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Novella degli scacchi

Chi è lo sconosciuto in grado di tenere testa al grande Czentovic, il campione del mondo di scacchi? Dice il vero, quando sostiene di non giocare da più di venti anni? Quale mistero nasconde in realtà quest’enigmatico giocatore? Scritto pochi mesi prima che Zweig si suicidasse nella città brasiliana di Petrópolis, “Novella degli scacchi” è una inquietante favola, “un piccolo contributo – come sostiene con dolorosa ironia il protagonista – a questa nostra epoca cosi grande e soave”. “Fra i due si instaurò di colpo un rapporto diverso; una pericolosa tensione, un odio appassionato. Ormai non erano più due persone che volevano mettere alla prova la propria perizia nel gioco, erano due nemici che avevano giurato di distruggersi a vicenda”.

Chi è lo sconosciuto in grado di tenere testa al grande Czentovic, il campione del mondo di scacchi? Dice il vero, quando sostiene di non giocare da più di venti anni? Quale mistero nasconde in realtà quest’enigmatico giocatore? Scritto pochi mesi prima che Zweig si suicidasse nella città brasiliana di Petrópolis, “Novella degli scacchi” è una inquietante favola, “un piccolo contributo – come sostiene con dolorosa ironia il protagonista – a questa nostra epoca cosi grande e soave”. “Fra i due si instaurò di colpo un rapporto diverso; una pericolosa tensione, un odio appassionato. Ormai non erano più due persone che volevano mettere alla prova la propria perizia nel gioco, erano due nemici che avevano giurato di distruggersi a vicenda”.

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Notte fantastica

Denominatore comune dei quattro superbi racconti qui radunati è l’incontrollabile violenza delle passioni, cui Zweig ha saputo dar voce con rara efficacia: l’oscuro desiderio capace di impadronirsi – in una notte d’estate, quando l’afa allenta ogni difesa – di un’adolescente, che nella sua trance di sonnambula sembra rispecchiare i rapinosi effetti dell’eros; o la primitiva, sconsiderata fedeltà di una serva nei confronti del padrone – brillante signore della buona società viennese, tediato dal ménage coniugale e avido di nuove avventure –, una fedeltà che non arretrerebbe forse nemmeno di fronte all’omicidio; o ancora il delirio dell’uomo che stana una prostituta nel chiuso di un bordello e, notte dopo notte, la scongiura di seguirlo e abbandonare quella vita: e da lei, che aveva sposato pretendendone un’acquiescente gratitudine, riceve ormai solo scherno e insulti. Ma se alle oscure forze della passione possiamo soltanto soccombere, ancor più temibile e lancinante – sembra suggerire Zweig con il più lungo di questi racconti, ”Notte fantastica” – è la sua assenza: sprofondato in una patologica apatia, l’algido barone Friedrich Michael von R. riuscirà ad affrancarsene solo in virtù di un evento fortuito e di un’azione indegna, che ridesteranno in lui la capacità di provare emozioni e, forse, persino veri sentimenti.
(source: Bol.com)

Denominatore comune dei quattro superbi racconti qui radunati è l’incontrollabile violenza delle passioni, cui Zweig ha saputo dar voce con rara efficacia: l’oscuro desiderio capace di impadronirsi – in una notte d’estate, quando l’afa allenta ogni difesa – di un’adolescente, che nella sua trance di sonnambula sembra rispecchiare i rapinosi effetti dell’eros; o la primitiva, sconsiderata fedeltà di una serva nei confronti del padrone – brillante signore della buona società viennese, tediato dal ménage coniugale e avido di nuove avventure –, una fedeltà che non arretrerebbe forse nemmeno di fronte all’omicidio; o ancora il delirio dell’uomo che stana una prostituta nel chiuso di un bordello e, notte dopo notte, la scongiura di seguirlo e abbandonare quella vita: e da lei, che aveva sposato pretendendone un’acquiescente gratitudine, riceve ormai solo scherno e insulti. Ma se alle oscure forze della passione possiamo soltanto soccombere, ancor più temibile e lancinante – sembra suggerire Zweig con il più lungo di questi racconti, ”Notte fantastica” – è la sua assenza: sprofondato in una patologica apatia, l’algido barone Friedrich Michael von R. riuscirà ad affrancarsene solo in virtù di un evento fortuito e di un’azione indegna, che ridesteranno in lui la capacità di provare emozioni e, forse, persino veri sentimenti.
(source: Bol.com)

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Il nostro appuntamento

È il 12 dicembre del 1945 e per Ellis è l’alba di una giornata felice. Sta per sposare Elmi, l’uomo che ama. Mentre indossa l’abito da sposa, suonano alla porta. Le consegnano un pacchetto che a giudicare dall’aspetto logoro deve aver fatto molta strada. Quando lo apre, si sente mancare. Il passato la rapisce e la riporta indietro di tre anni, in una cittadina vicino all’Aia, al giorno in cui lei e Bernie, il suo ragazzo, si sono dovuti separare. Troppo pericoloso per loro ebrei restare nella città occupata dai nazisti. Umiliati da una stella gialla sul petto, gli ebrei avevano già dovuto consegnare le biciclette e rinunciare a frequentare le scuole e i locali pubblici. Senza contare le convocazioni per la Polonia. Ufficialmente per lavorare, ma nessuno ci credeva. I genitori di Ellis decidono di nascondersi in una località sperduta nella brughiera. Bernie invece resta per aiutare la sua gente. I due ragazzi si promettono di tenere ciascuno un diario da consegnare all’altro alla fine della guerra. Si danno inoltre appuntamento per ritrovarsi, di martedì alle quattro del pomeriggio, sulla panchina del loro primo bacio. Passato il pericolo, Ellis si presenta più volte all’appuntamento, ma di Bernie nessuna traccia. E ora il destino le porta il suo diario. Ci vorranno più di sessant’anni prima che Ellis abbia il coraggio di leggerlo e di raccoglierlo insieme ai suoi. Il risultato è la cronaca quotidiana di un amore tenace che si scontra con la guerra e una violenza delirante.
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È il 12 dicembre del 1945 e per Ellis è l’alba di una giornata felice. Sta per sposare Elmi, l’uomo che ama. Mentre indossa l’abito da sposa, suonano alla porta. Le consegnano un pacchetto che a giudicare dall’aspetto logoro deve aver fatto molta strada. Quando lo apre, si sente mancare. Il passato la rapisce e la riporta indietro di tre anni, in una cittadina vicino all’Aia, al giorno in cui lei e Bernie, il suo ragazzo, si sono dovuti separare. Troppo pericoloso per loro ebrei restare nella città occupata dai nazisti. Umiliati da una stella gialla sul petto, gli ebrei avevano già dovuto consegnare le biciclette e rinunciare a frequentare le scuole e i locali pubblici. Senza contare le convocazioni per la Polonia. Ufficialmente per lavorare, ma nessuno ci credeva. I genitori di Ellis decidono di nascondersi in una località sperduta nella brughiera. Bernie invece resta per aiutare la sua gente. I due ragazzi si promettono di tenere ciascuno un diario da consegnare all’altro alla fine della guerra. Si danno inoltre appuntamento per ritrovarsi, di martedì alle quattro del pomeriggio, sulla panchina del loro primo bacio. Passato il pericolo, Ellis si presenta più volte all’appuntamento, ma di Bernie nessuna traccia. E ora il destino le porta il suo diario. Ci vorranno più di sessant’anni prima che Ellis abbia il coraggio di leggerlo e di raccoglierlo insieme ai suoi. Il risultato è la cronaca quotidiana di un amore tenace che si scontra con la guerra e una violenza delirante.
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Non ti delego

La democrazia che abbiamo ricevuto dai nostri padri, e che a molti sembrava una forma definitiva e perfetta, è in sofferenza. Nell’intero Occidente, ma soprattutto in Italia, sono in crisi gli elementi essenziali del suo funzionamento: i partiti, le assemblee elettive, l’idea stessa della rappresentanza. La paura dell’ignoto e un malinteso senso del politicamente corretto ci impediscono di riconoscere che tutti i sistemi politici sono storicamente determinati, e che nessuno di essi – nemmeno il più fortunato – può essere considerato come la fine della storia. La democrazia rappresentativa, nel modello che abbiamo conosciuto finora, è figlia delle rivoluzioni politiche ed economiche del Settecento e porta scritto sulla fronte le sue origini. Rispetto ad allora, oggi tutto è cambiato: socialità, lavoro, tecnologie, informazione. È difficile immaginare che questa grande trasformazione non si rifletta sulle istituzioni della politica, anche le più essenziali. È venuto perciò il momento di ripensare a fondo il rapporto cruciale fra popolo e sovranità, da cui dipende il nostro futuro. Nessuno ha la ricetta pronta, ma questo libro invita a riflettere con coraggio, a percorrere vie inesplorate, aperte su un modo nuovo di concepire la cittadinanza e su un uso diverso del suffragio universale, reso possibile dalla tecnica: non solo per delegare, ma per decidere.
(source: Bol.com)

La democrazia che abbiamo ricevuto dai nostri padri, e che a molti sembrava una forma definitiva e perfetta, è in sofferenza. Nell’intero Occidente, ma soprattutto in Italia, sono in crisi gli elementi essenziali del suo funzionamento: i partiti, le assemblee elettive, l’idea stessa della rappresentanza. La paura dell’ignoto e un malinteso senso del politicamente corretto ci impediscono di riconoscere che tutti i sistemi politici sono storicamente determinati, e che nessuno di essi – nemmeno il più fortunato – può essere considerato come la fine della storia. La democrazia rappresentativa, nel modello che abbiamo conosciuto finora, è figlia delle rivoluzioni politiche ed economiche del Settecento e porta scritto sulla fronte le sue origini. Rispetto ad allora, oggi tutto è cambiato: socialità, lavoro, tecnologie, informazione. È difficile immaginare che questa grande trasformazione non si rifletta sulle istituzioni della politica, anche le più essenziali. È venuto perciò il momento di ripensare a fondo il rapporto cruciale fra popolo e sovranità, da cui dipende il nostro futuro. Nessuno ha la ricetta pronta, ma questo libro invita a riflettere con coraggio, a percorrere vie inesplorate, aperte su un modo nuovo di concepire la cittadinanza e su un uso diverso del suffragio universale, reso possibile dalla tecnica: non solo per delegare, ma per decidere.
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Non esiste saggezza

I racconti di “Non esiste saggezza” provengono dai luoghi della realtà quotidiana: sono volti che emergono dalla folla dei viaggiatori, in zone neutrali di transito. Soprattutto, figure di donne: con esse, la voce del narratore è partecipe, solidale, protettiva, come a voler condividere il peso di un segreto in varie forme doloroso, a volerle affrancare da un destino ostile. Appaiono improvvisamente: a un casello autostradale, la bambina solitaria chiede a un automobilista ignaro di accompagnarla verso il mistero. L’attesa notturna in un aeroporto è colmata dai versi di una poetessa russa, dalla sosta sfuggente di una sconosciuta. E, improvvisamente, queste donne scompaiono: dall’ambulatorio di una missione umanitaria, ultimo posto in cui sono state viste una dottoressa volontaria e la ragazza colombiana sua compagna, nella rischiosa sfida a ingiustizie e prevaricazioni. I personaggi maschili si trovano a cercare, a inseguire: un’impressione, un sospetto, una curiosità che li spinge oltre i limiti del prevedibile, talvolta del lecito. E la raccolta si completa con un vero e proprio romanzo di formazione in miniatura, ambientato negli spazi metafisici della Murgia. “Le cose non esistono se non abbiamo le parole per chiamarle.”
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I racconti di “Non esiste saggezza” provengono dai luoghi della realtà quotidiana: sono volti che emergono dalla folla dei viaggiatori, in zone neutrali di transito. Soprattutto, figure di donne: con esse, la voce del narratore è partecipe, solidale, protettiva, come a voler condividere il peso di un segreto in varie forme doloroso, a volerle affrancare da un destino ostile. Appaiono improvvisamente: a un casello autostradale, la bambina solitaria chiede a un automobilista ignaro di accompagnarla verso il mistero. L’attesa notturna in un aeroporto è colmata dai versi di una poetessa russa, dalla sosta sfuggente di una sconosciuta. E, improvvisamente, queste donne scompaiono: dall’ambulatorio di una missione umanitaria, ultimo posto in cui sono state viste una dottoressa volontaria e la ragazza colombiana sua compagna, nella rischiosa sfida a ingiustizie e prevaricazioni. I personaggi maschili si trovano a cercare, a inseguire: un’impressione, un sospetto, una curiosità che li spinge oltre i limiti del prevedibile, talvolta del lecito. E la raccolta si completa con un vero e proprio romanzo di formazione in miniatura, ambientato negli spazi metafisici della Murgia. “Le cose non esistono se non abbiamo le parole per chiamarle.”
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Non è come pensi

Lo schermo del computer illumina di luce fioca la stanza buia. Connie Bowskill è di nuovo seduta alla scrivania. Sta consultando per l’ennesima volta un sito di annunci immobiliari. La villetta al numero 11 di Bentley Grove è in vendita ed è da tempo che Connie ne è ossessionata. Ha aspettato che fosse notte e che Kit, suo marito, dormisse per tornare a guardare la casa che le interessa così tanto. Ma quando clicca sul tour virtuale, le si apre davanti una scena da incubo. Nel salotto c’è una donna stesa a terra in un lago di sangue, morta. Connie è presa dal panico, corre a svegliare Kit. Ma quando anche lui arriva di fronte allo schermo, la donna non c’è più. Solo la moquette immacolata e le pareti appena imbiancate. Kit non crede a quello che Connie continua a ripetere, per lui non c’è e non c’è mai stato nessun cadavere. Che sua moglie sia diventata pazza? Ma Connie non si lascia scoraggiare. Telefona a una sua vecchia conoscenza, l’ispettore Simon Waterhouse, appena tornato dal viaggio di nozze. Anche Simon ritiene che si tratti di una storia inverosimile e sospetta che Connie possa essere psicologicamente instabile. Ma quando un’altra donna si presenta in commissariato affermando di aver visto la stessa scena alla medesima ora, Simon decide di occuparsi del caso. Connie non ha nessuna prova, ma sa quello che ha visto e ha capito che in qualche angolo di quella stanza si nascondono indizi che le mostreranno tutta la verità. Ma deve fare in fretta, perché molto vicino a lei c’è qualcuno che è disposto a tutto pur di farla tacere… Non è come pensi ha sancito la consacrazione di Sophie Hannah come la più importante autrice di thriller psicologici del Regno Unito. Appena uscito, il romanzo ha invaso le librerie affollate di lettori in attesa impaziente del nuovo libro della regina della tensione, e ha scalato le classifiche di tutto il paese. Una storia di ossessione e inganno, di mistero e passione che tratteggia con maestria i meandri più oscuri della mente umana.

Lo schermo del computer illumina di luce fioca la stanza buia. Connie Bowskill è di nuovo seduta alla scrivania. Sta consultando per l’ennesima volta un sito di annunci immobiliari. La villetta al numero 11 di Bentley Grove è in vendita ed è da tempo che Connie ne è ossessionata. Ha aspettato che fosse notte e che Kit, suo marito, dormisse per tornare a guardare la casa che le interessa così tanto. Ma quando clicca sul tour virtuale, le si apre davanti una scena da incubo. Nel salotto c’è una donna stesa a terra in un lago di sangue, morta. Connie è presa dal panico, corre a svegliare Kit. Ma quando anche lui arriva di fronte allo schermo, la donna non c’è più. Solo la moquette immacolata e le pareti appena imbiancate. Kit non crede a quello che Connie continua a ripetere, per lui non c’è e non c’è mai stato nessun cadavere. Che sua moglie sia diventata pazza? Ma Connie non si lascia scoraggiare. Telefona a una sua vecchia conoscenza, l’ispettore Simon Waterhouse, appena tornato dal viaggio di nozze. Anche Simon ritiene che si tratti di una storia inverosimile e sospetta che Connie possa essere psicologicamente instabile. Ma quando un’altra donna si presenta in commissariato affermando di aver visto la stessa scena alla medesima ora, Simon decide di occuparsi del caso. Connie non ha nessuna prova, ma sa quello che ha visto e ha capito che in qualche angolo di quella stanza si nascondono indizi che le mostreranno tutta la verità. Ma deve fare in fretta, perché molto vicino a lei c’è qualcuno che è disposto a tutto pur di farla tacere… Non è come pensi ha sancito la consacrazione di Sophie Hannah come la più importante autrice di thriller psicologici del Regno Unito. Appena uscito, il romanzo ha invaso le librerie affollate di lettori in attesa impaziente del nuovo libro della regina della tensione, e ha scalato le classifiche di tutto il paese. Una storia di ossessione e inganno, di mistero e passione che tratteggia con maestria i meandri più oscuri della mente umana.

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Non dite alla mamma che faccio la segretaria

Dimenticate tutti i cliché sul porno. Non come ve lo immaginate. E neppure come se lo immagina Debora, studentessa squattrinata ma mutuo-munita, che si ritrova per caso a fare la segretaria a Diva Futura, la mitica agenzia delle più famose pornostar italiane: Moana, Cicciolina, Milly D’Abbraccio, Eva Henger. Tanto è per poco, si dice. Continuerà a ripeterselo per nove anni, durante i quali le viene chiesto di fare di tutto: nutrire di topi il pitone del capo, accompagnare le stelline in giro per locali, dare loro lezioni di guida, scrivere lettere (e rispondersi) alle riviste a luci rosse. Di tutto, tranne spogliarsi o finire sul set. Tra provini di attori più o meno dotati, telefonate di affezionati maniaci e burrascose fughe dalla polizia, trascorre gli anni più liberi, felici e divertenti della sua vita. E assiste all’epoca d’oro del porno italiano, quando le star erano più famose dei calciatori e finivano in Parlamento… Su quel circo regna incontrastato Riccardo Schicchi, un piccolo (per statura) grande (per talento) genio, con i suoi innamoramenti folli e ostinati, con il glorioso ed enorme telefonino Nec P3 sempre in tasca, capace di trasformare qualsiasi cosa – anche il suo coma diabetico – in un evento da paparazzare, ma fedele a un rigoroso codice d’onore: Amorali sì, immorali mai. Una storia autobiografica, divertente come “Il diario di Bridget Jones”, eccessiva e malinconica come un film di Almodvar, brillante come “Il diavolo veste Prada”. Ma con meno vestiti.

Dimenticate tutti i cliché sul porno. Non come ve lo immaginate. E neppure come se lo immagina Debora, studentessa squattrinata ma mutuo-munita, che si ritrova per caso a fare la segretaria a Diva Futura, la mitica agenzia delle più famose pornostar italiane: Moana, Cicciolina, Milly D’Abbraccio, Eva Henger. Tanto è per poco, si dice. Continuerà a ripeterselo per nove anni, durante i quali le viene chiesto di fare di tutto: nutrire di topi il pitone del capo, accompagnare le stelline in giro per locali, dare loro lezioni di guida, scrivere lettere (e rispondersi) alle riviste a luci rosse. Di tutto, tranne spogliarsi o finire sul set. Tra provini di attori più o meno dotati, telefonate di affezionati maniaci e burrascose fughe dalla polizia, trascorre gli anni più liberi, felici e divertenti della sua vita. E assiste all’epoca d’oro del porno italiano, quando le star erano più famose dei calciatori e finivano in Parlamento… Su quel circo regna incontrastato Riccardo Schicchi, un piccolo (per statura) grande (per talento) genio, con i suoi innamoramenti folli e ostinati, con il glorioso ed enorme telefonino Nec P3 sempre in tasca, capace di trasformare qualsiasi cosa – anche il suo coma diabetico – in un evento da paparazzare, ma fedele a un rigoroso codice d’onore: Amorali sì, immorali mai. Una storia autobiografica, divertente come “Il diario di Bridget Jones”, eccessiva e malinconica come un film di Almodvar, brillante come “Il diavolo veste Prada”. Ma con meno vestiti.

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Non avere paura dei libri

"Sono qui per raccontarvi la storia della meravigliosa metamorfosi del libro che avete tra le mani. Questo è un libro speciale, per numerose ragioni. Inizio a dirvene tre. Perché al suo interno contiene innumerevoli libri. Perché è il memoir di un lettore incantato che, sogno dopo sogno, ferita dopo ferita, da bambino si trasforma in uomo adulto. Perché ha il potere di ricordarci – ridendo di gioia, piangendo di commozione, gridando con forza che noi non siamo solo ciò che mangiamo: siamo anche quello che leggiamo (e quindi bisognerebbe fare attenzione a ciò che si legge come si fa per il cibo che si mette in bocca). Siamo tutte le vite dei personaggi che abbiamo amato. Nel nostro sangue scorrono brani di libri." (Chicca Gagliardo)

"Sono qui per raccontarvi la storia della meravigliosa metamorfosi del libro che avete tra le mani. Questo è un libro speciale, per numerose ragioni. Inizio a dirvene tre. Perché al suo interno contiene innumerevoli libri. Perché è il memoir di un lettore incantato che, sogno dopo sogno, ferita dopo ferita, da bambino si trasforma in uomo adulto. Perché ha il potere di ricordarci – ridendo di gioia, piangendo di commozione, gridando con forza che noi non siamo solo ciò che mangiamo: siamo anche quello che leggiamo (e quindi bisognerebbe fare attenzione a ciò che si legge come si fa per il cibo che si mette in bocca). Siamo tutte le vite dei personaggi che abbiamo amato. Nel nostro sangue scorrono brani di libri." (Chicca Gagliardo)

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Il nido dei calabroni

Un imprendibile serial killer, che si firma marchiando le sue vittime con la vernice arancione, sta terrorizzando la citt&agrave di Charlotte. Toccher&agrave a Virginia West, energico vicecapo della polizia cittadina, il compito di fermarlo.Un nuovo indimenticabile personaggio dalla scrittrice che ha dato vita a Kay Scarpetta.

Un imprendibile serial killer, che si firma marchiando le sue vittime con la vernice arancione, sta terrorizzando la citt&agrave di Charlotte. Toccher&agrave a Virginia West, energico vicecapo della polizia cittadina, il compito di fermarlo.Un nuovo indimenticabile personaggio dalla scrittrice che ha dato vita a Kay Scarpetta.

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Nero di luna

«Metà ghost story, metà noir. Da leggere.»la Repubblica su Nero di lunaEmilio Bettazzi, giovane scrittore di Firenze, va ad abitare in una grande casa di campagna che un suo caro amico, prima di morire, aveva preso in affitto. È convinto che su quelle bellissime colline del Chianti riuscirà a scrivere un romanzo. Ma fin dai primi giorni gli succedono strane cose. Sente le voci concitate di un litigio provenire da una villa che, a detta di tutti, è abbandonata da anni per via di una vecchia e terribile tragedia. Vede nella notte una sagoma umana mezza nuda che corre nei campi. E scopre che da tempo ci sono delle stragi di galline e conigli che nessuno sa spiegare, nemmeno i carabinieri. Spinto dalla curiosità ma anche dal desiderio di capire, e forse a suo modo di risarcire i fragili personaggi coinvolti nella vicenda, Emilio cerca di venire a capo di quei misteri, facendo domande, raccogliendo storie, scrutando volti e gesti, fino a spingersi di notte dentro la villa e nei boschi. Quello che scoprirà lo lascerà sbalordito, ma lo legherà per sempre a quei luoghi.

«Metà ghost story, metà noir. Da leggere.»la Repubblica su Nero di lunaEmilio Bettazzi, giovane scrittore di Firenze, va ad abitare in una grande casa di campagna che un suo caro amico, prima di morire, aveva preso in affitto. È convinto che su quelle bellissime colline del Chianti riuscirà a scrivere un romanzo. Ma fin dai primi giorni gli succedono strane cose. Sente le voci concitate di un litigio provenire da una villa che, a detta di tutti, è abbandonata da anni per via di una vecchia e terribile tragedia. Vede nella notte una sagoma umana mezza nuda che corre nei campi. E scopre che da tempo ci sono delle stragi di galline e conigli che nessuno sa spiegare, nemmeno i carabinieri. Spinto dalla curiosità ma anche dal desiderio di capire, e forse a suo modo di risarcire i fragili personaggi coinvolti nella vicenda, Emilio cerca di venire a capo di quei misteri, facendo domande, raccogliendo storie, scrutando volti e gesti, fino a spingersi di notte dentro la villa e nei boschi. Quello che scoprirà lo lascerà sbalordito, ma lo legherà per sempre a quei luoghi.

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Nelle mani di Dio

Mai accettare passaggi dagli sconosciuti, ma nemmeno dai colleghi, soprattutto se fai il poliziotto. È quanto si ripete l’ispettore Ferraro la sera che si ritrova per caso invischiato in un caso di omicidio. È il delitto che tutti hanno sognato almeno una volta nella vita: la vittima è la maestra di matematica. Ed è un delitto dalla soluzione quasi scontata: la scuola milanese in cui è avvenuto si trova al confine tra il quartiere “bianco” di Città Studi e quello “colorato” di via Padova. Fin troppo chiaro dove vada cercato il colpevole. Per tutti, tranne che per Ferraro, che a quella zona “colorata” appartiene: tra un bar cinese e un capannone islamico, va invece a caccia di una verità inattesa. E la trova… Gianni Biondillo mette in scena un ispettore Ferraro in splendida forma, che si muove tra un piccolo mondo scolastico sapientemente descritto nelle sue nevrosi e una Milano complessa, umana, piena di sorprese.

Mai accettare passaggi dagli sconosciuti, ma nemmeno dai colleghi, soprattutto se fai il poliziotto. È quanto si ripete l’ispettore Ferraro la sera che si ritrova per caso invischiato in un caso di omicidio. È il delitto che tutti hanno sognato almeno una volta nella vita: la vittima è la maestra di matematica. Ed è un delitto dalla soluzione quasi scontata: la scuola milanese in cui è avvenuto si trova al confine tra il quartiere “bianco” di Città Studi e quello “colorato” di via Padova. Fin troppo chiaro dove vada cercato il colpevole. Per tutti, tranne che per Ferraro, che a quella zona “colorata” appartiene: tra un bar cinese e un capannone islamico, va invece a caccia di una verità inattesa. E la trova… Gianni Biondillo mette in scena un ispettore Ferraro in splendida forma, che si muove tra un piccolo mondo scolastico sapientemente descritto nelle sue nevrosi e una Milano complessa, umana, piena di sorprese.

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Nel segreto dei codici

Abbazia di Mont Saint-Michel, 1449. È mezzanotte, Alessandra d’Ascoli viene bruscamente svegliata da un monaco. Uno dei confratelli è stato assassinato. Alessandra è figlia illegittima di un inquisitore, grande erudita e contessa del Patrimonium Petri. Confidente e fiduciaria del papa, è stata inviata da lui al monastero con il compito di trovare il testamento di Satana, una reliquia che i monaci stanno cercando in ogni modo di nascondere. Eppure acume, cultura e coraggio non le impediscono di diventare un capro espiatorio perfetto per la violenza che si sta scatenando tra quelle mura. Ma gli omicidi non si fermano, e intorno ai corpi ogni volta si scorgono misteriosi segni tracciati con il sangue. Sono vittime di una maledizione del passato? Non appena l’abbazia viene separata dal resto del mondo da una violenta tempesta, comincia una lotta drammatica che sembra obbedire a un’unica legge: chiunque cerchi il testamento di Satana deve morire.

(source: Bol.com)

Abbazia di Mont Saint-Michel, 1449. È mezzanotte, Alessandra d’Ascoli viene bruscamente svegliata da un monaco. Uno dei confratelli è stato assassinato. Alessandra è figlia illegittima di un inquisitore, grande erudita e contessa del Patrimonium Petri. Confidente e fiduciaria del papa, è stata inviata da lui al monastero con il compito di trovare il testamento di Satana, una reliquia che i monaci stanno cercando in ogni modo di nascondere. Eppure acume, cultura e coraggio non le impediscono di diventare un capro espiatorio perfetto per la violenza che si sta scatenando tra quelle mura. Ma gli omicidi non si fermano, e intorno ai corpi ogni volta si scorgono misteriosi segni tracciati con il sangue. Sono vittime di una maledizione del passato? Non appena l’abbazia viene separata dal resto del mondo da una violenta tempesta, comincia una lotta drammatica che sembra obbedire a un’unica legge: chiunque cerchi il testamento di Satana deve morire.

(source: Bol.com)

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Nel segno della pecora

Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar. *** Un giovane agente pubblicitario, abbandonato dalla moglie che lo trova «noioso», vede sconvolta la sua rassicurante monotonia da un compito bizzarro e quasi impossibile che gli viene affidato da un losco individuo: deve ritrovare una pecora. Ha poco tempo e non può rifiutare. Unico indizio: la pecora ha una macchia a forma di stella sulla schiena. Inizia cosí un’avventura lungo un Giappone fiabesco, grottesco e surreale, accompagnato da una ragazza con le orecchie bellissime e dotata di poteri sovrannaturali. Nel segno della pecora è il romanzo che definisce la poetica di Murakami: uno scenario onirico in cui il quotidiano diventa surreale, scandito da una playlist di capolavori della musica, alla ricerca di un ovino ma in realtà di un senso della vita. C’è un posto per la pecora di Murakami in una ipotetica «arca letteraria», insieme allo scarafaggio di Kafka, i maiali di Orwell, l’elefante di Saramago e Moby Dick.

Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar. *** Un giovane agente pubblicitario, abbandonato dalla moglie che lo trova «noioso», vede sconvolta la sua rassicurante monotonia da un compito bizzarro e quasi impossibile che gli viene affidato da un losco individuo: deve ritrovare una pecora. Ha poco tempo e non può rifiutare. Unico indizio: la pecora ha una macchia a forma di stella sulla schiena. Inizia cosí un’avventura lungo un Giappone fiabesco, grottesco e surreale, accompagnato da una ragazza con le orecchie bellissime e dotata di poteri sovrannaturali. Nel segno della pecora è il romanzo che definisce la poetica di Murakami: uno scenario onirico in cui il quotidiano diventa surreale, scandito da una playlist di capolavori della musica, alla ricerca di un ovino ma in realtà di un senso della vita. C’è un posto per la pecora di Murakami in una ipotetica «arca letteraria», insieme allo scarafaggio di Kafka, i maiali di Orwell, l’elefante di Saramago e Moby Dick.

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Nel letto del capitano

La sfortuna di lei.Chloe Winton non avrebbe mai pensato di cominciare la sua luna di miele tra i conti da pagare invece che tra i confetti. E da sola per di più! Ma il suo viscido ex l’ha lasciata all’altare e, visto che oltretutto era anche il suo capo, insieme all’amore ha perso pure il lavoro. Unica nota positiva, la crociera su uno yacht di lusso che doveva rappresentare l’inizio della sua vita coniugale e invece le servirà per sbollire la rabbia al sole della California.La fortuna di lui.Il capitano Jack McCullough non ama mescolare affari e piacere, ma come può lasciare la sensuale Chloe tutta sola? Lei è decisa a godersi la settimana sull’oceano e lui potrà offrirle qualche stuzzicante diversivo per passare il tempo… sotto coperta.

La sfortuna di lei.Chloe Winton non avrebbe mai pensato di cominciare la sua luna di miele tra i conti da pagare invece che tra i confetti. E da sola per di più! Ma il suo viscido ex l’ha lasciata all’altare e, visto che oltretutto era anche il suo capo, insieme all’amore ha perso pure il lavoro. Unica nota positiva, la crociera su uno yacht di lusso che doveva rappresentare l’inizio della sua vita coniugale e invece le servirà per sbollire la rabbia al sole della California.La fortuna di lui.Il capitano Jack McCullough non ama mescolare affari e piacere, ma come può lasciare la sensuale Chloe tutta sola? Lei è decisa a godersi la settimana sull’oceano e lui potrà offrirle qualche stuzzicante diversivo per passare il tempo… sotto coperta.

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Nel bosco

Fin dove possiamo vedere la nostra felicità? Fino a che punto possiamo conoscerla? Nel bosco (The Woodlanders, 1887), è forse il più struggente tra i romanzi di Hardy per intensità espressiva e sentimentale. Hardy contrappone con maestria due modelli di vita: lesistenza semplice e dignitosa dei boscaioli e dei contadini e quella raffinata e artificiosa dei personaggi di alto lignaggio. Il contrasto è inevitabile ma profondo: e la giovane Grace, la protagonista, è il punto di luce e di improvviso ardore tra gli uni e gli altri, tra la felicità e la disperazione. L’opera non si risolve comunque in una parabola morale intorno ai limiti delle nostre scelte. Possiede il fascino della maggiore letteratura dell’Ottocento: la grazia di uno stile acuto e piacevole, la forza di un’eccezionale tensione narrativa.

Fin dove possiamo vedere la nostra felicità? Fino a che punto possiamo conoscerla? Nel bosco (The Woodlanders, 1887), è forse il più struggente tra i romanzi di Hardy per intensità espressiva e sentimentale. Hardy contrappone con maestria due modelli di vita: lesistenza semplice e dignitosa dei boscaioli e dei contadini e quella raffinata e artificiosa dei personaggi di alto lignaggio. Il contrasto è inevitabile ma profondo: e la giovane Grace, la protagonista, è il punto di luce e di improvviso ardore tra gli uni e gli altri, tra la felicità e la disperazione. L’opera non si risolve comunque in una parabola morale intorno ai limiti delle nostre scelte. Possiede il fascino della maggiore letteratura dell’Ottocento: la grazia di uno stile acuto e piacevole, la forza di un’eccezionale tensione narrativa.

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La natura

Lucrezio canta la filosofia di Epicuro come verità liberatrice. La liberazione – da immaginazioni, desideri e timori vani (soprattutto degli dèi e della morte) – culmina nella felicità. Per raggiungere questo fine, mezzo primario è la conoscenza della natura. La natura è il tutto infinito. Consta di atomi e di vuoto. Gli atomi si muovono incessantemente per due generi di movimenti: costruttivi e distruttivi. La natura non ha una finalità antropocentrica; ma la condizione umana non è tragica: è drammatica: comporta possibilità di scelte e di esiti diversi. La poesia di Lucrezio svolge il pensiero in visione, spaziando fra l’infinito e l’infinitesimo, con vivido afflato.
(source: Bol.com)

Lucrezio canta la filosofia di Epicuro come verità liberatrice. La liberazione – da immaginazioni, desideri e timori vani (soprattutto degli dèi e della morte) – culmina nella felicità. Per raggiungere questo fine, mezzo primario è la conoscenza della natura. La natura è il tutto infinito. Consta di atomi e di vuoto. Gli atomi si muovono incessantemente per due generi di movimenti: costruttivi e distruttivi. La natura non ha una finalità antropocentrica; ma la condizione umana non è tragica: è drammatica: comporta possibilità di scelte e di esiti diversi. La poesia di Lucrezio svolge il pensiero in visione, spaziando fra l’infinito e l’infinitesimo, con vivido afflato.
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