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L’ultimo cavaliere. La torre nera

Una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale. Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l’eterno, epico scontro fra il bene e il male s’incarna in uno dei più evocativi paesaggi concepiti dall’autore: Roland di Gilead, l’ultimo cavaliere, leggendaria figura di eroe solitario sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre proibita.

Una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale. Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l’eterno, epico scontro fra il bene e il male s’incarna in uno dei più evocativi paesaggi concepiti dall’autore: Roland di Gilead, l’ultimo cavaliere, leggendaria figura di eroe solitario sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre proibita.

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L’ultima battaglia

Tutti i personaggi incontrati nel ciclo di Narnia vengono alla ribalta per salutare: il Professore, zia Polly, Edmund, Peter, Lucy, gli gnomi, il topo Ricipì, l’aquila Alidifuoco, l’unicorno Diamante. Ma i veri eroi di questo “gran finale” sono Tirian, l’ultimo discendente dei re di Narnia, e i due bambini Eustachio Scrubb e Jill Pole, che devono smascherare un assurdo impostore. Infatti lo scimmione Shift ha travestito da leone l’asino Puzzle, cercando di farlo passare per il leggendario Aslan e qualcuno ci ha creduto. E adesso le forze del bene e del male si preparano all’ultima battaglia.
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Tutti i personaggi incontrati nel ciclo di Narnia vengono alla ribalta per salutare: il Professore, zia Polly, Edmund, Peter, Lucy, gli gnomi, il topo Ricipì, l’aquila Alidifuoco, l’unicorno Diamante. Ma i veri eroi di questo “gran finale” sono Tirian, l’ultimo discendente dei re di Narnia, e i due bambini Eustachio Scrubb e Jill Pole, che devono smascherare un assurdo impostore. Infatti lo scimmione Shift ha travestito da leone l’asino Puzzle, cercando di farlo passare per il leggendario Aslan e qualcuno ci ha creduto. E adesso le forze del bene e del male si preparano all’ultima battaglia.
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Treno 8017

Torino, giugno 1946. Nell’Italia liberata si fanno gli ultimi conti, si consumano postume vendette. Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria, uomo di mezz’età, partigiano. L’epurazione che ha risparmiato senza riserve i tanti suoi colleghi veramente compromessi, ha colpito lui, per pura stupidità burocratica, e lo ha ridotto a un lavoro umiliante e un destino da povero. Quando legge sul quotidiano che è morto accoltellato l’unico pronto a testimoniare per lui del gesto patriottico che lo scagionerebbe, sente arrivato l’ultimo tradimento di una vita sempre matrigna. Ma Adelmo conosceva bene quel ferroviere, conosce l’ambiente: certi particolari, un certo ritratto che emerge della vittima non collimano e lo spingono a curiosare. E trova tra le cose del morto un articolo con il nome di un altro ferroviere e una scritta: “ITALIA 3 MARZO 1944 LA MIA VENDETTA PER TE”. L’indagine che segue, per ottenere un titolo di merito che lo riabiliti, lo porta su una scia di sangue che da Torino attraversa la penisola: ad altre scritte, ad un mazzo di rose appassite, a una donna solitaria e fiera, all’odio alla paura e alla sciagura che solo la più grande sciagura della guerra può mimetizzare. Treno 8017 è un poliziesco ‘all’italiana’, potendosi ormai così chiamare quel genere in cui trame ‘gialle’ si radicano in caratterizzati ambienti delle mille patrie italiane, in personaggi accomunati da tratti umani familiari, e in quel particolare umore malinconico e amaro di chi apre l’uscio sugli interni delle case e delle vite. Il terzo del torinese Perissinotto.

Torino, giugno 1946. Nell’Italia liberata si fanno gli ultimi conti, si consumano postume vendette. Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria, uomo di mezz’età, partigiano. L’epurazione che ha risparmiato senza riserve i tanti suoi colleghi veramente compromessi, ha colpito lui, per pura stupidità burocratica, e lo ha ridotto a un lavoro umiliante e un destino da povero. Quando legge sul quotidiano che è morto accoltellato l’unico pronto a testimoniare per lui del gesto patriottico che lo scagionerebbe, sente arrivato l’ultimo tradimento di una vita sempre matrigna. Ma Adelmo conosceva bene quel ferroviere, conosce l’ambiente: certi particolari, un certo ritratto che emerge della vittima non collimano e lo spingono a curiosare. E trova tra le cose del morto un articolo con il nome di un altro ferroviere e una scritta: “ITALIA 3 MARZO 1944 LA MIA VENDETTA PER TE”. L’indagine che segue, per ottenere un titolo di merito che lo riabiliti, lo porta su una scia di sangue che da Torino attraversa la penisola: ad altre scritte, ad un mazzo di rose appassite, a una donna solitaria e fiera, all’odio alla paura e alla sciagura che solo la più grande sciagura della guerra può mimetizzare. Treno 8017 è un poliziesco ‘all’italiana’, potendosi ormai così chiamare quel genere in cui trame ‘gialle’ si radicano in caratterizzati ambienti delle mille patrie italiane, in personaggi accomunati da tratti umani familiari, e in quel particolare umore malinconico e amaro di chi apre l’uscio sugli interni delle case e delle vite. Il terzo del torinese Perissinotto.

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Tramonto e polvere

Una comunità di poveracci sorta intorno a una segheria, una natura violenta testimone muta di una terribile storia di amore e di sopraffazione. Siamo in Texas, negli anni della Grande Depressione. Sunset Jones uccide il marito, manesco tutore dell’ordine, e ne prende il posto. E si trova ben presto invischiata nel caso di un antico delitto che affonda le sue radici in una macabra storia di sesso e razzismo, di avidità e corruzione, di ragazze-madri e figli mai nati. Una vicenda nascosta nelle viscere del piccolo villaggio, che offre alla giovane donna la possibilità di scoprire in se stessa una forza morale di cui fino a quel momento era inconsapevole. La voce di Lansdale dipinge un mondo che sembra uscire da una leggenda orale, di quelle che passano di generazione in generazione, e dove, lontani, arrivano gli echi del Ku Klux Klan, delle leggi razziali, della nuova ricchezza in arrivo dai pozzi petroliferi.

Leggendo le storie di Lansdale si sente l’odore della terra, il puzzo acido del sudore, il lezzo rancido di paesini sparsi nel deserto. Ha un’attenzione al paesaggio che mi ricorda Cormac McCarthy… Il suo primo racconto che ho letto mi ha steso come un pugno e mi ha fatto capire meglio cosa significa la parola talento.

Niccolò Ammaniti

Tramonto e polvere è un fuoco di sorprese, di cattiveria e umorismo, ed è scritto in stato di grazia… Lansdale è un narratore puro nella grande tradizione americana.

‘The Boston Globe’

Joe Lansdale è il poeta laureato del Texas, e questo romanzo conquisterà nuovi e appassionati lettori.

‘The Guardian’

(source: Bol.com)

Una comunità di poveracci sorta intorno a una segheria, una natura violenta testimone muta di una terribile storia di amore e di sopraffazione. Siamo in Texas, negli anni della Grande Depressione. Sunset Jones uccide il marito, manesco tutore dell’ordine, e ne prende il posto. E si trova ben presto invischiata nel caso di un antico delitto che affonda le sue radici in una macabra storia di sesso e razzismo, di avidità e corruzione, di ragazze-madri e figli mai nati. Una vicenda nascosta nelle viscere del piccolo villaggio, che offre alla giovane donna la possibilità di scoprire in se stessa una forza morale di cui fino a quel momento era inconsapevole. La voce di Lansdale dipinge un mondo che sembra uscire da una leggenda orale, di quelle che passano di generazione in generazione, e dove, lontani, arrivano gli echi del Ku Klux Klan, delle leggi razziali, della nuova ricchezza in arrivo dai pozzi petroliferi.

Leggendo le storie di Lansdale si sente l’odore della terra, il puzzo acido del sudore, il lezzo rancido di paesini sparsi nel deserto. Ha un’attenzione al paesaggio che mi ricorda Cormac McCarthy… Il suo primo racconto che ho letto mi ha steso come un pugno e mi ha fatto capire meglio cosa significa la parola talento.

Niccolò Ammaniti

Tramonto e polvere è un fuoco di sorprese, di cattiveria e umorismo, ed è scritto in stato di grazia… Lansdale è un narratore puro nella grande tradizione americana.

‘The Boston Globe’

Joe Lansdale è il poeta laureato del Texas, e questo romanzo conquisterà nuovi e appassionati lettori.

‘The Guardian’

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La sottile linea scura

Nell’afosa estate texana del 1958, il tredicenne Stanley Mitchell lavora nel drive-in del padre, e mette il naso in un segreto che doveva rimanere celato. E la “perdita dell’innocenza” di Stanley, in quell’estate in cui il mondo per lui cambia per sempre, coincide con il miracolo di una resurrezione davvero magica. In perfetta naturalezza, Lansdale ricrea le voci, il sapore, la vita, di un tempo scomparso del tutto, come non fosse mai esistito. La “sottile linea scura”, che segna per Stanley la scoperta del male del dolore e della morte insieme con l’esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa la parete trasparente da varcare per immergerci in quegli anni Cinquanta lontani ormai come la preistoria.
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Nell’afosa estate texana del 1958, il tredicenne Stanley Mitchell lavora nel drive-in del padre, e mette il naso in un segreto che doveva rimanere celato. E la “perdita dell’innocenza” di Stanley, in quell’estate in cui il mondo per lui cambia per sempre, coincide con il miracolo di una resurrezione davvero magica. In perfetta naturalezza, Lansdale ricrea le voci, il sapore, la vita, di un tempo scomparso del tutto, come non fosse mai esistito. La “sottile linea scura”, che segna per Stanley la scoperta del male del dolore e della morte insieme con l’esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa la parete trasparente da varcare per immergerci in quegli anni Cinquanta lontani ormai come la preistoria.
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I simulacri

La protagonista di questo inquietante romanzo di Vinge, con il quale l’autore ha vinto il Premio Hugo 2004, è una ragazza al primo giorno di lavoro presso una società della Silicon Valley. Seduta davanti al computer, si imbatte in una e-mail che, apparentemente uno scherzo, le rivela invece una drammatica verità: lei, come tutti gli altri impiegati, non è un essere umano bensì una simulazione virtuale che lavora senza averne coscienza, da centinaia d’anni, e ogni sera viene riprogrammata. Gli scopi della società appaiono fin troppo chiari: far lavorare personaggi virtuali a una velocità di milioni di volte superiore a quella degli uomini. Ma non tutto andrà come previsto…
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La protagonista di questo inquietante romanzo di Vinge, con il quale l’autore ha vinto il Premio Hugo 2004, è una ragazza al primo giorno di lavoro presso una società della Silicon Valley. Seduta davanti al computer, si imbatte in una e-mail che, apparentemente uno scherzo, le rivela invece una drammatica verità: lei, come tutti gli altri impiegati, non è un essere umano bensì una simulazione virtuale che lavora senza averne coscienza, da centinaia d’anni, e ogni sera viene riprogrammata. Gli scopi della società appaiono fin troppo chiari: far lavorare personaggi virtuali a una velocità di milioni di volte superiore a quella degli uomini. Ma non tutto andrà come previsto…
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Il silenzio dei vivi

Elisa Springer aveva ventisei anni quando venne arrestata e deportata ad Auschwitz con il convoglio in partenza da Verona il 2 agosto 1944. Salvata dalla camera a gas dal gesto generoso di un Kapò, Elisa vive e sperimenta tutto l’orrore del più grande campo di sterminio nazista. Ben presto ridotta a una larva umana, umiliata e offesa, anche nel corso dei sucessivi trasferimenti a Bergen Belsen, il campo dove morì tra gli altri Anna frank, e a Theresienstadt, risucirà a tenere vivo nel suo animo il desiderio di sopravvivere alla distruzione. La sua forza e una serie di fortunate coincidenze le consentono di tornare tra i vivi, dapprima nella sua Vienna natale e poi in Italia, dove all’inizio della persecuzione nazista contro gli ebrei d’Europa, spinta dalla madre, aveva cercato rifugio. Da questo momento e per cinquant’anni la sua storia cade nel silenzio assoluto: nessuno sa di lei, conosce il suo dramma; nessuno vede (o vuole vedere) il numero della marchiatura di Aushwitz che Elisa tiene ben celato sotto un cerotto. Il mondo avrebbe bisogno della sua voce, della sua sofferenza, ma le parole non bastano a raccontare il senso del suo dramma infinito e sempre vivo. La sua vita si normalizza, nasce un figlio. In quegli anni è proprio la maternità il segno della sua riscossa contro i carnefici. Cinquant’anni dopo proprio questo figlio, Silvio, vuole capire, sapere e lei, per amore di madre, ritrova le parole che sembravano perdute. Unico caso al mondo di un silenzio così profondo che si interrompe con in racconto della storia della sua drammatica vita, morte e rinascita, il libro di Elisa Springer assume il peso di quei testi che sanno parlare agli uomini e alla storia, al cuore e alla mente.

(source: Bol.com)

Elisa Springer aveva ventisei anni quando venne arrestata e deportata ad Auschwitz con il convoglio in partenza da Verona il 2 agosto 1944. Salvata dalla camera a gas dal gesto generoso di un Kapò, Elisa vive e sperimenta tutto l’orrore del più grande campo di sterminio nazista. Ben presto ridotta a una larva umana, umiliata e offesa, anche nel corso dei sucessivi trasferimenti a Bergen Belsen, il campo dove morì tra gli altri Anna frank, e a Theresienstadt, risucirà a tenere vivo nel suo animo il desiderio di sopravvivere alla distruzione. La sua forza e una serie di fortunate coincidenze le consentono di tornare tra i vivi, dapprima nella sua Vienna natale e poi in Italia, dove all’inizio della persecuzione nazista contro gli ebrei d’Europa, spinta dalla madre, aveva cercato rifugio. Da questo momento e per cinquant’anni la sua storia cade nel silenzio assoluto: nessuno sa di lei, conosce il suo dramma; nessuno vede (o vuole vedere) il numero della marchiatura di Aushwitz che Elisa tiene ben celato sotto un cerotto. Il mondo avrebbe bisogno della sua voce, della sua sofferenza, ma le parole non bastano a raccontare il senso del suo dramma infinito e sempre vivo. La sua vita si normalizza, nasce un figlio. In quegli anni è proprio la maternità il segno della sua riscossa contro i carnefici. Cinquant’anni dopo proprio questo figlio, Silvio, vuole capire, sapere e lei, per amore di madre, ritrova le parole che sembravano perdute. Unico caso al mondo di un silenzio così profondo che si interrompe con in racconto della storia della sua drammatica vita, morte e rinascita, il libro di Elisa Springer assume il peso di quei testi che sanno parlare agli uomini e alla storia, al cuore e alla mente.

(source: Bol.com)

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Il servitore della reliquia. I sentieri delle tenebre. Forgotten Realms

Circondato dagli elfi scuri, Artemis Entreri, l’Assassino, rafforza il suo ferreo dominio sulle strade di Calimport. Egli invoca prudenza, ma il suo oscuro mentore, Jarlaxle, si fa sempre più ambizioso. Presto l’Assassino s’imbatterà in un nemico temibile, l’avversario più pericoloso che abbia mai incontrato sulla sua strada… Jarlaxle, che ha iniziato la sua ascesa dai bassifondi di Calimport, nutre solo insani propositi. L’influenza malefica della Reliquia lo domina ogni giorno di più, tanto che persino gli agenti drow che lo seguono giungono a temerlo.

Circondato dagli elfi scuri, Artemis Entreri, l’Assassino, rafforza il suo ferreo dominio sulle strade di Calimport. Egli invoca prudenza, ma il suo oscuro mentore, Jarlaxle, si fa sempre più ambizioso. Presto l’Assassino s’imbatterà in un nemico temibile, l’avversario più pericoloso che abbia mai incontrato sulla sua strada… Jarlaxle, che ha iniziato la sua ascesa dai bassifondi di Calimport, nutre solo insani propositi. L’influenza malefica della Reliquia lo domina ogni giorno di più, tanto che persino gli agenti drow che lo seguono giungono a temerlo.

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Serenata

Un bel baritono si è rifugiato in Messico per nascondere un inconfessabile segreto. In un locale debitamente malfamato avviene l’incontro fatale con una giovane prostituta di sangue indio. La situazione si fa subito tesa, pericolosa, e li induce prima a spingersi verso l’interno, poi a rientrare clandestinamente negli Stati Uniti, dove il protagonista ridarà la scalata al successo e quell’inconfessabile segreto tornerà a offuscarne la carriera sino alla soluzione finale, tragica nella sua necessità adombrata già nelle prime scene. Come sempre in Cain, l’atmosfera è torrida e la vicenda avvolta da un velo lucido e intriso di eros, il tutto reso con scarne scene e quei dialoghi anche più scarni a cui ci ha abituati Hollywood. Ma in questo caso il cinema dell’epoca non è stato all’altezza – e occorrerà tornare a leggere questo noir esemplare.

Un bel baritono si è rifugiato in Messico per nascondere un inconfessabile segreto. In un locale debitamente malfamato avviene l’incontro fatale con una giovane prostituta di sangue indio. La situazione si fa subito tesa, pericolosa, e li induce prima a spingersi verso l’interno, poi a rientrare clandestinamente negli Stati Uniti, dove il protagonista ridarà la scalata al successo e quell’inconfessabile segreto tornerà a offuscarne la carriera sino alla soluzione finale, tragica nella sua necessità adombrata già nelle prime scene. Come sempre in Cain, l’atmosfera è torrida e la vicenda avvolta da un velo lucido e intriso di eros, il tutto reso con scarne scene e quei dialoghi anche più scarni a cui ci ha abituati Hollywood. Ma in questo caso il cinema dell’epoca non è stato all’altezza – e occorrerà tornare a leggere questo noir esemplare.

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Scenari d’esilio: quindici parabole

Nata a Nuoro nel 1928, trasferitasi in Danimarca nel 1957, Maria Giacobbe esordisce nello stesso anno con “Diario di una maestrina” (Laterza, poi Il Maestrale), per poi proseguire un’intensa attività giornalistica, narrativa e saggistica. In questo volume presenta quindici racconti, o “parabole” come recita il sottotitolo. Narrazioni allegoriche che, dopo il positivo riscontro di pubblico e critica in Danimarca, sono proposte ora al lettore italiano. Gesti, oggetti, parole hanno valori altri, in una scrittura ri-scrittura della leggenda e del mito.

Nata a Nuoro nel 1928, trasferitasi in Danimarca nel 1957, Maria Giacobbe esordisce nello stesso anno con “Diario di una maestrina” (Laterza, poi Il Maestrale), per poi proseguire un’intensa attività giornalistica, narrativa e saggistica. In questo volume presenta quindici racconti, o “parabole” come recita il sottotitolo. Narrazioni allegoriche che, dopo il positivo riscontro di pubblico e critica in Danimarca, sono proposte ora al lettore italiano. Gesti, oggetti, parole hanno valori altri, in una scrittura ri-scrittura della leggenda e del mito.

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Il sangue dei vinti

Con questo libro Pansa squarcia il velo di silenzio su pagine di storia assai poco indagate: la resa dei conti imposta ai fascisti sconfitti, un tema proibito per gran parte della storiografia dei vincitori. Aiutato da una vastissima documentazione, l’autore ricostruisce nei dettagli gli eccidi e gli omicidi compiuti per punizione, vendetta, fanatismo politico e odio di classe di migliaia di italiani che avevano scelto di combattere l’ultima battaglia di Mussolini. Un bagno di sangue compiuto nell’Italia del nord, dal 25 aprile 1945 alla fine del 1946. Un racconto terribile e spietato: per molti la morte arriva dopo una via crucis di umiliazioni, violenze, torture e stupri. E si incrocia con l’eliminazione preventiva di quanti avrebbero potuto opporsi alla vittoria del comunismo in Italia: i borghesi ricchi, gli agrari, i preti, i democristiani. Il lettore vi troverà le storie di tantissimi italiani incappati nella sorte che sempre tocca agli sconfitti: dai gerarchi del fascismo a una folla di donne e uomini qualunque. Le loro figure riemergono da queste pagine come fantasmi ancora in attesa di una dignitosa sepoltura. Pansa squarcia la cortina di silenzio sull’altra faccia della guerra che divise in due l’Italia. E ci offre una nuova testimonianza della sua onestà di narratore, capace di osservare con sguardo limpido le vicende e le figure più controverse.

(source: Bol.com)

Con questo libro Pansa squarcia il velo di silenzio su pagine di storia assai poco indagate: la resa dei conti imposta ai fascisti sconfitti, un tema proibito per gran parte della storiografia dei vincitori. Aiutato da una vastissima documentazione, l’autore ricostruisce nei dettagli gli eccidi e gli omicidi compiuti per punizione, vendetta, fanatismo politico e odio di classe di migliaia di italiani che avevano scelto di combattere l’ultima battaglia di Mussolini. Un bagno di sangue compiuto nell’Italia del nord, dal 25 aprile 1945 alla fine del 1946. Un racconto terribile e spietato: per molti la morte arriva dopo una via crucis di umiliazioni, violenze, torture e stupri. E si incrocia con l’eliminazione preventiva di quanti avrebbero potuto opporsi alla vittoria del comunismo in Italia: i borghesi ricchi, gli agrari, i preti, i democristiani. Il lettore vi troverà le storie di tantissimi italiani incappati nella sorte che sempre tocca agli sconfitti: dai gerarchi del fascismo a una folla di donne e uomini qualunque. Le loro figure riemergono da queste pagine come fantasmi ancora in attesa di una dignitosa sepoltura. Pansa squarcia la cortina di silenzio sull’altra faccia della guerra che divise in due l’Italia. E ci offre una nuova testimonianza della sua onestà di narratore, capace di osservare con sguardo limpido le vicende e le figure più controverse.

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Un sacrilegio per fratello Cadfael

Anno del Signore 1144. I confratelli Herluin e Tutilo hanno l’incarico di trovare aiuti per la ricostruzione dell’abbazia di Ramsey. I due si apprestano a partire quando lo sceriffo Hugh Beringar porta la notizia della rovinosa piena del fiume Severn, che minaccia anche l’abbazia di Shrewsbury e ciò che essa ha di più prezioso: il reliquiario di santa Winifred. I monaci si affrettano a sgombrare la chiesa di ogni arredo e sono convinti di aver messo in salvo il reliquiario, ma poco dopo si accorgono della sua scomparsa. Quel furto sacrilego è un duro colpo per Cadfael, non solo a motivo della sua devozione per la santa originaria della sua stessa terra, il Galles, ma perché un importantissimo segreto rischierebbe di venire alla luce.
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Anno del Signore 1144. I confratelli Herluin e Tutilo hanno l’incarico di trovare aiuti per la ricostruzione dell’abbazia di Ramsey. I due si apprestano a partire quando lo sceriffo Hugh Beringar porta la notizia della rovinosa piena del fiume Severn, che minaccia anche l’abbazia di Shrewsbury e ciò che essa ha di più prezioso: il reliquiario di santa Winifred. I monaci si affrettano a sgombrare la chiesa di ogni arredo e sono convinti di aver messo in salvo il reliquiario, ma poco dopo si accorgono della sua scomparsa. Quel furto sacrilego è un duro colpo per Cadfael, non solo a motivo della sua devozione per la santa originaria della sua stessa terra, il Galles, ma perché un importantissimo segreto rischierebbe di venire alla luce.
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Il ritorno delle gru

Nell’antichissimo gioco giapponese del Gô, l’immagine delle gru che fanno ritorno al loro nido e vi si rifugiano simboleggia il ritiro dalla lotta di uno dei contendenti. Nicholai Hel lo sa molto bene. Ultimo discendente di una nobile famiglia russa emigrata a Shangai, adottato da un nobile guerriero giapponese e educato agli ideali orientali, Nicholai si oppone ai valori occidentali – il denaro, l’interesse, il successo – dilaganti dopo la fine della guerra. Esercita la sua forza interiore, mirando all’equilibrio che porta all’azione irripetibile. Sfruttando le sue doti quasi mistiche, la sua tecnica micidiale di combattimento, diventa una pedina decisiva, ma invisibile, al di sopra del gioco nel quale è coinvolto.

Nell’antichissimo gioco giapponese del Gô, l’immagine delle gru che fanno ritorno al loro nido e vi si rifugiano simboleggia il ritiro dalla lotta di uno dei contendenti. Nicholai Hel lo sa molto bene. Ultimo discendente di una nobile famiglia russa emigrata a Shangai, adottato da un nobile guerriero giapponese e educato agli ideali orientali, Nicholai si oppone ai valori occidentali – il denaro, l’interesse, il successo – dilaganti dopo la fine della guerra. Esercita la sua forza interiore, mirando all’equilibrio che porta all’azione irripetibile. Sfruttando le sue doti quasi mistiche, la sua tecnica micidiale di combattimento, diventa una pedina decisiva, ma invisibile, al di sopra del gioco nel quale è coinvolto.

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I pugnalatori

Il 1° ottobre 1862 un “fatto criminale di orrida novità” funesta Palermo: alla stessa ora, in luoghi quasi equidistanti, vengono pugnalate tredici persone. A investigare su quella che subito appare come una sinistra macchinazione è il procuratore Guido Giacosa, di recente arrivato dal Piemonte e già impaziente e insofferente nei confronti dei palermitani. L’inchiesta conduce ben presto a individuare nel principe di Sant’Elia, ricchissimo e rispettatissimo senatore del Regno d’Italia, l’insospettabile mandante. Con crescente angoscia, con disperazione, fra complotti, doppie verità e “sommessi sussurri”, avvalendosi solo della testimonianza di pentiti e spie, Giacosa affronterà l’immane difficoltà di costruire una solida accusa.

Il 1° ottobre 1862 un “fatto criminale di orrida novità” funesta Palermo: alla stessa ora, in luoghi quasi equidistanti, vengono pugnalate tredici persone. A investigare su quella che subito appare come una sinistra macchinazione è il procuratore Guido Giacosa, di recente arrivato dal Piemonte e già impaziente e insofferente nei confronti dei palermitani. L’inchiesta conduce ben presto a individuare nel principe di Sant’Elia, ricchissimo e rispettatissimo senatore del Regno d’Italia, l’insospettabile mandante. Con crescente angoscia, con disperazione, fra complotti, doppie verità e “sommessi sussurri”, avvalendosi solo della testimonianza di pentiti e spie, Giacosa affronterà l’immane difficoltà di costruire una solida accusa.

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