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La nascita di un regno

Nel Galles del XIII secolo, Llewelyn, terzogenito di lord Griffith, nasce nello stesso giorno di Samson, figlio di una domestica. Samson passerà accanto al suo signore tutta la vita in qualità di servitore, amico e cronista. Tutto ha inizio perché lord Griffith, figlio illegittimo di Llewelyn il Grande, supremo capo del Galles del Nord, non ha ricevuto in eredità il titolo sul quale, secondo le leggi gallesi, potrebbe accampare pieni diritti. Quando nel 1240 il fratello David diviene principe di Aberffraw, Griffith, estromesso dal potere, pone la propria famiglia sotto la protezione del re d’Inghilterra. Ma il figlio Llewelyn si ribella: decide di rimanere nel Galles, e di lottare per coronare il suo sogno di un Paese unito e indipendente.

La musica sveglia il tempo

“Questo non è un libro per musicisti o per non-musicisti, è piuttosto un libro per le menti curiose di scoprire le corrispondenze fra musica e vita, e la saggezza che diventa comprensibile all’orecchio pensante. Tali scoperte non sono privilegi riservati ai musicisti di grande talento che fin dalla più tenera età ricevono un’educazione musicale, né una torre d’avorio o un lusso riservato ai ricchi; sono convinto che sviluppare l’intelligenza dell’orecchio sia una necessità fondamentale”. (Daniel Barenboim)

Musica nera

Versilia, 1967. Mentre lo scenario internazionale è dominato dalla Guerra Fredda e dall’escalation americana in Vietnam, l’Italia si gode i frutti della ripresa economica. Il benessere è diffuso, la 500 e le vacanze al mare sono ormai alla portata di quasi tutti, nei juke-box impazzano Gianni Morandi e Caterina Caselli. Eppure, lungo il litorale turistico di Viareggio, qualcuno sembra molto, molto lontano da questo clima di euforia collettiva. Si tratta di un gruppo di donne in nero che, sul pontile del Cinquale, si ritrova ogni sera per guardare il mare, in silenzio. Le nota Bruno Arcieri, venuto al funerale di un vecchio amico, un ufficiale della Marina militare morto per un’apparente disgrazia in un fosso inquinato pieno di schiuma. Ma sarà il jazz della sua giovinezza, suonato dalla misteriosa tromba di un musicista che è come emerso dall’abisso del tempo, a condurlo in una trappola mortale, a cui sfugge in modo inspiegabile. Proprio per darsene ragione e per trovare le radici remote di varie morti – quattro bambini uccisi dai nazifascisti nel 1944, un faccendiere italiano legato ad ambienti poco chiari dei servizi segreti, l’equipaggio di un mini-sommergibile lasciato morire negli abissi Arcieri condurrà un’indagine privata destinata a scoperchiare un intrico di trame eversive e di interessi privati di assoluto cinismo, che sporcano l’Italia del 1945 come quella vacanziera del boom economico.
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Morti viventi

La cameriera Sookie Stackhouse sta attraversando un periodo decisamente sfortunato. Innanzitutto, un suo collega viene assassinato e sembra che a nessuno importi della cosa, poi si viene a trovare faccia a faccia con una creatura bestiale che le assesta una sferzata dolorosa e velenosa. A questo punto, entrano in campo i vampiri, che le succhiano il veleno dalle vene (come se non aspettassero altro!) Il punto è che le hanno salvato la vita, quindi quando un vampiro le chiede un favore, lei deve accettare, e ben presto si ritrova a Dallas, impegnata a utilizzare le sue doti telepatiche alla ricerca di un vampiro scomparso, fingendo di essere là per intervistare alcuni umani coinvolti in quella sparizione. Sookie pone una sola condizione: i vampiri devono comportarsi bene e lasciar andare illesi gli umani coinvolti. Più facile a dirsi che a farsi: basta infatti abbinare una bionda deliziosa a un piccolo errore perché la situazione si faccia letale.

La moglie indiana

Neel è un anestesista, fiero di essere una persona razionale e decisa, dentro e fuori la sala operatoria. Quando la madre lo richiama in India perché sposi una brava ragazza indiana, Neel non si scompone: lui ha già una fidanzata a San Francisco e una carriera ben avviata, un matrimonio combinato è l’ultima cosa che gli passa per la testa.
Leila ha trentacinque anni ma non è ancora stata promessa a nessuno: la famiglia è troppo povera per procurarle una dote e inoltre si vocifera di una sua relazione segreta con un ragazzo musulmano. L’apparente libertà americana si confronterà con le tradizioni e le usanze indiane quando le vite di Neel e Leila si uniranno nel più improbabile dei matrimoni combinati. Entrambi saranno costretti a lottare per conciliare i propri desideri con le aspettative delle famiglie e dovranno imparare a conoscersi a fondo.
*La moglie indiana* segna l’esordio di un’autrice che ha sperimentato sulla propria pelle il distacco dalla terra natia e l’integrazione in un nuovo Paese, con un romanzo capace di ricreare tutto il complesso e contraddittorio fascino di un mondo esotico.

La modista

‘*Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.*’
La Lettura – Corriere della Sera – Antonio D’Orrico

‘*Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.*’
Tuttolibri – Bruno Quaranta

Nella notte hanno tentato un furto in comune, ma la guardia Firmato Bicicli non ha visto nulla. Invece, quando al gruppetto dei curiosi accorsi davanti al municipio s’avvicina Anna Montani, il maresciallo Accadi la vede, eccome: un vestito di cotonina leggera e lì sotto pienezze e avvallamenti da far venire l’acquolina in bocca. Da quel giorno Bicicli avrà un solo pensiero: acciuffare i ladri che l’hanno messo in ridicolo e che continuano a colpire indisturbati. Anche il maresciallo Accadi, da poco comandante della locale stazione dei carabinieri, da quel momento ha un’idea fissa. Ma intorno alla bella modista e al suo segreto ronzano altri mosconi: per primo Romeo Gargassa, che ha fatto i soldi con il mercato nero durante la guerra e ora continua i suoi loschi traffici; e anche il giovane Eugenio Pochezza, erede della benestante signora Eutrice nonché corrispondente locale della ‘Provincia’.

Il nuovo romanzo di Andrea Vitali è centrato su una protagonista femminile vitale, ambi-ziosa e sensuale, un po’ furba e un po’ ingenua. Intorno al suo frequentatissimo atelier, tra cognac doppi e partite a scala quaranta, si muove e si agita tutto il paese: dal sindaco Balbiani con il segretario comunale Bianchi, giù giù fino al trio di giovinastri composto dal Fès, dal Ciliegia e dal Picchio, passando per l’appuntato Marinara, che deve rimediare alle distrazioni del superiore, e poi le misteriose titolari della farmacia Gerbera e Austera Petracchi, la cuoca di casa Pochezza e sua figlia Ersilia, lo spazzino Oreste e il messo Milico.
Nei suoi romanzi – divertenti, intelligenti, godibilissimi – Andrea Vitali ha reinventato magistralmente la commedia all’italiana: riesce così a restituire l’immagine più vera e profonda del nostro paese, in un’incessante girandola di caratteri e di sorprese.
(source: Bol.com)

Miss Marple: giochi di prestigio

Pregata da una sua antica compagna di collegio, preoccupata per la sorella, Miss Marple si lascia convincere a lasciare per qualche tempo la sua casa a St. Mary Mead per andare ad abitare nell’immensa villa vittoriana di Stonygates. In questa antica magione Lewis Serrocold, marito di Carrie Louise, sorella dell’amica di Miss Marple, ha organizzato un Istituto di rieducazione per giovani delinquenti. Nell’Istituto regna un’atmosfera di cupo mistero che culmina, poco dopo nell’assassnio di un ricco filantropo, in visita. L’ispettore Curry incaricato nelle indagini, non sa come muoversi in quello strano ambiente di bizzarri idealisti, psichiatri e minorati mentali e certo le sue indagini si risolverebbero in un fiasco se non intervenisse in suo aiuto quella strana vecchietta che sembra capace di osservare più a fondo le cose. E’ infatti sarà proprio Miss Marple, alla quale è tornato in mente un gioco di prestigio a risolvere l’intricato caso.

Il migliore amico dell’orso

Se la lepre di Vatanen era un richiamo alla libertà, questa volta è la presenza ben più ingombrante di un orso a catapultare il nuovo romanzo di Paasilinna tra avventure esilaranti e profonde riflessioni. L’animale, regalato al pastore protestante Oskari Huuskonen e da lui allevato, incarnerà, per quest’uomo di mezz’età incastrato tra crisi di vocazione e crisi coniugale, una via di Riga: battezzandolo Satanasso, il pastore sembra già intuire che quel curioso compagno lo invita a varcare i limiti della sua vita frustrata da religioso di provincia. Congedato dal vescovo per le sue posizioni poco ortodosse (come quando vagheggia di un Gesù “ministro del governo rivoluzionario”), per il reverendo inizia così una deriva geografica ed esistenziale: prima il letargo con l’orso e il risveglio dei sensi con la giovane etologa che lo assiste, poi il viaggio, in bilico tra sacro e profano. Paasilinna ritrova nelle vicende del pastore e del suo peloso Sancho Panza una grande felicità creativa, alternando invenzioni picaresche e interrogazioni filosofiche sulla prossimità tra naturale e soprannaturale, alla ricerca di una fede più autentica nell’uomo e nella vita.

La Mente Medica

Il paziente dei nostri servizi sanitari è una persona o un numero? Un soggetto o un oggetto? Una persona sofferente o un insieme di meccanismi da aggiustare in una catena di montaggio di tanti specialisti?A ragione si parla oggi di umanizzazione della medicina e di demedicalizzazione dei servizi. Ci sono oltre venti lauree sanitarie ognuna delle quali dovrebbe comportare una professione diversa da quella del medico, e “più umana”: nel percorso formativo di queste lauree sono previste diverse discipline psicologiche e sociali. Ma l’impresa è difficile. Giustamente definite sanitarie, anziché mediche, anzi meglio “della salute”, o “di aiuto”, queste professioni dovrebbero essere diverse da quella medica: sono di fatto diventate altrettante “altre” professioni mediche. La “mente medica”, nel collettivo delle Organizzazioni si è appropriata di queste professioni come fossero “sue”.Le diverse scienze psicologiche in primis la Psicologia Clinica e la Psicosomatica, dovrebbero essere al centro della formazione, anzi di una nuova forma mentis, di questi nuovi operatori. Ma come viene applicato l’intento del legislatore nell’Università Italiana e nella cultura sanitaria? Il grande mantello della medicina, di una certa medicina, copre gli scopi che erano stati intuiti come necessari per le differenti professione della Salute.Il presente testo intende chiarire misconoscimenti e riduzionismi che paralizzano il pur auspicato mutamento della medicina e le sue articolazioni in differenti professionalità. La Psicologia Clinica si pone come chiave per leggere la mentalità collettiva che sottende l’attuale cultura sanitaria medicalizzante, che si scontra con le esigenze della persona umana, negando, oltretutto, quanto la psicosomatica oggi ci dice circa la costante modulazione psichica di tutti i processi organici, nella salute così come in tutte le malattie. L’umanizzazione della medicina non è un surplus eticamente giusto per il malato: è un indispensabile agente terapeutico. La sua mancanza è iatrogena.
(source: Bol.com)

Medjugorje. È tutto falso

Da quando, il 24 giugno 1981, sei ragazzi videro “una figura femminile luminosa sul sentiero”, il caso delle apparizioni mariane a Medjugorje è esploso in tutto il mondo. Corvaglia rievoca la vicenda a partire dalle settimane immediatamente successive al miracolo, non celando al lettore nessuno dei suoi molti lati oscuri. Sospesa com’è tra fede, superstizione e affarismo, Medjugorje, comunque la si pensi, resta un caso eclatante ed emblematico della spiritualità di oggi.
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Margit

Quando arriva a Parigi, in una grigia giornata di gennaio, l’americano Harry Ricks è un uomo distrutto. Il suo matrimonio è a pezzi e l’università in cui insegnava lo ha licenziato. Senza soldi e senza un posto dove abitare, Harry si lascia andare a una vita di espedienti, pur cercando di lavorare al libro che ha sempre sognato di scrivere. La sua esistenza subisce una svolta quando incontra Margit, una donna ungherese dal misterioso passato, di cui si invaghisce. Lei è però avara di confidenza: stabilisce che lo incontrerà solo due volte la settimana per un paio di ore d’amore. Alla frustrazione di Harry si aggiunge presto l’inquietudine: da quando c’è Margit, una forza oscura sembra agire sulla sua vita, perché chiunque gli abbia fatto del male nel passato viene colpito dal destino. Perciò la polizia comincia a insospettirsi, e Harry si ritrova in un incubo dal quale non sa come uscire.
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Mare di papaveri

È il marzo del 1838 e la Ibis, una magnifica goletta a due alberi che, con la vela di maestra e le vele di prora ben tese sembra un uccello dalle grandi ali bianche, è appena arrivata al largo dell’isola di Ganga-Sagar dove il Gange sfocia nel Golfo del Bengala.
Dalla nave si scorgono soltanto le sponde fangose dell’isola e i boschi di mangrovie, ma all’interno entrambe le rive del sacro fiume sono già coperte, per chilometri e chilometri, da folte distese di petali rossi, campi sterminati di papaveri.
Per quei petali la Ibis è lì, alla foce del Gange, destinata dalla «Benjamin Brightwell Burnham», la compagnia inglese proprietaria, a uno dei traffici più lucrosi dell’Impero britannico: il commercio di «delinquenti e stupefacenti» o, secondo una più elegante espressione, di «oppio e coolie».
Il momento, infatti, è eccellente per partecipare alle aste d’oppio della Compagnia delle Indie orientali e al trasporto di predoni, briganti, criminali, ribelli, cacciatori di teste e teppisti d’ogni razza e genere sulle varie isole-prigione dell’Impero sparse nell’Oceano Indiano.
A bordo della Ibis vi è la ciurma più incredibile che si possa incontrare in tutte le acque del Pacifico: un gruppo di lascari, i leggendari marinai cinesi e africani, arabi e malesi, bengalesi e tamil, insomma appartenenti a tutte le razze possibili e immaginabili, che parlano un lingua tutta loro, non hanno altro abito che una striscia di cambrì da avvolgere intorno ai fianchi e vanno in giro scalzi da quando sono nati.
A guidarli è un personaggio dall’aspetto formidabile, con una faccia che susciterebbe l’invidia di Gengis Khan: magra, lunga e sottile, con occhi irrequieti e un paio di baffi piumati che gli scendono fino al mento.
Nel suo avventuroso viaggio, la Ibis reca a bordo un’umanità davvero straordinaria: il figlio di una schiava liberata del Maryland dalla carnagione color avorio antico; un raja in rovina, il cui viso lungo, scarno e triste esprime esemplarmente il tramonto della vecchia India; una vedova dagli occhi privi di colore che non esita a infrangere i sacri riti della tradizione hindu; un uomo che vuole erigere un tempio alla donna che ha amato e che rivive ora in lui …
Mano a mano che i legami con le origini si affievoliscono e i contorni delle vite precedenti sbiadiscono, tutti, sulla Ibis, equipaggio e passeggeri, cominciano a sentirsi «fratelli di navigazione», uniti da una comunanza che oltrepassa continenti, razze e generazioni.
Primo libro di una trilogia dedicata alla nascita dell’India moderna, il paese sorto, appunto, da una delle piú straordinarie mescolanze di etnie e culture, *Mare di papaveri* si annuncia come il primo tassello dell’opera della vita di Amitav Ghosh, un’opera che, per forza e ambizione, può rappresentare per l’India moderna quello che libri come Moby Dick hanno rappresentato per l’America: la simbolica narrazione dell’origine di una civiltà nuova sorta dall’incontro-scontro di mondi opposti.

Manuale del sesso illuminato

David Deida si dedica da decenni all’arte del risveglio spirituale e sessuale. In questo manuale rivela che il segreto dell’illuminazione e del sesso sublime possono essere la stessa cosa ed espone le abilità indispensabili per aprirci ai doni fisici, emotivi e spirituali dell’intimità e dell’unione. Provocatorio e diretto, “Manuale del sesso illuminato” insegna a trasformare la semplice ‘frizione epidermica’ nella perfetta incarnazione dell’estasi, a sviluppare le abilità sessuali in quanto rapimento del cuore e resa del corpo, a raggiungere tutti i possibili orgasmi nelle loro svariate forme e molte.
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La mamma dei Carabinieri

A Palermo, di fronte alla casa del giudice Borsellino, vive un’anziana donna che sembra uscita dalle pagine di un racconto d’altri tempi. Domenica Lupo, questo il suo nome, da anni assiste i carabinieri che dopo la strage di via d’Amelio piantonano la casa dei familiari del magistrato, e ha stretto con loro un legame così forte da diventare, ai loro occhi, «la mamma» di tutti. Porta il tè, l’acqua, i cornetti, i panini con le «panelle», a qualcuno attacca un bottone o sistema la divisa. Finché un giorno tra quei giovani carabinieri arriva un ragazzo che, incuriosito, decide di scoprire il motivo di tanta dedizione e si fa raccontare la sua storia. E quella che Domenica, detta Mimma, gli narra è una vicenda tanto drammatica quanto vera che appartiene al passato, all’epoca in cui le donne siciliane subivano abusi e violenze, di fronte ai quali dovevano chinare il capo in silenzio. Mimma racconta un amore mai consumato per un giovane brigadiere dell’Arma dei carabinieri, un legame fortissimo che l’accompagnerà tutta la vita, nonostante sia stato calpestato dall’ostilità degli uomini e dalle regole non scritte dell’onore… Una storia straordinaria dall’epilogo sorprendente, che ha commosso tutti quelli che l’hanno conosciuta e che, per l’intensità del messaggio in essa contenuto, merita di essere, come si legge nella Prefazione di Rita Borsellino, «ascoltata, vissuta e tramandata». Nel 2001, mentre presta servizio di vigilanza alla famiglia Borsellino come carabiniere ausiliario, Alessio Puleo conosce la protagonista di questa incredibile storia, Domenica Lupo, detta Mimma. Colpito dal personaggio e dallo straordinario racconto della sua vita, decide di far conoscere al pubblico la sua commovente, romanzesca vicenda, e scrive una sceneggiatura. Accantonato il progetto, adatta il soggetto facendone un romanzo, in collaborazione con l’amico Filippo Vitale. Nel 2007 Puleo propone La mamma dei carabinieri a un piccolo editore siciliano, che scommette su di lui. Il libro esaurisce prestissimo la prima tiratura e viene nel frattempo presentato in televisione, in programmi popolarissimi quali E la chiamano estate, Sabato, domenica e…, Piazza grande e Uno Mattina. La struggente vicenda di «Zia Mimma» guadagna immediatamente la simpatia e l’affetto del grande pubblico, non solo televisivo: il gruppo dedicato su Facebook conta più di duemila iscritti.

Mai più pene né oblio

Incontriamo in “Quartieri d’inverno” Andrés Galvan, “la Voce d’Oro di Buenos Aires” e Tony Rocha pugile suonato, la faccia triste e il braccio lungo come una pompa da incendio; e poi le opposte fazioni di “Mai più pene né oblio”, don Ignacio eroe per sbaglio, Cerviño e il suo inseparabile aereo Torito, il matto Pelaez. Ambiente comune dei due romanzi è Colonia Vela, immaginario centro rurale della provincia di Buenos Aires: sullo sfondo la dittatura militare, che cambia volto senza mutare, condiziona gesti e comportamenti, s’infiltra nei singoli rapporti umani, alimenta soprusi e prepotenze. La scrittura “cimematografica” di Soriano, esatta, tagliente e ricca di humour, racconta la tragedia sudamericana evidenziandone il carattere ironico e assurdo, oltre che crudele e disumano: il dispotismo umanizzandosi perde credibilità,e misurandosi con il più marginale dei contesti sociali si staglia come uno spettro dell’insensatezza e dell’illegittimità.
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La mafiosa

“La mafiosa” è un romanzo in cui la protagonista è la mafia, soggetto della vicenda, invece, è Mara Lumera, una donna di straordinaria bellezza e intelligenza. La storia, anticipatrice di un potere criminale femminile oggi attuale, è divisa in tre parti. La prima è quasi un lungo antefatto: la giovane Mara, il suo amore per il giovane, affascinante Puddu Lumera, l’ostilità dei genitori di lei, il matrimonio; quindi l’ascesa di Puddu nei ranghi della mafia, le invidie e infine l’assassinio. Mara rimane vedova, e nella seconda parte si assiste alla sua presa del potere che era del marito, la sua abilità sia di fronte ai “carusi” suoi dipendenti sia con i compari, i complici e gli avversari. Qui, nella seconda parte, oltre alla presa del potere assistiamo alla preparazione della vendetta che puntualmente Mara mette in atto nella terza parte, cui segue un inatteso finale a sorpresa. Ma tutte e tre le parti contribuiscono a disegnare un quadro veritiero della particolare realtà siciliana, in cui risaltano le ansie, i timori, i voltafaccia, i sospetti di un vivere difficile: i personaggi sono inventati ma possibili e con i loro comportamenti costituiscono il modo di “leggere” la mafia come autentico fenomeno sociale. L’autore, anzi, della mafia traccia un breve profilo storico e sociologico. In questa storia emergono anche i legami con la politica, forse all’inizio non compresi e sottovalutati, così come gli accenni a una “cupola” che tutti regola e comanda. (Gilberto Pinzi)
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