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Quello che ti meriti

Una dolente, umanissima coppia di detective: l’investigatore Stubø e la criminologa Vik. Lui, che ha appena perso moglie e figlia in un incidente assurdo, sa che l’unico modo per venire a capo del caso dei bambini scomparsi è convincere Vik a partecipare alle indagini. Lei non ne ha proprio voglia, ma non può restare indifferente di fronte al crescente orrore, e alla fine accetta. Non c’è tempo da perdere, almeno finché c’è una speranza. Quello che ti meriti è il primo di una serie di thriller investigativi che ha attanagliato i lettori di mezzo mondo per il nitore dei personaggi, la sottigliezza psicologica degna delle «grandi» del giallo inglese, il gusto per la precisione e il respiro romanzesco, che alterna i colpi di scena a una comprensione profonda e pietosa della natura umana. In un’atmosfera rarefatta dove, senza accorgersene, dalla prima all’ultima scena si trattiene il respiro. *** «Non le piaceva camminare da sola. Però la mamma di Marte era passata a prendere Marte e Silje. Dove andavano non glielo avevano detto. Le avevano solo fatto ciao con la mano dal lunotto della macchina. Le farfare avevano bisogno d’acqua. Alcune le erano già appassite sulle dita. Emilie cercò di non stringere troppo il mazzetto. Un fiore cadde a terra e lei si chinò a raccoglierlo. – Ti chiami Emilie? L’uomo sorrideva. Emilie lo guardò. Non c’era nessun altro in vista sul sentiero».

Una dolente, umanissima coppia di detective: l’investigatore Stubø e la criminologa Vik. Lui, che ha appena perso moglie e figlia in un incidente assurdo, sa che l’unico modo per venire a capo del caso dei bambini scomparsi è convincere Vik a partecipare alle indagini. Lei non ne ha proprio voglia, ma non può restare indifferente di fronte al crescente orrore, e alla fine accetta. Non c’è tempo da perdere, almeno finché c’è una speranza. Quello che ti meriti è il primo di una serie di thriller investigativi che ha attanagliato i lettori di mezzo mondo per il nitore dei personaggi, la sottigliezza psicologica degna delle «grandi» del giallo inglese, il gusto per la precisione e il respiro romanzesco, che alterna i colpi di scena a una comprensione profonda e pietosa della natura umana. In un’atmosfera rarefatta dove, senza accorgersene, dalla prima all’ultima scena si trattiene il respiro. *** «Non le piaceva camminare da sola. Però la mamma di Marte era passata a prendere Marte e Silje. Dove andavano non glielo avevano detto. Le avevano solo fatto ciao con la mano dal lunotto della macchina. Le farfare avevano bisogno d’acqua. Alcune le erano già appassite sulle dita. Emilie cercò di non stringere troppo il mazzetto. Un fiore cadde a terra e lei si chinò a raccoglierlo. – Ti chiami Emilie? L’uomo sorrideva. Emilie lo guardò. Non c’era nessun altro in vista sul sentiero».

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Quando l’imperatore era un dio

Quando l’imperatore era un dio è il seguito ideale di Venivamo tutte per mare, il romanzo delle giovani donne giapponesi date in moglie a uomini conosciuti solo in fotografia, connazionali già emigrati negli Stati Uniti ai primi del Novecento. Alla voce collettiva, forte e vibrante, che ha stregato una moltitudine di lettori, Julie Otsuka sostituisce qui una voce narrante delicata e sommessa che racconta quello che accadde anni più tardi ai discendenti di quelle famiglie «per caso». Dopo la comparsa di un avviso che invita tutti i cittadini americani di origine giapponese a raccogliersi in punti prestabiliti, una donna e due bambini lasciano la loro casa, vengono caricati su un treno e trasportati in un luogo lontano e sconosciuto, in mezzo al deserto. Il campo di baracche provvisorie, delimitato da filo spinato, evoca nel lettore altri campi, altri prigionieri in un altro continente. «Evacuazione e ricollocazione» sono due terribili parole che nessuno penserebbe mai di accostare agli Stati Uniti del ventesimo secolo: eppure è a Berkeley, California, che il tranquillo padre della piccola famiglia deportata viene arrestato nel cuore della notte, in pigiama e pantofole, e interrogato fino allo sfinimento; e che sua moglie, la donna benvoluta da tutto il quartiere, è costretta nel giro di poche ore a scegliere i pochi oggetti da portare in viaggio, a seppellire e nascondere tutto quello che vorrebbe conservare, a liberarsi con crudele decisione di tutto ciò che non può più proteggere. Pochi sanno che all’indomani dell’entrata in guerra degli Stati Uniti contro il Giappone, dopo l’attacco di Pearl Harbour, la fedeltà alla nazione di cittadini fino a quel momento uguali a tutti gli altri, viene messa in discussione: chi ieri era un vicino rispettato è oggi un potenziale nemico. Julie Otsuka attinge a ricordi della sua famiglia per raccontare l’umiliazione, la paura e lo strazio di una donna forte e decisa; e di due bambini che guardano con occhi stupefatti il loro mondo sfaldarsi nello spazio di pochi giorni, pronti però a sgranarli con lo stesso stupore davanti a improvvise meraviglie. Con il suo stile inconfondibile, sobrio, solo in apparenza distaccato, l’autrice racconta una storia emblematica di sofferenza e tradimento, rievocando il destino di chi, diventato invisibile per tutta la durata della guerra, non ha mai dimenticato.

Quando l’imperatore era un dio è il seguito ideale di Venivamo tutte per mare, il romanzo delle giovani donne giapponesi date in moglie a uomini conosciuti solo in fotografia, connazionali già emigrati negli Stati Uniti ai primi del Novecento. Alla voce collettiva, forte e vibrante, che ha stregato una moltitudine di lettori, Julie Otsuka sostituisce qui una voce narrante delicata e sommessa che racconta quello che accadde anni più tardi ai discendenti di quelle famiglie «per caso». Dopo la comparsa di un avviso che invita tutti i cittadini americani di origine giapponese a raccogliersi in punti prestabiliti, una donna e due bambini lasciano la loro casa, vengono caricati su un treno e trasportati in un luogo lontano e sconosciuto, in mezzo al deserto. Il campo di baracche provvisorie, delimitato da filo spinato, evoca nel lettore altri campi, altri prigionieri in un altro continente. «Evacuazione e ricollocazione» sono due terribili parole che nessuno penserebbe mai di accostare agli Stati Uniti del ventesimo secolo: eppure è a Berkeley, California, che il tranquillo padre della piccola famiglia deportata viene arrestato nel cuore della notte, in pigiama e pantofole, e interrogato fino allo sfinimento; e che sua moglie, la donna benvoluta da tutto il quartiere, è costretta nel giro di poche ore a scegliere i pochi oggetti da portare in viaggio, a seppellire e nascondere tutto quello che vorrebbe conservare, a liberarsi con crudele decisione di tutto ciò che non può più proteggere. Pochi sanno che all’indomani dell’entrata in guerra degli Stati Uniti contro il Giappone, dopo l’attacco di Pearl Harbour, la fedeltà alla nazione di cittadini fino a quel momento uguali a tutti gli altri, viene messa in discussione: chi ieri era un vicino rispettato è oggi un potenziale nemico. Julie Otsuka attinge a ricordi della sua famiglia per raccontare l’umiliazione, la paura e lo strazio di una donna forte e decisa; e di due bambini che guardano con occhi stupefatti il loro mondo sfaldarsi nello spazio di pochi giorni, pronti però a sgranarli con lo stesso stupore davanti a improvvise meraviglie. Con il suo stile inconfondibile, sobrio, solo in apparenza distaccato, l’autrice racconta una storia emblematica di sofferenza e tradimento, rievocando il destino di chi, diventato invisibile per tutta la durata della guerra, non ha mai dimenticato.

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Quando eravamo foglie nel vento

Da sempre Clare Moorhouse ama camminare nella folla di Parigi, fra i boulevard e gli stretti vicoli del quartiere latino. Tra gli sguardi frettolosi dei passanti, passi svelti e mani che si sfiorano per sbaglio, Clare riesce a essere sé stessa completamente. Solo in mezzo a completi sconosciuti si sente al sicuro. Nessuno può riconoscerla, nessuno può scoprire il segreto che da anni custodisce nel cuore, nemmeno il vento di primavera che le scompiglia i capelli biondi. Ma oggi è un giorno speciale. Clare ha appena saputo di dover organizzare una cena importante per suo marito, un diplomatico in carriera. Forse per lui è arrivato il momento di ottenere la tanto attesa promozione ad ambasciatore. E tutto dipende dalla cena che Clare ha appena dodici ore per definire. Un compito che può svolgere solo lei, abituata a rendere ogni ricevimento impeccabile. Per lei non è mai stato un problema, eppure oggi, mentre sceglie le primule da mettere nel centrotavola o corre al Bon Marché per gli ingredienti più raffinati, un peso le tormenta l’anima. Perché il nuovo incarico per suo marito sarà in Irlanda. E Dublino è la città che nasconde il segreto dal quale Clare ha cercato di fuggire per vent’anni. Tutta la sua vita perfetta, suo marito, i suoi figli e quello che ha di più caro sono in pericolo: oggi, tra la folla che l’ha sempre fatta sentire protetta, sono riapparsi gli occhi azzurri di un uomo che Clare credeva morto. Un uomo che è l’unico al mondo a conoscere il suo passato, e che adesso potrebbe spazzare via la tela di inganni così sapientemente intessuta… Ancora prima della pubblicazione, Quando eravamo foglie nel vento è stato incoronato dalla stampa come il debutto più promettente dell’anno. Aste agguerrite si sono scatenate per acquistarne i diritti, che sono stati venduti in più di 15 paesi nel mondo. E, appena uscito, il pubblico l’ha amato senza riserve. Attraverso la voce di una protagonista indimenticabile, Anne Korkeakivi ci regala una storia di amore e colpa, redenzione e perdono, perché a volte quello che si credeva di dover nascondere è il dono più grande che la vita ci può dare.

Da sempre Clare Moorhouse ama camminare nella folla di Parigi, fra i boulevard e gli stretti vicoli del quartiere latino. Tra gli sguardi frettolosi dei passanti, passi svelti e mani che si sfiorano per sbaglio, Clare riesce a essere sé stessa completamente. Solo in mezzo a completi sconosciuti si sente al sicuro. Nessuno può riconoscerla, nessuno può scoprire il segreto che da anni custodisce nel cuore, nemmeno il vento di primavera che le scompiglia i capelli biondi. Ma oggi è un giorno speciale. Clare ha appena saputo di dover organizzare una cena importante per suo marito, un diplomatico in carriera. Forse per lui è arrivato il momento di ottenere la tanto attesa promozione ad ambasciatore. E tutto dipende dalla cena che Clare ha appena dodici ore per definire. Un compito che può svolgere solo lei, abituata a rendere ogni ricevimento impeccabile. Per lei non è mai stato un problema, eppure oggi, mentre sceglie le primule da mettere nel centrotavola o corre al Bon Marché per gli ingredienti più raffinati, un peso le tormenta l’anima. Perché il nuovo incarico per suo marito sarà in Irlanda. E Dublino è la città che nasconde il segreto dal quale Clare ha cercato di fuggire per vent’anni. Tutta la sua vita perfetta, suo marito, i suoi figli e quello che ha di più caro sono in pericolo: oggi, tra la folla che l’ha sempre fatta sentire protetta, sono riapparsi gli occhi azzurri di un uomo che Clare credeva morto. Un uomo che è l’unico al mondo a conoscere il suo passato, e che adesso potrebbe spazzare via la tela di inganni così sapientemente intessuta… Ancora prima della pubblicazione, Quando eravamo foglie nel vento è stato incoronato dalla stampa come il debutto più promettente dell’anno. Aste agguerrite si sono scatenate per acquistarne i diritti, che sono stati venduti in più di 15 paesi nel mondo. E, appena uscito, il pubblico l’ha amato senza riserve. Attraverso la voce di una protagonista indimenticabile, Anne Korkeakivi ci regala una storia di amore e colpa, redenzione e perdono, perché a volte quello che si credeva di dover nascondere è il dono più grande che la vita ci può dare.

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Quaderni dal carcere

Antonio Gramsci (Ales 1891-Roma 1937) è uno degli autori italiani più tradotti e studiati al mondo: il che testimonia l’attualità delle questioni cui dedicò le proprie analisi, ma anche l’originalità del suo pensiero e la forza della sua personalità. La sua parabola esistenziale tocca le principali tappe della storia della prima metà del Novecento, dalla Grande guerra al fascismo, dalla Rivoluzione bolscevica al “biennio rosso” in Italia: momenti cruciali che Gramsci visse in prima linea, coniugando l’impegno giornalistico, con l’azione politica, dalla giovanile adesione al Partito socialista al sostegno alle lotte di fabbrica sullo sfondo della Torino capitale industriale, fino alla fondazione del Partito comunista nel gennaio 1921. A dispetto di una detenzione durissima, Gramsci si impegnò in una eccezionale produzione teorica, che ci ha consegnato pagine tra le più illuminanti del pensiero di ogni tempo. I “Quaderni dal carcere”, composti tra il 1929 e il 1935 e pubblicati postumi, rappresentano il lascito di un rivoluzionario che riflette non solo sulle ragioni delle sconfitta, ma altresì sulla possibilità di una diversa ipotesi rivoluzionaria “in Occidente” e della costruzione di un altro socialismo. La sua riscoperta internazionale dopo il crollo del Muro si spiega proprio in ragione della diversità del pensiero gramsciano da quello del “comunismo realizzato”.

Antonio Gramsci (Ales 1891-Roma 1937) è uno degli autori italiani più tradotti e studiati al mondo: il che testimonia l’attualità delle questioni cui dedicò le proprie analisi, ma anche l’originalità del suo pensiero e la forza della sua personalità. La sua parabola esistenziale tocca le principali tappe della storia della prima metà del Novecento, dalla Grande guerra al fascismo, dalla Rivoluzione bolscevica al “biennio rosso” in Italia: momenti cruciali che Gramsci visse in prima linea, coniugando l’impegno giornalistico, con l’azione politica, dalla giovanile adesione al Partito socialista al sostegno alle lotte di fabbrica sullo sfondo della Torino capitale industriale, fino alla fondazione del Partito comunista nel gennaio 1921. A dispetto di una detenzione durissima, Gramsci si impegnò in una eccezionale produzione teorica, che ci ha consegnato pagine tra le più illuminanti del pensiero di ogni tempo. I “Quaderni dal carcere”, composti tra il 1929 e il 1935 e pubblicati postumi, rappresentano il lascito di un rivoluzionario che riflette non solo sulle ragioni delle sconfitta, ma altresì sulla possibilità di una diversa ipotesi rivoluzionaria “in Occidente” e della costruzione di un altro socialismo. La sua riscoperta internazionale dopo il crollo del Muro si spiega proprio in ragione della diversità del pensiero gramsciano da quello del “comunismo realizzato”.

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Pulp. Una storia del XX secolo

Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, “il più dritto detective di Los Angeles”. Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l’ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento preofessionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il “pulp” del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, “il più dritto detective di Los Angeles”. Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l’ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento preofessionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il “pulp” del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

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Il Professionista Story: Appuntamento a Shinjuku – L’assalto

Avventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Sono queste le coordinate del mondo di Chance Renard, il Professionista, agente di ventura impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano, a cadenza quadrimestrale, tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo
APPUNTAMENTO A SHINJUKU
Quando a Chance Renard si presenta l’opportunità per discolparsi dalle accuse infamanti che lo perseguitano, sa di non potersela lasciare sfuggire. Trovare il Marsigliese, l’uomo al centro di una macchinazione internazionale, a qualsiasi costo: in fondo il Professionista l’aveva saputo fin dall’inizio che la questione era tutta lì. Lui contro il Marsigliese. Nient’altro.
L’ASSALTO
Nella sua veste di agente freelance, Chance è di nuovo sulle tracce dell’organizzazione neonazista dei Lupi Mannari. Ma quando un informatore viene eliminato in Austria sotto i suoi occhi e lui stesso sfugge d’un soffio alla morte, è fin troppo chiaro che la guerra è ufficialmente ripresa. E il Professionista ha un solo obiettivo: vincerla.

Avventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Sono queste le coordinate del mondo di Chance Renard, il Professionista, agente di ventura impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano, a cadenza quadrimestrale, tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo
APPUNTAMENTO A SHINJUKU
Quando a Chance Renard si presenta l’opportunità per discolparsi dalle accuse infamanti che lo perseguitano, sa di non potersela lasciare sfuggire. Trovare il Marsigliese, l’uomo al centro di una macchinazione internazionale, a qualsiasi costo: in fondo il Professionista l’aveva saputo fin dall’inizio che la questione era tutta lì. Lui contro il Marsigliese. Nient’altro.
L’ASSALTO
Nella sua veste di agente freelance, Chance è di nuovo sulle tracce dell’organizzazione neonazista dei Lupi Mannari. Ma quando un informatore viene eliminato in Austria sotto i suoi occhi e lui stesso sfugge d’un soffio alla morte, è fin troppo chiaro che la guerra è ufficialmente ripresa. E il Professionista ha un solo obiettivo: vincerla.

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Una principessa in fuga

«Ho letto tutti i libri di Elizabeth von Arnim … Straordinaria.»Edmund de Waal, autore di Un’eredità di avorio e ambra«Una folla di raffinati lettori ha scoperto a poco a poco i romanzi di questa scrittrice ironica, spregiudicata, fuori da ogni corrente letteraria, spesso crudelissima nel descrivere una società boriosa, superficiale, vecchia, ingiusta soprattutto verso le donne.»la Repubblica – Natalia Aspesi«Cattiva, spiritosa, anticonvenzionale, lungimirante, Elizabeth von Arnim… racconta con verve e un acuto occhio sociale i tic e i tabù della buona società.»Vanity Fair – Irene Bignardi «La donna più intelligente della sua epoca, capace di confliggere, attraverso il dono di una grazia urticante, con il durissimo velluto della società che la circonda.»TTL – La Stampa – Mirella Appiotti «Irresistibile per humour, sottigliezza psicologica, fini descrizioni d’ambiente.»Corriere della Sera – Serena ZoliLa giovane principessa Priscilla è stanca della vita di corte, del protocollo, delle dame di compagnia e di tutti gli obblighi cui deve sottostare per il solo fatto di essere figlia del granduca di Lothen-Kunitiz. Così progetta la fuga da palazzo, una fuga inesorabilmente e frettolosamente anticipata non appena il granduca decide di dare Priscilla in moglie a un cugino…Elizabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp 1866-1941), nata a Sydney in Australia e cresciuta in Inghilterra, fu cugina di Katherine Mansfield e amica di E.M. Forster. H.G. Wells nella sua autobiografia la descrisse come «la donna più intelligente della sua epoca». Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bollati Boringhieri: Il giardino di Elizabeth (1989), I cani della mia vita (1991), Un incantevole aprile (1993), La memorabile vacanza del barone Otto (1995), Elizabeth a Rügen (1996), Amore (1998), Un’estate da sola (2000), Mr Skeffington (2002), La moglie del pastore (2003), Cristoforo e Colombo (2004), Lettere di una donna indipendente (2005), Vera (2006), Il padre (2007), Vi presento Sally (2008), La storia di Christine (2009), Colpa d’amore (2010), La fattoria dei gelsomini (2011), Il circolo delle ingrate e Uno chalet tutto per me (2012), Una principessa in fuga (2013).

«Ho letto tutti i libri di Elizabeth von Arnim … Straordinaria.»Edmund de Waal, autore di Un’eredità di avorio e ambra«Una folla di raffinati lettori ha scoperto a poco a poco i romanzi di questa scrittrice ironica, spregiudicata, fuori da ogni corrente letteraria, spesso crudelissima nel descrivere una società boriosa, superficiale, vecchia, ingiusta soprattutto verso le donne.»la Repubblica – Natalia Aspesi«Cattiva, spiritosa, anticonvenzionale, lungimirante, Elizabeth von Arnim… racconta con verve e un acuto occhio sociale i tic e i tabù della buona società.»Vanity Fair – Irene Bignardi «La donna più intelligente della sua epoca, capace di confliggere, attraverso il dono di una grazia urticante, con il durissimo velluto della società che la circonda.»TTL – La Stampa – Mirella Appiotti «Irresistibile per humour, sottigliezza psicologica, fini descrizioni d’ambiente.»Corriere della Sera – Serena ZoliLa giovane principessa Priscilla è stanca della vita di corte, del protocollo, delle dame di compagnia e di tutti gli obblighi cui deve sottostare per il solo fatto di essere figlia del granduca di Lothen-Kunitiz. Così progetta la fuga da palazzo, una fuga inesorabilmente e frettolosamente anticipata non appena il granduca decide di dare Priscilla in moglie a un cugino…Elizabeth von Arnim (Mary Annette Beauchamp 1866-1941), nata a Sydney in Australia e cresciuta in Inghilterra, fu cugina di Katherine Mansfield e amica di E.M. Forster. H.G. Wells nella sua autobiografia la descrisse come «la donna più intelligente della sua epoca». Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bollati Boringhieri: Il giardino di Elizabeth (1989), I cani della mia vita (1991), Un incantevole aprile (1993), La memorabile vacanza del barone Otto (1995), Elizabeth a Rügen (1996), Amore (1998), Un’estate da sola (2000), Mr Skeffington (2002), La moglie del pastore (2003), Cristoforo e Colombo (2004), Lettere di una donna indipendente (2005), Vera (2006), Il padre (2007), Vi presento Sally (2008), La storia di Christine (2009), Colpa d’amore (2010), La fattoria dei gelsomini (2011), Il circolo delle ingrate e Uno chalet tutto per me (2012), Una principessa in fuga (2013).

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La principessa di Landover. Ciclo di Landover

Ben Holiday, re del magico regno di Landover, ha dovuto affrontare molte difficoltà e lottare contro numerosi e temibili avversari desiderosi di usurpare il suo trono, ma nessuna prova lo aveva preparato alla sfida più impegnativa: quella con la sua bellissima e cocciuta figlia adolescente, Mistaya. La fanciulla adesso ha quindici anni e il padre l’ha mandata a completare la sua istruzione sulla Terra, in uno dei più severi e prestigiosi college americani. Ma lei mal sopporta la disciplina e la direttrice è costretta a sospenderla. La principessa torna dunque a Landover, determinata a riprendere a ogni costo la sua vera educazione: imparare la magia da Questor Thews, il mago di corte, piaccia o no ai suoi genitori. Quando poi Laphroig di Rhyndweir, uno dei signori delle Pianure, si presenta a corte per chiedere la sua mano, Mistaya, che lo considera un individuo insopportabile, decide che l’unico modo per vivere la sua vita è andarsene da casa. Ma proprio quando per la prima volta è lontana dai suoi abituali amici, il mago di corte e lo scrivano, la nostra protagonista scopre che una grave minaccia incombe sul regno del padre, rischiando di distruggerlo per sempre.
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Ben Holiday, re del magico regno di Landover, ha dovuto affrontare molte difficoltà e lottare contro numerosi e temibili avversari desiderosi di usurpare il suo trono, ma nessuna prova lo aveva preparato alla sfida più impegnativa: quella con la sua bellissima e cocciuta figlia adolescente, Mistaya. La fanciulla adesso ha quindici anni e il padre l’ha mandata a completare la sua istruzione sulla Terra, in uno dei più severi e prestigiosi college americani. Ma lei mal sopporta la disciplina e la direttrice è costretta a sospenderla. La principessa torna dunque a Landover, determinata a riprendere a ogni costo la sua vera educazione: imparare la magia da Questor Thews, il mago di corte, piaccia o no ai suoi genitori. Quando poi Laphroig di Rhyndweir, uno dei signori delle Pianure, si presenta a corte per chiedere la sua mano, Mistaya, che lo considera un individuo insopportabile, decide che l’unico modo per vivere la sua vita è andarsene da casa. Ma proprio quando per la prima volta è lontana dai suoi abituali amici, il mago di corte e lo scrivano, la nostra protagonista scopre che una grave minaccia incombe sul regno del padre, rischiando di distruggerlo per sempre.
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Il primo gesto

A che cosa si deve rinunciare per potere infine diventare se stessi? Anna lascia la casa dov’è cresciuta, facendo perdere alla famiglia le proprie tracce. Nella città dove giunge, trova un lavoro davvero singolare per una ragazza giovane come lei: assiste una donna anziana, Maria, con grande dolcezza, occupandosi senza risparmio del suo corpo malato e ascoltando i racconti sul nipote amatissimo che la signora non vede da anni. La stessa notte in cui Maria muore, Anna dà alla luce un bambino. Ma il dolore del passato è troppo vivo, paralizzante, e ancora una volta lei deve andare via. Abbandona il figlio in ospedale, a un destino ignoto. Comincia così un nuovo viaggio, alla ricerca di una salvezza dalle colpe: le proprie e quelle degli altri. L’incontro con una giovane straniera e con la sua famiglia sono per Anna una piccola oasi dove riprendere le forze. Presto il suo viaggio si trasforma e diventa ricerca: la meta è Giovanni, il nipote misterioso di Maria. Giovanni le insegnerà un nuovo modo per conoscere il proprio corpo e se stessa, attraverso le tecniche della danza sensibile. Marta Pastorino scrive un romanzo scabro, essenziale. Tocca temi scomodi, brucianti fino all’indicibile, e lo fa con coraggio e delicatezza, grazie a una lingua che procede per sottrazione, per piccoli scarti di misurata intensità. La narratrice ci conduce attraverso la storia con la sicurezza di una coreografa che sa nascondere la fatica e il dolore nell’eleganza di un movimento. Ci racconta come la spontaneità di un gesto d’amore – quell’abbraccio che tutti riceviamo appena venuti al mondo – possa essere per qualcuno una conquista, possibile soltanto a costo di perdere tutto e di affrontare una a una le ombre del proprio passato.

A che cosa si deve rinunciare per potere infine diventare se stessi? Anna lascia la casa dov’è cresciuta, facendo perdere alla famiglia le proprie tracce. Nella città dove giunge, trova un lavoro davvero singolare per una ragazza giovane come lei: assiste una donna anziana, Maria, con grande dolcezza, occupandosi senza risparmio del suo corpo malato e ascoltando i racconti sul nipote amatissimo che la signora non vede da anni. La stessa notte in cui Maria muore, Anna dà alla luce un bambino. Ma il dolore del passato è troppo vivo, paralizzante, e ancora una volta lei deve andare via. Abbandona il figlio in ospedale, a un destino ignoto. Comincia così un nuovo viaggio, alla ricerca di una salvezza dalle colpe: le proprie e quelle degli altri. L’incontro con una giovane straniera e con la sua famiglia sono per Anna una piccola oasi dove riprendere le forze. Presto il suo viaggio si trasforma e diventa ricerca: la meta è Giovanni, il nipote misterioso di Maria. Giovanni le insegnerà un nuovo modo per conoscere il proprio corpo e se stessa, attraverso le tecniche della danza sensibile. Marta Pastorino scrive un romanzo scabro, essenziale. Tocca temi scomodi, brucianti fino all’indicibile, e lo fa con coraggio e delicatezza, grazie a una lingua che procede per sottrazione, per piccoli scarti di misurata intensità. La narratrice ci conduce attraverso la storia con la sicurezza di una coreografa che sa nascondere la fatica e il dolore nell’eleganza di un movimento. Ci racconta come la spontaneità di un gesto d’amore – quell’abbraccio che tutti riceviamo appena venuti al mondo – possa essere per qualcuno una conquista, possibile soltanto a costo di perdere tutto e di affrontare una a una le ombre del proprio passato.

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La prescelta e l’erede

Audace e indipendente, Phèdre no Delaunay ha lottato a lungo per raggiungere la libertà. Abbandonata dalla madre a quattro anni e deputata quindi a servire in una delle Case, Phèdre ha infatti capovolto il suo destino, diventando non soltanto una delle cortigiane più ammirate di Terre D’Ange, ma anche un’abilissima spia. E, grazie alle sue capacità, è riuscita a salvare il proprio Paese dalla rovina e a sconfiggere una nemica formidabile, l’affascinante nobildonna Mélisande Shahrizai, che, dopo essersi sottratta alla condanna a morte, ha trovato rifugio nella repubblica della Serenissima. Quando però Mélisande fa consegnare a Phèdre – nella tenuta di Montrève in cui lei si è ritirata – un mantello sangoire, la giovane non ha dubbi sul significato di quel gesto: nel cuore di Terre d’Ange vive un traditore, qualcuno così vicino al trono da poterlo toccare, e lei è l’unica in grado di fermarlo, sempre che accetti la sfida lanciata dalla nobildonna, abbandonando l’uomo che ama e calandosi di nuovo in un mondo in cui gli inganni e i tradimenti sono moneta corrente… Ma in gioco c’è il destino di un popolo e Phèdre non può esitare: tenterà ancora una volta la sorte, ben sapendo che il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo. Perché il dolore del corpo non è nulla in confronto al dolore dell’anima… Vivacissimo quadro di un universo animato da pirati e cortigiani, cavalieri e poeti e percorso da una raffinata vena sensuale, La prescelta e l’erede è un romanzo avvincente, che ha il respiro delle grandi epopee ed è illuminato da un’eroina conturbante e indimenticabile.
(source: Bol.com)

Audace e indipendente, Phèdre no Delaunay ha lottato a lungo per raggiungere la libertà. Abbandonata dalla madre a quattro anni e deputata quindi a servire in una delle Case, Phèdre ha infatti capovolto il suo destino, diventando non soltanto una delle cortigiane più ammirate di Terre D’Ange, ma anche un’abilissima spia. E, grazie alle sue capacità, è riuscita a salvare il proprio Paese dalla rovina e a sconfiggere una nemica formidabile, l’affascinante nobildonna Mélisande Shahrizai, che, dopo essersi sottratta alla condanna a morte, ha trovato rifugio nella repubblica della Serenissima. Quando però Mélisande fa consegnare a Phèdre – nella tenuta di Montrève in cui lei si è ritirata – un mantello sangoire, la giovane non ha dubbi sul significato di quel gesto: nel cuore di Terre d’Ange vive un traditore, qualcuno così vicino al trono da poterlo toccare, e lei è l’unica in grado di fermarlo, sempre che accetti la sfida lanciata dalla nobildonna, abbandonando l’uomo che ama e calandosi di nuovo in un mondo in cui gli inganni e i tradimenti sono moneta corrente… Ma in gioco c’è il destino di un popolo e Phèdre non può esitare: tenterà ancora una volta la sorte, ben sapendo che il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo. Perché il dolore del corpo non è nulla in confronto al dolore dell’anima… Vivacissimo quadro di un universo animato da pirati e cortigiani, cavalieri e poeti e percorso da una raffinata vena sensuale, La prescelta e l’erede è un romanzo avvincente, che ha il respiro delle grandi epopee ed è illuminato da un’eroina conturbante e indimenticabile.
(source: Bol.com)

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Il potere che frena

Nella “Seconda lettera ai Tessalonicesi”, che la tradizione attribuiva a san Paolo, compare l’enigmatica figura di una potenza: il “katechon”, qualcosa o qualcuno che trattiene e contiene, arrestando o frenando l’assalto dell’Anticristo, ma che dovrà togliersi o esser tolto di mezzo – affinché l’Anti­cristo si disveli – prima del giorno del Signore. E l’in­terpretazione di quella figura è qui lo sfondo su cui si dipana una riflessione generale – in costante ‘divergente accordo’ con la posizione di Carl Schmitt – sulla ‘teologia politica’, e cioè sulle forme in cui idee e simboli escatologico-apocalittici si sono venuti secolarizzando nella storia politica dell’Occidente, fino all’attuale oblio della loro origine. Con quale sistema politico può trovare un compromesso il paradossale monoteismo cristiano, la fede nel Deus-Trinitas? Con la forma del­l’impero o, invece, con quella di un potere che frena, contiene, amministra e distribuisce soltanto? Oppure occorre cercare una contaminazione tra le due? Non poche delle decisioni politiche che hanno segnato la nostra civiltà ruotano intorno a queste domande, e nell’opera di alcuni dei suoi più grandi interpreti, da Agostino a Dante a Dostoevskij, trovano una drammatica rappresentazione. Il volume è corredato da un’antologia dei passi più significativi della tradizione teologica, dalla prima patristica a Calvino, dedicati all’esegesi della “Seconda lettera ai Tessalonicesi”, 2, 6-7.
(source: Bol.com)

Nella “Seconda lettera ai Tessalonicesi”, che la tradizione attribuiva a san Paolo, compare l’enigmatica figura di una potenza: il “katechon”, qualcosa o qualcuno che trattiene e contiene, arrestando o frenando l’assalto dell’Anticristo, ma che dovrà togliersi o esser tolto di mezzo – affinché l’Anti­cristo si disveli – prima del giorno del Signore. E l’in­terpretazione di quella figura è qui lo sfondo su cui si dipana una riflessione generale – in costante ‘divergente accordo’ con la posizione di Carl Schmitt – sulla ‘teologia politica’, e cioè sulle forme in cui idee e simboli escatologico-apocalittici si sono venuti secolarizzando nella storia politica dell’Occidente, fino all’attuale oblio della loro origine. Con quale sistema politico può trovare un compromesso il paradossale monoteismo cristiano, la fede nel Deus-Trinitas? Con la forma del­l’impero o, invece, con quella di un potere che frena, contiene, amministra e distribuisce soltanto? Oppure occorre cercare una contaminazione tra le due? Non poche delle decisioni politiche che hanno segnato la nostra civiltà ruotano intorno a queste domande, e nell’opera di alcuni dei suoi più grandi interpreti, da Agostino a Dante a Dostoevskij, trovano una drammatica rappresentazione. Il volume è corredato da un’antologia dei passi più significativi della tradizione teologica, dalla prima patristica a Calvino, dedicati all’esegesi della “Seconda lettera ai Tessalonicesi”, 2, 6-7.
(source: Bol.com)

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Postmortem

Un serial killer &egrave in azione nella citt&agrave di Richmond: gi&agrave tre donne sono morte, violentate e strangolate nelle loro camere da letto. Nulla le accomuna, l’omicida sembra colpire a caso. La sola costante &egrave che i delitti avvengono sempre di sabato, prima dell’alba. &egrave per questo che quando una telefonata della polizia la sveglia nel cuore della notte, Kay Scarpetta, capo dell’ufficio di medicina legale della Virginia, intuisce immediatamente che l’inafferrabile assassino ha agito di nuovo. La minaccia incombe, il sanguinario killer pu&ograve tornare a colpire in qualunque momento e da qualunque parte. Kay non pu&ograve escludere nessuna ipotesi, nemmeno quella di essere il suo prossimo obiettivo. E sa di avere anche altri nemici: qualcuno che sta cercando di intralciare la sua azione, qualcuno che nell’ombra cerca di insidiarne il ruolo, compromettendo irrimediabilmente la caccia all’assassino.

Un serial killer &egrave in azione nella citt&agrave di Richmond: gi&agrave tre donne sono morte, violentate e strangolate nelle loro camere da letto. Nulla le accomuna, l’omicida sembra colpire a caso. La sola costante &egrave che i delitti avvengono sempre di sabato, prima dell’alba. &egrave per questo che quando una telefonata della polizia la sveglia nel cuore della notte, Kay Scarpetta, capo dell’ufficio di medicina legale della Virginia, intuisce immediatamente che l’inafferrabile assassino ha agito di nuovo. La minaccia incombe, il sanguinario killer pu&ograve tornare a colpire in qualunque momento e da qualunque parte. Kay non pu&ograve escludere nessuna ipotesi, nemmeno quella di essere il suo prossimo obiettivo. E sa di avere anche altri nemici: qualcuno che sta cercando di intralciare la sua azione, qualcuno che nell’ombra cerca di insidiarne il ruolo, compromettendo irrimediabilmente la caccia all’assassino.

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Una posizione scomoda

Fabio è un ragazzo diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Agli occhi di registi del calibro di Amelio e Sorrentino, Fabio è una promessa del cinema italiano. Peccato che, dopo essere partito con il sogno di scrivere film d’autore, oggi lo ritroviamo a fare lo sceneggiatore di film porno. Deprimente, vero? Ma è l’unico modo per sbarcare il lunario. Così, invece di veder realizzato Il cielo di piombo, copione che da anni ingiallisce in un cassetto della sua scrivania, a Fabio tocca sfornare a un ritmo da infarto sceneggiature come la parodia di 20.000 leghe sotto i mari (per ottenere il nuovo titolo, sostituire la elle di “leghe” con una esse). Ma il giorno in cui gli annunciano che uno dei film da lui firmati, L’importanza di chiamarsi Ernesto (sostituire la emme di “chiamarsi” con una vu), è in lizza al Festival del Porno di Cannes, a Fabio viene un’idea che cambierà il corso della sua vita…
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Fabio è un ragazzo diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Agli occhi di registi del calibro di Amelio e Sorrentino, Fabio è una promessa del cinema italiano. Peccato che, dopo essere partito con il sogno di scrivere film d’autore, oggi lo ritroviamo a fare lo sceneggiatore di film porno. Deprimente, vero? Ma è l’unico modo per sbarcare il lunario. Così, invece di veder realizzato Il cielo di piombo, copione che da anni ingiallisce in un cassetto della sua scrivania, a Fabio tocca sfornare a un ritmo da infarto sceneggiature come la parodia di 20.000 leghe sotto i mari (per ottenere il nuovo titolo, sostituire la elle di “leghe” con una esse). Ma il giorno in cui gli annunciano che uno dei film da lui firmati, L’importanza di chiamarsi Ernesto (sostituire la emme di “chiamarsi” con una vu), è in lizza al Festival del Porno di Cannes, a Fabio viene un’idea che cambierà il corso della sua vita…
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La porta

È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell’alone di mistero che ne circonda l’esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell’anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti piú drammatici del Novecento. Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica, La porta è il romanzo che ha rivelato la piú grande scrittrice ungherese contemporanea.

(source: Bol.com)

È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell’alone di mistero che ne circonda l’esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell’anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti piú drammatici del Novecento. Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica, La porta è il romanzo che ha rivelato la piú grande scrittrice ungherese contemporanea.

(source: Bol.com)

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La porta del paradiso

Napoli, 1637. Primogenito di una nobile famiglia, Leone Baiamonte ha ventitré anni e la spavalderia di chi può vivere senza dover lavorare. A differenza del padre, astronomo dilettante dedito solo allo studio, Leone non è privo di senso pratico e di iniziativa. Ma il giorno in cui scopre che la sua famiglia è finita nelle mani di Giorgio Terrasecca, un usuraio senza scrupoli, è troppo tardi per evitare il disastro. Per quell’uomo, infatti, la rovina dei Baiamonte rappresenta una vendetta lungamente attesa, cui non intende rinunciare.

Macchiatosi di una grave colpa nel tentativo di proteggere i familiari, Leone non ha altra scelta che fuggire oltreoceano. Una fuga dolorosa e solitaria, che lo costringe a lasciare la sua futura sposa Lisa, ma che gli offre anche una speranza: in Messico, infatti, uno zio missionario ha scoperto una miniera d’argento e ha invitato il nipote a farsene carico. Il giovane confida così di poter dare sostegno alla propria famiglia. E in fondo al cuore, serba la speranza di riabbracciare la sua amata.

Ma il Nuovo Mondo non è il paradiso, e mentre a Napoli i Baiamonte vivono nell’indigenza e il popolo vessato dalle tasse prepara la rivolta capeggiata da Masaniello, nuove peripezie metteranno Leone duramente alla prova.

In un’epoca di luci e ombre, una storia di passioni profonde, un’avventura tra due continenti popolata di personaggi indimenticabili.
(source: Bol.com)

Napoli, 1637. Primogenito di una nobile famiglia, Leone Baiamonte ha ventitré anni e la spavalderia di chi può vivere senza dover lavorare. A differenza del padre, astronomo dilettante dedito solo allo studio, Leone non è privo di senso pratico e di iniziativa. Ma il giorno in cui scopre che la sua famiglia è finita nelle mani di Giorgio Terrasecca, un usuraio senza scrupoli, è troppo tardi per evitare il disastro. Per quell’uomo, infatti, la rovina dei Baiamonte rappresenta una vendetta lungamente attesa, cui non intende rinunciare.

Macchiatosi di una grave colpa nel tentativo di proteggere i familiari, Leone non ha altra scelta che fuggire oltreoceano. Una fuga dolorosa e solitaria, che lo costringe a lasciare la sua futura sposa Lisa, ma che gli offre anche una speranza: in Messico, infatti, uno zio missionario ha scoperto una miniera d’argento e ha invitato il nipote a farsene carico. Il giovane confida così di poter dare sostegno alla propria famiglia. E in fondo al cuore, serba la speranza di riabbracciare la sua amata.

Ma il Nuovo Mondo non è il paradiso, e mentre a Napoli i Baiamonte vivono nell’indigenza e il popolo vessato dalle tasse prepara la rivolta capeggiata da Masaniello, nuove peripezie metteranno Leone duramente alla prova.

In un’epoca di luci e ombre, una storia di passioni profonde, un’avventura tra due continenti popolata di personaggi indimenticabili.
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Il popolo dell’autunno

Green Town, anonimo centro dell’Illinois. Manca una settimana alla festa di Halloween, quando la sonnacchiosa cittadina viene sconvolta da un “carnevale nero” scatenato da un circo misterioso che sembra promettere l’avverarsi di tutti i desideri e l’eterna giovinezza. Saranno due amici tredicenni, James Nightshade e William Halloway, a sconfiggere le forze del Male e a riscattare le anime dell’intera comunità. Ma impareranno fin troppo presto a fare i conti con i propri incubi. Capolavoro della moderna letteratura gotica, Il popolo dell’autunno rivela al lettore, attraverso lo sguardo libero e curioso dei bambini, tutta la maturità di uno dei massimi scrittori contemporanei di fantascienza.

Green Town, anonimo centro dell’Illinois. Manca una settimana alla festa di Halloween, quando la sonnacchiosa cittadina viene sconvolta da un “carnevale nero” scatenato da un circo misterioso che sembra promettere l’avverarsi di tutti i desideri e l’eterna giovinezza. Saranno due amici tredicenni, James Nightshade e William Halloway, a sconfiggere le forze del Male e a riscattare le anime dell’intera comunità. Ma impareranno fin troppo presto a fare i conti con i propri incubi. Capolavoro della moderna letteratura gotica, Il popolo dell’autunno rivela al lettore, attraverso lo sguardo libero e curioso dei bambini, tutta la maturità di uno dei massimi scrittori contemporanei di fantascienza.

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