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Il tempo materiale

Il 1978 come il primo e l’ultimo degli anni. In una Palermo selvaggia, immobile, quasi preistorica, tre ragazzini colmi di desiderio e ideologia si affacciano al mondo per la prima volta. E da Palermo sentono il vento di Roma nell’annus horribilis della Repubblica: le Brigate Rosse e il caso Moro. E, nauseati dalla vita di provincia e dal provincialismo senza redenzione dell’Italia, fondano un loro gruppo terrorista. Ribattezzatisi con i nomi di battaglia di Nimbo, Volo e Raggio, questi ragazzi si ritroveranno a progettare attentati in uno stato disperatamente lucido. E passeranno all’azione, generando caos e violenza, prima nella scuola, poi in tutta Palermo. Ma Nimbo (l’io narrante) scopre che tutti i nodi che non riescono a venire al pettine sono riassunti nell’irriducibile figura di una compagna di scuola: la ragazzina che lui sente di amare e che ribattezza «bambina creola». Un romanzo intenso e lacerante, capace di fotografare un intero paese nel momento in cui perde definitivamente l’innocenza, passando dall’innocuo bianco e nero del Carosello ai colori accesi di una lunga stagione di sangue. Ma l’esordio di Giorgio Vasta è anche la cronaca di una storia d’amore impossibile: leggendola, non potremo fare a meno di ricordare i ragazzi che siamo stati – e di verificare se e quando l’ipotesi farneticante di un sentimento assoluto si è poi infranta sul nudo scoglio dell’età adulta.

Il tailleur grigio

Nel corso della sua lunga, sfolgorante carriera di alto funzionario di banca, Febo Germosino ha ricevuto tre lettere anonime. Adesso, nel primo giorno della sua nuova vita da pensionato, le ha allineate davanti a sé. Le prime due sono vecchie di decenni, l’ultima è recente e insinua dubbi sulla fedeltà della sua giovane e bellissima seconda moglie, Adele. È lei la protagonista di questo romanzo, una splendida femme fatale che ama indossare un apparentemente castigato tailleur grigio. Un vestito che per lei ha un profondo significato simbolico. Un significato che sarebbe stato molto meglio non conoscere mai… La letteratura di Camilleri è ricchissima di figure femminili, sempre seguite con una partecipazione amorevole, una sorta d’indulgente, quasi sorniona, profonda adesione alle loro carnali debolezze, una incuriosita attenzione all’attimo del cedimento, quando i freni inibitori si allentano per passione, per vendetta, per un semplice capriccio; per un attimo o per sempre; per malizia, per calcolo o per esplosione dei sensi. In queste pagine del più “francese” dei suoi romanzi, in questa affascinante, temibile Adele accarezzata dalla scrittura come da mani appassionate e al tempo stesso intimorite, si sentono echi di Maupassant, del Pierre Louys di “La donna e il burattino” e di tutti i classici della letteratura e del noir che ci hanno fatto sognare su certe dark ladies tanto incantevoli da amare nella finzione quanto pericolose da incontrare nella realtà.
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Sulle regole

Quando parliamo di giustizia non parliamo solo della sua amministrazione quotidiana, quel complesso istituzionale che coinvolge i giudici, i tribunali, le corti, gli avvocati, i pubblici ministeri, le prigioni, le persone sul cui destino tutto ciò incide il più delle volte pesantemente. Parliamo anche di un punto di riferimento ideale, dei valori di base che guidano la nostra convivenza e a cui si ispira la distribuzione di diritti e doveri, opportunità e obblighi, libertà e limiti. Se si smarrisce questo riferimento ideale, anche l’amministrazione della giustizia soffre, perché resta priva di una bussola e di una direzione.
Dopo più di trent’anni in magistratura e con all’attivo decine di inchieste giudiziarie che hanno segnato la storia italiana recente, Gherardo Colombo consegna a questo libro la sua riflessione sulla cultura della giustizia e sul senso profondo delle regole. Senza rispetto delle regole, infatti, non potremmo vivere in società. Ma senza una discussione pubblica sulle ragioni delle regole, la vita in società non potrebbe fare passi avanti, non saprebbe proiettarsi verso il futuro in modo dinamico, non riuscirebbe a immaginare nuovi diritti né a creare forme migliori di convivenza.
È per questo che la discussione sulle regole coinvolge per Colombo anche i modelli di società a cui le regole si ispirano. Modelli verticali, basati sulla gerarchia, la competizione, la centralità della pena. E modelli orizzontali, più rispettosi della persona, orientati al riconoscimento dell’altro, capaci di sperimentare soluzioni alternative alla punizione e all’esclusione. Una strada, quest’ultima, tracciata proprio sessant’anni fa dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Costituzione italiana.

La storia di Blackie Audett

Chi è Blackie Audett? Un duro assaltatore di banche, un gangster che, con una certa vanità professionale, racconta la propria vita criminale, né troppo orgoglioso, né troppo pentito, con spirito appena divertito. Blackie ripercorre le vicende rocambolesche di scassinatore di serrature e violatore di prigioni, senza cercare di evadere dal proprio passato criminale, descrivendo invece il paesaggio umano dell’America tra la grande depressione e la seconda guerra mondiale. Una miniera di episodi e una galleria di personaggi del gangsterismo americano. Compaiono ad esempio Al Capone come guappo che si atteggia a imperatore nei mitici anni ’20 e come triste compagno ad Alcatraz alla fine dei ’30; Teddy Brant, basista delle più incredibili rapine; Johnny Dillinger anche detto “il Robin Hood del crimine” perché dava regolarmente alle fiamme, nelle banche che assaltava, i registri su cui erano annotati i debiti e le ipoteche della povera gente.

Storia dell’occhio

Benché l’Histoire de l’oeil comporti alcuni personaggi che hanno un nome, e il racconto dei loro giochi erotici, Bataille non ha inteso scrivere la storia di Simone, di Marcelle o del narratore. L’Histoire de l’oel è veramente la storia di un oggetto. Come può un oggetto avere una storia? Esso può passare di mano in mano, e può passare anche di immagine in immagine; la sua storia allora è la storia di una migrazione, il ciclo delle reincarnazioni (in senso proprio) che esso percorre nel distaccarsi dall’essere originale, seguendo l’inclinazione di una certa immaginazione che lo deforma senza tuttavia abbandonarlo: è il caso del libro di Bataille. L’Histoire de l’oeil non è un’opera profonda: tutto in essa è dato in superficie e senza gerarchia, la metafora è dispiegata nella sua interezza; circolare ed esplicita, non rimanda a nessun segreto: ci imbattiamo qui in una significazione senza significato (o in cui tutto è significato); e non ultima tra le bellezze e le novità di questo testo è di costituire una letteratura a ciclo aperto, situata al di là di ogni decifrazione e tale da poter essere accompagnata – molto a distanza -solo da una critica formale. (Roland Barthes) **

Le stelle fredde

Abbandonato dalla sua donna, il protagonista di questo romanzo lascia la città per trasferirsi in campagna. Qui viene sospettato dell’omicidio di un abitante del luogo che nutriva per lui antichi rancori. Ha così inizio la sua lunga fuga per sottrarsi agli interrogatori; ma soprattutto ha inizio il distacco dallo “stolto gioco della vita”, un ritiro durante il quale incontrerà Fëdor Dostoevskij tornato dall’aldilà – uno dei personaggi più memorabili della narrativa di Piovene – per portargli la sua sconvolgente verità: se il mondo dei vivi trabocca di esseri più simili ad astrazioni che a realtà, il mondo dei morti non è che la sua immagine speculare. All’uomo non resta che cercare dentro di sé le ragioni del suo rifiuto della realtà e l’unica via di salvezza è, forse, legare la propria esistenza ai dati oggettivi del mondo, catalogare in un archivio tutte le cose quasi che una soluzione si trovi nel passaggio dalla vita all’impassibile aldilà della scrittura.

Stato di paura

‘Un dinamico, avvincente romanzo d’azione che è in realtà uno dei saggi più coraggiosi, anticonformisti e demistificatori che ci è capitato di leggere negli ultimi anni.’
Corriere della Sera – Magazine – Antonio D’Orrico

‘Il suo nuovo straordinario thriller verrà ritenuto una pietra miliare: un avvertimento e una profezia.’
Publishers Weekly

A Parigi un fisico viene assassinato dopo aver eseguito un esperimento per una bella visitatrice.
Nella giungla della Malesia, un misterioso imprenditore fa costruire un impianto di cavitazione dalle caratteristiche molto particolari.
A Vancouver una società di comodo affitta un mini-sommergibile da utilizzare in Nuova Guinea.
A Tokyo un agente segreto cerca di capire che cosa significhi tutto questo.
Così inizia Stato di paura, il romanzo più ambizioso di Michael Crichton. Dai ghiacciai islandesi ai vulcani dell’Antartide, dal deserto dell’Arizona alle giungle impenetrabili delle Isole Salomone, dalla strade di Parigi alle spiagge della California, in un incalzare di colpi di scena e di invenzioni che lasciano il lettore senza fiato, Stato di paura affronta temi controversi: dalla preoccupazione per l’effetto serra al ruolo dell’informazione nella società contemporanea. Soprattutto s’interroga su ciò in cui crediamo, e sul perché ci crediamo.

(source: Bol.com)

La solitudine dei numeri primi

Alice ha sette anni e odia la scuola di sci, ma suo padre la obbliga ad andarci. È una mattina di nebbia fitta, lei ha freddo e il latte della colazione le pesa sullo stomaco. In cima alla seggiovia si separa dai compagni e, nascosta nella nebbia, se la fa addosso. Per la vergogna decide di scendere a valle da sola, ma finisce fuori pista, spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canalone innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un ragazzino intelligente con una gemella ritardata, Michela. La presenza costante della sorella umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei. Per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia decide di lasciare Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e di Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze, così profondamente segnate, si incroceranno e i due protagonisti si scopriranno strettamente uniti eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano primi gemelli: due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Questo romanzo è la storia dolorosa e commovente di Alice e di Mattia, e dei personaggi che li affiancano nel loro percorso. Paolo Giordano tocca con sguardo lucido e profondo, con una scrittura di sorprendente fermezza e maturità, una materia che brucia per le sue implicazioni emotive. E regala ai lettori un romanzo capace di scuotere per come alterna momenti di durezza e di spietata tensione a scene più rarefatte e di trattenuta emozione, piene di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

Il solito Albert e la piccola Dolly: La scienza dei bambini e dei ragazzi

Dopo centinaia d’anni la scienza è uscita dalla torre d’avorio ed è entrata nella società. Oggi non si fa scienza con la sola ricerca di laboratorio ma coinvolgendo diversi attori sociali. Ci sono gli scienziati, ma anche i politici, gli amministratori, gli imprenditori e la gente comune, giovani e adulti. Le loro paure, reali o percepite, possono porre un freno ai suoi sviluppi. La loro fiducia e le loro speranze la alimentano e creano un clima di aspettative che non sempre vengono soddisfatte. Nella grande narrazione della scienza, i primi attori, gli scienziati, sono di volta in volta distruttori e benefattori, santi o mostri, padri del Golem dai piedi d’argilla o di Frankestein che si rivolta e distrugge. Non di rado poi sono tanti Sisifo che ricominciano continuamente la loro impresa – e non è escluso che agli occhi di alcuni condividano con Penelope l’abitudine di disfare di notte ciò che fanno di giorno. L’immagine di chi fa la scienza, scienziati e scienziate, è plasmata dagli atteggiamenti, dalle convinzioni e dalle credenze individuali e collettive che si muovono nella società. Tutto ha inizio dai più giovani: bambini e adolescenti.

Sentire E Pensare

Pensieri e sentimenti sono spesso stati considerati, studiati separatamente. Ricerche recenti, in ambito psicologico, neuroscientifico sottolineano l’unitarietà, la reciproca influenza dei processi cognitivi ed emotivi, lo stretto rapporto fra natura e cultura. La vita psichica, sin dalle sue origini, dalle sue prime esperienze relazionali si sviluppa in tutte le sue funzioni. Nel corso degli anni si continua ad apprendere, a memorizzare, a crescere sul piano del pensare e del sentire. Anche da vecchi si può sempre imparare e perfezionare ciò che si pensa e si prova. Il benessere o il malessere coinvolgono la storia e la vita delle persone, nella loro complessità. Quando vengono colpiti gli affetti ne risentono i pensieri, gli atteggiamenti, le relazioni con gli altri. Nelle situazioni vissute positivamente si è più facilmente portati ad essere ottimisti, disponibili verso l’ambiente circostante, spesso ci si sente meglio anche fisicamente. Mente e cervello nascono insieme e non si separano mai, sono entrambi testimoni della biografia di un individuo; il loro destino è connesso alle esperienze, alla qualità e caratteristiche dei pensieri e dei sentimenti, al loro grado di consapevolezza, al desiderio di saperne sempre di più, di noi stessi e di quanto ci accade. La dimensione relazionale, l’intersoggettività, il significato degli affetti, la cultura, la libertà dello spirito creativo caratterizzano il pensare e il sentire, l’apprendere e il ricordare, la verità narrativa di una persona, dall’infanzia alla vecchiaia. Il volume raccoglie in una prospettiva interdisciplinare vari contributi sulle emozioni e sull’apprendimento, sul sentire e sul pensare e può essere di aiuto a medici, psicologi, professionisti della salute, ricercatori, studenti e a tutte quelle persone a cui stanno a cuore l’unitarietà e le speranze dell’essere umano. (source: Bol.com)

Il segreto della Genesi

Londra. Efferati delitti scuotono la città, in una scia che presto si espande fino agli angoli più remoti delle isole britanniche. L’ispettore Forrester, di Scotland Yard, brancola nel buio. Ci sono solo pochi indizi che sembrano puntare verso una tradizione occultista sotterranea e potente. Chi c’è dietro quelle esecuzioni rituali? E perché i fatti di sangue sono sempre accompagnati da strani scavi nelle vicinanze? Sito archeologico di Gobekli Tepe, deserto della Turchia orientale. Il giornalista Robert Luttrell, inviato sul posto per un incarico di routine dopo una pericolosa missione, stringe amicizia con il direttore degli scavi, l’archeologo tedesco Franz Breitner, e la sua affascinante assistente Christine. Rob apprende così la straordinaria storia del tempio più antico del mondo, costruito dodicimila anni fa e misteriosamente sepolto duemila anni dopo. E poi scoperto per caso in un’area che rappresenta forse la culla della civiltà, una zona in cui ancor oggi sopravvivono culti antichissimi, che precedono le religioni monoteiste, come il culto degli angeli. Ma qualcuno non vuole che gli scavi proseguano, ed è disposto a uccidere purché il segreto di quel tempio rimanga nascosto. Un segreto gelosamente custodito da millenni, eppure sotto gli occhi di tutti, nel libro della Genesi. Fondato su scoperte reali ma, fino a oggi, poco note, “Il segreto della Genesi” è un thriller epico, avventuroso e capace di rivelare… forse più di quanto vorremmo sapere.

Il sangue non mente

Ben Dafoe lavora in un pronto soccorso ed è consulente della polizia di Seattle. Viene chiamato sulla scena di un delitto per il riconoscimento di una vittima, e scopre che è Emily Kenmore, la sua ex fidanzata, l’ennesima persona che ha amato e che è caduta nella rete della droga. Anche suo fratello gemello, Aaron, tossicodipendente, è scomparso due anni prima. Ma le analisi sul sangue rinvenuto nell’appartamento della donna indicano proprio Ben come unico indiziato: il test del DNA lo inchioda. Nel tentativo di trovare il vero colpevole, Defoe assume una falsa identità e si dà a una disperata fuga dalla polizia, aiutato da suo cugino Kyle, ex socio di Aaron nel traffico di droga, e dall’affascinante collega Alex Lindquist. Ma c’è qualcun altro deciso a ostacolare la sua ricerca a ogni costo, e la verità si nasconde molto più vicino di quanto lui non immagini.

La rizzagliata

“Il romanzo si colloca nelle vicinanze della cronaca più recente. E dà una rappresentazione storicamente ravvicinata del generale insordidamento politico: delle occulte geometrie e delle segrete intese fra poteri forti trasversali alle colorazioni stinte dei partiti; degli strusciamenti della corruzione; delle collusioni mafiose; dei vari gradi di perversione del linguaggio velato o atteggiato, elusivo o reticente, ossequioso o intimidatorio. Le apparenze abbagliano. Ed è sconsigliato denudare le parole e interpretare i fatti. L’impermeabilità della politica irradia di sé le carriere, nelle aziende pubbliche, e i passaggi dei pacchetti azionari nella Banca dell’Isola; e persino le alcove: le fedeltà e le infedeltà coniugali; l’amor costante e le passioni tattiche. La giostra, che la politica fa intorno al cadavere di una studentessa assassinata e al fidanzato raggiunto da un avviso di garanzia, viene seguita, e assecondata, dal direttore del telegiornale isolano. Anche gli innocenti, che credono di star fuori o ai margini della trama, e sanno come ‘cataminarisi’, hanno le loro tare e qualche inaspettato tornaconto nel romanzo. La verità è confezionabile, come qualsiasi menzogna. […]” Salvatore Silvano Nigro

Qualcuno a mezzanotte: La settima indagine del commissario Martini

Torino. Estate 1938. Nel parco del Valentino, non lontano dal Borgo Medioevale, viene trovato ucciso uno scrittore, soggettista per la FERT.
Tra passioni e rancori, il commissario Andrea Martini investiga nel mondo del cinema e della moda, elegante e subdolo “salotto buono” della città. ..
– C’è stata troppa confusione nei movimenti di questa gente, – commentò con amarezza Piperno. – Ognuno di loro avrebbe potuto allontanarsi dal teatro senza essere notato. Per esempio, prima di entrare o durante l’intervallo. In mezzo a tanta gente non è difficile dileguarsi, – sospirò profondamente, – e poi la complicità del buio, in quel parco pieno di viottoli, di piante…
– Sì, – ammise Martini, – comunque, qualcuno, a mezzanotte, è riuscito a piazzare una pallottola nel cuore di quel povero cristo.

La promessa dei lupi

Europa, 14.000 anni fa. Kaala è una lupa e il marchio bianco, a forma di falce di luna, sul suo pelo grigio, rivela che è di razza mista, una cosa inaccettabile per i membri del suo branco. Così, dopo che la madre è stata mandata in esilio, Kaala è costretta a una durissima lotta quotidiana per la sopravvivenza: tutti la disprezzano, quasi nessuno gioca con lei e persino il cibo le è spesso negato. Inoltre, sebbene nessuno lo sappia, Kaala ha infranto anche la legge principale del branco: è entrata in contatto col più grande nemico dei lupi, l’uomo. Non soltanto ha salvato una ragazzina che stava per annegare, ma da qualche tempo la affianca anche nella caccia, la protegge, la aiuta. E adesso, mentre la guerra tra gli esseri umani e i lupi sembra ormai inevitabile, per Kaala si avvicina il momento della scelta: rientrare nel branco e difendere la sua razza, oppure schierarsi al fianco di colei che le ha dimostrato affetto e amicizia. Una decisione che potrebbe segnare il futuro della vita sulla Terra.
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Il Progetto Alfa Centauri (Thinking Worlds)

XXIV secolo. Agli umani si sono affiancati gli esseri virtuali, software appartenenti a due etnie, intelligenze artificiali e anime, queste ultime ottenute digitalizzando il cervello umano. Vivono nella Rete e su Marte. Per liberarsi dalla difficile convivenza con l’umanit, decidono di intraprendere il primo viaggio interstellare. Tutto perfetto, finch la Sicurezza intercetta dei messaggi che portano agli Eletti, una setta entrata in Rete cinquant’anni prima con un suicidio collettivo. Sono interessati al progetto Alfa Centauri e al loro passaggio lasciano morte e distruzione. La partenza imminente. Lo scontro finale si avvicina inesorabile. Avverr nello spazio, dopo la partenza. Il romanzo propone una storia ricca di colpi di scena, ma anche momenti di riflessione. In fondo, il vero protagonista l’umanit, che nonostante i suoi limiti, sa essere artefice della propria evoluzione. *** Prefazione di Diego Dalla Palma ****