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Poesie e prose

Per poche altre figure della lirica italiana novecentesca si può dire, come scrisse di Vittorio Sereni l’amico e critico Pier Vincenzo Mengaldo, che «l’uomo e il poeta facevano tutt’uno». Per il poeta di Luino, infatti, la poesia era una divorante passione, vissuta senza falsi pudori; una passione fatta di attese, della capacità di selezionare i componimenti, tanto che ognuno appare a noi inevitabile. Come Leopardi, come Mallarmé, Sereni concentra suo estro su pochi testi, essenziali, derivati da una assoluta necessità interiore e dotati di una impareggiabile finitezza formale. Ma accanto all’esigenza di scrivere versi, Sereni sentì altrettanto potente quella che egli stesso chiamava «la tentazione della prosa». Dell’una e dell’altra produzione dà conto questo ricco volume che riunisce integralmente le raccolte poetiche, da Frontiera (1941) a Stella variabile (1981), la sua scelta di traduzioni Il musicante di Saint-Merry , i due volumi di prose, Gli immediati dintorni e La traversata di Milano , infine un’ampia scelta di testi critici dedicati all’arte e alla letteratura.
**
### Recensione
**Sereni è nudo tra diario e memoria**
*Giovanni Tesio*, Tuttolibri – La Stampa
“Sereni è bello quando è nudo; invece molte volte egli si esibisce vestito, e di vesti che si riconoscono non sue a un miglio di distanza”. Questo il giudizio che capitò a Saba di dare al suo più giovane amico e corrispondente. Un giudizio severo, ma non ingiusto, anche se un po’ troppo perentorio, come del resto a Saba accadeva di essere. A verificare la natura contingente di questo giudizio (e tuttavia quanta ragione aveva Saba di amare il Sereni prosatore!) ecco giungere in libreria due volumi di diverso spessore e di diversa impostazione, ma di eguale impegno critico e di garantita utilità. Con il robustissimo Oscar, Poesie e prose, a cura di Giulia Raboni e con uno scritto di Pier Vincenzo Mengaldo tutto l’itinerario di Sereni (a cento anni dalla nascita, a trenta dalla scomparsa) passa tra le pagine di poesia e quelle di prosa critica, di diario e di memoria. Con il meno grosso ma tanto più intensivo e minuto commento delle prime due opere poetiche, Frontiera e Diario d’Algeria, la porzione inaugurale dell’itinerario poetico viene documentata con abbondanza di riferimenti consentendo di leggere i testi con evidente vantaggio esegetico. Ciò significa che mentre il primo libro si dedica a segnare i punti di cesura e di sutura di una vocazione sempre ostinatamente perplessa almeno quanto ostinatamente (e diversamente costante), il secondo – tra residui ermetici e già consistenti avvisi oggettuali – lavora a commentare un momento di più circoscritta e manifesta compattezza stilistica: non senza per altro tratteggiare dentro quella (per semplificare, dal ’41 al ’47) i punti di dissonanza, i momenti di transizione e di tensione, gli elementi di discontinuità e di frattura capaci di registrare le ferite e gli strappi del tempo storico, ossia della guerra e della prigionia. Ne consegue in tutt’e due i casi un rigoroso invito di lettura che nulla concede al dilettantismo e all’improvvisazione. Nella diversa impostazione e nel diverso spessore, due volumi che risultano dunque integrabili. Degni tutt’e due di essere ascoltati.
### Sinossi
Per poche altre figure della lirica italiana novecentesca si può dire, come scrisse di Vittorio Sereni l’amico e critico Pier Vincenzo Mengaldo, che «l’uomo e il poeta facevano tutt’uno». Per il poeta di Luino, infatti, la poesia era una divorante passione, vissuta senza falsi pudori; una passione fatta di attese, della capacità di selezionare i componimenti, tanto che ognuno appare a noi inevitabile. Come Leopardi, come Mallarmé, Sereni concentra suo estro su pochi testi, essenziali, derivati da una assoluta necessità interiore e dotati di una impareggiabile finitezza formale. Ma accanto all’esigenza di scrivere versi, Sereni sentì altrettanto potente quella che egli stesso chiamava «la tentazione della prosa». Dell’una e dell’altra produzione dà conto questo ricco volume che riunisce integralmente le raccolte poetiche, da Frontiera (1941) a Stella variabile (1981), la sua scelta di traduzioni Il musicante di Saint-Merry , i due volumi di prose, Gli immediati dintorni e La traversata di Milano , infine un’ampia scelta di testi critici dedicati all’arte e alla letteratura.

Per poche altre figure della lirica italiana novecentesca si può dire, come scrisse di Vittorio Sereni l’amico e critico Pier Vincenzo Mengaldo, che «l’uomo e il poeta facevano tutt’uno». Per il poeta di Luino, infatti, la poesia era una divorante passione, vissuta senza falsi pudori; una passione fatta di attese, della capacità di selezionare i componimenti, tanto che ognuno appare a noi inevitabile. Come Leopardi, come Mallarmé, Sereni concentra suo estro su pochi testi, essenziali, derivati da una assoluta necessità interiore e dotati di una impareggiabile finitezza formale. Ma accanto all’esigenza di scrivere versi, Sereni sentì altrettanto potente quella che egli stesso chiamava «la tentazione della prosa». Dell’una e dell’altra produzione dà conto questo ricco volume che riunisce integralmente le raccolte poetiche, da Frontiera (1941) a Stella variabile (1981), la sua scelta di traduzioni Il musicante di Saint-Merry , i due volumi di prose, Gli immediati dintorni e La traversata di Milano , infine un’ampia scelta di testi critici dedicati all’arte e alla letteratura.
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### Recensione
**Sereni è nudo tra diario e memoria**
*Giovanni Tesio*, Tuttolibri – La Stampa
“Sereni è bello quando è nudo; invece molte volte egli si esibisce vestito, e di vesti che si riconoscono non sue a un miglio di distanza”. Questo il giudizio che capitò a Saba di dare al suo più giovane amico e corrispondente. Un giudizio severo, ma non ingiusto, anche se un po’ troppo perentorio, come del resto a Saba accadeva di essere. A verificare la natura contingente di questo giudizio (e tuttavia quanta ragione aveva Saba di amare il Sereni prosatore!) ecco giungere in libreria due volumi di diverso spessore e di diversa impostazione, ma di eguale impegno critico e di garantita utilità. Con il robustissimo Oscar, Poesie e prose, a cura di Giulia Raboni e con uno scritto di Pier Vincenzo Mengaldo tutto l’itinerario di Sereni (a cento anni dalla nascita, a trenta dalla scomparsa) passa tra le pagine di poesia e quelle di prosa critica, di diario e di memoria. Con il meno grosso ma tanto più intensivo e minuto commento delle prime due opere poetiche, Frontiera e Diario d’Algeria, la porzione inaugurale dell’itinerario poetico viene documentata con abbondanza di riferimenti consentendo di leggere i testi con evidente vantaggio esegetico. Ciò significa che mentre il primo libro si dedica a segnare i punti di cesura e di sutura di una vocazione sempre ostinatamente perplessa almeno quanto ostinatamente (e diversamente costante), il secondo – tra residui ermetici e già consistenti avvisi oggettuali – lavora a commentare un momento di più circoscritta e manifesta compattezza stilistica: non senza per altro tratteggiare dentro quella (per semplificare, dal ’41 al ’47) i punti di dissonanza, i momenti di transizione e di tensione, gli elementi di discontinuità e di frattura capaci di registrare le ferite e gli strappi del tempo storico, ossia della guerra e della prigionia. Ne consegue in tutt’e due i casi un rigoroso invito di lettura che nulla concede al dilettantismo e all’improvvisazione. Nella diversa impostazione e nel diverso spessore, due volumi che risultano dunque integrabili. Degni tutt’e due di essere ascoltati.
### Sinossi
Per poche altre figure della lirica italiana novecentesca si può dire, come scrisse di Vittorio Sereni l’amico e critico Pier Vincenzo Mengaldo, che «l’uomo e il poeta facevano tutt’uno». Per il poeta di Luino, infatti, la poesia era una divorante passione, vissuta senza falsi pudori; una passione fatta di attese, della capacità di selezionare i componimenti, tanto che ognuno appare a noi inevitabile. Come Leopardi, come Mallarmé, Sereni concentra suo estro su pochi testi, essenziali, derivati da una assoluta necessità interiore e dotati di una impareggiabile finitezza formale. Ma accanto all’esigenza di scrivere versi, Sereni sentì altrettanto potente quella che egli stesso chiamava «la tentazione della prosa». Dell’una e dell’altra produzione dà conto questo ricco volume che riunisce integralmente le raccolte poetiche, da Frontiera (1941) a Stella variabile (1981), la sua scelta di traduzioni Il musicante di Saint-Merry , i due volumi di prose, Gli immediati dintorni e La traversata di Milano , infine un’ampia scelta di testi critici dedicati all’arte e alla letteratura.

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Poesie

Carlo Porta (1775 – 1821) è considerato il maggior poeta dialettale milanese. La sua attività letteraria inizia nel 1812 con le Desgrazzi de Giovannin Bongee, e prosegue fino alla morte con una produzione costante e di altissima qualità, seguendo tre filoni tematici: la polemica contro le superstizioni e l’ipocrisia religiosa del tempo, la descrizione di vivissime figure di popolani milanesi, e la politica. Le sue poesie oggi si possono leggere in una versione digitale supportata da un accurato apparato critico accessibile in modo interattivo.

Carlo Porta (1775 – 1821) è considerato il maggior poeta dialettale milanese. La sua attività letteraria inizia nel 1812 con le Desgrazzi de Giovannin Bongee, e prosegue fino alla morte con una produzione costante e di altissima qualità, seguendo tre filoni tematici: la polemica contro le superstizioni e l’ipocrisia religiosa del tempo, la descrizione di vivissime figure di popolani milanesi, e la politica. Le sue poesie oggi si possono leggere in una versione digitale supportata da un accurato apparato critico accessibile in modo interattivo.

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Poema paradisiaco – Odi navali (e-Meridiani Mondadori)

Notizia sul testo e Note di commento a cura di Niva Lorenzini. Cronologia della vita di Gabriele d’Annunzio a cura di Annamaria Andreoli. Nell’ebook si ripropone il testo di Poema Paradisiaco e Odi navali raccolti nei Versi d’amore e di gloria, edizione diretta da Luciano Anceschi, a cura di Annamaria Andreoli e Niva Lorenzini, vol. I, ”I Meridiani”, Mondadori, Milano 1982. Gli apparati informativi riproducono quelli pubblicati nell’edizione dei ”Meridiani”; la Cronologia riproduce quella pubblicata nel primo tomo delle Prose di ricerca (a cura di Annamaria Andreoli e Giorgio Zanetti, ”I Meridiani”, Mondadori, Milano 2005). Libro centrale nella poesia dannunziana, antefatto della nuova cifra poetica delle Laudi, il Poema paradisiaco (1893) nasce sotto l’impulso di stimoli alternativi al simbolismo e al parnassianesimo che aveva informato le raccolte precedenti, e rappresenta uno dei testi di riferimento del decadentismo italiano. Anch’esso pubblicato nel 1893 (e in seconda edizione, accresciuta, insieme al Poema paradisiaco) le Odi navali riprendono il tema dei problemi della marina – che d’Annunzio aveva già affrontato nelle prose dell’Armata d’Italia – sotto l’influsso della lettura degli scritti di Nietzsche, nei quali d’Annunzio trova una perfetta concordanza con il vitalismo superumano di cui era già istintivamente pervasa la sua prima poesia.
(source: Bol.com)

Notizia sul testo e Note di commento a cura di Niva Lorenzini. Cronologia della vita di Gabriele d’Annunzio a cura di Annamaria Andreoli. Nell’ebook si ripropone il testo di Poema Paradisiaco e Odi navali raccolti nei Versi d’amore e di gloria, edizione diretta da Luciano Anceschi, a cura di Annamaria Andreoli e Niva Lorenzini, vol. I, ”I Meridiani”, Mondadori, Milano 1982. Gli apparati informativi riproducono quelli pubblicati nell’edizione dei ”Meridiani”; la Cronologia riproduce quella pubblicata nel primo tomo delle Prose di ricerca (a cura di Annamaria Andreoli e Giorgio Zanetti, ”I Meridiani”, Mondadori, Milano 2005). Libro centrale nella poesia dannunziana, antefatto della nuova cifra poetica delle Laudi, il Poema paradisiaco (1893) nasce sotto l’impulso di stimoli alternativi al simbolismo e al parnassianesimo che aveva informato le raccolte precedenti, e rappresenta uno dei testi di riferimento del decadentismo italiano. Anch’esso pubblicato nel 1893 (e in seconda edizione, accresciuta, insieme al Poema paradisiaco) le Odi navali riprendono il tema dei problemi della marina – che d’Annunzio aveva già affrontato nelle prose dell’Armata d’Italia – sotto l’influsso della lettura degli scritti di Nietzsche, nei quali d’Annunzio trova una perfetta concordanza con il vitalismo superumano di cui era già istintivamente pervasa la sua prima poesia.
(source: Bol.com)

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La piramide del caffè

A diciotto anni, Imi ha finalmente realizzato il suo sogno
di vivere a Londra. A bordo di un vecchio treno
malandato ha lasciato l’orfanotrofio ungherese dove
ha sempre vissuto e, nella metropoli inglese, si è impiegato
in una caffetteria della catena Proper Coffee.
Il suo sguardo è puro, ingenuo e pieno di entusiasmo:
come gli altri orfani del villaggio di Landor, anche
lui non permette mai al passato di rattristarlo, né si
preoccupa troppo di ciò che il futuro potrebbe riservargli.
Ha imparato a vivere nel presente, a godersi
ogni più piccola emozione e si impegna di giorno
in giorno, con costanza, a preparare un cappuccino
sempre più delizioso.
Le tante e minuziose regole che disciplinano la vita
all’interno della caffetteria – riassunte nel Manuale
del caffè cui i dirigenti della Proper Coffee alludono
con la deferenza riservata ai testi sacri – gli sembrano
scritte da mani illuminate capaci di individuare
in anticipo la soluzione a qualsiasi problema pur di
garantire il completo benessere di impiegati e clienti.
La piramide gerarchica che ordina la Proper Coffee
sembra a Imi assai più chiara e rassicurante del complesso
reticolo di strade londinesi: che nascondono meraviglie,
ma nelle quali è facile perdersi e disorientarsi.
Dovrà passare molto tempo prima che Imi – grazie al
cinismo di un collega spagnolo e ai saggi consigli della
sua spensierata padrona di casa Lynne – cominci
a capire la durezza di Londra e l’impietosa strategia
delle regole riassunte nel Manuale del caffè.
Tanto candore finirà per metterlo in pericolo: e sarà
allora Morgan, il libraio iraniano dagli occhi profondi,
a prendersi a cuore il destino di Imi – coinvolgendo
nel suo audace progetto Margaret, vincitrice del premio
Nobel per la letteratura: anziana e ormai stanca
di tutto, ma ancora capace di appassionarsi alle piccole
storie nascoste tra le pieghe della vita.
Con la scrittura ferma, cesellata e limpidissima che
da sempre è la cifra del suo stile, Nicola Lecca crea
un’elegante fiaba contemporanea capace di affondare
lo sguardo nei paradossi, nelle ipocrisie della società
dei consumi e nell’affollata solitudine in cui ogni
nostro bisogno ci consegna a una rete, appositamente
tesa da altri per trarne profitto.
La scelta di uno sguardo umile e ”spoglio di tutto”
come quello di un orfano pieno soltanto dei suoi desideri
dà vita a pagine scintillanti, ironiche, capaci di
illuminare la complessità del mondo e di emozionarci
profondamente.

(source: Bol.com)

A diciotto anni, Imi ha finalmente realizzato il suo sogno
di vivere a Londra. A bordo di un vecchio treno
malandato ha lasciato l’orfanotrofio ungherese dove
ha sempre vissuto e, nella metropoli inglese, si è impiegato
in una caffetteria della catena Proper Coffee.
Il suo sguardo è puro, ingenuo e pieno di entusiasmo:
come gli altri orfani del villaggio di Landor, anche
lui non permette mai al passato di rattristarlo, né si
preoccupa troppo di ciò che il futuro potrebbe riservargli.
Ha imparato a vivere nel presente, a godersi
ogni più piccola emozione e si impegna di giorno
in giorno, con costanza, a preparare un cappuccino
sempre più delizioso.
Le tante e minuziose regole che disciplinano la vita
all’interno della caffetteria – riassunte nel Manuale
del caffè cui i dirigenti della Proper Coffee alludono
con la deferenza riservata ai testi sacri – gli sembrano
scritte da mani illuminate capaci di individuare
in anticipo la soluzione a qualsiasi problema pur di
garantire il completo benessere di impiegati e clienti.
La piramide gerarchica che ordina la Proper Coffee
sembra a Imi assai più chiara e rassicurante del complesso
reticolo di strade londinesi: che nascondono meraviglie,
ma nelle quali è facile perdersi e disorientarsi.
Dovrà passare molto tempo prima che Imi – grazie al
cinismo di un collega spagnolo e ai saggi consigli della
sua spensierata padrona di casa Lynne – cominci
a capire la durezza di Londra e l’impietosa strategia
delle regole riassunte nel Manuale del caffè.
Tanto candore finirà per metterlo in pericolo: e sarà
allora Morgan, il libraio iraniano dagli occhi profondi,
a prendersi a cuore il destino di Imi – coinvolgendo
nel suo audace progetto Margaret, vincitrice del premio
Nobel per la letteratura: anziana e ormai stanca
di tutto, ma ancora capace di appassionarsi alle piccole
storie nascoste tra le pieghe della vita.
Con la scrittura ferma, cesellata e limpidissima che
da sempre è la cifra del suo stile, Nicola Lecca crea
un’elegante fiaba contemporanea capace di affondare
lo sguardo nei paradossi, nelle ipocrisie della società
dei consumi e nell’affollata solitudine in cui ogni
nostro bisogno ci consegna a una rete, appositamente
tesa da altri per trarne profitto.
La scelta di uno sguardo umile e ”spoglio di tutto”
come quello di un orfano pieno soltanto dei suoi desideri
dà vita a pagine scintillanti, ironiche, capaci di
illuminare la complessità del mondo e di emozionarci
profondamente.

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La piccola cucina dei sapori segreti

Cucinare è un’arte. Come saper amare. Ci vuole talento, carattere e un pizzico di magia. Alex è un cuoco geniale, ma il suo premiatissimo ristorante di Barcellona è ogni giorno più vuoto: forse perché lui è un tipo burbero, troppo eccentrico e decisamente di poche parole? O forse perché dai suoi piatti sono banditi tutti gli ingredienti provenienti dall’America (compresi patate e pomodori)? Di certo non si aspetta aiuto da Annette, la ragazza canadese che gli piomba in casa e che di ricette e portate non sa un bel niente. Ma lei è così dolce, intraprendente, e ha un’irresistibile chioma rossa… Alex e Annette, due poli opposti che però – tra una litigata e l’altra – si «riconoscono». Perché entrambi hanno il cuore infranto, e un drammatico passato. Così, mentre Annette si ingegna per risollevare le sorti del locale, Alex capisce che con lei può finalmente mostrarsi com’è, lasciando che i dolorosi segreti sepolti dentro di sé si sciolgano come burro. Perché quella ragazza apparentemente sognante e distratta è in realtà la donna più appassionata, sexy e intelligente che lui abbia incontrato in tutta la vita. Tra gli aromi e il calore dei fornelli, le verità vengono a galla e la passione sobbolle piano piano, condita da un amore incondizionato per la cucina.

Cucinare è un’arte. Come saper amare. Ci vuole talento, carattere e un pizzico di magia. Alex è un cuoco geniale, ma il suo premiatissimo ristorante di Barcellona è ogni giorno più vuoto: forse perché lui è un tipo burbero, troppo eccentrico e decisamente di poche parole? O forse perché dai suoi piatti sono banditi tutti gli ingredienti provenienti dall’America (compresi patate e pomodori)? Di certo non si aspetta aiuto da Annette, la ragazza canadese che gli piomba in casa e che di ricette e portate non sa un bel niente. Ma lei è così dolce, intraprendente, e ha un’irresistibile chioma rossa… Alex e Annette, due poli opposti che però – tra una litigata e l’altra – si «riconoscono». Perché entrambi hanno il cuore infranto, e un drammatico passato. Così, mentre Annette si ingegna per risollevare le sorti del locale, Alex capisce che con lei può finalmente mostrarsi com’è, lasciando che i dolorosi segreti sepolti dentro di sé si sciolgano come burro. Perché quella ragazza apparentemente sognante e distratta è in realtà la donna più appassionata, sexy e intelligente che lui abbia incontrato in tutta la vita. Tra gli aromi e il calore dei fornelli, le verità vengono a galla e la passione sobbolle piano piano, condita da un amore incondizionato per la cucina.

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Piangi pure

Iris ha 79 anni, una figlia intelligentissima e antipatica, che parla esclusivamente con Dio, e una nipote bellissima e ignorante, che trae vantaggio dalle passioni degli uomini. Vive sola ed è in ottima salute, ma quando, per risolvere una decorosa miseria ormai intollerabile, vende la nuda proprietà della casa in cui abita, incomincia a pensare alla morte. È perchè ha scommesso sulla sua aspettativa di vita? Lo chiede a Carlo, lo psicoanalista che lavora al pianterreno e, da tre anni, prende il caffè con lei al bar di fronte. Carlo è una buona conoscenza, una consuetudine, quasi un amico. È lui che le consiglia di tenere un diario per contenere e disinnescare quei sintomi minacciosi. Iris esegue. Prima è cauta, racconta le sue paure per dominarle. Ma poi finisce per raccontare anche altro. E si scopre innamorata di Carlo. Anche questo è un sintomo, ma siamo portati a pensare che sia sintomo di una malattia giovanile. È così? Esiste una scadenza per l’eros, un inverno del nostro desiderio? Oppure è uno dei tanti stereotipi che ci obbligano a rinunciare alla vita? Contro ogni previsione Iris e Carlo vivranno la loro storia d’amore. Impareranno a guardarsi l’un l’altra, e a guardare il tratto di strada che devono ancora percorrere, approfittando della luce più suggestiva. Quella del tramonto. Con Piangi pure Lidia Ravera racconta una storia struggente e divertente, in cui l’età avanzata dei protagonisti diventa l’occasione per un rinnovato inno alla vita, un ritratto di signora straordinario, commovente, gioioso.

Iris ha 79 anni, una figlia intelligentissima e antipatica, che parla esclusivamente con Dio, e una nipote bellissima e ignorante, che trae vantaggio dalle passioni degli uomini. Vive sola ed è in ottima salute, ma quando, per risolvere una decorosa miseria ormai intollerabile, vende la nuda proprietà della casa in cui abita, incomincia a pensare alla morte. È perchè ha scommesso sulla sua aspettativa di vita? Lo chiede a Carlo, lo psicoanalista che lavora al pianterreno e, da tre anni, prende il caffè con lei al bar di fronte. Carlo è una buona conoscenza, una consuetudine, quasi un amico. È lui che le consiglia di tenere un diario per contenere e disinnescare quei sintomi minacciosi. Iris esegue. Prima è cauta, racconta le sue paure per dominarle. Ma poi finisce per raccontare anche altro. E si scopre innamorata di Carlo. Anche questo è un sintomo, ma siamo portati a pensare che sia sintomo di una malattia giovanile. È così? Esiste una scadenza per l’eros, un inverno del nostro desiderio? Oppure è uno dei tanti stereotipi che ci obbligano a rinunciare alla vita? Contro ogni previsione Iris e Carlo vivranno la loro storia d’amore. Impareranno a guardarsi l’un l’altra, e a guardare il tratto di strada che devono ancora percorrere, approfittando della luce più suggestiva. Quella del tramonto. Con Piangi pure Lidia Ravera racconta una storia struggente e divertente, in cui l’età avanzata dei protagonisti diventa l’occasione per un rinnovato inno alla vita, un ritratto di signora straordinario, commovente, gioioso.

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Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo. Le origini del mito: Il ladro di fulmini-Il mare dei mostri-La maledizione del titano

Suo padre è Poseidone, dio del mare. La sua professoressa di matematica è una Furia determinata a ucciderlo. Il suo migliore amico è un satiro in scarpe da ginnastica. E questo è solo l’inizio del cataclisma che sta per travolgere la vita di Percy Jackson! Le creature della mitologia greca e gli dei dell’Olimpo non sono scomparsi, ma si sono semplicemente trasferiti a New York, più vivi e litigiosi di prima. Mostri infernali sono riemersi dalle viscere del Tartaro, e solo Percy può impedire che sprofondino il mondo nel caos. Un duro addestramento lo aspetta al Campo Mezzosangue per prepararsi alle eroiche imprese che dovrà affrontare con l’aiuto dei suoi nuovi amici semidei: scoprire chi ha rubato la Folgore di Zeus, sfidare Polifemo nel Mare dei Mostri e sconfiggere i Titani, ostacolando il loro sogno di vendetta contro gli dei. Il destino dell’umanità è nelle sue mani, e se oltre al Vello d’Oro riuscirà a portare a casa anche la pelle, dovrà fare i conti con un’antica, terribile profezia… “Il ladro di fulmini”, “Il Mare dei Mostri”, “La maledizione del Titano”: per la prima volta raccolte in un unico volume, le prime tre avventure alle origini del mito di Percy Jackson! Con il racconto extra “Il figlio di Sobek”.

Suo padre è Poseidone, dio del mare. La sua professoressa di matematica è una Furia determinata a ucciderlo. Il suo migliore amico è un satiro in scarpe da ginnastica. E questo è solo l’inizio del cataclisma che sta per travolgere la vita di Percy Jackson! Le creature della mitologia greca e gli dei dell’Olimpo non sono scomparsi, ma si sono semplicemente trasferiti a New York, più vivi e litigiosi di prima. Mostri infernali sono riemersi dalle viscere del Tartaro, e solo Percy può impedire che sprofondino il mondo nel caos. Un duro addestramento lo aspetta al Campo Mezzosangue per prepararsi alle eroiche imprese che dovrà affrontare con l’aiuto dei suoi nuovi amici semidei: scoprire chi ha rubato la Folgore di Zeus, sfidare Polifemo nel Mare dei Mostri e sconfiggere i Titani, ostacolando il loro sogno di vendetta contro gli dei. Il destino dell’umanità è nelle sue mani, e se oltre al Vello d’Oro riuscirà a portare a casa anche la pelle, dovrà fare i conti con un’antica, terribile profezia… “Il ladro di fulmini”, “Il Mare dei Mostri”, “La maledizione del Titano”: per la prima volta raccolte in un unico volume, le prime tre avventure alle origini del mito di Percy Jackson! Con il racconto extra “Il figlio di Sobek”.

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Per dieci minuti

Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l’hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.

Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l’hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.

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Il patto del giudice

La città è infuocata dalla rivolta. Per un giorno e una notte imperversano neri armati di bastoni, catene, spranghe di ferro. Poi se ne riappropriano i padroni, loro con pistole, fucili, coltelli. Mohà, Lodit e Kwei si sono nascosti. La vendetta li raggiunge ugualmente. L’unico testimone degli omicidi è Taiwo, che scappa lontano. Qualche mese dopo, in un container scaricato al porto, duecento chili di cocaina: i carabinieri montano la guardia, la droga scompare lo stesso, un funzionario della dogana fa una brutta fine. Due indagini parallele affidate ad Alberto Lenzi, il «giudice meschino» – magistrato indolente e indisciplinato e con un debole per le belle donne – nato e cresciuto in quella terra dove crimine vuol dire ’ndrangheta e dove nulla è come sembra. Giostrando sul filo del pericolo il suo rapporto diretto – di ingannevole complicità e amicizia – con un potente capobastone, Lenzi decifrerà i due misteri intrecciati, e farà la sua giustizia. Mimmo Gangemi è uno dei nostri grandi narratori, e in un poliziesco dallo stile unico sa restituire tutta la complessità dell’Italia di oggi.

La città è infuocata dalla rivolta. Per un giorno e una notte imperversano neri armati di bastoni, catene, spranghe di ferro. Poi se ne riappropriano i padroni, loro con pistole, fucili, coltelli. Mohà, Lodit e Kwei si sono nascosti. La vendetta li raggiunge ugualmente. L’unico testimone degli omicidi è Taiwo, che scappa lontano. Qualche mese dopo, in un container scaricato al porto, duecento chili di cocaina: i carabinieri montano la guardia, la droga scompare lo stesso, un funzionario della dogana fa una brutta fine. Due indagini parallele affidate ad Alberto Lenzi, il «giudice meschino» – magistrato indolente e indisciplinato e con un debole per le belle donne – nato e cresciuto in quella terra dove crimine vuol dire ’ndrangheta e dove nulla è come sembra. Giostrando sul filo del pericolo il suo rapporto diretto – di ingannevole complicità e amicizia – con un potente capobastone, Lenzi decifrerà i due misteri intrecciati, e farà la sua giustizia. Mimmo Gangemi è uno dei nostri grandi narratori, e in un poliziesco dallo stile unico sa restituire tutta la complessità dell’Italia di oggi.

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Patch & Nora – Il primo vero incontro tra Patch e Nora, visto con gli occhi di Patch!

Nora è una ragazza come tante. Patch, invece, è un ragazzo bellissimo. Ma non solo: è un angelo caduto. Si incontrano un giorno per caso in un locale, ma lei non sa che lui la sta osservando da molto tempo… Patch ha un piano ben preciso in mente, che prevede il sacrificio di Nora. Ma gli occhi grigi della ragazza lo catturano e lo fanno vacillare. Che cos’è quella speciale vibrazione che hanno sentito i due ragazzi appena hanno incrociato gli sguardi?
(source: Bol.com)

Nora è una ragazza come tante. Patch, invece, è un ragazzo bellissimo. Ma non solo: è un angelo caduto. Si incontrano un giorno per caso in un locale, ma lei non sa che lui la sta osservando da molto tempo… Patch ha un piano ben preciso in mente, che prevede il sacrificio di Nora. Ma gli occhi grigi della ragazza lo catturano e lo fanno vacillare. Che cos’è quella speciale vibrazione che hanno sentito i due ragazzi appena hanno incrociato gli sguardi?
(source: Bol.com)

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Parlare da soli

Lito ha appena compiuto dieci anni e sogna di fare il camionista. Suo padre Mario è ammalato, e oltre al suo corpo soffre anche la sua memoria. Prima che sia troppo tardi, si mettono in viaggio, un viaggio decisivo, in cui condivideranno molto più che tempo e spazio. Nel frattempo, tormentata dalla perdita imminente, Elena, moglie di Mario, si immerge in un’avventura catartica, che prende spunto dalla sua enorme passione letteraria e sfida i suoi limiti morali. A capitoli alterni, per raccontare di sé e dell’amore per gli altri, ciascuno dei tre protagonisti prende voce e «parla da solo». Lito è un bambino spaesato, che non ha ancora gli strumenti per capire, ma ha la curiosità e l’intelligenza d’intuire i segni profondi di quel che gli accade attorno. La voce di Mario è dolorosa e straniante: sta perdendo la vita e non ha scelta, non ha futuro: vuole lasciare a chi lo ama il meglio di sé, cerca di immaginare la vita di Lito senza di lui. Elena deve affrontare il terribile dolore della perdita ma riesce ancora ad amare, prova nuovi piaceri proibiti, trova nei suoi amatissimi libri il male d’esistere ma anche un barlume di speranza. Nelle sue poche pagine, Parlare da soli abbraccia infanzia e morte, dolore e amore, perversione e aspirazione alla salvezza. Il risultato è un romanzo profondamente perturbante, crudele e pietoso assieme, che indaga in un’originale forma di trio l’eterna connessione fra Eros e Thanatos; la nuova opera di uno degli autori più acclamati della sua generazione – non solo in Spagna, ma oggi in tutto il mondo.

Lito ha appena compiuto dieci anni e sogna di fare il camionista. Suo padre Mario è ammalato, e oltre al suo corpo soffre anche la sua memoria. Prima che sia troppo tardi, si mettono in viaggio, un viaggio decisivo, in cui condivideranno molto più che tempo e spazio. Nel frattempo, tormentata dalla perdita imminente, Elena, moglie di Mario, si immerge in un’avventura catartica, che prende spunto dalla sua enorme passione letteraria e sfida i suoi limiti morali. A capitoli alterni, per raccontare di sé e dell’amore per gli altri, ciascuno dei tre protagonisti prende voce e «parla da solo». Lito è un bambino spaesato, che non ha ancora gli strumenti per capire, ma ha la curiosità e l’intelligenza d’intuire i segni profondi di quel che gli accade attorno. La voce di Mario è dolorosa e straniante: sta perdendo la vita e non ha scelta, non ha futuro: vuole lasciare a chi lo ama il meglio di sé, cerca di immaginare la vita di Lito senza di lui. Elena deve affrontare il terribile dolore della perdita ma riesce ancora ad amare, prova nuovi piaceri proibiti, trova nei suoi amatissimi libri il male d’esistere ma anche un barlume di speranza. Nelle sue poche pagine, Parlare da soli abbraccia infanzia e morte, dolore e amore, perversione e aspirazione alla salvezza. Il risultato è un romanzo profondamente perturbante, crudele e pietoso assieme, che indaga in un’originale forma di trio l’eterna connessione fra Eros e Thanatos; la nuova opera di uno degli autori più acclamati della sua generazione – non solo in Spagna, ma oggi in tutto il mondo.

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Parlami di battaglie, di re e di elefanti

13 maggio 1506: Michelangelo sbarca a Costantinopoli, da cinquant’anni capitale dell’impero turco. Ha lasciato Roma, irritato con papa Giulio II che gli preferisce altri artisti, per accettare l’invito del sultano Bayazid il Giusto, che gli offre un compito e una sfida: disegnare un ponte che unisca le rive del Bosforo. Lo stesso progetto era stato affidato vent’anni prima a Leonardo da Vinci, e Michelangelo trova irresistibile la prospettiva di riuscire là dove il rivale ha fallito. Il fascino della città d’oro e di spezie lo avvolge e lo ammalia fin da subito: e tra paggi, schiavi, soldati, elefanti, scimmie, taverne oscure e freschi cortili si fanno avanti due figure ambigue e incantevoli che avvincono l’artista con il potere della danza, del canto, della poesia. Sempre in bilico tra invenzione e ricostruzione storica, questo romanzo è il racconto di un sogno: quello dell’incontro – possibile e mancato – fra il genio del Rinascimento e la magia dell’Oriente.

13 maggio 1506: Michelangelo sbarca a Costantinopoli, da cinquant’anni capitale dell’impero turco. Ha lasciato Roma, irritato con papa Giulio II che gli preferisce altri artisti, per accettare l’invito del sultano Bayazid il Giusto, che gli offre un compito e una sfida: disegnare un ponte che unisca le rive del Bosforo. Lo stesso progetto era stato affidato vent’anni prima a Leonardo da Vinci, e Michelangelo trova irresistibile la prospettiva di riuscire là dove il rivale ha fallito. Il fascino della città d’oro e di spezie lo avvolge e lo ammalia fin da subito: e tra paggi, schiavi, soldati, elefanti, scimmie, taverne oscure e freschi cortili si fanno avanti due figure ambigue e incantevoli che avvincono l’artista con il potere della danza, del canto, della poesia. Sempre in bilico tra invenzione e ricostruzione storica, questo romanzo è il racconto di un sogno: quello dell’incontro – possibile e mancato – fra il genio del Rinascimento e la magia dell’Oriente.

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Parigi nel XX secolo

Verne interpreta il gusto della sua epoca: esotismo ed esigenze d’evasione, attenzione alle promesse della scienza e delle tecnologie, fiducia nel progresso. Nella trasparenza delle sue immagini più straordinariamente anticipatrici, però, non di rado si legge una certa diffidenza verso le macchine e verso un futuro nel quale l’uomo rischia di perdersi. Questo radicale pessimismo che vena Parigi nel XX secolo, fu il motivo per cui, scritto nel 1863 il racconto fu ritrovato e pubblicato solo nel 1994.
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Verne interpreta il gusto della sua epoca: esotismo ed esigenze d’evasione, attenzione alle promesse della scienza e delle tecnologie, fiducia nel progresso. Nella trasparenza delle sue immagini più straordinariamente anticipatrici, però, non di rado si legge una certa diffidenza verso le macchine e verso un futuro nel quale l’uomo rischia di perdersi. Questo radicale pessimismo che vena Parigi nel XX secolo, fu il motivo per cui, scritto nel 1863 il racconto fu ritrovato e pubblicato solo nel 1994.
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Il palazzo della mezzanotte

Calcutta, 1916. Una locomotiva infuocata squarcia la notte e un giovane tenente si sacrifica per salvare due gemelli neonati. Calcutta, 1932. Ben compie sedici anni e sta per lasciare l’orfanotrofio, celebrando lo scioglimento della Chowbar Society, il club segreto di sette orfani che per anni si sono riuniti in un antico edificio in rovina, il Palazzo della Mezzanotte. Ma pochi minuti prima della mezzanotte, una bellissima ragazza si unisce a loro, e le braci dell’incendio ricominciano ad ardere… Età di lettura: da 12 anni.

Calcutta, 1916. Una locomotiva infuocata squarcia la notte e un giovane tenente si sacrifica per salvare due gemelli neonati. Calcutta, 1932. Ben compie sedici anni e sta per lasciare l’orfanotrofio, celebrando lo scioglimento della Chowbar Society, il club segreto di sette orfani che per anni si sono riuniti in un antico edificio in rovina, il Palazzo della Mezzanotte. Ma pochi minuti prima della mezzanotte, una bellissima ragazza si unisce a loro, e le braci dell’incendio ricominciano ad ardere… Età di lettura: da 12 anni.

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Pagina Azzurra

This is a reproduction of a book published before 1923. This book may have occasional imperfections such as missing or blurred pages, poor pictures, errant marks, etc. that were either part of the original artifact, or were introduced by the scanning process. We believe this work is culturally important, and despite the imperfections, have elected to bring it back into print as part of our continuing commitment to the preservation of printed works worldwide. We appreciate your understanding of the imperfections in the preservation process, and hope you enjoy this valuable book. ++++ The below data was compiled from various identification fields in the bibliographic record of this title. This data is provided as an additional tool in helping to ensure edition identification: ++++ Pagina Azzurra Matilde Serao E. Quadrio, 1885

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I padroni della crisi. Come la recessione nutre le mafie

La crisi economica è feroce. Sembra interminabile. Anche chi, solo nel 2011, negava la sua esistenza è costretto a fare i conti con i danni sociali e umani della recessione. Mentre le televisioni si occupano a orario continuato del famigerato spread e le manovre finanziarie “lacrime e sangue” si susseguono, Biagio Simonetta indica una prospettiva che pochi considerano. È il punto di vista dei vincitori, quello delle mafie. Il principio è il solito: molto denaro, molto potere. Soprattutto quando il denaro, tutt’intorno, scarseggia. L’applicazione è tanto lineare quanto sconcertante: in Italia e nel mondo, più l’economia si contrae, più le mafie si espandono. L’immensa liquidità proveniente dal traffico di cocaina ha salvato dal fallimento alcune delle banche più grandi del pianeta. I prestiti di ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra soccorrono le piccole imprese strette nella morsa del fisco e del credit crunch; se l’unica alternativa è chiudere i battenti, poco importa che le organizzazioni criminali richiedano tassi da usura e che alla fine si impadroniscano dell’azienda. E se davanti al dramma della disoccupazione e della povertà lo Stato latita, la liquidità mafiosa compra tutto, anche il consenso della popolazione. O trova ottime occasioni per il riciclaggio, approfittando di chi, disperato, vende i gioielli di famiglia al “compro oro” per pagare il mutuo o si illude di poter sbancare la “macchinetta” della sala giochi. Prefazione di Loretta Napoleoni.

La crisi economica è feroce. Sembra interminabile. Anche chi, solo nel 2011, negava la sua esistenza è costretto a fare i conti con i danni sociali e umani della recessione. Mentre le televisioni si occupano a orario continuato del famigerato spread e le manovre finanziarie “lacrime e sangue” si susseguono, Biagio Simonetta indica una prospettiva che pochi considerano. È il punto di vista dei vincitori, quello delle mafie. Il principio è il solito: molto denaro, molto potere. Soprattutto quando il denaro, tutt’intorno, scarseggia. L’applicazione è tanto lineare quanto sconcertante: in Italia e nel mondo, più l’economia si contrae, più le mafie si espandono. L’immensa liquidità proveniente dal traffico di cocaina ha salvato dal fallimento alcune delle banche più grandi del pianeta. I prestiti di ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra soccorrono le piccole imprese strette nella morsa del fisco e del credit crunch; se l’unica alternativa è chiudere i battenti, poco importa che le organizzazioni criminali richiedano tassi da usura e che alla fine si impadroniscano dell’azienda. E se davanti al dramma della disoccupazione e della povertà lo Stato latita, la liquidità mafiosa compra tutto, anche il consenso della popolazione. O trova ottime occasioni per il riciclaggio, approfittando di chi, disperato, vende i gioielli di famiglia al “compro oro” per pagare il mutuo o si illude di poter sbancare la “macchinetta” della sala giochi. Prefazione di Loretta Napoleoni.

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