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Il faraone assassino

Amelia Peabody e suo marito Radcliffe non sono fatti per la tranquilla vita borghese. Adesso che hanno un figlio William, detto Ramses sono costretti ad adattarsi alle regole della società vittoriana, ma Amelia preferirebbe di gran lunga essere braccata per il deserto da una banda di dervisci, piuttosto che servire tè e pasticcini. Così, quando alcuni misteriosi delitti rischiano di compromettere i lavori in un promettente sito archeologico, Amelia e Radcliffe prendono l’occasione al volo: lasciano il piccolo Ramses alla cognata e partono per l’Egitto. Il loro scopo è aiutare una vecchia amica di Radcliffe, Lady Baskerville; suo marito, Sir Henry Baskerville, è stato infatti trovato morto in circostanze inquietanti: sul suo viso è come stampata una smorfia di puro terrore e sulla sua fronte, tracciato col sangue, c’è un disegno raffigurante l’ureo, il serpente sacro simbolo del divino faraone…

Amelia Peabody e suo marito Radcliffe non sono fatti per la tranquilla vita borghese. Adesso che hanno un figlio William, detto Ramses sono costretti ad adattarsi alle regole della società vittoriana, ma Amelia preferirebbe di gran lunga essere braccata per il deserto da una banda di dervisci, piuttosto che servire tè e pasticcini. Così, quando alcuni misteriosi delitti rischiano di compromettere i lavori in un promettente sito archeologico, Amelia e Radcliffe prendono l’occasione al volo: lasciano il piccolo Ramses alla cognata e partono per l’Egitto. Il loro scopo è aiutare una vecchia amica di Radcliffe, Lady Baskerville; suo marito, Sir Henry Baskerville, è stato infatti trovato morto in circostanze inquietanti: sul suo viso è come stampata una smorfia di puro terrore e sulla sua fronte, tracciato col sangue, c’è un disegno raffigurante l’ureo, il serpente sacro simbolo del divino faraone…

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Il compagno dell’anima: i Greci e il sogno

“Chi è sveglio partecipa al mondo comune, chi sogna si rifugia in uno suo proprio”, diceva Eraclito. Ogni uomo sperimenta l’alternanza di pensiero cosciente e di immagini incontrollabili che il sogno fa emergere da un apparente nulla, e questo lo pone davanti alla consapevolezza di muoversi tra due universi paralleli organizzati con categorie diverse ma presenti nella mente di ciascuno. Varia tuttavia il senso che ogni civiltà attribuisce all’onirico. Non è un caso che nell'”Interpretazione dei sogni” Freud abbia costruito la base della sua dottrina partendo da un antico sogno, quello raccontato da Sofocle nell’Edipo re. Alle origini della cultura occidentale, infatti, i greci svilupparono una vera e propria cultura del sogno. Per loro la vita notturna non era marginale e poco significativa, ma un messaggio capace di proiettarsi sulla vita cosciente; ai sogni si chiedevano indicazioni su scelte da compiere, oracoli, persino miracolose guarigioni. Questo libro parla delle differenti funzioni dei sogni nella civiltà greca, sino alla tarda antichità: dai sogni di Omero a quelli che progressivamente vennero studiati da filosofi, scienziati, poeti. Con Platone il sogno diventa ormai quello che sarà in seguito: l’inseparabile compagno dell’anima che lo genera, il prodotto della sua parte più segreta. **

“Chi è sveglio partecipa al mondo comune, chi sogna si rifugia in uno suo proprio”, diceva Eraclito. Ogni uomo sperimenta l’alternanza di pensiero cosciente e di immagini incontrollabili che il sogno fa emergere da un apparente nulla, e questo lo pone davanti alla consapevolezza di muoversi tra due universi paralleli organizzati con categorie diverse ma presenti nella mente di ciascuno. Varia tuttavia il senso che ogni civiltà attribuisce all’onirico. Non è un caso che nell'”Interpretazione dei sogni” Freud abbia costruito la base della sua dottrina partendo da un antico sogno, quello raccontato da Sofocle nell’Edipo re. Alle origini della cultura occidentale, infatti, i greci svilupparono una vera e propria cultura del sogno. Per loro la vita notturna non era marginale e poco significativa, ma un messaggio capace di proiettarsi sulla vita cosciente; ai sogni si chiedevano indicazioni su scelte da compiere, oracoli, persino miracolose guarigioni. Questo libro parla delle differenti funzioni dei sogni nella civiltà greca, sino alla tarda antichità: dai sogni di Omero a quelli che progressivamente vennero studiati da filosofi, scienziati, poeti. Con Platone il sogno diventa ormai quello che sarà in seguito: l’inseparabile compagno dell’anima che lo genera, il prodotto della sua parte più segreta. **

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Caro papa teologo, caro matematico ateo

«In un mondo dilaniato dai fondamentalismi, una discussione su religione e scienza, e più in generale su fede e ragione, costituisce un evento ad alta necessità, ma a bassa probabilità. A volte, però, anche l’improbabile trova la via per realizzarsi: questo libro dimostra che non è impossibile che addirittura un papa e un ateo arrivino a confrontarsi, e che lo facciano scambiandosi non salamelecchi formali, ma argomenti sostanziali.» Nell’aprile 2011 Piergiorgio Odifreddi scrive a Benedetto XVI una lettera aperta in cui sollecita una discussione sul rapporto tra fede e ragione, religione e scienza, prendendo spunto da passi salienti di alcuni dei testi più noti di Ratzinger, da *Introduzione al Cristianesimo* a *Gesù di Nazaret*.
Due anni più tardi, dopo essersi dimesso, Benedetto XVI legge *Caro Papa, ti scrivo* e decide di rispondere, punto per punto, capitolo per capitolo, agli argomenti del matematico a favore dell’ateismo e contro la religione in generale, e il cattolicesimo in particolare: dalla provocazione della teologia come fantascienza, al comportamento peccaminoso dei sacerdoti come prova della presenza del male all’interno della Chiesa stessa, al dubbio radicale sulla veridicità storica della figura e delle parole di Gesù.
Il risultato di questo scambio, come sottolinea Odifreddi nella Prefazione, «costituisce un *unicum* nella storia della Chiesa: un dialogo fra un papa teologo e un matematico ateo. Divisi in quasi tutto, ma accomunati almeno da un obiettivo: la ricerca della Verità, con la maiuscola. È questa Verità che i critici del papa, e più modestamente anche i miei, bollano come “fondamentalismo”: teologico in un caso, scientista nell’altro. È questa Verità che entrambi pensiamo non solo di poter trovare, ma di aver già trovato: l’uno nella religione e nel cristianesimo, l’altro nella matematica e nella scienza. Uno di noi sbaglia, ciascuno di noi crede che a sbagliare sia l’altro, e in questo libro cerchiamo entrambi di spiegare perché.»

«In un mondo dilaniato dai fondamentalismi, una discussione su religione e scienza, e più in generale su fede e ragione, costituisce un evento ad alta necessità, ma a bassa probabilità. A volte, però, anche l’improbabile trova la via per realizzarsi: questo libro dimostra che non è impossibile che addirittura un papa e un ateo arrivino a confrontarsi, e che lo facciano scambiandosi non salamelecchi formali, ma argomenti sostanziali.» Nell’aprile 2011 Piergiorgio Odifreddi scrive a Benedetto XVI una lettera aperta in cui sollecita una discussione sul rapporto tra fede e ragione, religione e scienza, prendendo spunto da passi salienti di alcuni dei testi più noti di Ratzinger, da *Introduzione al Cristianesimo* a *Gesù di Nazaret*.
Due anni più tardi, dopo essersi dimesso, Benedetto XVI legge *Caro Papa, ti scrivo* e decide di rispondere, punto per punto, capitolo per capitolo, agli argomenti del matematico a favore dell’ateismo e contro la religione in generale, e il cattolicesimo in particolare: dalla provocazione della teologia come fantascienza, al comportamento peccaminoso dei sacerdoti come prova della presenza del male all’interno della Chiesa stessa, al dubbio radicale sulla veridicità storica della figura e delle parole di Gesù.
Il risultato di questo scambio, come sottolinea Odifreddi nella Prefazione, «costituisce un *unicum* nella storia della Chiesa: un dialogo fra un papa teologo e un matematico ateo. Divisi in quasi tutto, ma accomunati almeno da un obiettivo: la ricerca della Verità, con la maiuscola. È questa Verità che i critici del papa, e più modestamente anche i miei, bollano come “fondamentalismo”: teologico in un caso, scientista nell’altro. È questa Verità che entrambi pensiamo non solo di poter trovare, ma di aver già trovato: l’uno nella religione e nel cristianesimo, l’altro nella matematica e nella scienza. Uno di noi sbaglia, ciascuno di noi crede che a sbagliare sia l’altro, e in questo libro cerchiamo entrambi di spiegare perché.»

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Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo. Manifesto generazionale per non rinunciare al futuro

“Se torno per qualche giorno in Italia, mi sento subito ingombrante. A 56 anni ho l’età sbagliata? Governi, imprese, esperti descrivono i miei coetanei come un “costo”. Guadagniamo troppo, godiamo di tutele anacronistiche, e quando andremo in pensione faremo sballare gli equilibri della previdenza. Per i trentenni e i ventenni, invece, siamo “il tappo”. Ci aggrappiamo ai nostri posti, non li facciamo entrare. Non importa se ci sentiamo ancora in forma, siamo già “gerontocrazia”. Nessuno trova una soluzione a questa crisi, ma molti sembrano d’accordo nell’individuarne la causa: il problema siamo noi, i baby boomer. Siamo nati nell’ultima Età dell’Oro, quel periodo (1945-1965) che coincise con un boom economico in tutto l’Occidente ed ebbe un effetto collaterale forse perfino più importante: l’esplosione delle nascite. Come se non bastasse, poi, lo straordinario allungamento della speranza di vita ci ha resi una delle generazioni più longeve. E di questa nostra inusitata sopravvivenza si parla quasi come di una sciagura annunciata, un disastro al rallentatore. Ma un evento individualmente così positivo – vivere di più – può trasformarsi in una calamità? No, noi baby boomer siamo un’enorme risorsa anche adesso che diventiamo “pantere grigie”. La sfida, di cui s’intravedono i contorni in America, è quella di inventarci una nuova vita e un nuovo ruolo, per i prossimi venti o trent’anni.”

“Se torno per qualche giorno in Italia, mi sento subito ingombrante. A 56 anni ho l’età sbagliata? Governi, imprese, esperti descrivono i miei coetanei come un “costo”. Guadagniamo troppo, godiamo di tutele anacronistiche, e quando andremo in pensione faremo sballare gli equilibri della previdenza. Per i trentenni e i ventenni, invece, siamo “il tappo”. Ci aggrappiamo ai nostri posti, non li facciamo entrare. Non importa se ci sentiamo ancora in forma, siamo già “gerontocrazia”. Nessuno trova una soluzione a questa crisi, ma molti sembrano d’accordo nell’individuarne la causa: il problema siamo noi, i baby boomer. Siamo nati nell’ultima Età dell’Oro, quel periodo (1945-1965) che coincise con un boom economico in tutto l’Occidente ed ebbe un effetto collaterale forse perfino più importante: l’esplosione delle nascite. Come se non bastasse, poi, lo straordinario allungamento della speranza di vita ci ha resi una delle generazioni più longeve. E di questa nostra inusitata sopravvivenza si parla quasi come di una sciagura annunciata, un disastro al rallentatore. Ma un evento individualmente così positivo – vivere di più – può trasformarsi in una calamità? No, noi baby boomer siamo un’enorme risorsa anche adesso che diventiamo “pantere grigie”. La sfida, di cui s’intravedono i contorni in America, è quella di inventarci una nuova vita e un nuovo ruolo, per i prossimi venti o trent’anni.”

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Un altare per il mio sogno

I MIGLIORI ROMANZI DI LIALA, LA REGINA DEL ROSA, FINALMENTE IN EBOOK.
Giuliano e Anzia, figli dei conti d’Arpino, vivono in un’antica proprietà di famiglia immersa nella Brianza. Entrambi anelano a una vita più libera e perciò si scontrano spesso con la rigidità della nonna, una dama austera. Il contrasto si inasprisce quando Giuliano si innamora di Normanna, un’americana in attesa di divorzio e madre di una bambina, Lucilla, artefice inconsapevole di una grande felicità.

I MIGLIORI ROMANZI DI LIALA, LA REGINA DEL ROSA, FINALMENTE IN EBOOK.
Giuliano e Anzia, figli dei conti d’Arpino, vivono in un’antica proprietà di famiglia immersa nella Brianza. Entrambi anelano a una vita più libera e perciò si scontrano spesso con la rigidità della nonna, una dama austera. Il contrasto si inasprisce quando Giuliano si innamora di Normanna, un’americana in attesa di divorzio e madre di una bambina, Lucilla, artefice inconsapevole di una grande felicità.

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Se potessi scrivere di te

**IL NUOVO ROMANZO DELL’AUTRICE EUROPEA PIÙ VENDUTA IN EUROPA E STATI UNITI CON 10 MILIONI DI COPIE IN 42 PAESI.**
Nel 2006 Nicolas Kolt, alla morte del padre, scrive di getto un romanzo sulle origini della sua famiglia che ottiene un successo straordinario e che resta per mesi in cima alle classifiche dei libri più venduti. A distanza di cinque anni, Kolt è un personaggio pubblico, abituato a stare sotto i riflettori a Hollywood come a Singapore. È un po’ più arrogante, un po’ più egoista, ma da allora non ha scritto più nulla. Con la fidanzata decide di trascorrere una vacanza serena all’Isola del Giglio. Ma nei tre giorni di permanenza in un lussuoso albergo, in cui si illudeva di ritrovare la pace, Nicolas si renderà conto di come la sua vita e il suo avvenire gli stiano sfuggendo di mano. Tra clienti maleducati, discussioni con l’editore, pettegolezzi editoriali che debordano su facebook, Nicolas fatica a recuperare l’ispirazione per il nuovo romanzo tanto atteso e dispera di riuscire ad amare veramente. **
### Sinossi
**IL NUOVO ROMANZO DELL’AUTRICE EUROPEA PIÙ VENDUTA IN EUROPA E STATI UNITI CON 10 MILIONI DI COPIE IN 42 PAESI.**
Nel 2006 Nicolas Kolt, alla morte del padre, scrive di getto un romanzo sulle origini della sua famiglia che ottiene un successo straordinario e che resta per mesi in cima alle classifiche dei libri più venduti. A distanza di cinque anni, Kolt è un personaggio pubblico, abituato a stare sotto i riflettori a Hollywood come a Singapore. È un po’ più arrogante, un po’ più egoista, ma da allora non ha scritto più nulla. Con la fidanzata decide di trascorrere una vacanza serena all’Isola del Giglio. Ma nei tre giorni di permanenza in un lussuoso albergo, in cui si illudeva di ritrovare la pace, Nicolas si renderà conto di come la sua vita e il suo avvenire gli stiano sfuggendo di mano. Tra clienti maleducati, discussioni con l’editore, pettegolezzi editoriali che debordano su facebook, Nicolas fatica a recuperare l’ispirazione per il nuovo romanzo tanto atteso e dispera di riuscire ad amare veramente.

**IL NUOVO ROMANZO DELL’AUTRICE EUROPEA PIÙ VENDUTA IN EUROPA E STATI UNITI CON 10 MILIONI DI COPIE IN 42 PAESI.**
Nel 2006 Nicolas Kolt, alla morte del padre, scrive di getto un romanzo sulle origini della sua famiglia che ottiene un successo straordinario e che resta per mesi in cima alle classifiche dei libri più venduti. A distanza di cinque anni, Kolt è un personaggio pubblico, abituato a stare sotto i riflettori a Hollywood come a Singapore. È un po’ più arrogante, un po’ più egoista, ma da allora non ha scritto più nulla. Con la fidanzata decide di trascorrere una vacanza serena all’Isola del Giglio. Ma nei tre giorni di permanenza in un lussuoso albergo, in cui si illudeva di ritrovare la pace, Nicolas si renderà conto di come la sua vita e il suo avvenire gli stiano sfuggendo di mano. Tra clienti maleducati, discussioni con l’editore, pettegolezzi editoriali che debordano su facebook, Nicolas fatica a recuperare l’ispirazione per il nuovo romanzo tanto atteso e dispera di riuscire ad amare veramente. **
### Sinossi
**IL NUOVO ROMANZO DELL’AUTRICE EUROPEA PIÙ VENDUTA IN EUROPA E STATI UNITI CON 10 MILIONI DI COPIE IN 42 PAESI.**
Nel 2006 Nicolas Kolt, alla morte del padre, scrive di getto un romanzo sulle origini della sua famiglia che ottiene un successo straordinario e che resta per mesi in cima alle classifiche dei libri più venduti. A distanza di cinque anni, Kolt è un personaggio pubblico, abituato a stare sotto i riflettori a Hollywood come a Singapore. È un po’ più arrogante, un po’ più egoista, ma da allora non ha scritto più nulla. Con la fidanzata decide di trascorrere una vacanza serena all’Isola del Giglio. Ma nei tre giorni di permanenza in un lussuoso albergo, in cui si illudeva di ritrovare la pace, Nicolas si renderà conto di come la sua vita e il suo avvenire gli stiano sfuggendo di mano. Tra clienti maleducati, discussioni con l’editore, pettegolezzi editoriali che debordano su facebook, Nicolas fatica a recuperare l’ispirazione per il nuovo romanzo tanto atteso e dispera di riuscire ad amare veramente.

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Rossi a Manhattan

Luglio 2010. Un fascicolo dell’Fbi arriva su una scrivania nel cuore di Roma. Seduto alla scrivania c’è Eric Salerno e quel plico beige contiene la storia della sua vita: i documenti riservati riguardanti Michele Salerno, giornalista italiano comunista cacciato dall’America dopo ventotto anni trascorsi a combattere capitalismo e imperialismo. Quell’uomo era suo padre. Eric ricostruisce, ricorda, annota e rilegge il passato. È il 1923 quando Michele lascia Castiglione Cosentino per gli Stati Uniti. Non tollera il regime fascista nascente in Italia. Lui, comunista di famiglia cattolica, desidera un vivere intenso, dove la diversità di idee tra i popoli, le nazioni, sia elemento di incontro e non di conflitto. Ha voglia di guardare avanti e ora è nel paese giusto per farlo. Elizabeth Esbinsky, detta Betty, è poco più che una bambina quando viene portata in salvo in America. Alle sue spalle Chojniki, cittadina oggi incastonata tra Belarus e Ucraina, e una lunga scia di morte: le guardie bianche dello zar che combattevano contro i rossi, i pogrom, la guerra civile, le lotte antisemite. Betty porta con sé la coscienza ebraica e l’amore per la libertà di espressione. Michele e Betty si incontrano a New York, si amano. Fanno delle loro singole lotte una lotta comune e assieme assistono alle azioni degli antifascisti in Italia, all’ascesa della dittatura del generale Franco in Spagna, alla persecuzione dei comunisti americani durante la Guerra fredda. Sui giornali e in piazza, l’impegno nella difesa dei diritti umani e civili è la loro motivazione esistenziale. Eric Salerno racconta la storia della migrazione da un paese del Sud Italia, la lotta per sopravvivere nel Bronx, l’amore per una donna incontrata nel nuovo mondo, ma anche la caccia alle streghe anticomunista; e il 23 novembre 1950, il giorno della deportazione in Italia, quando i Servizi, che avevano bollato la lotta al capitalismo di Michele come un’attività di spionaggio, ebbero la meglio. Intenso, affilato, nostalgico, Rossi a Manhattan è il racconto del Novecento attraverso la storia di una famiglia italiana.

Luglio 2010. Un fascicolo dell’Fbi arriva su una scrivania nel cuore di Roma. Seduto alla scrivania c’è Eric Salerno e quel plico beige contiene la storia della sua vita: i documenti riservati riguardanti Michele Salerno, giornalista italiano comunista cacciato dall’America dopo ventotto anni trascorsi a combattere capitalismo e imperialismo. Quell’uomo era suo padre. Eric ricostruisce, ricorda, annota e rilegge il passato. È il 1923 quando Michele lascia Castiglione Cosentino per gli Stati Uniti. Non tollera il regime fascista nascente in Italia. Lui, comunista di famiglia cattolica, desidera un vivere intenso, dove la diversità di idee tra i popoli, le nazioni, sia elemento di incontro e non di conflitto. Ha voglia di guardare avanti e ora è nel paese giusto per farlo. Elizabeth Esbinsky, detta Betty, è poco più che una bambina quando viene portata in salvo in America. Alle sue spalle Chojniki, cittadina oggi incastonata tra Belarus e Ucraina, e una lunga scia di morte: le guardie bianche dello zar che combattevano contro i rossi, i pogrom, la guerra civile, le lotte antisemite. Betty porta con sé la coscienza ebraica e l’amore per la libertà di espressione. Michele e Betty si incontrano a New York, si amano. Fanno delle loro singole lotte una lotta comune e assieme assistono alle azioni degli antifascisti in Italia, all’ascesa della dittatura del generale Franco in Spagna, alla persecuzione dei comunisti americani durante la Guerra fredda. Sui giornali e in piazza, l’impegno nella difesa dei diritti umani e civili è la loro motivazione esistenziale. Eric Salerno racconta la storia della migrazione da un paese del Sud Italia, la lotta per sopravvivere nel Bronx, l’amore per una donna incontrata nel nuovo mondo, ma anche la caccia alle streghe anticomunista; e il 23 novembre 1950, il giorno della deportazione in Italia, quando i Servizi, che avevano bollato la lotta al capitalismo di Michele come un’attività di spionaggio, ebbero la meglio. Intenso, affilato, nostalgico, Rossi a Manhattan è il racconto del Novecento attraverso la storia di una famiglia italiana.

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Ritratto di famiglia con superpoteri

 Ritratto di famiglia con superpoteri è un romanzo di personaggi straordinari. Ben, Giordana, Natalie, Alek, sono solo alcuni dei protagonisti di questa moderna saga familiare: ognuno di loro possiede, quasi per caso, una sorta di tocco magico che rende la storia ancora più speciale. Con uno stile e una grazia sorprendenti, Steven Amsterdam ci regala un romanzo che mescola reale e fantastico, amore e morte, X-Men e Le correzioni, e in cui i superpoteri sono solo una caratteristica, tra le tante, di una famiglia indimenticabile.

 Ritratto di famiglia con superpoteri è un romanzo di personaggi straordinari. Ben, Giordana, Natalie, Alek, sono solo alcuni dei protagonisti di questa moderna saga familiare: ognuno di loro possiede, quasi per caso, una sorta di tocco magico che rende la storia ancora più speciale. Con uno stile e una grazia sorprendenti, Steven Amsterdam ci regala un romanzo che mescola reale e fantastico, amore e morte, X-Men e Le correzioni, e in cui i superpoteri sono solo una caratteristica, tra le tante, di una famiglia indimenticabile.

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Orto

Se avete mai carezzato l’idea di coltivare un piccolo orto sul balcone o in campo aperto, ma siete stati frenati dal timore di non essere all’altezza dell’impresa, questo è il libro che fa per voi. Leggendolo, scoprirete che è un’attività alla portata di tutti, molto più di quanto forse abbiate mai pensato. Ad aiutarvi, infatti, è l’agronomo Davide Ciccarese che, forte della sua esperienza diretta, ha messo a punto una breve e pratica guida, dedicata ai principianti ma utilissima anche per i coltivatori già esperti. L’autore suggerisce soluzioni per progettare, realizzare e coltivare un orto, sia in campagna sia in città, anche in presenza di pochissimo spazio. Con parole semplici, traduce in comode ricette le tecniche di coltivazione biologica e naturale, trasmettendo la sua filosofia dell’orto, basata sull’importanza di seguire il ritmo delle stagioni e soprattutto sulla grande responsabilità nei confronti della terra, madre generosa ma bisognosa delle nostre cure.

Se avete mai carezzato l’idea di coltivare un piccolo orto sul balcone o in campo aperto, ma siete stati frenati dal timore di non essere all’altezza dell’impresa, questo è il libro che fa per voi. Leggendolo, scoprirete che è un’attività alla portata di tutti, molto più di quanto forse abbiate mai pensato. Ad aiutarvi, infatti, è l’agronomo Davide Ciccarese che, forte della sua esperienza diretta, ha messo a punto una breve e pratica guida, dedicata ai principianti ma utilissima anche per i coltivatori già esperti. L’autore suggerisce soluzioni per progettare, realizzare e coltivare un orto, sia in campagna sia in città, anche in presenza di pochissimo spazio. Con parole semplici, traduce in comode ricette le tecniche di coltivazione biologica e naturale, trasmettendo la sua filosofia dell’orto, basata sull’importanza di seguire il ritmo delle stagioni e soprattutto sulla grande responsabilità nei confronti della terra, madre generosa ma bisognosa delle nostre cure.

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Le avventure di Héctor Belascoarán

«Ogni città ha il detective che si merita.» Orbo, sfortunato e disilluso, Héctor Belascoarán è uno dei personaggi più memorabili creati da Paco Ignacio Taibo II. Abbandonato un lavoro sicuro e un matrimonio rodato, improvvisatosi detective privato (o «indipendente», come precisa lui stesso), Belascoarán attraversa Città del Messico inseguendo serial killer, poliziotti corrotti, rapinatori e fantasmi. Rancida, tentacolare, matrigna, la capitale messicana è la protagonista di questi racconti e incarna perfettamente il carattere anarchico e disincantato dei suoi abitanti. Questo volume raccoglie le prime tre avventure di Belascoarán: «Giorni di battaglia», «Il fantasma di Zapata» e «Qualche nuvola».

«Ogni città ha il detective che si merita.» Orbo, sfortunato e disilluso, Héctor Belascoarán è uno dei personaggi più memorabili creati da Paco Ignacio Taibo II. Abbandonato un lavoro sicuro e un matrimonio rodato, improvvisatosi detective privato (o «indipendente», come precisa lui stesso), Belascoarán attraversa Città del Messico inseguendo serial killer, poliziotti corrotti, rapinatori e fantasmi. Rancida, tentacolare, matrigna, la capitale messicana è la protagonista di questi racconti e incarna perfettamente il carattere anarchico e disincantato dei suoi abitanti. Questo volume raccoglie le prime tre avventure di Belascoarán: «Giorni di battaglia», «Il fantasma di Zapata» e «Qualche nuvola».

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La Famiglia Karnowski

Bastano a volte poche pagine per accorgersi di avere fra le mani un grande romanzo, e per cogliere quel timbro puro che ne fa un classico. È ciò che accade con “La famiglia Karnowski” di Israel J. Singer, maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d’ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso, ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nel grandioso affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America –, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all’alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell’oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna «essere ebrei in casa e uomini in strada». Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniante e nemica, la contraddizione che innerva l’intera storia familiare. Con una sapiente orchestrazione che è insieme un crescendo e un inabissarsi, Singer non solo ci regala pagine d’inconsueta bellezza ma getta anche uno sguardo chiaroveggente sulla situazione degli ebrei nel­l’Europa dei suoi anni, rivelando quelle virtù profetiche che, quasi loro malgrado, solo i veri scrittori possiedono.

Bastano a volte poche pagine per accorgersi di avere fra le mani un grande romanzo, e per cogliere quel timbro puro che ne fa un classico. È ciò che accade con “La famiglia Karnowski” di Israel J. Singer, maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d’ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso, ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nel grandioso affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America –, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all’alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell’oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna «essere ebrei in casa e uomini in strada». Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniante e nemica, la contraddizione che innerva l’intera storia familiare. Con una sapiente orchestrazione che è insieme un crescendo e un inabissarsi, Singer non solo ci regala pagine d’inconsueta bellezza ma getta anche uno sguardo chiaroveggente sulla situazione degli ebrei nel­l’Europa dei suoi anni, rivelando quelle virtù profetiche che, quasi loro malgrado, solo i veri scrittori possiedono.

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L’Ultima Avventura Di Héctor Belascoarán

«Cazzo, era proprio innamorato del Distretto federale. Un altro amore impossibile della sua lunga lista. Una città da amare, da amare pazzamente. Con impeto.» Héctor Belascoarán, orbo, disilluso e con una malsana ossessione per la verità, è un detective privato che potrebbe vivere solo in un posto come Città del Messico. Un cadavere vestito da antico romano con tanto di elmo e corazza, una mora dal sorriso magico, poco convinta del suicidio della sorella sono i casi che Héctor affronta, aiutato dai professionisti con cui condivide l’ufficio (un tappezziere, un imbianchino e un esperto di fogne). Anche stavolta le sue indagini si snodano nell’atmosfera sulfurea della capitale messicana, in cui si mescolano violenza e intrighi politici, dove si muore con facilità e talvolta si resuscita. Questo volume raccoglie i romanzi «Niente lieto fine» e «Stessa città stessa pioggia».

«Cazzo, era proprio innamorato del Distretto federale. Un altro amore impossibile della sua lunga lista. Una città da amare, da amare pazzamente. Con impeto.» Héctor Belascoarán, orbo, disilluso e con una malsana ossessione per la verità, è un detective privato che potrebbe vivere solo in un posto come Città del Messico. Un cadavere vestito da antico romano con tanto di elmo e corazza, una mora dal sorriso magico, poco convinta del suicidio della sorella sono i casi che Héctor affronta, aiutato dai professionisti con cui condivide l’ufficio (un tappezziere, un imbianchino e un esperto di fogne). Anche stavolta le sue indagini si snodano nell’atmosfera sulfurea della capitale messicana, in cui si mescolano violenza e intrighi politici, dove si muore con facilità e talvolta si resuscita. Questo volume raccoglie i romanzi «Niente lieto fine» e «Stessa città stessa pioggia».

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Il Tuo Volto Domani. 1. Febbre E Lancia

«Non si dovrebbe raccontare mai niente»: è questo l’avvio. Ma subito contraddetto dall’accendersi e dal crescere di una costruzione narrativa libera e disinibita che mette in scena Jacques – il protagonista dai molti nomi – e il suo «dono» (o una maledizione?) che gli permette di vedere quel che le persone sono davvero, quel che faranno nel futuro. Nello spazio di un week-end, pressappoco, il protagonista partecipa a un’animata festa in casa di Sir Peter Wheeler, vecchio professore in pensione. Il mattino dopo ha modo di scoprire dai suoi racconti verità inaspettate sul passato e di apprendere quanto spazio occupino nell’animo umano la crudeltà del tradimento e della delazione.
Raccontando e raccontando nonostante l’indicazione iniziale, con tale ricchezza di eventi, situazioni e personaggi, la materia narrativa richiederà un continua, non di conclusione – difficile mettere un punto finale a questo fluire che tutto sembra avvolgere e portare con sé – ma di arricchimento, di ampliamento, avanti e indietro nel tempo, nella memoria e nella coscienza di sé e dell’altro.

«Non si dovrebbe raccontare mai niente»: è questo l’avvio. Ma subito contraddetto dall’accendersi e dal crescere di una costruzione narrativa libera e disinibita che mette in scena Jacques – il protagonista dai molti nomi – e il suo «dono» (o una maledizione?) che gli permette di vedere quel che le persone sono davvero, quel che faranno nel futuro. Nello spazio di un week-end, pressappoco, il protagonista partecipa a un’animata festa in casa di Sir Peter Wheeler, vecchio professore in pensione. Il mattino dopo ha modo di scoprire dai suoi racconti verità inaspettate sul passato e di apprendere quanto spazio occupino nell’animo umano la crudeltà del tradimento e della delazione.
Raccontando e raccontando nonostante l’indicazione iniziale, con tale ricchezza di eventi, situazioni e personaggi, la materia narrativa richiederà un continua, non di conclusione – difficile mettere un punto finale a questo fluire che tutto sembra avvolgere e portare con sé – ma di arricchimento, di ampliamento, avanti e indietro nel tempo, nella memoria e nella coscienza di sé e dell’altro.

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Il Panico Quotidiano

Durante un turno di notte in fabbrica, all’improvviso la paura. Proprio cosí, dal nulla. Come se gocciolasse dalla testa un brivido lunghissimo. E poi di colpo caldo, caldo fino quasi a smettere di respirare.
Da quel momento il protagonista deve fare i conti con le crisi di panico, mentre la sua vita a poco a poco va in frantumi. Il suo rapporto con Lucia, il lavoro alla catena di montaggio, le amicizie: tutto salta in aria per il deflagrare continuo di quell’ordigno sempre innescato. Sarà l’incontro casuale con un anziano ex operaio e con uno psichiatra a spingerlo a risalire fino a monte quel fiume di terrore. Anche se farlo significherà scivolare spesso sul fango dei ricordi. Dopo aver raccontato con forza e leggerezza le emozioni adolescenziali, Christian Frascella torna con un romanzo in cui dimostra di avere la maturità, innanzitutto letteraria, per affrontare i propri fantasmi ed evocare quelli del lettore, in una seduta spiritica coraggiosa e commovente.
Ci sono cose che puoi dire, e dire cosí, solo se le hai vissute.
* * *
«Adesso aveva di nuovo fame. Voleva ricominciare a mangiarmi, l’ansia. Un paio di morsi per assaggiarmi, all’inizio. E poi fauci spalancate per azzannarmi in un unico boccone. Ero diventato il suo pasto quotidiano. Tre volte al giorno, piú qualche spuntino». **
### Sinossi
Durante un turno di notte in fabbrica, all’improvviso la paura. Proprio cosí, dal nulla. Come se gocciolasse dalla testa un brivido lunghissimo. E poi di colpo caldo, caldo fino quasi a smettere di respirare.
Da quel momento il protagonista deve fare i conti con le crisi di panico, mentre la sua vita a poco a poco va in frantumi. Il suo rapporto con Lucia, il lavoro alla catena di montaggio, le amicizie: tutto salta in aria per il deflagrare continuo di quell’ordigno sempre innescato. Sarà l’incontro casuale con un anziano ex operaio e con uno psichiatra a spingerlo a risalire fino a monte quel fiume di terrore. Anche se farlo significherà scivolare spesso sul fango dei ricordi. Dopo aver raccontato con forza e leggerezza le emozioni adolescenziali, Christian Frascella torna con un romanzo in cui dimostra di avere la maturità, innanzitutto letteraria, per affrontare i propri fantasmi ed evocare quelli del lettore, in una seduta spiritica coraggiosa e commovente.
Ci sono cose che puoi dire, e dire cosí, solo se le hai vissute.
* * *
«Adesso aveva di nuovo fame. Voleva ricominciare a mangiarmi, l’ansia. Un paio di morsi per assaggiarmi, all’inizio. E poi fauci spalancate per azzannarmi in un unico boccone. Ero diventato il suo pasto quotidiano. Tre volte al giorno, piú qualche spuntino».

Durante un turno di notte in fabbrica, all’improvviso la paura. Proprio cosí, dal nulla. Come se gocciolasse dalla testa un brivido lunghissimo. E poi di colpo caldo, caldo fino quasi a smettere di respirare.
Da quel momento il protagonista deve fare i conti con le crisi di panico, mentre la sua vita a poco a poco va in frantumi. Il suo rapporto con Lucia, il lavoro alla catena di montaggio, le amicizie: tutto salta in aria per il deflagrare continuo di quell’ordigno sempre innescato. Sarà l’incontro casuale con un anziano ex operaio e con uno psichiatra a spingerlo a risalire fino a monte quel fiume di terrore. Anche se farlo significherà scivolare spesso sul fango dei ricordi. Dopo aver raccontato con forza e leggerezza le emozioni adolescenziali, Christian Frascella torna con un romanzo in cui dimostra di avere la maturità, innanzitutto letteraria, per affrontare i propri fantasmi ed evocare quelli del lettore, in una seduta spiritica coraggiosa e commovente.
Ci sono cose che puoi dire, e dire cosí, solo se le hai vissute.
* * *
«Adesso aveva di nuovo fame. Voleva ricominciare a mangiarmi, l’ansia. Un paio di morsi per assaggiarmi, all’inizio. E poi fauci spalancate per azzannarmi in un unico boccone. Ero diventato il suo pasto quotidiano. Tre volte al giorno, piú qualche spuntino». **
### Sinossi
Durante un turno di notte in fabbrica, all’improvviso la paura. Proprio cosí, dal nulla. Come se gocciolasse dalla testa un brivido lunghissimo. E poi di colpo caldo, caldo fino quasi a smettere di respirare.
Da quel momento il protagonista deve fare i conti con le crisi di panico, mentre la sua vita a poco a poco va in frantumi. Il suo rapporto con Lucia, il lavoro alla catena di montaggio, le amicizie: tutto salta in aria per il deflagrare continuo di quell’ordigno sempre innescato. Sarà l’incontro casuale con un anziano ex operaio e con uno psichiatra a spingerlo a risalire fino a monte quel fiume di terrore. Anche se farlo significherà scivolare spesso sul fango dei ricordi. Dopo aver raccontato con forza e leggerezza le emozioni adolescenziali, Christian Frascella torna con un romanzo in cui dimostra di avere la maturità, innanzitutto letteraria, per affrontare i propri fantasmi ed evocare quelli del lettore, in una seduta spiritica coraggiosa e commovente.
Ci sono cose che puoi dire, e dire cosí, solo se le hai vissute.
* * *
«Adesso aveva di nuovo fame. Voleva ricominciare a mangiarmi, l’ansia. Un paio di morsi per assaggiarmi, all’inizio. E poi fauci spalancate per azzannarmi in un unico boccone. Ero diventato il suo pasto quotidiano. Tre volte al giorno, piú qualche spuntino».

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I segreti della mente

“C’è un sogno che mi accompagna da molti anni: scrivere un manuale che, anziché indirizzarsi ai medici, agli psichiatri o agli psicologi clinici, parli a tutti. Oggi, in queste pagine, il mio sogno trova finalmente concretezza.” In questa nuova opera, Vittorino Andreoli ci insegna con chiarezza e serenità ad affrontare i primi segni di disagio o disturbo mentale a partire dai progressi scientifici raggiunti in questo campo. Se in passato infatti si tendeva ad attribuire le malattie della mente a un determinismo genetico o familiare, oggi sappiamo che è possibile risolverle, o per lo meno attenuare le loro manifestazioni, intervenendo subito. “Nei miei cinquant’anni di psichiatria” scrive Andreoli “sono rimasto talora persino sconvolto dall’osservare che persone vicine a un adolescente con comportamenti devastanti, o a un anziano che ha precorso la morte naturale con un suicidio, hanno minimizzato segnali che invece erano chiari.” Grazie alla sua esperienza di una vita trascorsa a fianco dei pazienti, Andreoli riesce a parlare sia a chi sta male mentalmente sia a chi deve vivere vicino alla sofferenza degli altri: adulti, adolescenti, anziani. Il risultato è un percorso mirabile fra le emozioni e tutte le loro manifestazioni, da quelle più comuni come la paura o l’ansia, a quelle più complesse come la tristezza, aiutandoci a individuare i segnali d’allarme prima che sia troppo tardi. **

“C’è un sogno che mi accompagna da molti anni: scrivere un manuale che, anziché indirizzarsi ai medici, agli psichiatri o agli psicologi clinici, parli a tutti. Oggi, in queste pagine, il mio sogno trova finalmente concretezza.” In questa nuova opera, Vittorino Andreoli ci insegna con chiarezza e serenità ad affrontare i primi segni di disagio o disturbo mentale a partire dai progressi scientifici raggiunti in questo campo. Se in passato infatti si tendeva ad attribuire le malattie della mente a un determinismo genetico o familiare, oggi sappiamo che è possibile risolverle, o per lo meno attenuare le loro manifestazioni, intervenendo subito. “Nei miei cinquant’anni di psichiatria” scrive Andreoli “sono rimasto talora persino sconvolto dall’osservare che persone vicine a un adolescente con comportamenti devastanti, o a un anziano che ha precorso la morte naturale con un suicidio, hanno minimizzato segnali che invece erano chiari.” Grazie alla sua esperienza di una vita trascorsa a fianco dei pazienti, Andreoli riesce a parlare sia a chi sta male mentalmente sia a chi deve vivere vicino alla sofferenza degli altri: adulti, adolescenti, anziani. Il risultato è un percorso mirabile fra le emozioni e tutte le loro manifestazioni, da quelle più comuni come la paura o l’ansia, a quelle più complesse come la tristezza, aiutandoci a individuare i segnali d’allarme prima che sia troppo tardi. **

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