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La città perduta degli inca

Nel volume è riportato il racconto della spedizione del 1911, quando l’autore stesso scoprì i resti di Machu Picchu.
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Nel volume è riportato il racconto della spedizione del 1911, quando l’autore stesso scoprì i resti di Machu Picchu.
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Il cinese

In una fredda giornata di gennaio, un lupo affamato arriva a Hesjövallen, nel nord della Svezia. Sente l’odore del sangue. Nel villaggio ci sono i corpi di diciannove persone: di fronte a una strage così feroce e assurda, la polizia pensa al gesto di uno squilibrato. Può davvero la follia essere così ben pianificata? Il giudice Birgitta Roslin non lo crede e, in nome del legame che la unisce ad alcune delle vittime, decide di occuparsi del caso. Seguendo la pista di un nastro di seta rossa ritrovato nella neve, unica traccia in un’indagine che sembra senza via di uscita, Birgitta arriva a Pechino, alla ricerca del nesso misterioso tra un diario iniziato in Nevada più di cento anni prima e la violenza senza senso che si è scatenata in quello sperduto villaggio. Coinvolta in un diabolico conflitto interno al governo cinese, dove in gioco ci sono la supremazia e l’assetto del paese, Birgitta dovrà confrontarsi con i nuovi mandarini pronti a rivendicare il loro posto sulla scena internazionale, e constatare cosa può succedere quando una grande potenza non ha risolto la questione della democrazia.
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In una fredda giornata di gennaio, un lupo affamato arriva a Hesjövallen, nel nord della Svezia. Sente l’odore del sangue. Nel villaggio ci sono i corpi di diciannove persone: di fronte a una strage così feroce e assurda, la polizia pensa al gesto di uno squilibrato. Può davvero la follia essere così ben pianificata? Il giudice Birgitta Roslin non lo crede e, in nome del legame che la unisce ad alcune delle vittime, decide di occuparsi del caso. Seguendo la pista di un nastro di seta rossa ritrovato nella neve, unica traccia in un’indagine che sembra senza via di uscita, Birgitta arriva a Pechino, alla ricerca del nesso misterioso tra un diario iniziato in Nevada più di cento anni prima e la violenza senza senso che si è scatenata in quello sperduto villaggio. Coinvolta in un diabolico conflitto interno al governo cinese, dove in gioco ci sono la supremazia e l’assetto del paese, Birgitta dovrà confrontarsi con i nuovi mandarini pronti a rivendicare il loro posto sulla scena internazionale, e constatare cosa può succedere quando una grande potenza non ha risolto la questione della democrazia.
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La catastròfa: Marcinelle 8 agosto 1956

«Ma alla fine abbiamo mandato giù papà al cimitero, mentre noi abbiamo rimasto qui in Belgio e non ce l’ho mai domandato alla mamma, che ora ha novantasei anni, perché ha voluto prendere questa decisione di non muoversi più dal Belgio». Il messaggio più scomodo che viene, in queste pagine, dalle parole dei superstiti è che essi furono e si sentirono orfani non solo della miniera ma, una seconda volta, orfani della patria. Marcinelle, Belgio, 8 agosto 1956, la Catastròfa (nell’espressione metà dialetto metà francese) è l’incendio scoppiato a 975 metri sottoterra in una miniera del distretto carbonifero di Charleroi. 262 morti, 136 immigrati italiani, caduti per un banale accidente ma uccisi soprattutto dall’imprevidenza premeditata, dalla mancanza di misure protettive e dalla disorganizzazione. Al di fuori delle celebrazioni rituali, la tragedia di Marcinelle è caduta in un colpevole oblio: questo libro la racconta come non è stata mai raccontata, riportando alla memoria l’epica spesso dolorosa della nostra emigrazione. È un romanzo-verità, a mezzo secolo di distanza, che non usa altre parole se non quelle ricche di fervore delle vittime – vecchi minatori superstiti, amici, familiari, soprattutto i bambini di allora – e quelle avare dei documenti ufficiali di raggelante insensibilità. Le loro voci portano il lettore nei cunicoli arroventati della miniera incendiata, negli anfratti dov’era cercato disperato rifugio, e su in superficie tra i pianti delle famiglie, il frastuono dei soccorsi e le frasi sgomente delle prime dichiarazioni; lo conducono lì intorno, nelle baracche e le botteghe dove si svolgeva la vita interrotta. E scorrono poi avanti e indietro nel tempo rispetto al presente della tragedia: ai paesi d’origine, tra poesia del ricordo e miserie primitive, all’incredibile assenza dello Stato italiano (non fu visto un presidente, non un ministro), alla parzialità dell’inchiesta successiva, all’inerzia della giustizia, e infine al solitario, silenzioso e fiero riadattamento alla vita straniera di chi rimase. Questo libro induce a riflettere su diverse parole-chiave, quali: lavoro, dignità, sicurezza, emigrazione, patria, giusta remunerazione. Parole incerte e bisognose, oggi come allora, di chiarezza.

«Ma alla fine abbiamo mandato giù papà al cimitero, mentre noi abbiamo rimasto qui in Belgio e non ce l’ho mai domandato alla mamma, che ora ha novantasei anni, perché ha voluto prendere questa decisione di non muoversi più dal Belgio». Il messaggio più scomodo che viene, in queste pagine, dalle parole dei superstiti è che essi furono e si sentirono orfani non solo della miniera ma, una seconda volta, orfani della patria. Marcinelle, Belgio, 8 agosto 1956, la Catastròfa (nell’espressione metà dialetto metà francese) è l’incendio scoppiato a 975 metri sottoterra in una miniera del distretto carbonifero di Charleroi. 262 morti, 136 immigrati italiani, caduti per un banale accidente ma uccisi soprattutto dall’imprevidenza premeditata, dalla mancanza di misure protettive e dalla disorganizzazione. Al di fuori delle celebrazioni rituali, la tragedia di Marcinelle è caduta in un colpevole oblio: questo libro la racconta come non è stata mai raccontata, riportando alla memoria l’epica spesso dolorosa della nostra emigrazione. È un romanzo-verità, a mezzo secolo di distanza, che non usa altre parole se non quelle ricche di fervore delle vittime – vecchi minatori superstiti, amici, familiari, soprattutto i bambini di allora – e quelle avare dei documenti ufficiali di raggelante insensibilità. Le loro voci portano il lettore nei cunicoli arroventati della miniera incendiata, negli anfratti dov’era cercato disperato rifugio, e su in superficie tra i pianti delle famiglie, il frastuono dei soccorsi e le frasi sgomente delle prime dichiarazioni; lo conducono lì intorno, nelle baracche e le botteghe dove si svolgeva la vita interrotta. E scorrono poi avanti e indietro nel tempo rispetto al presente della tragedia: ai paesi d’origine, tra poesia del ricordo e miserie primitive, all’incredibile assenza dello Stato italiano (non fu visto un presidente, non un ministro), alla parzialità dell’inchiesta successiva, all’inerzia della giustizia, e infine al solitario, silenzioso e fiero riadattamento alla vita straniera di chi rimase. Questo libro induce a riflettere su diverse parole-chiave, quali: lavoro, dignità, sicurezza, emigrazione, patria, giusta remunerazione. Parole incerte e bisognose, oggi come allora, di chiarezza.

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Il castello dei Pirenei

Il caso, una coincidenza, il destino, la telepatia: difficile spiegare l’incontro fra un uomo e una donna che si rivedono, dopo trent’anni, nello stesso albergo affacciato sul fiordo dove si erano detti addio. Sempre che dare una spiegazione abbia un senso. Solrun e Steinn sono entrambi cinquantenni. Nonostante il passare degli anni e il fatto che oggi siano entrambi sposati e con figli, non hanno mai smesso di pensare l’uno all’altra. Dopo la sorpresa dell’incontro, danno vita a un fitto scambio di e-mail nel quale si raccontano, ripercorrendo l’episodio, inspiegabilmente velato di mistero, che aveva messo la parola fine al loro amore. Per ritrovarsi, come spesso accade, a scrivere due storie diverse della stessa passione condivisa.
Chissà però se le due versioni sono davvero così differenti. Nel dialogo a distanza prendono corpo due visioni della vita inconciliabili: lui è un professore di Fisica, ateo e materialista, lei è un’umanista convinta che a governare i nostri destini siano forze superiori. Forse solo il finale del romanzo saprà dare finalmente un senso agli eventi. Un finale sconvolgente, capace di riscrivere tutto.

Il caso, una coincidenza, il destino, la telepatia: difficile spiegare l’incontro fra un uomo e una donna che si rivedono, dopo trent’anni, nello stesso albergo affacciato sul fiordo dove si erano detti addio. Sempre che dare una spiegazione abbia un senso. Solrun e Steinn sono entrambi cinquantenni. Nonostante il passare degli anni e il fatto che oggi siano entrambi sposati e con figli, non hanno mai smesso di pensare l’uno all’altra. Dopo la sorpresa dell’incontro, danno vita a un fitto scambio di e-mail nel quale si raccontano, ripercorrendo l’episodio, inspiegabilmente velato di mistero, che aveva messo la parola fine al loro amore. Per ritrovarsi, come spesso accade, a scrivere due storie diverse della stessa passione condivisa.
Chissà però se le due versioni sono davvero così differenti. Nel dialogo a distanza prendono corpo due visioni della vita inconciliabili: lui è un professore di Fisica, ateo e materialista, lei è un’umanista convinta che a governare i nostri destini siano forze superiori. Forse solo il finale del romanzo saprà dare finalmente un senso agli eventi. Un finale sconvolgente, capace di riscrivere tutto.

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La casa di psiche

Nella casa di psiche ha preso dimora un ospite inquietante che chiede, con una radicalità finora sconosciuta, il senso dell’esistenza. Gli altri ospiti, che già abitavano la casa, obiettano che la domanda è vecchia quanto il mondo, perché, dal giorno in cui sono nati, gli uomini hanno conosciuto il dolore, la miseria, la malattia, il disgusto, l’infelicità e persino il “disagio della civiltà” a cui prima le pratiche religiose, poi quelle terapeutiche, con la psicoanalisi in prima fila, hanno tentato di porre rimedio. L’ospite inquietante però insiste nel dire che nell’età della tecnica la domanda di senso è radicalmente diversa, perché non è più provocata dal prevalere del dolore sulle gioie della vita, ma dal fatto che la tecnica rimuove ogni senso che non si risolva nella pura funzionalità ed efficienza dei suoi apparati. L’uomo soffre per l’“insensatezza” del suo lavoro, per il suo sentirsi “soltanto un mezzo” nell’“universo dei mezzi”, senza che all’orizzonte appaia una finalità prossima o una finalità ultima in grado di conferire senso. Sembra infatti che la tecnica non abbia altro scopo se non il proprio autopotenziamento. Di fronte a questa diagnosi, la psicoanalisi rivela tutta la sua impotenza, perché gli strumenti di cui dispone, se sono utilissimi per la comprensione delle dinamiche emotivo-relazionali, per i processi di simbolizzazione sono inefficaci. Qui occorre la pratica filosofica perché, fin dal suo sorgere, la filosofia si è applicata alla ricerca di senso. E mentre la psicoanalisi, nei suoi momenti più alti, si è limitata a curare le sofferenze dell’anima provocate dalle condizioni del mondo, ottenendo come risultato una presa di distanza individuale dal vuoto di senso, la filosofia non ha mai esitato a mettere in questione il mondo. Dall’insensatezza non si esce con una “cura”, perché il disagio non nasce dall’individuo, ma dal suo essere inserito in uno scenario, quello tecnico, di cui gli sfugge la comprensione. E se il problema è la comprensione, gli strumenti filosofici sono gli unici idonei per orientarsi in un mondo il cui senso, per l’uomo, si sta facendo sempre più recondito e nascosto..

Nella casa di psiche ha preso dimora un ospite inquietante che chiede, con una radicalità finora sconosciuta, il senso dell’esistenza. Gli altri ospiti, che già abitavano la casa, obiettano che la domanda è vecchia quanto il mondo, perché, dal giorno in cui sono nati, gli uomini hanno conosciuto il dolore, la miseria, la malattia, il disgusto, l’infelicità e persino il “disagio della civiltà” a cui prima le pratiche religiose, poi quelle terapeutiche, con la psicoanalisi in prima fila, hanno tentato di porre rimedio. L’ospite inquietante però insiste nel dire che nell’età della tecnica la domanda di senso è radicalmente diversa, perché non è più provocata dal prevalere del dolore sulle gioie della vita, ma dal fatto che la tecnica rimuove ogni senso che non si risolva nella pura funzionalità ed efficienza dei suoi apparati. L’uomo soffre per l’“insensatezza” del suo lavoro, per il suo sentirsi “soltanto un mezzo” nell’“universo dei mezzi”, senza che all’orizzonte appaia una finalità prossima o una finalità ultima in grado di conferire senso. Sembra infatti che la tecnica non abbia altro scopo se non il proprio autopotenziamento. Di fronte a questa diagnosi, la psicoanalisi rivela tutta la sua impotenza, perché gli strumenti di cui dispone, se sono utilissimi per la comprensione delle dinamiche emotivo-relazionali, per i processi di simbolizzazione sono inefficaci. Qui occorre la pratica filosofica perché, fin dal suo sorgere, la filosofia si è applicata alla ricerca di senso. E mentre la psicoanalisi, nei suoi momenti più alti, si è limitata a curare le sofferenze dell’anima provocate dalle condizioni del mondo, ottenendo come risultato una presa di distanza individuale dal vuoto di senso, la filosofia non ha mai esitato a mettere in questione il mondo. Dall’insensatezza non si esce con una “cura”, perché il disagio non nasce dall’individuo, ma dal suo essere inserito in uno scenario, quello tecnico, di cui gli sfugge la comprensione. E se il problema è la comprensione, gli strumenti filosofici sono gli unici idonei per orientarsi in un mondo il cui senso, per l’uomo, si sta facendo sempre più recondito e nascosto..

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Capitan Grisam e l’amore. Fairy Oak

In una grotta segreta, nascosta fra le cascate ghiacciate dall’inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata! Un mistero avvolge il passato di colui che diceva d’essere un comandante valoroso e toccherà a Vaniglia e Pervinca e all’intera Banda del Capitano scoprire la verità su William Talbooth. Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricomporre i pezzi di un passato sepolto che a tratti appare oscuro e addirittura spaventa. Eppure, l’immagine che lentamente si ricomporrà davanti agli occhi meravigliati delle gemelle e dei loro compagni, sembra avere gli occhi e il sorriso dell’amore. Chi era davvero il Capitano? E da chi stava tornando quando la sua nave ha fatto naufragio davanti alle coste del villaggio fatato? E perché da quando il baule è stato aperto tutti sembrano avere una storia d’amore da raccontare? Il finale è lieto, ma non privo di sorprese e una soprattutto farà battere il cuore di Vaniglia.
Tutti i libri della collana Fairy Oak sono realizzati nel massimo rispetto dell’ambiente utilizzando carta riciclata al 100% con trattamento ecologico.
Età di lettura: da 8 anni.

In una grotta segreta, nascosta fra le cascate ghiacciate dall’inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata! Un mistero avvolge il passato di colui che diceva d’essere un comandante valoroso e toccherà a Vaniglia e Pervinca e all’intera Banda del Capitano scoprire la verità su William Talbooth. Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricomporre i pezzi di un passato sepolto che a tratti appare oscuro e addirittura spaventa. Eppure, l’immagine che lentamente si ricomporrà davanti agli occhi meravigliati delle gemelle e dei loro compagni, sembra avere gli occhi e il sorriso dell’amore. Chi era davvero il Capitano? E da chi stava tornando quando la sua nave ha fatto naufragio davanti alle coste del villaggio fatato? E perché da quando il baule è stato aperto tutti sembrano avere una storia d’amore da raccontare? Il finale è lieto, ma non privo di sorprese e una soprattutto farà battere il cuore di Vaniglia.
Tutti i libri della collana Fairy Oak sono realizzati nel massimo rispetto dell’ambiente utilizzando carta riciclata al 100% con trattamento ecologico.
Età di lettura: da 8 anni.

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Camilla che odiava la politica

Camilla ha dodici anni e la sua vita è spaccata in due come una mela: la prima metà è stata dolce e piena di succo; la seconda è amara, col verme dentro. Perché il suo papà non c’è più. Il suo papà, Roby, amava le montagne e le cose giuste. Era un politico. Ed è morto. Non è riuscito a sopportare le accuse ingiuste che gli si sono rovesciate addosso. Per questo Camilla odia la politica.
Poi nella sua vita entra Aristotele, un barbone col suo seguito di cani, gatti e sacchetti di plastica. Prima sospettosa, poi affascinata, Camilla comincia a frequentarlo e ad ascoltarlo. E scopre che non è la politica a essere sbagliata: sono quelli che la fanno, spesso, a sbagliare. Ma scopre anche che Aristotele non è quello che sembra…
Dopo *Per questo mi chiamo Giovanni*, Luigi Garlando ci offre un’altra storia forte, seria, che dice cose importanti con parole semplici.

Camilla ha dodici anni e la sua vita è spaccata in due come una mela: la prima metà è stata dolce e piena di succo; la seconda è amara, col verme dentro. Perché il suo papà non c’è più. Il suo papà, Roby, amava le montagne e le cose giuste. Era un politico. Ed è morto. Non è riuscito a sopportare le accuse ingiuste che gli si sono rovesciate addosso. Per questo Camilla odia la politica.
Poi nella sua vita entra Aristotele, un barbone col suo seguito di cani, gatti e sacchetti di plastica. Prima sospettosa, poi affascinata, Camilla comincia a frequentarlo e ad ascoltarlo. E scopre che non è la politica a essere sbagliata: sono quelli che la fanno, spesso, a sbagliare. Ma scopre anche che Aristotele non è quello che sembra…
Dopo *Per questo mi chiamo Giovanni*, Luigi Garlando ci offre un’altra storia forte, seria, che dice cose importanti con parole semplici.

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Buio d’amore

Ha tanti volti l’amore in questa raccolta di racconti che fin dal titolo evoca il buio. Un «buio d’amore» che è mistero insondabile, vuoto di certezze dove la ragione si smarrisce e rimane solo la forza inesplicabile della passione. Ricerca e offuscamento, gloria e confusione, e soprattutto paura: di non farcela, di non essere amati, di essere lasciati, di non capire e non essere capiti, di non saper scegliere. Come nel racconto Valentina, dove una ragazza bella e disinvolta non sa decidersi tra un grande amore del passato e il suo rapporto del presente, fino alla sorprendente, bizzarra, soluzione. O in Ci amavamo, nel quale la protagonista, dopo la morte del suo amore clandestino, semina sconcerto e dolore tra chi ha conosciuto l’uomo per onorare una promessa che gli aveva fatto. Ma l’amore può essere anche la saggezza centenaria della brillante nonna di Una, consapevole che il nipote «prende fuoco come un fiammifero e dopo una settimana corre già dietro a un’altra topina» e svelta a leggere nelle carte il complicato intreccio di relazioni fallimentari del ragazzo. Oppure la fantasia folle dell’emigrante slavo di Tu sei mia, che in mezzo all’oscurità e alla tragedia cerca la luce di un cuore nuovo, di una vita nuova. Un «diario intimo» provocante e originale, che esplora tutte le sfaccettature dell’essere in due, dell’amarsi e del perdersi.
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### Sinossi
Ha tanti volti l’amore in questa raccolta di racconti che fin dal titolo evoca il buio. Un «buio d’amore» che è mistero insondabile, vuoto di certezze dove la ragione si smarrisce e rimane solo la forza inesplicabile della passione. Ricerca e offuscamento, gloria e confusione, e soprattutto paura: di non farcela, di non essere amati, di essere lasciati, di non capire e non essere capiti, di non saper scegliere. Come nel racconto Valentina, dove una ragazza bella e disinvolta non sa decidersi tra un grande amore del passato e il suo rapporto del presente, fino alla sorprendente, bizzarra, soluzione. O in Ci amavamo, nel quale la protagonista, dopo la morte del suo amore clandestino, semina sconcerto e dolore tra chi ha conosciuto l’uomo per onorare una promessa che gli aveva fatto. Ma l’amore può essere anche la saggezza centenaria della brillante nonna di Una, consapevole che il nipote «prende fuoco come un fiammifero e dopo una settimana corre già dietro a un’altra topina» e svelta a leggere nelle carte il complicato intreccio di relazioni fallimentari del ragazzo. Oppure la fantasia folle dell’emigrante slavo di Tu sei mia, che in mezzo all’oscurità e alla tragedia cerca la luce di un cuore nuovo, di una vita nuova. Un «diario intimo» provocante e originale, che esplora tutte le sfaccettature dell’essere in due, dell’amarsi e del perdersi.

Ha tanti volti l’amore in questa raccolta di racconti che fin dal titolo evoca il buio. Un «buio d’amore» che è mistero insondabile, vuoto di certezze dove la ragione si smarrisce e rimane solo la forza inesplicabile della passione. Ricerca e offuscamento, gloria e confusione, e soprattutto paura: di non farcela, di non essere amati, di essere lasciati, di non capire e non essere capiti, di non saper scegliere. Come nel racconto Valentina, dove una ragazza bella e disinvolta non sa decidersi tra un grande amore del passato e il suo rapporto del presente, fino alla sorprendente, bizzarra, soluzione. O in Ci amavamo, nel quale la protagonista, dopo la morte del suo amore clandestino, semina sconcerto e dolore tra chi ha conosciuto l’uomo per onorare una promessa che gli aveva fatto. Ma l’amore può essere anche la saggezza centenaria della brillante nonna di Una, consapevole che il nipote «prende fuoco come un fiammifero e dopo una settimana corre già dietro a un’altra topina» e svelta a leggere nelle carte il complicato intreccio di relazioni fallimentari del ragazzo. Oppure la fantasia folle dell’emigrante slavo di Tu sei mia, che in mezzo all’oscurità e alla tragedia cerca la luce di un cuore nuovo, di una vita nuova. Un «diario intimo» provocante e originale, che esplora tutte le sfaccettature dell’essere in due, dell’amarsi e del perdersi.
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### Sinossi
Ha tanti volti l’amore in questa raccolta di racconti che fin dal titolo evoca il buio. Un «buio d’amore» che è mistero insondabile, vuoto di certezze dove la ragione si smarrisce e rimane solo la forza inesplicabile della passione. Ricerca e offuscamento, gloria e confusione, e soprattutto paura: di non farcela, di non essere amati, di essere lasciati, di non capire e non essere capiti, di non saper scegliere. Come nel racconto Valentina, dove una ragazza bella e disinvolta non sa decidersi tra un grande amore del passato e il suo rapporto del presente, fino alla sorprendente, bizzarra, soluzione. O in Ci amavamo, nel quale la protagonista, dopo la morte del suo amore clandestino, semina sconcerto e dolore tra chi ha conosciuto l’uomo per onorare una promessa che gli aveva fatto. Ma l’amore può essere anche la saggezza centenaria della brillante nonna di Una, consapevole che il nipote «prende fuoco come un fiammifero e dopo una settimana corre già dietro a un’altra topina» e svelta a leggere nelle carte il complicato intreccio di relazioni fallimentari del ragazzo. Oppure la fantasia folle dell’emigrante slavo di Tu sei mia, che in mezzo all’oscurità e alla tragedia cerca la luce di un cuore nuovo, di una vita nuova. Un «diario intimo» provocante e originale, che esplora tutte le sfaccettature dell’essere in due, dell’amarsi e del perdersi.

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IL BRIGANTE

In questo libro unico, di cui J.M. Coetzee ha scritto che «se fosse stato pubblicato nel 1926 avrebbe mutato il corso della moderna letteratura tedesca», Walser spinge all’estremo la sua arte della dissociazione, che è insieme stilistica e psichica. Il racconto cambia direzione quasi a ogni passo, le immagini si inseguono e sovrappongono, l’ironia e il pathos rischiano di coincidere. È un azzardo ultimo della scrittura, che prelude al silenzio.
Scritto nel 1925, Il Brigante è rimasto inedito fino al 1972.

In questo libro unico, di cui J.M. Coetzee ha scritto che «se fosse stato pubblicato nel 1926 avrebbe mutato il corso della moderna letteratura tedesca», Walser spinge all’estremo la sua arte della dissociazione, che è insieme stilistica e psichica. Il racconto cambia direzione quasi a ogni passo, le immagini si inseguono e sovrappongono, l’ironia e il pathos rischiano di coincidere. È un azzardo ultimo della scrittura, che prelude al silenzio.
Scritto nel 1925, Il Brigante è rimasto inedito fino al 1972.

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Brava gente

Tom e Anna hanno sempre desiderato due cose: la sicurezza economica e una famiglia felice. Ma dopo anni di tentativi falliti di avere un figlio non hanno raggiunto né l’uno né l’altro obiettivo. Il costo emotivo e finanziario è diventato insostenibile, i sogni di felicità che avevano coltivato sono in pericolo e anche il loro rapporto si sta progressivamente sfasciando. Poi, una notte, tutto cambia. Viene loro offerta una possibilità di gettarsi tutto quanto alle spalle e di vivere finalmente la loro favola. Ma ben presto scoprono che ogni scelta ha un prezzo, e finiscono dritti nelle mani di un gruppo di uomini senza scrupoli. Uomini che non si fermeranno finché non avranno la vendetta che cercano. Non importa dove e quando riusciranno a ottenerla…

Tom e Anna hanno sempre desiderato due cose: la sicurezza economica e una famiglia felice. Ma dopo anni di tentativi falliti di avere un figlio non hanno raggiunto né l’uno né l’altro obiettivo. Il costo emotivo e finanziario è diventato insostenibile, i sogni di felicità che avevano coltivato sono in pericolo e anche il loro rapporto si sta progressivamente sfasciando. Poi, una notte, tutto cambia. Viene loro offerta una possibilità di gettarsi tutto quanto alle spalle e di vivere finalmente la loro favola. Ma ben presto scoprono che ogni scelta ha un prezzo, e finiscono dritti nelle mani di un gruppo di uomini senza scrupoli. Uomini che non si fermeranno finché non avranno la vendetta che cercano. Non importa dove e quando riusciranno a ottenerla…

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Braccialetti rossi

Albert Espinosa ha compiuto un miracolo: malato di cancro per dieci anni, è riuscito a guarire, trasformando il male in una grande esperienza. A guardarlo è lui stesso miracoloso, capace di contagiare gli altri con la propria vitalità. Albert Espinosa racconta in questo libro la propria giovinezza segnata dal tumore: più di un diario, più di una testimonianza, è una raccolta di tutto ciò che la sua condizione gli ha insegnato. E non c’è niente di astratto o dolente in queste pagine, ma la semplice volontà di mettere in pratica tutta la bellezza di quelle “lezioni”: come capire all’improvviso che perdere una parte di sé non è una sottrazione di vita, ma l’occasione per guadagnarne di più. In ventitré capitoli, che non a caso vengono chiamati “scoperte”, Albert Espinosa mostra come unire la realtà quotidiana ai sogni più segreti, come trasformare ogni istante di vita, anche il più cupo, in un momento di gioia. “Albert parla di un mondo alla portata di tutti, che ha il colore del sole: il mondo giallo. Un posto caldo, dove i baci possono durare dieci minuti, dove gli sconosciuti possono diventare i tuoi più grandi alleati, dove l’affetto è un gesto quotidiano come quello di comprare il pane, dove la paura perde significato, dove la morte non è una cosa che succede agli altri, dove la vita è il bene più prezioso.
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Albert Espinosa ha compiuto un miracolo: malato di cancro per dieci anni, è riuscito a guarire, trasformando il male in una grande esperienza. A guardarlo è lui stesso miracoloso, capace di contagiare gli altri con la propria vitalità. Albert Espinosa racconta in questo libro la propria giovinezza segnata dal tumore: più di un diario, più di una testimonianza, è una raccolta di tutto ciò che la sua condizione gli ha insegnato. E non c’è niente di astratto o dolente in queste pagine, ma la semplice volontà di mettere in pratica tutta la bellezza di quelle “lezioni”: come capire all’improvviso che perdere una parte di sé non è una sottrazione di vita, ma l’occasione per guadagnarne di più. In ventitré capitoli, che non a caso vengono chiamati “scoperte”, Albert Espinosa mostra come unire la realtà quotidiana ai sogni più segreti, come trasformare ogni istante di vita, anche il più cupo, in un momento di gioia. “Albert parla di un mondo alla portata di tutti, che ha il colore del sole: il mondo giallo. Un posto caldo, dove i baci possono durare dieci minuti, dove gli sconosciuti possono diventare i tuoi più grandi alleati, dove l’affetto è un gesto quotidiano come quello di comprare il pane, dove la paura perde significato, dove la morte non è una cosa che succede agli altri, dove la vita è il bene più prezioso.
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Bombe a inchiostro

Italia, anni Settanta. Mentre piombo e tritolo infiammano il Paese, si combatte una guerra più sotterranea e silenziosa tra le cosiddette fonti ufficiali dell’informazione e i molti rivoli della militanza democratica. Di fronte alle azioni di depistaggio dei servizi segreti “deviati”, nascono gruppi di controinformazione impegnati a costruire, svelare e diffondere le notizie attraverso strumenti nuovi e alternativi: non più solo i giornali, ma anche il cinema, la radio, il teatro, i fumetti, la canzone, la satira. Per la prima volta, una generazione attenta e politicizzata tenta di smascherare le menzogne del potere. Grazie a numerosi documenti inediti, Aldo Giannuli ricostruisce con il rigore dello storico una stagione tormentata, dal Sessantotto al sequestro Moro, che ha contribuito in modo fondamentale alla costruzione dell’identità italiana.
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Italia, anni Settanta. Mentre piombo e tritolo infiammano il Paese, si combatte una guerra più sotterranea e silenziosa tra le cosiddette fonti ufficiali dell’informazione e i molti rivoli della militanza democratica. Di fronte alle azioni di depistaggio dei servizi segreti “deviati”, nascono gruppi di controinformazione impegnati a costruire, svelare e diffondere le notizie attraverso strumenti nuovi e alternativi: non più solo i giornali, ma anche il cinema, la radio, il teatro, i fumetti, la canzone, la satira. Per la prima volta, una generazione attenta e politicizzata tenta di smascherare le menzogne del potere. Grazie a numerosi documenti inediti, Aldo Giannuli ricostruisce con il rigore dello storico una stagione tormentata, dal Sessantotto al sequestro Moro, che ha contribuito in modo fondamentale alla costruzione dell’identità italiana.
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Il bacio dell’ombra

L’ultimo anno all’Accademia dei Vampiri non è facile per Rose. Dopo aver combattuto contro i terribili Strigoi e aver visto morire il suo amico Mason non è più la stessa. Ha strane visioni, oscure premonizioni. Ma non vuole parlarne con Lissa, la sua migliore amica, e non può confidarsi neppure con Dimitri, l’allenatore che ama in segreto. Quando infine il cerchio del male si stringe attorno all’Accademia, Rose si trova a dover scegliere tra proteggere l’amica e salvare il suo amore…

L’ultimo anno all’Accademia dei Vampiri non è facile per Rose. Dopo aver combattuto contro i terribili Strigoi e aver visto morire il suo amico Mason non è più la stessa. Ha strane visioni, oscure premonizioni. Ma non vuole parlarne con Lissa, la sua migliore amica, e non può confidarsi neppure con Dimitri, l’allenatore che ama in segreto. Quando infine il cerchio del male si stringe attorno all’Accademia, Rose si trova a dover scegliere tra proteggere l’amica e salvare il suo amore…

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Il bacio del traditore

Il secondo caso di Dan Sommerdahl, il ”detective Calvo”. Nella cittadina di Christianssund – un posto tranquillo affacciato su un bel fiordo, con un delizioso centro storico impreziosito da case a graticcio e da colorate piante di malva – si viene a sapere di un giovane cacciatore di dote che, per tutta la Danimarca, seduce e poi abbandona facoltose donne di mezza età che rincorrono un irraggiungibile sogno d’amore. Anche Ursula Olesen è caduta nella rete, e quando scopre che l’uomo che doveva sposare è scomparso con il suo intero patrimonio, decide di rivolgersi a Dan Sommerdahl, il brillante ex pubblicitario che un esaurimento nervoso ha spinto a lasciare una carriera di successo per indossare i panni del detective privato. Dan si mette subito al lavoro, e scopre presto che la losca attività del seduttore sconosciuto è collegata al brutale omicidio di uno studente appassionato di computer, membro di una rigida e inquietante comunità religiosa. Seguendo la traccia di un misterioso tatuaggio dai mille significati, in coppia – o forse piuttosto in gara – col suo amico di sempre, il commissario Flemming Torp, Dan cerca di mettere le mani su un uomo pericoloso e sfuggente, dalle molteplici identità. La sua indagine, condotta talvolta con eccessiva autonomia e un pizzico d’ingenuità, lo porterà fino alle strade infuocate di Goa, a caccia di un fatale truffatore dalla personalità complessa e dal passato difficile.

(source: Bol.com)

Il secondo caso di Dan Sommerdahl, il ”detective Calvo”. Nella cittadina di Christianssund – un posto tranquillo affacciato su un bel fiordo, con un delizioso centro storico impreziosito da case a graticcio e da colorate piante di malva – si viene a sapere di un giovane cacciatore di dote che, per tutta la Danimarca, seduce e poi abbandona facoltose donne di mezza età che rincorrono un irraggiungibile sogno d’amore. Anche Ursula Olesen è caduta nella rete, e quando scopre che l’uomo che doveva sposare è scomparso con il suo intero patrimonio, decide di rivolgersi a Dan Sommerdahl, il brillante ex pubblicitario che un esaurimento nervoso ha spinto a lasciare una carriera di successo per indossare i panni del detective privato. Dan si mette subito al lavoro, e scopre presto che la losca attività del seduttore sconosciuto è collegata al brutale omicidio di uno studente appassionato di computer, membro di una rigida e inquietante comunità religiosa. Seguendo la traccia di un misterioso tatuaggio dai mille significati, in coppia – o forse piuttosto in gara – col suo amico di sempre, il commissario Flemming Torp, Dan cerca di mettere le mani su un uomo pericoloso e sfuggente, dalle molteplici identità. La sua indagine, condotta talvolta con eccessiva autonomia e un pizzico d’ingenuità, lo porterà fino alle strade infuocate di Goa, a caccia di un fatale truffatore dalla personalità complessa e dal passato difficile.

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Amiche e ortiche

Una storia di donne e di amicizia, tra complicità e bugie. Tante donne, tante vite con cambiamenti più o meno importanti. Agata frequenta il centro benessere “Capricci di Cleopatra” dove in un mese spende quanto guadagna un metalmeccanico. Stefania cerca di conciliare lavoro e tre figli piccoli. Patrizia, scorbutica e intrattabile, sopravvive a un grande dolore. Brunella si occupa dell’azienda di famiglia e cambia uomini come accessori, mentre il padre si dedica a giochetti erotici con accompagnatrici ora russe, ora cinesi, talvolta gonfiabili. Francesca, titolare del centro, vuole lasciare il marito perché si è innamorata di una professoressa di storia. Dolores è una venezuelana tutta tette e astri, e Cinzia fa l’estetista. Sidonia si occupa delle pulizie e vorrebbe partecipare a un quiz televisivo. Caterina è un’ex insegnante depressa a causa di un marito che la trascura per dedicarsi al modellismo navale. E poi c’è Agata. Felice e realizzata, con un marito che la ricopre di attenzioni. Ma è proprio quando tutto sembra perfetto, che Agata scopre che lui la tradisce con chi capita. Quando Sergio, messo alle strette, se ne va, Agata dovrà fare i conti con la solitudine. Nulla potrà essere più come prima ma è di quel “prima” che cercherà di riappropriarsi: il suo scampolo di felicità, il suo imperfetto matrimonio.

Una storia di donne e di amicizia, tra complicità e bugie. Tante donne, tante vite con cambiamenti più o meno importanti. Agata frequenta il centro benessere “Capricci di Cleopatra” dove in un mese spende quanto guadagna un metalmeccanico. Stefania cerca di conciliare lavoro e tre figli piccoli. Patrizia, scorbutica e intrattabile, sopravvive a un grande dolore. Brunella si occupa dell’azienda di famiglia e cambia uomini come accessori, mentre il padre si dedica a giochetti erotici con accompagnatrici ora russe, ora cinesi, talvolta gonfiabili. Francesca, titolare del centro, vuole lasciare il marito perché si è innamorata di una professoressa di storia. Dolores è una venezuelana tutta tette e astri, e Cinzia fa l’estetista. Sidonia si occupa delle pulizie e vorrebbe partecipare a un quiz televisivo. Caterina è un’ex insegnante depressa a causa di un marito che la trascura per dedicarsi al modellismo navale. E poi c’è Agata. Felice e realizzata, con un marito che la ricopre di attenzioni. Ma è proprio quando tutto sembra perfetto, che Agata scopre che lui la tradisce con chi capita. Quando Sergio, messo alle strette, se ne va, Agata dovrà fare i conti con la solitudine. Nulla potrà essere più come prima ma è di quel “prima” che cercherà di riappropriarsi: il suo scampolo di felicità, il suo imperfetto matrimonio.

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Amanti

Uno straordinario romanzo che racconta un amore travolgente, assoluto, “incomparabile” tra un aristocratico, Balthazar de Créon, e un semplice pastore, analfabeta ma pittore e profondo conoscitore di erbe miracolose, Sébastien Faure. Un amore proibito, scandaloso, immorale, perché tra un nobile e un povero e perché omosessuale, ma che reclama con innocente naturalezza gli stessi diritti, riconosciuti all’altro amore. L’ambientazione storica precisa della vicenda, la Francia di Luigi XV, lungi dallo sdrammatizzare una storia in realtà senza tempo, e che da secoli porta il mondo a bruciare sul rogo la diversità, penalizzata come trasgressione, ne è al contrario uno strumento di esaltazione. Il contesto storico evidenzia infatti sia lo scontro tra la corte di Versailles e un aristocratico più ricco addirittura del re e quindi pericoloso per il potere centrale, sia il peso che hanno nella storia di questi due “magnifici amanti” la repressione e l’intolleranza di questo momento storico che omologano in una medesima irrevocabile condanna i sodomiti, gli alchimisti, le streghe. In cento capitoli, alcuni di poche righe, una scrittura incalzante che toglie il respiro, ma rapida, limpida, priva di falsi orpelli, lapidaria, affilata come una lama, penetra nell’animo del lettore, evocando fantasmi e paure ancestrali irrisolte.

Uno straordinario romanzo che racconta un amore travolgente, assoluto, “incomparabile” tra un aristocratico, Balthazar de Créon, e un semplice pastore, analfabeta ma pittore e profondo conoscitore di erbe miracolose, Sébastien Faure. Un amore proibito, scandaloso, immorale, perché tra un nobile e un povero e perché omosessuale, ma che reclama con innocente naturalezza gli stessi diritti, riconosciuti all’altro amore. L’ambientazione storica precisa della vicenda, la Francia di Luigi XV, lungi dallo sdrammatizzare una storia in realtà senza tempo, e che da secoli porta il mondo a bruciare sul rogo la diversità, penalizzata come trasgressione, ne è al contrario uno strumento di esaltazione. Il contesto storico evidenzia infatti sia lo scontro tra la corte di Versailles e un aristocratico più ricco addirittura del re e quindi pericoloso per il potere centrale, sia il peso che hanno nella storia di questi due “magnifici amanti” la repressione e l’intolleranza di questo momento storico che omologano in una medesima irrevocabile condanna i sodomiti, gli alchimisti, le streghe. In cento capitoli, alcuni di poche righe, una scrittura incalzante che toglie il respiro, ma rapida, limpida, priva di falsi orpelli, lapidaria, affilata come una lama, penetra nell’animo del lettore, evocando fantasmi e paure ancestrali irrisolte.

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