tutti i concetti che rendono ogni mountain bike unica grazie alle regolazioni che vi si possono effettuare. Sono così fornite al lettore le basi necessarie per scegliere la bici ideale secondo le proprie esigenze e sfruttarla al meglio. Non mancano le guide visuali per la manutenzione ordinaria e straordinaria, come pure i consigli essenziali per godere la natura con un mezzo che sa rispettarla pur offrendo divertimento ed emozioni forti.

La mountain bike sta divenendo una bicicletta sempre più tecnologica, che permette di affrontare qualsiasi tipo di terreno; ma per farlo nel modo migliore vanno scelti materiali, componenti e geometrie diverse e spesso molto elaborate. Tra una bici rigida senza ammortizzatori, pensata per percorsi di terra battuta e una full suspended da discesa la differenza è enorme. E tra questi due estremi le sfumature sono infinite. Cambiano le escursioni degli ammortizzatori e delle forcelle, le misure delle gomme e anche il peso finale della bici. La componentistica si adatta a seconda dell’impiego e del livello della bici. I freni V-Brake lasciano il posto ai sistemi idraulici e a disco e lo stile di guida si avvicina a quello del motocross. In questo manuale l’analisi tecnica del mezzo viene approfondita fin nel dettaglio. Con un linguaggio semplice sono spiegati tutti i concetti che rendono ogni mountain bike unica grazie alle regolazioni che vi si possono effettuare. Sono così fornite al lettore le basi necessarie per scegliere la bici ideale secondo le proprie esigenze e sfruttarla al meglio. Non mancano le guide visuali per la manutenzione ordinaria e straordinaria, come pure i consigli essenziali per godere la natura con un mezzo che sa rispettarla pur offrendo divertimento ed emozioni forti.

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La Legge Di Natura

«La vita ti arriva sempre alle spalle, e poi di colpo te la ritrovi davanti.» Un terribile incidente d’auto catapulta Jussi Rautala in un’altra realtà. Cinico vedovo sessantenne, piccolo imprenditore e irriducibile evasore fiscale, si ritrova in un letto d’ospedale a dipendere dalle cure del suo odiato nemico: lo stato sociale. Ma non bastano i chirurghi a rimettere insieme i pezzi della sua esistenza, che all’improvviso sembra ruotare intorno alla soglia affollata tra (ri)nascita e morte: da sua figlia Mira, attivista politica vegetariana, ecologista e «salvatrice del pianeta», che sta per dare alla luce una nuova vita, al suo vecchio padre Väinö che tira le somme della propria cercando una risposta ai dilemmi dell’Amleto, a un bambino soldato della Sierra Leone che Rautala ha adottato a distanza molti anni fa e ora gli si presenta alla porta, fan degli Abba e rivenditore dell’analgesico più richiesto in Occidente, la cannabis: anche lui ha visto in faccia la morte e sta cercando la sua nuova vita. Il tutto mentre la Grecia vacilla, l’Europa batte cassa, e l’efficiente Finlandia è di colpo obbligata a tagliare servizi e benefici finora presi per scontati. Con la sua geniale capacità di fondere iperrealismo e assurdo, humor e poesia, Hotakainen ci proietta in un inedito microcosmo ospedaliero, un crocevia di destini, domande e deliri senza filtri da cui guardare con altri occhi l’eterna contesa tra l’individuo e il bene comune, la bellezza e la felicità. Risate e lacrime si alternano senza sosta in una moderna commedia umana sul senso della vita biologica, sociale, morale, in cui non è mai troppo tardi per rinascere. Una prospettiva unica sulle leggi della natura e sulla natura dell’uomo.

«La vita ti arriva sempre alle spalle, e poi di colpo te la ritrovi davanti.» Un terribile incidente d’auto catapulta Jussi Rautala in un’altra realtà. Cinico vedovo sessantenne, piccolo imprenditore e irriducibile evasore fiscale, si ritrova in un letto d’ospedale a dipendere dalle cure del suo odiato nemico: lo stato sociale. Ma non bastano i chirurghi a rimettere insieme i pezzi della sua esistenza, che all’improvviso sembra ruotare intorno alla soglia affollata tra (ri)nascita e morte: da sua figlia Mira, attivista politica vegetariana, ecologista e «salvatrice del pianeta», che sta per dare alla luce una nuova vita, al suo vecchio padre Väinö che tira le somme della propria cercando una risposta ai dilemmi dell’Amleto, a un bambino soldato della Sierra Leone che Rautala ha adottato a distanza molti anni fa e ora gli si presenta alla porta, fan degli Abba e rivenditore dell’analgesico più richiesto in Occidente, la cannabis: anche lui ha visto in faccia la morte e sta cercando la sua nuova vita. Il tutto mentre la Grecia vacilla, l’Europa batte cassa, e l’efficiente Finlandia è di colpo obbligata a tagliare servizi e benefici finora presi per scontati. Con la sua geniale capacità di fondere iperrealismo e assurdo, humor e poesia, Hotakainen ci proietta in un inedito microcosmo ospedaliero, un crocevia di destini, domande e deliri senza filtri da cui guardare con altri occhi l’eterna contesa tra l’individuo e il bene comune, la bellezza e la felicità. Risate e lacrime si alternano senza sosta in una moderna commedia umana sul senso della vita biologica, sociale, morale, in cui non è mai troppo tardi per rinascere. Una prospettiva unica sulle leggi della natura e sulla natura dell’uomo.

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La Condanna Del Sangue – La Primavera Del Commissario Ricciardi

La primavera del 1931 si annuncia con i suoi profumi tra i vicoli e le piazze di Napoli e già porta scompiglio, agita il sangue delle persone. Carmela Calise, cartomante e usuraia, scopre la carta che segnerà il proprio e l’altrui destino. Viene trovata morta, ridotta a un mucchio di ossa e sangue, barbaramente colpita a bastonate nel suo modesto appartamento del rione Sanità. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi e il brigadiere Raffaele Maione sanno come può essere feroce il richiamo della stagione nuova; quello che ancora non sanno è quanto saranno coinvolti nella tempesta di emozioni che dovranno attraversare. Guidato dal Fatto, il dono o la maledizione di sentire le ultime parole pronunciate da chi muore di morte violenta, Ricciardi, già protagonista de Il senso del dolore, accompagna il lettore nei misteri della città, tra menzogne e sotterfugi, superstizioni e intrighi, mentre le passioni esplodono indomabili nell’oscurità dei bassi e nelle stanze ombrose delle dimore nobiliari. I personaggi del romanzo si muovono attorno al commissario come a comporre un coro. Tra i tanti, le donne: la coraggiosa Filomena, costretta a sacrificare la propria bellezza per salvare l’onore; l’affascinante e impulsiva Emma, annoiata da un ricco marito assai più vecchio di lei; e poi Lucia, decisa a riconquistare l’uomo che ama, la piccola Rituccia, già segnata dalle iniquità della vita, la dolce Enrica, in attesa di uno sguardo alla finestra. Ricciardi e Maione dovranno affrontare l’abbandono, la gelosia, il possesso. Ma soprattutto la “condanna del sangue”: ancora una volta affonderanno le mani nelle miserie e nel dolore e incontreranno gli antichi nemici, la fame e l’amore; nel farlo si troveranno faccia a faccia con le proprie paure. Il caso sarà risolto e la città restituita alla seduzione dell’aria che freme.

La primavera del 1931 si annuncia con i suoi profumi tra i vicoli e le piazze di Napoli e già porta scompiglio, agita il sangue delle persone. Carmela Calise, cartomante e usuraia, scopre la carta che segnerà il proprio e l’altrui destino. Viene trovata morta, ridotta a un mucchio di ossa e sangue, barbaramente colpita a bastonate nel suo modesto appartamento del rione Sanità. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi e il brigadiere Raffaele Maione sanno come può essere feroce il richiamo della stagione nuova; quello che ancora non sanno è quanto saranno coinvolti nella tempesta di emozioni che dovranno attraversare. Guidato dal Fatto, il dono o la maledizione di sentire le ultime parole pronunciate da chi muore di morte violenta, Ricciardi, già protagonista de Il senso del dolore, accompagna il lettore nei misteri della città, tra menzogne e sotterfugi, superstizioni e intrighi, mentre le passioni esplodono indomabili nell’oscurità dei bassi e nelle stanze ombrose delle dimore nobiliari. I personaggi del romanzo si muovono attorno al commissario come a comporre un coro. Tra i tanti, le donne: la coraggiosa Filomena, costretta a sacrificare la propria bellezza per salvare l’onore; l’affascinante e impulsiva Emma, annoiata da un ricco marito assai più vecchio di lei; e poi Lucia, decisa a riconquistare l’uomo che ama, la piccola Rituccia, già segnata dalle iniquità della vita, la dolce Enrica, in attesa di uno sguardo alla finestra. Ricciardi e Maione dovranno affrontare l’abbandono, la gelosia, il possesso. Ma soprattutto la “condanna del sangue”: ancora una volta affonderanno le mani nelle miserie e nel dolore e incontreranno gli antichi nemici, la fame e l’amore; nel farlo si troveranno faccia a faccia con le proprie paure. Il caso sarà risolto e la città restituita alla seduzione dell’aria che freme.

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La Casa Della Saggezza

Abu Rayhan al-Biruni, Ibn al-Shatir, al-Khwarizmi, Ibn al-Haytham, al-Razi. Dietro a questi nomi, per noi quasi sconosciuti, si nascondono in realtà le vite e le opere di scienziati che hanno posto le basi del mondo moderno. Jim Al-Khalili ricostruisce con straordinaria perizia la storia di un’epoca nella quale menti geniali spinsero le frontiere della conoscenza così in là da plasmare le civiltà che seguirono, fino ai giorni nostri. Il pensiero scientifico e culturale occidentale è in debito, ben più di quanto comunemente si pensi, con ciò che realizzarono mille anni fa gli scienziati e i pensatori del mondo islamico, in un periodo che fu elusivamente descritto come una lunga Età Oscura, una penosa parentesi posta tra la grande civiltà classica greco-latina e il Rinascimento europeo.
Jim Al-Khalili, con la sua usuale prosa avvincente, ci svela i nomi dei protagonisti di questa avventura meravigliosa e troppo a lungo ignorata.

Abu Rayhan al-Biruni, Ibn al-Shatir, al-Khwarizmi, Ibn al-Haytham, al-Razi. Dietro a questi nomi, per noi quasi sconosciuti, si nascondono in realtà le vite e le opere di scienziati che hanno posto le basi del mondo moderno. Jim Al-Khalili ricostruisce con straordinaria perizia la storia di un’epoca nella quale menti geniali spinsero le frontiere della conoscenza così in là da plasmare le civiltà che seguirono, fino ai giorni nostri. Il pensiero scientifico e culturale occidentale è in debito, ben più di quanto comunemente si pensi, con ciò che realizzarono mille anni fa gli scienziati e i pensatori del mondo islamico, in un periodo che fu elusivamente descritto come una lunga Età Oscura, una penosa parentesi posta tra la grande civiltà classica greco-latina e il Rinascimento europeo.
Jim Al-Khalili, con la sua usuale prosa avvincente, ci svela i nomi dei protagonisti di questa avventura meravigliosa e troppo a lungo ignorata.

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L’ultimo comunista. La presa del potere di Giorgio Napolitano

Conquistare la più alta carica dello Stato senza nemmeno fare la rivoluzione. E nello stesso tempo scoprire alla fine del mandato di aver fallito completamente il progetto perseguito per anni: riformare il costume e la politica italiana. Tutto è andato in fumo. Anche la meteora Monti, un’invenzione di Napolitano per coprire il vuoto lasciato dai partiti incapaci di affrontare la crisi economica e il confronto con l’Europa. Intanto il ciclone Grillo sovverte i piani del Pd e del presidente. Tutto da rifare. Come ricostruisce Chessa utilizzando documenti di partito, lettere, testimonianze di amici e nemici. Napolitano (Napoli, 1925), undicesimo presidente della Repubblica, ha attraversato indenne tutte le stagioni della politica: dallo stalinismo e gli anni bui delle invasioni dell’Ungheria e della Cecoslovacchia, alle divisioni all’interno del Pci tra la destra amendoliana, la sinistra di Ingrao, la corrente migliorista e poi la fine del comunismo, tangentopoli, il Quirinale inaspettato, il confronto con Berlusconi e il braccio di ferro con la Procura di Palermo. Riannodare i fili di questa storia significa rispondere ai tanti quesiti che la politica pone oggi a chi vuole capire quale futuro ci attende. Forse Napolitano sarà l’ultimo presidente di una lunga stagione, lui comunista distante e freddo, assurto improvvisamente a padre della patria e leader. Presidente con molti più poteri di quanti lui stesso all’inizio del mandato pensava di avere. **

Conquistare la più alta carica dello Stato senza nemmeno fare la rivoluzione. E nello stesso tempo scoprire alla fine del mandato di aver fallito completamente il progetto perseguito per anni: riformare il costume e la politica italiana. Tutto è andato in fumo. Anche la meteora Monti, un’invenzione di Napolitano per coprire il vuoto lasciato dai partiti incapaci di affrontare la crisi economica e il confronto con l’Europa. Intanto il ciclone Grillo sovverte i piani del Pd e del presidente. Tutto da rifare. Come ricostruisce Chessa utilizzando documenti di partito, lettere, testimonianze di amici e nemici. Napolitano (Napoli, 1925), undicesimo presidente della Repubblica, ha attraversato indenne tutte le stagioni della politica: dallo stalinismo e gli anni bui delle invasioni dell’Ungheria e della Cecoslovacchia, alle divisioni all’interno del Pci tra la destra amendoliana, la sinistra di Ingrao, la corrente migliorista e poi la fine del comunismo, tangentopoli, il Quirinale inaspettato, il confronto con Berlusconi e il braccio di ferro con la Procura di Palermo. Riannodare i fili di questa storia significa rispondere ai tanti quesiti che la politica pone oggi a chi vuole capire quale futuro ci attende. Forse Napolitano sarà l’ultimo presidente di una lunga stagione, lui comunista distante e freddo, assurto improvvisamente a padre della patria e leader. Presidente con molti più poteri di quanti lui stesso all’inizio del mandato pensava di avere. **

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L’ossessione del miliardario – Simon

Grazie a un colpo di fortuna, la studentessa di infermieristica e cameriera a tempo pieno Kara Foster infligge un duro colpo alla sua già disperata situazione finanziaria, che sicuramente la condurrà a vivere per le strade. Non avendo bisogno di altro che un autentico miracolo per salvarsi, Kara ottiene l’aiuto da una fonte sconosciuta, improbabile e travolgente. Il miliardario Simon Hudson le fa un’offerta impossibile da rifiutare, ma terrificante, provenendo da un uomo che lei non conosce. Il bel milionario alpha sarà davvero una soluzione ai problemi o finirà per essere una complicazione maggiore e un pericolo per la sua sanità mentale?
Il solitario miliardario Simon Hudson preferirebbe stare dietro a un computer a creare giochi piuttosto che stare gomito a gomito con l’élite, e sa esattamente che cosa vuole… fin quando non incontra Kara Foster. Qualcosa di Kara colpisce Simon in un modo che non aveva mai sperimentato, e questo sicuramente non gli piace. Per oltre un anno, Simon tiene d’occhio Kara, ma rifiuta ostinatamente di ammettere il desiderio di possederla, addirittura a se stesso. Ma quando lei finisce in una situazione che potrebbe benissimo essere la sua distruzione, Simon si fa avanti per aiutarla, senza rendersi conto che nel salvare Kara, potrebbe benissimo salvare la sua stessa anima.

Grazie a un colpo di fortuna, la studentessa di infermieristica e cameriera a tempo pieno Kara Foster infligge un duro colpo alla sua già disperata situazione finanziaria, che sicuramente la condurrà a vivere per le strade. Non avendo bisogno di altro che un autentico miracolo per salvarsi, Kara ottiene l’aiuto da una fonte sconosciuta, improbabile e travolgente. Il miliardario Simon Hudson le fa un’offerta impossibile da rifiutare, ma terrificante, provenendo da un uomo che lei non conosce. Il bel milionario alpha sarà davvero una soluzione ai problemi o finirà per essere una complicazione maggiore e un pericolo per la sua sanità mentale?
Il solitario miliardario Simon Hudson preferirebbe stare dietro a un computer a creare giochi piuttosto che stare gomito a gomito con l’élite, e sa esattamente che cosa vuole… fin quando non incontra Kara Foster. Qualcosa di Kara colpisce Simon in un modo che non aveva mai sperimentato, e questo sicuramente non gli piace. Per oltre un anno, Simon tiene d’occhio Kara, ma rifiuta ostinatamente di ammettere il desiderio di possederla, addirittura a se stesso. Ma quando lei finisce in una situazione che potrebbe benissimo essere la sua distruzione, Simon si fa avanti per aiutarla, senza rendersi conto che nel salvare Kara, potrebbe benissimo salvare la sua stessa anima.

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L’Audacia Della Speranza

Qualche anno fa, con il discorso introduttivo alla convention del Partito democratico, entusiasmò il pubblico ricordando quell’ottimismo nel futuro da lui definito “audacia della speranza”, che ha sempre guidato il popolo americano. Barack Obama, protagonista di una campagna elettorale appassionante e ormai al centro dell’attenzione di tutto il mondo, si racconta: essere nato da una madre del Kansas e un padre keniano e aver vissuto la sua giovinezza tra Hawaii e Indonesia lo rendono capace di cogliere i difetti del mondo globalizzato e di interpretarne le opportunità. La sua strategia prevede un ritorno allo spirito democratico e ai valori base della Costituzione. E il coraggio di offrire un nuovo sogno ai cittadini statunitensi e a tutti i popoli del mondo.

Qualche anno fa, con il discorso introduttivo alla convention del Partito democratico, entusiasmò il pubblico ricordando quell’ottimismo nel futuro da lui definito “audacia della speranza”, che ha sempre guidato il popolo americano. Barack Obama, protagonista di una campagna elettorale appassionante e ormai al centro dell’attenzione di tutto il mondo, si racconta: essere nato da una madre del Kansas e un padre keniano e aver vissuto la sua giovinezza tra Hawaii e Indonesia lo rendono capace di cogliere i difetti del mondo globalizzato e di interpretarne le opportunità. La sua strategia prevede un ritorno allo spirito democratico e ai valori base della Costituzione. E il coraggio di offrire un nuovo sogno ai cittadini statunitensi e a tutti i popoli del mondo.

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L’Ascesa Della Finanza Internazionale

La prima globalizzazione, nella seconda metà dell’Ottocento, fu accompagnata, e in un certo senso guidata, da un’ élite internazionale ristretta e potente, artefice di un nuovo sistema economico. Fu questa élite a disegnare il reticolo di scambi, prestiti e transazioni internazionali della nuova geografia economica del mondo. A propria capitale eresse la più grande metropoli di allora, Londra, sede di due imperi: quello diplomatico-militare vittoriano e quello informale, dai confini mobili, della finanza. I merchant bankers londinesi furono un’aristocrazia atipica, che intrecciava il potere del denaro con quello delle relazioni istituzionali e sociali. I suoi esponenti sedevano nel direttorio della Banca d’Inghilterra come nella Camera dei Lord, ricoprivano incarichi di governo e animavano la mondanità più esclusiva. Avevano soprattutto un’enorme coscienza di sé e della propria funzione, e una grande solidarietà di gruppo e di ceto.In questo libro si racconta l’ascesa di tale élite imperiale, capitalistica e aristocratica insieme, e se ne descrivono il profilo sociale e la cultura operativa. Si parte dalla scoperta della globalizzazione, sulla base di fonti anche letterarie e artistiche, si analizzano poi da una parte la diffusione di speculazione e gioco di Borsa e dall’altra la concentrazione in poche mani di un colossale potere economico e politico. Ciò fu possibile all’élite finanziaria perché, pur professando i principi di un’assoluta libertà economica, il suo liberismo era tutt’altro che espressione delle forze spontanee del mercato. I finanzieri internazionali si erano dati tacite ma stringenti regole comportamentali che delimitavano lo spazio tanto della concorrenza quanto della cooperazione. L’epoca in cui la globalizzazione si delineò non fu affatto un periodo di anarchia economica, bensì di regolazione dell’economia, sebbene su basi rigorosamente privatistiche. E forse è questa la differenza più profonda rispetto alla globalizzazione del nostro tempo, che ha sottratto la dinamica della finanza a ogni regola. **
### Sinossi
La prima globalizzazione, nella seconda metà dell’Ottocento, fu accompagnata, e in un certo senso guidata, da un’ élite internazionale ristretta e potente, artefice di un nuovo sistema economico. Fu questa élite a disegnare il reticolo di scambi, prestiti e transazioni internazionali della nuova geografia economica del mondo. A propria capitale eresse la più grande metropoli di allora, Londra, sede di due imperi: quello diplomatico-militare vittoriano e quello informale, dai confini mobili, della finanza. I merchant bankers londinesi furono un’aristocrazia atipica, che intrecciava il potere del denaro con quello delle relazioni istituzionali e sociali. I suoi esponenti sedevano nel direttorio della Banca d’Inghilterra come nella Camera dei Lord, ricoprivano incarichi di governo e animavano la mondanità più esclusiva. Avevano soprattutto un’enorme coscienza di sé e della propria funzione, e una grande solidarietà di gruppo e di ceto.In questo libro si racconta l’ascesa di tale élite imperiale, capitalistica e aristocratica insieme, e se ne descrivono il profilo sociale e la cultura operativa. Si parte dalla scoperta della globalizzazione, sulla base di fonti anche letterarie e artistiche, si analizzano poi da una parte la diffusione di speculazione e gioco di Borsa e dall’altra la concentrazione in poche mani di un colossale potere economico e politico. Ciò fu possibile all’élite finanziaria perché, pur professando i principi di un’assoluta libertà economica, il suo liberismo era tutt’altro che espressione delle forze spontanee del mercato. I finanzieri internazionali si erano dati tacite ma stringenti regole comportamentali che delimitavano lo spazio tanto della concorrenza quanto della cooperazione. L’epoca in cui la globalizzazione si delineò non fu affatto un periodo di anarchia economica, bensì di regolazione dell’economia, sebbene su basi rigorosamente privatistiche. E forse è questa la differenza più profonda rispetto alla globalizzazione del nostro tempo, che ha sottratto la dinamica della finanza a ogni regola.

La prima globalizzazione, nella seconda metà dell’Ottocento, fu accompagnata, e in un certo senso guidata, da un’ élite internazionale ristretta e potente, artefice di un nuovo sistema economico. Fu questa élite a disegnare il reticolo di scambi, prestiti e transazioni internazionali della nuova geografia economica del mondo. A propria capitale eresse la più grande metropoli di allora, Londra, sede di due imperi: quello diplomatico-militare vittoriano e quello informale, dai confini mobili, della finanza. I merchant bankers londinesi furono un’aristocrazia atipica, che intrecciava il potere del denaro con quello delle relazioni istituzionali e sociali. I suoi esponenti sedevano nel direttorio della Banca d’Inghilterra come nella Camera dei Lord, ricoprivano incarichi di governo e animavano la mondanità più esclusiva. Avevano soprattutto un’enorme coscienza di sé e della propria funzione, e una grande solidarietà di gruppo e di ceto.In questo libro si racconta l’ascesa di tale élite imperiale, capitalistica e aristocratica insieme, e se ne descrivono il profilo sociale e la cultura operativa. Si parte dalla scoperta della globalizzazione, sulla base di fonti anche letterarie e artistiche, si analizzano poi da una parte la diffusione di speculazione e gioco di Borsa e dall’altra la concentrazione in poche mani di un colossale potere economico e politico. Ciò fu possibile all’élite finanziaria perché, pur professando i principi di un’assoluta libertà economica, il suo liberismo era tutt’altro che espressione delle forze spontanee del mercato. I finanzieri internazionali si erano dati tacite ma stringenti regole comportamentali che delimitavano lo spazio tanto della concorrenza quanto della cooperazione. L’epoca in cui la globalizzazione si delineò non fu affatto un periodo di anarchia economica, bensì di regolazione dell’economia, sebbene su basi rigorosamente privatistiche. E forse è questa la differenza più profonda rispetto alla globalizzazione del nostro tempo, che ha sottratto la dinamica della finanza a ogni regola. **
### Sinossi
La prima globalizzazione, nella seconda metà dell’Ottocento, fu accompagnata, e in un certo senso guidata, da un’ élite internazionale ristretta e potente, artefice di un nuovo sistema economico. Fu questa élite a disegnare il reticolo di scambi, prestiti e transazioni internazionali della nuova geografia economica del mondo. A propria capitale eresse la più grande metropoli di allora, Londra, sede di due imperi: quello diplomatico-militare vittoriano e quello informale, dai confini mobili, della finanza. I merchant bankers londinesi furono un’aristocrazia atipica, che intrecciava il potere del denaro con quello delle relazioni istituzionali e sociali. I suoi esponenti sedevano nel direttorio della Banca d’Inghilterra come nella Camera dei Lord, ricoprivano incarichi di governo e animavano la mondanità più esclusiva. Avevano soprattutto un’enorme coscienza di sé e della propria funzione, e una grande solidarietà di gruppo e di ceto.In questo libro si racconta l’ascesa di tale élite imperiale, capitalistica e aristocratica insieme, e se ne descrivono il profilo sociale e la cultura operativa. Si parte dalla scoperta della globalizzazione, sulla base di fonti anche letterarie e artistiche, si analizzano poi da una parte la diffusione di speculazione e gioco di Borsa e dall’altra la concentrazione in poche mani di un colossale potere economico e politico. Ciò fu possibile all’élite finanziaria perché, pur professando i principi di un’assoluta libertà economica, il suo liberismo era tutt’altro che espressione delle forze spontanee del mercato. I finanzieri internazionali si erano dati tacite ma stringenti regole comportamentali che delimitavano lo spazio tanto della concorrenza quanto della cooperazione. L’epoca in cui la globalizzazione si delineò non fu affatto un periodo di anarchia economica, bensì di regolazione dell’economia, sebbene su basi rigorosamente privatistiche. E forse è questa la differenza più profonda rispetto alla globalizzazione del nostro tempo, che ha sottratto la dinamica della finanza a ogni regola.

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Io sono lo straniero

Dopo il terribile inverno di Case Rosse, il commissario Roberto Serra ha lasciato l’Appennino emiliano per Termine, nel profondo Nord Est, sulle colline del Prosecco: quattro case, tre strade, una chiesa, un cimitero, e intorno solo vigneti, a perdita d’occhio.
Lì, di sera, Roberto sfoga in incognito la sua passione per la cucina e per i vini nel piccolo ristorante ricavato nel chiostro di un antico monastero. Di giorno, invece, lavora nella questura della scintillante e perbenista Treviso.
Una vita che scorre lenta, tra le sempre più rade visite della sua Alice e le sempre più frequenti chiacchierate con Susana, una bella sudamericana andata come lui a voltare pagina in quell’angolo di mondo.
Sino a quando, un giorno d’inverno, il commissario non incontra Francesca, una ragazza eccentrica e disperata che cerca di convincerlo a occuparsi del caso di una giovane sparita nel nulla. Per quanto Roberto punti i piedi in nome della serenità ritrovata tra i vigneti di Termine – anche grazie ai farmaci che assume per non sprofondare nelle visioni angosciose che lo tormentano – davanti a lui si delinea una scia di scomparse misteriose: tutte donne, tutte giovanissime, tutte straniere. Invisibili per la procura, per la polizia, per la gente. Roberto non può più scappare. è costretto ad affrontare un’indagine che lo porterà a scrutare le acque nere dei laghi nascosti tra i vigneti, a scoprire che un passato irrisolto può allungare le sue dita fatali fino al nostro presente, a sondare gli abissi più oscuri della mente umana.
Dormienza, pianto, allegagione, invaiatura… le fasi della vita delle vigne scandiscono la nuova indagine del commissario Serra, i cui occhi hanno la luce speciale di chi si sente, in ogni luogo, straniero – e proprio per questo vicino alla sofferenza delle vittime, alla disumanità dei carnefici. Con scrittura mobile, asciutta, a tratti intensamente poetica, Giuliano Pasini dà vita a un romanzo sull’amore e sull’odio, sul dolore e sulla redenzione. Un thriller -spumante, torbido e profumato- come un calice di Prosecco *sur lie*.

Dopo il terribile inverno di Case Rosse, il commissario Roberto Serra ha lasciato l’Appennino emiliano per Termine, nel profondo Nord Est, sulle colline del Prosecco: quattro case, tre strade, una chiesa, un cimitero, e intorno solo vigneti, a perdita d’occhio.
Lì, di sera, Roberto sfoga in incognito la sua passione per la cucina e per i vini nel piccolo ristorante ricavato nel chiostro di un antico monastero. Di giorno, invece, lavora nella questura della scintillante e perbenista Treviso.
Una vita che scorre lenta, tra le sempre più rade visite della sua Alice e le sempre più frequenti chiacchierate con Susana, una bella sudamericana andata come lui a voltare pagina in quell’angolo di mondo.
Sino a quando, un giorno d’inverno, il commissario non incontra Francesca, una ragazza eccentrica e disperata che cerca di convincerlo a occuparsi del caso di una giovane sparita nel nulla. Per quanto Roberto punti i piedi in nome della serenità ritrovata tra i vigneti di Termine – anche grazie ai farmaci che assume per non sprofondare nelle visioni angosciose che lo tormentano – davanti a lui si delinea una scia di scomparse misteriose: tutte donne, tutte giovanissime, tutte straniere. Invisibili per la procura, per la polizia, per la gente. Roberto non può più scappare. è costretto ad affrontare un’indagine che lo porterà a scrutare le acque nere dei laghi nascosti tra i vigneti, a scoprire che un passato irrisolto può allungare le sue dita fatali fino al nostro presente, a sondare gli abissi più oscuri della mente umana.
Dormienza, pianto, allegagione, invaiatura… le fasi della vita delle vigne scandiscono la nuova indagine del commissario Serra, i cui occhi hanno la luce speciale di chi si sente, in ogni luogo, straniero – e proprio per questo vicino alla sofferenza delle vittime, alla disumanità dei carnefici. Con scrittura mobile, asciutta, a tratti intensamente poetica, Giuliano Pasini dà vita a un romanzo sull’amore e sull’odio, sul dolore e sulla redenzione. Un thriller -spumante, torbido e profumato- come un calice di Prosecco *sur lie*.

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Io parlo. Donne ribelli in terra di ‘ndrangheta

Hanno infranto il silenzio preteso dalle cosche e assegnato loro dalla tradizione. Hanno combattuto paura e pudore e raccolto, non in egual misura, disprezzo e solidarietà. Qualcuna ha pagato con la vita. Sono le donne che in Calabria hanno reagito con la forza eversiva della parola alla violenza, al dolore, all’ingiustizia, sfidando la ‘ndrangheta, ma anche un mondo che tace, “Io parlo” raccoglie e ricostruisce le loro storie, ripercorrendo, sequestri di persona e faide degli anni Ottanta alle più recenti inchieste anti ‘ndrangheta, gli ultimi trent’anni di storia criminale calabrese. Tra saggio e inchiesta giornalistica, il libro è un cammino documentatissimo nel coraggio di chi, in Calabria, ha trasformato il dolore privato in una battaglia collettiva per verità e giustizia, e nei meccanismi di delegittimazione che hanno accolto la ribellione al femminile: sono pazze, depresse e instabili le donne che parlano e che, parlando, disturbano la ‘ndrangheta e imbarazzano la società. Dalla storia dimenticata della studentessa di Firenze Rossella Casini, uccisa nel 1981 perché considerata “infame” (aveva spinto alla collaborazione il fidanzato calabrese, coinvolto in una faida), fino alle vicende più recenti di Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola e Giusy Pesce, donne di ‘ndrangheta diventate nemiche di “famiglia” per cambiare un destino apparentemente già scritto. Prefazione di Michele Prestipino.

Hanno infranto il silenzio preteso dalle cosche e assegnato loro dalla tradizione. Hanno combattuto paura e pudore e raccolto, non in egual misura, disprezzo e solidarietà. Qualcuna ha pagato con la vita. Sono le donne che in Calabria hanno reagito con la forza eversiva della parola alla violenza, al dolore, all’ingiustizia, sfidando la ‘ndrangheta, ma anche un mondo che tace, “Io parlo” raccoglie e ricostruisce le loro storie, ripercorrendo, sequestri di persona e faide degli anni Ottanta alle più recenti inchieste anti ‘ndrangheta, gli ultimi trent’anni di storia criminale calabrese. Tra saggio e inchiesta giornalistica, il libro è un cammino documentatissimo nel coraggio di chi, in Calabria, ha trasformato il dolore privato in una battaglia collettiva per verità e giustizia, e nei meccanismi di delegittimazione che hanno accolto la ribellione al femminile: sono pazze, depresse e instabili le donne che parlano e che, parlando, disturbano la ‘ndrangheta e imbarazzano la società. Dalla storia dimenticata della studentessa di Firenze Rossella Casini, uccisa nel 1981 perché considerata “infame” (aveva spinto alla collaborazione il fidanzato calabrese, coinvolto in una faida), fino alle vicende più recenti di Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola e Giusy Pesce, donne di ‘ndrangheta diventate nemiche di “famiglia” per cambiare un destino apparentemente già scritto. Prefazione di Michele Prestipino.

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Il Senso Del Dolore – L’Inverno Del Commissario Ricciardi

Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia. La città è scossa dal vento gelido e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso, Ricciardi coltiva nell’animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino vede i morti nel loro ultimo attimo di vita e ne sente il dolore del distacco. Mentre i giorni passano e il vicequestore incalza, timoroso dell’impazienza del regime che da Roma chiede chiarezza ed esige che i colpevoli siano consegnati alla giustizia, la città freme sotto un alone cupo e livido, il risentimento cova nei vicoli e nei bassi, i raggi del sole illuminano a squarci le facciate degli antichi palazzi. Attento alle esigenze dei più deboli, il commissario segue il suo senso di giustizia per dare un nome all’assassino. Cominciano con l’inverno le stagioni di Ricciardi: il cammino al confine tra due mondi di un uomo condannato a guardare e amare da una finestra, interprete del disagio di un luogo sospeso tra luce e ombra.

Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia. La città è scossa dal vento gelido e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi – voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce – viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso, Ricciardi coltiva nell’animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino vede i morti nel loro ultimo attimo di vita e ne sente il dolore del distacco. Mentre i giorni passano e il vicequestore incalza, timoroso dell’impazienza del regime che da Roma chiede chiarezza ed esige che i colpevoli siano consegnati alla giustizia, la città freme sotto un alone cupo e livido, il risentimento cova nei vicoli e nei bassi, i raggi del sole illuminano a squarci le facciate degli antichi palazzi. Attento alle esigenze dei più deboli, il commissario segue il suo senso di giustizia per dare un nome all’assassino. Cominciano con l’inverno le stagioni di Ricciardi: il cammino al confine tra due mondi di un uomo condannato a guardare e amare da una finestra, interprete del disagio di un luogo sospeso tra luce e ombra.

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Il Professionista: Missione suicida

India meridionale. Insieme a una squadra di pericolosi alleati, il Professionista ha uno scambio molto delicato da portare a termine: Ludovico Misericordia, temibile killer internazionale, per Mimy Oshima, spietata agente giapponese, una vecchia conoscenza di Chance Renard. Era stata sua amante, poi gli aveva ficcato una pallottola nel collo. Cose che succedono. Per questo e mille altri motivi lui vorrebbe essere altrove. Dovunque ma non lì, in quello sperduto villaggio di montagna, ad attendere il treno su cui viaggia la donna. Perché il Professionista fiuta la Morte. La sente a distanza, in agguato, ancora invisibile ma pronta a snudare gli artigli. I compagni sono in posizione, tutto è stato predisposto con cura. Eppure il suo sesto senso, acquisito tanti anni prima durante l’addestramento nella Legione Straniera, gli dice che qualcosa non va. Che è una trappola. E quando il suo occhio coglie il riflesso del sole sul fucile di un cecchino, si scatena l’inferno. Un inferno che non avrà fine tanto presto

India meridionale. Insieme a una squadra di pericolosi alleati, il Professionista ha uno scambio molto delicato da portare a termine: Ludovico Misericordia, temibile killer internazionale, per Mimy Oshima, spietata agente giapponese, una vecchia conoscenza di Chance Renard. Era stata sua amante, poi gli aveva ficcato una pallottola nel collo. Cose che succedono. Per questo e mille altri motivi lui vorrebbe essere altrove. Dovunque ma non lì, in quello sperduto villaggio di montagna, ad attendere il treno su cui viaggia la donna. Perché il Professionista fiuta la Morte. La sente a distanza, in agguato, ancora invisibile ma pronta a snudare gli artigli. I compagni sono in posizione, tutto è stato predisposto con cura. Eppure il suo sesto senso, acquisito tanti anni prima durante l’addestramento nella Legione Straniera, gli dice che qualcosa non va. Che è una trappola. E quando il suo occhio coglie il riflesso del sole sul fucile di un cecchino, si scatena l’inferno. Un inferno che non avrà fine tanto presto

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Il mostro in tavola: L’inchiesta che svela i pericoli contenuti nel cibo che mangiamo

Oggigiorno viviamo in un vero e proprio paradosso alimentare: nessuno infatti conosce davvero gli ingredienti di ciò che mangia. Per questo motivo è quanto mai necessaria un’inchiesta approfondita come quella che ci propone qui Davide Ciccarese. I temi trattati sono numerosi: si va dall’agropirateria e dal falso made in Italy alle pandemie alimentari, dalle verdure che non marciscono mai allo zafferano colorato, dai pesticidi alla carne alla diossina, dallo zucchero di sintesi alle mozzarelle blu, dal pesce al mercurio ai vini con l’aggiunta dei solfiti, dai grassi vegetali idrogenati ai tantissimi conservanti, fino alle scadenze fittizie.
Ciccarese fornisce esempi e ricostruisce alcuni dei casi più clamorosi, ma soprattutto spiega come evitare le contraffazioni e le adulterazioni, grazie a una maggiore consapevolezza. Occorre raccogliere sempre più informazioni sui cibi che mangiamo, leggere bene le etichette e confrontarle, affidarsi a produttori locali, conosciuti e apprezzati, diffidando della pubblicità. Non è più solo una questione economica, ma di salute e di benessere. **
### Sinossi
Oggigiorno viviamo in un vero e proprio paradosso alimentare: nessuno infatti conosce davvero gli ingredienti di ciò che mangia. Per questo motivo è quanto mai necessaria un’inchiesta approfondita come quella che ci propone qui Davide Ciccarese. I temi trattati sono numerosi: si va dall’agropirateria e dal falso made in Italy alle pandemie alimentari, dalle verdure che non marciscono mai allo zafferano colorato, dai pesticidi alla carne alla diossina, dallo zucchero di sintesi alle mozzarelle blu, dal pesce al mercurio ai vini con l’aggiunta dei solfiti, dai grassi vegetali idrogenati ai tantissimi conservanti, fino alle scadenze fittizie.
Ciccarese fornisce esempi e ricostruisce alcuni dei casi più clamorosi, ma soprattutto spiega come evitare le contraffazioni e le adulterazioni, grazie a una maggiore consapevolezza. Occorre raccogliere sempre più informazioni sui cibi che mangiamo, leggere bene le etichette e confrontarle, affidarsi a produttori locali, conosciuti e apprezzati, diffidando della pubblicità. Non è più solo una questione economica, ma di salute e di benessere.

Oggigiorno viviamo in un vero e proprio paradosso alimentare: nessuno infatti conosce davvero gli ingredienti di ciò che mangia. Per questo motivo è quanto mai necessaria un’inchiesta approfondita come quella che ci propone qui Davide Ciccarese. I temi trattati sono numerosi: si va dall’agropirateria e dal falso made in Italy alle pandemie alimentari, dalle verdure che non marciscono mai allo zafferano colorato, dai pesticidi alla carne alla diossina, dallo zucchero di sintesi alle mozzarelle blu, dal pesce al mercurio ai vini con l’aggiunta dei solfiti, dai grassi vegetali idrogenati ai tantissimi conservanti, fino alle scadenze fittizie.
Ciccarese fornisce esempi e ricostruisce alcuni dei casi più clamorosi, ma soprattutto spiega come evitare le contraffazioni e le adulterazioni, grazie a una maggiore consapevolezza. Occorre raccogliere sempre più informazioni sui cibi che mangiamo, leggere bene le etichette e confrontarle, affidarsi a produttori locali, conosciuti e apprezzati, diffidando della pubblicità. Non è più solo una questione economica, ma di salute e di benessere. **
### Sinossi
Oggigiorno viviamo in un vero e proprio paradosso alimentare: nessuno infatti conosce davvero gli ingredienti di ciò che mangia. Per questo motivo è quanto mai necessaria un’inchiesta approfondita come quella che ci propone qui Davide Ciccarese. I temi trattati sono numerosi: si va dall’agropirateria e dal falso made in Italy alle pandemie alimentari, dalle verdure che non marciscono mai allo zafferano colorato, dai pesticidi alla carne alla diossina, dallo zucchero di sintesi alle mozzarelle blu, dal pesce al mercurio ai vini con l’aggiunta dei solfiti, dai grassi vegetali idrogenati ai tantissimi conservanti, fino alle scadenze fittizie.
Ciccarese fornisce esempi e ricostruisce alcuni dei casi più clamorosi, ma soprattutto spiega come evitare le contraffazioni e le adulterazioni, grazie a una maggiore consapevolezza. Occorre raccogliere sempre più informazioni sui cibi che mangiamo, leggere bene le etichette e confrontarle, affidarsi a produttori locali, conosciuti e apprezzati, diffidando della pubblicità. Non è più solo una questione economica, ma di salute e di benessere.

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Il mondo fino a ieri: Che cosa possiamo imparare dalle società tradizionali?

Dai viaggi in aereo ai telefoni cellulari, dall’alfabetizzazione all’obesità, la maggior parte di noi dà per scontate alcune caratteristiche della modernità, ma per la quasi interezza dei suoi sei milioni di anni di vita la società umana non ha conosciuto nulla di tutto ciò. E se il baratro che ci divide dai nostri antenati primitivi può apparirci incolmabile, osservando le società tradizionali ancora esistenti, o esistenti fino a poco tempo fa, possiamo farci un’idea di com’era il nostro antico stile di vita. Società come quella degli abitanti degli altipiani guineani ci ricordano che, in termini evoluzionistici, le cose sono cambiate soltanto di recente, e questo libro ci offre un affascinante ritratto di prima mano di ciò che per decine di migliaia di anni è stata la vita dell’umanità, soffermandosi sul significato che le differenze fra quel passato ormai quasi scomparso e il nostro presente hanno per l’uomo di oggi.
*Il mondo fino a ieri* è il libro piú personale scritto da Jared Diamond, che attinge a piene mani a decenni di lavoro sul campo nelle isole del Pacifico e da testimonianze sugli inuit, gli indios dell’Amazzonia, i san del Kalahari e molti altri popoli. Diamond non idealizza romanticamente le società tradizionali: alcune fra le loro pratiche restano per noi inaccettabili, ma è importante riconoscere dove e quando le loro esperienze hanno fruttato dei passi avanti nella società e nel comportamento umani. Egli ci indica quindi motivi di ammirazione e lezioni degne di essere imparate, a partire dall’approccio tradizionale a questioni universali come il trattamento degli anziani, l’allevamento dei figli, la risoluzione delle controversie, la valutazione del rischio e la salvaguardia del benessere fisico e della salute.
* * *
«Le società tradizionali rappresentano migliaia di esperimenti millenari nel campo dell’organizzazione umana, esperimenti che non possiamo ripetere riprogettando di sana pianta intere società, per poi osservarne i risultati dopo decenni; se vogliamo imparare qualcosa, dobbiamo farlo là dove gli esperimenti sono già stati compiuti. Quando scopriamo che cosa significa vivere in modo tradizionale scopriamo anche aspetti di cui siamo felici di esserci liberati, e questo ci aiuta ad apprezzare meglio le società moderne; di fronte ad altri aspetti proviamo invece un senso di invidia e di perdita tout court, o magari ci chiediamo se non sarebbe il caso di riadattarli e riadottarli anche noi in maniera selettiva. Di sicuro invidiamo per esempio l’assenza di malattie non contagiose legate allo stile di vita occidentale, mentre possiamo desiderare di reintegrare solo alcuni aspetti dei metodi di risoluzione pacifica dei conflitti, di educazione dei figli, di trattamento degli anziani, di vigilanza nei confronti dei pericoli e del multilinguismo.
Con questo libro mi auguro quindi di riuscire almeno a comunicare ai miei lettori il fascino che provo davanti alle tante e variegate forme di organizzazione della vita escogitate da altri popoli del mondo. Al di là di questo fascino, ciascuno sarà libero di provare a capire se qualcosa di ciò che cosí bene funziona per loro non potrebbe forse funzionare altrettanto bene per lui e per noi tutti come società». **
### Sinossi
Dai viaggi in aereo ai telefoni cellulari, dall’alfabetizzazione all’obesità, la maggior parte di noi dà per scontate alcune caratteristiche della modernità, ma per la quasi interezza dei suoi sei milioni di anni di vita la società umana non ha conosciuto nulla di tutto ciò. E se il baratro che ci divide dai nostri antenati primitivi può apparirci incolmabile, osservando le società tradizionali ancora esistenti, o esistenti fino a poco tempo fa, possiamo farci un’idea di com’era il nostro antico stile di vita. Società come quella degli abitanti degli altipiani guineani ci ricordano che, in termini evoluzionistici, le cose sono cambiate soltanto di recente, e questo libro ci offre un affascinante ritratto di prima mano di ciò che per decine di migliaia di anni è stata la vita dell’umanità, soffermandosi sul significato che le differenze fra quel passato ormai quasi scomparso e il nostro presente hanno per l’uomo di oggi.
*Il mondo fino a ieri* è il libro piú personale scritto da Jared Diamond, che attinge a piene mani a decenni di lavoro sul campo nelle isole del Pacifico e da testimonianze sugli inuit, gli indios dell’Amazzonia, i san del Kalahari e molti altri popoli. Diamond non idealizza romanticamente le società tradizionali: alcune fra le loro pratiche restano per noi inaccettabili, ma è importante riconoscere dove e quando le loro esperienze hanno fruttato dei passi avanti nella società e nel comportamento umani. Egli ci indica quindi motivi di ammirazione e lezioni degne di essere imparate, a partire dall’approccio tradizionale a questioni universali come il trattamento degli anziani, l’allevamento dei figli, la risoluzione delle controversie, la valutazione del rischio e la salvaguardia del benessere fisico e della salute.
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«Le società tradizionali rappresentano migliaia di esperimenti millenari nel campo dell’organizzazione umana, esperimenti che non possiamo ripetere riprogettando di sana pianta intere società, per poi osservarne i risultati dopo decenni; se vogliamo imparare qualcosa, dobbiamo farlo là dove gli esperimenti sono già stati compiuti. Quando scopriamo che cosa significa vivere in modo tradizionale scopriamo anche aspetti di cui siamo felici di esserci liberati, e questo ci aiuta ad apprezzare meglio le società moderne; di fronte ad altri aspetti proviamo invece un senso di invidia e di perdita tout court, o magari ci chiediamo se non sarebbe il caso di riadattarli e riadottarli anche noi in maniera selettiva. Di sicuro invidiamo per esempio l’assenza di malattie non contagiose legate allo stile di vita occidentale, mentre possiamo desiderare di reintegrare solo alcuni aspetti dei metodi di risoluzione pacifica dei conflitti, di educazione dei figli, di trattamento degli anziani, di vigilanza nei confronti dei pericoli e del multilinguismo.
Con questo libro mi auguro quindi di riuscire almeno a comunicare ai miei lettori il fascino che provo davanti alle tante e variegate forme di organizzazione della vita escogitate da altri popoli del mondo. Al di là di questo fascino, ciascuno sarà libero di provare a capire se qualcosa di ciò che cosí bene funziona per loro non potrebbe forse funzionare altrettanto bene per lui e per noi tutti come società».

Dai viaggi in aereo ai telefoni cellulari, dall’alfabetizzazione all’obesità, la maggior parte di noi dà per scontate alcune caratteristiche della modernità, ma per la quasi interezza dei suoi sei milioni di anni di vita la società umana non ha conosciuto nulla di tutto ciò. E se il baratro che ci divide dai nostri antenati primitivi può apparirci incolmabile, osservando le società tradizionali ancora esistenti, o esistenti fino a poco tempo fa, possiamo farci un’idea di com’era il nostro antico stile di vita. Società come quella degli abitanti degli altipiani guineani ci ricordano che, in termini evoluzionistici, le cose sono cambiate soltanto di recente, e questo libro ci offre un affascinante ritratto di prima mano di ciò che per decine di migliaia di anni è stata la vita dell’umanità, soffermandosi sul significato che le differenze fra quel passato ormai quasi scomparso e il nostro presente hanno per l’uomo di oggi.
*Il mondo fino a ieri* è il libro piú personale scritto da Jared Diamond, che attinge a piene mani a decenni di lavoro sul campo nelle isole del Pacifico e da testimonianze sugli inuit, gli indios dell’Amazzonia, i san del Kalahari e molti altri popoli. Diamond non idealizza romanticamente le società tradizionali: alcune fra le loro pratiche restano per noi inaccettabili, ma è importante riconoscere dove e quando le loro esperienze hanno fruttato dei passi avanti nella società e nel comportamento umani. Egli ci indica quindi motivi di ammirazione e lezioni degne di essere imparate, a partire dall’approccio tradizionale a questioni universali come il trattamento degli anziani, l’allevamento dei figli, la risoluzione delle controversie, la valutazione del rischio e la salvaguardia del benessere fisico e della salute.
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«Le società tradizionali rappresentano migliaia di esperimenti millenari nel campo dell’organizzazione umana, esperimenti che non possiamo ripetere riprogettando di sana pianta intere società, per poi osservarne i risultati dopo decenni; se vogliamo imparare qualcosa, dobbiamo farlo là dove gli esperimenti sono già stati compiuti. Quando scopriamo che cosa significa vivere in modo tradizionale scopriamo anche aspetti di cui siamo felici di esserci liberati, e questo ci aiuta ad apprezzare meglio le società moderne; di fronte ad altri aspetti proviamo invece un senso di invidia e di perdita tout court, o magari ci chiediamo se non sarebbe il caso di riadattarli e riadottarli anche noi in maniera selettiva. Di sicuro invidiamo per esempio l’assenza di malattie non contagiose legate allo stile di vita occidentale, mentre possiamo desiderare di reintegrare solo alcuni aspetti dei metodi di risoluzione pacifica dei conflitti, di educazione dei figli, di trattamento degli anziani, di vigilanza nei confronti dei pericoli e del multilinguismo.
Con questo libro mi auguro quindi di riuscire almeno a comunicare ai miei lettori il fascino che provo davanti alle tante e variegate forme di organizzazione della vita escogitate da altri popoli del mondo. Al di là di questo fascino, ciascuno sarà libero di provare a capire se qualcosa di ciò che cosí bene funziona per loro non potrebbe forse funzionare altrettanto bene per lui e per noi tutti come società». **
### Sinossi
Dai viaggi in aereo ai telefoni cellulari, dall’alfabetizzazione all’obesità, la maggior parte di noi dà per scontate alcune caratteristiche della modernità, ma per la quasi interezza dei suoi sei milioni di anni di vita la società umana non ha conosciuto nulla di tutto ciò. E se il baratro che ci divide dai nostri antenati primitivi può apparirci incolmabile, osservando le società tradizionali ancora esistenti, o esistenti fino a poco tempo fa, possiamo farci un’idea di com’era il nostro antico stile di vita. Società come quella degli abitanti degli altipiani guineani ci ricordano che, in termini evoluzionistici, le cose sono cambiate soltanto di recente, e questo libro ci offre un affascinante ritratto di prima mano di ciò che per decine di migliaia di anni è stata la vita dell’umanità, soffermandosi sul significato che le differenze fra quel passato ormai quasi scomparso e il nostro presente hanno per l’uomo di oggi.
*Il mondo fino a ieri* è il libro piú personale scritto da Jared Diamond, che attinge a piene mani a decenni di lavoro sul campo nelle isole del Pacifico e da testimonianze sugli inuit, gli indios dell’Amazzonia, i san del Kalahari e molti altri popoli. Diamond non idealizza romanticamente le società tradizionali: alcune fra le loro pratiche restano per noi inaccettabili, ma è importante riconoscere dove e quando le loro esperienze hanno fruttato dei passi avanti nella società e nel comportamento umani. Egli ci indica quindi motivi di ammirazione e lezioni degne di essere imparate, a partire dall’approccio tradizionale a questioni universali come il trattamento degli anziani, l’allevamento dei figli, la risoluzione delle controversie, la valutazione del rischio e la salvaguardia del benessere fisico e della salute.
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«Le società tradizionali rappresentano migliaia di esperimenti millenari nel campo dell’organizzazione umana, esperimenti che non possiamo ripetere riprogettando di sana pianta intere società, per poi osservarne i risultati dopo decenni; se vogliamo imparare qualcosa, dobbiamo farlo là dove gli esperimenti sono già stati compiuti. Quando scopriamo che cosa significa vivere in modo tradizionale scopriamo anche aspetti di cui siamo felici di esserci liberati, e questo ci aiuta ad apprezzare meglio le società moderne; di fronte ad altri aspetti proviamo invece un senso di invidia e di perdita tout court, o magari ci chiediamo se non sarebbe il caso di riadattarli e riadottarli anche noi in maniera selettiva. Di sicuro invidiamo per esempio l’assenza di malattie non contagiose legate allo stile di vita occidentale, mentre possiamo desiderare di reintegrare solo alcuni aspetti dei metodi di risoluzione pacifica dei conflitti, di educazione dei figli, di trattamento degli anziani, di vigilanza nei confronti dei pericoli e del multilinguismo.
Con questo libro mi auguro quindi di riuscire almeno a comunicare ai miei lettori il fascino che provo davanti alle tante e variegate forme di organizzazione della vita escogitate da altri popoli del mondo. Al di là di questo fascino, ciascuno sarà libero di provare a capire se qualcosa di ciò che cosí bene funziona per loro non potrebbe forse funzionare altrettanto bene per lui e per noi tutti come società».

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Il Gelo

Novella Yaoi
In un mondo popolato da splendidi e possenti guerrieri il coraggioso giovane duca Lian salva il suo principe dal potente re Thiar.
La sua ricompensa ? Una taglia davvero speciale.
Il doppio del suo peso in oro, purchè venga consegnato a Thiar vivo e intatto.
Il re lo vuole intensamente, ma perché mai vivo e intatto ?
Attenzione
scene di sesso esplicito, consenso dubbio, mpreg **
### Sinossi
Novella Yaoi
In un mondo popolato da splendidi e possenti guerrieri il coraggioso giovane duca Lian salva il suo principe dal potente re Thiar.
La sua ricompensa ? Una taglia davvero speciale.
Il doppio del suo peso in oro, purchè venga consegnato a Thiar vivo e intatto.
Il re lo vuole intensamente, ma perché mai vivo e intatto ?
Attenzione
scene di sesso esplicito, consenso dubbio, mpreg

Novella Yaoi
In un mondo popolato da splendidi e possenti guerrieri il coraggioso giovane duca Lian salva il suo principe dal potente re Thiar.
La sua ricompensa ? Una taglia davvero speciale.
Il doppio del suo peso in oro, purchè venga consegnato a Thiar vivo e intatto.
Il re lo vuole intensamente, ma perché mai vivo e intatto ?
Attenzione
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### Sinossi
Novella Yaoi
In un mondo popolato da splendidi e possenti guerrieri il coraggioso giovane duca Lian salva il suo principe dal potente re Thiar.
La sua ricompensa ? Una taglia davvero speciale.
Il doppio del suo peso in oro, purchè venga consegnato a Thiar vivo e intatto.
Il re lo vuole intensamente, ma perché mai vivo e intatto ?
Attenzione
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