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Equinox

Oxford, 2006. La prima vittima ha la gola squarciata e il torace aperto: il cuore è stato asportato e al suo posto c’è una moneta d’oro con incisa una scena egizia. Dodici ore dopo il secondo omicidio: ancora una studentessa brutalmente sgozzata, ma ora è il cervello a essere stato rimosso, e all’interno del cranio brilla una moneta, questa volta d’argento. Sulla scena dei crimini è presente la giornalista newyorkese di cronaca nera Laura Niven. La ritualità degli omicidi e quelle strane monete stuzzicano l’innata curiosità e lo spirito investigativo di Laura, che inizia a fare ricerche nella Biblioteca Bodleiana consultando libri di numismatica, astrologia e scienze occulte. Le sue indagini la portano indietro nel tempo, a fatti oscuri accaduti nella cittadina universitaria nel 1851, fino al XVII secolo e alla Royal Society. Oxford, 1690. Isaac Newton conduce in segreto esperimenti alchemici. Ossessionato dalla ricerca della Pietra Filosofale, da tempo si dedica allo studio dell’occultismo. Ora è vicino all’agognata meta: ha scoperto che la chiave per l’immortalità è nascosta nel labirinto di tunnel sotterranei che si snoda proprio sotto la Biblioteca Bodleiana. Ed è disposto a tutto per entrarne in possesso… Che cosa lega Newton ai delitti di oggi? Laura ha poco tempo per decifrare gli indizi e arrivare al cuore di un rito sanguinario che si rinnova da più di trecento anni…

L’enigma dell’Ararat

Michael Murphy è un archeologo disposto a rischiare la vita pur di ritrovare reperti in grado di dimostrare l’attendibilità della Bibbia. E le sue aspirazioni sono stimolate dagli intrighi di un personaggio misterioso, Mathusalem, che, di volta in volta, instrada il protagonista verso la scoperta di preziosi manufatti sacri. Questa volta Murphy si vede impegnato a organizzare una spedizione alla ricerca dell’Arca di Noè e si mette alla guida di una squadra di abili professionisti, destinata a scalare nientemeno che le impervie vette del monte Ararat. Sulla strada che porta al ritrovamento dell’Arca, tuttavia, Murphy deve scontrarsi con gli interessi della Cia e con la forza malvagia dei Sette…
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L’eleganza del riccio (Dal mondo)

***L’eleganza del riccio* è stato il caso letterario del 2007 in Francia: ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie a un impressionante passaparola e ha vinto il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi.**

Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Invece, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée e il suo antico, doloroso segreto.
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### Recensione
Due voci femminili, tanto diverse quanto uguali
Il caso letterario più clamoroso del 2007, in Francia, s’intitola L’eleganza del riccio.
L’ha scritto Muriel Barbery, trentanovenne docente di filosofia. In poche settimane il romanzo ha scalato le classifiche e si è posizionato al primo posto dove è rimasto per lunghi mesi vendendo centinaia di migliaia di copie. È un libro «gradevole» in cui, almeno fino a un certo punto, non conta tanto quello che succede, quanto piuttosto il modo della narrazione. Quest’ultima è affidata a due voci che si alternano irregolarmente, due voci femminili che si esprimono in prima persona e si rapportano entrambe al lettore creando due personaggi tanto apparentemente diversi quanto intimamente uguali. La prima voce è quella di Renée, portinaia cinquantaquattrenne di un immobile che si trova al numero 7 della rue de Grenelle, via situata nel settimo arrondissement di Parigi, quartiere alto borghese, abitato per lo più da intellettuali tendenzialmente di sinistra. La seconda voce è quella di Paloma, ragazzina dodicenne che abita nel palazzo, al quinto piano, figlia di un papà deputato (con un passato da ministro) e di una mamma che sfoggia un dottorato in lettere. La ragazzina ha anche una sorella, Colombe, più grande di lei, studentessa di filosofia. Nella versione italiana, le pagine di Renée sono state tradotte da Cinzia Poli, quelle di Paloma da Emanuelle Caillat. Il personaggio della portinaia è giocato sull’opposizione della stessa al cliché che normalmente la identifica ma, insieme, su una strenua volontà a mantenere segreto il suo essere diversa. In altre parole, Renée legge Marx e Husserl, vede i film di Ozu e si cucina filetti di triglia al coriandolo, ma fa di tutto – maniacalmente – per evitare che i condomini lo sappiano. Costruisce quindi intorno a sé una messa in scena che riproduca nei minimi dettagli il cliché cui, per niente al mondo, si adeguerebbe. Veste sciattamente, fa continue spese ostentando sporte da cui emergono ciuffi di verdura, grosse fette di carne o prosciutto, pasta e passata di pomodoro, tiene perennemente accesa una televisione sintonizzata al alto volume su programmi di basso intrattenimento, e via dicendo. Salvo poi svelare, ma solo a noi lettori, che quelle derrate portinaiesche sono riservate al gatto Lev, che la televisione è accesa ma non guardata, e che tutta questa apparenza serve a preservare intatto il suo rifugio, una stanzetta sul retro nella quale, indisturbata, lei può coltivare i suoi gusti raffinati e la sua mente. Anche Paloma, la ragazzina dodicenne, nasconde sotto mentite spoglie un suo segreto progetto esistenziale. Finge cioè di essere una ragazzina dodicenne come le altre, si veste come loro, a scuola segue bene ma senza emergere, mentre a noi, lettori del suo pseudo diario, si rivela come straordinariamente in anticipo rispetto alle coetanee, a tal punto lucida e consapevole della vanità del tutto (in particolare della rinuncia agli ideali di cui l’età adulta è ai suoi occhi irrimediabilmente schiava) da aver deciso di uccidersi, il giorno del tredicesimo compleanno: per non dover passare anche lei dalla parte della rinuncia. Una rinuncia a priori insomma, scelta invece che subita. A scompaginare i giochi, le finzioni delle due narratrici, entra in scena a un certo punto un personaggio che le svela entrambe. È un ricco giapponese, nuovo inquilino che Muriel Barbery fa entrare nel romanzo e nel palazzo uccidendo un fastidioso critico gastronomico e attribuendogli il suo appartamento. Ozu (proprio così si chiama il ricco giapponese) coglie magicamente le verità di Renée e di Paloma e le fa entrare in risonanza. Con una ulteriore capriola, la vicenda sfocia allora in fiaba: e la Bellezza trionferà, sia pure a costo di un passaggio iniziatico per la porta stretta della Morte (non, ovviamente, di quella programmata da Paloma). Il grande successo del libro dimostra quanta voglia ci sia in giro di messaggi rassicuranti e di «leggibilità».
Recensione di Tuttolibri, a cura di Gabriella Bosco
### Sinossi
***L’eleganza del riccio* è stato il caso letterario del 2007 in Francia: ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie a un impressionante passaparola e ha vinto il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi.**

Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Invece, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée e il suo antico, doloroso segreto.

L’eccezione

Un romanzo ambientato al Centro Danese per l’informazione sul Genocidio. Le protagoniste sono quattro donne, tutte profondamente coinvolte dal proprio delicatissimo lavoro e dal clima a volte teso, a volte affettuoso che si crea tra loro nell’ufficio. Le loro storie di carriera, di amore e di intense esperienze professionali di colpo si mischiano con la minaccia di un pazzo, forse un genocida, che inizia a seminare morte a Copenhagen. Sarà compito delle ragazze rintracciare un segnale utile a catturare l’assassino attraverso i computer, le informazioni, le accensioni improvvise della mente. Ma soprattutto attraverso la psicologia che regola la mente lucidamente folle di un criminale di guerra.

È buio sul ghiacciaio: con i diari delle spedizioni al Nanga Parbat, al Broad Peak e al Chogolisa

Austriaco di nascita e con un carattere di ferro, l’alpinista ha compiuto negli anni ’50 imprese straordinarie. Tra le tante, una in particolare lo consegnò alla storia dell’alpinismo. 1953. A soli ventinove anni, Buhl viene invitato a unirsi a una spedizione tedesca che tenterà la vetta del Nanga Parbat, nona montagna della Terra, allora ancora inviolata e considerata uno degli 8.000 più difficili. Dopo settimane di tentativi andati male, la spedizione dichiarò ufficialmente il fallimento. Ma Buhl non si arrese. E ripartì. Da solo, il 3 luglio, dopo una scalata di 17 ore raggiunse sfinito la vetta. È per la prima volta un uomo, solo, aveva scalato un 8.000. Nel 1957 l’alpinista scalò il suo secondo 8.000, l’inviolato Broad Peak, e divenne l’unico uomo al mondo ad aver compiuto la prima ascensione di ben due 8.000. Hermann Buhl morì qualche giorno dopo l’ascesa al Broad Peak, all’apice della sua fama, scendendo dal Chogolisa insieme a Kurt Diemberger. Nella nebbia, una cornice di neve, cedendo sotto il suo peso, lo fece precipitare nella parete sottostante per migliaia di metri. Il suo corpo non venne mai più ritrovato. Il libro è l’avvincente biografia dell’alpinista che, di sua stessa mano, racconta le imprese compiute. L’opera interrompe il racconto poco dopo la salita del Broad Peak. Mentre le ultime pagine della sua vita sono raccontate da Kurt Diemberger, che lo vide precipitare proprio davanti a sé.

Due vite in una. La storia vera di una donna che è voluta diventare uomo

Siete disposti a mettere tutto in gioco per non tradire voi stessi? Immaginate di svegliarvi una mattina intrappolati nel corpo sbagliato, per di più del sesso sbagliato. Che cosa fareste? Vivreste il mondo in maniera diversa? Le vostre opinioni politiche cambierebbero? Vi limitereste ad accettare di vivere così per il resto della vita? Oppure lottereste fino all’ultimo per ritrovare la strada di casa, per ritrovare quel corpo che vi fa sentire sicuri e a vostro agio, quella persona che sapete di essere? Dhillon Khosla racconta come ha vissuto ventotto anni intrappolato in un corpo di donna, svela come ha scoperto la verità sul proprio sesso e parla del lungo, difficile e doloroso viaggio che ha intrapreso per diventare uomo a tutti gli effetti. Ci mostra inoltre come l’esperienza di entrambi i sessi lo abbia portato a comprendere che le conseguenze spirituali delle nostre azioni sono di gran lunga più importanti delle conseguenze sociali. “Due vite in una” è una storia che svela il significato del non tradire se stessi: la volontà di allontanarsi dalle voci che ci dicono chi dovremmo essere, per avviarci invece verso quell’unica, solitaria voce che lo sapeva fin dall’inizio.
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Le donne del vento rosso

Mentre la Cina si libera dello spettro della guerra in Corea solo per sprofondare nel terrore della rivoluzione culturale, due giovani coppie intrecciano i propri destini in una storia d’amore e d’amicizia destinata a essere più forte dei tempi che corrono, delle ideologie che tramontano, dei nuovi miti di progresso che, anche nel cuore dell’Asia, mettono in discussione una tradizione secolare. Zhiying e Lao Ciao lavorano nella stessa fabbrica, e le loro mogli Wenya e Zhenzhen presto diventano amiche inseparabili. Intorno a loro infuria la lotta per il potere, demone che agita le avanguardie della rivoluzione e gli stessi consigli di fabbrica ma che non scalfisce il legame tra le due donne, nemmeno quando la morte prematura della figlia di Wenya e, in seguito, la malattia della sua secondogenita gettano le due amiche nella disperazione. La lealtà come punto fermo, la passione come bene irrinunciabile e il coraggio come necessità della natura umana resistono anche quando, cambiato il vento che spira sull’Oriente, esplodono la speculazione selvaggia e il capitalismo di Stato. Un romanzo sulla realtà e sui falsi miti della Cina contemporanea.
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Il dio delle piccole cose: romanzo

India, fine anni Sessanta: Amnu, figlia di un alto funzionario, lascia il marito, alcolizzato e violento, per tornarsene a casa con i suoi due bambini. Ma, secondo la tradizione indiana, una donna divorziata è priva di qualsiasi posizione riconosciuta. Se poi questa donna commette l’innaccettabile errore di innamorarsi di un paria, un intoccabile, per lei non vi sarà più comprensione, né perdono. Attraverso gli occhi dei due bambini, Estha e Rahel, il libro ci racconta una grande storia d’amore che entra in conflitto con le convenzioni.

Il dio degli animali

“Polly Cain era scomparsa un mercoledì pomeriggio”. La dodicesima estate di Alice Winston comincia così, con il cadavere di una compagna di scuola che affiora nelle torbide acque del canale vicino casa, mentre milioni di farfalline bianche calano tutto intorno come neve. Da quando Nona se ne è andata, Alice è rimasta sola: sola a badare ai cavalli del ranch di famiglia; sola a subire i malumori del padre e i capricci delle allieve delle lezioni di equitazione; sola ad assistere al brutale prodigio della nascita nella stalla che odora di terra, sangue e notte. Ma, nell’estate più calda e violenta di sempre, Alice scopre che per uscire dalla solitudine basta una bugia. È inevitabile, dopo, scivolare nel mondo complicato e ambiguo dei grandi, dove altre bugie, tradimenti e stupori la porteranno a scoprire la verità su se stessa e su quelli che ama.

Dieci giorni sulle colline

È la primavera del 2003 e Max ed Elena sono appena tornati dalla cerimonia degli Oscar nella loro bella casa sulle colline di Hollywood. Regista e sceneggiatore, Max è un habitué della notte delle statuette, dopo averne vinta una per la migliore sceneggiatura negli anni Settanta con Grace, un film che ha fatto addirittura capolino in qualche lista dei «cento migliori film del XX secolo». Per Elena, invece, che scrive manuali di sopravvivenza (l’ultimo a cui sta lavorando si intitola Come fare tutto nel modo giusto), quella era la prima volta. È rimasta colpita non dal glamour delle tante stelle presenti, ma dal turbamento di Michael Moore per i fischi ricevuti dopo il discorso contro Bush e la guerra in Iraq: un conflitto che Elena trova «stupido», e Max del tutto «privo di strategia». Meglio rifugiarsi in casa propria, lontani dal bombardamento dei media di mezzo mondo. Anche perché in quella residenza che scende a strapiombo lungo il fianco della montagna, con una vista che spazia fino al Getty Museum, cinque camere da letto, una dépendance per gli ospiti, una piscina sul fianco del monte che riflette la luce mattutina, due giardini: quello delle erbe aromatiche e quello giapponese, la coppia aspetta un bel po’ di amici e parenti: Charlie, l’amico di infanzia di Max, fresco separato dalla moglie che spera di ringiovanire con una dieta a base di vitamine; Zoe, la ex moglie capricciosa diva del cinema; Paul, il suo accompagnatore, istruttore di yoga e ciarlatano; Isabel, la figlia ventitreenne di Max; Stoney, l’agente del padre, che ha sedici anni piú di Isabel e una storia con lei; Delphine, la madre di Zoe che spara sentenze come fosse un oracolo… Un gruppo ben assortito di americani del nuovo millennio che trascorrerà dieci giorni sulle colline a guardare film, interrogarsi su diete e regimi alimentari, indulgere in prolungati rapporti sessuali e, soprattutto, a spettegolare su ogni cosa, Hollywood, il cinema, l’eros, l’amicizia, la guerra e lo stato del mondo e sognare, come Max che vorrebbe fare un film intitolato My Lovemaking with Elena, di fare delle loro effimere esistenze un’opera d’arte. Graffiante satira della società in cui viviamo, Dieci giorni sulle colline costituisce una splendida conferma del talento di Jane Smiley, una delle maggiori scrittrici americane contemporanee.

Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero

Il libro di George Steiner tratta del fondo di tristezza ineluttabile che accompagna il passaggio dall’homo all’homo sapiens, di quel velo di malinconia che colora l’esistenza. Quello che si dipana in queste pagine è un pensiero che pensa sé stesso: da un lato porta alle estreme conseguenze il «Penso, dunque sono» di Cartesio, dall’altro è consapevole che il pensiero non potrà mai smettere di pensarsi fino in fondo, che ci è sempre presente e dunque non riusciamo mai ad afferrarlo davvero.
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La Dichiarazione

Anna non avrebbe mai dovuto nascere. Insieme a tutte le Eccedenze come lei, è costretta a vivere in un apposito istituto, per diventare Risorsa Utilizzabile e poter pagare in questo modo il suo “Peccato di Esistenza”. Non conosce il Mondo Esterno e non ricorda il proprio passato, è come se fosse nata lì dentro, prigioniera in una Casa d’Eccedenza. Finché in quel luogo spietato e grigio non arriva un ragazzo strano, che non tiene lo sguardo a terra ma guarda tutto e tutti con occhi penetranti e curiosi. E che racconta ad Anna una storia diversa… Nel suo audace debutto narrativo Gemma Malley ci costringe a riconsiderare alcuni miti dominanti nella nostra società, come quelli della bellezza e della giovinezza, e getta una luce inquietante su grandi temi ecologici e politici, quali la sovrappopolazione e la limitatezza delle risorse del nostro pianeta, creando un potente dramma futuristico. Ma “La Dichiarazione” è anche qualcosa in più: il manifesto che l’esistenza ha già in sé e per sé la propria giustificazione e che l’essere utile non ha un valore consumistico ma è all’interno della logica dell’amore.
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La dea della guerra

Nella Britannia divisa in tribù e sotto la minaccia di un’invasione da parte di Roma, si intrecciano strettamente le storie e i destini di due donne, destinate a giocare un ruolo molto importante nel futuro di Avalon. La giovane Boudica, caparbia e orgogliosa figlia di un nobile capo degli iceni, viene mandata su un’isola dove sarà iniziata alla saggezza dei druidi. E lì incontra la potente sacerdotessa Lhiannon, che diverrà il suo mentore e la sua migliore amica. Insieme a lei Boudica intraprende il viaggio fino ad Avalon, dove verrà consacrata donna secondo gli antichi riti della Dea. Dopo il rituale Boudica torna dal suo popolo, dove sposa un iceno, Prasutagos. Questi sceglie di scendere a patti con l’invasore per mantenere una certa autonomia e godere dei benefici dell’alleanza con Roma. Ma alla sua morte la situazione cambierà drammaticamente, e Boudica e le sue figlie si troveranno in grave pericolo…
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La danza delle falene

Orme nella neve. Il rumore di un’auto che si allontana in velocità. Dentro la casa, un silenzio opprimente; solo un gocciolio, lento e costante, al di là di una porta. Quando Maggie gira la maniglia, il suono prende colore: suo marito giace, privo di vita, in un lago di sangue. L’istinto del detective spinge la donna a studiare la stanza in cerca di indizi. Ma quello che trova è un mistero ancora più inquietante, perché sul pavimento, circondata di fumo, cè la sua pistola d’ordinanza, che poche ore prima aveva riposto sul comodino. Fuori, la tempesta di neve ha cancellato ogni orma.
Indiziata principale del delitto, Maggie chiede aiuto all’unica persona di cui si fidi veramente: Jonathan Stride, suo amico e collega da dieci anni al distretto di polizia di Duluth, in Minnesota. Sarà lui, insieme all’investigatore privato Serena Dial, a doverla togliere dai guai, nonostante la versione dei fatti raccontata dalla presunta assassina sia costellata di silenzi sospetti.
Tuttavia, Maggie non è l’unica a nascondere segreti. Dal guscio di apparente normalità che avvolge Duluth emergono infatti storie di perversione, violenza, omicidio. Molti sono i protagonisti coinvolti. Ma solo uno è il vero regista. Qualcuno che conosce i segreti più sporchi della città e ricatta le sue vittime: le tiene in pugno, le incalza, fino a colpirle. Nel tentativo di districare questa rete mortale, Stride e Serena danno il via a una caccia all’uomo in cui predatore e preda rischiano di scambiarsi le parti. Perché l’ultimo bersaglio del killer potrebbe essere proprio uno dei due agenti.

(source: Bol.com)

La danza della morte

Due uomini si suicidano a migliaia di chilometri di distanza l’uno dall’altro: un professore che, sotto l’effetto di un veleno esotico e colto da un attacco di follia autolesionistica, si toglie la vita davanti agli studenti; e un pittore che si butta dalla finestra con un cappio attorno al collo. Che cosa lega i due casi? Entrambe le vittime erano amici dell’agente speciale dell’FBI Pendergast e sono stati uccisi con metodi che ricordano la fine brutale di alcuni membri della sua famiglia. Pendergast riconosce subito la mano del fratello Diogenes, criminale psicopatico, fermamente intenzionato a rendergli l’esistenza un intollerabile inferno.

Dall’altra parte del binario

“Viviamo secondo schemi che altri hanno tracciato per noi. Ci comportiamo seguendo le regole stabilite dalla società, dalla famiglia, dai nostri patner. E quando leggiamo la scritta “vietato attravesare i binari” non ci chiediamo più che cosa ci sia dall’altra parte del binario. Silvia, la protagonista se lo chiede e decide di attraversare il binario dei sentimenti. Un attimo di passione che azzera una vita difficile e offre la speranza per un nuovo inizio.”