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Marcovaldo Ovvero Le Stagioni in Città

“In mezzo alla città di cemento e asfalto, Marcovaldo va in cerca della Natura. Ma esiste ancora, la Natura? Quella che egli trova è una Natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita artificiale. Personaggio buffo e melanconico, Marcovaldo è il protagonista d’una serie di favole moderne, dove Italo Calvino va segnando, come in un suo block-notes segreto, avvenimenti impercettibili nella vita di una grande città industriale, quali possono essere il passaggio d’una nuvola carica di pioggia o l’arrivo mattutino d’uno sbuffo di vento. Quando le avventure di Marcovaldo hanno raggiunto un bel numero, seguendo come un colorato calendario l’alternarsi delle stagioni, Calvino le ha disposte in un libro. Partite come divagazioni comico-poetiche sul tema – ‘neorealistico’ per eccellenza – della più elementare lotta per la vita, le venti favole di Marcovaldo arrivano alla rappresentazione della più complicata realtà d’oggi, alla satira del ‘miracolo economico’ e della ‘civiltà del consumo’; ma sempre restano fedeli a una classica struttura narrativa: quella delle storielle a vignette dei giornalini per l’infanzia. Marcovaldo non è altro che un Fortunello contemporaneo, un Bonaventura all’incontrario, un Pampurio dei caseggiati popolari”. (Dalla Prefazione di Italo Calvino). Postfazione di Domenico Scarpa.
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“In mezzo alla città di cemento e asfalto, Marcovaldo va in cerca della Natura. Ma esiste ancora, la Natura? Quella che egli trova è una Natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita artificiale. Personaggio buffo e melanconico, Marcovaldo è il protagonista d’una serie di favole moderne, dove Italo Calvino va segnando, come in un suo block-notes segreto, avvenimenti impercettibili nella vita di una grande città industriale, quali possono essere il passaggio d’una nuvola carica di pioggia o l’arrivo mattutino d’uno sbuffo di vento. Quando le avventure di Marcovaldo hanno raggiunto un bel numero, seguendo come un colorato calendario l’alternarsi delle stagioni, Calvino le ha disposte in un libro. Partite come divagazioni comico-poetiche sul tema – ‘neorealistico’ per eccellenza – della più elementare lotta per la vita, le venti favole di Marcovaldo arrivano alla rappresentazione della più complicata realtà d’oggi, alla satira del ‘miracolo economico’ e della ‘civiltà del consumo’; ma sempre restano fedeli a una classica struttura narrativa: quella delle storielle a vignette dei giornalini per l’infanzia. Marcovaldo non è altro che un Fortunello contemporaneo, un Bonaventura all’incontrario, un Pampurio dei caseggiati popolari”. (Dalla Prefazione di Italo Calvino). Postfazione di Domenico Scarpa.
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I magici mondi di Harry Potter. Guida ai personaggi, miti e leggende della saga del mago di Hogwarts

Da dove nasce la magia di Harry Potter? Perché gli studenti di Durmstrang viaggiano per nave? Che cosa rende Harry un eroe universale? Perché Voldemort ha impresso il Marchio Nero sui mangiamorte? Perché Harry e Cedric sono come i Cavalieri della Tavola Rotonda? E se Silente è così potente perché non affronta Voldemort? A queste e ad altre numerose domande risponde questa guida ai magici mondi di Harry Potter: dalle sorprendenti origini delle creature magiche agli indizi per capire i significati segreti che si celano nei nomi, dalle storie dei maghi realmente esistiti all’affascinante mondo incantato creato da J. K. Rowling.
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Da dove nasce la magia di Harry Potter? Perché gli studenti di Durmstrang viaggiano per nave? Che cosa rende Harry un eroe universale? Perché Voldemort ha impresso il Marchio Nero sui mangiamorte? Perché Harry e Cedric sono come i Cavalieri della Tavola Rotonda? E se Silente è così potente perché non affronta Voldemort? A queste e ad altre numerose domande risponde questa guida ai magici mondi di Harry Potter: dalle sorprendenti origini delle creature magiche agli indizi per capire i significati segreti che si celano nei nomi, dalle storie dei maghi realmente esistiti all’affascinante mondo incantato creato da J. K. Rowling.
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I lupi del Calla

Dopo anni di attesa, un nuovo, corposo episodio della saga di Stephen King accorcia le distanze con la Torre Nera e il suo segreto. Roland e il suo bizzarro seguito – il giovane Jake, Eddic e sua moglie Susannah – cercano di raggiungere la Torre per arrestare il disfacimento della realtà e il suo annullamento nel caos. Ma attraversando le foreste del Calla, una regione del Medio-Mondo, si imbattono nella tragedia di una piccola comunità rurale sfinita dalle incursioni di un nemico ignoto e spaventoso, creature dal muso di lupo che assaltano le case con armi invincibili seminando morte e distruzione. Ora stanno per tornare, e i quattro pistoleri sono l’ultima speranza per il villaggio…

Dopo anni di attesa, un nuovo, corposo episodio della saga di Stephen King accorcia le distanze con la Torre Nera e il suo segreto. Roland e il suo bizzarro seguito – il giovane Jake, Eddic e sua moglie Susannah – cercano di raggiungere la Torre per arrestare il disfacimento della realtà e il suo annullamento nel caos. Ma attraversando le foreste del Calla, una regione del Medio-Mondo, si imbattono nella tragedia di una piccola comunità rurale sfinita dalle incursioni di un nemico ignoto e spaventoso, creature dal muso di lupo che assaltano le case con armi invincibili seminando morte e distruzione. Ora stanno per tornare, e i quattro pistoleri sono l’ultima speranza per il villaggio…

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Un killer tra i filosofi

Londra, 2013: dopo la scoperta che la mancanza di una certa sostanza nel cervello induce all’aggressività, le autorità varano il ‘Programma Lombroso’, destinato a schedare gli individui che presentino tale caratteristica. Chi è trovato positivo viene schedato sotto uno pseudonimo tratto dalla lista degli autori dei Classici Penguin. Lo schedato sotto il nome di Wittgenstein riesce a entrare nel programma del computer, a cancellarsi dalla lista e ad ottenere i veri nomi dei suoi compagni, che inizia ad uccidere uno ad uno. Dell’indagine viene incaricata l’ispettrice capo Jake Jakowicz, esperta di serial killers con moventi sessuali. In una Londra degradata, inquietante e violenta, inizia la caccia. Jake è bellissima, intraprendente, decisa; quando è contattata telefonicamente da Wittgenstein, che ovviamente la conosce, si rende conto di quanto l’uomo che si cela dietro quello pseudonimo sia intelligente, colto, dotato di un fascino perverso che non può che intrigarla, e capisce di dover indagare anche nell’opera del filosofo tedesco e nel profondo della natura umana.

Londra, 2013: dopo la scoperta che la mancanza di una certa sostanza nel cervello induce all’aggressività, le autorità varano il ‘Programma Lombroso’, destinato a schedare gli individui che presentino tale caratteristica. Chi è trovato positivo viene schedato sotto uno pseudonimo tratto dalla lista degli autori dei Classici Penguin. Lo schedato sotto il nome di Wittgenstein riesce a entrare nel programma del computer, a cancellarsi dalla lista e ad ottenere i veri nomi dei suoi compagni, che inizia ad uccidere uno ad uno. Dell’indagine viene incaricata l’ispettrice capo Jake Jakowicz, esperta di serial killers con moventi sessuali. In una Londra degradata, inquietante e violenta, inizia la caccia. Jake è bellissima, intraprendente, decisa; quando è contattata telefonicamente da Wittgenstein, che ovviamente la conosce, si rende conto di quanto l’uomo che si cela dietro quello pseudonimo sia intelligente, colto, dotato di un fascino perverso che non può che intrigarla, e capisce di dover indagare anche nell’opera del filosofo tedesco e nel profondo della natura umana.

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Un irresistibile impostore

Clara Simpson ha due sole passioni: il disegno e la giustizia. Con le sue vignette, che firma con lo pseudonimo Sir Thorogood, denuncia i crimini commessi dai rappresentanti della nobiltà inglese. Ma quando Thorogood, con il viso coperto da una maschera, fa il suo ingresso in società, Clara viene trascinata in una spirale di passioni travolgenti e intrighi mortali. Al suo fianco c’è l’attraente Dalton Montmorency, capo del Club delle Menzogne: l’unico in grado di salvarle la vita.

Clara Simpson ha due sole passioni: il disegno e la giustizia. Con le sue vignette, che firma con lo pseudonimo Sir Thorogood, denuncia i crimini commessi dai rappresentanti della nobiltà inglese. Ma quando Thorogood, con il viso coperto da una maschera, fa il suo ingresso in società, Clara viene trascinata in una spirale di passioni travolgenti e intrighi mortali. Al suo fianco c’è l’attraente Dalton Montmorency, capo del Club delle Menzogne: l’unico in grado di salvarle la vita.

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Io muoio, ma il ricordo vive. Un’altra battaglia contro l’Aids

Il racconto di Aida, che esorcizza la morte intorno a sé prendendosi cura di una pianta di mango, nasce da un viaggio in Uganda, dove Mankell è stato per parlare con madri e padri colpiti dall’Aids. Malati senza speranza di guarigione, questi genitori scrivono piccoli quaderni cui affidano ricordi di sé e auspici per il futuro dei loro figli, consapevoli che non vivranno abbastanza a lungo per vederli crescere. Così nascono i Libri della memoria, per Mankell, forse “i più importanti documenti del nostro tempo”. Il suo intenso racconto, unito al quaderno scritto da Christine Aguga per la figlia Everlyn, testimonia l’urgenza di un intervento: milioni di bambini come Everlyn e Aida sono destinati a rimanere orfani prematuramente.
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Il racconto di Aida, che esorcizza la morte intorno a sé prendendosi cura di una pianta di mango, nasce da un viaggio in Uganda, dove Mankell è stato per parlare con madri e padri colpiti dall’Aids. Malati senza speranza di guarigione, questi genitori scrivono piccoli quaderni cui affidano ricordi di sé e auspici per il futuro dei loro figli, consapevoli che non vivranno abbastanza a lungo per vederli crescere. Così nascono i Libri della memoria, per Mankell, forse “i più importanti documenti del nostro tempo”. Il suo intenso racconto, unito al quaderno scritto da Christine Aguga per la figlia Everlyn, testimonia l’urgenza di un intervento: milioni di bambini come Everlyn e Aida sono destinati a rimanere orfani prematuramente.
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In un milione di piccoli pezzi

Le prime frasi del libro di James Frey ci sbattono in faccia una situazione scioccante: un uomo di 23 anni si risveglia a bordo di un aereo in uno stato al confine tra la vita e la morte, in seguito a una sequenza di abusi di alcol e droghe della quale egli stesso si ricorda soltanto vagamente. La famiglia, sbalordita e disperata, lo accoglie all’aeroporto di Chicago per trasferirlo immediatamente in un’importante clinica di riabilitazione del Minnesota. Qui, dopo una prima visita, un medico gli garantisce che morirà nel giro di pochi giorni se ricomincia a bere. Qui, Frey passerà due mesi spaventosi per disintossicarsi e confrontarsi con la furia interiore che da anni lo spinge a distruggersi. E soprattutto si troverà a dover fare una scelta: accettare di non vedere mai i suoi 24 anni oppure raccogliere i rottami della propria vita e agire. In modo drastico. Circondato da pazienti in difficoltà come lui – tra cui un giudice, uno spacciatore, un campione di boxe e una fragile ex prostituta –, Frey lotterà per trovare il suo modo di affrontare le conseguenze di una vita vissuta all’estremo e per scoprire quale futuro lo stia aspettando.In un milione di piccoli pezzi è una testimonianza dura e sconvolgente che riesce in un’impresa che pochissimi grandi libri finora hanno saputo realizzare: raccontare che cosa significa veramente smettere di bere o di drogarsi, affrontare e superare le debolezze e le paure più profonde per riprendere, infine, il controllo della propria vita.

(source: Bol.com)

Le prime frasi del libro di James Frey ci sbattono in faccia una situazione scioccante: un uomo di 23 anni si risveglia a bordo di un aereo in uno stato al confine tra la vita e la morte, in seguito a una sequenza di abusi di alcol e droghe della quale egli stesso si ricorda soltanto vagamente. La famiglia, sbalordita e disperata, lo accoglie all’aeroporto di Chicago per trasferirlo immediatamente in un’importante clinica di riabilitazione del Minnesota. Qui, dopo una prima visita, un medico gli garantisce che morirà nel giro di pochi giorni se ricomincia a bere. Qui, Frey passerà due mesi spaventosi per disintossicarsi e confrontarsi con la furia interiore che da anni lo spinge a distruggersi. E soprattutto si troverà a dover fare una scelta: accettare di non vedere mai i suoi 24 anni oppure raccogliere i rottami della propria vita e agire. In modo drastico. Circondato da pazienti in difficoltà come lui – tra cui un giudice, uno spacciatore, un campione di boxe e una fragile ex prostituta –, Frey lotterà per trovare il suo modo di affrontare le conseguenze di una vita vissuta all’estremo e per scoprire quale futuro lo stia aspettando.In un milione di piccoli pezzi è una testimonianza dura e sconvolgente che riesce in un’impresa che pochissimi grandi libri finora hanno saputo realizzare: raccontare che cosa significa veramente smettere di bere o di drogarsi, affrontare e superare le debolezze e le paure più profonde per riprendere, infine, il controllo della propria vita.

(source: Bol.com)

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Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici

L'”arcipelago Gulag”, l’ampia e fitta rete di campi di concentramento sovietici, è affiorato alla coscienza del mondo solo nel 1973, con la pubblicazione del romanzo autobiografico di Aleksandr Solzenicyn. Da allora, e in particolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica, documenti a lungo tenuti nascosti hanno gettato nuova luce sul ruolo svolto dal Gulag: oltra a essere lo strumento repressivo di ogni forma di opposizione politica e sociale, esso fu l’arma segreta di Stalin, che fece del lavoro coatto la base dell’industrializzazione del paese. In questo libro Anne Applebaum ricostruisce il sistema sovietico dei campi, dalla sua nascita subito dopo la Rivoluzione d’ottobre al suo smantellamento negli anni Ottanta. **

L'”arcipelago Gulag”, l’ampia e fitta rete di campi di concentramento sovietici, è affiorato alla coscienza del mondo solo nel 1973, con la pubblicazione del romanzo autobiografico di Aleksandr Solzenicyn. Da allora, e in particolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica, documenti a lungo tenuti nascosti hanno gettato nuova luce sul ruolo svolto dal Gulag: oltra a essere lo strumento repressivo di ogni forma di opposizione politica e sociale, esso fu l’arma segreta di Stalin, che fece del lavoro coatto la base dell’industrializzazione del paese. In questo libro Anne Applebaum ricostruisce il sistema sovietico dei campi, dalla sua nascita subito dopo la Rivoluzione d’ottobre al suo smantellamento negli anni Ottanta. **

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Grottesco

Sir Hugo Coal non è mai stato un filantropo. Anche quando non vegetava sulla sedia a rotelle, aveva la tendenza a considerare gli esseri umani meno comprensibili ed eleganti dell’enorme scheletro di sauro che andava pazientemente ricostruendo. Ma quello che vede ora, nella sua villa, nei rari momenti in cui i suoi familiari non lo costringono a fissare una parete, gli piace anche meno. È chiaro che Fledge, l’ambiguo maggiordomo, sta ordendo una sua trama assai sinistra. Di quella trama la moglie, la figlia e sir Hugo stesso, fanno più o meno consapevolmente parte. Quel che è meno chiaro è in che modo sir Hugo possa usare l’unica arma, peraltro letale, che gli resta, il suo “sguardo fisso di lucertola”.

Sir Hugo Coal non è mai stato un filantropo. Anche quando non vegetava sulla sedia a rotelle, aveva la tendenza a considerare gli esseri umani meno comprensibili ed eleganti dell’enorme scheletro di sauro che andava pazientemente ricostruendo. Ma quello che vede ora, nella sua villa, nei rari momenti in cui i suoi familiari non lo costringono a fissare una parete, gli piace anche meno. È chiaro che Fledge, l’ambiguo maggiordomo, sta ordendo una sua trama assai sinistra. Di quella trama la moglie, la figlia e sir Hugo stesso, fanno più o meno consapevolmente parte. Quel che è meno chiaro è in che modo sir Hugo possa usare l’unica arma, peraltro letale, che gli resta, il suo “sguardo fisso di lucertola”.

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Le grandi donne di Roma antica

Le diciannove donne che hanno avuto un ruolo al centro del potere nell’antica città eternaStorie di donne di Roma antica in diciannove ritratti, da Rea Silvia a Galla Placidia. Storie di passioni e di letti, non di rado determinanti nella lotta per il potere, al pari di battaglie e congiure o colpi di Stato. O di madri e mogli che hanno determinato la gloria dei loro figli e mariti. Come nei casi, diversissimi, di Cornelia, madre dei Gracchi, e di Messalina, giovane sposa dell’imperatore Claudio. Esempio luminoso per le donne della sua epoca, l’una; paradigma di lussuria, l’altra, specchio deformante di una società che toccava il limite della depravazione. Fra le due corrono duecento anni, e il periodo prodigioso e irripetibile di Roma: dalla città dei sette colli alla magnificenza dell’epoca imperiale, fino all’avvento del Cristianesimo, con la moralizzazione della vita pubblica, e il conseguente dilagare di una certa ipocrisia nei costumi. Elena, madre di Costantino, era una stabularia, ragazza di taverna. E Fausta, la moglie di Costantino, fu soffocata nei bagni di palazzo quando si scoprì che “si concedeva a ogni persona”.Furio Sampoliè un autore specializzato nella storia della Roma antica. Ha scritto Lo specchio nero; Il daimon; Ventitré pugnalate; Il demone di Silla e Nerone. Con la Newton Compton ha pubblicato Agrippina, la donna dei Cesari; Marco Antonio, l’antagonista di Ottaviano; Costantino il grande e la sua dinastia e Le grandi donne di Roma antica. (source: Bol.com)

Le diciannove donne che hanno avuto un ruolo al centro del potere nell’antica città eternaStorie di donne di Roma antica in diciannove ritratti, da Rea Silvia a Galla Placidia. Storie di passioni e di letti, non di rado determinanti nella lotta per il potere, al pari di battaglie e congiure o colpi di Stato. O di madri e mogli che hanno determinato la gloria dei loro figli e mariti. Come nei casi, diversissimi, di Cornelia, madre dei Gracchi, e di Messalina, giovane sposa dell’imperatore Claudio. Esempio luminoso per le donne della sua epoca, l’una; paradigma di lussuria, l’altra, specchio deformante di una società che toccava il limite della depravazione. Fra le due corrono duecento anni, e il periodo prodigioso e irripetibile di Roma: dalla città dei sette colli alla magnificenza dell’epoca imperiale, fino all’avvento del Cristianesimo, con la moralizzazione della vita pubblica, e il conseguente dilagare di una certa ipocrisia nei costumi. Elena, madre di Costantino, era una stabularia, ragazza di taverna. E Fausta, la moglie di Costantino, fu soffocata nei bagni di palazzo quando si scoprì che “si concedeva a ogni persona”.Furio Sampoliè un autore specializzato nella storia della Roma antica. Ha scritto Lo specchio nero; Il daimon; Ventitré pugnalate; Il demone di Silla e Nerone. Con la Newton Compton ha pubblicato Agrippina, la donna dei Cesari; Marco Antonio, l’antagonista di Ottaviano; Costantino il grande e la sua dinastia e Le grandi donne di Roma antica. (source: Bol.com)

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Il grande crollo

In un discorso pronunciato nel dicembre del 1928, il presidente degli Stati Uniti Coolidge affermò che il Paese poteva “considerare il presente con soddisfazione e il futuro con ottimismo”: la Borsa andava a gonfie vele, le azioni crescevano e il denaro correva a fiumi. Eppure pochi mesi dopo una crisi economica senza precedenti travolse e gettò sul lastrico milioni di persone. In un’opera diventata un classico, il grande economista John Kenneth Galbraith ricostruisce le cause che portarono al piû grande crollo finanziario del Novecento: dalle disuguaglianze nella distribuzione del reddito alle falle del sistema bancario, fino alla chimera della crescita infinita che illuse investitori e comuni cittadini, l’analisi di Galbraith rivela inquietanti analogie con la realtà attuale e ci permette di comprendere in prospettiva perché le bolle speculative che ancora distorcono la nostra economia scoppiano spesso senza allarmi, con conseguenze devastanti per tutti noi.

In un discorso pronunciato nel dicembre del 1928, il presidente degli Stati Uniti Coolidge affermò che il Paese poteva “considerare il presente con soddisfazione e il futuro con ottimismo”: la Borsa andava a gonfie vele, le azioni crescevano e il denaro correva a fiumi. Eppure pochi mesi dopo una crisi economica senza precedenti travolse e gettò sul lastrico milioni di persone. In un’opera diventata un classico, il grande economista John Kenneth Galbraith ricostruisce le cause che portarono al piû grande crollo finanziario del Novecento: dalle disuguaglianze nella distribuzione del reddito alle falle del sistema bancario, fino alla chimera della crescita infinita che illuse investitori e comuni cittadini, l’analisi di Galbraith rivela inquietanti analogie con la realtà attuale e ci permette di comprendere in prospettiva perché le bolle speculative che ancora distorcono la nostra economia scoppiano spesso senza allarmi, con conseguenze devastanti per tutti noi.

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Il giullare della regina

Anno del Signore 1553. Alla corte d’Inghilterra, splendido e feroce teatro della rivalità tra le figlie di Enrico VIII, Maria Stuarda ed Elisabetta I, giunge un insolito giullare: Hannah Green, giovane ragazza ebrea, sotto abiti maschili, in fuga dagli artigli dell’inquisizione insieme al padre stampatore. Il raro dono della chiaroveggenza le varrà fiducia e protezione presso lady Maria, ma anche ostilità e sospetto, per le scomode verità che è chiamata a rivelare. Promessa sposa a Daniel Carpenter e costretta dall’affascinante e traditore Robert Dudley, per il quale nutre una bruciante passione, a spiare la cattolicissima erede al trono, scoprirà una donna di fede che intende riportare il popolo alla sua religione. Ma l’astuta e calcolatrice Elisabetta tesse nell’ombra la sua mortale ragnatela… Sullo sfondo tumultuoso della guerra civile, e dietro le fredde grate della Torre di Londra, l’autrice tratteggia una straordinaria figura femminile, divisa fra l’amore e i doveri famigliari, fra l’affermazione della propria libertà e la schiavitù in cui la voleva un’epoca già troppo antica per lei.
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Anno del Signore 1553. Alla corte d’Inghilterra, splendido e feroce teatro della rivalità tra le figlie di Enrico VIII, Maria Stuarda ed Elisabetta I, giunge un insolito giullare: Hannah Green, giovane ragazza ebrea, sotto abiti maschili, in fuga dagli artigli dell’inquisizione insieme al padre stampatore. Il raro dono della chiaroveggenza le varrà fiducia e protezione presso lady Maria, ma anche ostilità e sospetto, per le scomode verità che è chiamata a rivelare. Promessa sposa a Daniel Carpenter e costretta dall’affascinante e traditore Robert Dudley, per il quale nutre una bruciante passione, a spiare la cattolicissima erede al trono, scoprirà una donna di fede che intende riportare il popolo alla sua religione. Ma l’astuta e calcolatrice Elisabetta tesse nell’ombra la sua mortale ragnatela… Sullo sfondo tumultuoso della guerra civile, e dietro le fredde grate della Torre di Londra, l’autrice tratteggia una straordinaria figura femminile, divisa fra l’amore e i doveri famigliari, fra l’affermazione della propria libertà e la schiavitù in cui la voleva un’epoca già troppo antica per lei.
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Il Fiore Sbocciato

For as long as she can remember, Lady Adriana Sutton has adored Colton Wyndham, to whom she has been promised by an agreement of courtship and betrothal since childhood. As a young girl, she was wounded by Colton’s stubborn refusal to comply with his father’s wishes and by his angry departure. He was too proud and too stubborn to accept a future not of his own choosing. Rather than submit, he fled from his ancestral home for a life of adventure and danger as an officer in the British army.
The years have been immensely kind to Lady Adriana. No longer the plain, thin tomboy Colton had spurned, she has blossomed into an uncommon beauty desired by nearly every eligible bachelor in the land. Yet the only man she desires is the decorated hero who has finally come home to claim his rightful title. Arrogant, unmoved, and seductive as ever, he remains averse to the idea of their betrothal in spite of his growing desire for her.
To demonstrate his belief that love cannot be forced, Colton agrees to court Lady Adriana for ninety days, after which time he will be allowed to keep his precious freedom if he so wishes. But much has changed since he balked at his father’s plans. Forced into a courtship with this stunning, spirited woman, who is as different today from the young chit he left behind as spring is to winter, the heroic heart that was once closed to Adriana is moved by her charm, her grace, and her sensuality … and begins to yield. But a secret from Colton’s past may doom their burgeoning love … even as the treacherous schemes of a sinister rival threaten to steal the remarkable lady from his arms forever.
A lush and spellbinding story of passion and betrayal that grandly sweeps the reader into the magnificent ballrooms and intimate boudoirs of Regency England, *The Reluctant Suitor* is romance as only the incomparable Kathleen Woodiwiss can deliver it — a love story that will dwell in the reader’s heart and memory forever and stand proudly as one of the author’s very best.

For as long as she can remember, Lady Adriana Sutton has adored Colton Wyndham, to whom she has been promised by an agreement of courtship and betrothal since childhood. As a young girl, she was wounded by Colton’s stubborn refusal to comply with his father’s wishes and by his angry departure. He was too proud and too stubborn to accept a future not of his own choosing. Rather than submit, he fled from his ancestral home for a life of adventure and danger as an officer in the British army.
The years have been immensely kind to Lady Adriana. No longer the plain, thin tomboy Colton had spurned, she has blossomed into an uncommon beauty desired by nearly every eligible bachelor in the land. Yet the only man she desires is the decorated hero who has finally come home to claim his rightful title. Arrogant, unmoved, and seductive as ever, he remains averse to the idea of their betrothal in spite of his growing desire for her.
To demonstrate his belief that love cannot be forced, Colton agrees to court Lady Adriana for ninety days, after which time he will be allowed to keep his precious freedom if he so wishes. But much has changed since he balked at his father’s plans. Forced into a courtship with this stunning, spirited woman, who is as different today from the young chit he left behind as spring is to winter, the heroic heart that was once closed to Adriana is moved by her charm, her grace, and her sensuality … and begins to yield. But a secret from Colton’s past may doom their burgeoning love … even as the treacherous schemes of a sinister rival threaten to steal the remarkable lady from his arms forever.
A lush and spellbinding story of passion and betrayal that grandly sweeps the reader into the magnificent ballrooms and intimate boudoirs of Regency England, *The Reluctant Suitor* is romance as only the incomparable Kathleen Woodiwiss can deliver it — a love story that will dwell in the reader’s heart and memory forever and stand proudly as one of the author’s very best.

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Una finestra vistalago

**«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.»**
**«Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.»**
Antonio D’Orrico, *«La lettura – Corriere della Sera»*
**«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.»**
Bruno Quaranta, *«Tuttolibri»*
**«La forza delle storie di Andrea Vitali nasce da una innata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodigiosa azione romanzesca.»**
Fulvio Panzeri, *«Avvenire»*
Di Arrigoni Giuseppe ce ne sono tanti a Bellano, un paese del lago di Como. Impossibile conoscerli tutti. Anche nella vita di Eraldo Bonomi, operaio tessile del locale cotonificio, ce ne sono troppi. E sarà proprio un Arrigoni Giuseppe a segnare il suo destino, dove brillano l’amore per la bella Elena e la militanza politica nel PSIUP.
Il colpo di fulmine per Elena fa del Bonomi un uomo pericoloso, che sfiora segreti, scopre altarini, esuma scheletri sapientemente nascosti negli armadi di una provincia che sembra monotona, in quei paesi dove l’omonimia può essere fonte di equivoci ma anche, a volte, il viatico verso la libertà.
Mirabilmente costruito, Una finestra vistalago è un appassionante romanzo corale e polifonico. L’avidità sessuale e la religione del denaro accendono passioni e lotte, moltiplicando chiacchiere, pettegolezzi e bugie.
Seguendo l’evoluzione di questo paese-microcosmo popolato di gente comune, Andrea Vitali ci fa assaporare la storia del nostro paese dagli anni Cinquanta ai turbolenti Settanta. Sulla scia di Piero Chiara e Mario Soldati, si conferma narratore seducente, maestro dell’antica arte del racconto italiano: trame ricche di azione ma dagli indugi sapienti, intrighi dove spesso la burla sfiora la tragedia, vicende che, attraverso la superficie, raccontano la profondità.
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### Recensione
**Vitali apre una finestra sul lago dei destini incrociati**
*Quaranta Bruno*, Tuttolibri – La Stampa
Forse le trame sono già nei nomi (il nome che agì), ciascuno un bozzolo da cui Andrea Vitali sa aspirare fili di miseria e di nobiltà, infine di ordinaria e quindi straordinaria normalità. Un catino di destini incrociati, un albero genealogico affollatissimo, sapidissimo: Gabriele Del Dossi, Grazia Perdicane, Giuseppe Arrigoni, Gaspare Bonomi, Fiorentino Crispini… Riecco il lago di Como, un angolo di Lario, Bellano, dove Vitali è medico, nella valigetta lo stetoscopio e un bloc notes che spugneggia la commedia di ieri e di oggi. Fra le voci più felici (ossia non impastate né ad arte impostate) della nostra narrativa, scovato e covato da un segugio quale Raffaele Crovi, approda ora chez Garzanti, una vetrina che dovrebbe assicurargli – come può non augurarselo questo foglio, il primo a dargli ascolto? – lettori in gran numero. Acrobata del grottesco, Andrea Vitali aveva sinora nuotato nella stagione – il Ventennio – arcitaliana per eccellenza, tra parate, medaglie, muscoli enfiati, cesari di segatura, retorica, untuosità. Questa Finestra vistalago adocchia un’altra Italia (o la stessa, immutabile Italia), dal dopoguerra agli Anni Settanta, modesta, ambigua, cinica, gregaria, borghigiana. E’ uno sguardo sferzante e corrosivo (ancorché il giudizio morale sempre si incastoni, si dissimuli, nella fabula). E’ il guazzo di un mondo piccolo (c’è una nitida eco guareschiana nel pedigree del concittadino di Tommaso Grossi) sottratto all’oblio, alla decomposizione, al piccone del Tempo, raccontandolo, gonfio com’è di storie, i vecchi, cari arnesi che le storie sono (quando ci sono, quando si sa distinguerle, coglierle e farle brillare, magari deponendo snobismi e pregiudizi e frusti intellettualismi). Che cosa accade là dove soffia la breva, sospingendo un profumo di donna? E le acacie fioriscono spremendo «un liquoroso odore di primavera»? E la tavola offre la breriana casseula, gli gnocchi di zucca, il minestrone con la codega? Andrea Vitali estrae dal baule magico che ha via via confezionato gli ingredienti dell’umana giostra, mai arrugginiti, quindi fabbricando, architettando, appiccando il romanzo. C’è la domestica ingravidata dal padrone, c’è l’eredità contesa, c’è il tarlo della raccomandazione, ci sono le claudicanti virtù clericali, c’è il passato da nascondere, c’è il teatro – ma ancora naïf, verginale – della politica, c’è il cacciatore di doti, c’è il mai adulterato copione adulterino, ci sono mondi rigorosamente a sé, di scatola cinese in scatola cinese… Acquattato come i giganteschi gatti buzzatiani, Vitali segue le lillipuziane, indigene figure di fondaco in casa screpolata, di fabbrica (il Cotonificio) in caffè, di villa polverosa in campanile…Osserva, arpiona, intrappola, suggerisce, orecchia…Un operaio tessile innamorato del Psiup (i socialisti contrari al centro-sinistra) s’invaghisce di una fanciulla, Elena, la cui scaltra madre cedette a un tal Arrigoni, fra i bellanesi che raggiunsero il Polesine per soccorrere gli alluvionati. E’ la scintilla, il colpo di fulmine, che sprigiona uno spettacolo pirotecnico. Si riaprono (si aprono) misteriosi armadi, si fruga nel torbido, ci si inoltra lungo sentieri affollati di rovi, si seguono orme veneree, ci si appella alla memoria, mille volte strofinandola come la lampada di Aladino…Sino a tirare le fila: «Tanti. Troppi. Razza maledetta». Gli Arrigoni, va da sé, il rebus, i rebus che sono, svelati scena dopo scena. E’ un cocchiere, Andrea Vitali. Guida una diligenza velocissima, sapientemente tira e allunga le redini, fendendo la provincia addormentata, eppure ribollente nelle viscere. E’ un rabdomante(o un medium) che in qualsiasi grano di polvere o pezzo di legno o grumo d’anime naturalmente capta l’avventura. Dispone l’inchiostro quasi in trance, obbediente una voce interiore generosa, nel solco della tradizione orale. «Prima che la macchina del Castronni si infilasse nella galleria di Morcate, Elena s’era girata brevemente e aveva dato un ultimo sguardo al paese. Le era tornata in mente una frase di quel libro che, anni prima, aveva letto all’Arrigoni: addio monti sporgenti, diceva. La ripeté, impercettibilmente».
### Sinossi
**«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.»**
**«Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.»**
Antonio D’Orrico, *«La lettura – Corriere della Sera»*
**«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.»**
Bruno Quaranta, *«Tuttolibri»*
**«La forza delle storie di Andrea Vitali nasce da una innata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodigiosa azione romanzesca.»**
Fulvio Panzeri, *«Avvenire»*
Di Arrigoni Giuseppe ce ne sono tanti a Bellano, un paese del lago di Como. Impossibile conoscerli tutti. Anche nella vita di Eraldo Bonomi, operaio tessile del locale cotonificio, ce ne sono troppi. E sarà proprio un Arrigoni Giuseppe a segnare il suo destino, dove brillano l’amore per la bella Elena e la militanza politica nel PSIUP.
Il colpo di fulmine per Elena fa del Bonomi un uomo pericoloso, che sfiora segreti, scopre altarini, esuma scheletri sapientemente nascosti negli armadi di una provincia che sembra monotona, in quei paesi dove l’omonimia può essere fonte di equivoci ma anche, a volte, il viatico verso la libertà.
Mirabilmente costruito, Una finestra vistalago è un appassionante romanzo corale e polifonico. L’avidità sessuale e la religione del denaro accendono passioni e lotte, moltiplicando chiacchiere, pettegolezzi e bugie.
Seguendo l’evoluzione di questo paese-microcosmo popolato di gente comune, Andrea Vitali ci fa assaporare la storia del nostro paese dagli anni Cinquanta ai turbolenti Settanta. Sulla scia di Piero Chiara e Mario Soldati, si conferma narratore seducente, maestro dell’antica arte del racconto italiano: trame ricche di azione ma dagli indugi sapienti, intrighi dove spesso la burla sfiora la tragedia, vicende che, attraverso la superficie, raccontano la profondità.

**«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.»**
**«Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.»**
Antonio D’Orrico, *«La lettura – Corriere della Sera»*
**«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.»**
Bruno Quaranta, *«Tuttolibri»*
**«La forza delle storie di Andrea Vitali nasce da una innata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodigiosa azione romanzesca.»**
Fulvio Panzeri, *«Avvenire»*
Di Arrigoni Giuseppe ce ne sono tanti a Bellano, un paese del lago di Como. Impossibile conoscerli tutti. Anche nella vita di Eraldo Bonomi, operaio tessile del locale cotonificio, ce ne sono troppi. E sarà proprio un Arrigoni Giuseppe a segnare il suo destino, dove brillano l’amore per la bella Elena e la militanza politica nel PSIUP.
Il colpo di fulmine per Elena fa del Bonomi un uomo pericoloso, che sfiora segreti, scopre altarini, esuma scheletri sapientemente nascosti negli armadi di una provincia che sembra monotona, in quei paesi dove l’omonimia può essere fonte di equivoci ma anche, a volte, il viatico verso la libertà.
Mirabilmente costruito, Una finestra vistalago è un appassionante romanzo corale e polifonico. L’avidità sessuale e la religione del denaro accendono passioni e lotte, moltiplicando chiacchiere, pettegolezzi e bugie.
Seguendo l’evoluzione di questo paese-microcosmo popolato di gente comune, Andrea Vitali ci fa assaporare la storia del nostro paese dagli anni Cinquanta ai turbolenti Settanta. Sulla scia di Piero Chiara e Mario Soldati, si conferma narratore seducente, maestro dell’antica arte del racconto italiano: trame ricche di azione ma dagli indugi sapienti, intrighi dove spesso la burla sfiora la tragedia, vicende che, attraverso la superficie, raccontano la profondità.
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### Recensione
**Vitali apre una finestra sul lago dei destini incrociati**
*Quaranta Bruno*, Tuttolibri – La Stampa
Forse le trame sono già nei nomi (il nome che agì), ciascuno un bozzolo da cui Andrea Vitali sa aspirare fili di miseria e di nobiltà, infine di ordinaria e quindi straordinaria normalità. Un catino di destini incrociati, un albero genealogico affollatissimo, sapidissimo: Gabriele Del Dossi, Grazia Perdicane, Giuseppe Arrigoni, Gaspare Bonomi, Fiorentino Crispini… Riecco il lago di Como, un angolo di Lario, Bellano, dove Vitali è medico, nella valigetta lo stetoscopio e un bloc notes che spugneggia la commedia di ieri e di oggi. Fra le voci più felici (ossia non impastate né ad arte impostate) della nostra narrativa, scovato e covato da un segugio quale Raffaele Crovi, approda ora chez Garzanti, una vetrina che dovrebbe assicurargli – come può non augurarselo questo foglio, il primo a dargli ascolto? – lettori in gran numero. Acrobata del grottesco, Andrea Vitali aveva sinora nuotato nella stagione – il Ventennio – arcitaliana per eccellenza, tra parate, medaglie, muscoli enfiati, cesari di segatura, retorica, untuosità. Questa Finestra vistalago adocchia un’altra Italia (o la stessa, immutabile Italia), dal dopoguerra agli Anni Settanta, modesta, ambigua, cinica, gregaria, borghigiana. E’ uno sguardo sferzante e corrosivo (ancorché il giudizio morale sempre si incastoni, si dissimuli, nella fabula). E’ il guazzo di un mondo piccolo (c’è una nitida eco guareschiana nel pedigree del concittadino di Tommaso Grossi) sottratto all’oblio, alla decomposizione, al piccone del Tempo, raccontandolo, gonfio com’è di storie, i vecchi, cari arnesi che le storie sono (quando ci sono, quando si sa distinguerle, coglierle e farle brillare, magari deponendo snobismi e pregiudizi e frusti intellettualismi). Che cosa accade là dove soffia la breva, sospingendo un profumo di donna? E le acacie fioriscono spremendo «un liquoroso odore di primavera»? E la tavola offre la breriana casseula, gli gnocchi di zucca, il minestrone con la codega? Andrea Vitali estrae dal baule magico che ha via via confezionato gli ingredienti dell’umana giostra, mai arrugginiti, quindi fabbricando, architettando, appiccando il romanzo. C’è la domestica ingravidata dal padrone, c’è l’eredità contesa, c’è il tarlo della raccomandazione, ci sono le claudicanti virtù clericali, c’è il passato da nascondere, c’è il teatro – ma ancora naïf, verginale – della politica, c’è il cacciatore di doti, c’è il mai adulterato copione adulterino, ci sono mondi rigorosamente a sé, di scatola cinese in scatola cinese… Acquattato come i giganteschi gatti buzzatiani, Vitali segue le lillipuziane, indigene figure di fondaco in casa screpolata, di fabbrica (il Cotonificio) in caffè, di villa polverosa in campanile…Osserva, arpiona, intrappola, suggerisce, orecchia…Un operaio tessile innamorato del Psiup (i socialisti contrari al centro-sinistra) s’invaghisce di una fanciulla, Elena, la cui scaltra madre cedette a un tal Arrigoni, fra i bellanesi che raggiunsero il Polesine per soccorrere gli alluvionati. E’ la scintilla, il colpo di fulmine, che sprigiona uno spettacolo pirotecnico. Si riaprono (si aprono) misteriosi armadi, si fruga nel torbido, ci si inoltra lungo sentieri affollati di rovi, si seguono orme veneree, ci si appella alla memoria, mille volte strofinandola come la lampada di Aladino…Sino a tirare le fila: «Tanti. Troppi. Razza maledetta». Gli Arrigoni, va da sé, il rebus, i rebus che sono, svelati scena dopo scena. E’ un cocchiere, Andrea Vitali. Guida una diligenza velocissima, sapientemente tira e allunga le redini, fendendo la provincia addormentata, eppure ribollente nelle viscere. E’ un rabdomante(o un medium) che in qualsiasi grano di polvere o pezzo di legno o grumo d’anime naturalmente capta l’avventura. Dispone l’inchiostro quasi in trance, obbediente una voce interiore generosa, nel solco della tradizione orale. «Prima che la macchina del Castronni si infilasse nella galleria di Morcate, Elena s’era girata brevemente e aveva dato un ultimo sguardo al paese. Le era tornata in mente una frase di quel libro che, anni prima, aveva letto all’Arrigoni: addio monti sporgenti, diceva. La ripeté, impercettibilmente».
### Sinossi
**«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.»**
**«Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.»**
Antonio D’Orrico, *«La lettura – Corriere della Sera»*
**«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.»**
Bruno Quaranta, *«Tuttolibri»*
**«La forza delle storie di Andrea Vitali nasce da una innata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodigiosa azione romanzesca.»**
Fulvio Panzeri, *«Avvenire»*
Di Arrigoni Giuseppe ce ne sono tanti a Bellano, un paese del lago di Como. Impossibile conoscerli tutti. Anche nella vita di Eraldo Bonomi, operaio tessile del locale cotonificio, ce ne sono troppi. E sarà proprio un Arrigoni Giuseppe a segnare il suo destino, dove brillano l’amore per la bella Elena e la militanza politica nel PSIUP.
Il colpo di fulmine per Elena fa del Bonomi un uomo pericoloso, che sfiora segreti, scopre altarini, esuma scheletri sapientemente nascosti negli armadi di una provincia che sembra monotona, in quei paesi dove l’omonimia può essere fonte di equivoci ma anche, a volte, il viatico verso la libertà.
Mirabilmente costruito, Una finestra vistalago è un appassionante romanzo corale e polifonico. L’avidità sessuale e la religione del denaro accendono passioni e lotte, moltiplicando chiacchiere, pettegolezzi e bugie.
Seguendo l’evoluzione di questo paese-microcosmo popolato di gente comune, Andrea Vitali ci fa assaporare la storia del nostro paese dagli anni Cinquanta ai turbolenti Settanta. Sulla scia di Piero Chiara e Mario Soldati, si conferma narratore seducente, maestro dell’antica arte del racconto italiano: trame ricche di azione ma dagli indugi sapienti, intrighi dove spesso la burla sfiora la tragedia, vicende che, attraverso la superficie, raccontano la profondità.

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