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Il giovane sbirro

‘Uno scrittore di razza. Un umorismo poetico, trasognato e irresistibile. Da non perdere.’ Giancarlo De Cataldo ‘Uno scrittore imprevedibile, acuto e di grande godibilità letteraria.’ la Repubblica ‘Biondillo divaga cercando l’anima delle cose. Colora di leggenda il grigio delle periferie… Appassiona, diverte, poi, dopo tutto, finisce. Senza fretta, d’un fiato.’ Corriere della Sera ‘Biondillo ha il dono di una scrittura fluida e sicura, che, unita a un autentico interesse per i problemi della società contemporanea, gli permette di narrare con intensità e ironia efferati delitti, ordinarie prevaricazioni, umanissime debolezze.’ Panorama Quando ha deciso di entrare in polizia Ferraro? Quando ha incontrato per la prima volta il suo collega Augusto Lanza? Perché si è separato dalla moglie? Molte erano le domande lasciate in sospeso da Biondillo sul passato del suo personaggio preferito. Il giovane sbirro risponde a tutte e, in una sorta di album di ricordi e di fotografie, racconta gli anni di apprendistato nella polizia del futuro ispettore Ferraro: dalle prime esperienze nelle valli alpine, al trasferimento sulle volanti a Milano, dove troviamo alcuni amici a cui siamo già affezionati, come Don Ciccio e Mimmo ‘O Animalo. E poi ci sono le sfide del presente, come la ricerca di un immigrato albanese scomparso misteriosamente e in realtà finito nelle reti di una giustizia incomprensibile e assurda. Non sempre Ferraro trova una soluzione alle sue indagini, così come alla sua vita privata, ogni giorno più compromessa…

(source: Bol.com)

Il Giardino di Cenere

L’undicesimo, attesissimo titolo della saga di Ulysses Moore, un grande successo in Italia e all’estero!

Genius loci

“Aveva piovuto a dirotto durante quell’ultimo giorno a Verona e il cielo aveva cominciato a schiarirsi solo nel pomeriggio. Comprai un mazzolino di lavanda per ricordo e prima di partire sorseggiai un caffè in Piazza dei Signori. Le pietre erano ancora bagnate, ma il cielo era ormai sereno. Umide nubi salpavano sopra le torri, i colombi torraioli beccavano sui marciapiedi e volavano dentro le fessure dei palazzi, le rondini emettevano strida mentre, nascosto dietro ai tetti, il sole stava tramontando”. Vernon Lee, seguace del Movimento Estetico di Walter Pater, apparteneva a quella generazione di viaggiatori sensibili, al pari dell’amico Henry James, alle inquietudini soprannaturali, spirituali, paganeggianti dei paesaggi soprattutto italiani, nei quali trovare vestigia e sopravvivenze degli antichi dei: spiriti dei luoghi di cui dare avvertenza a una classe di viaggiatori privilegiati e lenti, in resoconti di scrittura elegante e sottile malìa, come questi “paesaggi di trame e enigmi”. Il fascino del paesaggio e delle città italiane ed europee: Vernon Lee incanta raccontando antichi borghi e territori plasmati da civiltà secolari. Luoghi densi di miti, di divinità, di entità misteriose che non hanno perso la loro anima.
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I gendarmi della memoria

Chi sono i “gendarmi della memoria” evocati nel titolo del nuovo saggio di Giampaolo Pansa? Sono tutti coloro – dalla sinistra radicale a molti intellettuali che vi si richiamano ideologicamente – che tengono sotto chiave la memoria della guerra civile, per impedire che chiunque dissenta dalla loro versione ci metta le mani, la “revisioni”, racconti verità scomode che possano intaccarne l’immagine oleografica da loro custodita e tramandata nel tempo. Questo libro ripercorre l’esperienza vissuta da Pansa nell’ultimo anno, dopo l’uscita del suo “La Grande Bugia”. Un lavoro scomodo, documentato e duro, che rimetteva in discussione il mito resistenziale e il ruolo giocato dai comunisti nel costruirlo, criticando al contempo quanti non accettavano nessuna forma di ripensamento o di autocritica. La reazione contro Pansa è stata durissima, costellata da gravi episodi di intolleranza. Ma l’autore non si è fatto certo intimidire e nelle sue nuove pagine dimostra la validità delle tesi che ha sostenuto, rivelando parecchie delle storie “proibite” dai gendarmi: da quelle di comandanti partigiani comunisti eliminati dal Partito perché dissenzienti rispetto alle sue direttive, al ruolo ambiguo che esso svolse in una zona cruciale come l’Emilia nel periodo successivo alla Liberazione. Insieme a queste, Pansa racconta molte altre vicende della resa dei conti sui fascisti sconfitti, grazie alle testimonianze di persone che, dopo 60 anni di silenzio, oggi parlano.
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Il Fuoco Di Sant’antonio

Il libro descrive la storia di Sant’Antonio Abate, il grande taumaturgo ed il fondatore del monachesimo cristiano. Molto prima che ciò fosse una pratica comune tra i fedeli, egli praticò l’ascetismo nel deserto ad imitazione di Cristo e le sue tentazioni demoniache descritte nella biografia scritta da Sant’Atanasio hanno costituito il tema favorito di molti pittori ed ispirato ‘La Tentation de Saint Antoine’ di Gustave Flaubert. Padrone del fuoco e protettore degli animali, viene spesso raffigurato con accanto una fiamma ed un maialino, ragione per cui è anche chiamato ‘Sant’Antonio del porcello’. Egli era il santo prediletto dai contadini ed inoltre patrono dei cestai, dei porcai, dei ceramisti e di molte altre professioni, ma era famoso soprattutto per le sue capacità curative sì da divenire il santo taumaturgo per eccellenza. Pertanto, dal Medio Evo al XIX era invocato per curare le più dolorose piaghe che affliggevano l’umanità, soprattutto quelle più devastanti che furono chiamate ‘Fuoco di Sant’Antonio’. Questo termine includeva molte malattie completamente diverse tra loro, ma che avevano in comune solo un dolore intollerabile. Tra queste, l’ergotismo, l’eresipela e l’herpes zoster sono i tre disturbi più importanti riconosciuti nei secoli. Ancora oggi, in Italia, l’herpes zoster è comunemente chiamato ‘Fuoco di Sant’Antonio’. Di questa affascinante mistura di religione e medicina, di arte e tradizioni si legge in queste righe.
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### Sinossi
Il libro descrive la storia di Sant’Antonio Abate, il grande taumaturgo ed il fondatore del monachesimo cristiano. Molto prima che ciò fosse una pratica comune tra i fedeli, egli praticò l’ascetismo nel deserto ad imitazione di Cristo e le sue tentazioni demoniache descritte nella biografia scritta da Sant’Atanasio hanno costituito il tema favorito di molti pittori ed ispirato ‘La Tentation de Saint Antoine’ di Gustave Flaubert. Padrone del fuoco e protettore degli animali, viene spesso raffigurato con accanto una fiamma ed un maialino, ragione per cui è anche chiamato ‘Sant’Antonio del porcello’. Egli era il santo prediletto dai contadini ed inoltre patrono dei cestai, dei porcai, dei ceramisti e di molte altre professioni, ma era famoso soprattutto per le sue capacità curative sì da divenire il santo taumaturgo per eccellenza. Pertanto, dal Medio Evo al XIX era invocato per curare le più dolorose piaghe che affliggevano l’umanità, soprattutto quelle più devastanti che furono chiamate ‘Fuoco di Sant’Antonio’. Questo termine includeva molte malattie completamente diverse tra loro, ma che avevano in comune solo un dolore intollerabile. Tra queste, l’ergotismo, l’eresipela e l’herpes zoster sono i tre disturbi più importanti riconosciuti nei secoli. Ancora oggi, in Italia, l’herpes zoster è comunemente chiamato ‘Fuoco di Sant’Antonio’. Di questa affascinante mistura di religione e medicina, di arte e tradizioni si legge in queste righe.
### Dalla quarta di copertina
Il libro descrive la storia di Sant’Antonio Abate, il grande taumaturgo ed il fondatore del monachesimo cristiano. Molto prima che ciò fosse una pratica comune tra i fedeli, egli praticò l’ascetismo nel deserto ad imitazione di Cristo e le sue tentazioni demoniache descritte nella biografia scritta da Sant’Atanasio hanno costituito il tema favorito di molti pittori ed ispirato “La Tentation de Saint Antoine” di Gustave Flaubert. Padrone del fuoco e protettore degli animali, viene spesso raffigurato con accanto una fiamma ed un maialino, ragione per cui è anche chiamato “Sant’Antonio del porcello”. Egli era il santo prediletto dai contadini ed inoltre patrono dei cestai, dei porcai, dei ceramisti e di molte altre professioni, ma era famoso soprattutto per le sue capacità curative sì da divenire il santo taumaturgo per eccellenza. Pertanto, dal Medio Evo al XIX era invocato per curare le più dolorose piaghe che affliggevano l’umanità, soprattutto quelle più devastanti che furono chiamate “Fuoco di Sant’Antonio”. Questo termine includeva molte malattie completamente diverse tra loro, ma che avevano in comune solo un dolore intollerabile. Tra queste, l’ergotismo, l’eresipela e l’herpes zoster sono i tre disturbi più importanti riconosciuti nei secoli. Ancora oggi, in Italia, l’herpes zoster è comunemente chiamato “Fuoco di Sant’Antonio”. Di questa affascinante mistura di religione e medicina, di arte e tradizioni si legge in queste righe.

Fuoco di passione

Fiera e indipendente, la giovane contessa Charlotte von Wolfram non ha alcuna intenzione di accettare il fidanzamento con Simeon St Ange, conte di Wesmorlyn, imposto dalla famiglia. Il loro primo incontro a Londra è infatti un disastro: lei pensa che Wesmorlyn sia bigotto e arrogante, lui che Charlotte sia troppo bella e selvaggia per diventare sua moglie, dopo che si è dato tanto da fare a riabilitare il nome della famiglia. Ma poichè Charlotte è impegnata nella ricerca di una persona che le sta a cuore, Simeon si sente in dovere di aiutarla. E in un gioco di segreti scoprirà che la passione e l’impulsività della giovane lo attraggono oltre ragione, rischiando di mettere in grave pericolo anche il loro nascente amore.

I fondamenti della medicina cinese

La terza edizione de I fondamenti della medicina cinese di Giovanni Maciocia continua a fornire ai lettori occidentali una chiara spiegazione della teoria e della pratica della Medicina Cinese. Riccamente illustrato e completamente aggiornato in ogni sua parte, il volume è realizzato con cura per presentare attraverso una visione univoca e sistematizzata, questo argomento spesso complesso, in una trattazione che si dipana dai principi fondamentali fino alle tecniche utili per la gestione di una vasta gamma di condizioni patologiche. Il testo è basato sull’unica e preziosa combinazione di una lunga esperienza clinica in Occidente, con lo studio dei più importanti libri di testo di Medicina Cinese attuali e antichi, in particolare il ‘Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo’ (Huang Di Nei Jing) e il ‘Classico delle Difficoltà’ (Nan Jing). I fondamenti della medicina cinese 3 ed. rappresenta una combinazione unica di didattica rigorosa unita a un patrimonio inestimabile di esperienza clinica, un testo ideale sia per tutti gli studenti che si approcciano alla Medicina Cinese, all’Agopuntura e alla Fitoterapia Tradizionale Cinese, sia per tutti gli operatori che già le praticano e che desiderano mantenersi aggiornati sulle ultime evoluzioni subite da queste discipline.

Il fondamentalista riluttante

Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell’Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa cosi un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo per valutare i potenziali di sviluppo delle imprese in crisi. Impegnato a volare in business class tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l’alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d’assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo. Finché arriva l’Undici settembre a scuotere le sue certezze. “Vidi crollare prima una e poi l’altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi”. È questo il primo sintomo di un’inarrestabile trasformazione. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell’uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni “arabo” un potenziale terrorista. E mentre gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan, il Pakistan e l’India sembrano sull’orlo di una guerra atomica, giunge per Changez il momento di compiere un passo irreversibile…
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Flotta di mondi

Una tremenda esplosione al centro della galassia scuote lo Spazio Conosciuto. I Burattinai, la razza a due teste che un giorno scoprirà il Mondo dell’Anello, per il momento si limitano a fuggire dalla catastrofe con la loro Flotta di Mondi. Cercano nuovi pianeti, ma essendo codardi per natura hanno bisogno di alleati umani: così ne allevano una certa quantità dagli embrioni ritrovati in una grande astronave. Non sapendo nulla del loro mondo di origine, gli uomini si adattano a una vita di rischi e schiavitù, finché su un lontano pianeta coperto di ghiacci scoprono che i Burattinai hanno sempre mentito. E decidono che è arrivato il momento di liberarsi dal giogo una volta per tutte…
Copertina di Franco Brambilla

Un favore personale

Dublino, metà anni Cinquanta. Non è un bel periodo per l’anatomopatologo Quirke: una sua ex fiamma muore, un uomo che in passato stimava è in fin di vita e la figlia con la quale sta cercando di ricostruire un rapporto fa ancora fatica ad accettarlo. E quando Billy Hunt, una vecchia conoscenza del college, lo cerca e gli chiede un favore personale legato all’apparente suicidio della moglie Deirdre, Quirke non sa tirarsi indietro, nonostante senta che l’incontro gli porterà solo guai. Guai che non tardano ad arrivare: l’anatomopatologo si trova lentamente risucchiato in un mondo tenebroso dove droga, perversioni sessuali, ricatti e omicidi sono la normalità. Un mondo dove nulla è come sembra.

I fantasmi della piazza e altre storie

Fantasmi nelle piazze dei peasi lacustri: raccontano storie del passato, ma commentano anche fatti di attualità. Si spingono addirittura a parlare di calcio e a ricordare scrittori celebri o troppo facilmente dimenticati. Sono fantasmi cordiali, a volte un po’ pettegoli, ma di buona pasta. Il bellanese Andrea Vitali li conosce bene: parla di loro nei suoi romanzi e li ha raccontati per anni in articoli apparsi su “La Provincia” e “L’Eco di Bergamo”. Qui li ritroviamo tutti insieme a cantare in coro la ballata di un grande narratore.

Falco di Mezzanotte. Saga dei Rigante: 2

Flagello è il figlio illegittimo di Connovar, re dei Keltoi. A 17 anni decide di recarsi a Stone, città lacerata dalla corruzione e dalle lotte politiche. Qui i Preti Cremisi, protetti dal malvagio Jasaray, hanno creato un regno dominato dal terrore. Flagello dovrà guadagnarsi da vivere come gladiatore, nell’arena, per poi tornare a schierarsi con il padre contro una nuova invasione di Jasaray. Dopo “Spada nella tempesta” il secondo capitolo della “Saga dei Rigante”.
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Eseguendo la sentenza: Roma, 1978: Dietro le quinte del sequestro Moro

Non era inevitabile che la storia italiana prendesse la svolta che ha preso, ma è andata cosí. Bianconi ricostruisce i 55 giorni del sequestro narrati dai punti di vista dei tre protagonisti collettivi – i brigatisti, gli uomini dello Stato, Moro e i suoi familiari – sulla base di testimonianze inedite e documenti tratti da indaginigiudiziarie e commissioni d’inchiesta. Dei brigatisti si ripercorrono le vicende personali, le mosse durante il sequestro, i contrasti interni, i sentimenti e le reazioni alle risposte dello Stato, i colloqui con l’ostaggio, la vita clandestina nella giungla metropolitana grazie alla quale i ricercati sono passati indenni dai controlli di polizia nella città assediata, fino alla tormentata decisione di uccidere il prigioniero come unica conclusione possibile della ‘battaglia’ ingaggiata col rapimento. Nella Dc emerge un atteggiamento che col trascorrere dei giorni va dalla sorpresa alla sofferta consapevolezza di ritrovarsi paralizzati per una Ragione di Stato contro la quale Moro combatte la sua personale battaglia dalla prigione brigatista.Proprio la scoperta di come il sequestro Moro non avesse una ‘soluzione obbligata’ forma la suspense di questo libro, che ripercorre momento per momento i giorni che cambiarono tutto.

È finito il nostro carnevale

“È finito il nostro carnevale” è la storia di Rigoberto Aguyar Montiel: una macedonia di geni razziali e un senzaterra ma soprattutto un amante del calcio e delle donne. Nella Parigi di fine anni Venti (a pochi mesi dal primo campionato mondiale di calcio) Rigoberto si innamora perdutamente di Consuelo, la magnifica modella che poserà per la creazione della coppa Rimet. Scomparsa misteriosamente la ragazza (nel laboratorio di un orafo di nervoso talento), Rigoberto promette a se stesso di rubare la statuetta d’oro, facendone il simbolo di tutte le speranze perdute dagli uomini. Inizia in questo modo una lunga cavalcata in giro per i cinque continenti, nelle vesti di cronista sportivo sempre sull’orlo del licenziamento. Il lungo viaggio di Rigoberto è anche l’attraversamento del Novecento, un percorso pieno di occasioni luminose (l’incontro con Ernest Hemingway, con Django Reinhardt, con Tom Jobim e Vinicius de Moraes) e di momenti tristi (la seconda guerra mondiale, le dittature sudamericane degli anni Settanta, la fine del calcio come branca del romanticismo).

I Doria a Genova. Una dinastia mancata

Nella complessa vicenda della storia di Genova, se se ne approfondiscono gli elementi economici, politici e soprattutto antropologici, si capisce subito che non sarebbe stato possibile passare da un regime comunale a una signoria o a un principato, come invece avvenne in molti altri casi, come per una sequenza naturale. A Genova nessuno avrebbe sopportato un “capo”, un signore assoluto: l’oligarchia delle famiglie patrizie non lo avrebbe tollerato.
Lo capì perfettamente il più famoso e importante dei Doria, Andrea, che pure passa alla storia e ancor oggi alla toponomastica cittadina come il Principe per eccellenza. Il grande ammiraglio, fine tessitore dell’ardua politica del XVI secolo, fu di fatto il padrone di Genova, ma non dette vita a una dinastia, pur riservando un ruolo di rilievo alla propria famiglia che, nei suoi vari rami che sopravvivono, gode ancora di grande prestigio. Usciti dall’oscurità dell’XI secolo, i Doria sono ovunque presenti con il loro stendardo dall’aquila nera dalle ali spiegate, accanto alla croce rossa del vessillo di San Giorgio. La congiura dei Fieschi contro Andrea Doria resta l’episodio storico più famoso anche per le ampie risonanze letterarie e artistiche che ispirò. Dogi, cardinali, mecenati, ma anche sensibili alla Rivoluzione Francese, sino al Risorgimento, alle nuove idee e al cambiamento della politica, i Doria sono la rappresentazione d’un inimitabile spaccato storico: “dinastia” informale in un contesto di assoluta “diversità”, per dirla con Dante, nella storia italiana.
(source: Bol.com)

Dolci tentazioni

Dopo la morte dei genitori, la diciannovenne Lady Kilby Fitchwolf ha un solo modo per sfuggire alle moleste attenzioni del fratellastro Archer: trovare marito. Così si trasferisce a Londra per entrare in società alla ricerca di un buon partito. Nella capitale, dove il suo ingresso non passa inosservato, conosce il duca Fayne Carlisle, un affascinante donnaiolo che con un bacio rubato risveglia in lei strane fantasie. Anche Fayne è molto attratto da Kilby, nonostante le strane voci che corrono in città sul conto della ragazza. Secondo i pettegolezzi, infatti, la giovane sarebbe stata l´amante del padre di Fayne… Ma davanti al corpo sensuale della ragazza, Fayne è sopraffatto dal desiderio e dimentica ogni diceria. E quando si rende conto che Kilby è vergine, capisce che si tratta di voci senza alcun fondamento. Il loro amore però dovrà superare ancora molti ostacoli, fra cui il ritorno in scena del sordido Archer, che non si è rassegnato a vedersi sfuggire Kilby, e una sconvolgente verità su lady Quennell…