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È stato un attimo

È la vigilia di Natale. Santo si risveglia in uno dei bagni della Scala di Milano dopo essersi fulminato con l’interruttore difettoso. Santo è un manager di successo, direttore della filiale milanese di una multinazionale della pubblicità e ha costruito la sua fortuna su un mix di spregiudicatezza personale e abilità politica. Ma Santo non si ricorda più niente di tutto questo. La scarica elettrica gli ha bruciato gli ultimi dodici anni di vita e i suoi ricordi risalgono a quando era ancora un ventenne impegnato nel sociale, che viveva in una casa occupata cercando di sbarcare il lunario come giornalista free lance. Un uomo che non ha mai visto un telefono cellulare, che non ha mai sentito parlare di Euro o della guerra in Iraq, che non sa come usare internet o le carte di credito che scopre di avere in tasca. Un uomo assolutamente inadatto a vivere nel presente. Recuperare la memoria significherebbe ridiventare il cinico manager in cui si è trasformato negli anni che ha dimenticato, e Santo, tornato “quello di prima”, non lo vuole assolutamente. A costo di ricominciare da capo. Ma nei suoi anni perduti si nasconde un buco nero che Santo è costretto ad affrontare. La sua carriera da manager, infatti, ha avuto un balzo in avanti grazie alla tragica morte di quello che era il suo capo, caduto in mare dal suo yacht e annegato. E qualcuno sembra convinto che Santo non sia estraneo a quell’incidente…

Due gocce di sangue blu. La quarta indagine del commissario Martini

Quale motivo ha spinto la baronessina Langriano a un viaggio in idrovolante, da Torino a Venezia? Per lo stesso motivo, qualcuno decide che non deve assolutamente arrivare a destinazione. Il commissario Martini si muove con sicurezza nell’ambiente della piccola aristocrazia della Torino anni Trenta. Ma la ricerca della verità sarà lunga e difficile.

Le donne del club omicidi: romanzo

Le donne del Club Omicidi: quattro amiche, quattro donne moderne combattute tra problemi di lavoro, vita privata e sentimentale, protagonisti di una serie di thriller ad alto tasso di suspense e azione. La detective Lindsay Boxer, determinata e coraggiosa. La giornalista Cindy Thomas, brillante e spregiudicata. Il medico legale Claire Washburn, saggia e intuitiva. L’avvocato Yuki Castellano, furba e vivace. Insieme affrontano e risolvono intricati casi polizieschi e i non meno difficili problemi di tutti i giorni. In questo caso devono indagare sull’omicidio di giovani vittime torturate e uccise nei sordidi alberghetti di un quartiere malfamato di San Francisco. Unico indizio nelle mani della polizia: una Mercedes nera notata più volte sul luogo dei delitti. E proprio durante un inseguimento della vettura sospetta, Lindsay Boxer si ritrova coinvolta in un conflitto a fuoco in cui, per salvarsi la vita, è costretta a sparare alle persone a bordo dell’auto, uccidendone una. Legittima difesa? O quel margarita bevuto con le amiche fuori servizio, prima di ricevere la chiamata, l’ha indotta a un errore fatale? Sospesa per il tempo necessario all’inchiesta ufficiale, Lindsay accetta l’invito della sorella per una vacanza a Half Moon Bay, la cittadina dove ha avuto inizio la sua carriera. Per il tenente Boxer però non c’è riposo e si ritrova a rischiare ancora una volta la vita in una lotta all’ultimo sangue con un assassino spietato.

Una donna tra due mondi. La mia vita all’ombra di Saddam Hussein e la mia fuga dalla tirannia

Zainab Salbi ha undici anni quando suo padre viene scelto da Saddam Hussein come suo pilota personale. Da quel momento, la vita dei Salbi è legata a quella del dittatore. La madre di Zainab, la bella Alia, insegna alla figlia quello che le occorre sapere per sopravvivere: dire sempre di sì, chiudere in scatole mentali gli orrori che balenano attorno a lei. “Impara a cancellare i tuoi ricordi”, le ordina. “Lui ti sa leggere negli occhi.” Zainab, su insistenza della madre, riesce a sfuggire alle follie del dittatore nel più tradizionale dei modi: un matrimonio combinato con un iracheno che vive negli Stati Uniti. Ma per lei si apre soltanto un altro incubo…

La donna del campione

Nella citta di M., attraversata dalle sirene e popolata di investigatori in affanno per il rapimento di Elvio Wolfson, ultimo rampollo di una dinastia di ricchi imprenditori un po’ chiacchierati, s’incrociano i destini di tre uomini. Corrado Genito, ex carabiniere cacciato dall’Arma e titolare di una quotata agenzia di consulenza per la sicurezza, è stato ingaggiato da Maretta Zara, l’ex “ragazza immagine” che ha sposato Wolfson, per aprire un canale di contatto con il clan dell’Anonima all’insaputa dei magistrati. Avrà un’idea geniale, ma davvero spregiudicata per tentare di salvare il rapito. Cosmo Sconosciuto, un killer appassionato di mare e nuotate, è costretto a lasciare la sua vita spesa tra assaggi di pesce crudo e omicidi altrettanto crudi per tornare nella Città di M., dove è stato un famoso rapinatore: Cosa Nostra gli ha assegnato un lavoro speciale e può farlo solo lui. Nel frattempo, l’ispettore della squadra Mobile, Francesco Bagni, il “cervello” della sezione Omicidi, sta cercando di risolvere il caso di un cadavere sfigurato dalle fiamme, ma si ritroverà a frugare tra saloni massaggi e bar di malavita, mentre cerca di mettere pace anche nel suo cuore, diviso tra due donne.

Domenica nera

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Sul prato dello stadio di Genova i giocatori si guardano perplessi, sulle gradinate la folla rumoreggia. Il secondo tempo della partita che può decidere il campionato dovrebbe essere già iniziato, ma l’arbitro Ferretti non arriva. L’hanno trovato impiccato nel suo spogliatoio. È una bomba, per il mondo del calcio italiano. Impazzano i dubbi, le voci, le malignità. Il campionato viene interrotto. Tutti sussurrano la parola che non si può dire ad alta voce: corruzione. Serpeggia il sospetto che il suicidio – sempre che sia davvero un suicidio – sia legato alle torbide vicende che hanno segnato la carriera di Ferretti.

Dispacci

Pubblicato per la prima volta nel 1977, “Dispacci” è il doloroso reportage di un giornalista che tra il 1967 e il 1969 trascorse un anno e mezzo in Vietnam, come corrispondente di guerra, al seguito delle truppe americane. Attraverso le stesse parole, crude e dirette, dei soldati con cui condivise pericoli e fatiche quotidiane, Michael Herr registra e racconta in queste pagine l’allucinante sequenza di crudeltà di cui furono responsabili, e a loro modo vittime, i giovanissimi americani arruolati nell’esercito, brutalmente scaraventati da una realtà rassicurante nel groviglio di una giungla misteriosa e nel pieno della follia bellica. Considerato uno dei testi più potenti sugli orrori del conflitto e sulla violenza di un periodo storico ancora molto vicino, il libro di memorie di Herr affianca alla testimonianza e al valore storico del documentario la riflessione lucida e disperata di un osservatore d’eccezione sull’esperienza della morte e della guerra. Introduzione di Roberto Saviano.
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Il diamante dell’harem

Venezia 1604. Una gondola fende l’acqua nera come il petrolio. La lanterna dell’imbarcazione illumina fiocamente il volto pensieroso di Paul Pindar, mercante dell’onorevole Compagnia del Levante.
L’uomo si trova ormai a Venezia da diversi mesi e consuma le sue notti e il suo denaro tra gioco d’azzardo e cortigiane. Ma niente riesce a fargli dimenticare Celia, la sua promessa sposa, rapita dai turchi per la pelle di luna e i biondi capelli. La sua bellezza l’ha resa una delle favorite del sultano. Ma ora il suo destino è sconosciuto. Nessuno sa se sia ancora rinchiusa tra i cancelli dorati dell’harem di Costantinopoli, un mondo proibito e impenetrabile, o se sia scomparsa per sempre.
Eppure, proprio quando Paul ha quasi perso la speranza di ricontrarla, ecco che fra i vicoli veneziani inizia a serpeggiare una voce sempre più insistente. Si dice che in città sia nascosta una misteriosa pietra, L’Azzurro del sultano, un diamante blu dal valore inestimabile appartenuto al sovrano di Costantinopoli.
Pindar non ha dubbi: deve impossessarsene a tutti i costi. È convinto che il gioiello lo ricondurrà in qualche modo a Celia. Ma la strada è irta di pericoli. Perché molti altri sono disposti a uccidere pur di averlo.
L’unica in grado di aiutarlo è Annetta, una monaca che si trova in un convento di clausura nella laguna veneziana. La ragazza non è una suora come tutte le altre. Il suo è un passato oscuro, indissolubilmente legato all’harem.
Mentre l’ossessione del mercante per il misterioso diamante aumenta sempre più, diventa chiaro che ci sono altre forze segrete in gioco. Il diamante è reale, o si tratta solo di un tranello per trascinarlo verso la rovina?

UNO DI FAMIGLIA

“C’è una cosa che accomuna i cani e le persone, talmente fondamentale per il nostro essere che nessuna delle due specie potrebbe sopravvivere senza di essa: il concetto di famiglia”. Dopo “L’uomo che parla ai cani” e “Il capobranco sei tu”, Cesar Millan torna a dispensarci consigli e suggerimenti per vivere al meglio insieme al nostro amico a quattro zampe. Come trovare il cane giusto per noi? In che modo insegnargli le regole della nostra casa? Dove lasciarlo quando partiamo per un viaggio di lavoro? “Uno di famiglia” è la guida pratica che saprà rispondere in modo chiaro ed efficace a tutte le vostre domande, dimostrando che l’arrivo di un cane all’interno di una famiglia non può che rafforzarla e renderla ancora più unita.
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Delitto irrisolto

Gli agenti dell’FBl Dillon Savich e Lacey Sherlock, marito e moglie, stanno trascorrendo un pacifico week-end col figlioletto, quando Dillon si imbatte in una sconosciuta: visibilmente sconvolta, la donna sostiene di essere sfuggita a un assassino e lo supplica di riaccompagnarla a casa. Una volta ricondotta nella sua grande villa, la donna scompare senza lasciare traccia. Ma non c’è tempo per interrogarsi: Savich è costretto a raggiungere Washington per coordinare le indagini sull’omicidio del giudice Stewart Califano, assassinato in tribunale. Tra i collaboratori a questo caso scottante, oltre alla moglie, c’è Callie Markham, giornalista del Washington Post e figliastra del giudice ucciso, in grado di introdurre gli agenti nell’elitario ambiente della Corte suprema. Gli investigatori devono agire in fretta, perché l’assassino continua a colpire: nel giro di pochi giorni vengono uccisi due assistenti di Califano, e un altro sfugge alla morte per un soffio. Poche tracce, un solo sospetto: un sicario di cui si erano perse le tracce da più di dieci anni e che si fa chiamare Giinter Grass. Nel frattempo, Savich riesce a rintracciare il figlio della donna che era sparita nel nulla sotto i suoi occhi, e apprende una verità che lo lascia senza fiato…

Delitti di prima classe. La quinta indagine del commissario Martini

Anni Trenta. Andrea Martini, imbarcatosi sulla lussuosa nave da crociera Augustus per rintracciare un falsario, si trova a dover indagare sull’omicidio di un tenore, scritturato per un concerto… L’affascinante commissario si muove perfettamente a proprio agio in quell’ambiente mondano, che pure non sempre apprezza. E, dopo un altro delitto e svariati colpi di scena, non tarderà a giungere alla soluzione.

La danza degli gnomi e altre fiabe

La danza degli gnomi e altre fiabe è una delle raccolte di testi per l’infanzia di Guido Gozzano Lo scrittore-poeta, infatti, dedicò molta parte del suo tempo e della sua ispirazione a composizioni per l’infanzia, scrivendo per Il Corriere dei Piccoli e per altre testate prestigiose dell’epoca.

La croce e la spada

Era un bambino, Morgenne, il giorno in cui cinque angeli bianchi, su montature con gualdrappe d’oro e d’argento, fecero irruzione sulla loro terra. Le armi sguainate scintillavano al sole ed emettevano un fragore che sembrava un concerto per celebrare la venuta di angeli caduti. Ma i cavalieri erano angeli della morte e li avevano uccisi tutti. Lui era l’unico a essersi salvato. Allora non poteva saperlo, ma la grave colpa per cui il padre era stato punito, insieme alla madre e alla sorellina, era di aver amato, lui cristiano, una donna ebrea. Dopo anni trascorsi in solitudine nella foresta, Morgenne conosce un poeta, come ce ne erano tanti nella Francia del XII secolo, un cantastorie di nome Chrétien de Troyes. L’uomo porta il ragazzo con sé, colpito dalla sua prodigiosa memoria. Da quel momento la vita di Morgenne si confonde fino a diventare leggenda. Insieme a Chrétien, il ragazzo partecipa prima a una gara di trovieri, poi si unisce alla Compagnia del Dragone Bianco, una carovana di attori specializzata nel portare in scena le imprese di San Giorgio. Con loro sbarcheranno in Terrasanta, dove Morgenne decide di diventare cavaliere templare.
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Controinsurrezioni

Valerio Evangelisti, il celebre creatore del personaggio dell’inquisitore Eymerich, e Antonio Moresco, una tra le voci più innovative della letteratura italiana contemporanea, hanno unito i loro talenti per esplorare l’evento storico che è stato l’atto di fondazione di un paese, l’Italia, che sembra averlo dimenticato se non tradito: il Risorgimento. Nelle due storie (una ambientata negli ultimi giorni della Repubblica Romana del 1849, l’altra che si svolge durante il cruciale anno 1848) Evangelisti e Moresco fanno rivivere il rumore e il colore delle lotte risorgimentali. Eroismi folli, lampi di ferocia, lunghe attese nelle barricate, feriti rantolanti, malinconia, paura, amore: una verità fatta di carne e sangue che lo storico non può permettersi, e che solo la narrativa può far rivivere.
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La contessina Mizzi ovvero Un giorno in famiglia

Arthur Schnitzler scrisse la commedia in un atto “La contessina Mizzi ovvero Un giorno in famiglia” fra il giugno 1906 e l’aprile 1907. L’attenzione dello Schnitzler acuto osservatore della società è rivolta, in quest’opera, al mondo dell’aristocrazia e al rigido codice delle convenzioni che ne regolano e ne snaturano l’esistenza. La doppia morale, condannabile nel mondo borghese, è giustificata dalla ferrea e ipocrita legge del decoro in quello aristocratico. L’ironia della commedia è tutta nel sottotitolo: il “Giorno in famiglia”, che allude a un tranquillo incontro, è invece un giorno di rivelazioni di aspetti dolorosi e grotteschi di un non troppo lontano passato e produrrà in realtà delle situazioni disgreganti per una famiglia che fino allora aveva vissuto apparentemente tranquilla nella menzogna e nell’ipocrisia, imposte dalle convenienze di classe. Mizzi è una delle grandi figure femminili dell’opera di Schnitzler, una donna che con aristocratico contegno ha sofferto in silenzio, lasciando che la sua vicenda umana si evolvesse senza interferire nel destino degli altri. Nonostante la satira, piuttosto marcata, del futile e vuoto mondo aristocratico, non sfugge tuttavia nella commedia un senso di umana comprensione, e persino di simpatia, nei riguardi di una classe che un tempo aveva retto, al di là di ogni critica, con dignità le sorti dell’Austria felix e che adesso, all’inizio del Novecento, è ormai soltanto l’ombra di se stessa.
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Conta le stelle, se puoi

Questa è la storia di una famiglia ebraica. È una storia più o meno vera. O meglio, è vera come avrebbe potuto esserlo se un bel giorno del 1924 a Mussolini fosse preso un colpo.
Moise Levi ha solo ventitré anni la mattina di fine estate in cui lascia Fossano portandosi dietro un carretto di stracci. Vuole andare a Torino a far fortuna, e non può immaginare che quello sia solo l’inizio di una lunga storia.
Perché Moise possiede un fiuto eccezionale per gli affari e per i sentimenti: darà il via a una florida ditta di commerci nel ramo tessile, e avrà due mogli, sei figli e un’infinità di nipoti sparpagliati ai quattro angoli del mondo.
Dopo la grande guerra mondiale e quel «brutto spettacolo» della marcia su Roma, finalmente la vita di tutti ha ripreso il suo corso. Meno male che nel 1924 a quel «brutto muso di Mussolino» gli è preso un colpo secco, altrimenti la storia di nonno Moise e della sua discendenza sarebbe stata molto diversa.
Invece la famiglia Levi – con i suoi amori e i suoi affanni, i suoi commerci e le sue tribolazioni, le grandi cene di Pasqua e i lunghi silenzi delle stanze chiuse – diventa sempre più numerosa nella casa di via Maria Vittoria, costruita proprio lì dove una volta c’era il ghetto e adesso non c’è più.
Elena Loewenthal non ha riscritto la Storia all’incontrario: ha provato piuttosto a mettere la vita al centro, dove la morte ha cancellato tutto. Ha lasciato scorrere la quotidianità dell’esistenza, con la sua allegria e la sua insensatezza, per vedere come le gioie e le fatiche di ogni giorno possano fondersi «in una cosa sola che non è troppo distante dalla felicità».
La storia che si racconta è quella di una grande famiglia normale, resa impossibile dall’aberrante eccezionalità della Storia. Per questo la voce calda e intima dell’autrice, con una sincerità capace di rispettare tutte le ferite, prova a inventarsi un lieto fine, «come se non fosse successo quello che è successo».
«Certo, negli anni e nei decenni a venire, attorniato dai figli e dai nipoti, Moise Levi ci avrebbe anche riso su. Ma quella mattina del 1872, lui Torino se la immaginava così. Una gigantessa addormentata con miriadi di minuscoli esseri che le camminavano addosso freneticamente, carichi delle loro tribolanti esistenze».