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Il Vangelo di un utopista

Prefazione di Loris Mazzetti
«Sperate nell’impossibilità, perché Dio è oltre l’impossibile».
Don Andrea Gallo
«Il Vangelo è vita, è liberazione, è il gusto e il rischio della vita». Partendo dal concetto di utopia di Eduardo Galeano, don Andrea Gallo ci spiega: «Quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l’utopia è trecento metri più in là. Per questo ti dici: “Allora è veramente irrealizzabile”. Invece no, perché c’è un aspetto positivo: che si sta camminando, e l’utopia si realizza strada facendo».
Nel portare da oltre cinquant’anni il messaggio di Gesù, sempre sulla strada, sul marciapiede, sempre in mezzo agli ultimi, don Gallo ha messo insieme i suoi sei personalissimi Vangeli. Il primo è il messaggio che tutti, credenti e non credenti, possono cercare la verità costruendo un’unica grande famiglia umana. Il secondo è la Pace, la giustizia verso i più poveri, i senza dignità, non come frutto della carità-elemosina, ma del riscatto storico e della giustizia. Il terzo è appunto l’utopia, perché Gesù è nell’orizzonte della speranza del regno. Il quarto è la sobrietà, primo passo verso la solidarietà; il quinto, la Costituzione della Repubblica italiana, che è democratica, laica, antifascista, «e non è un optional, l’antifascismo, per nessun cittadino». L’ultimo è il “vangelo” lasciatoci da Fabrizio De André ed Ernesto Balducci, i quali ci dicono che «l’unica strada possibile è incarnarsi nella vita dei poveri e degli esclusi, non per essere travolti e abbassati, ma per vivere insieme a loro la liberazione reale».
Con la stessa energia che lo porta a girare di notte per i carrugi di Genova per aiutare chi soffre, con la stessa generosità che lo vede conferenziere in giro per l’Italia, don Gallo consegna alla parola scritta la sua personale utopia, che è poi la stessa del Vangelo: cambiare il nostro quotidiano e, di conseguenza, cambiare il mondo.
Per capire attraverso quali parole Don Andrea Gallo prega, esce in allegato al libro il suo personale e originalissimo breviario: Le preghiere di un utopista.
«Quando gli uomini e le donne cercano di entrare in contatto con Dio, allora nascono le preghiere: ci sono anche delle formule prefissate, ma la vera preghiera è l’espressione che viene dal profondo del cuore».
**
### Sinossi
Prefazione di Loris Mazzetti
«Sperate nell’impossibilità, perché Dio è oltre l’impossibile».
Don Andrea Gallo
«Il Vangelo è vita, è liberazione, è il gusto e il rischio della vita». Partendo dal concetto di utopia di Eduardo Galeano, don Andrea Gallo ci spiega: «Quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l’utopia è trecento metri più in là. Per questo ti dici: “Allora è veramente irrealizzabile”. Invece no, perché c’è un aspetto positivo: che si sta camminando, e l’utopia si realizza strada facendo».
Nel portare da oltre cinquant’anni il messaggio di Gesù, sempre sulla strada, sul marciapiede, sempre in mezzo agli ultimi, don Gallo ha messo insieme i suoi sei personalissimi Vangeli. Il primo è il messaggio che tutti, credenti e non credenti, possono cercare la verità costruendo un’unica grande famiglia umana. Il secondo è la Pace, la giustizia verso i più poveri, i senza dignità, non come frutto della carità-elemosina, ma del riscatto storico e della giustizia. Il terzo è appunto l’utopia, perché Gesù è nell’orizzonte della speranza del regno. Il quarto è la sobrietà, primo passo verso la solidarietà; il quinto, la Costituzione della Repubblica italiana, che è democratica, laica, antifascista, «e non è un optional, l’antifascismo, per nessun cittadino». L’ultimo è il “vangelo” lasciatoci da Fabrizio De André ed Ernesto Balducci, i quali ci dicono che «l’unica strada possibile è incarnarsi nella vita dei poveri e degli esclusi, non per essere travolti e abbassati, ma per vivere insieme a loro la liberazione reale».
Con la stessa energia che lo porta a girare di notte per i carrugi di Genova per aiutare chi soffre, con la stessa generosità che lo vede conferenziere in giro per l’Italia, don Gallo consegna alla parola scritta la sua personale utopia, che è poi la stessa del Vangelo: cambiare il nostro quotidiano e, di conseguenza, cambiare il mondo.
Per capire attraverso quali parole Don Andrea Gallo prega, esce in allegato al libro il suo personale e originalissimo breviario: Le preghiere di un utopista.
«Quando gli uomini e le donne cercano di entrare in contatto con Dio, allora nascono le preghiere: ci sono anche delle formule prefissate, ma la vera preghiera è l’espressione che viene dal profondo del cuore».

L’uomo con due vite

‘Con Barbarotti, Nesser ha dato vita a un nuovo personaggio di culto.’
Der Spiegel

‘Uno stile alla Simenon. Un Maigret scorbutico e geniale, disincantato e depresso, che si trova a dipanare un groviglio di sangue, segreti e passioni proibite.’
l’Espresso

‘Il personaggio creato da Håkan Nesser è già diventato un caso.’
Corriere della Sera

‘La vita non potrà mai essere meglio di così.’ Ante Valdemar Roos non si riconosce in queste parole, le parole di suo padre: a quasi sessant’anni conduce un’esistenza ordinaria. Sua moglie non lo capisce; le figlie di lei lo considerano un fallito; i colleghi di lavoro lo trattano con indifferenza, se non con disprezzo. Ma un giorno la fortuna gli sorride, e la schedina giocata con tanta pazienza anno dopo anno risulta vincente. Valdemar decide di tenere per sé questa notizia e comincia a costruirsi una vita parallela, che comprende un’idilliaca casa nel bosco. Anna Gambowska è una ragazza difficile, in fuga da un centro di recupero per tossicodipendenti. Vent’anni, una chitarra, uno zaino e un passato burrascoso che sta cercando di lasciarsi alle spalle quando si imbatte in un’idilliaca casa nel bosco… L’ispettore Gunnar Barbarotti è bloccato in un letto d’ospedale con una gamba rotta, quando Alice Ekman Roos gli chiede di indagare sulla scomparsa del marito. Il caso non sembra complicato, finché le ricerche condotte dai colleghi dell’ispettore non portano al ritrovamento di un cadavere: di chi si tratta? E cos’ha a che fare con Anna? O con Valdemar?

‘Si chiama Håkan Nesser ed è, potremmo dire, il Camilleri della Svezia.’
Corriere della Sera

‘Lo stile di Nesser è lineare ed esplicito, privo di fronzoli, i suoi personaggi risultano credibili perché veri e pieni di acciacchi decisamente umani.’
l’Unità

‘Non è tanto la perizia con cui Nesser costruisce la trama gialla ad affascinare, quanto la sua capacità di descrivere la caparbietà e le umanissime esitazioni del commissario. E le atmosfere stemperate di grigio di una Svezia che viene voglia di andare a conoscere.’
Il Sole 24 Ore

(source: Bol.com)

Uno

E se potessimo incontrare noi stessi come eravamo vent’anni fa o come saremo in futuro? Sul filo dell’allegoria e di una sofisticatissima, inesauribile capacità inventiva, ‘Uno’ ci conduce in un infinito numero di mondi dove non esistono né lo spazio né il tempo, alla ricerca di tutto ciò che saremmo potuti essere e non siamo stati, di ciò che siamo e non potremo essere.

(source: Bol.com)

Tutto sommato

“Ibsen, Shakespeare, Brecht ” Quando gli insegnanti del Centro universitario teatrale gli sottoposero una lista di autori da portare in scena, il giovane Luigi Proietti per poco non svenne: non ne aveva mai sentito nominare nessuno. Come tanti ragazzi cresciuti nella periferia della capitale, all’ombra del boom economico, Proietti pensava soprattutto alla musica e guardava all’America. Per lui l ‘unico palco era quello dei night club, dove suonava e cantava insieme agli amici di sempre. Si era iscritto per gioco a quel corso di recitazione, spinto dalla voglia di qualcosa di diverso: non poteva immaginare che quel “gioco” gli avrebbe cambiato la vita. Il “cantante dalla voce ritmico-melodica- moderna” dimostra subito una versatilità senza precedenti, un potenziale che esprimerà al meglio in A me gli occhi, please e negli altri one-man show scritti con Roberto Lerici, dei tour de force nei quali salta dal dramma al varietà lasciando il pubblico a bocca aperta. E in cinquant’anni di carriera Proietti ha conquistato generazioni di spettatori, contaminando la cultura “alta” e quella “bassa” senza pregiudizi. In Tutto sommato ci restituisce quella voglia di mischiare le carte in tavola, intrecciando le gioie della vita a quelle del palco e lasciando sempre sullo sfondo la sua Roma, città eterna e fragile, tragica e ironica, cinica e innamorata.

Tutta questa vita

A sedici anni tutto è da scoprire, la vita è ancora intera, possibile, e il futuro un’opportunità. Così anche per Paoletta, che di avere “tutta la vita davanti”, però, non è entusiasta. Forse perché odia le frasi fatte o semplicemente perché è diversa dalle altre ragazze: detesta Facebook, legge Anna Karenina, filosofeggia su Harry Potter, invece delle sit-com guarda vecchi film, si ingozza di dolci infischiandosene della bilancia e allo shopping con le amiche preferisce di gran lunga le passeggiate silenziose con il fratello minore, Richi. O forse è proprio lui a renderla diversa: Richi ha dodici anni, le gambe così fragili che possono reggere solo pochi passi strascicati, un braccio difficile da controllare e una vita tanto più complicata davanti. Non parla molto, e quando lo fa, non sempre gli altri lo capiscono. Ma Paoletta sì; brevi frasi che hanno, per lei, il sapore della sincerità che manca nella villa di famiglia. Un’autentica prigione. Una tortura di menzogne, cose non dette, segreti pericolosi, da cui la ragazza scappa ogni volta che può. E insieme a Richi attraversa il confine, immaginario eppure così reale, che divide lo splendido giardino di casa loro dalle Margherite, il quartiere popolare, dove gli appartamenti sono modesti, le giostrine arrugginite e i padri non sono imprenditori di successo ma cassintegrati in difficoltà. E dove c’è Antonio, anche lui, a modo suo, diverso. L’unico, a parte Richi, che sa leggerle dentro e che l’aiuterà, almeno per una volta, a lasciarsi trovare.
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### Sinossi
A sedici anni tutto è da scoprire, la vita è ancora intera, possibile, e il futuro un’opportunità. Così anche per Paoletta, che di avere “tutta la vita davanti”, però, non è entusiasta. Forse perché odia le frasi fatte o semplicemente perché è diversa dalle altre ragazze: detesta Facebook, legge Anna Karenina, filosofeggia su Harry Potter, invece delle sit-com guarda vecchi film, si ingozza di dolci infischiandosene della bilancia e allo shopping con le amiche preferisce di gran lunga le passeggiate silenziose con il fratello minore, Richi. O forse è proprio lui a renderla diversa: Richi ha dodici anni, le gambe così fragili che possono reggere solo pochi passi strascicati, un braccio difficile da controllare e una vita tanto più complicata davanti. Non parla molto, e quando lo fa, non sempre gli altri lo capiscono. Ma Paoletta sì; brevi frasi che hanno, per lei, il sapore della sincerità che manca nella villa di famiglia. Un’autentica prigione. Una tortura di menzogne, cose non dette, segreti pericolosi, da cui la ragazza scappa ogni volta che può. E insieme a Richi attraversa il confine, immaginario eppure così reale, che divide lo splendido giardino di casa loro dalle Margherite, il quartiere popolare, dove gli appartamenti sono modesti, le giostrine arrugginite e i padri non sono imprenditori di successo ma cassintegrati in difficoltà. E dove c’è Antonio, anche lui, a modo suo, diverso. L’unico, a parte Richi, che sa leggerle dentro e che l’aiuterà, almeno per una volta, a lasciarsi trovare.

Tutta colpa del vento

Sì, ci si sono messi in due, il vento e un cowboy, a combinare questo pasticcio. Proprio un cowboy-cowboy, con tanto di cappello e cavallo di ordinanza, uno scassato pick-up rosso e un paio di occhi verdi come due laghi di montagna. Margherita (Maggie) lo incontra appena scende dall’aereo che l’ha portata negli States. Più che incontrarlo, per la verità, si scontra con lui, e nella involontaria colluttazione che segue gli fa pure un occhio nero. Colpa del cowboy, certo, ma anche del vento fortissimo che per lei è molto peggio di una maledizione.
La trentatreenne Maggie Donati scrive romance, è italiana e ha un piano. Un piano scellerato, se per questo. Infatti, nonostante lei sostenga di aver volato per quasi diecimila miglia per passare il Natale con sorella e nipotina, la vera (e segretissima) ragione del suo viaggio nel Wyoming è un’altra, e non di poco peso: vuole un figlio e qualcuno con cui farlo. Perché non un cowboy dagli occhi verdi, allora? Sotto le mille luci colorate di un Natale freddissimo, battuto da un vento incessante e imbiancato da neve e ghiaccio, riuscirà Maggie a portare a compimento la sua missione senza cadere nella trappola dell’amore? O forse vi rinuncerà e tornerà a casa, a Milano, a piangere sulla spalla dei suoi cari amici Nick e Nora Corsi? Già, proprio loro, gli eroi di Bang Bang, Tutta Colpa di Un Gatto Rosso che, nel frattempo, hanno messo su casa e famiglia.
Dopo l’Alaska di Un Cuore nella Bufera, Viviana Giorgi ci regala questo Natale un’altra commedia romantica ambientata negli USA, per la precisione a Hope, Wyoming, cittadina dove il tempo sembra essersi fermato: settecento anime in tutto, senza contare i cani, i cavalli e i lupi.

Il Trono di Spade – 1. Il Trono di Spade, Il Grande Inverno

Il Trono di Spade – 1. Il Trono di Spade, Il Grande Inverno by George R. R. Martin
In una terra fuori dal mondo, dove le estati e gli inverni possono durare intere generazioni, sta per esplodere un immane conflitto. Sul Trono di Spade, nel Sud caldo e opulento, siede Robert Baratheon. L’ha conquistato dopo una guerra sanguinosa, togliendolo all’ultimo, folle re della dinastia Targaryen, i signori dei draghi. Ma il suo potere è ora minacciato: all’estremo Nord, la Barriera – una muraglia eretta per difendere il regno da animali primordiali e, soprattutto, dagli Estranei – sembra vacillare. Si dice che gli Estranei siano scomparsi da secoli. Ma se è vero, chi sono allora quegli esseri con gli occhi così innaturalmente azzurri e gelidi, nascosti tra le ombre delle foreste, che rubano la vita, o il senno, a chi ha la mala sorte di incontrarli? La fine della lunga estate è vicina, l’inverno sta arrivando e non durerà poco: solo un nuovo prodigio potrà squarciare le tenebre.
Intrighi e rivalità, guerre e omicidi, amori e tradimenti, presagi e magie si intrecciano nel primo volume della saga de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, definita da Marion Zimmer Bradley “la più bella epopea che io abbia mai letto”.

La trilogia di Valis

Chi o cos’è Valis? È un’imperscrutabile entità intelligente che vive nello spazio? O forse un meccanismo, una formula o, ancora, un essere vivente vero e proprio, che emana uno sconvolgente flusso di informazioni sulla natura dell’universo? Nella ricerca di verità supreme, Valis pone il lettore di fronte a una serie di folgoranti interrogativi: cosa rappresentano la realtà e il divino? Esistono davvero oppure sono semplici invenzioni della nostra mente? In Divina invasione, un dio alieno tenta di stabilire un contatto con i terrestri come mai è accaduto prima: invia sulla Terra il proprio figlio, privo di memoria. Ma una presenza sovrannaturale è capace di impregnare di sé l’universo: l’ennesima, efficacissima variazione dickiana sul tema della realtà-divinità nella quale gli uomini si dibattono. La trasmigrazione di Timothy Archer ruota attorno alla vita dissoluta del vescovo Archer, attraverso l’impietoso giudizio della controparte femminile che scetticamente partecipa alla sua ricerca della verità metafisica, decidendo infine di abbandonarlo al proprio destino.

(source: Bol.com)

Trattato dei governi

In Aristotele lo Stato è ridotto al suo vero concetto: l’organo, il mezzo, in altre parole, per cui gli individui raggiungono il proprio fine naturale: la Conservazione e la Felicità. Ma evidentemente lo Stato si dirà tanto più bello e perfetto, in quanto assicurerà nel miglior modo e al maggior numero di individui il raggiungimento di questo fine (dalla prefazione di Cesare Enrico Aroldi). Traduzione di Bernardo Segni.

Dall’incipit del libro: Perché e’ si vede, che ogni città è una certa compagnia; e perchè ogni compagnia è costituita per fine di conseguir qualche bene, chè in vero ogni cosa, che s’opera, è operata per cagione di quello che par bene, è però manifesto, che ogni compagnia ha in considerazione, e in fine qualche bene: e che quella, che infra tutte l’altre è la principalissima, e che tutte l’altre contiene, ha per fine il bene, che è principalissimo; e tale non è altra, che la città, e la compagnia civile.

Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.

Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

(source: Bol.com)

La tomba dell’imperatore Ts’in

A bordo del transatlantico Wu-Song cercano ripetutamente di rubare la valigia diplomatica di un funzionario dell’ambasciata cinese. Eppure la valigia in questione contiene solo documenti che riguardano l’antica storia della Cina. Del mistero si interessa, su incarico di Scotland Yard, il professor Tillizinni, dell’Università di Firenze, il quale non immagina quanto possa essere complicata e pericolosa la sua indagine…Edgar Wallacenacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.
(source: Bol.com)

Tigre in immersione

Sull’aereo che lo portava a Kauai, l’ammiraglio prese distrattamente in mano un settimanale d’attualità.
 
« Parecchi milioni di persone dei paesi sottosviluppati sono condannati a morire di fame. Avremo modo di assistere alla tragedia dai nostri schermi televisivi. Noi delle nazioni ricche saremo circondati da un mare di carestia riguardante centinaia di milioni di esseri umani… »
 
La previsione, a firma di C. P. Snow, il famoso scienziato e scrittore americano, per fortuna sembra sbagliata: l’ammiraglio, infatti, è stato invitato in gran segreto a una cenetta che dovrebbe dimostrare la possibilità di risolvere una volta per tutte il problema della fame nel mondo. Uno scienziato, a quanto pare, ha trovato il modo di trasformare in carne un certo tipo di alga marina. Se l’esperimento dovesse dare i risultati che lo scienziato promette, gli Stati Uniti avrebbero un’arma formidabile di propaganda per rendersi amici i paesi sottosviluppati. Ma le cose si complicano, tanto che ci scappa subito il primo morto. Per fortuna l’ammiraglio ha portato con sé lo Squalo Tigre, l’acquanauta del servizio segreto sotto– marino. Sfidando siluri e oceani, il Tigre si assume l’onere di una missione che, è il caso di dirlo, fa acqua da tutte le parti.

The Kane Chronicles – Il trono di fuoco

Apophys, il serpente gigante, dio del caos, sta per essere liberato dalle forze del male. Vuole distruggere il mondo e per questo è determinato a inghiottire il dio sole, Ra, il più antico e potente degli dei egizi.
Il mito vuole che Ra, minacciato da Apophys e Isis, abbia lasciato il suo trono di fuoco a Osiris e si sia lasciato cadere in un sonno eterno. Per non essere svegliato ha diviso in tre parti il Libro di Ra, un antico papiro che contiene i suoi segreti e le formule magiche per svegliarlo. Sadie e Carter Kane, figli di Julius, egittologo di fama mondiale, scoprono casualmente il terribile rischio che corre il nostro mondo e decidono di partire in cerca di Ra, l¿unica speranza di salvezza, il solo dio che sia mai stato in grado di sconfiggere Apophys. Ma prima i fratelli Kane devono recuperare le tre parti del Libro di Ra per ricomporle… e riuscirci non sarà uno scherzo!
(source: Bol.com)

The Counselor: Il procuratore (I coralli)

Quale demone spinge il procuratore a puntare tutto su un traffico di droga da venti milioni di dollari? È l’avidità a fargli rischiare ciò che ha di piú caro – un rispettabile lavoro da avvocato, l’amore della donna dei suoi sogni, le leggi della coscienza? «L’avidità è decisamente sopravvalutata, – suggerisce il suo socio di malaffari, Reiner – la paura invece no». E nel cartello di Juárez, uno dei posti piú pericolosi e depravati al mondo, dove la vita si perde per gioco e perderla in fretta è la sola preghiera, la paura non è mai sopravvalutata.
Il primo testo di Cormac McCarthy specificamente scritto per il cinema ha il pathos dell’azione e la solennità dell’universale, e offre, nel diverso mezzo espressivo, l’ennesima, inconfondibile prova d’autore.
La pellicola di *The Counselor – Il procuratore*, diretta e coprodotta da Ridley Scott, ha per protagonisti Michael Fassbender nel ruolo del procuratore, Brad Pitt, Cameron Diaz, Penélope Cruz e Javier Bardem.
* * *
«Tra le opere di McCarthy piú inquietanti e vigorose».
**Steve Schwartz, coproduttore di *The Counselor***
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### Sinossi
Quale demone spinge il procuratore a puntare tutto su un traffico di droga da venti milioni di dollari? È l’avidità a fargli rischiare ciò che ha di piú caro – un rispettabile lavoro da avvocato, l’amore della donna dei suoi sogni, le leggi della coscienza? «L’avidità è decisamente sopravvalutata, – suggerisce il suo socio di malaffari, Reiner – la paura invece no». E nel cartello di Juárez, uno dei posti piú pericolosi e depravati al mondo, dove la vita si perde per gioco e perderla in fretta è la sola preghiera, la paura non è mai sopravvalutata.
Il primo testo di Cormac McCarthy specificamente scritto per il cinema ha il pathos dell’azione e la solennità dell’universale, e offre, nel diverso mezzo espressivo, l’ennesima, inconfondibile prova d’autore.
La pellicola di *The Counselor – Il procuratore*, diretta e coprodotta da Ridley Scott, ha per protagonisti Michael Fassbender nel ruolo del procuratore, Brad Pitt, Cameron Diaz, Penélope Cruz e Javier Bardem.
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«Tra le opere di McCarthy piú inquietanti e vigorose».
**Steve Schwartz, coproduttore di *The Counselor***

Il tesoro d’Italia

“C’è un’Italia protetta e remota a Morano Calabro, a Vairano, a Rocca Cilento, a Vatolla, a Giungano, a Torchiara, a Perdifumo, incontaminati presidi del Cilento. Poi ci sono le apparizioni. Come gli affreschi di Sant’Angelo in Formis, come il duomo di Anagni con il quale si apre il racconto pittorico di questo libro, anche se i primi segnali della lingua nuova, diretta, espressiva, sapida, sono nella scultura, a partire da Wiligelmo a Modena in parallelo con i primi vagiti della lingua italiana. Quei confini nei quali sono ristretti a coltivare i campi, cacciati dal Paradiso terrestre, Adamo ed Eva. Poco più tardi vedremo altri contadini affaticati, di mese in mese, nel Battistero dell’Antelami a Parma. Soltanto a Ferrara il lavoro sembrerà riservare una imprevista felicità. Il Maestro dei Mesi trasmette il piacere che ha provato estraendo fanciulli dalla pietra. Siamo nel 1230, in largo anticipo sul ritrovamento della vita nella pittura, prima ancora che in Toscana, nel cuore della Valle Padana, a Cremona, con il racconto delle storie di Sant’Agata di un maestro anonimo; non sarà un caso che la nuova lingua toscana in pittura si espanda fino a Padova con Giotto nella Cappella degli Scrovegni, e di lì in tutto il Nord. Siamo in apertura del Trecento, e diventa lingua universale quella che ha iniziato a parlare Giotto, ponendosi davanti le energie dei corpi e la loro azione…” (Vittorio Sgarbi) Introduzione di Michele Ainis.
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La terza Roma

La terza Roma by Ryszard Kapusci, Ryszard ski, Vera Verdiani
“…poiché i russi vi pregavano alla vista della città santa, come i pellegrini quando scorgono Gerusalemme.” Già: per loro Mosca era una città santa, la capitale del mondo, la terza Roma. Mosca: il punto d’arrivo della storia, il termine al pellegrinaggio terreno dell’umanità, la porta aperta sul cielo. I russi erano capaci di credere a queste cose in modo profondo, convinto, fanatico.” Torna tra le vecchie strade gelate un grande cronista, alla ricerca di ciò che è rimasto e ciò che è irrimediabilmente mutato nella terza capitale del mondo. Tratto da “Imperium” pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 22.422

Tempesta di Spade

Dopo la morte di re Renly Baratheon gli avversari che si contendono il Trono di Spade sono ridotti a quattro. Il gioco di alleanze, inganni e tradimenti si fa sempre più spietato, sempre più labirintico, e l’ambizione dei contendenti non ha limite. Sui quattro re e sui paesaggi già devastati dalla guerra incombe la più terribile delle minacce: dall’estremo nord un’immane orda di barbari e giganti, mammut e metamorfi sta lentamente scendendo verso i Sette Regni. E con il “popolo libero” dei bruti, un pericolo ancora più spaventoso si avvicina: gli Estranei, guerrieri soprannaturali che non temono la morte. Perché alla morte già appartengono? Gli indeboliti, dilaniati guardiani della notte sanno che i loro giorni potrebbero essere contati. Spetterà a Jon Snow, il bastardo di Grande Inverno, ergersi per una disperata, eroica, ultima difesa. Forse, la guerra per il potere supremo è ancora tutta da giocare.