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Il pensiero greco da Anassimandro agli stoici

Una straordinaria anti-storia della filosofia greca antica
«La storia della filosofia non può più essere fatta come la storia della pura e nuda filosofia. Chi dal v secolo d’Atene tolga, a mo’ d’esempio, un Eschilo, un Pericle, un Euripide, un Fidia, fa come chi da un libro tolga tutti i termini concreti per lasciarvi solo gli astratti (…).
Quando si credeva di poter dedurre tutto da un unico principio, si poteva anche credere che a tutto bastasse la filosofia; oggi questo non è più possibile».
Con queste premesse Diano, al pari di Colli, si avventurò nell’affascinante esplorazione del lato oscuro del pensiero greco, fornendo un’originale storia del pensiero dai presocratici agli stoici, passando per Platone e Aristotele, presentati in una luce del tutto nuova.

Pensieri proibiti

Vivevo per le storie che mi raccontava Joe, per potermi immaginare al posto delle donne che possedeva.
Joe ama tutte le donne, indistintamente. Le conquista, le seduce, le trascina in un vortice di passione con le sue consumate tecniche erotiche… e poi le lascia. Ogni conquista diventa un racconto che Sadie ascolta avidamente, ogni primo venerdì del mese, su una panchina del parco. Non è sicura che tutte le storie di Joe siano vere, ma non le importa, perché con le sue parole lui le provoca quei brividi erotici che un crudele scherzo del destino le ha negato. Ma quando la fantasia ha la possibilità di diventare realtà, Sadie sceglierà di entrare in una delle storie di Joe da protagonista o resterà spettatrice muta e distaccata?

I peccatori della notte

Morgan O’Malley è la conduttrice di un talk show incentrato sul mondo dell’eros, per cui è convinta che nulla potrà mai stupirla. Tuttavia l’incontro con l’aitante e inquietante Jack Cole, che di mestiere fa la guardia del corpo e per passione il dominatore, spalanca le porte della sua mente, in cui si celano oscuri e inconfessabili desideri segreti.
E mentre Morgan si abbandona a esplorare i meandri delle sue fantasie più proibite, qualcuno è ossessionato da lei al punto da minacciarla. E Jack Cole, che si offre come angelo custode molto particolare, è davvero la persona che dichiara di essere?

Paglie e birre chiare

Royston Blake è ancora in pista. Il buttafuori più violento e stralunato di Mangel ha conservato il suo posto alla porta dell’Hoppers, tuttavia da qualche tempo il comportamento degli avventori si è fatto strano. Non la solita aggressività da ubriachi ma una sorta di follia fatta di sguardi fissi e vaneggiamenti senza senso, e quelli messi peggio sono i più giovani. Royston è uomo capace di risolvere ogni problema, basta una grattata di capo e una buona pinta, però quando Doug, titolare di un emporio, gli offre una taglia di 400 sigarette (paglie) e 400 lattine di birra per eliminare il fastidioso, enigmatico e carismatico fidanzato della figlia adolescente, Royston ricasca nella sua spirale di equivoci e disastri. Ce la farà a sistemare le cose? Lo aiuterà Nathan, il barista? E, soprattutto, che fine ha fatto il suo amico Finney?
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I padrini

Da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, da Calogero Vizzini a Stefano Bontate, la mafia ha avuto sempre nei suoi padrini i registi fondamentali. Ma chi erano veramente questi uomini ritenuti degni di assoluto onore e rispetto, capaci di imporsi con il fascino del mito? A quale funzione assolvevano i padrinati? Questo volume, frutto di un lavoro di ricerca basato su fatti e documenti storici, offre un’analisi approfondita del fenomeno mafioso attraverso le sconcertanti vicende dei suoi protagonisti. Articolato in una serie di biografie e di “racconti-verità”, presenta una inquietante successione di vite criminali all’interno di una complessa esperienza mafiosa, nata in Sicilia, esportata negli USA dove si trasforma con la nascita di Cosa Nostra e, da lì rinviata alla Sicilia e ai suoi rapporti con l’intera realtà italiana ed europea. Com’è ovvio, si tratta di protagonisti immorali – appunto, i padrini, opportunamente distinti dai semplici boss della più cruda ed elementare criminalità – rivisitati da vicino, spesso nel loro “privato”, nel dramma del loro pervertimento in demoni del “puro potere”. Se ne coglie così, con le abiezioni, il fascino sinistro. La memoria storica li restituisce al senso tragico e paradossale di una particolare tradizione culturale, indagata a fondo dall’Italia all’America, su una linea interpretativa segnata dalla vocazione dell’autore di favorire drastiche rotture ai fini di una “rivoluzione culturale” contro la mafia.
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Outlet Italia

La domenica, le piazze italiane sono vuote. Quasi deserti gli stadi, le chiese, i cinema. Sono tutti all’outlet. L’Autosole unisce un outlet all’altro: Fidenza, Barberino del Mugello, Incisa, Arezzo, Foiano della Chiana, Fiano Romano, Valmontone… Centri commerciali costruiti per sostituire i paesi, con le case finte, le fontane e tutto. Ma ‘outlet’ è anche altro. È una parola magica, buona per la bottega di paese o la vetrina di via Montenapoleone. Indica un mondo parallelo dove isolarsi da quello vero, come accade pure nei centri benessere, nelle palestre, nei villaggi turistici. È simbolo della svendita, non solo di beni ma di valori; perché nell'”Outlet Italia” tutto diventa merce, comprese le relazioni tra le persone. Il degrado dei rapporti umani è il vero segno del nostro tempo, in cui la cortesia è considerata una debolezza e si rivendicano in pubblico le cose che prima si facevano in privato. Aldo Cazzullo, una delle firme più importanti del giornalismo, ha scritto un nuovo viaggio nella nuova Italia. Racconta gli outlet, partendo da Serravalle Scrivia, il primo d’Europa. Descrive i villaggi vacanze, quelli per single ricchi e quelli per famiglie povere. Le Spa, come si chiamano ora le terme. Il Palacavicchi, la discoteca più grande d’Italia. I festival, da Sanremo al Salone del fumetto. Il viaggio conduce nelle grandi città. Nelle ‘piccole patrie’, dalla Valsusa ribelle al santuario di Padre Pio. Tra i personaggi: Fiorello e Corona, Woodcock e Briatore. Poi a casa di Bossi, al Quirinale, e nei palazzi della politica. Soprattutto, Cazzullo racconta il nostro modo di vivere, e denuncia il mercato dei beni più preziosi: la giustizia, l’amore, il tempo, il cognome, gli embrioni, la fede, la cultura; fino agli uomini, trattati come cose proprio mentre cani e Suv diventano più importanti delle persone.

L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani

Il nichilismo che è la negazione di ogni valore è anche quello che Nietzsche chiama “il più inquietante fra tutti gli ospiti”. Siamo nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: *funziona*. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si è nutrita l’età pretecnologica. Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l’età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell’esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non “lavorano” più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un “noi” motivazionale. Le forme di consistenza finiscono con il sovrapporsi ai “riti della crudeltà” o della violenza (gli stadi, le corse in moto ecc.).
C’è una via d’uscita? Si può mettere alla porta l’ospite inquietante? Nell’ultimo capitolo, *Il segreto della giovinezza*, Galimberti lascia pensare che disvelare ai giovani la loro “pienezza”, la loro “espansività” sia il primo passo per ricondurre a verità il salmo 127: “Come frecce in mano a un eroe sono i figli della giovinezza”.

L’Ombra Del Leone

Dopo essere sfuggito per miracolo a un incendio che devasta il Museo di Cultura Greco-Romana di Copenhagen, Cotton Malone viene a sapere dall’eccentrico proprietario del museo che quell’incidente è servito da copertura per il furto di un’antica moneta greca: secondo la leggenda, infatti, esistono otto decadracme che, se affiancate, mostrano la soluzione del “Rebus di Tolomeo”, un enigma che indica l’ubicazione della tomba di Alessandro Magno… Nel frattempo, a Samarcanda, il primo ministro della Federazione Centroasiatica – una nuova nazione nata dalla fusione di alcune ex repubbliche sovietiche – è in attesa di sapere se i suoi uomini si sono impossessati della moneta conservata a Copenhagen: quell’oggetto può assicurare una fonte di potere politico e militare inimmaginabile… Per risolvere uno dei più grandi enigmi dell’antichità e sventare una guerra batteriologica in Medio Oriente, Cotton Malone dovrà ricostruire la storia delle monete e scoprire cosa nasconde la tomba di Alessandro Magno. Un mistero intricato e sfuggente, che ha come protagonista Venezia: la chiave del segreto infatti si cela nella cripta della basilica di San Marco…

L’offesa

Kurt Cruwell si preparava a fare il sarto, sposare Rachel e suonare l’organo in chiesa.
Peccato che un suo connazionale di nome Hitler avesse altri programmi per lui.
Spedito al seguito della Sesta armata, Kurt subisce un ardore guerresco che non gli appartiene.
Per resistere, rammenda divise, cuce taschini e contempla le bellezze di Parigi.
Finché, una gelida mattina d’inverno, non vede in faccia l’orrore: davanti a lui, per ordine del suo capitano, novantun civili francesi bruciano vivi in una chiesa di pietra.
Annientato dalla brutalità di questo rito criminale, il corpo di Kurt si distacca dal mondo, perdendo completamente la sensibilità.
Kurt non avverte più il freddo, il caldo, il dolore.
Anestetizzato e vulnerabile, inabile alla vita, trascorre le sue giornate in un ospedale a picco sul mare, nella Francia occupata.
In questa solitudine lo trova Ermelinde.
Con passione e infinita pazienza lo restituisce alla bellezza, alla musica, alle carezze dell’amore.
Ma il viaggio di Kurt verso il cuore delle tenebre non è finito.
Quattro uomini e una splendida donna vengono a cercarlo, diabolica seduzione.
Kurt sa bene di entrare in un gioco pericoloso.
Eppure si sente trascinare da una forza straordinaria, come la risacca su una spiaggia.

Notturni hollywoodiani

Los Angeles, la metropoli corrotta, violenta, amata, scenario costante di tutta l’opera di Ellroy, è protagonista anche dei cinque racconti e del romanzo breve di questa raccolta. Il romanzo breve, che dà il titolo al volume, ha per protagonista Dick Contino, un fisarmonicista che Ellroy fa rivivere in una storia di amore e tradimento. E assieme a lui rivivono le atmosfere dei locali notturni degli anni cinquanta. Nei cinque racconti che seguono Ellroy riprende i temi portanti della sua grande quadrilogia. Sono storie violente e popolate di personaggi ai limiti della normalità, tutti oltre la soglia della legalità. Un ex detenuto in libertà vigilata che deve fare la guardia a un cane che vale venticinque milioni di dollari. Un investigatore con un’irrimediabile propensione per il laudano. Una prostituta con ansia di riscatto.
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Nel mondo dei trovatori. Storia e cultura di una società medioevale

L’Occitania, che oggi è semplicemente la parte meridionale della Francia, nel Medioevo era una regione che disponeva di una lingua propria e che aveva elaborato una cultura originale e un’identità specifica a lungo difesa dalle pretese espansionistiche del regno di Francia. Ai trovatori occitani del XII secolo si deve l’invenzione dell’amore cortese e l’elaborazione di un nuovo linguaggio poetico capace di influenzare per secoli lo sviluppo della letteratura e della riflessione intorno all’amore in Europa: senza di loro non avremmo avuto lo Stil Novo toscano, Dante e Petrarca. Questo libro è il primo studio a tutto tondo della società in cui i trovatori hanno vissuto e operato, un’area oggi ingiustamente trascurata e che non è, e soprattutto non era, soltanto una regione della Francia. Il lettore vi troverà descritto, con stile piacevole ma approfondito, la vita delle corti – come quella di Guglielmo d’Aquitania, poeta e governante illuminato in cui si incontravano nobildonne, trovatori e cavalieri, ma anche la vita quotidiana delle campagne, delle donne e dei bambini, la religiosità – oggetto di forti tensioni e conflitti culminati nella crociata contro i Catari – e il dinamismo culturale in ambito medico, letterario e filosofico di questo territorio che faceva da cerniera e da tramite culturale tra l’Europa cristiana e la Spagna ancora in parte musulmana.
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Nata in Istria

L’Istria è stata per mezzo secolo un grande buco nero nella coscienza italiana: una terra dimenticata, rimossa, così come è stata di fatto occultata la presenza dei trecentomila profughi istriani che, dopo la guerra, ha scelto l’esilio. In questo libro Anna Maria Mori, che ha lasciato l’Istria con la famiglia quando era ancora bambina, prova a spiegare cosa significa essere istriani. Il suo libro non è un’inchiesta oggettiva o il rendiconto di un’esperienza di vita: è piuttosto un collage di storie, persone, percorsi, riflessioni su una terra di confine (italiana, veneta, asburgica, slava), una terra di contadini e di pescatori e di marinai, di poesie, leggende, tradizioni, miti e riti, di sapori e odori mediterranei e mitteleuropei.
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Morte accidentale di un anarchico

“Come ci è venuto in mente di allestire uno spettacolo legato al tema della strage di Stato? Anche in questo caso siamo stati spinti da una situazione di necessità. Durante la primavera del ’70 gran parte del pubblico che assisteva ai nostri spettacoli […] ci sollecitava a scrivere un intero testo sulla strage alla Banca dell’Agricoltura di Milano e sull’assassinio di Pinelli, che ne discutesse le cause e le conseguenze politiche. […] Passato lo shock iniziale, la stampa taceva […] Si aspettava che “luce venisse fatta”. Aspettare, purché non si facesse caciara. Ma qual è la vera ragione del grande successo di questo spettacolo? Non tanto lo sghignazzo che provocano le ipocrisie, le menzogne organizzate – a dir poco – in modo becero e grossolano dagli organi costituiti e dalle autorità ad essi preposte […], quanto soprattutto il discorso sulla socialdemocrazia e le sue lacrime da coccodrillo, l’indignazione che si placa attraverso il ruttino dello scandalo, lo scandalo come catarsi liberatoria del sistema. Il rutto liberatorio che esplode spandendosi nell’aria quando si viene a scoprire che massacri, truffe, assassinî sono organizzati e messi in atto proprio dallo Stato e dagli organi che ci dovrebbero proteggere”. Questa edizione ripropone il primo finale scritto da Dario Fo nel 1970, messo in scena nel 2002 per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani.
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La montagna di sale

È notte fonda. Un pullman si ferma in fondo alla piccola strada di campagna, ai margini di un frutteto senza foglie nel quale però alcune mele continuano a luccicare dai rami. Ne scende una famosa cantante lirica, reduce dall’ultima trionfale tournée autunnale. Sono passati molti anni da quando se ne è andata dal piccolo villaggio in cui è nata. Un villaggio dove l’inverno è perenne, anche nell’animo degli abitanti, e in cui la montagna di sale incombe ogni giorno, minacciosa e oscura. La donna è tornata solo per rivedere un’ultima volta sua madre, ma appena comincia ad aggirarsi per le strette viuzze di pietra si rende conto quello non è più il luogo della sua infanzia, il luogo sereno e gioioso dei suoi ricordi. Perché tutti i bambini sono scomparsi, svaniti nel nulla, inghiottiti dalla montagna di sale e dal triste destino che affligge coloro che vi si avvicinano. Ma forse c’è ancora una speranza, perché Andrea, l’ultimo bambino, è scomparso da poco e la cantante vuole ritrovarlo a tutti i costi. Per farlo deve però affrontare una vera e propria discesa agli inferi che le farà scoprire qualcosa che è stato sepolto nel silenzio per troppi anni, ma anche un segreto che riguarda proprio lei e i ricordi felici della sua infanzia. Ricordi ingannevoli, su cui sta forse per franare una nuova verità, pesante come un macigno… Peter Handke ci regala un piccolo gioiello, una favola dalle reminescenze grimmiane ma che indaga in profondità i dubbi sul senso del mondo moderno. Perché la fiaba, in cui tutto è possibile, è stata ormai superata dalla realtà.

Il mistero di Linda. La diciottesima indagine del commissario Martini

La fine di un temporale, una macchina in panne, l’istantanea di un delitto (per citare Agatha Christie) Ma fra le verdi strade della Val Pellice, la collina di Baldissero e la Torino dei salotti buoni soffia un vento esotico, un’aria di avventura. Uno scrittore viaggiatore e suo fratello disperso in Africa, nell’ombra il mistero della regina di Saba. Al commissario Martini, come sempre, il compito di far trionfare la sua idea di giustizia. Camminarono lentamente, in quella leggera coltre ovattata, forata solo ogni tanto dai punti di brace delle sigarette. – Non sei riuscito ad apprendere nulla di quella Linda con la quale Colier aveva appuntamento? – domandò a un certo punto il capo della Mobile a Martini. – Sarei curioso di saperne qualcosa.
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