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The dome (versione italiana)

In una tiepida mattina d’autunno, una cupola trasparente cala all’improvviso dal cielo sopra una sonnolenta cittadina del Maine, isolandola dal resto del mondo. Una misteriosa, impenetrabile lastra che intrappola al suo interno duemila persone e che presto crea tra loro un’altra separazione, altrettanto invisibile e letale: quella fra gli onesti e i malvagi. Ma tutti, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la cupola, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Perché ormai il tempo sta finendo, proprio come l’aria… Da questo romanzo è tratta la serie tv cult Under the dome.

In una tiepida mattina d’autunno, una cupola trasparente cala all’improvviso dal cielo sopra una sonnolenta cittadina del Maine, isolandola dal resto del mondo. Una misteriosa, impenetrabile lastra che intrappola al suo interno duemila persone e che presto crea tra loro un’altra separazione, altrettanto invisibile e letale: quella fra gli onesti e i malvagi. Ma tutti, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la cupola, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Perché ormai il tempo sta finendo, proprio come l’aria… Da questo romanzo è tratta la serie tv cult Under the dome.

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Terra del Fuoco

Feriti e sconfitti, tre uomini in fuga cavalcano attraverso le sterminate distese della Patagonia. Hanno osato ribellarsi a Julio Popper, il padrone-sovrano di una miniera d’oro sulle coste dello Stretto di Magellano, e da allora sono braccati. Avventurieri disperati, alla mercé del caso, vagheranno senza meta fino a quando, accanto allo scheletro di una balena, il luccichio della polvere aurifera ridarà uno scopo alle loro esistenze… È “Terra del Fuoco”, il racconto lungo che dà il titolo a questa raccolta di Francisco Coloane. Avidi cercatori d’oro, rivoluzionari in fuga, mandriani inseguiti dal vento, coloni che impazziscono nel tentativo di domare una terra selvaggia, marinai vittime di maledizioni, capitani coraggiosi e sfortunati: questi sono i personaggi che popolano le storie dello scrittore cileno, cantore del “mondo alla fine del mondo”. Ma è personaggio, è protagonista, accanto a loro, la natura stessa in tutta la sua inquietante grandezza, il paesaggio aspro delle estreme regioni meridionali del continente americano, quella Terra del Fuoco che diviene simbolo ideale e totale della elementare e incessante drammaticità delle passioni umane. Con una prefazione di Luis Sepulveda.
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Feriti e sconfitti, tre uomini in fuga cavalcano attraverso le sterminate distese della Patagonia. Hanno osato ribellarsi a Julio Popper, il padrone-sovrano di una miniera d’oro sulle coste dello Stretto di Magellano, e da allora sono braccati. Avventurieri disperati, alla mercé del caso, vagheranno senza meta fino a quando, accanto allo scheletro di una balena, il luccichio della polvere aurifera ridarà uno scopo alle loro esistenze… È “Terra del Fuoco”, il racconto lungo che dà il titolo a questa raccolta di Francisco Coloane. Avidi cercatori d’oro, rivoluzionari in fuga, mandriani inseguiti dal vento, coloni che impazziscono nel tentativo di domare una terra selvaggia, marinai vittime di maledizioni, capitani coraggiosi e sfortunati: questi sono i personaggi che popolano le storie dello scrittore cileno, cantore del “mondo alla fine del mondo”. Ma è personaggio, è protagonista, accanto a loro, la natura stessa in tutta la sua inquietante grandezza, il paesaggio aspro delle estreme regioni meridionali del continente americano, quella Terra del Fuoco che diviene simbolo ideale e totale della elementare e incessante drammaticità delle passioni umane. Con una prefazione di Luis Sepulveda.
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Il Tempio del Sole: Racconto – Un’avventura della Sigma Force

«I libri della Sigma Force sono il massimo della letteratura di intrattenimento.»The New York Times«I protagonisti della Sigma Force sono grandiosi come i romanzi di questa serie imperdibile.»Publisher WeeklyUn’avventura della Sigma Force Vol. 7 (Racconto breve)Seichan si sveglia in una camera d’albergo di Parigi, senza sapere come ci sia arrivata. Qualcuno l’ha drogata e rapita. E le ha messo al collo uno strano «gioiello»: un rilevatore GPS che le trasmette una potentissima scarica elettrica ogni volta che prova a toglierlo. E che potrebbe ucciderla da un momento all’altro. L’unico modo per uscire viva da quella situazione è trovare Gabriel Beaupré, il figlio della persona che l’ha sequestrata, svanito nel nulla pochi giorni prima. Una missione quasi di routine per un’agente esperta come Seichan, se non fosse che Gabriel è il braccio destro di Luc Vennard, il leader dell’Ordine del Tempio del Sole, un culto apocalittico determinato a purificare la città. Distruggendola. E infatti Gabriel ha passato le ultime ore a preparare l’attentato insieme con gli altri membri della setta. Per salvare migliaia d’innocenti e riportare Gabriel sano e salvo dal padre, Seichan sarà costretta a addentrasi nel sottosuolo di Parigi, in un mondo in cui regna l’oscurità e dove il pericolo si nasconde dietro ogni angolo.

«I libri della Sigma Force sono il massimo della letteratura di intrattenimento.»The New York Times«I protagonisti della Sigma Force sono grandiosi come i romanzi di questa serie imperdibile.»Publisher WeeklyUn’avventura della Sigma Force Vol. 7 (Racconto breve)Seichan si sveglia in una camera d’albergo di Parigi, senza sapere come ci sia arrivata. Qualcuno l’ha drogata e rapita. E le ha messo al collo uno strano «gioiello»: un rilevatore GPS che le trasmette una potentissima scarica elettrica ogni volta che prova a toglierlo. E che potrebbe ucciderla da un momento all’altro. L’unico modo per uscire viva da quella situazione è trovare Gabriel Beaupré, il figlio della persona che l’ha sequestrata, svanito nel nulla pochi giorni prima. Una missione quasi di routine per un’agente esperta come Seichan, se non fosse che Gabriel è il braccio destro di Luc Vennard, il leader dell’Ordine del Tempio del Sole, un culto apocalittico determinato a purificare la città. Distruggendola. E infatti Gabriel ha passato le ultime ore a preparare l’attentato insieme con gli altri membri della setta. Per salvare migliaia d’innocenti e riportare Gabriel sano e salvo dal padre, Seichan sarà costretta a addentrasi nel sottosuolo di Parigi, in un mondo in cui regna l’oscurità e dove il pericolo si nasconde dietro ogni angolo.

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Sveglia Sir!

Un romanzo che ha come protagonista Alan Blair, un romanziere trentenne, alcolista recidivo e neoricco grazie alla caduta sul ghiaccio che gli ha fruttato un insperato compenso da parte dell’assicurazione. Una cascata di dollari che Alan impiega anche per assumere un maggiordomo professionista, Jeeves, che lo segue fin nel New Jersey, nella casa degli zii, unici a curarsi delle sue sorti. Alan è straordinariamente abile ad attirare i problemi: problemi psicologici, emozionali, sessuali, spirituali. Il ruolo di Jeeves è quello di un padre amorevole ma critico, di un amico, di un vero fratello che lo accompagna attraverso un viaggio faticoso verso la redenzione o, quantomeno, la ricerca di una nuova ispirazione artistica.

Un romanzo che ha come protagonista Alan Blair, un romanziere trentenne, alcolista recidivo e neoricco grazie alla caduta sul ghiaccio che gli ha fruttato un insperato compenso da parte dell’assicurazione. Una cascata di dollari che Alan impiega anche per assumere un maggiordomo professionista, Jeeves, che lo segue fin nel New Jersey, nella casa degli zii, unici a curarsi delle sue sorti. Alan è straordinariamente abile ad attirare i problemi: problemi psicologici, emozionali, sessuali, spirituali. Il ruolo di Jeeves è quello di un padre amorevole ma critico, di un amico, di un vero fratello che lo accompagna attraverso un viaggio faticoso verso la redenzione o, quantomeno, la ricerca di una nuova ispirazione artistica.

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Lo strano mondo di Alex Woods

Per Alex Woods la notte è un momento magico, l’unico momento in cui può gettarsi la paura alle spalle. Ogni notte si affaccia alla finestra per guardare le stelle. La stanza è invasa da libri di astronomia, la sua passione. Studiare le eterne e immutabili leggi che regolano l’universo è l’unico modo per fuggire dalla sua vita disordinata. Alex sa cosa significa essere strano. Non ha mai conosciuto suo padre, e sua madre è una lettrice di tarocchi che l’ha cresciuto in un negozio pieno di candele, incensi e pozioni. E da quando ha dieci anni soffre di attacchi epilettici che riesce a controllare solo ascoltando musica classica ed enumerando i nomi delle costellazioni. A scuola i bulli lo perseguitano senza tregua. Un giorno, mentre fugge dall’ennesimo pestaggio, Alex cade e rotola in un giardino, devastando la siepe. Quando apre gli occhi si trova la canna di un fucile piantata in faccia. A imbracciare l’arma è il signor Peterson, un bislacco e arcigno vedovo. Un uomo solo, con una ferita nel cuore che non ha intenzione di rivelare a nessuno. Fra i due nasce la più improbabile delle amicizie, fatta di coltivazione di sostanze stupefacenti e letture dei romanzi più dissacranti. Ma quando il signor Peterson scopre di avere una grave malattia, per Alex giunge il momento di sovvertire tutte le leggi dell’universo e intraprendere il più strambo dei viaggi. Perché solo lui può salvarlo… Lo strano mondo di Alex Woods è un caso editoriale folgorante, venduto in tutto il mondo dopo aste infuocate. Gavin Extence, giovanissimo autore inglese, ci regala un debutto che rimarrà incastonato nel cuore di ogni lettore come una gemma preziosa. Un romanzo surreale e struggente, un’amicizia improbabile e profonda, un protagonista memorabile che, dopo l’ultima pagina, desidererete abbracciare e tenere per sempre con voi.
(source: Bol.com)

Per Alex Woods la notte è un momento magico, l’unico momento in cui può gettarsi la paura alle spalle. Ogni notte si affaccia alla finestra per guardare le stelle. La stanza è invasa da libri di astronomia, la sua passione. Studiare le eterne e immutabili leggi che regolano l’universo è l’unico modo per fuggire dalla sua vita disordinata. Alex sa cosa significa essere strano. Non ha mai conosciuto suo padre, e sua madre è una lettrice di tarocchi che l’ha cresciuto in un negozio pieno di candele, incensi e pozioni. E da quando ha dieci anni soffre di attacchi epilettici che riesce a controllare solo ascoltando musica classica ed enumerando i nomi delle costellazioni. A scuola i bulli lo perseguitano senza tregua. Un giorno, mentre fugge dall’ennesimo pestaggio, Alex cade e rotola in un giardino, devastando la siepe. Quando apre gli occhi si trova la canna di un fucile piantata in faccia. A imbracciare l’arma è il signor Peterson, un bislacco e arcigno vedovo. Un uomo solo, con una ferita nel cuore che non ha intenzione di rivelare a nessuno. Fra i due nasce la più improbabile delle amicizie, fatta di coltivazione di sostanze stupefacenti e letture dei romanzi più dissacranti. Ma quando il signor Peterson scopre di avere una grave malattia, per Alex giunge il momento di sovvertire tutte le leggi dell’universo e intraprendere il più strambo dei viaggi. Perché solo lui può salvarlo… Lo strano mondo di Alex Woods è un caso editoriale folgorante, venduto in tutto il mondo dopo aste infuocate. Gavin Extence, giovanissimo autore inglese, ci regala un debutto che rimarrà incastonato nel cuore di ogni lettore come una gemma preziosa. Un romanzo surreale e struggente, un’amicizia improbabile e profonda, un protagonista memorabile che, dopo l’ultima pagina, desidererete abbracciare e tenere per sempre con voi.
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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (Super ET)

Questo è un giallo diverso da tutti gli altri. L’investigatore è Christopher Boone, ha quindici anni e soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo. Christopher ha un rapporto molto problematico con il mondo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo e il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai.
Christopher non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina trafitto da un forcone, capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere.
E inizia così un viaggio straordinario che gli cambierà la vita.
**
### Sinossi
Questo è un giallo diverso da tutti gli altri. L’investigatore è Christopher Boone, ha quindici anni e soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo. Christopher ha un rapporto molto problematico con il mondo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo e il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai.
Christopher non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina trafitto da un forcone, capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere.
E inizia così un viaggio straordinario che gli cambierà la vita.

Questo è un giallo diverso da tutti gli altri. L’investigatore è Christopher Boone, ha quindici anni e soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo. Christopher ha un rapporto molto problematico con il mondo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo e il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai.
Christopher non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina trafitto da un forcone, capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere.
E inizia così un viaggio straordinario che gli cambierà la vita.
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### Sinossi
Questo è un giallo diverso da tutti gli altri. L’investigatore è Christopher Boone, ha quindici anni e soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo. Christopher ha un rapporto molto problematico con il mondo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo e il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai.
Christopher non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina trafitto da un forcone, capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere.
E inizia così un viaggio straordinario che gli cambierà la vita.

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Storia di una serva

Luisa de la Cueva nasce negli anni Trenta in un piccolo villaggio sull’isola caraibica di San Pedro, dove trascorre la sua infanzia. Dopo i primi anni passati nella piantagione di canna da zucchero dove sua madre è a servizio, si troverà poco più che adolescente ad abbandonare il conforto di una vita genuina per seguire i sogni di ricchezza e prosperità che New York simboleggia per la sua famiglia. Ma una volta lì i de la Cueva sono costretti ad abitare tra scantinati e squallidi appartamenti e la società americana con le sue spietate regole si rivela così lontana dall’umanità e dal senso di solidarietà che regnavano a San Pedro. I ricordi degli anni felici riaffiorano continuamente nella memoria di Luisa che accetta di lavorare come domestica con l’unico sogno di tornare presto nella sua amata isola. Lavorare a servizio nelle ricche case della borghesia newyorchese, di cui la Fox ci restituisce feroci e puntuali affreschi, le permette di guadagnare abbastanza ma anche di entrare in contatto con altri immigrati che cercheranno di coinvolgerla nel neonato movimento per i diritti civili. E, proprio nel pieno delle battaglie sociali, mentre quelli come lei cercano di affrancarsi da una condizione di inferiorità e sfruttamento, Luisa rimane estranea a qualunque forma di riscatto e vagheggia un ritorno alla purezza della sua terra. Superbo ritratto della società americana della metà del secolo scorso, questo romanzo svela tutti i tesori che si nascondono nei diseredati. Per sottrarli all’oblio, serviva l’occhio fraterno di Paula Fox, la sua tenerezza e la sua meravigliosa compassione.

Luisa de la Cueva nasce negli anni Trenta in un piccolo villaggio sull’isola caraibica di San Pedro, dove trascorre la sua infanzia. Dopo i primi anni passati nella piantagione di canna da zucchero dove sua madre è a servizio, si troverà poco più che adolescente ad abbandonare il conforto di una vita genuina per seguire i sogni di ricchezza e prosperità che New York simboleggia per la sua famiglia. Ma una volta lì i de la Cueva sono costretti ad abitare tra scantinati e squallidi appartamenti e la società americana con le sue spietate regole si rivela così lontana dall’umanità e dal senso di solidarietà che regnavano a San Pedro. I ricordi degli anni felici riaffiorano continuamente nella memoria di Luisa che accetta di lavorare come domestica con l’unico sogno di tornare presto nella sua amata isola. Lavorare a servizio nelle ricche case della borghesia newyorchese, di cui la Fox ci restituisce feroci e puntuali affreschi, le permette di guadagnare abbastanza ma anche di entrare in contatto con altri immigrati che cercheranno di coinvolgerla nel neonato movimento per i diritti civili. E, proprio nel pieno delle battaglie sociali, mentre quelli come lei cercano di affrancarsi da una condizione di inferiorità e sfruttamento, Luisa rimane estranea a qualunque forma di riscatto e vagheggia un ritorno alla purezza della sua terra. Superbo ritratto della società americana della metà del secolo scorso, questo romanzo svela tutti i tesori che si nascondono nei diseredati. Per sottrarli all’oblio, serviva l’occhio fraterno di Paula Fox, la sua tenerezza e la sua meravigliosa compassione.

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Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza

«*Un grande narratore capace di cogliere i dettagli più profondi nel magistrale artigianato del raccontare.*»
**La Stampa**
«*Sepúlveda ha il senso della narrazione concisa ed efficace, il gusto delle immagini finemente cesellate, un grande dono dell’evocazione che gli permette di rendere semplici, stilizzandoli, gli esseri e gli avvenimenti più complicati.*»
**Le Monde**
**UNA FAVOLA DI LUIS SEPÚLVEDA PER I LETTORI DI TUTTE LE ETA’.**
Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente «lumaca». Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria del grande scrittore cileno. Un’altra storia memorabile che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo.
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### Sinossi
«*Un grande narratore capace di cogliere i dettagli più profondi nel magistrale artigianato del raccontare.*»
**La Stampa**
«*Sepúlveda ha il senso della narrazione concisa ed efficace, il gusto delle immagini finemente cesellate, un grande dono dell’evocazione che gli permette di rendere semplici, stilizzandoli, gli esseri e gli avvenimenti più complicati.*»
**Le Monde**
**UNA FAVOLA DI LUIS SEPÚLVEDA PER I LETTORI DI TUTTE LE ETA’.**
Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente «lumaca». Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria del grande scrittore cileno. Un’altra storia memorabile che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo.

«*Un grande narratore capace di cogliere i dettagli più profondi nel magistrale artigianato del raccontare.*»
**La Stampa**
«*Sepúlveda ha il senso della narrazione concisa ed efficace, il gusto delle immagini finemente cesellate, un grande dono dell’evocazione che gli permette di rendere semplici, stilizzandoli, gli esseri e gli avvenimenti più complicati.*»
**Le Monde**
**UNA FAVOLA DI LUIS SEPÚLVEDA PER I LETTORI DI TUTTE LE ETA’.**
Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente «lumaca». Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria del grande scrittore cileno. Un’altra storia memorabile che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo.
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### Sinossi
«*Un grande narratore capace di cogliere i dettagli più profondi nel magistrale artigianato del raccontare.*»
**La Stampa**
«*Sepúlveda ha il senso della narrazione concisa ed efficace, il gusto delle immagini finemente cesellate, un grande dono dell’evocazione che gli permette di rendere semplici, stilizzandoli, gli esseri e gli avvenimenti più complicati.*»
**Le Monde**
**UNA FAVOLA DI LUIS SEPÚLVEDA PER I LETTORI DI TUTTE LE ETA’.**
Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente «lumaca». Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria del grande scrittore cileno. Un’altra storia memorabile che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo.

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Storia della letteratura italiana

Pubblicata nel 1870 e articolata in venti capitoli – dai Siciliani al Diciannovesimo secolo –, la Storia di De Sanctis è considerata la prima grande sintesi organica di tutta la letteratura italiana. Si tratta della sola opera che abbia saputo fondere una concezione storica della letteratura italiana e un giudizio critico personale. Per De Sanctis la letteratura, oltre a essere intimamente collegata con il processo storico, è una rappresentazione dello spirito italiano nel suo evolversi. La storia della letteratura d’invenzione e la storia delle idee e del progresso delle conoscenze non si sovrappongono solo dal punto di vista cronologico, ma sono saldamente unite dalla concezione di uno spirito, o “coscienza”, nazionale. Ecco perché ancora oggi, anche grazie a una prosa inaspettatamente fervida ed estrosa, la celebre opera del più grande critico letterario e saggista italiano dell’Ottocento non mancherà di sorprendere chi ancora non conosce questo autentico capolavoro.
(source: Bol.com)

Pubblicata nel 1870 e articolata in venti capitoli – dai Siciliani al Diciannovesimo secolo –, la Storia di De Sanctis è considerata la prima grande sintesi organica di tutta la letteratura italiana. Si tratta della sola opera che abbia saputo fondere una concezione storica della letteratura italiana e un giudizio critico personale. Per De Sanctis la letteratura, oltre a essere intimamente collegata con il processo storico, è una rappresentazione dello spirito italiano nel suo evolversi. La storia della letteratura d’invenzione e la storia delle idee e del progresso delle conoscenze non si sovrappongono solo dal punto di vista cronologico, ma sono saldamente unite dalla concezione di uno spirito, o “coscienza”, nazionale. Ecco perché ancora oggi, anche grazie a una prosa inaspettatamente fervida ed estrosa, la celebre opera del più grande critico letterario e saggista italiano dell’Ottocento non mancherà di sorprendere chi ancora non conosce questo autentico capolavoro.
(source: Bol.com)

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Storia dell’antisemitismo

Scritta negli anni immediatamente successivi al processo di Norimberga, l’opera di Poliakov costituisce ancora oggi la più completa meditazione complessiva sulla storia e le ragioni dell’antisemitismo. Attraverso una ricca documentazione e l’indagine di un vasto arco cronologico, l’autore mostra l’evoluzione delle forme di persecuzione contro gli ebrei nel corso dei secoli e svela in che modo l’intreccio di fattori sociali, economici e religiosi ha portato allo sviluppo della “questione ebraica” proprio nelle società occidentali dominate dalle religioni figlie dell’ebraismo, il cristianesimo e l’islam. In questo volume Poliakov esamina la diffusione dell’antisemitismo dall’antichità pagana ai primi secoli cristiani,dall’alto Medioevo al Rinascimento, e porta alla luce le radici del fanatismo che ha colpito l’Europa contemporanea.
(source: Bol.com)

Scritta negli anni immediatamente successivi al processo di Norimberga, l’opera di Poliakov costituisce ancora oggi la più completa meditazione complessiva sulla storia e le ragioni dell’antisemitismo. Attraverso una ricca documentazione e l’indagine di un vasto arco cronologico, l’autore mostra l’evoluzione delle forme di persecuzione contro gli ebrei nel corso dei secoli e svela in che modo l’intreccio di fattori sociali, economici e religiosi ha portato allo sviluppo della “questione ebraica” proprio nelle società occidentali dominate dalle religioni figlie dell’ebraismo, il cristianesimo e l’islam. In questo volume Poliakov esamina la diffusione dell’antisemitismo dall’antichità pagana ai primi secoli cristiani,dall’alto Medioevo al Rinascimento, e porta alla luce le radici del fanatismo che ha colpito l’Europa contemporanea.
(source: Bol.com)

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Storia d’Italia

La Storia d’Italia, la sola opera che Francesco Guicciardini destinò alla pubblicazione, fu composta tra il 1537 e il 1540, quando l’autore, alla fine della sua carriera politica, viveva ad Arcetri, totalmente libero da impegni politici e diplomatici. L’opera è costituita da venti libri e narra le guerre che portarono alla rovina dell’indipendenza italiana, dalla morte di Lorenzo il Magnifico, 1492, a quella del papa Clemente VII (1534).Ledizioni propone la versione digitale in formato epub di quest’opera fuori diritti.
(source: Bol.com)

La Storia d’Italia, la sola opera che Francesco Guicciardini destinò alla pubblicazione, fu composta tra il 1537 e il 1540, quando l’autore, alla fine della sua carriera politica, viveva ad Arcetri, totalmente libero da impegni politici e diplomatici. L’opera è costituita da venti libri e narra le guerre che portarono alla rovina dell’indipendenza italiana, dalla morte di Lorenzo il Magnifico, 1492, a quella del papa Clemente VII (1534).Ledizioni propone la versione digitale in formato epub di quest’opera fuori diritti.
(source: Bol.com)

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Storia d’Italia, Vol 25. L’Italia dell’Ulivo [1995-1997]

La bufera di Tangentopoli spazzò via un sistema politico che sembrava eterno. Chi avrebbe mai pensato che la DC si dissolvesse in piccole formazioni? Che il PCI riuscisse a sopravvivere a prezzo di una scissione e cambiando nome? E che dire di PSI, di PSDI, di PRI e di PLI? Tutti volevano che le cose cambiassero: dovevano finire i tempi del compromesso, del trasformismo, dei mille accomodamenti e degli accordi sottobanco. Il Palazzo era alle corde, un’intera classe politica era delegittimata, il Paese reclamava a gran voce il «nuovo», pur non sapendo bene cosa potesse essere. In questo clima arroventato, il governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi rassegnò le dimissioni il 13 gennaio 1994 e tre giorni dopo il Presidente Oscar Luigi Scalfaro sciolse le Camere: si andava al voto con il «maggioritario», sebbene riveduto e corretto all’italiana. E proprio allora maturò quel clima di violenta intolleranza che ancora oggi fa del nostro sistema politico un bipolarismo imperfetto: il centrosinistra era sicuro di vincere, ma non aveva fatto i conti con Berlusconi che, dopo aver già sdoganato la destra di Fini, stabilì un alleanza con la Lega di Bossi e con il CCD formato da ex democristiani. Fin dall’inizio della campagna elettorale nessuno dei due schieramenti legittimò l’altro: la dialettica politica si ridusse ai soli insulti. Inoltre, i due poli erano profondamente divisi al loro interno. Il 27 e il 28 marzo si votò; vinse Berlusconi, che formò un governo che durò soltanto fino al 22 dicembre, quando Bossi abbandonò la maggioranza. Il centrodestra voleva tornare subito alle urne, ma Scalfaro affidò a Lamberto Dini, già ministro del Tesoro di Berlusconi, il compito di formare un governo di «tecnici» che rimase in carica sino all’11 gennaio 1996. Nel frattempo Romano Prodi aveva assunto la guida del centrosinistra raccogliendolo sotto l’insegna dell’Ulivo. Si votò il 21 aprile e «il professore» bolognese vinse, ben presto amareggiato dall’azione politica di Fausto Bertinotti – leader di Rifondazione comunista – che, il 9 ottobre, provocò la crisi del Governo Prodi. E qui s’interrompe questa «Storia d’Italia», perché, come scrisse Montanelli salutando i suoi lettori, «il congedo l’ho preso negli ultimi tempi dalla stessa Italia, un Paese che non mi appartiene più e a cui sento di non più appartenere». Quel che segue è ormai cronaca.

La bufera di Tangentopoli spazzò via un sistema politico che sembrava eterno. Chi avrebbe mai pensato che la DC si dissolvesse in piccole formazioni? Che il PCI riuscisse a sopravvivere a prezzo di una scissione e cambiando nome? E che dire di PSI, di PSDI, di PRI e di PLI? Tutti volevano che le cose cambiassero: dovevano finire i tempi del compromesso, del trasformismo, dei mille accomodamenti e degli accordi sottobanco. Il Palazzo era alle corde, un’intera classe politica era delegittimata, il Paese reclamava a gran voce il «nuovo», pur non sapendo bene cosa potesse essere. In questo clima arroventato, il governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi rassegnò le dimissioni il 13 gennaio 1994 e tre giorni dopo il Presidente Oscar Luigi Scalfaro sciolse le Camere: si andava al voto con il «maggioritario», sebbene riveduto e corretto all’italiana. E proprio allora maturò quel clima di violenta intolleranza che ancora oggi fa del nostro sistema politico un bipolarismo imperfetto: il centrosinistra era sicuro di vincere, ma non aveva fatto i conti con Berlusconi che, dopo aver già sdoganato la destra di Fini, stabilì un alleanza con la Lega di Bossi e con il CCD formato da ex democristiani. Fin dall’inizio della campagna elettorale nessuno dei due schieramenti legittimò l’altro: la dialettica politica si ridusse ai soli insulti. Inoltre, i due poli erano profondamente divisi al loro interno. Il 27 e il 28 marzo si votò; vinse Berlusconi, che formò un governo che durò soltanto fino al 22 dicembre, quando Bossi abbandonò la maggioranza. Il centrodestra voleva tornare subito alle urne, ma Scalfaro affidò a Lamberto Dini, già ministro del Tesoro di Berlusconi, il compito di formare un governo di «tecnici» che rimase in carica sino all’11 gennaio 1996. Nel frattempo Romano Prodi aveva assunto la guida del centrosinistra raccogliendolo sotto l’insegna dell’Ulivo. Si votò il 21 aprile e «il professore» bolognese vinse, ben presto amareggiato dall’azione politica di Fausto Bertinotti – leader di Rifondazione comunista – che, il 9 ottobre, provocò la crisi del Governo Prodi. E qui s’interrompe questa «Storia d’Italia», perché, come scrisse Montanelli salutando i suoi lettori, «il congedo l’ho preso negli ultimi tempi dalla stessa Italia, un Paese che non mi appartiene più e a cui sento di non più appartenere». Quel che segue è ormai cronaca.

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Storia d’Italia, Vol 24. L’Italia di Berlusconi [1993-1995]

La bufera di Tangentopoli spazzò via un sistema politico che sembrava eterno. Chi avrebbe mai pensato che la DC si dissolvesse in piccole formazioni? Che il PCI riuscisse a sopravvivere a prezzo di una scissione e cambiando nome? E che dire di PSI, di PSDI, di PRI e di PLI? Tutti volevano che le cose cambiassero: dovevano finire i tempi del compromesso, del trasformismo, dei mille accomodamenti e degli accordi sottobanco. Il Palazzo era alle corde, un’intera classe politica era delegittimata, il Paese reclamava a gran voce il «nuovo», pur non sapendo bene cosa potesse essere. In questo clima arroventato, il governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi rassegnò le dimissioni il 13 gennaio 1994 e tre giorni dopo il Presidente Oscar Luigi Scalfaro sciolse le Camere: si andava al voto con il «maggioritario», sebbene riveduto e corretto all’italiana. E proprio allora maturò quel clima di violenta intolleranza che ancora oggi fa del nostro sistema politico un bipolarismo imperfetto: il centrosinistra era sicuro di vincere, ma non aveva fatto i conti con Berlusconi che, dopo aver già sdoganato la destra di Fini, stabilì un alleanza con la Lega di Bossi e con il CCD formato da ex democristiani. Fin dall’inizio della campagna elettorale nessuno dei due schieramenti legittimò l’altro: la dialettica politica si ridusse ai soli insulti. Inoltre, i due poli erano profondamente divisi al loro interno. Il 27 e il 28 marzo si votò; vinse Berlusconi, che formò un governo che durò soltanto fino al 22 dicembre, quando Bossi abbandonò la maggioranza. Il centrodestra voleva tornare subito alle urne, ma Scalfaro affidò a Lamberto Dini, già ministro del Tesoro di Berlusconi, il compito di formare un governo di «tecnici» che rimase in carica sino all’11 gennaio 1996. Nel frattempo Romano Prodi aveva assunto la guida del centrosinistra raccogliendolo sotto l’insegna dell’Ulivo. Si votò il 21 aprile e «il professore» bolognese vinse, ben presto amareggiato dall’azione politica di Fausto Bertinotti – leader di Rifondazione comunista – che, il 9 ottobre, provocò la crisi del Governo Prodi. E qui s’interrompe questa «Storia d’Italia», perché, come scrisse Montanelli salutando i suoi lettori, «il congedo l’ho preso negli ultimi tempi dalla stessa Italia, un Paese che non mi appartiene più e a cui sento di non più appartenere». Quel che segue è ormai cronaca.

La bufera di Tangentopoli spazzò via un sistema politico che sembrava eterno. Chi avrebbe mai pensato che la DC si dissolvesse in piccole formazioni? Che il PCI riuscisse a sopravvivere a prezzo di una scissione e cambiando nome? E che dire di PSI, di PSDI, di PRI e di PLI? Tutti volevano che le cose cambiassero: dovevano finire i tempi del compromesso, del trasformismo, dei mille accomodamenti e degli accordi sottobanco. Il Palazzo era alle corde, un’intera classe politica era delegittimata, il Paese reclamava a gran voce il «nuovo», pur non sapendo bene cosa potesse essere. In questo clima arroventato, il governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi rassegnò le dimissioni il 13 gennaio 1994 e tre giorni dopo il Presidente Oscar Luigi Scalfaro sciolse le Camere: si andava al voto con il «maggioritario», sebbene riveduto e corretto all’italiana. E proprio allora maturò quel clima di violenta intolleranza che ancora oggi fa del nostro sistema politico un bipolarismo imperfetto: il centrosinistra era sicuro di vincere, ma non aveva fatto i conti con Berlusconi che, dopo aver già sdoganato la destra di Fini, stabilì un alleanza con la Lega di Bossi e con il CCD formato da ex democristiani. Fin dall’inizio della campagna elettorale nessuno dei due schieramenti legittimò l’altro: la dialettica politica si ridusse ai soli insulti. Inoltre, i due poli erano profondamente divisi al loro interno. Il 27 e il 28 marzo si votò; vinse Berlusconi, che formò un governo che durò soltanto fino al 22 dicembre, quando Bossi abbandonò la maggioranza. Il centrodestra voleva tornare subito alle urne, ma Scalfaro affidò a Lamberto Dini, già ministro del Tesoro di Berlusconi, il compito di formare un governo di «tecnici» che rimase in carica sino all’11 gennaio 1996. Nel frattempo Romano Prodi aveva assunto la guida del centrosinistra raccogliendolo sotto l’insegna dell’Ulivo. Si votò il 21 aprile e «il professore» bolognese vinse, ben presto amareggiato dall’azione politica di Fausto Bertinotti – leader di Rifondazione comunista – che, il 9 ottobre, provocò la crisi del Governo Prodi. E qui s’interrompe questa «Storia d’Italia», perché, come scrisse Montanelli salutando i suoi lettori, «il congedo l’ho preso negli ultimi tempi dalla stessa Italia, un Paese che non mi appartiene più e a cui sento di non più appartenere». Quel che segue è ormai cronaca.

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Storia d’Italia, Vol 23. L’Italia degli anni di fango [1978-1993]

L’Italia assaporava un benessere mai conosciuto. In realtà, il boom economico aveva premiato solo alcune classi, ignorando quelle più deboli; gli industriali perseguivano una politica di breve respiro; la scuola non aveva saputo rinnovarsi; vigeva una morale retriva… Tutte queste contraddizioni esplosero nel Sessantotto quando i moti studenteschi che avevano scosso gli Stati Uniti e infiammato la Francia si estesero ai nostri atenei. Tutto era rimesso in discussione: la morale, i partiti, i sindacati, la politica, le istituzioni, l’insegnamento. Nel 1969, poi, le lotte degli studenti si saldarono alle rivendicazioni operaie. Il 12 dicembre di quell’anno, con la strage alla Banca dell’Agricoltura a Milano – uno dei tanti misteri d’Italia mai risolti – ebbero inizio quegli «anni di piombo» che avrebbero raggiunto il loro apice con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978. Tra queste due date l’Italia conobbe soltanto intimidazioni, agguati, bombe, scandali devastanti, ipocrisia intellettuale, uccisioni, la nascita delle Brigate rosse e del partito armato, lo stragismo, il terrorismo… Il Paese riuscì tuttavia a sconfiggere la lotta armata e ad avviare un processo di rinnovamento con l’elezione di Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica (1978) e la formazione (1981) del Governo Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano. Ma il «grande gioco» lo condusse Bettino Craxi: eletto segretario del PSI nel luglio del 1976, riuscì a vanificare il «compromesso storico» tra DC e PCI, a rendere il suo partito ago della bilancia della vita politica, a essere nominato presidente del Consiglio il 4 agosto 1983 e a mantenere questa carica fino al 3 marzo 198 7. Spregiudicato, politico di razza, capace di vincere un referendum che aboliva la scala mobile, Craxi fu statista di spessore, ma non seppe o non volle vedere la corruzione che dilagava attorno a lui e che lo travolse quando, il 17febbraio 1992, fu arrestato per avere intascato una «mazzetta» da Mario Chiesa, un funzionario socialista. Era l’inizio di Tangentopoli: dagli anni di piombo si era passati a quelli «di fango».

L’Italia assaporava un benessere mai conosciuto. In realtà, il boom economico aveva premiato solo alcune classi, ignorando quelle più deboli; gli industriali perseguivano una politica di breve respiro; la scuola non aveva saputo rinnovarsi; vigeva una morale retriva… Tutte queste contraddizioni esplosero nel Sessantotto quando i moti studenteschi che avevano scosso gli Stati Uniti e infiammato la Francia si estesero ai nostri atenei. Tutto era rimesso in discussione: la morale, i partiti, i sindacati, la politica, le istituzioni, l’insegnamento. Nel 1969, poi, le lotte degli studenti si saldarono alle rivendicazioni operaie. Il 12 dicembre di quell’anno, con la strage alla Banca dell’Agricoltura a Milano – uno dei tanti misteri d’Italia mai risolti – ebbero inizio quegli «anni di piombo» che avrebbero raggiunto il loro apice con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978. Tra queste due date l’Italia conobbe soltanto intimidazioni, agguati, bombe, scandali devastanti, ipocrisia intellettuale, uccisioni, la nascita delle Brigate rosse e del partito armato, lo stragismo, il terrorismo… Il Paese riuscì tuttavia a sconfiggere la lotta armata e ad avviare un processo di rinnovamento con l’elezione di Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica (1978) e la formazione (1981) del Governo Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano. Ma il «grande gioco» lo condusse Bettino Craxi: eletto segretario del PSI nel luglio del 1976, riuscì a vanificare il «compromesso storico» tra DC e PCI, a rendere il suo partito ago della bilancia della vita politica, a essere nominato presidente del Consiglio il 4 agosto 1983 e a mantenere questa carica fino al 3 marzo 198 7. Spregiudicato, politico di razza, capace di vincere un referendum che aboliva la scala mobile, Craxi fu statista di spessore, ma non seppe o non volle vedere la corruzione che dilagava attorno a lui e che lo travolse quando, il 17febbraio 1992, fu arrestato per avere intascato una «mazzetta» da Mario Chiesa, un funzionario socialista. Era l’inizio di Tangentopoli: dagli anni di piombo si era passati a quelli «di fango».

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Storia d’Italia, Vol 22. L’Italia degli anni di piombo [1965-1978]

L’Italia assaporava un benessere mai conosciuto. In realtà, il boom economico aveva premiato solo alcune classi, ignorando quelle più deboli; gli industriali perseguivano una politica di breve respiro; la scuola non aveva saputo rinnovarsi; vigeva una morale retriva… Tutte queste contraddizioni esplosero nel Sessantotto quando i moti studenteschi che avevano scosso gli Stati Uniti e infiammato la Francia si estesero ai nostri atenei. Tutto era rimesso in discussione: la morale, i partiti, i sindacati, la politica, le istituzioni, l’insegnamento. Nel 1969, poi, le lotte degli studenti si saldarono alle rivendicazioni operaie. Il 12 dicembre di quell’anno, con la strage alla Banca dell’Agricoltura a Milano – uno dei tanti misteri d’Italia mai risolti – ebbero inizio quegli «anni di piombo» che avrebbero raggiunto il loro apice con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978. Tra queste due date l’Italia conobbe soltanto intimidazioni, agguati, bombe, scandali devastanti, ipocrisia intellettuale, uccisioni, la nascita delle Brigate rosse e del partito armato, lo stragismo, il terrorismo… Il Paese riuscì tuttavia a sconfiggere la lotta armata e ad avviare un processo di rinnovamento con l’elezione di Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica (1978) e la formazione (1981) del Governo Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano. Ma il «grande gioco» lo condusse Bettino Craxi: eletto segretario del PSI nel luglio del 1976, riuscì a vanificare il «compromesso storico» tra DC e PCI, a rendere il suo partito ago della bilancia della vita politica, a essere nominato presidente del Consiglio il 4 agosto 1983 e a mantenere questa carica fino al 3 marzo 198 7. Spregiudicato, politico di razza, capace di vincere un referendum che aboliva la scala mobile, Craxi fu statista di spessore, ma non seppe o non volle vedere la corruzione che dilagava attorno a lui e che lo travolse quando, il 17febbraio 1992, fu arrestato per avere intascato una «mazzetta» da Mario Chiesa, un funzionario socialista. Era l’inizio di Tangentopoli: dagli anni di piombo si era passati a quelli «di fango».

L’Italia assaporava un benessere mai conosciuto. In realtà, il boom economico aveva premiato solo alcune classi, ignorando quelle più deboli; gli industriali perseguivano una politica di breve respiro; la scuola non aveva saputo rinnovarsi; vigeva una morale retriva… Tutte queste contraddizioni esplosero nel Sessantotto quando i moti studenteschi che avevano scosso gli Stati Uniti e infiammato la Francia si estesero ai nostri atenei. Tutto era rimesso in discussione: la morale, i partiti, i sindacati, la politica, le istituzioni, l’insegnamento. Nel 1969, poi, le lotte degli studenti si saldarono alle rivendicazioni operaie. Il 12 dicembre di quell’anno, con la strage alla Banca dell’Agricoltura a Milano – uno dei tanti misteri d’Italia mai risolti – ebbero inizio quegli «anni di piombo» che avrebbero raggiunto il loro apice con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978. Tra queste due date l’Italia conobbe soltanto intimidazioni, agguati, bombe, scandali devastanti, ipocrisia intellettuale, uccisioni, la nascita delle Brigate rosse e del partito armato, lo stragismo, il terrorismo… Il Paese riuscì tuttavia a sconfiggere la lotta armata e ad avviare un processo di rinnovamento con l’elezione di Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica (1978) e la formazione (1981) del Governo Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano. Ma il «grande gioco» lo condusse Bettino Craxi: eletto segretario del PSI nel luglio del 1976, riuscì a vanificare il «compromesso storico» tra DC e PCI, a rendere il suo partito ago della bilancia della vita politica, a essere nominato presidente del Consiglio il 4 agosto 1983 e a mantenere questa carica fino al 3 marzo 198 7. Spregiudicato, politico di razza, capace di vincere un referendum che aboliva la scala mobile, Craxi fu statista di spessore, ma non seppe o non volle vedere la corruzione che dilagava attorno a lui e che lo travolse quando, il 17febbraio 1992, fu arrestato per avere intascato una «mazzetta» da Mario Chiesa, un funzionario socialista. Era l’inizio di Tangentopoli: dagli anni di piombo si era passati a quelli «di fango».

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Storia d’Italia, Vol 21. L’Italia dei due Giovanni [1955-1965]

Grazie alla stabilizzazione politica raggiunta con le elezioni del 18 aprile 1948, poteva finalmente avere inizio quell’opera di ricostruzione che a molti sembrava disperata. Eppure, in pochi anni, gli italiani dimostrarono di essere capaci di dare il meglio di sé proprio quando la situazione è più difficile. A prezzo di enormi sacrifici e di un duro confronto con l’opposizione, i diversi Governi De Gasperi contribuirono alla nascita di un’industria che si affermò poi come una delle più competitive d’Europa, affrontarono la questione meridionale istituendo la Cassa del Mezzogiorno, crearono un sistema fiscale moderno. Il dibattito politico era aspro, gli scontri di piazza violenti, ma entrambe le parti sapevano che non era più possibile mettere in discussione le grandi scelte di campo compiute dal Paese. In politica interna si assistè alla costituzione del PSDI di Saragat, all’allentarsi dell’unità d’azione tra PCI e PSI, all’evoluzione della DC in un «partito di centro che guarda a sinistra»: e in occasione del Quinto Congresso del partito (27 giugno 1954) i giovani emergenti (Fanfani, Moro, Gronchi) accantonarono uno stanco De Gasperi per dar vita a una politica che mirava, con il tempo, a coinvolgere nel governo il PSI di Nenni. Questo disegno trasse impulso dalla presidenza di Giovanni Gronchi e dal pontificato di Giovanni XXIII che, stabilendo per quanto riguardava il marxismo una netta distinzione tra «errore» ed «errante», favori un certo spostamento a sinistra dei voti dei cattolici più «impegnati». Anche nel pei, dopo il XX Congresso del PCUS (25 febbraio 1956), in cui Kruscev denunciò apertamente i crimini di Stalin, cominciò lentamente a incrinarsi la ferrea fede nell’URSS. Ma questi sono anche gli anni dei primi scandali finanziari che vedono coinvolti uomini di governo e di partito, della politica del rinvio, delle contraddizioni non risolte che, nascoste dall’apparente benessere dei «favolosi anni Sessanta», sarebbero di lì a poco esplose sconvolgendo il Paese.

Grazie alla stabilizzazione politica raggiunta con le elezioni del 18 aprile 1948, poteva finalmente avere inizio quell’opera di ricostruzione che a molti sembrava disperata. Eppure, in pochi anni, gli italiani dimostrarono di essere capaci di dare il meglio di sé proprio quando la situazione è più difficile. A prezzo di enormi sacrifici e di un duro confronto con l’opposizione, i diversi Governi De Gasperi contribuirono alla nascita di un’industria che si affermò poi come una delle più competitive d’Europa, affrontarono la questione meridionale istituendo la Cassa del Mezzogiorno, crearono un sistema fiscale moderno. Il dibattito politico era aspro, gli scontri di piazza violenti, ma entrambe le parti sapevano che non era più possibile mettere in discussione le grandi scelte di campo compiute dal Paese. In politica interna si assistè alla costituzione del PSDI di Saragat, all’allentarsi dell’unità d’azione tra PCI e PSI, all’evoluzione della DC in un «partito di centro che guarda a sinistra»: e in occasione del Quinto Congresso del partito (27 giugno 1954) i giovani emergenti (Fanfani, Moro, Gronchi) accantonarono uno stanco De Gasperi per dar vita a una politica che mirava, con il tempo, a coinvolgere nel governo il PSI di Nenni. Questo disegno trasse impulso dalla presidenza di Giovanni Gronchi e dal pontificato di Giovanni XXIII che, stabilendo per quanto riguardava il marxismo una netta distinzione tra «errore» ed «errante», favori un certo spostamento a sinistra dei voti dei cattolici più «impegnati». Anche nel pei, dopo il XX Congresso del PCUS (25 febbraio 1956), in cui Kruscev denunciò apertamente i crimini di Stalin, cominciò lentamente a incrinarsi la ferrea fede nell’URSS. Ma questi sono anche gli anni dei primi scandali finanziari che vedono coinvolti uomini di governo e di partito, della politica del rinvio, delle contraddizioni non risolte che, nascoste dall’apparente benessere dei «favolosi anni Sessanta», sarebbero di lì a poco esplose sconvolgendo il Paese.

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