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Il cuore di Derfel. Excalibur

Torna l’attesa voce di Derfel Cadarn, il guerriero fattosi monaco, un tempo protetto di Merlino e paladino fedele di Artù, per accompagnarci lungo un nuovo capitolo delle sue memorie, che lo vede impegnato a lottare su due fronti ugualmente insidiosi: l’amore e la guerra. Dopo aver affrontato i demoni dell’Isola dei Morti per liberare la sacerdotessa Nimue, Derfel è accanto al suo signore, Artù, nella sanguinosa battaglia contro il regno del Powys. Il re di quelle terre vuole infatti vendicare a caro prezzo l’offesa subita da sua figlia Ceinwyn, ripudiata da Artù che le ha preferito Ginevra. Artù e i suoi cavalieri riescono a vincere solo grazie ai poteri di Merlino, e si decide di sancire la ristabilita unità dei britanni celebrando l’unione tra Ceinwyn e Lancillotto. Neanche questa volta però è destino che il matrimonio della nobile fanciulla abbia luogo: durante la cerimonia di fidanzamento, Ceinwyn abbandona il promesso sposo e fugge con Derfel, di cui si è innamorata. Un amore che rischia di mettere a repentaglio il fragile equilibrio politico raggiunto a costo di molte, troppe vite umane…
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Torna l’attesa voce di Derfel Cadarn, il guerriero fattosi monaco, un tempo protetto di Merlino e paladino fedele di Artù, per accompagnarci lungo un nuovo capitolo delle sue memorie, che lo vede impegnato a lottare su due fronti ugualmente insidiosi: l’amore e la guerra. Dopo aver affrontato i demoni dell’Isola dei Morti per liberare la sacerdotessa Nimue, Derfel è accanto al suo signore, Artù, nella sanguinosa battaglia contro il regno del Powys. Il re di quelle terre vuole infatti vendicare a caro prezzo l’offesa subita da sua figlia Ceinwyn, ripudiata da Artù che le ha preferito Ginevra. Artù e i suoi cavalieri riescono a vincere solo grazie ai poteri di Merlino, e si decide di sancire la ristabilita unità dei britanni celebrando l’unione tra Ceinwyn e Lancillotto. Neanche questa volta però è destino che il matrimonio della nobile fanciulla abbia luogo: durante la cerimonia di fidanzamento, Ceinwyn abbandona il promesso sposo e fugge con Derfel, di cui si è innamorata. Un amore che rischia di mettere a repentaglio il fragile equilibrio politico raggiunto a costo di molte, troppe vite umane…
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La cultura si mangia!

La cultura è un bene di lusso? La nostra classe dirigente non ha dubbi: non si mangia e quindi non serve. O, secondo altri, è bella e utile ma non possiamo permettercela. Risultato bipartisan: tagli su tagli, dal 2,1 per cento della spesa pubblica nel 2000 allo 0,2 di oggi, e un’Italia avvitata nella più infelice delle decrescite. E invece si dà il caso che la cultura sia, ovunque, il motore dello sviluppo, come dimostra questo pamphlet documentato, battagliero, propositivo. Gli autori sfatano miti tossici: non è vero che il nostro Paese può vivere di passato e di «patrimonio artistico». Forniscono coordinate utili: dal 2007, in piena crisi, l’occupazione nelle industrie culturali italiane è cresciuta in media dello 0,8 per cento l’anno. Analizzano esempi virtuosi, dal New Deal alla rinascita di Bilbao, dal miracolo artistico della Ruhr alla riscoperta scientifica di Trieste. E offrono idee concrete per una rivoluzione della struttura produttiva del Paese, un progetto di sviluppo fondato sulla conoscenza. Spunti indispensabili per la classe politica, che ha il compito di guidare fuori dalla crisi un Paese sempre più confuso, ignorante e (quindi) povero. Riusciranno, i nostri eroi?

La cultura è un bene di lusso? La nostra classe dirigente non ha dubbi: non si mangia e quindi non serve. O, secondo altri, è bella e utile ma non possiamo permettercela. Risultato bipartisan: tagli su tagli, dal 2,1 per cento della spesa pubblica nel 2000 allo 0,2 di oggi, e un’Italia avvitata nella più infelice delle decrescite. E invece si dà il caso che la cultura sia, ovunque, il motore dello sviluppo, come dimostra questo pamphlet documentato, battagliero, propositivo. Gli autori sfatano miti tossici: non è vero che il nostro Paese può vivere di passato e di «patrimonio artistico». Forniscono coordinate utili: dal 2007, in piena crisi, l’occupazione nelle industrie culturali italiane è cresciuta in media dello 0,8 per cento l’anno. Analizzano esempi virtuosi, dal New Deal alla rinascita di Bilbao, dal miracolo artistico della Ruhr alla riscoperta scientifica di Trieste. E offrono idee concrete per una rivoluzione della struttura produttiva del Paese, un progetto di sviluppo fondato sulla conoscenza. Spunti indispensabili per la classe politica, che ha il compito di guidare fuori dalla crisi un Paese sempre più confuso, ignorante e (quindi) povero. Riusciranno, i nostri eroi?

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Cronos. I Sacerdoti del tempo

Elisabeth Monroe e Joseph Cardinali vengono coinvolti da una nota Criminal Profiler Milanese in un caso su alcuni omicidi di religiosi avvenuti in Italia. L’ipotesi che ad agire sia una strana figura di assassino denominato Il Serial Killer del Crocifisso si rivela presto debole. Unico indizio iniziale un’antica meridiana ad anelli trovata accanto al cadavere di Padre Cameo con incisi un simbolo e una frase in latino, “Tempus no fugit.” La frase non è uno dei soliti detti scritti sugli orologi solari. Appare come sbagliata di proposito. Grazie ad essa però dopo varie ricerche nei conventi e monasteri d’Italia e nella vita privata delle vittime, si arriva a capire che tutti gli uomini uccisi possedevano un oggetto, dalla clessidra, all’orologio, con INCISO lo stesso strano simbolo e un detto in latino simile. Ognuno di loro faceva parte di un gruppo definito I Sacerdoti Del Tempo. Si scoprirà che La qualifica di Sacerdoti non indicava il fatto che i membri fossero esclusivamente degli uomini di chiesa. Anzi, uno di essi si rivelò un famoso scienziato tedesco attivo nel 900, dedito allo studio della meccanica quantistica. Dopo varie avventure viene scoperto un grande segreto scientifico legato alla misteriosa figura di un monaco musicologo e scienziato, Padre Pellegrino Ernetti vissuto a Venezia sull’ Isola di San Giorgio Maggiore , che negli anni 50 dichiarò di aver costruito con l’aiuto di altri studiosi come Padre Gemelli ed Enrico Fermi un apparecchio in grado di vedere gli avvenimenti passati, Il Cronovisore. Il mondo potrebbetrovarsi tra conferme e smentite, in preda al caos più totale.
Padre Ernetti è esistito veramente. E la storia del suo Cronovisore è stata pubblicata da alcune riviste negli anni 70, tra le quali La Domenica del Corriere.

Elisabeth Monroe e Joseph Cardinali vengono coinvolti da una nota Criminal Profiler Milanese in un caso su alcuni omicidi di religiosi avvenuti in Italia. L’ipotesi che ad agire sia una strana figura di assassino denominato Il Serial Killer del Crocifisso si rivela presto debole. Unico indizio iniziale un’antica meridiana ad anelli trovata accanto al cadavere di Padre Cameo con incisi un simbolo e una frase in latino, “Tempus no fugit.” La frase non è uno dei soliti detti scritti sugli orologi solari. Appare come sbagliata di proposito. Grazie ad essa però dopo varie ricerche nei conventi e monasteri d’Italia e nella vita privata delle vittime, si arriva a capire che tutti gli uomini uccisi possedevano un oggetto, dalla clessidra, all’orologio, con INCISO lo stesso strano simbolo e un detto in latino simile. Ognuno di loro faceva parte di un gruppo definito I Sacerdoti Del Tempo. Si scoprirà che La qualifica di Sacerdoti non indicava il fatto che i membri fossero esclusivamente degli uomini di chiesa. Anzi, uno di essi si rivelò un famoso scienziato tedesco attivo nel 900, dedito allo studio della meccanica quantistica. Dopo varie avventure viene scoperto un grande segreto scientifico legato alla misteriosa figura di un monaco musicologo e scienziato, Padre Pellegrino Ernetti vissuto a Venezia sull’ Isola di San Giorgio Maggiore , che negli anni 50 dichiarò di aver costruito con l’aiuto di altri studiosi come Padre Gemelli ed Enrico Fermi un apparecchio in grado di vedere gli avvenimenti passati, Il Cronovisore. Il mondo potrebbetrovarsi tra conferme e smentite, in preda al caos più totale.
Padre Ernetti è esistito veramente. E la storia del suo Cronovisore è stata pubblicata da alcune riviste negli anni 70, tra le quali La Domenica del Corriere.

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Cròniche epafániche

“La ballata più lunga e appassionata di Francesco Guccini.” Così nel 1989 Stefano Benni salutava l’uscita di queste “Cròniche epafániche”: una vera e propria rivelazione, l’atto di nascita di un talentuoso scrittore fino allora conosciuto solo come insuperabile cantautore. Romanzo se non proprio autobiografico, certo di forte ispirazione autobiografica, le Cròniche riescono a restituire, nel fluire degli aneddoti e delle storie, nella lingua intessuta di termini dialettali e di colore, tutto il sapore di una mitologia di luoghi e affetti personale e familiare, senza retorica ma con toni che sanno alternare la commozione all’ironia, la rievocazione di episodi storici e la fantasia. Il racconto di un’infanzia e una giovinezza maturate in un paesaggio di mezza montagna tra Emilia e Toscana, dagli anni Quaranta in poi, veste così gli abiti dell’epica e della poesia, della cronaca picaresca e del puro divertimento, in quelle che un grande conterraneo di Guccini come Roberto Roversi ha definito “pagine da leggere, da vedere, da immaginare, da ascoltare”.
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“La ballata più lunga e appassionata di Francesco Guccini.” Così nel 1989 Stefano Benni salutava l’uscita di queste “Cròniche epafániche”: una vera e propria rivelazione, l’atto di nascita di un talentuoso scrittore fino allora conosciuto solo come insuperabile cantautore. Romanzo se non proprio autobiografico, certo di forte ispirazione autobiografica, le Cròniche riescono a restituire, nel fluire degli aneddoti e delle storie, nella lingua intessuta di termini dialettali e di colore, tutto il sapore di una mitologia di luoghi e affetti personale e familiare, senza retorica ma con toni che sanno alternare la commozione all’ironia, la rievocazione di episodi storici e la fantasia. Il racconto di un’infanzia e una giovinezza maturate in un paesaggio di mezza montagna tra Emilia e Toscana, dagli anni Quaranta in poi, veste così gli abiti dell’epica e della poesia, della cronaca picaresca e del puro divertimento, in quelle che un grande conterraneo di Guccini come Roberto Roversi ha definito “pagine da leggere, da vedere, da immaginare, da ascoltare”.
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Cronache della famiglia Wapshot

“John Cheever è un incantato realista, i suoi romanzi sono incomparabili” Philip Roth Sembra tutto normale a St Botolphs, un villaggio di pescatori saldamente piantato nel Massachusetts e in tutto ciò che quello stato verde, ricco e tradizionale rappresenta per gli Stati Uniti. Sembra normale la florida famiglia Wapshot. Sembra normale la vita del lupo di mare Leander Wapshot e dei suoi figli, l’impertinente Moses e l’inafferrabile Coverly. Sembra normale, anche se eccentrica, la vita della cugina Honora. Eppure di realmente normale c’è poco in loro, in questi personaggi inventati eppure verissimi, in questo villaggio immaginato ma più autentico di quelli segnati sulle mappe, parte di un New England trasformato in geografia dell’anima. Pubblicato nel 1957 e vincitore del National Book Award, Cronache della famiglia Wapshot è uno dei massimi romanzi americani del Novecento. Una grande storia familiare, comica e tragica, ambientata in un paese sognato così bene da sembrare vero. Una foto di gruppo nella quale tutti possiamo riconoscere, in controluce, il nostro volto.

“John Cheever è un incantato realista, i suoi romanzi sono incomparabili” Philip Roth Sembra tutto normale a St Botolphs, un villaggio di pescatori saldamente piantato nel Massachusetts e in tutto ciò che quello stato verde, ricco e tradizionale rappresenta per gli Stati Uniti. Sembra normale la florida famiglia Wapshot. Sembra normale la vita del lupo di mare Leander Wapshot e dei suoi figli, l’impertinente Moses e l’inafferrabile Coverly. Sembra normale, anche se eccentrica, la vita della cugina Honora. Eppure di realmente normale c’è poco in loro, in questi personaggi inventati eppure verissimi, in questo villaggio immaginato ma più autentico di quelli segnati sulle mappe, parte di un New England trasformato in geografia dell’anima. Pubblicato nel 1957 e vincitore del National Book Award, Cronache della famiglia Wapshot è uno dei massimi romanzi americani del Novecento. Una grande storia familiare, comica e tragica, ambientata in un paese sognato così bene da sembrare vero. Una foto di gruppo nella quale tutti possiamo riconoscere, in controluce, il nostro volto.

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Cronaca di un suicidio: Un caso dell’ispettore Ferraro

«Uno scrittore di razza. Un umorismo poetico, trasognato e irresistibile. Da non perdere.» Giancarlo De Cataldo «Uno scrittore imprevedibile, acuto e di grande godibilità letteraria.» la Repubblica «Biondillo divaga cercando l’anima delle cose. Colora di leggenda il grigio delle periferie… Appassiona, diverte, poi, dopo tutto, finisce. Senza fretta, d’un fiato.» Corriere della Sera «Biondillo ha il dono di una scrittura fluida e sicura, che, unita a un autentico interesse per i problemi della società contemporanea, gli permette di narrare con intensità e ironia efferati delitti, ordinarie prevaricazioni, umanissime debolezze.» Panorama Una semplice vacanza a Ostia, con la figlia Giulia. Doveva essere un momento di relax per l’ispettore Ferraro: qualche giorno di distensione per cercare di costruire un nuovo rapporto con quella ragazzina in piena adolescenza. Durante una nuotata al largo una barca alla deriva attira la loro attenzione. A bordo un biglietto lascia intendere che qualcuno ha deciso di porre fine alla sua vita. Perdono tutti e a tutti chiedo perdono, c’è scritto. E sotto, Non fate troppi pettegolezzi. Parole prese in prestito da Cesare Pavese, che Giulia, lettrice appassionata, riconosce subito. Una volta chiamati i colleghi di Roma, la faccenda sembrerebbe finita lì per Ferraro, se non fosse che il suicida ha lasciato un’ex moglie a Milano, e all’ispettore tocca l’ingrato compito, tornato a casa, di informare la donna. E così, suo malgrado, in una calda estate milanese, Ferraro si trova coinvolto insieme alla figlia in un’indagine sul destino di un uomo qualunque, Giovanni Tolusso, che partito dal nulla era riuscito caparbiamente a costruirsi una vita dignitosa. Fino a quando, in un’assolata mattina romana, il recapito di una cartella esattoriale aveva segnato l’inizio della sua fine…Il più kafkiano dei gialli di Biondillo, il più disperato, il più intimamente legato alla crisi economica che stiamo vivendo in questi anni difficili, in cui le nostre illusioni sembrano crollare, una a una, impietose.

«Uno scrittore di razza. Un umorismo poetico, trasognato e irresistibile. Da non perdere.» Giancarlo De Cataldo «Uno scrittore imprevedibile, acuto e di grande godibilità letteraria.» la Repubblica «Biondillo divaga cercando l’anima delle cose. Colora di leggenda il grigio delle periferie… Appassiona, diverte, poi, dopo tutto, finisce. Senza fretta, d’un fiato.» Corriere della Sera «Biondillo ha il dono di una scrittura fluida e sicura, che, unita a un autentico interesse per i problemi della società contemporanea, gli permette di narrare con intensità e ironia efferati delitti, ordinarie prevaricazioni, umanissime debolezze.» Panorama Una semplice vacanza a Ostia, con la figlia Giulia. Doveva essere un momento di relax per l’ispettore Ferraro: qualche giorno di distensione per cercare di costruire un nuovo rapporto con quella ragazzina in piena adolescenza. Durante una nuotata al largo una barca alla deriva attira la loro attenzione. A bordo un biglietto lascia intendere che qualcuno ha deciso di porre fine alla sua vita. Perdono tutti e a tutti chiedo perdono, c’è scritto. E sotto, Non fate troppi pettegolezzi. Parole prese in prestito da Cesare Pavese, che Giulia, lettrice appassionata, riconosce subito. Una volta chiamati i colleghi di Roma, la faccenda sembrerebbe finita lì per Ferraro, se non fosse che il suicida ha lasciato un’ex moglie a Milano, e all’ispettore tocca l’ingrato compito, tornato a casa, di informare la donna. E così, suo malgrado, in una calda estate milanese, Ferraro si trova coinvolto insieme alla figlia in un’indagine sul destino di un uomo qualunque, Giovanni Tolusso, che partito dal nulla era riuscito caparbiamente a costruirsi una vita dignitosa. Fino a quando, in un’assolata mattina romana, il recapito di una cartella esattoriale aveva segnato l’inizio della sua fine…Il più kafkiano dei gialli di Biondillo, il più disperato, il più intimamente legato alla crisi economica che stiamo vivendo in questi anni difficili, in cui le nostre illusioni sembrano crollare, una a una, impietose.

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Crimson Shadow

In una Londra popolata di creature che vivono nell'ombra, si muove sicura e sfrontata, la cacciatrice Sophia Holloway, una donna temeraria, irriverente, senza peli sulla lingua, pronta a tutto pur di sterminare gli odiati vampiri dalla faccia della terra. Ma non ha fatto i conti con un affascinante vampiro ultracentenario dai modi galanti, Lance Galahad, che farà di tutto per domare il suo spirito ribelle.
Tra i due inizierà un gioco fatto di incontri/scontri che li porterà inevitabilmente ad avvicinarsi.
E mentre cercheranno di convivere con il legame che inizia a unirli, Sophia dovrà combattere per la sua vita e per vendicare la morte dell'amato padre. Riuscirà a scoprire l'identità del suo assassino?
E Lance sarà in grado di superare le oscurità del suo passato?
Un romanzo ricco di ironia, passione, sensualità, azione e una punta di malizia, che con il suo mix esplosivo, vi terrà incollati fino all'ultima pagina.
Il secondo capitolo di “The Shadows Saga”, che dopo Black Shadow, non si farà dimenticare.

In una Londra popolata di creature che vivono nell'ombra, si muove sicura e sfrontata, la cacciatrice Sophia Holloway, una donna temeraria, irriverente, senza peli sulla lingua, pronta a tutto pur di sterminare gli odiati vampiri dalla faccia della terra. Ma non ha fatto i conti con un affascinante vampiro ultracentenario dai modi galanti, Lance Galahad, che farà di tutto per domare il suo spirito ribelle.
Tra i due inizierà un gioco fatto di incontri/scontri che li porterà inevitabilmente ad avvicinarsi.
E mentre cercheranno di convivere con il legame che inizia a unirli, Sophia dovrà combattere per la sua vita e per vendicare la morte dell'amato padre. Riuscirà a scoprire l'identità del suo assassino?
E Lance sarà in grado di superare le oscurità del suo passato?
Un romanzo ricco di ironia, passione, sensualità, azione e una punta di malizia, che con il suo mix esplosivo, vi terrà incollati fino all'ultima pagina.
Il secondo capitolo di “The Shadows Saga”, che dopo Black Shadow, non si farà dimenticare.

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I crimini dell’economia. Una lettura criminologica del pensiero economico

Spesso gli economisti hanno visitato il campo della criminologia, allo scopo di comprendere la logica razionale che si nasconde dietro i reati. Quando gli economisti esaminano l’attività criminale danno per scontato che i rei vadano trattati come qualunque altro attore sociale che compia scelte razionali. In “I crimini dell’economia”, Vincenzo Ruggiero restituisce la visita, passando in rassegna una varietà di scuole del pensiero economico classico secondo una prospettiva criminologica. Ciascuna di queste scuole, secondo lui, giustifica quando non incoraggia i delitti che sono il risultato dell’iniziativa economica. Ruggiero analizza, tra gli altri, John Locke e la sua nozione di proprietà privata, il mercantilismo, i fisiocrati e Malthus, nonché le argomentazioni di David Ricardo, Adam Smith, Alfred Marshall, John Maynard Keynes e del neoliberismo. In ciascuno di questi quadri teorici rintraccia la potenziale giustificazione di differenti forme di “crimini dell’economia”. Il libro, che si rivolge a chiunque si interessi di teoria sociale, di criminologia, di economia, di filosofia e di politica, compie un vero e proprio riesame della storia del pensiero economico, considerandolo alla stregua di una disciplina che, mentre si sforza di guadagnarsi la reputazione di scienza, in realtà mira a rendere accettabile la sofferenza sociale che produce.
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Spesso gli economisti hanno visitato il campo della criminologia, allo scopo di comprendere la logica razionale che si nasconde dietro i reati. Quando gli economisti esaminano l’attività criminale danno per scontato che i rei vadano trattati come qualunque altro attore sociale che compia scelte razionali. In “I crimini dell’economia”, Vincenzo Ruggiero restituisce la visita, passando in rassegna una varietà di scuole del pensiero economico classico secondo una prospettiva criminologica. Ciascuna di queste scuole, secondo lui, giustifica quando non incoraggia i delitti che sono il risultato dell’iniziativa economica. Ruggiero analizza, tra gli altri, John Locke e la sua nozione di proprietà privata, il mercantilismo, i fisiocrati e Malthus, nonché le argomentazioni di David Ricardo, Adam Smith, Alfred Marshall, John Maynard Keynes e del neoliberismo. In ciascuno di questi quadri teorici rintraccia la potenziale giustificazione di differenti forme di “crimini dell’economia”. Il libro, che si rivolge a chiunque si interessi di teoria sociale, di criminologia, di economia, di filosofia e di politica, compie un vero e proprio riesame della storia del pensiero economico, considerandolo alla stregua di una disciplina che, mentre si sforza di guadagnarsi la reputazione di scienza, in realtà mira a rendere accettabile la sofferenza sociale che produce.
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Creare la prima applicazione Android

Un ebook dal taglio pragmatico pensato per sviluppatori, o aspiranti tali, che hanno deciso di misurarsi con Android, il sistema operativo per dispositivi mobili più popolare e diffuso al mondo. Attraverso dettagliati tutorial passo-passo, l’autore accompagna il lettore alla realizzazione della sua prima applicazione: dall’installazione dell’ambiente di sviluppo, all’analisi dei componenti; dalla creazione del progetto, alla fase di test e debugging. L’obiettivo finale? Costruire, da zero, un’app funzionante che permetta di mettere in pratica quanto imparato.Un’utile guida che aiuta a muovere i primi passi e porre delle solide basi per affrontare in modo più sereno gli argomenti più avanzati. | Questo ebook contiene 111.000 battute. All’ebook è collegata un’area di discussione e confronto sui temi trattati, scoprila all’indirizzo http://sushi.apogeonline.com/forums/forum/creare-la-prima-applicazione-android

Un ebook dal taglio pragmatico pensato per sviluppatori, o aspiranti tali, che hanno deciso di misurarsi con Android, il sistema operativo per dispositivi mobili più popolare e diffuso al mondo. Attraverso dettagliati tutorial passo-passo, l’autore accompagna il lettore alla realizzazione della sua prima applicazione: dall’installazione dell’ambiente di sviluppo, all’analisi dei componenti; dalla creazione del progetto, alla fase di test e debugging. L’obiettivo finale? Costruire, da zero, un’app funzionante che permetta di mettere in pratica quanto imparato.Un’utile guida che aiuta a muovere i primi passi e porre delle solide basi per affrontare in modo più sereno gli argomenti più avanzati. | Questo ebook contiene 111.000 battute. All’ebook è collegata un’area di discussione e confronto sui temi trattati, scoprila all’indirizzo http://sushi.apogeonline.com/forums/forum/creare-la-prima-applicazione-android

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Il costo della vita

Porto di Ravenna, cantieri navali Mecnavi, 13 marzo del 1987. Mentre alcuni operai stanno ripulendo le stive della Elisabetta Montanari, nave adibita al trasporto di gpl, e altri colleghi tagliano e saldano lamiere con la canna ossidrica, una scintilla provoca un incendio. Le fiamme si propagano con una rapidità inarrestabile. È la tragedia. Tredici uomini muoiono asfissiati a causa delle esalazioni di acido cianidrico. I tredici uomini erano tutti picchettini, e si chiamavano Filippo Argnani, che all’epoca aveva quarant’anni, Marcello Cacciatori, che di anni ne aveva ventitre, Alessandro Centioni, ventuno, Gianni Cortini, diciannove, Massimo Foschi, ventisei, Marco Gaudenzi, diciotto, Domenico Lapolla, venticinque, Mohamed Mosad, trentasei, Vincenzo Padua, sessant’anni, che stava per andare in pensione e si trovava lí per puro caso chiamato all’ultimo momento per una sostituzione. Vincenzo era l’unico operaio veramente in regola assunto dalla Mecnavi. E ancora: Onofrio Piegari, ventinove anni, Massimo Romeo, ventiquattro, Antonio Sansovini, ventinove, e infine Paolo Seconi, ventiquattro. Tredici lavoratori morti come topi, come tredici era il giorno di quel mese, tutti asfissiati nel ventre della balena metallica. «Non credevo che esistessero ancora simili condizioni di lavoro, a Ravenna, alle soglie del Duemila», disse il procuratore capo della Repubblica Aldo Ricciuti che svolse le indagini. La tragedia poteva essere evitata? La giustizia ha poi «ripagato» le vittime e i famigliari? Ognuno dei tredici operai, quel giorno maledetto ha lasciato una famiglia, amici, affetti, ricordi. Ventisei anni dopo, Angelo Ferracuti si fa carico di ciascuna di queste storie e di queste vite interrotte. Decide di andare sul luogo della tragedia e di parlare con i protagonisti: i vigili del fuoco che estrassero i cadaveri, i medici del 118, gli infermieri, gli operai sopravvissuti, i famigliari delle vittime, i sindacalisti, gli imprenditori, il cardinale Ersilio Tonini che pronunciò l’omelia in cui paragonò i picchettini a topi che strisciavano nel ventre delle navi e che lí rimasero intrappolati. Giorno dopo giorno, Ferracuti ascolta e raccoglie le voci di chi quel 13 marzo c’era, ne attraversa i ricordi, il dolore, la rabbia. Rivive i luoghi, entra piano piano, delicatamente e con partecipazione, nelle vite dei tredici operai e nel loro mondo per cercare di avvicinarsi al peso feroce della tragedia. Una tragedia dopo la quale la vita e i pensieri di chi è rimasto coinvolto semplicemente cambiano e niente sarà piú come prima.

Porto di Ravenna, cantieri navali Mecnavi, 13 marzo del 1987. Mentre alcuni operai stanno ripulendo le stive della Elisabetta Montanari, nave adibita al trasporto di gpl, e altri colleghi tagliano e saldano lamiere con la canna ossidrica, una scintilla provoca un incendio. Le fiamme si propagano con una rapidità inarrestabile. È la tragedia. Tredici uomini muoiono asfissiati a causa delle esalazioni di acido cianidrico. I tredici uomini erano tutti picchettini, e si chiamavano Filippo Argnani, che all’epoca aveva quarant’anni, Marcello Cacciatori, che di anni ne aveva ventitre, Alessandro Centioni, ventuno, Gianni Cortini, diciannove, Massimo Foschi, ventisei, Marco Gaudenzi, diciotto, Domenico Lapolla, venticinque, Mohamed Mosad, trentasei, Vincenzo Padua, sessant’anni, che stava per andare in pensione e si trovava lí per puro caso chiamato all’ultimo momento per una sostituzione. Vincenzo era l’unico operaio veramente in regola assunto dalla Mecnavi. E ancora: Onofrio Piegari, ventinove anni, Massimo Romeo, ventiquattro, Antonio Sansovini, ventinove, e infine Paolo Seconi, ventiquattro. Tredici lavoratori morti come topi, come tredici era il giorno di quel mese, tutti asfissiati nel ventre della balena metallica. «Non credevo che esistessero ancora simili condizioni di lavoro, a Ravenna, alle soglie del Duemila», disse il procuratore capo della Repubblica Aldo Ricciuti che svolse le indagini. La tragedia poteva essere evitata? La giustizia ha poi «ripagato» le vittime e i famigliari? Ognuno dei tredici operai, quel giorno maledetto ha lasciato una famiglia, amici, affetti, ricordi. Ventisei anni dopo, Angelo Ferracuti si fa carico di ciascuna di queste storie e di queste vite interrotte. Decide di andare sul luogo della tragedia e di parlare con i protagonisti: i vigili del fuoco che estrassero i cadaveri, i medici del 118, gli infermieri, gli operai sopravvissuti, i famigliari delle vittime, i sindacalisti, gli imprenditori, il cardinale Ersilio Tonini che pronunciò l’omelia in cui paragonò i picchettini a topi che strisciavano nel ventre delle navi e che lí rimasero intrappolati. Giorno dopo giorno, Ferracuti ascolta e raccoglie le voci di chi quel 13 marzo c’era, ne attraversa i ricordi, il dolore, la rabbia. Rivive i luoghi, entra piano piano, delicatamente e con partecipazione, nelle vite dei tredici operai e nel loro mondo per cercare di avvicinarsi al peso feroce della tragedia. Una tragedia dopo la quale la vita e i pensieri di chi è rimasto coinvolto semplicemente cambiano e niente sarà piú come prima.

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La cospirazione degli Illuminati

EDIZIONE SPECIALE: CONTIENE UN ESTRATTO DI IL SIGILLO DEI TREDICI MASSONI Un successo nato dal passaparola Un grande thriller È notte fonda quando un bagliore accecante illumina la notte di Torino: la cappella del Guarini è in fiamme. Basta poco perché la tragica notizia si diffonda in tutto il mondo: la Sacra Sindone è andata distrutta. Quattro mesi dopo, in una Roma assolata e caotica, uno scandalo travolge il Vaticano: il colonnello Weistaler, comandante della Guardia svizzera, viene brutalmente assassinato il giorno del giuramento delle nuove reclute. Cosa lega due eventi apparentemente così lontani tra loro? Le indagini di Stella Rosati, giovane procuratore, portano alla luce una serie di relazioni che coinvolgono le alte sfere vaticane, il presidente dello IOR, trafficanti d’armi e alcune cellule terroristiche islamiche. Ma la Rosati non è l’unica a voler svelare il mistero che si cela dietro l’omicidio di Weistaler. Anche Andreas Henkel, ex agente del Servizio di Sicurezza Cecoslovacco, ora a servizio del Vaticano, si precipita a Roma subito dopo il delitto. Qualcuno tesse dall’alto pericolose trame per distruggere dall’interno la Chiesa di Roma. Ma c’è un’insidia ancora maggiore che incombe sulla cristianità: gli Illuminati per voluntatem Dei. Chi sono? Qual è il loro folle piano? E fin dove sono pronti a spingersi per realizzarlo? Chi ha rubato la Sacra Sindone, simbolo della cristianità? Quale segreto nascondono gli Illuminati? Chi sta cospirando per distruggere la Chiesa di Roma? «Terrorismo, alta finanza, Sacra Sindone, Vaticano, e le Guardie svizzere. Cosa si può creare unendo e amalgamando con capacità e maestria questi elementi? La risposta è semplice: un piccolo capolavoro di tensione e intrighi made in Italy.» «I personaggi hanno una loro identità, tridimensionalità… Tutto ciò li rende solidi: non vi sono eroi allo sbaraglio, né cattivi da operetta ma figure credibili, perfettamente immerse nel loro mondo.» G. L. Barone Nel 2013 ha pubblicato per la Newton Compton La cospirazione degli Illuminati, a cui sono seguiti Il tesoro perduto dei templari, romanzo in cinque puntate, pubblicato in ebook, e Il sigillo dei tredici massoni. I diritti di traduzione dei suoi libri sono stati venduti nei Paesi di lingua portoghese e spagnola.

EDIZIONE SPECIALE: CONTIENE UN ESTRATTO DI IL SIGILLO DEI TREDICI MASSONI Un successo nato dal passaparola Un grande thriller È notte fonda quando un bagliore accecante illumina la notte di Torino: la cappella del Guarini è in fiamme. Basta poco perché la tragica notizia si diffonda in tutto il mondo: la Sacra Sindone è andata distrutta. Quattro mesi dopo, in una Roma assolata e caotica, uno scandalo travolge il Vaticano: il colonnello Weistaler, comandante della Guardia svizzera, viene brutalmente assassinato il giorno del giuramento delle nuove reclute. Cosa lega due eventi apparentemente così lontani tra loro? Le indagini di Stella Rosati, giovane procuratore, portano alla luce una serie di relazioni che coinvolgono le alte sfere vaticane, il presidente dello IOR, trafficanti d’armi e alcune cellule terroristiche islamiche. Ma la Rosati non è l’unica a voler svelare il mistero che si cela dietro l’omicidio di Weistaler. Anche Andreas Henkel, ex agente del Servizio di Sicurezza Cecoslovacco, ora a servizio del Vaticano, si precipita a Roma subito dopo il delitto. Qualcuno tesse dall’alto pericolose trame per distruggere dall’interno la Chiesa di Roma. Ma c’è un’insidia ancora maggiore che incombe sulla cristianità: gli Illuminati per voluntatem Dei. Chi sono? Qual è il loro folle piano? E fin dove sono pronti a spingersi per realizzarlo? Chi ha rubato la Sacra Sindone, simbolo della cristianità? Quale segreto nascondono gli Illuminati? Chi sta cospirando per distruggere la Chiesa di Roma? «Terrorismo, alta finanza, Sacra Sindone, Vaticano, e le Guardie svizzere. Cosa si può creare unendo e amalgamando con capacità e maestria questi elementi? La risposta è semplice: un piccolo capolavoro di tensione e intrighi made in Italy.» «I personaggi hanno una loro identità, tridimensionalità… Tutto ciò li rende solidi: non vi sono eroi allo sbaraglio, né cattivi da operetta ma figure credibili, perfettamente immerse nel loro mondo.» G. L. Barone Nel 2013 ha pubblicato per la Newton Compton La cospirazione degli Illuminati, a cui sono seguiti Il tesoro perduto dei templari, romanzo in cinque puntate, pubblicato in ebook, e Il sigillo dei tredici massoni. I diritti di traduzione dei suoi libri sono stati venduti nei Paesi di lingua portoghese e spagnola.

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Le cose che non so di te

Molly ha solo diciassette anni ma una spiccata predilezione per i guai. In affido presso due genitori disarmati, dopo aver rubato Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, per punizione è costretta a recarsi ogni pomeriggio a casa dell’anziana signora Vivian per aiutarla nelle pulizie. L’incontro tra le due non è certo dei più promettenti: Molly ha sempre il broncio, si esprime a monosillabi, è piena di piercing e ha due ciocche ossigenate ai lati del viso. Vivian però è una donna speciale a cui la vita ha tolto e regalato tanto: non si fa certo intimidire dall’aspetto di Molly. Giorno dopo giorno, le due scoprono di avere qualcosa di molto profondo che le unisce: anche Vivian infatti è rimasta sola da piccola e, come tanti altri bambini della sua epoca, venne messa sul “Treno degli orfani” per trovare una famiglia che si facesse carico di lei. E quando Molly capisce di poterla aiutare a dipanare il mistero che da tanti anni la perseguita, la scintilla dell’affetto più grande e sincero libererà entrambe.
La storia di un’amicizia che incanta e commuove. Christina Baker Kline racconta il miracolo di un cuore grande e generoso.
**
### Sinossi
Molly ha solo diciassette anni ma una spiccata predilezione per i guai. In affido presso due genitori disarmati, dopo aver rubato Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, per punizione è costretta a recarsi ogni pomeriggio a casa dell’anziana signora Vivian per aiutarla nelle pulizie. L’incontro tra le due non è certo dei più promettenti: Molly ha sempre il broncio, si esprime a monosillabi, è piena di piercing e ha due ciocche ossigenate ai lati del viso. Vivian però è una donna speciale a cui la vita ha tolto e regalato tanto: non si fa certo intimidire dall’aspetto di Molly. Giorno dopo giorno, le due scoprono di avere qualcosa di molto profondo che le unisce: anche Vivian infatti è rimasta sola da piccola e, come tanti altri bambini della sua epoca, venne messa sul “Treno degli orfani” per trovare una famiglia che si facesse carico di lei. E quando Molly capisce di poterla aiutare a dipanare il mistero che da tanti anni la perseguita, la scintilla dell’affetto più grande e sincero libererà entrambe.
La storia di un’amicizia che incanta e commuove. Christina Baker Kline racconta il miracolo di un cuore grande e generoso.

Molly ha solo diciassette anni ma una spiccata predilezione per i guai. In affido presso due genitori disarmati, dopo aver rubato Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, per punizione è costretta a recarsi ogni pomeriggio a casa dell’anziana signora Vivian per aiutarla nelle pulizie. L’incontro tra le due non è certo dei più promettenti: Molly ha sempre il broncio, si esprime a monosillabi, è piena di piercing e ha due ciocche ossigenate ai lati del viso. Vivian però è una donna speciale a cui la vita ha tolto e regalato tanto: non si fa certo intimidire dall’aspetto di Molly. Giorno dopo giorno, le due scoprono di avere qualcosa di molto profondo che le unisce: anche Vivian infatti è rimasta sola da piccola e, come tanti altri bambini della sua epoca, venne messa sul “Treno degli orfani” per trovare una famiglia che si facesse carico di lei. E quando Molly capisce di poterla aiutare a dipanare il mistero che da tanti anni la perseguita, la scintilla dell’affetto più grande e sincero libererà entrambe.
La storia di un’amicizia che incanta e commuove. Christina Baker Kline racconta il miracolo di un cuore grande e generoso.
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Molly ha solo diciassette anni ma una spiccata predilezione per i guai. In affido presso due genitori disarmati, dopo aver rubato Jane Eyre dalla biblioteca della scuola, per punizione è costretta a recarsi ogni pomeriggio a casa dell’anziana signora Vivian per aiutarla nelle pulizie. L’incontro tra le due non è certo dei più promettenti: Molly ha sempre il broncio, si esprime a monosillabi, è piena di piercing e ha due ciocche ossigenate ai lati del viso. Vivian però è una donna speciale a cui la vita ha tolto e regalato tanto: non si fa certo intimidire dall’aspetto di Molly. Giorno dopo giorno, le due scoprono di avere qualcosa di molto profondo che le unisce: anche Vivian infatti è rimasta sola da piccola e, come tanti altri bambini della sua epoca, venne messa sul “Treno degli orfani” per trovare una famiglia che si facesse carico di lei. E quando Molly capisce di poterla aiutare a dipanare il mistero che da tanti anni la perseguita, la scintilla dell’affetto più grande e sincero libererà entrambe.
La storia di un’amicizia che incanta e commuove. Christina Baker Kline racconta il miracolo di un cuore grande e generoso.

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Cosa indossare al primo appuntamento – 2013

Un romanzo da favola Tansy sogna di aprire un negozio di scarpe da sposa. Ma fino a quando dovrà aspettare l’arrivo del suo principe azzurro? Tra i libri più venduti in Inghilterra Per il giorno del sì ci vuole la scarpa perfetta! Tansy sognava un bellissimo futuro insieme a Justin. Ma quando un’inaspettata rivelazione la mette di fronte all’amara verità sull’uomo che ama, decide di lasciare subito Londra e tornare nel piccolo paese di Sticklepond. Le dolci attenzioni della premurosa zia Nan e l’amicizia di Bella sono un balsamo per le sue pene d’amore. Con un entusiasmo che non pensava più di avere, Tansy si lancia addirittura nella realizzazione di un progetto a lungo desiderato. Nasce così “Le Scarpette di Cenerentola”, un negozio di scarpe davvero molto particolare. Tansy offre infatti alle future spose una vasta scelta di modelli selezionati con estrema cura: sandali vintage disegnati da Manolo Blahnik, stivaletti di Pucci degli anni Settanta, décolleté di Chanel e splendide francesine di Dior. Tansy è orgogliosa del successo della sua nuova attività. Se solo la sua vita sentimentale la rendesse altrettanto soddisfatta! E invece il principe azzurro è ancora latitante. Un giorno, a rompere la monotonia delle sue giornate, arriva Ivo Hawksley, un attore che ha comprato una casa proprio accanto alle “Scarpette di Cenerentola”. L’uomo però, schivo e riservato, mal sopporta Tansy, il negozio e le donne che ogni giorno lo affollano disturbando la sua quiete. Ma il passato di Ivo nasconde un segreto. Un segreto che potrebbe legarlo a Tansy molto più di quanto entrambi avrebbero mai immaginato… Trisha Ashley È nata nel Lancashire e ha studiato allo Swansea Art College. Attualmente vive in Galles. È autrice di diversi romanzi femminili di successo, che hanno scalato le classifiche in Inghilterra. I suoi libri sono tradotti in Germania, Portogallo, Repubblica Ceca e Turchia. Per saperne di più, il suo sito è www.trishaashley.com.

Un romanzo da favola Tansy sogna di aprire un negozio di scarpe da sposa. Ma fino a quando dovrà aspettare l’arrivo del suo principe azzurro? Tra i libri più venduti in Inghilterra Per il giorno del sì ci vuole la scarpa perfetta! Tansy sognava un bellissimo futuro insieme a Justin. Ma quando un’inaspettata rivelazione la mette di fronte all’amara verità sull’uomo che ama, decide di lasciare subito Londra e tornare nel piccolo paese di Sticklepond. Le dolci attenzioni della premurosa zia Nan e l’amicizia di Bella sono un balsamo per le sue pene d’amore. Con un entusiasmo che non pensava più di avere, Tansy si lancia addirittura nella realizzazione di un progetto a lungo desiderato. Nasce così “Le Scarpette di Cenerentola”, un negozio di scarpe davvero molto particolare. Tansy offre infatti alle future spose una vasta scelta di modelli selezionati con estrema cura: sandali vintage disegnati da Manolo Blahnik, stivaletti di Pucci degli anni Settanta, décolleté di Chanel e splendide francesine di Dior. Tansy è orgogliosa del successo della sua nuova attività. Se solo la sua vita sentimentale la rendesse altrettanto soddisfatta! E invece il principe azzurro è ancora latitante. Un giorno, a rompere la monotonia delle sue giornate, arriva Ivo Hawksley, un attore che ha comprato una casa proprio accanto alle “Scarpette di Cenerentola”. L’uomo però, schivo e riservato, mal sopporta Tansy, il negozio e le donne che ogni giorno lo affollano disturbando la sua quiete. Ma il passato di Ivo nasconde un segreto. Un segreto che potrebbe legarlo a Tansy molto più di quanto entrambi avrebbero mai immaginato… Trisha Ashley È nata nel Lancashire e ha studiato allo Swansea Art College. Attualmente vive in Galles. È autrice di diversi romanzi femminili di successo, che hanno scalato le classifiche in Inghilterra. I suoi libri sono tradotti in Germania, Portogallo, Repubblica Ceca e Turchia. Per saperne di più, il suo sito è www.trishaashley.com.

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Cosa indossare al primo appuntamento

Un romanzo da favolaTansy sogna di aprire un negozio di scarpe da sposa.Ma fino a quando dovrà aspettare l’arrivo del suo principe azzurro?Tra i libri più venduti in InghilterraPer il giorno del sì ci vuole la scarpa perfetta!Tansy sognava un bellissimo futuro insieme a Justin. Ma quando un’inaspettata rivelazione la mette di fronte all’amara verità sull’uomo che ama, decide di lasciare subito Londra e tornare nel piccolo paese di Sticklepond. Le dolci attenzioni della premurosa zia Nan e l’amicizia di Bella sono un balsamo per le sue pene d’amore. Con un entusiasmo che non pensava più di avere, Tansy si lancia addirittura nella realizzazione di un progetto a lungo desiderato.Nasce così “Le Scarpette di Cenerentola”, un negozio di scarpe davvero molto particolare. Tansy offre infatti alle future spose una vasta scelta di modelli selezionati con estrema cura: sandali vintage disegnati da Manolo Blahnik, stivaletti di Pucci degli anni Settanta, décolleté di Chanel e splendide francesine di Dior. Tansy è orgogliosa del successo della sua nuova attività. Se solo la sua vita sentimentale la rendesse altrettanto soddisfatta! E invece il principe azzurro è ancora latitante. Un giorno, a rompere la monotonia delle sue giornate, arriva Ivo Hawksley, un attore che ha comprato una casa proprio accanto alle “Scarpette di Cenerentola”. L’uomo però, schivo e riservato, mal sopporta Tansy, il negozio e le donne che ogni giorno lo affollano disturbando la sua quiete. Ma il passato di Ivo nasconde un segreto. Un segreto che potrebbe legarlo a Tansy molto più di quanto entrambi avrebbero mai immaginato… Trisha AshleyÈ nata nel Lancashire e ha studiato allo Swansea Art College. Attualmente vive in Galles. È autrice di diversi romanzi femminili di successo, che hanno scalato le classifiche in Inghilterra. I suoi libri sono tradotti in Germania, Portogallo, Repubblica Ceca e Turchia.

Un romanzo da favolaTansy sogna di aprire un negozio di scarpe da sposa.Ma fino a quando dovrà aspettare l’arrivo del suo principe azzurro?Tra i libri più venduti in InghilterraPer il giorno del sì ci vuole la scarpa perfetta!Tansy sognava un bellissimo futuro insieme a Justin. Ma quando un’inaspettata rivelazione la mette di fronte all’amara verità sull’uomo che ama, decide di lasciare subito Londra e tornare nel piccolo paese di Sticklepond. Le dolci attenzioni della premurosa zia Nan e l’amicizia di Bella sono un balsamo per le sue pene d’amore. Con un entusiasmo che non pensava più di avere, Tansy si lancia addirittura nella realizzazione di un progetto a lungo desiderato.Nasce così “Le Scarpette di Cenerentola”, un negozio di scarpe davvero molto particolare. Tansy offre infatti alle future spose una vasta scelta di modelli selezionati con estrema cura: sandali vintage disegnati da Manolo Blahnik, stivaletti di Pucci degli anni Settanta, décolleté di Chanel e splendide francesine di Dior. Tansy è orgogliosa del successo della sua nuova attività. Se solo la sua vita sentimentale la rendesse altrettanto soddisfatta! E invece il principe azzurro è ancora latitante. Un giorno, a rompere la monotonia delle sue giornate, arriva Ivo Hawksley, un attore che ha comprato una casa proprio accanto alle “Scarpette di Cenerentola”. L’uomo però, schivo e riservato, mal sopporta Tansy, il negozio e le donne che ogni giorno lo affollano disturbando la sua quiete. Ma il passato di Ivo nasconde un segreto. Un segreto che potrebbe legarlo a Tansy molto più di quanto entrambi avrebbero mai immaginato… Trisha AshleyÈ nata nel Lancashire e ha studiato allo Swansea Art College. Attualmente vive in Galles. È autrice di diversi romanzi femminili di successo, che hanno scalato le classifiche in Inghilterra. I suoi libri sono tradotti in Germania, Portogallo, Repubblica Ceca e Turchia.

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Corto Maltese. La conga delle banane

Sembra che la rivoluzione di Mosquito passi proprio dal “Rumbita” della bella Esmeralda, una donna capace di turbare gli animi e di far dimenticare il buon senso, come quello che induce a controllare il contenuto delle valigette che si stanno per scambiare in cambio di una lauta somma. Forse questa non è poi “tutta una faccenda di banane”, come pensa Corto Maltese, coinvolto suo malgrado in un fitto mistero di alleanze, tranelli, agguati, e stretto nella morsa dell’algida Venexiana, il “peggiore assassino” che il marinaio abbia mai incontrato.

Sembra che la rivoluzione di Mosquito passi proprio dal “Rumbita” della bella Esmeralda, una donna capace di turbare gli animi e di far dimenticare il buon senso, come quello che induce a controllare il contenuto delle valigette che si stanno per scambiare in cambio di una lauta somma. Forse questa non è poi “tutta una faccenda di banane”, come pensa Corto Maltese, coinvolto suo malgrado in un fitto mistero di alleanze, tranelli, agguati, e stretto nella morsa dell’algida Venexiana, il “peggiore assassino” che il marinaio abbia mai incontrato.

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Corro perché mia mamma mi picchia

Siamo abituati a vederlo insieme agli inseparabili Aldo e Giacomo, ma in questo libro Giovanni Storti si presenta in una veste insolita, maglietta e pantaloncini, e ci parla della sua più grande passione fuori dal palco, quella per la corsa. Lo fa alla sua maniera, con la consueta ironia, con un intreccio di leggerezza e profondità. Alternandosi nel racconto con Franz Rossi, compagno di avventure e di allenamenti, Giovanni, instancabile «assaggiatore di corse», pronto a sfidare il caldo come il freddo, a correre di giorno e di notte, a qualsiasi latitudine o altitudine, ci spiega come ha scoperto, o meglio riscoperto, questa vena atletica. Dalle fughe infantili per sottrarsi alle ciabattate materne a una pratica ritrovata, non tanto per motivazioni salutistiche, quanto perché la corsa ha il fascino di una vera arte.
Ci addentriamo così, in compagnia dei due protagonisti, negli itinerari delle gare più coinvolgenti, sentiamo con loro la fatica ma anche il piacere di misurarsi con se stessi e con gli altri, la gioia di superare i propri limiti. E soprattutto impariamo a guardare con curiosità ed emozione i luoghi e l’umanità che si incontrano lungo il tragitto. Si aprono davanti a noi scorci di una Milano, quella dei Navigli, dei parchi e della Montagnetta di San Siro, lontana dall’affannata metropoli dell¿immaginario collettivo; una città in cui la poesia «si nasconde negli interstizi della praticità, così come il cielo azzurro negli scampoli rubati al grigio della cappa che ci avvolge». Ma correre significa anche immergersi nella ricchezza e nel mistero della natura, come nei maestosi paesaggi alpini o nei grandiosi scenari islandesi. O scoprire popoli e culture, come nel vivace affresco di Marrakech, città dalle atmosfere contrastanti dove «povertà e bellezza vanno di pari passo» e «i roseti crescono in aiuole contornate da immondizia». Naturalmente è in agguato, a ogni riga, l’imprevisto più assurdo e grottesco, che può assumere il volto di un bellicoso rottweiler, spuntato dal nulla durante un allenamento sulle dolci colline del Bolognese, o quello dei tanti personaggi surreali, tutti da scoprire, che si succedono nelle varie tappe, come i corridori belgi che si fermano a giocare in spiaggia con le «formine », per non parlare di Aldo, che fa capolino qua e là, fino all’improbabile atto di eroismo vantato da Giovanni con il salvataggio di due compagni di disavventura nella foresta di Pititinga, in Brasile.
Dietro il «runner» dilettante, insomma, emerge sempre la stoffa del campione di comicità. E, nell’alternarsi delle due voci, tra riflessioni e battute, la corsa diventa una suggestiva metafora della vita.
**
### Sinossi
Siamo abituati a vederlo insieme agli inseparabili Aldo e Giacomo, ma in questo libro Giovanni Storti si presenta in una veste insolita, maglietta e pantaloncini, e ci parla della sua più grande passione fuori dal palco, quella per la corsa. Lo fa alla sua maniera, con la consueta ironia, con un intreccio di leggerezza e profondità. Alternandosi nel racconto con Franz Rossi, compagno di avventure e di allenamenti, Giovanni, instancabile «assaggiatore di corse», pronto a sfidare il caldo come il freddo, a correre di giorno e di notte, a qualsiasi latitudine o altitudine, ci spiega come ha scoperto, o meglio riscoperto, questa vena atletica. Dalle fughe infantili per sottrarsi alle ciabattate materne a una pratica ritrovata, non tanto per motivazioni salutistiche, quanto perché la corsa ha il fascino di una vera arte.
Ci addentriamo così, in compagnia dei due protagonisti, negli itinerari delle gare più coinvolgenti, sentiamo con loro la fatica ma anche il piacere di misurarsi con se stessi e con gli altri, la gioia di superare i propri limiti. E soprattutto impariamo a guardare con curiosità ed emozione i luoghi e l’umanità che si incontrano lungo il tragitto. Si aprono davanti a noi scorci di una Milano, quella dei Navigli, dei parchi e della Montagnetta di San Siro, lontana dall’affannata metropoli dell¿immaginario collettivo; una città in cui la poesia «si nasconde negli interstizi della praticità, così come il cielo azzurro negli scampoli rubati al grigio della cappa che ci avvolge». Ma correre significa anche immergersi nella ricchezza e nel mistero della natura, come nei maestosi paesaggi alpini o nei grandiosi scenari islandesi. O scoprire popoli e culture, come nel vivace affresco di Marrakech, città dalle atmosfere contrastanti dove «povertà e bellezza vanno di pari passo» e «i roseti crescono in aiuole contornate da immondizia». Naturalmente è in agguato, a ogni riga, l’imprevisto più assurdo e grottesco, che può assumere il volto di un bellicoso rottweiler, spuntato dal nulla durante un allenamento sulle dolci colline del Bolognese, o quello dei tanti personaggi surreali, tutti da scoprire, che si succedono nelle varie tappe, come i corridori belgi che si fermano a giocare in spiaggia con le «formine », per non parlare di Aldo, che fa capolino qua e là, fino all’improbabile atto di eroismo vantato da Giovanni con il salvataggio di due compagni di disavventura nella foresta di Pititinga, in Brasile.
Dietro il «runner» dilettante, insomma, emerge sempre la stoffa del campione di comicità. E, nell’alternarsi delle due voci, tra riflessioni e battute, la corsa diventa una suggestiva metafora della vita.

Siamo abituati a vederlo insieme agli inseparabili Aldo e Giacomo, ma in questo libro Giovanni Storti si presenta in una veste insolita, maglietta e pantaloncini, e ci parla della sua più grande passione fuori dal palco, quella per la corsa. Lo fa alla sua maniera, con la consueta ironia, con un intreccio di leggerezza e profondità. Alternandosi nel racconto con Franz Rossi, compagno di avventure e di allenamenti, Giovanni, instancabile «assaggiatore di corse», pronto a sfidare il caldo come il freddo, a correre di giorno e di notte, a qualsiasi latitudine o altitudine, ci spiega come ha scoperto, o meglio riscoperto, questa vena atletica. Dalle fughe infantili per sottrarsi alle ciabattate materne a una pratica ritrovata, non tanto per motivazioni salutistiche, quanto perché la corsa ha il fascino di una vera arte.
Ci addentriamo così, in compagnia dei due protagonisti, negli itinerari delle gare più coinvolgenti, sentiamo con loro la fatica ma anche il piacere di misurarsi con se stessi e con gli altri, la gioia di superare i propri limiti. E soprattutto impariamo a guardare con curiosità ed emozione i luoghi e l’umanità che si incontrano lungo il tragitto. Si aprono davanti a noi scorci di una Milano, quella dei Navigli, dei parchi e della Montagnetta di San Siro, lontana dall’affannata metropoli dell¿immaginario collettivo; una città in cui la poesia «si nasconde negli interstizi della praticità, così come il cielo azzurro negli scampoli rubati al grigio della cappa che ci avvolge». Ma correre significa anche immergersi nella ricchezza e nel mistero della natura, come nei maestosi paesaggi alpini o nei grandiosi scenari islandesi. O scoprire popoli e culture, come nel vivace affresco di Marrakech, città dalle atmosfere contrastanti dove «povertà e bellezza vanno di pari passo» e «i roseti crescono in aiuole contornate da immondizia». Naturalmente è in agguato, a ogni riga, l’imprevisto più assurdo e grottesco, che può assumere il volto di un bellicoso rottweiler, spuntato dal nulla durante un allenamento sulle dolci colline del Bolognese, o quello dei tanti personaggi surreali, tutti da scoprire, che si succedono nelle varie tappe, come i corridori belgi che si fermano a giocare in spiaggia con le «formine », per non parlare di Aldo, che fa capolino qua e là, fino all’improbabile atto di eroismo vantato da Giovanni con il salvataggio di due compagni di disavventura nella foresta di Pititinga, in Brasile.
Dietro il «runner» dilettante, insomma, emerge sempre la stoffa del campione di comicità. E, nell’alternarsi delle due voci, tra riflessioni e battute, la corsa diventa una suggestiva metafora della vita.
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### Sinossi
Siamo abituati a vederlo insieme agli inseparabili Aldo e Giacomo, ma in questo libro Giovanni Storti si presenta in una veste insolita, maglietta e pantaloncini, e ci parla della sua più grande passione fuori dal palco, quella per la corsa. Lo fa alla sua maniera, con la consueta ironia, con un intreccio di leggerezza e profondità. Alternandosi nel racconto con Franz Rossi, compagno di avventure e di allenamenti, Giovanni, instancabile «assaggiatore di corse», pronto a sfidare il caldo come il freddo, a correre di giorno e di notte, a qualsiasi latitudine o altitudine, ci spiega come ha scoperto, o meglio riscoperto, questa vena atletica. Dalle fughe infantili per sottrarsi alle ciabattate materne a una pratica ritrovata, non tanto per motivazioni salutistiche, quanto perché la corsa ha il fascino di una vera arte.
Ci addentriamo così, in compagnia dei due protagonisti, negli itinerari delle gare più coinvolgenti, sentiamo con loro la fatica ma anche il piacere di misurarsi con se stessi e con gli altri, la gioia di superare i propri limiti. E soprattutto impariamo a guardare con curiosità ed emozione i luoghi e l’umanità che si incontrano lungo il tragitto. Si aprono davanti a noi scorci di una Milano, quella dei Navigli, dei parchi e della Montagnetta di San Siro, lontana dall’affannata metropoli dell¿immaginario collettivo; una città in cui la poesia «si nasconde negli interstizi della praticità, così come il cielo azzurro negli scampoli rubati al grigio della cappa che ci avvolge». Ma correre significa anche immergersi nella ricchezza e nel mistero della natura, come nei maestosi paesaggi alpini o nei grandiosi scenari islandesi. O scoprire popoli e culture, come nel vivace affresco di Marrakech, città dalle atmosfere contrastanti dove «povertà e bellezza vanno di pari passo» e «i roseti crescono in aiuole contornate da immondizia». Naturalmente è in agguato, a ogni riga, l’imprevisto più assurdo e grottesco, che può assumere il volto di un bellicoso rottweiler, spuntato dal nulla durante un allenamento sulle dolci colline del Bolognese, o quello dei tanti personaggi surreali, tutti da scoprire, che si succedono nelle varie tappe, come i corridori belgi che si fermano a giocare in spiaggia con le «formine », per non parlare di Aldo, che fa capolino qua e là, fino all’improbabile atto di eroismo vantato da Giovanni con il salvataggio di due compagni di disavventura nella foresta di Pititinga, in Brasile.
Dietro il «runner» dilettante, insomma, emerge sempre la stoffa del campione di comicità. E, nell’alternarsi delle due voci, tra riflessioni e battute, la corsa diventa una suggestiva metafora della vita.

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