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Faccetta nera: Storia della conquista dell’impero

Un saggio nel quale Arrigo Petacco ripercorre l’intero arco dell’avventura coloniale italiana, segnata da un alternarsi di conquiste e disfatte: dalla creazione della colonia eritrea nel 1890 alla “vergogna di Adua” del 1896; dalle complesse vicende diplomatiche che precedettero l’invasione dell’Etiopia nel 1935 alle “inique sanzioni” inflitte all’Italia per volere soprattutto della Gran Bretagna. Intessendo il racconto di gustose annotazioni sui costumi e le mode degli italiani del periodo, l’autore si sofferma in particolar modo sulla campagna d’Abissinia, la più popolare delle guerre fasciste, che segnò l’apice del consenso popolare al regime. E per la prima volta propone la vicenda della fondazione dell’effimero impero coloniale italiano in tutta la sua complessità e in un’ottica scevra di pregiudizi.
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### Descrizione
Nei primi decenni del secolo scorso la parola “Abissinia” occupava un posto di rilievo nell’immaginario collettivo degli italiani. Bastava nominarla per evocare non solo luoghi esotici divenuti mitici grazie alle imprese militari in terra d’Africa compiute dal nostro paese in epoca post-risorgimentale, ma anche un confuso groviglio di desideri inespressi: il fascino dell’ignoto, la ricerca dell’isola felice, a cui si accompagnavano la volontà di rivalsa per le sconfitte subite in Etiopia nell’Ottocento. In questo clima si gettarono le basi del progetto imperiale mussoliniano che culminò nella guerra d’Abissinia. Gli stati d’animo e le aspettative di quegli anni offrono ad Arrigo Petacco lo spunto per ripercorrere l’intero arco dell’avventura coloniale italiana.
### Sinossi
Un saggio nel quale Arrigo Petacco ripercorre l’intero arco dell’avventura coloniale italiana, segnata da un alternarsi di conquiste e disfatte: dalla creazione della colonia eritrea nel 1890 alla “vergogna di Adua” del 1896; dalle complesse vicende diplomatiche che precedettero l’invasione dell’Etiopia nel 1935 alle “inique sanzioni” inflitte all’Italia per volere soprattutto della Gran Bretagna. Intessendo il racconto di gustose annotazioni sui costumi e le mode degli italiani del periodo, l’autore si sofferma in particolar modo sulla campagna d’Abissinia, la più popolare delle guerre fasciste, che segnò l’apice del consenso popolare al regime. E per la prima volta propone la vicenda della fondazione dell’effimero impero coloniale italiano in tutta la sua complessità e in un’ottica scevra di pregiudizi.

Un saggio nel quale Arrigo Petacco ripercorre l’intero arco dell’avventura coloniale italiana, segnata da un alternarsi di conquiste e disfatte: dalla creazione della colonia eritrea nel 1890 alla “vergogna di Adua” del 1896; dalle complesse vicende diplomatiche che precedettero l’invasione dell’Etiopia nel 1935 alle “inique sanzioni” inflitte all’Italia per volere soprattutto della Gran Bretagna. Intessendo il racconto di gustose annotazioni sui costumi e le mode degli italiani del periodo, l’autore si sofferma in particolar modo sulla campagna d’Abissinia, la più popolare delle guerre fasciste, che segnò l’apice del consenso popolare al regime. E per la prima volta propone la vicenda della fondazione dell’effimero impero coloniale italiano in tutta la sua complessità e in un’ottica scevra di pregiudizi.
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### Descrizione
Nei primi decenni del secolo scorso la parola “Abissinia” occupava un posto di rilievo nell’immaginario collettivo degli italiani. Bastava nominarla per evocare non solo luoghi esotici divenuti mitici grazie alle imprese militari in terra d’Africa compiute dal nostro paese in epoca post-risorgimentale, ma anche un confuso groviglio di desideri inespressi: il fascino dell’ignoto, la ricerca dell’isola felice, a cui si accompagnavano la volontà di rivalsa per le sconfitte subite in Etiopia nell’Ottocento. In questo clima si gettarono le basi del progetto imperiale mussoliniano che culminò nella guerra d’Abissinia. Gli stati d’animo e le aspettative di quegli anni offrono ad Arrigo Petacco lo spunto per ripercorrere l’intero arco dell’avventura coloniale italiana.
### Sinossi
Un saggio nel quale Arrigo Petacco ripercorre l’intero arco dell’avventura coloniale italiana, segnata da un alternarsi di conquiste e disfatte: dalla creazione della colonia eritrea nel 1890 alla “vergogna di Adua” del 1896; dalle complesse vicende diplomatiche che precedettero l’invasione dell’Etiopia nel 1935 alle “inique sanzioni” inflitte all’Italia per volere soprattutto della Gran Bretagna. Intessendo il racconto di gustose annotazioni sui costumi e le mode degli italiani del periodo, l’autore si sofferma in particolar modo sulla campagna d’Abissinia, la più popolare delle guerre fasciste, che segnò l’apice del consenso popolare al regime. E per la prima volta propone la vicenda della fondazione dell’effimero impero coloniale italiano in tutta la sua complessità e in un’ottica scevra di pregiudizi.

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Elfi e draghi: racconti irlandesi

Lo spazio delle fiabe e delle tradizioni popolari irlandesi è affollato di personaggi straordinari, dotati di poteri eccezionali: piccoli esseri che fabbricano scarpe da ballo per le fate, gnomi che offrono agli uomini occasioni di arricchimento, elfi che cercano complici per rapire belle principesse. È un universo magico che vive in totale libertà, immerso nei campi e nei nei boschi della verdissima Irlanda, ma non sa rinunciare al contatto con gli uomini, all’impatto con i loro vizi e le loro virtù: le antiche consuetudini del mondo celtico si mescolano così ad altre più recenti tradizioni europee costruite su fate e diavoli, e ci consegnano un patrimonio unico, capace di stimolare nel lettore interesse e curiosità.

Lo spazio delle fiabe e delle tradizioni popolari irlandesi è affollato di personaggi straordinari, dotati di poteri eccezionali: piccoli esseri che fabbricano scarpe da ballo per le fate, gnomi che offrono agli uomini occasioni di arricchimento, elfi che cercano complici per rapire belle principesse. È un universo magico che vive in totale libertà, immerso nei campi e nei nei boschi della verdissima Irlanda, ma non sa rinunciare al contatto con gli uomini, all’impatto con i loro vizi e le loro virtù: le antiche consuetudini del mondo celtico si mescolano così ad altre più recenti tradizioni europee costruite su fate e diavoli, e ci consegnano un patrimonio unico, capace di stimolare nel lettore interesse e curiosità.

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È Oriente

Dalle Alpi svizzere al Salento, da Vienna al Mar Nero, dalla crosta delle montagne alle pianure incise dal serpente del Danubio, un lungo viaggio, anzi una serie di viaggi, per imparare a guardare e a sentire la spalla orientale dell’Europa. Il volume raccoglie scritti editi e inediti del reporter italiano, in cui convivono gusto per il viaggio e per l’andare (attraversando paesaggi, incontrando uomini, sondando umori), la fascinazione del racconto e della parola.
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Dalle Alpi svizzere al Salento, da Vienna al Mar Nero, dalla crosta delle montagne alle pianure incise dal serpente del Danubio, un lungo viaggio, anzi una serie di viaggi, per imparare a guardare e a sentire la spalla orientale dell’Europa. Il volume raccoglie scritti editi e inediti del reporter italiano, in cui convivono gusto per il viaggio e per l’andare (attraversando paesaggi, incontrando uomini, sondando umori), la fascinazione del racconto e della parola.
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È gia buio, dolcezza

William Collins è bello, educato, gentile. Ma può facilmente diventare pericoloso, quando perde la calma e lo sguardo si annebbia, e le furie si impossessano della sua vita, delle sue azioni. Ex pugile con un incidente mortale alle spalle, Collins è di nuovo a piede libero, e si è unito a un affabile truffatore e a una donna provocante e senza scrupoli. Insieme, progettano un colpo, un rapimento, un omicidio, e molto, molto di più.
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William Collins è bello, educato, gentile. Ma può facilmente diventare pericoloso, quando perde la calma e lo sguardo si annebbia, e le furie si impossessano della sua vita, delle sue azioni. Ex pugile con un incidente mortale alle spalle, Collins è di nuovo a piede libero, e si è unito a un affabile truffatore e a una donna provocante e senza scrupoli. Insieme, progettano un colpo, un rapimento, un omicidio, e molto, molto di più.
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I Due Bugiardi

Il volume raccoglie quattordici racconti, bozzetti, leggende, esperienze vagamente autobiografiche che, nella grande tradizione del racconto ebraico, recuperano un antico patrimonio e formano un affascinante capitolo sulla condizione umana. Dalla storia di un singolare adulterio consumato tra due coniugi da lungo tempo separati e divorziati, al racconto in cui l’anima di un peccatore defunto si incarna nel corpo di un vivente e si impossessa dei suoi gesti, della sua voce, della sua volontà, Singer si nasconde di volta in volta dietro una varietà di voci per riscrivere, sempre in prospettiva, mai in prima persona, la propria storia di autore yiddish trapiantato a New York.

Il volume raccoglie quattordici racconti, bozzetti, leggende, esperienze vagamente autobiografiche che, nella grande tradizione del racconto ebraico, recuperano un antico patrimonio e formano un affascinante capitolo sulla condizione umana. Dalla storia di un singolare adulterio consumato tra due coniugi da lungo tempo separati e divorziati, al racconto in cui l’anima di un peccatore defunto si incarna nel corpo di un vivente e si impossessa dei suoi gesti, della sua voce, della sua volontà, Singer si nasconde di volta in volta dietro una varietà di voci per riscrivere, sempre in prospettiva, mai in prima persona, la propria storia di autore yiddish trapiantato a New York.

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Le donne della Rivoluzione

“Per le donne il cuore è tutto” sostiene in queste pagine uno dei maggiori storiografi della Rivoluzione francese, Jules Michelet. Ma questa frase, ben lungi dal voler suonare riduttiva, intende invece sottolineare come le migliaia di donne che aderirono in prima persona a quel grande moto che doveva sconvolgere il mondo lo fecero non solo per le fredde e logiche “ragioni della ragione”, ma anche spinte da un impulso del cuore che non poteva più tollerare un mondo ingiusto e profondamente diviso. In questo libro Jules Michelet ricostruisce vita, passioni, entusiasmi e sconfitte di migliaia di donne che furono coinvolte, anche a costo della vita, in quel gigantesco rovesciamento di un mondo.
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“Per le donne il cuore è tutto” sostiene in queste pagine uno dei maggiori storiografi della Rivoluzione francese, Jules Michelet. Ma questa frase, ben lungi dal voler suonare riduttiva, intende invece sottolineare come le migliaia di donne che aderirono in prima persona a quel grande moto che doveva sconvolgere il mondo lo fecero non solo per le fredde e logiche “ragioni della ragione”, ma anche spinte da un impulso del cuore che non poteva più tollerare un mondo ingiusto e profondamente diviso. In questo libro Jules Michelet ricostruisce vita, passioni, entusiasmi e sconfitte di migliaia di donne che furono coinvolte, anche a costo della vita, in quel gigantesco rovesciamento di un mondo.
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Le distese interiori del cosmo. La metafora nel mito e nella religione

Tra anima e ragione, tra viaggio spirituale e viaggio nel cosmo si cela l’immaginazione mitica, quel librarsi della fantasia che ha permesso all’uomo di scoprire spazi immensi, che gli ha consentito di varcare i confini della terra, che gli ha fatto conoscere mondi mai visti. Saggio storico, studio antropologico e ricerca spirituale si fondono in queste pagine dove tempi e luoghi lontanissimi, popoli e culture diversissimi sono avvicinati dal significato universale del mito. Si scoprono così quali stupefacenti coincidenze uniscano le società primitive alla matura espressione della civiltà greca classica; quali imprevedibili rimandi accomunino, ad esempio, i culti degli Egizi con i rituali Navaho del Nuovo Messico.
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Tra anima e ragione, tra viaggio spirituale e viaggio nel cosmo si cela l’immaginazione mitica, quel librarsi della fantasia che ha permesso all’uomo di scoprire spazi immensi, che gli ha consentito di varcare i confini della terra, che gli ha fatto conoscere mondi mai visti. Saggio storico, studio antropologico e ricerca spirituale si fondono in queste pagine dove tempi e luoghi lontanissimi, popoli e culture diversissimi sono avvicinati dal significato universale del mito. Si scoprono così quali stupefacenti coincidenze uniscano le società primitive alla matura espressione della civiltà greca classica; quali imprevedibili rimandi accomunino, ad esempio, i culti degli Egizi con i rituali Navaho del Nuovo Messico.
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Dieci processi

Tra il 1932 e il 1935 Alberto Savinio scrisse per la rivista giuridica «I Rostri» *Dieci processi*: dieci esercizi di scetticismo, di umorismo e di stile inconfondibile, illustrati da ? o che illustravano ? altrettanti disegni a soggetto. Savinio paradossalmente riapriva, con la penna e con la matita, fascicoli archiviati, casi passati in giudicato dalla storia: grandi martiri della loro missione, di pensiero o di umanità o di verità, condannati dal processo dei loro tempi ma santificati o mitizzati o resi icone dal tribunale della storia: da Socrate a Landru, passando per Gesù e Galilei. E, paradossalmente, e forse provocatoriamente in anni di certezze tetragone e destini gloriosi, il pittore scrittore, rovesciava il giudizio, non quello dei tribunali ma proprio quello della storia. Vi vedeva due opposti «misticismi», quello della giustizia iniqua che tormenta per intolleranza della libertà, ma contrapposto quello della santità e del fanatismo, che si ritengono così liberi e indeterminati da credere di conoscere quale sia il vero bene. E che si propongono di raddrizzare, come diceva il filosofo, «il legno storto dell’umanità».

Tra il 1932 e il 1935 Alberto Savinio scrisse per la rivista giuridica «I Rostri» *Dieci processi*: dieci esercizi di scetticismo, di umorismo e di stile inconfondibile, illustrati da ? o che illustravano ? altrettanti disegni a soggetto. Savinio paradossalmente riapriva, con la penna e con la matita, fascicoli archiviati, casi passati in giudicato dalla storia: grandi martiri della loro missione, di pensiero o di umanità o di verità, condannati dal processo dei loro tempi ma santificati o mitizzati o resi icone dal tribunale della storia: da Socrate a Landru, passando per Gesù e Galilei. E, paradossalmente, e forse provocatoriamente in anni di certezze tetragone e destini gloriosi, il pittore scrittore, rovesciava il giudizio, non quello dei tribunali ma proprio quello della storia. Vi vedeva due opposti «misticismi», quello della giustizia iniqua che tormenta per intolleranza della libertà, ma contrapposto quello della santità e del fanatismo, che si ritengono così liberi e indeterminati da credere di conoscere quale sia il vero bene. E che si propongono di raddrizzare, come diceva il filosofo, «il legno storto dell’umanità».

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Il demone dell’Alsazia

Inghilterra, 1818 – Aristocratica e irreprensibile di giorno, Lady Sarah Hunter di notte si trasforma: percorre le strade di Londra, anche le più malfamate, in cerca di informazioni che consentano alla Compagnia del Mercoledì di ottenere giustizia per le donne che, come lei, sono state vittime di abusi. Ed è proprio nel corso di una di queste indagini notturne che si imbatte in un seducente malfattore, Ethan Travis, noto in tutta la capitale come il Demone dell’Alsazia. Sarah, che si è presentata sotto falso nome, sa che lui la considera un’anima perduta che ha bisogno di essere salvata, ma non ha intenzione di rivelargli la verità malgrado la folle attrazione che prova nei suoi confronti. Perché è convinta che nemmeno un uomo con un passato oscuro come quello di Ethan potrebbe desiderare una donna senza futuro come lei!
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### Sinossi
Inghilterra, 1818 – Aristocratica e irreprensibile di giorno, Lady Sarah Hunter di notte si trasforma: percorre le strade di Londra, anche le più malfamate, in cerca di informazioni che consentano alla Compagnia del Mercoledì di ottenere giustizia per le donne che, come lei, sono state vittime di abusi. Ed è proprio nel corso di una di queste indagini notturne che si imbatte in un seducente malfattore, Ethan Travis, noto in tutta la capitale come il Demone dell’Alsazia. Sarah, che si è presentata sotto falso nome, sa che lui la considera un’anima perduta che ha bisogno di essere salvata, ma non ha intenzione di rivelargli la verità malgrado la folle attrazione che prova nei suoi confronti. Perché è convinta che nemmeno un uomo con un passato oscuro come quello di Ethan potrebbe desiderare una donna senza futuro come lei!

Inghilterra, 1818 – Aristocratica e irreprensibile di giorno, Lady Sarah Hunter di notte si trasforma: percorre le strade di Londra, anche le più malfamate, in cerca di informazioni che consentano alla Compagnia del Mercoledì di ottenere giustizia per le donne che, come lei, sono state vittime di abusi. Ed è proprio nel corso di una di queste indagini notturne che si imbatte in un seducente malfattore, Ethan Travis, noto in tutta la capitale come il Demone dell’Alsazia. Sarah, che si è presentata sotto falso nome, sa che lui la considera un’anima perduta che ha bisogno di essere salvata, ma non ha intenzione di rivelargli la verità malgrado la folle attrazione che prova nei suoi confronti. Perché è convinta che nemmeno un uomo con un passato oscuro come quello di Ethan potrebbe desiderare una donna senza futuro come lei!
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### Sinossi
Inghilterra, 1818 – Aristocratica e irreprensibile di giorno, Lady Sarah Hunter di notte si trasforma: percorre le strade di Londra, anche le più malfamate, in cerca di informazioni che consentano alla Compagnia del Mercoledì di ottenere giustizia per le donne che, come lei, sono state vittime di abusi. Ed è proprio nel corso di una di queste indagini notturne che si imbatte in un seducente malfattore, Ethan Travis, noto in tutta la capitale come il Demone dell’Alsazia. Sarah, che si è presentata sotto falso nome, sa che lui la considera un’anima perduta che ha bisogno di essere salvata, ma non ha intenzione di rivelargli la verità malgrado la folle attrazione che prova nei suoi confronti. Perché è convinta che nemmeno un uomo con un passato oscuro come quello di Ethan potrebbe desiderare una donna senza futuro come lei!

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Cuore d’inchiostro

Quando alla porta di Meggie bussa uno straniero, il padre Mo la costringe a fuggire come già tante altre volte in passato. Mo possiede una dote magica e terribile: leggendo un libro a voce alta è in grado di evocarne i personaggi. Come Capricorno, il signore dal cuore nero uscito dalle pagine di Cuore d’inchiostro per dare la caccia a Mo e impadronirsi del suo dono. Le stesse pagine in cui è stata risucchiata la madre di Meggie. Un romanzo che cancella i confini tra finzione e realtà, tra personaggio e lettore. Una storia in cui è impossibile non perdersi.

(source: Bol.com)

Quando alla porta di Meggie bussa uno straniero, il padre Mo la costringe a fuggire come già tante altre volte in passato. Mo possiede una dote magica e terribile: leggendo un libro a voce alta è in grado di evocarne i personaggi. Come Capricorno, il signore dal cuore nero uscito dalle pagine di Cuore d’inchiostro per dare la caccia a Mo e impadronirsi del suo dono. Le stesse pagine in cui è stata risucchiata la madre di Meggie. Un romanzo che cancella i confini tra finzione e realtà, tra personaggio e lettore. Una storia in cui è impossibile non perdersi.

(source: Bol.com)

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Coscienza

La coscienza, considerata uno degli ultimi «misteri» della scienza, seppur da sempre presente tra i grandi problemi della filosofia, è stata per lungo tempo lasciata fuori dai programmi di studio sulla mente e sulla natura umana; ignorata perché considerata un’impresa impossibile, fuori dalla portata della nostra comprensione. Negli ultimi anni, però, con i notevoli progressi raggiunti dalle scienze cognitive e dalle neuroscienze, è diventata uno dei temi più caldi della ricerca, che riprende ora le antiche domande della filosofia: come può un cervello materiale creare la nostra «immateriale» esperienza del mondo? Cosa crea le nostre identità? Possiamo dirci veramente liberi? Può in ultimo la coscienza stessa essere una mera illusione della mente? Susan Blackmore, psicologa, una tra i più brillanti e autorevoli scienziati inglesi, ci conduce attraverso questo affascinante viaggio alle frontiere della ricerca che esplorano il misterioso universo della nostra esperienza cosciente.

La coscienza, considerata uno degli ultimi «misteri» della scienza, seppur da sempre presente tra i grandi problemi della filosofia, è stata per lungo tempo lasciata fuori dai programmi di studio sulla mente e sulla natura umana; ignorata perché considerata un’impresa impossibile, fuori dalla portata della nostra comprensione. Negli ultimi anni, però, con i notevoli progressi raggiunti dalle scienze cognitive e dalle neuroscienze, è diventata uno dei temi più caldi della ricerca, che riprende ora le antiche domande della filosofia: come può un cervello materiale creare la nostra «immateriale» esperienza del mondo? Cosa crea le nostre identità? Possiamo dirci veramente liberi? Può in ultimo la coscienza stessa essere una mera illusione della mente? Susan Blackmore, psicologa, una tra i più brillanti e autorevoli scienziati inglesi, ci conduce attraverso questo affascinante viaggio alle frontiere della ricerca che esplorano il misterioso universo della nostra esperienza cosciente.

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Conversazioni

Come nasce la poesia? Di quale misterioso lavoro è l’esito? E qual è il suo compito? Chiunque si sia posto, almeno una volta, domande del genere potrà finalmente trovare in queste interviste – che coprono l’intero arco della vita di Brodskij in esilio, dall’inizio degli anni Settanta fino a poche settimane prima della morte improvvisa, avvenuta a New York nel 1996 – risposte di un’audace limpidezza. Scoprirà così che la poesia è «uno straordinario acceleratore mentale», «lo scopo antropologico, o genetico» della nostra specie, e che non vi è strumento migliore per «mostrare alla gente la visione reale della scala delle cose». Scoprirà, poi, che quelli che ha sempre ritenuto imperscrutabili artifici tecnici – gli schemi metrici ad esempio – sono in realtà «formule magiche», «magneti spirituali», capaci di incidere profondamente sulla poesia, al punto che un contenuto moderno espresso secondo una forma fissa (un sonetto, per intenderci) può sconvolgere quanto «una macchina che sfreccia contromano in autostrada». Per di più Brodskij sa illuminare anche il lavoro dei poeti che amava – Auden, Frost, Kavafis, Mandel’štam, Achmatova, Cvetaeva, Miłosz, Herbert, per limitarci ai contemporanei – con una lucidità mai disgiunta da una vibrante partecipazione: «Non mi capita spesso di leggere qualcosa che mi dia una gioia così intensa come quella che mi dà Auden. È vera gioia, e con gioia non intendo un semplice piacere, perché la gioia è qualcosa di molto oscuro». Sicché queste conversazioni varranno anche come una guida alla migliore poesia: quell’«impresa estetica» capace di raffrenare la «nostra bestialità».

Come nasce la poesia? Di quale misterioso lavoro è l’esito? E qual è il suo compito? Chiunque si sia posto, almeno una volta, domande del genere potrà finalmente trovare in queste interviste – che coprono l’intero arco della vita di Brodskij in esilio, dall’inizio degli anni Settanta fino a poche settimane prima della morte improvvisa, avvenuta a New York nel 1996 – risposte di un’audace limpidezza. Scoprirà così che la poesia è «uno straordinario acceleratore mentale», «lo scopo antropologico, o genetico» della nostra specie, e che non vi è strumento migliore per «mostrare alla gente la visione reale della scala delle cose». Scoprirà, poi, che quelli che ha sempre ritenuto imperscrutabili artifici tecnici – gli schemi metrici ad esempio – sono in realtà «formule magiche», «magneti spirituali», capaci di incidere profondamente sulla poesia, al punto che un contenuto moderno espresso secondo una forma fissa (un sonetto, per intenderci) può sconvolgere quanto «una macchina che sfreccia contromano in autostrada». Per di più Brodskij sa illuminare anche il lavoro dei poeti che amava – Auden, Frost, Kavafis, Mandel’štam, Achmatova, Cvetaeva, Miłosz, Herbert, per limitarci ai contemporanei – con una lucidità mai disgiunta da una vibrante partecipazione: «Non mi capita spesso di leggere qualcosa che mi dia una gioia così intensa come quella che mi dà Auden. È vera gioia, e con gioia non intendo un semplice piacere, perché la gioia è qualcosa di molto oscuro». Sicché queste conversazioni varranno anche come una guida alla migliore poesia: quell’«impresa estetica» capace di raffrenare la «nostra bestialità».

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La congiura dei Pazzi. Intrighi politici, sangue e vendetta nella Firenze dei Medici

Nel 1478 Firenze, capitale dell’umanesimo e centro economico e politico di una nuova Europa proiettata fuori dal Medioevo, è saldamente governata da Lorenzo il Magnifico, ma il suo potere non è esente da forti e violente opposizioni. Domenica 26 aprile, nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, durante la messa avviene il più sanguinoso attacco alla famiglia dei Medici: la congiura dei Pazzi. Lorenzo pur ferito riesce a salvarsi, suo fratello Giuliano muore sotto i colpi dei congiurati.
La vendetta scatta fulminea e inesorabile. I cospiratori vengono impiccati ed esposti alle finestre del Palazzo della Signoria. Ha inizio la totale rovina dei Pazzi. Quanti di loro non vengono giustiziati devono cambiare nome e restare in esilio per restare in esilio per sempre, gli emblemi di famiglia vengono distrutti, i beni confiscati.
Lauro Martines, autorevole studioso del Rinascimento, racconta uno dei più truci episodi della storia fiorentina, riportandoci nel cuore di un’epoca straordinaria, in cui, accanto ai potenti impulsi alla crescita economica, politica, culturale, urbanistica, prospera un’indomabile volontà di potenza e sopraffazione perpetrata con ogni possibile inganno, intrigo, vendetta.

Nel 1478 Firenze, capitale dell’umanesimo e centro economico e politico di una nuova Europa proiettata fuori dal Medioevo, è saldamente governata da Lorenzo il Magnifico, ma il suo potere non è esente da forti e violente opposizioni. Domenica 26 aprile, nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, durante la messa avviene il più sanguinoso attacco alla famiglia dei Medici: la congiura dei Pazzi. Lorenzo pur ferito riesce a salvarsi, suo fratello Giuliano muore sotto i colpi dei congiurati.
La vendetta scatta fulminea e inesorabile. I cospiratori vengono impiccati ed esposti alle finestre del Palazzo della Signoria. Ha inizio la totale rovina dei Pazzi. Quanti di loro non vengono giustiziati devono cambiare nome e restare in esilio per restare in esilio per sempre, gli emblemi di famiglia vengono distrutti, i beni confiscati.
Lauro Martines, autorevole studioso del Rinascimento, racconta uno dei più truci episodi della storia fiorentina, riportandoci nel cuore di un’epoca straordinaria, in cui, accanto ai potenti impulsi alla crescita economica, politica, culturale, urbanistica, prospera un’indomabile volontà di potenza e sopraffazione perpetrata con ogni possibile inganno, intrigo, vendetta.

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Circolo Matarese

Matarese: una misteriosa, inquietante dinastia di origine corsa composta da potentissimi finanzieri e dai loro assassini prezzolati. Per più di vent’anni i migliori agenti della CIA e del KGB si sono coalizzati per distuggerla e alla fine ci sono riusciti. Ma ora, come una fenice che risorge dalle sue ceneri, la criminale setta torna a farsi viva e riprende a tessere le sue losche manovre basate sul delitto e la corruzione.

Matarese: una misteriosa, inquietante dinastia di origine corsa composta da potentissimi finanzieri e dai loro assassini prezzolati. Per più di vent’anni i migliori agenti della CIA e del KGB si sono coalizzati per distuggerla e alla fine ci sono riusciti. Ma ora, come una fenice che risorge dalle sue ceneri, la criminale setta torna a farsi viva e riprende a tessere le sue losche manovre basate sul delitto e la corruzione.

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Il cinque maggio. Tutte le poesie

«Il cinque Maggio, non meno di taluni capolavori verdiani, s’impone al lettore come un tutto inscindibile in cui il manchevole è compensato oltre che dalla qualità dell’insieme, da tutte le singole bellezze che il poeta ha profuso ad abundantiam nel resto…» (Guglielmo Alberti).
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«Il cinque Maggio, non meno di taluni capolavori verdiani, s’impone al lettore come un tutto inscindibile in cui il manchevole è compensato oltre che dalla qualità dell’insieme, da tutte le singole bellezze che il poeta ha profuso ad abundantiam nel resto…» (Guglielmo Alberti).
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Il ciclo di Belgariad: 1

Nella notte dei tempi il Dio Aldur rubò una pietra alle stelle e ne fece un gioiello prezioso, il Globo. Il potere del gioiello era grande e l’avido Dio Torak lo volle per sé perché attraverso di esso avrebbe avuto il dominio sull’occidente. Ma quando tese la mano per toccarlo, il Globo lo divorò con le sue fiamme. Ora Torak giace nel sonno senza fine della sofferenza e la pietra del potere non è più in suo possesso. Ma Zedar l’Apostata, discepolo prediletto, prepara il suo ritorno. Le sue trame segrete si intrecciano come i fili di una ragnatela e il giovane Garion, la cui vita trascorre serena in una fattoria dell’ovest, scoprirà il peso del proprio destino. Il libro contiene i romanzi: Il segno della profezia; La regina della stregoneria.
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Nella notte dei tempi il Dio Aldur rubò una pietra alle stelle e ne fece un gioiello prezioso, il Globo. Il potere del gioiello era grande e l’avido Dio Torak lo volle per sé perché attraverso di esso avrebbe avuto il dominio sull’occidente. Ma quando tese la mano per toccarlo, il Globo lo divorò con le sue fiamme. Ora Torak giace nel sonno senza fine della sofferenza e la pietra del potere non è più in suo possesso. Ma Zedar l’Apostata, discepolo prediletto, prepara il suo ritorno. Le sue trame segrete si intrecciano come i fili di una ragnatela e il giovane Garion, la cui vita trascorre serena in una fattoria dell’ovest, scoprirà il peso del proprio destino. Il libro contiene i romanzi: Il segno della profezia; La regina della stregoneria.
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