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L’Alfabeto Del Silenzio

Un misterioso silenzio avvolge il tredicenne Branwell, che ha smesso di parlare da quando la sorellastra Nikki è entrata in coma. Vivian, la baby sitter, si è trasformata in testimone implacabile, arrivando ad accusarlo di aver fatto cadere la bambina deliberatamente. Muto, solo, sofferente, Branwell può però contare sull’amico Connor, che non crede alla sua colpevolezza e cerca in ogni modo la verità.

Un misterioso silenzio avvolge il tredicenne Branwell, che ha smesso di parlare da quando la sorellastra Nikki è entrata in coma. Vivian, la baby sitter, si è trasformata in testimone implacabile, arrivando ad accusarlo di aver fatto cadere la bambina deliberatamente. Muto, solo, sofferente, Branwell può però contare sull’amico Connor, che non crede alla sua colpevolezza e cerca in ogni modo la verità.

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Un cavaliere senza terra

Inghilterra, 1244 – Lady Beatrice si è innamorata del tormentato e affascinante Sir Ranulf nell’istante stesso in cui lo ha visto, al castello del suo tutore Lord Merrick. Essendo figlia di un nobile traditore, sa di non poter sperare in una proposta di matrimonio da parte del giovane, e tuttavia non vuole rinunciare ai sentimenti che prova per lui. Così, quando il valoroso cavaliere viene mandato da Lord Merrick ad amministrare le proprietà di Penterwell, in Cornovaglia, Beatrice convince il suo titubante tutore a darle il permesso di seguire Rufus per aiutarlo nella conduzione del castello. Lui però, pur non essendo affatto indifferente alla bellezza e alla vivacità della fanciulla, è determinato a non cedere alla crescente passione. Perché? E per quanto tempo riuscirà a tener fede ai suoi propositi?

Inghilterra, 1244 – Lady Beatrice si è innamorata del tormentato e affascinante Sir Ranulf nell’istante stesso in cui lo ha visto, al castello del suo tutore Lord Merrick. Essendo figlia di un nobile traditore, sa di non poter sperare in una proposta di matrimonio da parte del giovane, e tuttavia non vuole rinunciare ai sentimenti che prova per lui. Così, quando il valoroso cavaliere viene mandato da Lord Merrick ad amministrare le proprietà di Penterwell, in Cornovaglia, Beatrice convince il suo titubante tutore a darle il permesso di seguire Rufus per aiutarlo nella conduzione del castello. Lui però, pur non essendo affatto indifferente alla bellezza e alla vivacità della fanciulla, è determinato a non cedere alla crescente passione. Perché? E per quanto tempo riuscirà a tener fede ai suoi propositi?

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Ronnie, Mio Padre

Ronnie Cornwell era in assoluto il più sfrontato truffatore che si potesse incontrare nella Gran Bretagna del dopoguerra. Elegante e disinvolto, brillante e temerario, nessuno più di lui sembrava attendibile e degno di fiducia. In realtà, a causa dei ripetuti fallimenti e degli enormi debiti, finì più volte in prigione. Eppure, fino all’ultimo giorno della sua vita, rimase sotto ogni aspetto un uomo assolutamente rispettabile. Così, almeno, lo ricorda il figlio John le Carré (il cui vero nome è David Cornwell), in questo straordinario racconto autobiografico. Ma qual è la verità? E in che modo viene trasformata dall’affetto e dalla memoria? Domande importanti, ineludibili, che il grande scrittore non esita a porsi nel momento in cui decide di investigare sul mistero del genitore dal quale è stato in fuga per tutta la vita. Sincero e disincantato, *Ronnie, mio padre* è un gioiello di ricostruzione psicologica, un sofferto e delicatissimo omaggio a una figura paterna che ai propri umani limiti trova riscatto in un’esistenza che ha le movenze del romanzo.

Ronnie Cornwell era in assoluto il più sfrontato truffatore che si potesse incontrare nella Gran Bretagna del dopoguerra. Elegante e disinvolto, brillante e temerario, nessuno più di lui sembrava attendibile e degno di fiducia. In realtà, a causa dei ripetuti fallimenti e degli enormi debiti, finì più volte in prigione. Eppure, fino all’ultimo giorno della sua vita, rimase sotto ogni aspetto un uomo assolutamente rispettabile. Così, almeno, lo ricorda il figlio John le Carré (il cui vero nome è David Cornwell), in questo straordinario racconto autobiografico. Ma qual è la verità? E in che modo viene trasformata dall’affetto e dalla memoria? Domande importanti, ineludibili, che il grande scrittore non esita a porsi nel momento in cui decide di investigare sul mistero del genitore dal quale è stato in fuga per tutta la vita. Sincero e disincantato, *Ronnie, mio padre* è un gioiello di ricostruzione psicologica, un sofferto e delicatissimo omaggio a una figura paterna che ai propri umani limiti trova riscatto in un’esistenza che ha le movenze del romanzo.

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La scoperta del giardino della mente. Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale

«Ero in un mondo tra i mondi. Non riuscivo più a mettermi in rapporto con nessuno. eppure continuavo a vivere. Ero una stranezza, e non soltanto per chi mi circondava ma, dentro di me,
per me stessa.»
Jill Bolte Taylor ha trentasette anni, una laurea ad Harvard e un lavoro come neuroscienziata e ricercatrice universitaria quando, una mattina, un capillare esplode improvvisamente nell’emisfero sinistro del suo cervello provocandole un danno cerebrale esteso e devastante. Il suo percorso verso la completa guarigione è durato otto lunghissimi anni, nel corso dei quali ha potuto sperimentare la duplice veste di medico e paziente. E da questo insolito doppio ruolo ha ricavato spunti, consigli e suggerimenti terapeutici utili a chiunque sia rimasto vittima di un ictus o di un trauma cerebrale e a coloro che li curano e li circondano. Ma “La scoperta del giardino della mente” non è soltanto la cronaca dettagliata e diretta di una straordinaria ripresa fisica, è soprattutto la testimonianza di un’esperienza umana unica. Jill, infatti, non è più stata la stessa di prima: l’ictus, mettendo temporaneamente fuori gioco il preponderante e razionale emisfero sinistro, ha dato spazio alla creatività e alle sensazioni, emozioni e intuizioni proprie dell’emisfero destro; e oggi, pur continuando a occuparsi di ricerca, la neuroscienziata scrive, canta e realizza sculture in vetro colorato, felice di vivere e forte di una nuova pace inferiore.

«Ero in un mondo tra i mondi. Non riuscivo più a mettermi in rapporto con nessuno. eppure continuavo a vivere. Ero una stranezza, e non soltanto per chi mi circondava ma, dentro di me,
per me stessa.»
Jill Bolte Taylor ha trentasette anni, una laurea ad Harvard e un lavoro come neuroscienziata e ricercatrice universitaria quando, una mattina, un capillare esplode improvvisamente nell’emisfero sinistro del suo cervello provocandole un danno cerebrale esteso e devastante. Il suo percorso verso la completa guarigione è durato otto lunghissimi anni, nel corso dei quali ha potuto sperimentare la duplice veste di medico e paziente. E da questo insolito doppio ruolo ha ricavato spunti, consigli e suggerimenti terapeutici utili a chiunque sia rimasto vittima di un ictus o di un trauma cerebrale e a coloro che li curano e li circondano. Ma “La scoperta del giardino della mente” non è soltanto la cronaca dettagliata e diretta di una straordinaria ripresa fisica, è soprattutto la testimonianza di un’esperienza umana unica. Jill, infatti, non è più stata la stessa di prima: l’ictus, mettendo temporaneamente fuori gioco il preponderante e razionale emisfero sinistro, ha dato spazio alla creatività e alle sensazioni, emozioni e intuizioni proprie dell’emisfero destro; e oggi, pur continuando a occuparsi di ricerca, la neuroscienziata scrive, canta e realizza sculture in vetro colorato, felice di vivere e forte di una nuova pace inferiore.

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L’idea di perderti

“Io vi ho amato, nessuno vi ha amato più di me”. Sono queste le parole di Edipo che alla fine del libro viene citato con misteriosa intenzione. Poi Edipo si protegge gli occhi con le mani da non sappiamo cosa, forse una paurosa apparizione. Paolo Diamanti, il protagonista di questo romanzo, non è però Edipo, attorno a lui non ci sono messaggeri o mezzi angeli, ma la realtà più prosaica di viale Parioli e dei suoi ristoranti. Quella Roma che da anni Montefoschi perfeziona nella sua opera come un pittore con un quadro che non riesce, non vuole terminare. A Paolo Diamanti manca poi quel puro carattere che Edipo esibisce — figuriamoci — un po’ annoiato dalla moglie, mezzo innamorato di una oculista trentottenne. Paolo finisce addirittura nell’imbarazzante situazione di dichiararsi e non accorgersi che la moglie, a due metri di distanza, sta ascoltando ogni singola parola. Ma tutto ciò — le storie d’amore, i tessuti che Roma incessantemente fabbrica attorno agli uomini e alle donne di questo libro — sono oggetto di una lettura appassionata ma non sufficiente. Il lettore attento si lascia invece portare dentro la struttura circolare e sofisticata del libro, un vero e proprio teorema, e alla fine deve per forza dichiarare con chi sta (con Paolo o contro Paolo). E qualunque sia la nostra scelta alla fine non sfuggirà l’autorità antica con cui Giorgio Montefoschi ha vestito i personaggi della sua storia. Così moderna, sì, così disincantata (sensuale, erotica, sfacciata, sì) ma che ci costringe a chiamare i characters non con i loro nomi e cognomi, ma con la grammatica di un racconto morale: l’Architetto, la Moglie, il Pittore, l’Oculista, l’Amante, l’Amica. Poi, chi vorrà, potrà leggere soltanto che l’Architetto trascura la Moglie, che la Oculista ha una relazione con il Pittore, che l’Architetto abbandona l’Amante, che l’Amica cerca la Moglie. La percezione soggettiva è un’illusione che lo scrittore sa generare. Se è bravo.

“Io vi ho amato, nessuno vi ha amato più di me”. Sono queste le parole di Edipo che alla fine del libro viene citato con misteriosa intenzione. Poi Edipo si protegge gli occhi con le mani da non sappiamo cosa, forse una paurosa apparizione. Paolo Diamanti, il protagonista di questo romanzo, non è però Edipo, attorno a lui non ci sono messaggeri o mezzi angeli, ma la realtà più prosaica di viale Parioli e dei suoi ristoranti. Quella Roma che da anni Montefoschi perfeziona nella sua opera come un pittore con un quadro che non riesce, non vuole terminare. A Paolo Diamanti manca poi quel puro carattere che Edipo esibisce — figuriamoci — un po’ annoiato dalla moglie, mezzo innamorato di una oculista trentottenne. Paolo finisce addirittura nell’imbarazzante situazione di dichiararsi e non accorgersi che la moglie, a due metri di distanza, sta ascoltando ogni singola parola. Ma tutto ciò — le storie d’amore, i tessuti che Roma incessantemente fabbrica attorno agli uomini e alle donne di questo libro — sono oggetto di una lettura appassionata ma non sufficiente. Il lettore attento si lascia invece portare dentro la struttura circolare e sofisticata del libro, un vero e proprio teorema, e alla fine deve per forza dichiarare con chi sta (con Paolo o contro Paolo). E qualunque sia la nostra scelta alla fine non sfuggirà l’autorità antica con cui Giorgio Montefoschi ha vestito i personaggi della sua storia. Così moderna, sì, così disincantata (sensuale, erotica, sfacciata, sì) ma che ci costringe a chiamare i characters non con i loro nomi e cognomi, ma con la grammatica di un racconto morale: l’Architetto, la Moglie, il Pittore, l’Oculista, l’Amante, l’Amica. Poi, chi vorrà, potrà leggere soltanto che l’Architetto trascura la Moglie, che la Oculista ha una relazione con il Pittore, che l’Architetto abbandona l’Amante, che l’Amica cerca la Moglie. La percezione soggettiva è un’illusione che lo scrittore sa generare. Se è bravo.

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Il Maledetto United

«Loro sono la sua squadra. Il suo Leeds. Il suo sporco, maledetto Leeds e lo saranno sempre. Non la mia squadra. Mai. Non la mia. Mai. Non questa squadra. Mai.» Nel 1974 l’eccentrico Brian Clough accetta di allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti. Disposti a tutto pur di vincere. Clough sa che non sarà semplice far funzionare le cose, eppure non rifiuta l’incarico e, spinto da un orgoglio infinito, accetta nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince senza imbrogliare. Inizia così la cronaca avvincente e disperata dei quarantaquattro giorni del più carismatico e controverso allenatore del Leeds. Il maledetto United è un romanzo che rimbalza tra passato e presente, paranoia e lucidità, che scava nella realtà e la trasfigura fino a riportarla alla sua essenza più brutale.

«Loro sono la sua squadra. Il suo Leeds. Il suo sporco, maledetto Leeds e lo saranno sempre. Non la mia squadra. Mai. Non la mia. Mai. Non questa squadra. Mai.» Nel 1974 l’eccentrico Brian Clough accetta di allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti. Disposti a tutto pur di vincere. Clough sa che non sarà semplice far funzionare le cose, eppure non rifiuta l’incarico e, spinto da un orgoglio infinito, accetta nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince senza imbrogliare. Inizia così la cronaca avvincente e disperata dei quarantaquattro giorni del più carismatico e controverso allenatore del Leeds. Il maledetto United è un romanzo che rimbalza tra passato e presente, paranoia e lucidità, che scava nella realtà e la trasfigura fino a riportarla alla sua essenza più brutale.

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Il Duca e io

La famiglia Bridgerton è certamente una di quelle che non si dimentica, contraddistinta da una mamma chioccia (nel senso migliore del termine) e dai suoi suoi otto figli, rigorosamente chiamati in ordine alfabetico (Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacint) che, se proprio volessero renderla felice, dovrebbero sposarsi il più in fretta possibile (ovviamente felicemente). Daphne è sicuramente nata per essere moglie e madre. Cresciuta in una famiglia unita e oltremodo protettiva, non riesce a immaginare un futuro che non comprenda un marito da amare e una nidiata di bambini da crescere. Purtroppo mancano dei validi corteggiatori, (ce n’è uno la cui stupidità tocca vette inimmaginabili ed è da scartare a priori), perché tutti la vedono come la migliore amica, ma non di più. Simon, invece, si potrebbe dire avere il problema opposto. Non si vuole assolutamente sposare ed è stanco di dover sopportare tutte quelle madri che non perdono occasione per presentargli le loro splendide figlie. Quando incontra Daphne e viene a sapere dei suoi problemi pensa che, unendo le loro forze, potrebbero trarne entrambi dei vantaggi. Dovrebbero fingersi fidanzati, in modo tale da far desistere le pretendenti di lui e incuriosire gli uomini che, finalmente, la guarderebbero con occhi diversi. Il piano funziona alla perfezione. Daphne si ritrova puntati addosso gli sguardi di svariati corteggiatori che la ricoprono di fiori e poesie e Simon può tirare un sospiro di sollievo. Solo che le cose non sono mai semplici come si potrebbe pensare, anzi, a volte si ha la presunzione di saper come agire senza accorgersi del disastro che si sta combinando. Infatti Simon, mai e poi mai, avrebbe immaginato di restare affascinato a tal punto dalla sua ‘finta fidanzata’, da non riuscire a togliersela dalla testa. Giorno e notte. Proprio lei, Daphne, l’unica su cui non può permettersi di posare nemmeno una ciglia di un suo occhio, essendo la sorella del suo migliore amico, Anthonny. Daphne, al contrario, quando si scopre innamorata di Simon non pensa possa esistere un solo problema al mondo. Cosa ci può essere di più meraviglioso dell’amore? Soprattutto quando è ovvio che Simon la ama, o per lo meno ci è molto vicino. Ma lui non vuole sposarsi e tanto meno avere figli. Purtroppo questo rifiuto ha radici molto lontane, che risalgono alla sua infanzia, quando un problema di balbuzia gli aveva causato il rifiuto del padre che lo considerava un ritardato, un ragazzino indegno di portare il suo nome. Simon è cresciuto lottando per riuscire a parlare correttamente e ha vinto la sua sfida, trovando quell’autocontrollo sufficiente a fargli pronunciare una lettera dopo l’altra senza fermarsi. Ma per suo padre non è bastato. L’emozione del bambino nel vedere il genitore era sempre troppo forte e inevitabilmente l’antico balbettio saltava di nuovo fuori, rendendolo oggetto di scherno. Per questo non vuole sposarsi ed avere figli. Potrebbe averne uno come lui… un poveretto destinato a vivere combattendo contro le malevolenze e i pregiudizi. Il romanzo si apre proprio raccontando il passato di questo ragazzino solo contro il mondo intero, desideroso unicamente di conquistarsi l’attenzione del padre, avendogli il destino negato anche l’affetto materno. E come al solito Julia Quinn ci regala pagine e pagine piene di ironia, per poi toccare corde più delicate e fragili, scandagliando la personalità nascosta e intima dei suoi personaggi. Un buon titolo che riserva la sua parte migliore nella prima metà per calare leggermente verso la fine. Purtroppo le motivazioni che spingono Daphne ad agire in un certo modo pur di avere un figlio mi hanno convinta poco e sono il motivo dei tre cuoricini, che altrimenti sarebbero potuti essere quattro. In ogni caso ci sarà da ridere e sospirare, grazie anche all’attenta Lady Whistledown, l’autrice di cronaca rosa più odiata e più letta di tutta Londra. L’unica che sa sempre tutto di tutti e che apre i capitoli con frammenti dei suoi articoli. Curiosi di sapere chi si nasconde dietro la sua penna?

La famiglia Bridgerton è certamente una di quelle che non si dimentica, contraddistinta da una mamma chioccia (nel senso migliore del termine) e dai suoi suoi otto figli, rigorosamente chiamati in ordine alfabetico (Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacint) che, se proprio volessero renderla felice, dovrebbero sposarsi il più in fretta possibile (ovviamente felicemente). Daphne è sicuramente nata per essere moglie e madre. Cresciuta in una famiglia unita e oltremodo protettiva, non riesce a immaginare un futuro che non comprenda un marito da amare e una nidiata di bambini da crescere. Purtroppo mancano dei validi corteggiatori, (ce n’è uno la cui stupidità tocca vette inimmaginabili ed è da scartare a priori), perché tutti la vedono come la migliore amica, ma non di più. Simon, invece, si potrebbe dire avere il problema opposto. Non si vuole assolutamente sposare ed è stanco di dover sopportare tutte quelle madri che non perdono occasione per presentargli le loro splendide figlie. Quando incontra Daphne e viene a sapere dei suoi problemi pensa che, unendo le loro forze, potrebbero trarne entrambi dei vantaggi. Dovrebbero fingersi fidanzati, in modo tale da far desistere le pretendenti di lui e incuriosire gli uomini che, finalmente, la guarderebbero con occhi diversi. Il piano funziona alla perfezione. Daphne si ritrova puntati addosso gli sguardi di svariati corteggiatori che la ricoprono di fiori e poesie e Simon può tirare un sospiro di sollievo. Solo che le cose non sono mai semplici come si potrebbe pensare, anzi, a volte si ha la presunzione di saper come agire senza accorgersi del disastro che si sta combinando. Infatti Simon, mai e poi mai, avrebbe immaginato di restare affascinato a tal punto dalla sua ‘finta fidanzata’, da non riuscire a togliersela dalla testa. Giorno e notte. Proprio lei, Daphne, l’unica su cui non può permettersi di posare nemmeno una ciglia di un suo occhio, essendo la sorella del suo migliore amico, Anthonny. Daphne, al contrario, quando si scopre innamorata di Simon non pensa possa esistere un solo problema al mondo. Cosa ci può essere di più meraviglioso dell’amore? Soprattutto quando è ovvio che Simon la ama, o per lo meno ci è molto vicino. Ma lui non vuole sposarsi e tanto meno avere figli. Purtroppo questo rifiuto ha radici molto lontane, che risalgono alla sua infanzia, quando un problema di balbuzia gli aveva causato il rifiuto del padre che lo considerava un ritardato, un ragazzino indegno di portare il suo nome. Simon è cresciuto lottando per riuscire a parlare correttamente e ha vinto la sua sfida, trovando quell’autocontrollo sufficiente a fargli pronunciare una lettera dopo l’altra senza fermarsi. Ma per suo padre non è bastato. L’emozione del bambino nel vedere il genitore era sempre troppo forte e inevitabilmente l’antico balbettio saltava di nuovo fuori, rendendolo oggetto di scherno. Per questo non vuole sposarsi ed avere figli. Potrebbe averne uno come lui… un poveretto destinato a vivere combattendo contro le malevolenze e i pregiudizi. Il romanzo si apre proprio raccontando il passato di questo ragazzino solo contro il mondo intero, desideroso unicamente di conquistarsi l’attenzione del padre, avendogli il destino negato anche l’affetto materno. E come al solito Julia Quinn ci regala pagine e pagine piene di ironia, per poi toccare corde più delicate e fragili, scandagliando la personalità nascosta e intima dei suoi personaggi. Un buon titolo che riserva la sua parte migliore nella prima metà per calare leggermente verso la fine. Purtroppo le motivazioni che spingono Daphne ad agire in un certo modo pur di avere un figlio mi hanno convinta poco e sono il motivo dei tre cuoricini, che altrimenti sarebbero potuti essere quattro. In ogni caso ci sarà da ridere e sospirare, grazie anche all’attenta Lady Whistledown, l’autrice di cronaca rosa più odiata e più letta di tutta Londra. L’unica che sa sempre tutto di tutti e che apre i capitoli con frammenti dei suoi articoli. Curiosi di sapere chi si nasconde dietro la sua penna?

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I cigni di Leonardo

Isabella e Beatrice d’Este, sorelle e rivali, spose rispettivamente del duca di Mantova e di Ludovico il Moro, hanno segnato il Rinascimento come poche altre donne: raffinate mecenati e abili politiche, l’una cadde in rovina dopo una giovinezza promettente, l’altra raggiunse passo dopo passo una posizione di straordinaria influenza sulle arti e gli affari politici dell’Italia rinascimentale. In questo romanzo storico, narrato in flashback da Isabella che medita sulla tomba della sventurata sorella, rivivono gli intrighi di corte e le passioni travolgenti di una stagione creativa, machiavellica e drammatica della storia italiana, intrecciati al destino di Leonardo da Vinci, che sotto la loro ala protettrice diede vita ai suoi capolavori.

Isabella e Beatrice d’Este, sorelle e rivali, spose rispettivamente del duca di Mantova e di Ludovico il Moro, hanno segnato il Rinascimento come poche altre donne: raffinate mecenati e abili politiche, l’una cadde in rovina dopo una giovinezza promettente, l’altra raggiunse passo dopo passo una posizione di straordinaria influenza sulle arti e gli affari politici dell’Italia rinascimentale. In questo romanzo storico, narrato in flashback da Isabella che medita sulla tomba della sventurata sorella, rivivono gli intrighi di corte e le passioni travolgenti di una stagione creativa, machiavellica e drammatica della storia italiana, intrecciati al destino di Leonardo da Vinci, che sotto la loro ala protettrice diede vita ai suoi capolavori.

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Alla salute del lupo cattivo

Il plurideclassato agente di polizia Rameau è a suo modo un eroe. Dopo aver servito per anni la patria nella Sicurezza Interna parigina, ora è relegato in amministrazione a distribuire graffette e buoni benzina. E come se non bastasse, qualche alta sfera ha deciso improvvisamente di riesumarlo per un incarico ingrato: inventare un complotto internazionale ai danni dello Stato, che faccia salire l’indice di gradimento dei Servizi Segreti.
Intanto la vita privata di Rameau è invasa da una piccola tribù: oltre alla sua avvenente fidanzata mediorientale, da un po’ di tempo occupano il suo alloggio anche il figlio Laurent, fisico elettronico disoccupato e *tombeur de femmes* , e il terribile nipotino coi capelli a spazzola detto il Piccolo Chimico per la sua passione per gli esperimenti pericolosi. I due sono appena stati sbattuti fuori dalla madre di quest’ultimo, dopo che le hanno letteralmente demolito la casa. Ma anche la donna, rimasta senza tetto, deve ben presto unirsi all’accampamento.
E mentre Laurent e il Piccolo Chimico si trovano con una scorta di Pampers e biberon ad affrontare l’assedio della piccola Eloïse, neonata che un’amica ha lasciato in prestito con scadenza pressoché illimitata, le donne di casa pensano bene di risollevare il bilancio domestico con una bella rapina in banca.
Ma a risolvere i problemi lavorativi di Rameau, interviene inaspettatamente la sorte: una serie di misteriosi attentati dinamitardi sconvolge veramente la città, rendendo superflua ogni macchinazione… Scritto due anni prima del ciclo della famiglia Malaussène, il romanzo di Pagan anticipa gli stralunati e irresistibili personaggi di Pennac, ma soprattutto quello sguardo irriverente su una Parigi multietnica e dominata dai lupi cattivi del potere.

Il plurideclassato agente di polizia Rameau è a suo modo un eroe. Dopo aver servito per anni la patria nella Sicurezza Interna parigina, ora è relegato in amministrazione a distribuire graffette e buoni benzina. E come se non bastasse, qualche alta sfera ha deciso improvvisamente di riesumarlo per un incarico ingrato: inventare un complotto internazionale ai danni dello Stato, che faccia salire l’indice di gradimento dei Servizi Segreti.
Intanto la vita privata di Rameau è invasa da una piccola tribù: oltre alla sua avvenente fidanzata mediorientale, da un po’ di tempo occupano il suo alloggio anche il figlio Laurent, fisico elettronico disoccupato e *tombeur de femmes* , e il terribile nipotino coi capelli a spazzola detto il Piccolo Chimico per la sua passione per gli esperimenti pericolosi. I due sono appena stati sbattuti fuori dalla madre di quest’ultimo, dopo che le hanno letteralmente demolito la casa. Ma anche la donna, rimasta senza tetto, deve ben presto unirsi all’accampamento.
E mentre Laurent e il Piccolo Chimico si trovano con una scorta di Pampers e biberon ad affrontare l’assedio della piccola Eloïse, neonata che un’amica ha lasciato in prestito con scadenza pressoché illimitata, le donne di casa pensano bene di risollevare il bilancio domestico con una bella rapina in banca.
Ma a risolvere i problemi lavorativi di Rameau, interviene inaspettatamente la sorte: una serie di misteriosi attentati dinamitardi sconvolge veramente la città, rendendo superflua ogni macchinazione… Scritto due anni prima del ciclo della famiglia Malaussène, il romanzo di Pagan anticipa gli stralunati e irresistibili personaggi di Pennac, ma soprattutto quello sguardo irriverente su una Parigi multietnica e dominata dai lupi cattivi del potere.

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Speciale Dylan Dog n. 20: Licantropia

Glendoun è un ameno villaggio scozzese, noto per l’allevamento delle pecore, ma anche per l’annuale festival dedicato all’affascinante e inquietante figura del lupo mannaro. Dylan è stato invitato dagli organizzatori per tenervi una conferenza, ma, persosi nella nebbia che regna sulla brughiera, si ritrova nei pressi di Cameron House, a poche miglia dalla sua meta. Ospite nell’elegante dimora di Alec e Emma Cameron, l’”Indagatore dell’incubo” imparerà non solo che la vita dell’uomo civilizzato e quella del lupo selvaggio hanno molte cose in comune, ma anche che è decisamente bene aver paura del lupo cattivo…

Glendoun è un ameno villaggio scozzese, noto per l’allevamento delle pecore, ma anche per l’annuale festival dedicato all’affascinante e inquietante figura del lupo mannaro. Dylan è stato invitato dagli organizzatori per tenervi una conferenza, ma, persosi nella nebbia che regna sulla brughiera, si ritrova nei pressi di Cameron House, a poche miglia dalla sua meta. Ospite nell’elegante dimora di Alec e Emma Cameron, l’”Indagatore dell’incubo” imparerà non solo che la vita dell’uomo civilizzato e quella del lupo selvaggio hanno molte cose in comune, ma anche che è decisamente bene aver paura del lupo cattivo…

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Las Doradas Manzanas Del Sol

Las Doradas Manzanas Del Sol(Comentario de la contraportada)En esta nueva serie de maravillosas invenciones, Ray Bradbury ya no es, solamente “el poeta de la ciencia-ficción”, el autor de algunas obras ya clásicas en la historia del género.Bradbury muestra aquí su ya famoso poder de expresar con la historia de un individuo —”El Peatón”; “El Asesino”; “El Basurero”— toda una dramática visión del mundo y su posible futuro.Pero es también en este mismo volúmen el artista de lo extraordinario, lo fantasmagórico y lo hermoso, autor de curiosas parábolas chinas, de una narración aparentemente policial que se tranasforma poco a poco en una obsesionante pesadilla, de emocionadas historias fantásticas, y de algunos cuentos de un realismo poético y preciso que revelan una vez más la claridad y la intensidad de su arte.Uno de estos últimos, “Sol y Sombra”, recibió en 1954 el premio Benjamin Franklin, otorgado al mejor cuento norteamericano del año.

Las Doradas Manzanas Del Sol(Comentario de la contraportada)En esta nueva serie de maravillosas invenciones, Ray Bradbury ya no es, solamente “el poeta de la ciencia-ficción”, el autor de algunas obras ya clásicas en la historia del género.Bradbury muestra aquí su ya famoso poder de expresar con la historia de un individuo —”El Peatón”; “El Asesino”; “El Basurero”— toda una dramática visión del mundo y su posible futuro.Pero es también en este mismo volúmen el artista de lo extraordinario, lo fantasmagórico y lo hermoso, autor de curiosas parábolas chinas, de una narración aparentemente policial que se tranasforma poco a poco en una obsesionante pesadilla, de emocionadas historias fantásticas, y de algunos cuentos de un realismo poético y preciso que revelan una vez más la claridad y la intensidad de su arte.Uno de estos últimos, “Sol y Sombra”, recibió en 1954 el premio Benjamin Franklin, otorgado al mejor cuento norteamericano del año.

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Viaje por las mentiras de la Historia Universal

Curioso fenómeno éste de la mentira, que afecta a todos los ámbitos de la existencia. La vida cotidiana está plagada de falacias, de las que no se salvan ni las noticias de hoy, que son la actualidad, ni las de ayer, que constituyen la Historia. Las biografías de los personajes más trascendentales están salpicadas de leyendas, propaganda e imaginación con las que se rellenan los huecos que deja el conocimiento. Eso ocurre incluso con las personas que más han influido en la civilización. Nuestros orígenes y devenir han sido manipulados por razones de popularidad, de propaganda o, simplemente, de lucro económico.
Y es que la Historia es un organismo vivo que es atacado con mucha frecuencia por el virus de la mentira. Pero es una dolencia que es bueno conocer y, para empezar a tratar las mentiras, lo mejor es acudir a la bibliografía, a definir el microbio en sí y sus síntomas. Eso es, sencillamente, lo que ha realizado Santiago Tarín en este libro contundente, crudo y paradigmático. Un texto de lectura fácil y amena en el que el autor ha recurrido a las fuentes del conocimiento documentado, las ha contrastado, analizado hasta la saciedad, y ha puesto al descubierto, por contraposición, algunas sorprendentes verdades de la Historia universal.

Curioso fenómeno éste de la mentira, que afecta a todos los ámbitos de la existencia. La vida cotidiana está plagada de falacias, de las que no se salvan ni las noticias de hoy, que son la actualidad, ni las de ayer, que constituyen la Historia. Las biografías de los personajes más trascendentales están salpicadas de leyendas, propaganda e imaginación con las que se rellenan los huecos que deja el conocimiento. Eso ocurre incluso con las personas que más han influido en la civilización. Nuestros orígenes y devenir han sido manipulados por razones de popularidad, de propaganda o, simplemente, de lucro económico.
Y es que la Historia es un organismo vivo que es atacado con mucha frecuencia por el virus de la mentira. Pero es una dolencia que es bueno conocer y, para empezar a tratar las mentiras, lo mejor es acudir a la bibliografía, a definir el microbio en sí y sus síntomas. Eso es, sencillamente, lo que ha realizado Santiago Tarín en este libro contundente, crudo y paradigmático. Un texto de lectura fácil y amena en el que el autor ha recurrido a las fuentes del conocimiento documentado, las ha contrastado, analizado hasta la saciedad, y ha puesto al descubierto, por contraposición, algunas sorprendentes verdades de la Historia universal.

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Una Historia De La Guerra Civil Que No Va a Gustar a Nadie

Sí, otro libro sobre la guerra civil, pero que no marea con datos innecesarios. El lector acompaña a un joven general Franco que se labra un porvenir y nos lo labra, de paso, a cuarenta millones de españoles, pero también acompaña a muchos ciudadanos anónimos a los que la guerra marcó para siempre. ¿Quiénes eran los buenos y quiénes los malos? Eso, que el lector lo decida. **

Sí, otro libro sobre la guerra civil, pero que no marea con datos innecesarios. El lector acompaña a un joven general Franco que se labra un porvenir y nos lo labra, de paso, a cuarenta millones de españoles, pero también acompaña a muchos ciudadanos anónimos a los que la guerra marcó para siempre. ¿Quiénes eran los buenos y quiénes los malos? Eso, que el lector lo decida. **

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Un día de cólera

**Dos de Mayo de 1808, Arturo Pérez-Reverte devuelve a la vida a los protagonistas de la jornada que cambió el destino de España.** Este relato no es ficción ni libro de Historia. Tampoco tiene un protagonista concreto, pues fueron innumerables los hombres y mujeres envueltos en los sucesos del 2 de mayo de 1808 en Madrid. Héroes y cobardes, víctimas y verdugos, la Historia retuvo los nombres de buena parte de ellos: las relaciones de muertos y heridos, los informes militares, las memorias escritas por actores principales o secundarios de la tragedia, aportan datos rigurosos para el historiador y ponen límites a la imaginación del novelista. Cuantas personas y lugares aparecen aquí son auténticos, así como los sucesos narrados y muchas de las palabras que se pronuncian. En *Un día de cólera* , Arturo Pérez-Reverte convierte en historia colectiva las pequeñas y oscuras historias particulares registradas en archivos y libros.Lo imaginado, por tanto, se reduce a la argamasa narrativa que une las piezas. Con las licencias mínimas que la palabra novela justifica, estas páginas pretenden devolver la vida a quienes durante doscientos años solo han sido personajes anónimos en grabados y lienzos contemporáneos, o escueta relación de nombres en los documentos oficiales. **La crítica ha dicho…**
«Arturo Pérez-Reverte revive de manera impresionante en Un día de cólera la feroz jornada del Dos de Mayo de 1808 en Madrid, devolviéndola a la calle con toda su sangre y salvajismo y con tono documental.»
Jacinto Antón, *El País* «El talento de Arturo Pérez-Reverte se demuestra en su capacidad para el primer plano, para revelar lo particular, lo individual, en el gran panorama histórico. Identifica a sus criaturas, las llama por su nombre, las vivifica, y el gesto de héroes y heroínas resalta épicamente en la hazaña colectiva como un signo del valor de su pueblo.»
Justo Navarro, *El País* **
### Sinossi
**Dos de Mayo de 1808, Arturo Pérez-Reverte devuelve a la vida a los protagonistas de la jornada que cambió el destino de España.** Este relato no es ficción ni libro de Historia. Tampoco tiene un protagonista concreto, pues fueron innumerables los hombres y mujeres envueltos en los sucesos del 2 de mayo de 1808 en Madrid. Héroes y cobardes, víctimas y verdugos, la Historia retuvo los nombres de buena parte de ellos: las relaciones de muertos y heridos, los informes militares, las memorias escritas por actores principales o secundarios de la tragedia, aportan datos rigurosos para el historiador y ponen límites a la imaginación del novelista. Cuantas personas y lugares aparecen aquí son auténticos, así como los sucesos narrados y muchas de las palabras que se pronuncian. En *Un día de cólera* , Arturo Pérez-Reverte convierte en historia colectiva las pequeñas y oscuras historias particulares registradas en archivos y libros.Lo imaginado, por tanto, se reduce a la argamasa narrativa que une las piezas. Con las licencias mínimas que la palabra novela justifica, estas páginas pretenden devolver la vida a quienes durante doscientos años solo han sido personajes anónimos en grabados y lienzos contemporáneos, o escueta relación de nombres en los documentos oficiales. **La crítica ha dicho…**
«Arturo Pérez-Reverte revive de manera impresionante en Un día de cólera la feroz jornada del Dos de Mayo de 1808 en Madrid, devolviéndola a la calle con toda su sangre y salvajismo y con tono documental.»
Jacinto Antón, *El País* «El talento de Arturo Pérez-Reverte se demuestra en su capacidad para el primer plano, para revelar lo particular, lo individual, en el gran panorama histórico. Identifica a sus criaturas, las llama por su nombre, las vivifica, y el gesto de héroes y heroínas resalta épicamente en la hazaña colectiva como un signo del valor de su pueblo.»
Justo Navarro, *El País*
### Dall’autore
**Arturo Pérez-Reverte** nació en Cartagena, España, en 1951. Fue reportero de guerra durante veintiún años. Con más de veinte millones de lectores en todo el mundo, muchas de sus novelas han sido llevadas al cine y a la televisión. Hoy comparte su vida entre la literatura, el mar y la navegación. Es miembro de la Real Academia Española.

**Dos de Mayo de 1808, Arturo Pérez-Reverte devuelve a la vida a los protagonistas de la jornada que cambió el destino de España.** Este relato no es ficción ni libro de Historia. Tampoco tiene un protagonista concreto, pues fueron innumerables los hombres y mujeres envueltos en los sucesos del 2 de mayo de 1808 en Madrid. Héroes y cobardes, víctimas y verdugos, la Historia retuvo los nombres de buena parte de ellos: las relaciones de muertos y heridos, los informes militares, las memorias escritas por actores principales o secundarios de la tragedia, aportan datos rigurosos para el historiador y ponen límites a la imaginación del novelista. Cuantas personas y lugares aparecen aquí son auténticos, así como los sucesos narrados y muchas de las palabras que se pronuncian. En *Un día de cólera* , Arturo Pérez-Reverte convierte en historia colectiva las pequeñas y oscuras historias particulares registradas en archivos y libros.Lo imaginado, por tanto, se reduce a la argamasa narrativa que une las piezas. Con las licencias mínimas que la palabra novela justifica, estas páginas pretenden devolver la vida a quienes durante doscientos años solo han sido personajes anónimos en grabados y lienzos contemporáneos, o escueta relación de nombres en los documentos oficiales. **La crítica ha dicho…**
«Arturo Pérez-Reverte revive de manera impresionante en Un día de cólera la feroz jornada del Dos de Mayo de 1808 en Madrid, devolviéndola a la calle con toda su sangre y salvajismo y con tono documental.»
Jacinto Antón, *El País* «El talento de Arturo Pérez-Reverte se demuestra en su capacidad para el primer plano, para revelar lo particular, lo individual, en el gran panorama histórico. Identifica a sus criaturas, las llama por su nombre, las vivifica, y el gesto de héroes y heroínas resalta épicamente en la hazaña colectiva como un signo del valor de su pueblo.»
Justo Navarro, *El País* **
### Sinossi
**Dos de Mayo de 1808, Arturo Pérez-Reverte devuelve a la vida a los protagonistas de la jornada que cambió el destino de España.** Este relato no es ficción ni libro de Historia. Tampoco tiene un protagonista concreto, pues fueron innumerables los hombres y mujeres envueltos en los sucesos del 2 de mayo de 1808 en Madrid. Héroes y cobardes, víctimas y verdugos, la Historia retuvo los nombres de buena parte de ellos: las relaciones de muertos y heridos, los informes militares, las memorias escritas por actores principales o secundarios de la tragedia, aportan datos rigurosos para el historiador y ponen límites a la imaginación del novelista. Cuantas personas y lugares aparecen aquí son auténticos, así como los sucesos narrados y muchas de las palabras que se pronuncian. En *Un día de cólera* , Arturo Pérez-Reverte convierte en historia colectiva las pequeñas y oscuras historias particulares registradas en archivos y libros.Lo imaginado, por tanto, se reduce a la argamasa narrativa que une las piezas. Con las licencias mínimas que la palabra novela justifica, estas páginas pretenden devolver la vida a quienes durante doscientos años solo han sido personajes anónimos en grabados y lienzos contemporáneos, o escueta relación de nombres en los documentos oficiales. **La crítica ha dicho…**
«Arturo Pérez-Reverte revive de manera impresionante en Un día de cólera la feroz jornada del Dos de Mayo de 1808 en Madrid, devolviéndola a la calle con toda su sangre y salvajismo y con tono documental.»
Jacinto Antón, *El País* «El talento de Arturo Pérez-Reverte se demuestra en su capacidad para el primer plano, para revelar lo particular, lo individual, en el gran panorama histórico. Identifica a sus criaturas, las llama por su nombre, las vivifica, y el gesto de héroes y heroínas resalta épicamente en la hazaña colectiva como un signo del valor de su pueblo.»
Justo Navarro, *El País*
### Dall’autore
**Arturo Pérez-Reverte** nació en Cartagena, España, en 1951. Fue reportero de guerra durante veintiún años. Con más de veinte millones de lectores en todo el mundo, muchas de sus novelas han sido llevadas al cine y a la televisión. Hoy comparte su vida entre la literatura, el mar y la navegación. Es miembro de la Real Academia Española.

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Tierra de bisontes

Aventura en estado puro, protagonizada de nuevo por el guanche Cienfuegos, cuyas andanzas por tierras del Nuevo Mundo, iniciadas cuando se introdujo en la Santa María como polizón, son bien conocidas por los incondicionales de Vázquez Figueroa. Reencontramos a Cienfuegos en Cuba, conviviendo felizmente con Ingrid y con una indígena. Un accidente de pesca lo conducirá, tras grandes peripecias, hasta unas praderas infinitas donde pacen miles de bisontes, acechados de cerca por los pieles rojas.

Aventura en estado puro, protagonizada de nuevo por el guanche Cienfuegos, cuyas andanzas por tierras del Nuevo Mundo, iniciadas cuando se introdujo en la Santa María como polizón, son bien conocidas por los incondicionales de Vázquez Figueroa. Reencontramos a Cienfuegos en Cuba, conviviendo felizmente con Ingrid y con una indígena. Un accidente de pesca lo conducirá, tras grandes peripecias, hasta unas praderas infinitas donde pacen miles de bisontes, acechados de cerca por los pieles rojas.

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Si pudieras verme ahora

En la vida de Elizabeth Egan todo tiene su sitio, desde las tazas para café exprés en su reluciente cocina hasta los muestrarios y los botes de pintura de su negocio de diseño de interiores. El orden y la precisión le dan una sensación de control sobre su vida y mantienen el corazón de Elizabeth apartado del dolor que sufrió en el pasado. Ejercer de madre de su sobrino de seis años al tiempo que saca adelante su empresa es un empleo a jornada completa, que deja poco margen al error y la diversión. Hasta que un día alguien muy singular aparece inesperadamente en sus vidas. El misterioso Ivan es despreocupado, espontáneo y amante de la aventura, todo lo contrario que Elizabeth. Reconoce a su verdadero amor antes de que ella le vea siquiera, y le enseña que la vida solo merece la pena ser vivida cuando se nos presenta con todo su color y una pizca de desorden. Pero ¿quién es Ivan en realidad?

En la vida de Elizabeth Egan todo tiene su sitio, desde las tazas para café exprés en su reluciente cocina hasta los muestrarios y los botes de pintura de su negocio de diseño de interiores. El orden y la precisión le dan una sensación de control sobre su vida y mantienen el corazón de Elizabeth apartado del dolor que sufrió en el pasado. Ejercer de madre de su sobrino de seis años al tiempo que saca adelante su empresa es un empleo a jornada completa, que deja poco margen al error y la diversión. Hasta que un día alguien muy singular aparece inesperadamente en sus vidas. El misterioso Ivan es despreocupado, espontáneo y amante de la aventura, todo lo contrario que Elizabeth. Reconoce a su verdadero amor antes de que ella le vea siquiera, y le enseña que la vida solo merece la pena ser vivida cuando se nos presenta con todo su color y una pizca de desorden. Pero ¿quién es Ivan en realidad?

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