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Aristocratica tentazione

Belli, ricchi e impossibili. Un loro semplice sguardo è sufficiente a sbaragliare le difese di qualsiasi donna: sono gli uomini che chiunque vorrebbe avere al proprio fianco. Leandro Carrera Marquez, duca di Sandoval, è il classico aristocratico arrogante, ma è anche incredibilmente affascinante. Così la dolce Molly Chapman è del tutto indifesa di fronte alle sue armi, e la notte di passione che trascorrono insieme è per lei come un sogno. Dal quale si risveglia però bruscamente nel momento in cui lui le offre di diventare la sua amante: per quanto sexy sia Leandro, lei non è quel tipo di donna. Ben presto, però, Molly dovrà venire a patti con il proprio orgoglio.

Belli, ricchi e impossibili. Un loro semplice sguardo è sufficiente a sbaragliare le difese di qualsiasi donna: sono gli uomini che chiunque vorrebbe avere al proprio fianco. Leandro Carrera Marquez, duca di Sandoval, è il classico aristocratico arrogante, ma è anche incredibilmente affascinante. Così la dolce Molly Chapman è del tutto indifesa di fronte alle sue armi, e la notte di passione che trascorrono insieme è per lei come un sogno. Dal quale si risveglia però bruscamente nel momento in cui lui le offre di diventare la sua amante: per quanto sexy sia Leandro, lei non è quel tipo di donna. Ben presto, però, Molly dovrà venire a patti con il proprio orgoglio.

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Aringhe rosse senza mostarda

Per Flavia de Luce, undicenne avventurosa, due fronti sono sempre aperti. L’uno: la resistenza attiva contro gli scherzi feroci delle sorelle maggiori, la colta Daphne e la frivola Ophelia, così diverse ma così solidali nel tormento alla sorellina. L’altro: l’investigazione degli strani casi del villaggio inglese di Bishop’s Lacey, dove sorge tra i cottage aggraziati la sua antica magione. Flavia è infatti di famiglia nobile, eccentrica come si deve e naturalmente squattrinata. La cosa più preziosa che ha ereditato da un avo è la passione fruttuosa per la chimica, che fa il paio, per affinità di metodo, con la vocazione investigativa. Durante la fiera nel prato della parrocchia, ha la curiosità di consultare una veggente, alla quale giunge visione di Harriet de Luce, la madre morta in una escursione in montagna quando Flavia era bambina. Poco dopo, la zingara è aggredita nel suo carrozzone e ridotta in fin di vita. Il minaccioso episodio, sommato all’impossibile apparizione, sollecitano la piccola investigatrice. Qualcosa si è smosso, forse nei misteri del passato, forse in quelli del presente: stavolta è un cadavere vero che la ragazzina scopre, appeso, come un segno voluto, al tridente del Poseidone di una fontana nella sua tenuta, e con una posata dell’argenteria di casa infilzata nel naso. Impossibile non credere che sia un segnale mirato alla sua famiglia.

Per Flavia de Luce, undicenne avventurosa, due fronti sono sempre aperti. L’uno: la resistenza attiva contro gli scherzi feroci delle sorelle maggiori, la colta Daphne e la frivola Ophelia, così diverse ma così solidali nel tormento alla sorellina. L’altro: l’investigazione degli strani casi del villaggio inglese di Bishop’s Lacey, dove sorge tra i cottage aggraziati la sua antica magione. Flavia è infatti di famiglia nobile, eccentrica come si deve e naturalmente squattrinata. La cosa più preziosa che ha ereditato da un avo è la passione fruttuosa per la chimica, che fa il paio, per affinità di metodo, con la vocazione investigativa. Durante la fiera nel prato della parrocchia, ha la curiosità di consultare una veggente, alla quale giunge visione di Harriet de Luce, la madre morta in una escursione in montagna quando Flavia era bambina. Poco dopo, la zingara è aggredita nel suo carrozzone e ridotta in fin di vita. Il minaccioso episodio, sommato all’impossibile apparizione, sollecitano la piccola investigatrice. Qualcosa si è smosso, forse nei misteri del passato, forse in quelli del presente: stavolta è un cadavere vero che la ragazzina scopre, appeso, come un segno voluto, al tridente del Poseidone di una fontana nella sua tenuta, e con una posata dell’argenteria di casa infilzata nel naso. Impossibile non credere che sia un segnale mirato alla sua famiglia.

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Argento vivo

C’è una rapina nella casa di uno scrittore molto noto; col bottino, sparisce il computer in cui è salvato il suo ultimo romanzo non ancora consegnato alla casa editrice e incautamente non conservato in altro modo. Da questo momento il file comincia a scivolare come argento vivo sul piano accidentato della sua avventura, e si insinua, imprendibile e vivificante come il metallo liquido degli alchimisti, nel tran tran quotidiano dei tanti e diversi protagonisti. Ognuno dei quali sarebbe per sorte lontanissimo dagli altri, ma si trova coinvolto occasionalmente a causa della deviazione che quel manoscritto ha impresso nella sua esistenza. Il grande scrittore e la moglie; il giovane ingegnere a tempo determinato che lotta con la vita insieme alla affannata compagna; la bella agente di polizia, che conduce l’indagine in competizione con il laido superiore; la banda dei balordi; il tecnico appena disoccupato che c’è capitato per caso; il vecchio editore e la giovane editor. Questa varietà di personaggi, con i loro pezzi di vita, l’autore muove intorno alle eventualità aperte dallo svolgersi dell’inchiesta di polizia, su cui a loro volta gli individui incidono inconsapevoli con le scelte che fanno, creando una commedia degli incroci della vita.

C’è una rapina nella casa di uno scrittore molto noto; col bottino, sparisce il computer in cui è salvato il suo ultimo romanzo non ancora consegnato alla casa editrice e incautamente non conservato in altro modo. Da questo momento il file comincia a scivolare come argento vivo sul piano accidentato della sua avventura, e si insinua, imprendibile e vivificante come il metallo liquido degli alchimisti, nel tran tran quotidiano dei tanti e diversi protagonisti. Ognuno dei quali sarebbe per sorte lontanissimo dagli altri, ma si trova coinvolto occasionalmente a causa della deviazione che quel manoscritto ha impresso nella sua esistenza. Il grande scrittore e la moglie; il giovane ingegnere a tempo determinato che lotta con la vita insieme alla affannata compagna; la bella agente di polizia, che conduce l’indagine in competizione con il laido superiore; la banda dei balordi; il tecnico appena disoccupato che c’è capitato per caso; il vecchio editore e la giovane editor. Questa varietà di personaggi, con i loro pezzi di vita, l’autore muove intorno alle eventualità aperte dallo svolgersi dell’inchiesta di polizia, su cui a loro volta gli individui incidono inconsapevoli con le scelte che fanno, creando una commedia degli incroci della vita.

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L’apprendista del mago

Diventare una guaritrice: questo è il sogno che Tessia ha coltivato da sempre, fin da quando ha cominciato ad affiancare il padre per acquisire i segreti dell’arte medica. Ma il destino ha in serbo per lei una sorpresa: mentre si trova nella residenza di Lord Dakon, il mago del villaggio, Tessia viene infatti molestata da uno straniero e, per difendersi, ricorre istintivamente a poteri magici tanto impensabili quanto devastanti. Intuendo le doti della ragazza, Lord Dakon le propone allora di diventare la sua apprendista e la porta con sé a Imardin, la vivace capitale del regno di Kyralia. Eppure, proprio a Imardin, Tessia si renderà conto di essere entrata a far parte di un mondo molto pericoloso, un mondo su cui grava la minaccia dei perfidi maghi sachakani, determinati a invadere Kyralia e a ridurre in schiavitù tutti i suoi abitanti… Ambientato secoli prima degli avvenimenti raccontati nella Corporazione dei maghi, questo romanzo è una perfetta introduzione allo straordinario universo creato da Trudi Canavan e un’occasione imperdibile per tutti i lettori che amano i fantasy segnati da misteri e prodigi, eppure incredibilmente vividi e reali.

Diventare una guaritrice: questo è il sogno che Tessia ha coltivato da sempre, fin da quando ha cominciato ad affiancare il padre per acquisire i segreti dell’arte medica. Ma il destino ha in serbo per lei una sorpresa: mentre si trova nella residenza di Lord Dakon, il mago del villaggio, Tessia viene infatti molestata da uno straniero e, per difendersi, ricorre istintivamente a poteri magici tanto impensabili quanto devastanti. Intuendo le doti della ragazza, Lord Dakon le propone allora di diventare la sua apprendista e la porta con sé a Imardin, la vivace capitale del regno di Kyralia. Eppure, proprio a Imardin, Tessia si renderà conto di essere entrata a far parte di un mondo molto pericoloso, un mondo su cui grava la minaccia dei perfidi maghi sachakani, determinati a invadere Kyralia e a ridurre in schiavitù tutti i suoi abitanti… Ambientato secoli prima degli avvenimenti raccontati nella Corporazione dei maghi, questo romanzo è una perfetta introduzione allo straordinario universo creato da Trudi Canavan e un’occasione imperdibile per tutti i lettori che amano i fantasy segnati da misteri e prodigi, eppure incredibilmente vividi e reali.

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Apnea

La faccia immersa nella neve, come ovatta soffice che gli toglie il fiato. È la vertigine dell’apnea. Pochi attimi prima Lorenzo stava sciando insieme a Johanna, la sua fidanzata. Un momento spensierato come tanti, ormai irrimediabilmente ricacciato indietro, in un passato lontano. Poi la corsa in ospedale in elicottero, il coma farmacologico e un’operazione di nove ore alla colonna vertebrale. Dai capezzoli in giù la perdita completa di sensibilità e movimenti. D’ora in avanti Lorenzo e il suo corpo vivranno da separati in casa. Ma l’unica cosa che conta, adesso, sono le mani. Poter riprendere a muoverle, poter ricominciare a suonare la chitarra, perché la musica è tutta la sua vita. Dalla terapia intensiva ai lunghi mesi di riabilitazione in una clinica di Zurigo, fino al momento di lasciare il nuovo grembo materno che lo ha tenuto recluso ma lo ha accudito e protetto durante la convalescenza. E il difficile reinserimento in un mondo dove all’improvviso tutto è irraggiungibile e tutti sono diventati più alti, giganti minacciosi dalle ombre imponenti. Con coraggio e determinazione Lorenzo Amurri racconta il suo ritorno alla vita. La voglia di vedere, di toccare, di sentire. Di riprendere a far tardi la notte insieme agli amici, di abbandonarsi all’amore della sua donna e riconquistare la libertà che gli è stata rubata. Ogni tappa è una lenta risalita verso la superficie, un’apnea profonda che precede un perfetto e interminabile respiro.

La faccia immersa nella neve, come ovatta soffice che gli toglie il fiato. È la vertigine dell’apnea. Pochi attimi prima Lorenzo stava sciando insieme a Johanna, la sua fidanzata. Un momento spensierato come tanti, ormai irrimediabilmente ricacciato indietro, in un passato lontano. Poi la corsa in ospedale in elicottero, il coma farmacologico e un’operazione di nove ore alla colonna vertebrale. Dai capezzoli in giù la perdita completa di sensibilità e movimenti. D’ora in avanti Lorenzo e il suo corpo vivranno da separati in casa. Ma l’unica cosa che conta, adesso, sono le mani. Poter riprendere a muoverle, poter ricominciare a suonare la chitarra, perché la musica è tutta la sua vita. Dalla terapia intensiva ai lunghi mesi di riabilitazione in una clinica di Zurigo, fino al momento di lasciare il nuovo grembo materno che lo ha tenuto recluso ma lo ha accudito e protetto durante la convalescenza. E il difficile reinserimento in un mondo dove all’improvviso tutto è irraggiungibile e tutti sono diventati più alti, giganti minacciosi dalle ombre imponenti. Con coraggio e determinazione Lorenzo Amurri racconta il suo ritorno alla vita. La voglia di vedere, di toccare, di sentire. Di riprendere a far tardi la notte insieme agli amici, di abbandonarsi all’amore della sua donna e riconquistare la libertà che gli è stata rubata. Ogni tappa è una lenta risalita verso la superficie, un’apnea profonda che precede un perfetto e interminabile respiro.

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Antropologia dell’uomo globale. Storia e concetti

Apertura: ecco la decisiva parola-chiave per comprendere oggi l’uomo globale. Il cambiamento che ha investito l’oggetto della vecchia antropologia normativa sta trascinando con sé gli steccati disciplinari, destabilizzando i metodi consolidati, pluralizzando i paradigmi, ridefinendo gli ambiti tematici. Lo statuto del sapere antropologico esce sostanzialmente riconfigurato da ricerche che ormai si caratterizzano come transdisciplinari, multiparadigmatiche e transnazionali. È a Christoph Wulf che si devono le riflessioni più conseguenti e lungimiranti sui recentissimi assetti dell’antropologia storico-culturale, così mutati da determinare la sua necessaria fuoriuscita dagli alvei canonici e da spingerla verso altre centralità. Il corpo umano, innanzi tutto, luogo di produzione, trasmissione e trasformazione della cultura attraverso rituali, atti linguistici, processi mimetici e performativi. E con il corpo, la temporalità e la finitezza, la nascita e la morte. In un saggio che convoglia la ricchissima ricognizione del passato verso l’autocomprensione del presente, l’unico presupposto irrinunciabile è la consapevolezza che non esiste un unico, riduttivo concetto di uomo. A questo riguardo, il gioco delle analogie e delle differenze costituisce un fondamentale correttivo nei confronti di una globalizzazione uniformatrice.

Apertura: ecco la decisiva parola-chiave per comprendere oggi l’uomo globale. Il cambiamento che ha investito l’oggetto della vecchia antropologia normativa sta trascinando con sé gli steccati disciplinari, destabilizzando i metodi consolidati, pluralizzando i paradigmi, ridefinendo gli ambiti tematici. Lo statuto del sapere antropologico esce sostanzialmente riconfigurato da ricerche che ormai si caratterizzano come transdisciplinari, multiparadigmatiche e transnazionali. È a Christoph Wulf che si devono le riflessioni più conseguenti e lungimiranti sui recentissimi assetti dell’antropologia storico-culturale, così mutati da determinare la sua necessaria fuoriuscita dagli alvei canonici e da spingerla verso altre centralità. Il corpo umano, innanzi tutto, luogo di produzione, trasmissione e trasformazione della cultura attraverso rituali, atti linguistici, processi mimetici e performativi. E con il corpo, la temporalità e la finitezza, la nascita e la morte. In un saggio che convoglia la ricchissima ricognizione del passato verso l’autocomprensione del presente, l’unico presupposto irrinunciabile è la consapevolezza che non esiste un unico, riduttivo concetto di uomo. A questo riguardo, il gioco delle analogie e delle differenze costituisce un fondamentale correttivo nei confronti di una globalizzazione uniformatrice.

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Un anno sognato pericolosamente: Frammenti di utopia vivono già nel nostro presente

Siamo entrati in un’epoca di rivolgimenti politici e sociali cui mai avremmo creduto di poter assistere, un’epoca segnata dalla ripresa delle lotte di emancipazione su scala generale – si pensi alla Primavera araba e al movimento Occupy – ma anche dal ridestarsi di potenti forze antidemocratiche: il sentimento xenofobo e integralista che dilaga in Europa, e che è sfociato nella follia omicida di Breivik, autore della strage di Utoya; i governi «politicamente neutri» dei tecnici in Italia, Grecia e Spagna, senza escludere la riedizione dell’ossimoro contemporaneo per eccellenza, ossia la guerra umanitaria (in Libia). È stato un anno sognato pericolosamente, in cui agli straordinari slanci di partecipazione democratica hanno fatto da controcanto le misure di iniquo «risanamento» imposte alla collettività dai sicari dell’economia. Slavoj Žižek ci propone un’attenta e originale lettura di questi eventi, unitamente all’esame di alcuni tra i più significativi fenomeni culturali del momento, per fare luce sull’«antagonismo centrale del capitalismo contemporaneo». Abbinando il giudizio appassionato del militante politico al contegno filosofico del critico dell’ideologia, Žižek cerca di rispondere alla domanda cruciale del nostro tempo: come possiamo combattere il sistema senza contribuire, involontariamente, al suo rafforzamento?

Siamo entrati in un’epoca di rivolgimenti politici e sociali cui mai avremmo creduto di poter assistere, un’epoca segnata dalla ripresa delle lotte di emancipazione su scala generale – si pensi alla Primavera araba e al movimento Occupy – ma anche dal ridestarsi di potenti forze antidemocratiche: il sentimento xenofobo e integralista che dilaga in Europa, e che è sfociato nella follia omicida di Breivik, autore della strage di Utoya; i governi «politicamente neutri» dei tecnici in Italia, Grecia e Spagna, senza escludere la riedizione dell’ossimoro contemporaneo per eccellenza, ossia la guerra umanitaria (in Libia). È stato un anno sognato pericolosamente, in cui agli straordinari slanci di partecipazione democratica hanno fatto da controcanto le misure di iniquo «risanamento» imposte alla collettività dai sicari dell’economia. Slavoj Žižek ci propone un’attenta e originale lettura di questi eventi, unitamente all’esame di alcuni tra i più significativi fenomeni culturali del momento, per fare luce sull’«antagonismo centrale del capitalismo contemporaneo». Abbinando il giudizio appassionato del militante politico al contegno filosofico del critico dell’ideologia, Žižek cerca di rispondere alla domanda cruciale del nostro tempo: come possiamo combattere il sistema senza contribuire, involontariamente, al suo rafforzamento?

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Anni Interessanti

L’autobiografia di Eric Hobsbawm è un’introduzione al secolo più straordinario, appassionante e allo stesso tempo catastrofico della storia. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, cresciuto prima a Vien­na e poi a Berlino, formatosi intellettualmente nella Cambridge rossa degli anni Trenta, al King’s College, dove riuscì a entrare grazie a una borsa di studio, Hobsbawm è rimasto fedele agli insegnamenti di Marx anche negli anni delle abiure e delle sconfessioni. Molto più di una semplice narrazione di eventi, il suo racconto è un viaggio tra i luoghi e le epoche che questo grande interprete del No­vecento ha attraversato da osservatore partecipe e privilegiato: dal­l’America del jazz alla Russia del comunismo reale, dall’Europa della sinistra al Terzo Mondo dei movimenti di liberazione. E ci consegna una profezia sul nuovo “secolo americano”.

L’autobiografia di Eric Hobsbawm è un’introduzione al secolo più straordinario, appassionante e allo stesso tempo catastrofico della storia. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, cresciuto prima a Vien­na e poi a Berlino, formatosi intellettualmente nella Cambridge rossa degli anni Trenta, al King’s College, dove riuscì a entrare grazie a una borsa di studio, Hobsbawm è rimasto fedele agli insegnamenti di Marx anche negli anni delle abiure e delle sconfessioni. Molto più di una semplice narrazione di eventi, il suo racconto è un viaggio tra i luoghi e le epoche che questo grande interprete del No­vecento ha attraversato da osservatore partecipe e privilegiato: dal­l’America del jazz alla Russia del comunismo reale, dall’Europa della sinistra al Terzo Mondo dei movimenti di liberazione. E ci consegna una profezia sul nuovo “secolo americano”.

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Gli anni della peste

Un giornalista infiltrato che si mette la tuta degli operai del gas per raccontare le follie di una banda di trafficanti di droga. Un killer della ’ndrangheta che al suo battesimo con la pistola non ha il coraggio di uccidere. Si guardano da lontano. Si studiano. Si incontrano. Due vite parallele. Un viaggio spietato. Dal Fortino della mala, il quartiere senza Stato di Milano, ai giorni della resa alla mafia, i nostri giorni. Il giornalista insegue la via dell’eroina in città e si ritrova al centro dell’estate atroce delle stragi di Cosa nostra. Rocco, vent’anni, il killer che rinuncia a uccidere, finisce in carcere. Con una sola ossessione: vendicare la morte di Luca, il suo capo, il suo compare fraterno, ammazzato su ordine dei clan. Il bisogno di vendetta di Rocco però si trasforma in desiderio di giustizia. Fino a convincerlo a testimoniare al maxiprocesso contro la ’ndrangheta al Nord. In cambio lo Stato gli offre la tutela e la possibilità di ricostruirsi una vita. Ma un mese prima dell’udienza, con un pretesto, gli toglie il programma di protezione. Rocco diventa così il primo pentito tradito dallo Stato. Il perché glielo rivela il giornalista che Rocco odiava fino al punto di volerlo gambizzare. Il perché è nelle confidenze di un funzionario di polizia che, già poche ore dopo le bombe di Cosa nostra a Milano e a Roma, parla di una trattativa in corso tra apparati dello Stato e boss. Il perché è nella realtà dei nostri giorni: dopo quell’estate atroce, l’Italia non è più la stessa. Rocco capisce così di essere una pedina sacrificata in nome della normalizzazione intorno a cui, da vent’anni ormai, convergono gli interessi di criminalità organizzata e apparati che si muovono trasversalmente nelle istituzioni. Fabrizio Gatti ci fa scoprire la mafia della porta accanto. Quella che si nasconde nei quartieri, negli uffici pubblici. Quella che ci tocca tutti da vicino. Quella che ha condannato l’Italia a diventare ciò che è. Il peso di cui ci dobbiamo liberare, se vogliamo tornare a sperare. Ma tu sai una cosa, sei obbligato a scriverla? No, no. Un giornalista non è obbligato a scrivere. Esiste il segreto professionale. E tu, da giornalista, Hai mai ammazzato qualcuno?

Un giornalista infiltrato che si mette la tuta degli operai del gas per raccontare le follie di una banda di trafficanti di droga. Un killer della ’ndrangheta che al suo battesimo con la pistola non ha il coraggio di uccidere. Si guardano da lontano. Si studiano. Si incontrano. Due vite parallele. Un viaggio spietato. Dal Fortino della mala, il quartiere senza Stato di Milano, ai giorni della resa alla mafia, i nostri giorni. Il giornalista insegue la via dell’eroina in città e si ritrova al centro dell’estate atroce delle stragi di Cosa nostra. Rocco, vent’anni, il killer che rinuncia a uccidere, finisce in carcere. Con una sola ossessione: vendicare la morte di Luca, il suo capo, il suo compare fraterno, ammazzato su ordine dei clan. Il bisogno di vendetta di Rocco però si trasforma in desiderio di giustizia. Fino a convincerlo a testimoniare al maxiprocesso contro la ’ndrangheta al Nord. In cambio lo Stato gli offre la tutela e la possibilità di ricostruirsi una vita. Ma un mese prima dell’udienza, con un pretesto, gli toglie il programma di protezione. Rocco diventa così il primo pentito tradito dallo Stato. Il perché glielo rivela il giornalista che Rocco odiava fino al punto di volerlo gambizzare. Il perché è nelle confidenze di un funzionario di polizia che, già poche ore dopo le bombe di Cosa nostra a Milano e a Roma, parla di una trattativa in corso tra apparati dello Stato e boss. Il perché è nella realtà dei nostri giorni: dopo quell’estate atroce, l’Italia non è più la stessa. Rocco capisce così di essere una pedina sacrificata in nome della normalizzazione intorno a cui, da vent’anni ormai, convergono gli interessi di criminalità organizzata e apparati che si muovono trasversalmente nelle istituzioni. Fabrizio Gatti ci fa scoprire la mafia della porta accanto. Quella che si nasconde nei quartieri, negli uffici pubblici. Quella che ci tocca tutti da vicino. Quella che ha condannato l’Italia a diventare ciò che è. Il peso di cui ci dobbiamo liberare, se vogliamo tornare a sperare. Ma tu sai una cosa, sei obbligato a scriverla? No, no. Un giornalista non è obbligato a scrivere. Esiste il segreto professionale. E tu, da giornalista, Hai mai ammazzato qualcuno?

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Angels

Occhi neri come la pece. Occhi chiari come il ghiaccio. Maschio e femmina. Luce e oscurità. Movimento e staticità. Angelo della Vita e Angelo della Morte. Ogni cosa e il suo opposto si equivalgono e niente potrebbe aver vita se non esistesse la sua controparte. Occhi come smeraldi. Ci vollero un paio di minuti per riprendersi e, con stupore, si rese conto che la persona che la teneva fra le braccia era proprio il ragazzo che tutti temevano; quello che tutti non riuscivano a guardare in faccia perché terrorizzati dal suo sguardo. Eppure, sembrava così dolce, aveva un volto così angelico…

Occhi neri come la pece. Occhi chiari come il ghiaccio. Maschio e femmina. Luce e oscurità. Movimento e staticità. Angelo della Vita e Angelo della Morte. Ogni cosa e il suo opposto si equivalgono e niente potrebbe aver vita se non esistesse la sua controparte. Occhi come smeraldi. Ci vollero un paio di minuti per riprendersi e, con stupore, si rese conto che la persona che la teneva fra le braccia era proprio il ragazzo che tutti temevano; quello che tutti non riuscivano a guardare in faccia perché terrorizzati dal suo sguardo. Eppure, sembrava così dolce, aveva un volto così angelico…

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L’Anatomista

La signora del giallo italiano per l’estate

Un’indagine della coppia investigativa Artemisia Gentile e Tito Jacopo Durso

Napoli. Un serial killer spietato che mutila i corpi delle sue vittime
Una squadra speciale alla ricerca disperata di indizi
Una giovane psicologa con un segreto nel suo passato

Su uno scoglio del lungomare di Napoli viene ritrovato il corpo nudo e mutilato di una giovane donna. Un macabro rituale che ha già fatto più di una vittima.
Una squadra di profiler, guidata dallo psichiatra Tito Jacopo Durso, sta indagando sul caso ed è alla disperata ricerca di qualche indizio sull’assassino, ribattezzato dalla stampa come l’Anatomista. Alla sua équipe la polizia ha deciso di affiancare una psicologa, Artemisia Gentile, esperta nella cura di vittime di abusi e maltrattamenti. Artemisia è una donna molto speciale: il suo passato nasconde un tremendo segreto, che la rende vulnerabile ma anche estremamente intuitiva. Mentre la Squadra brancola nel buio, sarà proprio lei a scoprire sui corpi delle vittime un inquietante messaggio lasciato dall’Anatomista. Un piccolo ma determinante particolare che le accomuna tutte. E quando l’assassino sequestra altre giovani donne, continuando a perseguire il suo raccapricciante disegno, Durso decide di usare proprio lei come esca…

L’unico modo per catturare un serial killer è imparare a pensare come lui…

I protagonisti:

Tito Jacopo D’Urso
Psichiatra, esperto profiler. Intelligente, gelido. La sua vita è stata segnata da un’oscura tragedia familiare

Artemisia Gentile
Psicologa, segue vittime di abusi e maltrattamenti. Anche nel suo passato ci sono fantasmi e ombre

L’anatomista
Il bisturi è il suo pennello, le vittime il suo capolavoro

Hanno scritto di Diana Lama:

«In controtendenza con i thriller d’oggi, dove detective succubi delle mode devono il loro successo alle più sofisticate tecniche di indagine […], questo giallo fa perno sull’imperscrutabilità delle passioni.»
Antonio Debenedetti, Corriere della Sera

«Un plauso va a questa signora del noir, Diana Lama, medico che si diletta a scrivere gialli con il gusto di chi da sempre si nutre del genere.»
la Repubblica

Diana Lama
Vive a Napoli, è medico specialista in Chirurgia del cuore e grossi vasi e lavora come ricercatrice universitaria. I suoi romanzi (Rossi come lei, Premio Alberto Tedeschi; Solo tra ragazze; La sirena sotto le alghe; Il circo delle meraviglie) sono tradotti in Francia, Germania, Russia e Canada. Ha pubblicato molti racconti, alcuni dei quali sono stati tradotti in USA e Gran Bretagna. Di recente una sua short story è stata pubblicata sul prestigioso «Ellery Queen Mystery Magazine». È fondatrice e presidente di Napolinoir, l’associazione dei giallisti napoletani, e creatrice del Premio letterario per ragazzi ParoleinGiallo.

La signora del giallo italiano per l’estate

Un’indagine della coppia investigativa Artemisia Gentile e Tito Jacopo Durso

Napoli. Un serial killer spietato che mutila i corpi delle sue vittime
Una squadra speciale alla ricerca disperata di indizi
Una giovane psicologa con un segreto nel suo passato

Su uno scoglio del lungomare di Napoli viene ritrovato il corpo nudo e mutilato di una giovane donna. Un macabro rituale che ha già fatto più di una vittima.
Una squadra di profiler, guidata dallo psichiatra Tito Jacopo Durso, sta indagando sul caso ed è alla disperata ricerca di qualche indizio sull’assassino, ribattezzato dalla stampa come l’Anatomista. Alla sua équipe la polizia ha deciso di affiancare una psicologa, Artemisia Gentile, esperta nella cura di vittime di abusi e maltrattamenti. Artemisia è una donna molto speciale: il suo passato nasconde un tremendo segreto, che la rende vulnerabile ma anche estremamente intuitiva. Mentre la Squadra brancola nel buio, sarà proprio lei a scoprire sui corpi delle vittime un inquietante messaggio lasciato dall’Anatomista. Un piccolo ma determinante particolare che le accomuna tutte. E quando l’assassino sequestra altre giovani donne, continuando a perseguire il suo raccapricciante disegno, Durso decide di usare proprio lei come esca…

L’unico modo per catturare un serial killer è imparare a pensare come lui…

I protagonisti:

Tito Jacopo D’Urso
Psichiatra, esperto profiler. Intelligente, gelido. La sua vita è stata segnata da un’oscura tragedia familiare

Artemisia Gentile
Psicologa, segue vittime di abusi e maltrattamenti. Anche nel suo passato ci sono fantasmi e ombre

L’anatomista
Il bisturi è il suo pennello, le vittime il suo capolavoro

Hanno scritto di Diana Lama:

«In controtendenza con i thriller d’oggi, dove detective succubi delle mode devono il loro successo alle più sofisticate tecniche di indagine […], questo giallo fa perno sull’imperscrutabilità delle passioni.»
Antonio Debenedetti, Corriere della Sera

«Un plauso va a questa signora del noir, Diana Lama, medico che si diletta a scrivere gialli con il gusto di chi da sempre si nutre del genere.»
la Repubblica

Diana Lama
Vive a Napoli, è medico specialista in Chirurgia del cuore e grossi vasi e lavora come ricercatrice universitaria. I suoi romanzi (Rossi come lei, Premio Alberto Tedeschi; Solo tra ragazze; La sirena sotto le alghe; Il circo delle meraviglie) sono tradotti in Francia, Germania, Russia e Canada. Ha pubblicato molti racconti, alcuni dei quali sono stati tradotti in USA e Gran Bretagna. Di recente una sua short story è stata pubblicata sul prestigioso «Ellery Queen Mystery Magazine». È fondatrice e presidente di Napolinoir, l’associazione dei giallisti napoletani, e creatrice del Premio letterario per ragazzi ParoleinGiallo.

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Amuleto

Da quando Conan Doyle ha dimostrato che del corpo, in un’indagine ben condotta, si può tranquillamente fare a meno, molti autori di storie poliziesche si sono divertiti a mettere i propri protagonisti in condizione di non potersi muovere. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, è arrivato Roberto Bolaño, che in questo romanzo ha inventato Auxilio Lacouture. Se per via della stazza il detective di Rex Stout abbandona a fatica e malvolentieri la sua serra, Auxilio, che invece sembra la «versione femminile di don Chisciotte», non può semplicemente uscire dai bagni della facoltà di Lettere e Filosofia di Città del Messico, dove l’esercito e i reparti antisommossa hanno appena fatto irruzione. Siamo nel settembre del 1968, cioè nel cuore di una stagione rivoluzionaria rispetto alla quale i moti europei sono un pranzo di gala appena un po’ rumoroso. Quella che Auxilio arriva pian piano a ricostruire è la «storia di un crimine atroce» che ha lasciato il segno su tutta una generazione di giovani latinoamericani. Un’immagine dopo l’altra, lo spazio fisico si dissolve, mentre la voce di Auxilio diventa quella di Bolaño, e attraverso una galleria di personaggi indimenticabili ridisegna la geografia, immaginaria e persino troppo reale, di un intero continente.

Da quando Conan Doyle ha dimostrato che del corpo, in un’indagine ben condotta, si può tranquillamente fare a meno, molti autori di storie poliziesche si sono divertiti a mettere i propri protagonisti in condizione di non potersi muovere. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, è arrivato Roberto Bolaño, che in questo romanzo ha inventato Auxilio Lacouture. Se per via della stazza il detective di Rex Stout abbandona a fatica e malvolentieri la sua serra, Auxilio, che invece sembra la «versione femminile di don Chisciotte», non può semplicemente uscire dai bagni della facoltà di Lettere e Filosofia di Città del Messico, dove l’esercito e i reparti antisommossa hanno appena fatto irruzione. Siamo nel settembre del 1968, cioè nel cuore di una stagione rivoluzionaria rispetto alla quale i moti europei sono un pranzo di gala appena un po’ rumoroso. Quella che Auxilio arriva pian piano a ricostruire è la «storia di un crimine atroce» che ha lasciato il segno su tutta una generazione di giovani latinoamericani. Un’immagine dopo l’altra, lo spazio fisico si dissolve, mentre la voce di Auxilio diventa quella di Bolaño, e attraverso una galleria di personaggi indimenticabili ridisegna la geografia, immaginaria e persino troppo reale, di un intero continente.

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Amore su carta da zucchero

Reduce da una terribile delusione d’amore, Waverly Bryson, giovane pierre sportiva alla soglia dei trent’anni, ha solo due possibilità: annegare nella disperazione o dare retta alle sue amiche del cuore e rimettersi di nuovo in pista. Così, alla ricerca dell’uomo ideale, si lancia in una serie di appuntamenti che ben presto si rivelano a dir poco disastrosi e che le sue amiche etichettano come “la parata degli sfigati”: il taccagno, il logorroico esperto di detrazioni fiscali, lo stalker che la tempesta di mail a ogni ora del giorno e della notte. Ma non tutto il male viene per nuocere e Waverly, armata di carta e penna, inizia a scrivere brevi frasi sull’amore e sulla vita, spiritose e pungenti, pensando alle giovani donne single e disperate come lei. Che a quanto pare sono molto numerose… Di lì a trasformare quello che sembrava un semplice sfogo liberatorio in una vera e propria linea di biglietti di auguri, il passo sarà breve. E all’improvviso, come capita spesso con una buona idea, la sua vita subisce una brusca e inattesa sterzata… Con la verve irresistibile del Diario di Bridget Jones e la profondità di una confessione sentimentale, Amore su carta da zucchero è la commedia più romantica e frizzante degli ultimi anni.

Reduce da una terribile delusione d’amore, Waverly Bryson, giovane pierre sportiva alla soglia dei trent’anni, ha solo due possibilità: annegare nella disperazione o dare retta alle sue amiche del cuore e rimettersi di nuovo in pista. Così, alla ricerca dell’uomo ideale, si lancia in una serie di appuntamenti che ben presto si rivelano a dir poco disastrosi e che le sue amiche etichettano come “la parata degli sfigati”: il taccagno, il logorroico esperto di detrazioni fiscali, lo stalker che la tempesta di mail a ogni ora del giorno e della notte. Ma non tutto il male viene per nuocere e Waverly, armata di carta e penna, inizia a scrivere brevi frasi sull’amore e sulla vita, spiritose e pungenti, pensando alle giovani donne single e disperate come lei. Che a quanto pare sono molto numerose… Di lì a trasformare quello che sembrava un semplice sfogo liberatorio in una vera e propria linea di biglietti di auguri, il passo sarà breve. E all’improvviso, come capita spesso con una buona idea, la sua vita subisce una brusca e inattesa sterzata… Con la verve irresistibile del Diario di Bridget Jones e la profondità di una confessione sentimentale, Amore su carta da zucchero è la commedia più romantica e frizzante degli ultimi anni.

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L’amore infedele

Una storia d’amore e tradimento, desiderio e ossessioneUn uomo e una donna si incontrano a una festa. Lei è affascinata da Lui e decide di approfondire la conoscenza. Si frequentano in altre occasioni mondane, entrano in contatto: si piacciono. Ma quando Lei, un po’ ubriaca, gli sussurra all’orecchio: «Voglio scoparti», Lui risponde che non può, e mostra la fede nuziale. Lei, single e libertina, è disposta a una relazione senza legami, e per convincerlo scrive un racconto sulla loro storia, in cui descrive nei particolari le meraviglie del sesso insieme. Lui capisce che non potrà resistere. Ha inizio così una relazione travolgente e clandestina, in cui il sesso sfrenato è il filo conduttore, mentre lentamente i sentimenti cambiano, nel bene e nel male, fino al sorprendente finale. Con il suo stile coraggioso e provocatorio L’amore infedele racconta una di quelle storie che capitano una volta nella vita, e la cambiano per sempre.«Amore proibito. È stato il soggetto di alcune delle storie più potenti nel mondo occidentale, fin dal Medioevo. Pensate a Romeo e Giulietta. Pensate a Tristano e Isotta. Pensate a Lancillotto e Ginevra. […] L’amore infedele è sia una celebrazione che un’elegia per una storia d’amore finita. […] Il sesso esplicito è intrecciato con riflessioni sulla natura dell’amore, dell’adulterio, della persona amata, su ciò che accade e sul suo significato. […] Il ritmo della prosa fa funzionare tutto, coglie la natura ossessiva del soggetto, e il suo cuore infranto.»Marion Halligan, Canberra Times«Due cose toccano il cuore in questo romanzo; l’insolito sguardo, come di animale ferito, di questa donna, una ragazza la cui difesa è la sfacciataggine, e il tormento di un uomo fondamentalmente onesto. […] L’amore illecito esisterà sempre in un mondo privo di respiro, ma questo è a un tempo più claustrofobico e più scintillante della maggior parte dei casi.»Weekend AustralianCameron S. Redfernè lo pseudonimo che l’autore (o autrice) ha scelto per proteggere la sua identità dalla natura scandalosa de L’amore infedele. Unica nota sicura: vive a Melbourne, in Australia.

Una storia d’amore e tradimento, desiderio e ossessioneUn uomo e una donna si incontrano a una festa. Lei è affascinata da Lui e decide di approfondire la conoscenza. Si frequentano in altre occasioni mondane, entrano in contatto: si piacciono. Ma quando Lei, un po’ ubriaca, gli sussurra all’orecchio: «Voglio scoparti», Lui risponde che non può, e mostra la fede nuziale. Lei, single e libertina, è disposta a una relazione senza legami, e per convincerlo scrive un racconto sulla loro storia, in cui descrive nei particolari le meraviglie del sesso insieme. Lui capisce che non potrà resistere. Ha inizio così una relazione travolgente e clandestina, in cui il sesso sfrenato è il filo conduttore, mentre lentamente i sentimenti cambiano, nel bene e nel male, fino al sorprendente finale. Con il suo stile coraggioso e provocatorio L’amore infedele racconta una di quelle storie che capitano una volta nella vita, e la cambiano per sempre.«Amore proibito. È stato il soggetto di alcune delle storie più potenti nel mondo occidentale, fin dal Medioevo. Pensate a Romeo e Giulietta. Pensate a Tristano e Isotta. Pensate a Lancillotto e Ginevra. […] L’amore infedele è sia una celebrazione che un’elegia per una storia d’amore finita. […] Il sesso esplicito è intrecciato con riflessioni sulla natura dell’amore, dell’adulterio, della persona amata, su ciò che accade e sul suo significato. […] Il ritmo della prosa fa funzionare tutto, coglie la natura ossessiva del soggetto, e il suo cuore infranto.»Marion Halligan, Canberra Times«Due cose toccano il cuore in questo romanzo; l’insolito sguardo, come di animale ferito, di questa donna, una ragazza la cui difesa è la sfacciataggine, e il tormento di un uomo fondamentalmente onesto. […] L’amore illecito esisterà sempre in un mondo privo di respiro, ma questo è a un tempo più claustrofobico e più scintillante della maggior parte dei casi.»Weekend AustralianCameron S. Redfernè lo pseudonimo che l’autore (o autrice) ha scelto per proteggere la sua identità dalla natura scandalosa de L’amore infedele. Unica nota sicura: vive a Melbourne, in Australia.

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L’amore è una cosa semplice

“Amo la mia vita e non voglio rischiare di dimenticarlo mai” “Ho passato tanti anni a chiedermi perché non ho mai smesso di scrivere questi quaderni. Adesso lo so: perché amo la mia vita e non voglio rischiare di dimenticarlo mai.” Si conclude così il lungo diario che nel 2010 Tiziano Ferro sceglie di aprire ai fan, trovando una difficile misura tra sincerità e pudore, malinconia e spensieratezza, entusiasmo e disincanto. Era il 20 febbraio, la vigilia dei suoi trent’anni e di una nuova stagione della vita da affrontare finalmente a viso aperto. Questo secondo diario riprende la cronaca dei giorni proprio lì dove si era interrotta per raccontare dal di dentro l’esperienza catartica della scrittura, la nascita di un disco e la sofferta ricerca – su una strada non sempre lineare – dell’equilibrio interiore. Ma soprattutto, la conquista di una nuova, esaltante, decisiva consapevolezza: l’amore è una cosa semplice.

“Amo la mia vita e non voglio rischiare di dimenticarlo mai” “Ho passato tanti anni a chiedermi perché non ho mai smesso di scrivere questi quaderni. Adesso lo so: perché amo la mia vita e non voglio rischiare di dimenticarlo mai.” Si conclude così il lungo diario che nel 2010 Tiziano Ferro sceglie di aprire ai fan, trovando una difficile misura tra sincerità e pudore, malinconia e spensieratezza, entusiasmo e disincanto. Era il 20 febbraio, la vigilia dei suoi trent’anni e di una nuova stagione della vita da affrontare finalmente a viso aperto. Questo secondo diario riprende la cronaca dei giorni proprio lì dove si era interrotta per raccontare dal di dentro l’esperienza catartica della scrittura, la nascita di un disco e la sofferta ricerca – su una strada non sempre lineare – dell’equilibrio interiore. Ma soprattutto, la conquista di una nuova, esaltante, decisiva consapevolezza: l’amore è una cosa semplice.

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L’amore è un patatrac!

Come tutti, Julie ha fatto molte stupidaggini nella sua vita, ma mai così tante come da quando ha scoperto di avere un nuovo vicino di casa dal nome buffo, Ricardo Patatrac, che le fa scattare la scintilla della curiosità. Chi potrà mai chiamarsi così? Ancora prima di conoscerlo, l’attrazione per il nuovo arrivato si trasforma subito in una vera e propria ossessione, totalmente ingiustificata perché lei non lo ha mai visto in faccia. Riuscirci diventa il suo unico obiettivo nella vita e così si sottopone senza successo a estenuanti appostamenti con l’occhio appiccicato allo spioncino della porta, per carpire anche i più insignificanti dettagli che la aiutino a ricomporre il puzzle dell’uomo dei suoi sogni. Peccato che, nel tentativo di sapere qualcosa di più su di lui, una mano le rimanga incastrata nella sua cassetta della posta… E questo è solo l’inizio. Molte saranno le cose insensate che Julie farà per conquistarlo. Quando poi scoprirà che l’uomo misterioso nasconde un segreto, libererà tutta la sua fantasia e intraprendenza, in un’escalation di piccole e grandi follie… Perché l’amore è proprio un Patatrac! Divertente, romantico, leggero: ecco un romanzo con una protagonista tenera e pasticciona, un po’ sognatrice e con la testa tra le nuvole, che conquista grazie alla sua simpatia e alla sua fiducia nell’amore con la A maiuscola. Gilles Legardinier si rivela un fine conoscitore dell’animo femminile e riesce a descrivere in modo sorprendentemente efficace ciò che succede nella testa di una ragazza quando si innamora di qualcuno.

Come tutti, Julie ha fatto molte stupidaggini nella sua vita, ma mai così tante come da quando ha scoperto di avere un nuovo vicino di casa dal nome buffo, Ricardo Patatrac, che le fa scattare la scintilla della curiosità. Chi potrà mai chiamarsi così? Ancora prima di conoscerlo, l’attrazione per il nuovo arrivato si trasforma subito in una vera e propria ossessione, totalmente ingiustificata perché lei non lo ha mai visto in faccia. Riuscirci diventa il suo unico obiettivo nella vita e così si sottopone senza successo a estenuanti appostamenti con l’occhio appiccicato allo spioncino della porta, per carpire anche i più insignificanti dettagli che la aiutino a ricomporre il puzzle dell’uomo dei suoi sogni. Peccato che, nel tentativo di sapere qualcosa di più su di lui, una mano le rimanga incastrata nella sua cassetta della posta… E questo è solo l’inizio. Molte saranno le cose insensate che Julie farà per conquistarlo. Quando poi scoprirà che l’uomo misterioso nasconde un segreto, libererà tutta la sua fantasia e intraprendenza, in un’escalation di piccole e grandi follie… Perché l’amore è proprio un Patatrac! Divertente, romantico, leggero: ecco un romanzo con una protagonista tenera e pasticciona, un po’ sognatrice e con la testa tra le nuvole, che conquista grazie alla sua simpatia e alla sua fiducia nell’amore con la A maiuscola. Gilles Legardinier si rivela un fine conoscitore dell’animo femminile e riesce a descrivere in modo sorprendentemente efficace ciò che succede nella testa di una ragazza quando si innamora di qualcuno.

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