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Maigret e il barbone

Di solito non si ammazzano i poveracci, Maigret lo sa. Eppure qualcuno ha massacrato di botte e poi scaraventato nella Senna un inoffensivo barbone che viveva sotto un’arcata del pont Marie. Per fortuna un battello fiammingo diretto a Rouen con un carico di ardesia era ormeggiato lungo il quai des Célestins, e l’imponente Jef van Houtte l’ha coraggiosamente ripescato, salvandogli la pelle. Certo, François Keller detto il “dottore” è uno strano barbone, l’eccezione che conferma la regola, insomma. La padrona del Petit Turin, il bistrot dove andava a rifornirsi di vino, sostiene che l’ha miracolosamente guarita. Ma c’è di più: ha una moglie che vive addirittura sull’Île Saint-Louis e frequenta l’alta società, e una figlia, Jacqueline, che ha sposato un Rousselet, quelli dei prodotti farmaceutici. Cosa può averlo mai spinto ad abbandonare dall’oggi al domani la famiglia e una professione che amava, lasciandosi dietro solo una lettera? È nel suo oscuro passato che va cercata la chiave del tentato omicidio? Dai tempi del cavallante della Providence Maigret non si trovava di fronte a un così perturbante passage de la ligne, e questo caso lo appassiona come non mai. Nel suo letto d’ospedale, Keller lo scruta senza dire una parola. Eppure il commissario ha l’impressione di capirlo: appartiene alla gente perbene, ama l’ordine e il decoro, ma conosce l’altra faccia del mondo, gli emarginati, gli scarti, i nemici della società. E, incredibilmente, ne comprende il linguaggio segreto.
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Di solito non si ammazzano i poveracci, Maigret lo sa. Eppure qualcuno ha massacrato di botte e poi scaraventato nella Senna un inoffensivo barbone che viveva sotto un’arcata del pont Marie. Per fortuna un battello fiammingo diretto a Rouen con un carico di ardesia era ormeggiato lungo il quai des Célestins, e l’imponente Jef van Houtte l’ha coraggiosamente ripescato, salvandogli la pelle. Certo, François Keller detto il “dottore” è uno strano barbone, l’eccezione che conferma la regola, insomma. La padrona del Petit Turin, il bistrot dove andava a rifornirsi di vino, sostiene che l’ha miracolosamente guarita. Ma c’è di più: ha una moglie che vive addirittura sull’Île Saint-Louis e frequenta l’alta società, e una figlia, Jacqueline, che ha sposato un Rousselet, quelli dei prodotti farmaceutici. Cosa può averlo mai spinto ad abbandonare dall’oggi al domani la famiglia e una professione che amava, lasciandosi dietro solo una lettera? È nel suo oscuro passato che va cercata la chiave del tentato omicidio? Dai tempi del cavallante della Providence Maigret non si trovava di fronte a un così perturbante passage de la ligne, e questo caso lo appassiona come non mai. Nel suo letto d’ospedale, Keller lo scruta senza dire una parola. Eppure il commissario ha l’impressione di capirlo: appartiene alla gente perbene, ama l’ordine e il decoro, ma conosce l’altra faccia del mondo, gli emarginati, gli scarti, i nemici della società. E, incredibilmente, ne comprende il linguaggio segreto.
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Maigret e i vecchi signori

È un fulgido maggio, che a Maigret ricorda la prima comunione e l’infanzia. Quasi una premonizione. Perché non appena comincia a indagare sull’assassinio del conte Armand de Saint-Hilaire, illustre ex ambasciatore ucciso con quattro colpi di revolver nel suo studio in rue Saint-Dominique, il commissario ha davvero l’impressione di regredire pericolosamente all’infanzia, quando a Saint-Fiacre la contessa appariva, a lui, figlio dell’intendente del castello, nobile, elegante e irraggiungibile come l’eroina di un romanzo popolare. Insigni diplomatici, funzionari beffardi e pieni di sicumera, quartieri eleganti, residenze squisitamente armoniose. Proprio l’ambiente in cui Maigret si sente più a suo agio, non c’è che dire. E la fase di impregnazione con cui s’inaugura ogni sua inchiesta è questa volta più che mai fatta di esitazione, impaccio, timidezza. E poi tutti sembrano irreali, sfocati, inconsistenti, quasi appartenessero a un mondo svanito: il conte, Isi – la principessa cui ha dovuto rinunciare ma che ha continuato ad amare, da lontano, con incrollabile tenacia, per cinquant’anni, come se fosse una creatura eterea e soprannaturale -, la devota governante Jaquette, che ha lo sguardo fisso di certi uccelli, il gelido nipote Alain. L’unico dato reale sono i quattro colpi di pistola che l’assassino ha sparato con ferocia. Un caso frustrante, un delitto privo di una spiegazione plausibile. Condurre a termine l’inchiesta, per Maigret, è come acchiappare una nuvola. O il passato.
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È un fulgido maggio, che a Maigret ricorda la prima comunione e l’infanzia. Quasi una premonizione. Perché non appena comincia a indagare sull’assassinio del conte Armand de Saint-Hilaire, illustre ex ambasciatore ucciso con quattro colpi di revolver nel suo studio in rue Saint-Dominique, il commissario ha davvero l’impressione di regredire pericolosamente all’infanzia, quando a Saint-Fiacre la contessa appariva, a lui, figlio dell’intendente del castello, nobile, elegante e irraggiungibile come l’eroina di un romanzo popolare. Insigni diplomatici, funzionari beffardi e pieni di sicumera, quartieri eleganti, residenze squisitamente armoniose. Proprio l’ambiente in cui Maigret si sente più a suo agio, non c’è che dire. E la fase di impregnazione con cui s’inaugura ogni sua inchiesta è questa volta più che mai fatta di esitazione, impaccio, timidezza. E poi tutti sembrano irreali, sfocati, inconsistenti, quasi appartenessero a un mondo svanito: il conte, Isi – la principessa cui ha dovuto rinunciare ma che ha continuato ad amare, da lontano, con incrollabile tenacia, per cinquant’anni, come se fosse una creatura eterea e soprannaturale -, la devota governante Jaquette, che ha lo sguardo fisso di certi uccelli, il gelido nipote Alain. L’unico dato reale sono i quattro colpi di pistola che l’assassino ha sparato con ferocia. Un caso frustrante, un delitto privo di una spiegazione plausibile. Condurre a termine l’inchiesta, per Maigret, è come acchiappare una nuvola. O il passato.
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Libeccio

Toscana, fine del XIX secolo. Tre giovani anarchici insofferenti alle leggi e alle costrizioni famigliari lasciano l'Italia illudendosi di poter raggiungere selvagge terre lontane dove divampa la febbre dell'oro. Sognano libertà e fortuna. Non sarà facile. Iniziata la fuga, i tre cancellano i loro nomi di battesimo e scelgono di chiamarsi come i venti più impetuosi: Libeccio, Grecale e Maestrale. Insieme affronteranno un mondo sconosciuto, dovranno superare ostacoli imprevisti, vivranno situazioni emozionanti ma anche drammatiche. Dei tre, Libeccio sarà il solo a non lasciarsi mai abbattere, deludere, vincere. Non lo fermerà nemmeno la dolcezza d'una donna straordinaria, che gli donerà felicità e sicurezza ma non riuscirà a soffocare il suo desiderio di libertà. Con i due compagni, Libeccio proseguirà senza voltarsi indietro il cammino verso la loro meta lontana. Sino a giungervi, infine: per vivere le stagioni terribili del grande nord ma anche il lungo momento della felicità sognata. Cinquant'anni dopo la partenza dall'Italia e l'abbandono della famiglia, Libeccio torna alla sua casa, in un piccolo paese non lontano da Lucca. Non narrerà mai nulla della sua odissea; ma poco a poco mille diversi indizi ne riveleranno momenti ed episodi.

Toscana, fine del XIX secolo. Tre giovani anarchici insofferenti alle leggi e alle costrizioni famigliari lasciano l'Italia illudendosi di poter raggiungere selvagge terre lontane dove divampa la febbre dell'oro. Sognano libertà e fortuna. Non sarà facile. Iniziata la fuga, i tre cancellano i loro nomi di battesimo e scelgono di chiamarsi come i venti più impetuosi: Libeccio, Grecale e Maestrale. Insieme affronteranno un mondo sconosciuto, dovranno superare ostacoli imprevisti, vivranno situazioni emozionanti ma anche drammatiche. Dei tre, Libeccio sarà il solo a non lasciarsi mai abbattere, deludere, vincere. Non lo fermerà nemmeno la dolcezza d'una donna straordinaria, che gli donerà felicità e sicurezza ma non riuscirà a soffocare il suo desiderio di libertà. Con i due compagni, Libeccio proseguirà senza voltarsi indietro il cammino verso la loro meta lontana. Sino a giungervi, infine: per vivere le stagioni terribili del grande nord ma anche il lungo momento della felicità sognata. Cinquant'anni dopo la partenza dall'Italia e l'abbandono della famiglia, Libeccio torna alla sua casa, in un piccolo paese non lontano da Lucca. Non narrerà mai nulla della sua odissea; ma poco a poco mille diversi indizi ne riveleranno momenti ed episodi.

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Lasciati amare

Lady Emeline Gordon è una giovane vedova, aristocratica e molto ricercata per la capacità di guidare le debuttanti nel loro ingresso in società e nella scelta dell¿uomo giusto da sposare. Samuel Hartley è un figlio del Nuovo Mondo, arricchitosi con il commercio. Da poco arrivato a Londra, è già oggetto di chiacchiere per i suoi natali, il modo di vestire poco formale e l’atteggiamento sfrontato, per qualcuno addirittura incivile. Tuttavia Emeline, dietro la maschera di compita e perfetta gentildonna, sente che quell’uomo le sta suscitando emozioni mai provate, scuotendo la sua sicurezza e il suo equilibrio. Ma ha troppo paura di lasciarsi andare…

Lady Emeline Gordon è una giovane vedova, aristocratica e molto ricercata per la capacità di guidare le debuttanti nel loro ingresso in società e nella scelta dell¿uomo giusto da sposare. Samuel Hartley è un figlio del Nuovo Mondo, arricchitosi con il commercio. Da poco arrivato a Londra, è già oggetto di chiacchiere per i suoi natali, il modo di vestire poco formale e l’atteggiamento sfrontato, per qualcuno addirittura incivile. Tuttavia Emeline, dietro la maschera di compita e perfetta gentildonna, sente che quell’uomo le sta suscitando emozioni mai provate, scuotendo la sua sicurezza e il suo equilibrio. Ma ha troppo paura di lasciarsi andare…

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L’iniziato di Agarthi

La leggendaria Agarthi: mondo sotterraneo legato alla teoria della terra cava, ricettacolo di grande conoscenza che avrebbe alimentato nei secoli il sapere dell’uomo. Inseguita da grandi esponenti della storia quali Hitler e Napoleone, e fonte di azzardate teorie, una delle quali riguarda l’Inferno Dantesco che in realtà sarebbe il resoconto romanzato di un viaggio reale compiuto dal Sommo Poeta proprio nell’Agarthi.
Sembra un giorno come tanti per Robert Cavaliere, professore presso una scuola londinese, quando in seguito a ciò che sembra un banale incidente, si ritrova in tasca una misteriosa pergamena con enigmatici versi in rima. L’incontro casuale col dottor Oscar Pride, scienziato che guida un gruppo di ricercatori del progetto SETI, porta Robert a capire il senso di quei versi. La pergamena è il punto di partenza di un percorso iniziatico che porterà chi lo completa a far parte della “Fratellanza”, una setta millenaria che si batte per mantener celati gli accessi di Agarthi e che ancora oggi acquisisce adepti fra i più ignari e meritevoli; la ricerca di Agarthi, infatti, non si è ancora fermata e gente senza scrupoli continua a cavalcarne la leggenda. Robert è restio a vestire il suo ruolo di prescelto, vorrebbe rinunciare, ma un membro dello staff del dottor Pride muore in circostanze poco chiare, le colpe sembrano ricadere proprio su Robert e l’unico modo per trovare i veri assassini è svolgere il percorso di iniziazione. Affiancato dalla bella Sharon, membro dello staff di Pride, Robert dovrà svolgere un viaggio avventuroso carico di enigmi, diventando così un’esca per chi da sempre vuole accaparrarsi i segreti di Agarthi.
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### Sinossi
La leggendaria Agarthi: mondo sotterraneo legato alla teoria della terra cava, ricettacolo di grande conoscenza che avrebbe alimentato nei secoli il sapere dell’uomo. Inseguita da grandi esponenti della storia quali Hitler e Napoleone, e fonte di azzardate teorie, una delle quali riguarda l’Inferno Dantesco che in realtà sarebbe il resoconto romanzato di un viaggio reale compiuto dal Sommo Poeta proprio nell’Agarthi.
Sembra un giorno come tanti per Robert Cavaliere, professore presso una scuola londinese, quando in seguito a ciò che sembra un banale incidente, si ritrova in tasca una misteriosa pergamena con enigmatici versi in rima. L’incontro casuale col dottor Oscar Pride, scienziato che guida un gruppo di ricercatori del progetto SETI, porta Robert a capire il senso di quei versi. La pergamena è il punto di partenza di un percorso iniziatico che porterà chi lo completa a far parte della “Fratellanza”, una setta millenaria che si batte per mantener celati gli accessi di Agarthi e che ancora oggi acquisisce adepti fra i più ignari e meritevoli; la ricerca di Agarthi, infatti, non si è ancora fermata e gente senza scrupoli continua a cavalcarne la leggenda. Robert è restio a vestire il suo ruolo di prescelto, vorrebbe rinunciare, ma un membro dello staff del dottor Pride muore in circostanze poco chiare, le colpe sembrano ricadere proprio su Robert e l’unico modo per trovare i veri assassini è svolgere il percorso di iniziazione. Affiancato dalla bella Sharon, membro dello staff di Pride, Robert dovrà svolgere un viaggio avventuroso carico di enigmi, diventando così un’esca per chi da sempre vuole accaparrarsi i segreti di Agarthi.

La leggendaria Agarthi: mondo sotterraneo legato alla teoria della terra cava, ricettacolo di grande conoscenza che avrebbe alimentato nei secoli il sapere dell’uomo. Inseguita da grandi esponenti della storia quali Hitler e Napoleone, e fonte di azzardate teorie, una delle quali riguarda l’Inferno Dantesco che in realtà sarebbe il resoconto romanzato di un viaggio reale compiuto dal Sommo Poeta proprio nell’Agarthi.
Sembra un giorno come tanti per Robert Cavaliere, professore presso una scuola londinese, quando in seguito a ciò che sembra un banale incidente, si ritrova in tasca una misteriosa pergamena con enigmatici versi in rima. L’incontro casuale col dottor Oscar Pride, scienziato che guida un gruppo di ricercatori del progetto SETI, porta Robert a capire il senso di quei versi. La pergamena è il punto di partenza di un percorso iniziatico che porterà chi lo completa a far parte della “Fratellanza”, una setta millenaria che si batte per mantener celati gli accessi di Agarthi e che ancora oggi acquisisce adepti fra i più ignari e meritevoli; la ricerca di Agarthi, infatti, non si è ancora fermata e gente senza scrupoli continua a cavalcarne la leggenda. Robert è restio a vestire il suo ruolo di prescelto, vorrebbe rinunciare, ma un membro dello staff del dottor Pride muore in circostanze poco chiare, le colpe sembrano ricadere proprio su Robert e l’unico modo per trovare i veri assassini è svolgere il percorso di iniziazione. Affiancato dalla bella Sharon, membro dello staff di Pride, Robert dovrà svolgere un viaggio avventuroso carico di enigmi, diventando così un’esca per chi da sempre vuole accaparrarsi i segreti di Agarthi.
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La leggendaria Agarthi: mondo sotterraneo legato alla teoria della terra cava, ricettacolo di grande conoscenza che avrebbe alimentato nei secoli il sapere dell’uomo. Inseguita da grandi esponenti della storia quali Hitler e Napoleone, e fonte di azzardate teorie, una delle quali riguarda l’Inferno Dantesco che in realtà sarebbe il resoconto romanzato di un viaggio reale compiuto dal Sommo Poeta proprio nell’Agarthi.
Sembra un giorno come tanti per Robert Cavaliere, professore presso una scuola londinese, quando in seguito a ciò che sembra un banale incidente, si ritrova in tasca una misteriosa pergamena con enigmatici versi in rima. L’incontro casuale col dottor Oscar Pride, scienziato che guida un gruppo di ricercatori del progetto SETI, porta Robert a capire il senso di quei versi. La pergamena è il punto di partenza di un percorso iniziatico che porterà chi lo completa a far parte della “Fratellanza”, una setta millenaria che si batte per mantener celati gli accessi di Agarthi e che ancora oggi acquisisce adepti fra i più ignari e meritevoli; la ricerca di Agarthi, infatti, non si è ancora fermata e gente senza scrupoli continua a cavalcarne la leggenda. Robert è restio a vestire il suo ruolo di prescelto, vorrebbe rinunciare, ma un membro dello staff del dottor Pride muore in circostanze poco chiare, le colpe sembrano ricadere proprio su Robert e l’unico modo per trovare i veri assassini è svolgere il percorso di iniziazione. Affiancato dalla bella Sharon, membro dello staff di Pride, Robert dovrà svolgere un viaggio avventuroso carico di enigmi, diventando così un’esca per chi da sempre vuole accaparrarsi i segreti di Agarthi.

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I guardiani del giorno

Tra le Forze della Luce e quelle delle Tenebre per centinaia di anni, forse per millenni, si è combattuta una battaglia senza esclusione di colpi, senza né vinti né vincitori. Ora si è giunti a un Grande Patto, una tregua che i corpi speciali degli Altri lottano per far rispettare: i Guardiani della Notte vegliano sui loro avversari nel buio, mentre i seguaci delle Tenebre sono costretti a sorvegliare di giorno gli adepti della Luce. Tra i Guardiani del Giorno vi sono la giovane strega Alisa, che ha perso i suoi poteri ma ha deciso di recuperarli nutrendosi degli incubi dei bambini di un campeggio; il mago Vitalij, che non ricorda più nulla, ma vede crescere il suo potere di giorno in giorno; Edgar, avvocato per le Forze delle Tenebre, costretto a giocare il tutto per tutto in un processo dove è in ballo non solo la sua vita, ma il destino dell’intero genere umano.
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Tra le Forze della Luce e quelle delle Tenebre per centinaia di anni, forse per millenni, si è combattuta una battaglia senza esclusione di colpi, senza né vinti né vincitori. Ora si è giunti a un Grande Patto, una tregua che i corpi speciali degli Altri lottano per far rispettare: i Guardiani della Notte vegliano sui loro avversari nel buio, mentre i seguaci delle Tenebre sono costretti a sorvegliare di giorno gli adepti della Luce. Tra i Guardiani del Giorno vi sono la giovane strega Alisa, che ha perso i suoi poteri ma ha deciso di recuperarli nutrendosi degli incubi dei bambini di un campeggio; il mago Vitalij, che non ricorda più nulla, ma vede crescere il suo potere di giorno in giorno; Edgar, avvocato per le Forze delle Tenebre, costretto a giocare il tutto per tutto in un processo dove è in ballo non solo la sua vita, ma il destino dell’intero genere umano.
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Forza bruta

1987, porto di Tripoli. Nick Stone è una macchina da combattimento al massimo dell’efficienza nonostante la giovane età. Forse per questo è l’unico che può impedire che il governo di Gheddafi consegni ai terroristi dell’IRA un carico di armi e munizioni. E c’è un solo modo per fermare l’operazione: uccidere il terrorista che ne è responsabile, Benjamin Lesser. Vent’anni dopo quella missione, Nick Stone si trova in Irlanda. Dovrebbe essere una vacanza di Natale insieme alla vedova e alla figlia del suo amico Pete, morto per salvargli la vita. Ma diventa presto un incubo. Un uomo è morto. Non un uomo qualunque. E le torture che ha subito hanno una firma inconfondibile: Benjamin Lesser. Consapevole di essere il prossimo della lista, per scoprire chi lo vuole morto e salvare se stesso e chi ama Nick deve intraprendere un viaggio attraverso l’Inghilterra e l’Italia, fino a una Tripoli misteriosa dominata dallo sguardo imperscrutabile dell’onnipresente Colonnello. Un viaggio a ritroso nel tempo, fino alle viscere di quella nave foriera di distruzione dove, vent’anni prima, si era annidato anche lui per colpire, silenzioso e letale, il suo obiettivo…

1987, porto di Tripoli. Nick Stone è una macchina da combattimento al massimo dell’efficienza nonostante la giovane età. Forse per questo è l’unico che può impedire che il governo di Gheddafi consegni ai terroristi dell’IRA un carico di armi e munizioni. E c’è un solo modo per fermare l’operazione: uccidere il terrorista che ne è responsabile, Benjamin Lesser. Vent’anni dopo quella missione, Nick Stone si trova in Irlanda. Dovrebbe essere una vacanza di Natale insieme alla vedova e alla figlia del suo amico Pete, morto per salvargli la vita. Ma diventa presto un incubo. Un uomo è morto. Non un uomo qualunque. E le torture che ha subito hanno una firma inconfondibile: Benjamin Lesser. Consapevole di essere il prossimo della lista, per scoprire chi lo vuole morto e salvare se stesso e chi ama Nick deve intraprendere un viaggio attraverso l’Inghilterra e l’Italia, fino a una Tripoli misteriosa dominata dallo sguardo imperscrutabile dell’onnipresente Colonnello. Un viaggio a ritroso nel tempo, fino alle viscere di quella nave foriera di distruzione dove, vent’anni prima, si era annidato anche lui per colpire, silenzioso e letale, il suo obiettivo…

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La fine dell’utopia

Pochi testi come questa discussione del filosofo francofortese con gli studenti della Libera Università di Berlino Ovest restituiscono le atmosfere, la vivacità intellettuale, il desiderio di cambiamento che trovò espressione nei movimenti giovanili del ’68. Marcuse discute con gli esponenti del movimento studentesco le forme e le strategie di una opposizione radicale nelle società sviluppate dell’Occidente e come questa possa ricollegarsi alle lotte di liberazione nel terzo mondo, in primo luogo quella vietnamita. Secondo Marcuse la fine dell’utopia non vuol dire che ad essa dobbiamo rinunciare, ma che la trasformazione profonda dei rapporti sociali è divenuta una possibilità resa concreta dal poderoso sviluppo delle forze produttive e intellettuali, che la soggettività dei movimenti è chiamata a liberare dalla gabbia dello sfruttamento e dell’ordine costituito.
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Pochi testi come questa discussione del filosofo francofortese con gli studenti della Libera Università di Berlino Ovest restituiscono le atmosfere, la vivacità intellettuale, il desiderio di cambiamento che trovò espressione nei movimenti giovanili del ’68. Marcuse discute con gli esponenti del movimento studentesco le forme e le strategie di una opposizione radicale nelle società sviluppate dell’Occidente e come questa possa ricollegarsi alle lotte di liberazione nel terzo mondo, in primo luogo quella vietnamita. Secondo Marcuse la fine dell’utopia non vuol dire che ad essa dobbiamo rinunciare, ma che la trasformazione profonda dei rapporti sociali è divenuta una possibilità resa concreta dal poderoso sviluppo delle forze produttive e intellettuali, che la soggettività dei movimenti è chiamata a liberare dalla gabbia dello sfruttamento e dell’ordine costituito.
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Eseguendo La Sentenza

Eseguendo la sentenza by Giovanni Bianconi
Trent’anni dopo, Giovanni Bianconi ha interpellato i familiari di Moro e i suoi stretti collaboratori; i suoi carcerieri, gli uomini e le donne delle Brigate rosse; gli uomini dello Stato, anche in ruoli di vertice, della Democrazia cristiana e della polizia. Sulla base di testimonianze e valutazioni inedite, e di un enorme lavoro di ricostruzione e di indagine, ha poi ripercorso, momento per momento, gli accadimenti e il clima dei 55 giorni che hanno cambiato per sempre la storia e il cammino dell’Italia repubblicana. La realtà è emersa cosí nel racconto, drammatica e nuda. Anche perché alcuni documenti sono presentati per la prima volta al pubblico. E vecchie carte dimenticate si rivelano illuminanti. Dichiarazioni sepolte, intercettazioni, rapporti e verbali di polizia prendono nuova luce. Come in un puzzle gigantesco dove, inesorabile, si rivela un disegno. Un racconto che lascia con il fiato sospeso, fino alla fine che credevamo di conoscere. Il racconto di come, a partire da un preciso momento, la sentenza contro Aldo Moro abbia preso la sua forma irrevocabile. Fino a essere eseguita. Nel contesto della vita di tutti, nella primavera 1978.
Dalla raccolta e dall’analisi di atti giudiziari e parlamentari, giornali, libri, riviste, interviste e testimonianze inedite di alcuni protagonisti, ecco un racconto che sovrappone e interseca fatti, ruoli, prese di posizione pubbliche e private, dialoghi, sensazioni delle diverse parti in causa nel dramma che s’è consumato nella primavera del 1978. Montati e rielaborati secondo una struttura narrativa che disegna un «dietro le quinte del sequestro Moro» per aiutare a leggere meglio ciò che è accaduto in Italia e all’Italia trent’anni fa, tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978. «Dietro le quinte» è un punto di vista differente dalla cosiddetta «dietrologia». Che non significa negare «a priori» l’esistenza di verità ancora sconosciute, oppure versioni dei fatti poco o per nulla chiare, né considerare esaustive le ricostruzioni di singoli protagonisti. È piuttosto il tentativo di fornire un contributo a comprendere gli avvenimenti, anche solo a partire da quelli noti (ponendo attenzione ai dettagli, spesso tutt’altro che insignificanti per interpretare comportamenti, decisioni e sviluppi degli eventi). Che non sono pochi, e possono spiegare molto.

Eseguendo la sentenza by Giovanni Bianconi
Trent’anni dopo, Giovanni Bianconi ha interpellato i familiari di Moro e i suoi stretti collaboratori; i suoi carcerieri, gli uomini e le donne delle Brigate rosse; gli uomini dello Stato, anche in ruoli di vertice, della Democrazia cristiana e della polizia. Sulla base di testimonianze e valutazioni inedite, e di un enorme lavoro di ricostruzione e di indagine, ha poi ripercorso, momento per momento, gli accadimenti e il clima dei 55 giorni che hanno cambiato per sempre la storia e il cammino dell’Italia repubblicana. La realtà è emersa cosí nel racconto, drammatica e nuda. Anche perché alcuni documenti sono presentati per la prima volta al pubblico. E vecchie carte dimenticate si rivelano illuminanti. Dichiarazioni sepolte, intercettazioni, rapporti e verbali di polizia prendono nuova luce. Come in un puzzle gigantesco dove, inesorabile, si rivela un disegno. Un racconto che lascia con il fiato sospeso, fino alla fine che credevamo di conoscere. Il racconto di come, a partire da un preciso momento, la sentenza contro Aldo Moro abbia preso la sua forma irrevocabile. Fino a essere eseguita. Nel contesto della vita di tutti, nella primavera 1978.
Dalla raccolta e dall’analisi di atti giudiziari e parlamentari, giornali, libri, riviste, interviste e testimonianze inedite di alcuni protagonisti, ecco un racconto che sovrappone e interseca fatti, ruoli, prese di posizione pubbliche e private, dialoghi, sensazioni delle diverse parti in causa nel dramma che s’è consumato nella primavera del 1978. Montati e rielaborati secondo una struttura narrativa che disegna un «dietro le quinte del sequestro Moro» per aiutare a leggere meglio ciò che è accaduto in Italia e all’Italia trent’anni fa, tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978. «Dietro le quinte» è un punto di vista differente dalla cosiddetta «dietrologia». Che non significa negare «a priori» l’esistenza di verità ancora sconosciute, oppure versioni dei fatti poco o per nulla chiare, né considerare esaustive le ricostruzioni di singoli protagonisti. È piuttosto il tentativo di fornire un contributo a comprendere gli avvenimenti, anche solo a partire da quelli noti (ponendo attenzione ai dettagli, spesso tutt’altro che insignificanti per interpretare comportamenti, decisioni e sviluppi degli eventi). Che non sono pochi, e possono spiegare molto.

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L’Eneide di Virgilio

La fuga di Enea, il buono e leale principe troiano, dalla sua patria verso l’Italia trascende la particolare vicenda per farsi metafora di ogni itinerario umano, costellato tanto di impedimenti quanto di incontri fondamentali. Composta nel I secolo a.C., l’Eneide non è semplicemente uno dei massimi vertici della poesia epica virgiliana, ma è divenuta un’opera capace di dialogare con il lettore nel corso dei secoli, attraverso la continua raffigurazione di momenti emblematici, di scelte supreme e di rinunce dolorose. In questa edizione l’autore ne fornisce una nuova traduzione in un italiano alla portata di un qualsiasi lettore dotato di cultura media, intelligenza e un po’ di passione per i classici.
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La fuga di Enea, il buono e leale principe troiano, dalla sua patria verso l’Italia trascende la particolare vicenda per farsi metafora di ogni itinerario umano, costellato tanto di impedimenti quanto di incontri fondamentali. Composta nel I secolo a.C., l’Eneide non è semplicemente uno dei massimi vertici della poesia epica virgiliana, ma è divenuta un’opera capace di dialogare con il lettore nel corso dei secoli, attraverso la continua raffigurazione di momenti emblematici, di scelte supreme e di rinunce dolorose. In questa edizione l’autore ne fornisce una nuova traduzione in un italiano alla portata di un qualsiasi lettore dotato di cultura media, intelligenza e un po’ di passione per i classici.
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E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche

13 agosto 1944: il giovane Lucien Carr, per difendersi dalle avances dell’amico David Kammerer, lo ammazza e ne getta il corpo nelle acque dello Hudson. Due altri suoi amici, William Burroughs e Jack Kerouac, vengono arrestati per non aver denunciato l’omicidio. Forse anche per elaborare a modo loro l’accaduto, i due scrittori ne tracciano in seguito un resoconto a quattro mani iperrealistico e visionario, dissepolto solo in anni recenti. Raccontando a capitoli alternati, Burroughs e Kerouac assumono il punto di vista di due personaggi-narratori: Burroughs quello di Will Dennison, barista originario del Nevada, sempre preceduto dalla sua ‘ombra di un metro e novanta’, Kerouac quello del marinaio Mike Ryko, ‘un finlandese diciannovenne dai capelli rossi’. Attraverso il loro sguardo e intorno ai protagonisti del tragico fatto di cronaca vediamo così delinearsi una folta compagnia anarco-utopista e sgangherata, euforica e malinconica, che trascorre giorni e notti bevendo e fumando in pub luminescenti, leggendo Faulkner e sognando di raggiungere Parigi. Sullo sfondo, una New York caotica, atterrita e aggressiva, una metropoli di fine guerra in cui il caos visivo è tutt’uno con quello acustico, con le radio che trasmettono le note della Prima Sinfonia di Brahms o il reportage concitato di un giornalista su un circo in fiamme dove ‘gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche’. In questo unico, anomalo dettato contrappuntistico il lettore può trovare miracolosamente armonizzati gli stili e le lingue di due protagonisti primari della beat generation: il realismo ‘on the road’ con andamento jazz di Kerouac (specie nei dialoghi) e le accensioni lisergiche di Burroughs, preannuncio del suo sperimentalismo allucinato.

(source: Bol.com)

13 agosto 1944: il giovane Lucien Carr, per difendersi dalle avances dell’amico David Kammerer, lo ammazza e ne getta il corpo nelle acque dello Hudson. Due altri suoi amici, William Burroughs e Jack Kerouac, vengono arrestati per non aver denunciato l’omicidio. Forse anche per elaborare a modo loro l’accaduto, i due scrittori ne tracciano in seguito un resoconto a quattro mani iperrealistico e visionario, dissepolto solo in anni recenti. Raccontando a capitoli alternati, Burroughs e Kerouac assumono il punto di vista di due personaggi-narratori: Burroughs quello di Will Dennison, barista originario del Nevada, sempre preceduto dalla sua ‘ombra di un metro e novanta’, Kerouac quello del marinaio Mike Ryko, ‘un finlandese diciannovenne dai capelli rossi’. Attraverso il loro sguardo e intorno ai protagonisti del tragico fatto di cronaca vediamo così delinearsi una folta compagnia anarco-utopista e sgangherata, euforica e malinconica, che trascorre giorni e notti bevendo e fumando in pub luminescenti, leggendo Faulkner e sognando di raggiungere Parigi. Sullo sfondo, una New York caotica, atterrita e aggressiva, una metropoli di fine guerra in cui il caos visivo è tutt’uno con quello acustico, con le radio che trasmettono le note della Prima Sinfonia di Brahms o il reportage concitato di un giornalista su un circo in fiamme dove ‘gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche’. In questo unico, anomalo dettato contrappuntistico il lettore può trovare miracolosamente armonizzati gli stili e le lingue di due protagonisti primari della beat generation: il realismo ‘on the road’ con andamento jazz di Kerouac (specie nei dialoghi) e le accensioni lisergiche di Burroughs, preannuncio del suo sperimentalismo allucinato.

(source: Bol.com)

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Le due facce dell’innocente

Yedidyah è un giovane giornalista che lavora a New York nella redazione di un quotidiano. La sua specialità è la critica teatrale, è sposato con un’attrice ed è molto ben introdotto nel mondo del teatro newyorkese. Nessuno è più bravo di Yedidyah nel raccontare i successi effimeri, le glorie dimenticate, il fascino racchiuso nella nascita di una nuova stella e la malinconia che colora il suo crepuscolo. Ecco perché rimane estremamente sorpreso quando il suo capo gli affida un compito molto diverso dal solito: occuparsi della cronaca del processo di Werner Sonderberg, un giovane tedesco residente negli Stati Uniti. È stato accusato dell’omicidio di Hans Dunkelman, un suo lontano zio, trovato morto in fondo a un crepaccio nei monti Adirondack. Di fronte al giudice Sonderberg si è dichiarato colpevole e insieme non colpevole, scatenando l’attenzione morbosa di tutti i media. Perché Hans Dunkelman, che pareva solo un distinto anziano gentiluomo europeo, nascondeva molti segreti, riguardanti la sua vera identità e il suo coinvolgimento nella tragedia dell’Olocausto. Segreti che lui e il nipote hanno dovuto affrontare sull’orlo di quel crepaccio. Segreti che lo stesso Yedidyah ha paura di affrontare nel suo articolo, perché lo riportano indietro nel tempo, alla storia della sua famiglia, a una cicatrice che il tempo non ha ancora sanato. E che forse mai potrà sanare.
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Yedidyah è un giovane giornalista che lavora a New York nella redazione di un quotidiano. La sua specialità è la critica teatrale, è sposato con un’attrice ed è molto ben introdotto nel mondo del teatro newyorkese. Nessuno è più bravo di Yedidyah nel raccontare i successi effimeri, le glorie dimenticate, il fascino racchiuso nella nascita di una nuova stella e la malinconia che colora il suo crepuscolo. Ecco perché rimane estremamente sorpreso quando il suo capo gli affida un compito molto diverso dal solito: occuparsi della cronaca del processo di Werner Sonderberg, un giovane tedesco residente negli Stati Uniti. È stato accusato dell’omicidio di Hans Dunkelman, un suo lontano zio, trovato morto in fondo a un crepaccio nei monti Adirondack. Di fronte al giudice Sonderberg si è dichiarato colpevole e insieme non colpevole, scatenando l’attenzione morbosa di tutti i media. Perché Hans Dunkelman, che pareva solo un distinto anziano gentiluomo europeo, nascondeva molti segreti, riguardanti la sua vera identità e il suo coinvolgimento nella tragedia dell’Olocausto. Segreti che lui e il nipote hanno dovuto affrontare sull’orlo di quel crepaccio. Segreti che lo stesso Yedidyah ha paura di affrontare nel suo articolo, perché lo riportano indietro nel tempo, alla storia della sua famiglia, a una cicatrice che il tempo non ha ancora sanato. E che forse mai potrà sanare.
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Dove gli uomini diventano eroi

È facile comprendere perché Jon Krakauer sia rimasto affascinato dalla figura di Pat Tillman al punto da dedicargli un libro: al pari di Chris McCandless, protagonista di Nelle terre estreme, Pat Tillman è un giovane eroe moderno, un idealista, un anticonformista, una figura avventurosa e tragica. Campione di football, a poco più di vent’anni firma un contratto da tre milioni e seicento dollari, ha i capelli lunghi, gira in bicicletta e rifiuta il telefonino. A otto mesi dall’attentato dell’undici settembre, fa la scelta della vita: si arruola nei Rangers e parte per l’Iraq. Vuole difendere il suo Paese. Lo fa ma un distacco critico dalle scelte politiche e strategiche di Bush. Dopo l’Iraq, viene mandato in Afghanistan, dove muore, a ventisette anni, ucciso da fuoco amico. Su di lui fioriranno leggende, la propaganda se ne impadronirà mettendo a tacere le reali circostanze della sua morte. Attraverso diari, lettere, interviste agli amici e ai famigliari, Krakauer indaga su una figura così complessa e sorprendente e offre al lettore un mosaico sfaccettato e straordinariamente ricco di un ragazzo che nella vita cercava qualcosa di diverso, di profondo, forse di incomprensibile…
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È facile comprendere perché Jon Krakauer sia rimasto affascinato dalla figura di Pat Tillman al punto da dedicargli un libro: al pari di Chris McCandless, protagonista di Nelle terre estreme, Pat Tillman è un giovane eroe moderno, un idealista, un anticonformista, una figura avventurosa e tragica. Campione di football, a poco più di vent’anni firma un contratto da tre milioni e seicento dollari, ha i capelli lunghi, gira in bicicletta e rifiuta il telefonino. A otto mesi dall’attentato dell’undici settembre, fa la scelta della vita: si arruola nei Rangers e parte per l’Iraq. Vuole difendere il suo Paese. Lo fa ma un distacco critico dalle scelte politiche e strategiche di Bush. Dopo l’Iraq, viene mandato in Afghanistan, dove muore, a ventisette anni, ucciso da fuoco amico. Su di lui fioriranno leggende, la propaganda se ne impadronirà mettendo a tacere le reali circostanze della sua morte. Attraverso diari, lettere, interviste agli amici e ai famigliari, Krakauer indaga su una figura così complessa e sorprendente e offre al lettore un mosaico sfaccettato e straordinariamente ricco di un ragazzo che nella vita cercava qualcosa di diverso, di profondo, forse di incomprensibile…
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Di passaggio

Una tenuta nelle campagne del Brandeburgo viene suddivisa tra le quattro figlie di un vecchio possidente terriero. La parte più modesta, un bosco su cui sorge una piccola casa con un grande giardino e l’accesso diretto al lago, è affidata all’ultimogenita, Klara, che proprio nelle acque di quel lago decide di togliersi la vita. Tra cessioni ed espropri, l’abitazione passa di mano in mano, testimone silenziosa di violenze e passioni, urla e sospiri dei suoi inquilini, tutti inesorabilmente alla ricerca dello Heim, di un luogo in cui sentirsi “a casa”. Undici le vite, undici i destini che si danno il cambio, incastrandosi come tessere di un raffinatissimo mosaico naturale, su cui però la storia lascia le sue indelebili impronte, dalla tragedia della guerra all’orrore dei campi di concentramento, dalla sofferenza dei vinti all’arroganza dei “liberatori”.
A scandire il ritmo di questo racconto fuori dal tempo – ma dal tempo profondamente segnato – è la presenza costante della dodicesima tessera, il giardiniere, l’unico a credere soltanto nella natura e nell’alternarsi delle stagioni, il solo a prendersi cura della casa, con immutata devozione, fino alla fine.

Una tenuta nelle campagne del Brandeburgo viene suddivisa tra le quattro figlie di un vecchio possidente terriero. La parte più modesta, un bosco su cui sorge una piccola casa con un grande giardino e l’accesso diretto al lago, è affidata all’ultimogenita, Klara, che proprio nelle acque di quel lago decide di togliersi la vita. Tra cessioni ed espropri, l’abitazione passa di mano in mano, testimone silenziosa di violenze e passioni, urla e sospiri dei suoi inquilini, tutti inesorabilmente alla ricerca dello Heim, di un luogo in cui sentirsi “a casa”. Undici le vite, undici i destini che si danno il cambio, incastrandosi come tessere di un raffinatissimo mosaico naturale, su cui però la storia lascia le sue indelebili impronte, dalla tragedia della guerra all’orrore dei campi di concentramento, dalla sofferenza dei vinti all’arroganza dei “liberatori”.
A scandire il ritmo di questo racconto fuori dal tempo – ma dal tempo profondamente segnato – è la presenza costante della dodicesima tessera, il giardiniere, l’unico a credere soltanto nella natura e nell’alternarsi delle stagioni, il solo a prendersi cura della casa, con immutata devozione, fino alla fine.

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Correre è un po’ come volare

Marco Olmo, ultramaratoneta nella vita e nello sport, vorrebbe attraversare il mondo con corsa leggera e solitaria, senza lasciare il segno, con un soffio d’aria che subito passi a eliminare le sue impronte lievi. “Una volta, nel deserto, mi voltai per vedere se qualcuno mi seguiva”, racconta Olmo, “e notai che il vento aveva già cancellato le tracce del mio passaggio sulla duna. Ecco, vorrei che nella mia vita fosse cosi”.

Invece tracce, anche profonde, le lascia nel cuore di quelli che hanno la fortuna di conoscerlo o di corrergli a fianco, anche se solo per un breve tratto. Così il desiderio di passare senza farsi notare resterà irrealizzato. Tanto valeva, allora, che ci raccontasse la sua storia.

Franco Faggiani, giornalista nella realtà e ultramaratoneta nel sogno. Ha ascoltato e raccolto con grande passione i racconti di Marco Olmo. Ne sono nati questo libro e un’amicizia.

Marco Olmo, ultramaratoneta nella vita e nello sport, vorrebbe attraversare il mondo con corsa leggera e solitaria, senza lasciare il segno, con un soffio d’aria che subito passi a eliminare le sue impronte lievi. “Una volta, nel deserto, mi voltai per vedere se qualcuno mi seguiva”, racconta Olmo, “e notai che il vento aveva già cancellato le tracce del mio passaggio sulla duna. Ecco, vorrei che nella mia vita fosse cosi”.

Invece tracce, anche profonde, le lascia nel cuore di quelli che hanno la fortuna di conoscerlo o di corrergli a fianco, anche se solo per un breve tratto. Così il desiderio di passare senza farsi notare resterà irrealizzato. Tanto valeva, allora, che ci raccontasse la sua storia.

Franco Faggiani, giornalista nella realtà e ultramaratoneta nel sogno. Ha ascoltato e raccolto con grande passione i racconti di Marco Olmo. Ne sono nati questo libro e un’amicizia.

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