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Breve storia di (quasi) tutto

«*Un libro eccezionalmente piacevole… Un viaggio nei segreti della scienza accompagnati da una guida coinvolgente, brillante, acuta e ben informata. *»
**The Times**
«*Un libro destinato a diventare un classico moderno della letteratura scientifica.*»
**he New York Times Book Review**
La nostra vita, ci ricorda **Bill Bryson**, è il risultato di «una straordinaria dose di fortuna biologica», l’esito di una serie lunghissima di eventi, per molti versi assolutamente misteriosi. Questo libro prova a spiegare come un tale colpo di fortuna si sia potuto verificare. O meglio, prova a spiegare quel che gli scienziati hanno scoperto del modo in cui dal nulla è nato un universo; e in questo universo si sono formati galassie, stelle e pianeti; e su uno di questi pianeti, la Terra, sono sorte forme di vita prima molto semplici e poi più complesse, fino ad arrivare qui, a noi, esseri umani moderni, eretti e senzienti. Per raccontarci questa incredibile storia, Bryson ha dedicato tre anni a «leggere libri e riviste e a trovare esperti dotati di una pazienza da santi, disposti a rispondere a un sacco di domande straordinariamente ottuse». Il risultato è un viaggio alquanto movimentato, e decisamente divertente, alla scoperta di… be’, sì: di quasi tutto. Dalla cosmologia alla fisica, dalla geologia alla paleontologia, sono pochi i territori della scienza che Bryson non abbia visitato, incontrando lungo la strada geni del calibro di Darwin e Einstein, e decine di pazienti ricercatori, più o meno eccentrici e sconosciuti. Nel raccontare questo suo viaggio, Bryson ci prende per mano con il suo humour leggero nei passaggi più tecnici, ci lascia a bocca aperta di fronte alle grandi conquiste della scienza e riflette con noi sulle tante domande che ancora attendono una risposta. E ci mostra il mondo in cui viviamo come non lo avevamo mai visto prima. **
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### Sinossi
«*Un libro eccezionalmente piacevole… Un viaggio nei segreti della scienza accompagnati da una guida coinvolgente, brillante, acuta e ben informata. *»
**The Times**
«*Un libro destinato a diventare un classico moderno della letteratura scientifica.*»
**he New York Times Book Review**
La nostra vita, ci ricorda **Bill Bryson**, è il risultato di «una straordinaria dose di fortuna biologica», l’esito di una serie lunghissima di eventi, per molti versi assolutamente misteriosi. Questo libro prova a spiegare come un tale colpo di fortuna si sia potuto verificare. O meglio, prova a spiegare quel che gli scienziati hanno scoperto del modo in cui dal nulla è nato un universo; e in questo universo si sono formati galassie, stelle e pianeti; e su uno di questi pianeti, la Terra, sono sorte forme di vita prima molto semplici e poi più complesse, fino ad arrivare qui, a noi, esseri umani moderni, eretti e senzienti. Per raccontarci questa incredibile storia, Bryson ha dedicato tre anni a «leggere libri e riviste e a trovare esperti dotati di una pazienza da santi, disposti a rispondere a un sacco di domande straordinariamente ottuse». Il risultato è un viaggio alquanto movimentato, e decisamente divertente, alla scoperta di… be’, sì: di quasi tutto. Dalla cosmologia alla fisica, dalla geologia alla paleontologia, sono pochi i territori della scienza che Bryson non abbia visitato, incontrando lungo la strada geni del calibro di Darwin e Einstein, e decine di pazienti ricercatori, più o meno eccentrici e sconosciuti. Nel raccontare questo suo viaggio, Bryson ci prende per mano con il suo humour leggero nei passaggi più tecnici, ci lascia a bocca aperta di fronte alle grandi conquiste della scienza e riflette con noi sulle tante domande che ancora attendono una risposta. E ci mostra il mondo in cui viviamo come non lo avevamo mai visto prima. **

La bambina che non esisteva

Aveva pregato con tutte le sue forze. Aveva pregato per nove mesi e durante le lunghe ore del travaglio. Pregato che fosse un bambino. Suo marito, il giovane e valoroso comandante, non avrebbe potuto sopportare l’affronto di una femmina. Daria lo sapeva bene, e sapeva anche quale terribile punizione poteva essere inflitta alle donne che non erano in grado di partorire un primogenito maschio. Ma era stato tutto inutile. Aveva fallito. Era nata Samira, una bambina. Lo aveva capito subito, aveva letto la sua colpa sul volto amareggiato dell’uomo che amava e che la amava. L’uomo, il giovane comandante del villaggio era sconcertato. Perché proprio a lui? Cosa avrebbero pensato i suoi soldati, cosa avrebbero detto al villaggio quando la notizia fosse giunta? Non era possibile. Non era proprio possibile. E così aveva deciso: la bambina sarebbe stata cresciuta come un maschio. Sarà Samir. Nessuno mai avrebbe dovuto parlare di quel giorno, e in breve chi sapeva avrebbe dimenticato. Sulle montagne dell’Hindu Kush, in Afghanistan, Samir impara a cacciare, ad andare a cavallo, a sparare. A non fare domande su ciò che non capisce. A credere ciecamente a suo padre, che venera come un dio. E quando il comandante viene ucciso in un combattimento, gli uomini del villaggio non hanno dubbi: anche se non è che un ragazzino, è Samir ora il capo della sua famiglia, e sarà lui che dovrà diventare la loro guida. Ma quando la natura giungerà a reclamare ciò che le spetta, l’artificio così a lungo alimentato inizierà a vacillare. Sarà allora che Samira inizierà la sua lotta per riappropriarsi della propria vita e del proprio destino.

Il bacio della Medusa

A Torino, in una casa nobiliare di fine secolo, si installa Norma, costretta a sposarsi per la morte del padre, professore universitario. Il matrimonio non le dispiace, ma c’è un’ombra nella serenità della giovane: la noia torinese. Una sera la giovane fa venire un giramondo con la sua macchina cinematografica a proiettare vecchi spezzoni di pellicola. Insieme al giramondo c’è Medusa, una ragazzina selvaggia e malmessa. È naturale che le vite, così diverse di Norma e Medusa, siano destinate a incontrarsi, attratte da una calamità di fascino e di sensualità. L’autrice descrive le vicende di Norma, cui la vita destina delusione e sofferenze, fino al ritrovamento di Medusa e allo scandalo che ne nascerà.

Amori crudeli: quando si uccide chi si ama

Che cosa spinge un amante a uccidere l’essere amato? Come può una coppia di innamorati diventare un concentrato di odio e violenza, e suggello della passione essere la morte? Con *Amori crudeli* Cinzia Tani cerca di rispondere a queste domande attraverso sette storie di cronaca accadute in sette diversi paesi del mondo nel corso del Novecento. Dall’Italia conformista e severa di inizio secolo all’Unione Sovietica della guerra fredda, dalle atmosfere dissolute della ricca Londra anni Trenta alle colonie tedesche nelle lontane Galápagos, l’autrice offre per ciascuna storia una intrigante chiave di lettura che permette di dare un senso al gesto folle di uccidere chi si ama.

Allegro occidentale

“Allegro Occidentale” è la storia di Mister Piccolo, uno scrittore giornalista al quale hanno proposto di vedere il mondo (o quanto meno una buona parte di questo) insieme ad altri otto colleghi. E Mister Piccolo comincia questo lungo viaggio a occhi sbarrati scoprendo subito, da quando mette piede per la prima volta nella business class dell’aereo diretto in Sri Lanka, che il privilegio sarà, per tutto il tempo della sua Odissea, l’unico vero luogo che fa la differenza, quello che uniforma tutti i luoghi, che azzera le distanze geografiche e amplifica quelle sociali, che crea paradisi e li distrugge.

Alan Turing. Storia di un enigma

La vita di Alan Turing è stata fino a oggi avvolta dal mistero. Autore, nel 1936, del manifesto del nuovo ordine tecnologico, il matematico inglese spiegò la natura e i limiti teorici delle macchine logiche prima che fosse costruito un solo computer. Ma fu anche uno di coloro che durante la Seconda guerra mondiale avevano decifrato i codici della macchina crittografica tedesca ed era a conoscenza d’importanti informazioni riguardanti la sicurezza nazionale. Quando fu trovato morto, avvelenato dal cianuro, nessuno fece indagini, trattandosi di un caso evidente di suicidio. Otre all’itinerario scientifico dell’inventore del computer, questa biografia è anche una spy story che fa emergere particolari sconosciuti sulla vicenda.

Agnes Browne ragazza

Prima di essere mamma, prima di mettere al mondo i suoi marmocchi e prima che i suoi marmocchi la rendessero nonna, Agnes Browne era Agnes Reddin, esile e indisponente ragazzina del Jarro, figlia di Connie Parker-Willis, contabile della fonderia Parker-Willis, che fondeva ferro a Dublino fin dal 1801, e di Bosco Reddin, primogenito di Sean Gambasvelta Reddin, malandato eroe della Fratellanza repubblicana irlandese. Quando i genitori di Agnes convolarono a nozze nella chiesa di St Jarlath, dal lato dellosposo non c’era un posto a sedere libero. Da quello della sposa, invece, erano in quattro. Tre spaesati parenti alla lontana e un ubriacone della zona. Dei Parker-Willis nemmeno l’ombra, disgustati com’erano dalla sola idea che Connie si maritasse con un operaio della loro fonderia, e per giunta un sindacalista. Agnes è venuta al mondo il 6 dicembre del 1936 nel Jarro, una zona popolare a nord di Dublino piena zeppa di operai e disoccupati con le loro famiglie numerose. Negli anni Quaranta, su strade sporche e buie, avvolte in un sudario di fumo per via delle migliaia di fuochi di torba o carbonella accesi nelle case, Agnes, capelli corvini e figura snella, sgambettava insieme con la sua amichetta del cuore Marion Delany, faccia tonda e figura a barilotto. Con la sua penna tenera e irriverente, Brendan O’Carroll descrive l’intera giovinezza della nostra eroina. Eccola, dunque, accogliere con mille dispetti la nascita indesiderata della sorellina, eccola nel fiore della sua adolescenziale bellezza tra le fabbriche e i mercati chiassosi degli anni Cinquanta, eccola nelle sale da ballo ad attirare gli sguardi, e qualcosa di più degli sguardi, e a scatenarsi al ritmo del rock and roll che ha appena invaso Dublino. Eccola alla vigilia delle nozze, mentre l’intero Jarro si chiede una cosa sola: è davvero Rosso Browne il responsabile del ‘segreto’ così mal custodito dalla figlia di Connie e Bosco Reddin? Pieno di personaggi traboccanti di vitalità, caustico, irresistibile come i romanzi precedenti, Agnes Browne ragazza conclude la saga di Agnes Browne con un vero e proprio inno all’educazione proletaria di un’affascinante ragazza irlandese.
(source: Bol.com)

Agguato sull’isola

È una nebbiosa mattina di dicembre quando, su una spiaggia nell’isola di Guernsey, viene ritrovato il cadavere di Guy Brouard, ricco uomo d’affari e prodigo benefattore della comunità. Le circostanze oscure dell’omicidio e l’assenza di un movente non impediscono alla polizia di fermare China River, una fotografa californiana venuta sull’isola per consegnare dei progetti a Brouard. Prima di finire assassinato, infatti, il milionario ebreo, che da bambino era fuggito da Parigi invasa dai nazisti, stava pianificando un museo in onore della resistenza di Guernsey contro l’occupazione tedesca. A China, che si protesta innocente, non rimane che chiedere aiuto all’amica di un tempo, Deborah, moglie di Simon St. James, esperto della Scientifica. Nella loro indagine privata, i St. James scaveranno nei segreti inconfessati degli isolani, in un intreccio di menzogne pietose e colpevoli silenzi, che li condurrà a ciò che l’assassino ha preparato per loro, un “agguato sull’isola”…
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Ad occhi chiusi

Nelle giornate dell’avvocato Guerrieri, ogni tanto piomba una pratica, di quelle che non portano né soldi né gloria, ma solo nuovi nemici. Lui non riesce a rifiutarla, una specie di molla gli scatta dentro. La nuova pratica di “Ad occhi chiusi” gli prospetta una giovane donna vittima di maltrattamenti che ha avuto il coraggio di denunciare l’ex compagno suo persecutore: nessun avvocato vuol rappresentarla per timore delle persone potenti implicate. E la molla che gliela fa accettare sembra essere la ragazza con un’aura di inquietudine, che una sera si presenta assieme all’amico ispettore di polizia nel suo studio per chiedergli di assumere la difesa della donna tormentata.
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Accadde un’estate

San Francisco, 1885
Quando una misteriosa donna con una ferita d’arma da fuoco fa irruzione nell’infermeria dello studio di Blue Calhoun – promettente medico di San Francisco che ha avviato un ambulatorio a Nob Hill – e chiede di essere curata minacciandolo con una pistola, lui non sa se esserne spaventato o affascinato. La sconosciuta sembra coinvolta in affari poco puliti, ma la disperazione nei suoi occhi tocca nel profondo il dottore, che si ritrova suo malgrado attratto da quella fragile bellezza con i nervi d’acciaio. La donna si chiama Isabel e nasconde qualcosa. Durante il lento processo di guarigione, tra i due divampa un’attrazione inaspettata, indesiderata e travolgente. Ma prima di cedere al sentimento che è sbocciato tra loro, Isabel e Blue dovranno confrontarsi con i torbidi giochi di violenza e corruzione che li minacciano.

A noi vivi

“È a noi vivi che spetta portare a termine il lavoro lasciato incompiuto da quelli che qui combatterono”, disse il presidente Abramo Lincoln nel celebre discorso di Gettysburg del 1863, pensando al futuro della nazione americana. Ed è a noi vivi – lettori del ventunesimo secolo – che spetta meditare sul progetto utopico di Robert A. Heinlein, già tutto racchiuso in questo suo primo romanzo scritto tra il 1938 e il 1939 e rimasto inedito fino al 2004. Un libro che racconta il mondo come sarà fra ottant’anni, pieno di benessere e libertà, una minuziosa indagine storica” che comincia nel più classico dei modi: il 12 luglio 1939 Perry Nelson finisce fuori strada per una gomma bucata e precipita verso il mare. L’ultima cosa che vede è una ragazza con un costume da bagno verde, ma quando riapre gli occhi c’è un’altra donna accanto a lui, Diana; il paesaggio è cambiato e soprattutto diversa è la data sul calendario: 7 gennaio 2086…
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I vizi capitali e i nuovi vizi

I vizi capitali riletti alla luce della contemporaneità e una sequenza di “nuovi vizi” che coincidono con “tendenze collettive” a cui l’individuo riesce a opporre deboli resistenze, pena l’esclusione sociale. Umberto Galimberti prende le mosse dai vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Identificati come “abiti del male” da Aristotele, come “opposizione della volontà dell’uomo alla volontà divina” nel Medioevo, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. E anche i “nuovi vizi” (la sociopatia, la spudoratezza, il consumismo, il conformismo, la sessomania, il culto del vuoto) appaiono non come caratteristiche della personalità, ma come momenti di dissolvimento della personalità.
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L’ultimo cavaliere. La torre nera

Una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale. Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l’eterno, epico scontro fra il bene e il male s’incarna in uno dei più evocativi paesaggi concepiti dall’autore: Roland di Gilead, l’ultimo cavaliere, leggendaria figura di eroe solitario sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre proibita.

L’ultima battaglia

Tutti i personaggi incontrati nel ciclo di Narnia vengono alla ribalta per salutare: il Professore, zia Polly, Edmund, Peter, Lucy, gli gnomi, il topo Ricipì, l’aquila Alidifuoco, l’unicorno Diamante. Ma i veri eroi di questo “gran finale” sono Tirian, l’ultimo discendente dei re di Narnia, e i due bambini Eustachio Scrubb e Jill Pole, che devono smascherare un assurdo impostore. Infatti lo scimmione Shift ha travestito da leone l’asino Puzzle, cercando di farlo passare per il leggendario Aslan e qualcuno ci ha creduto. E adesso le forze del bene e del male si preparano all’ultima battaglia.
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Treno 8017

Torino, giugno 1946. Nell’Italia liberata si fanno gli ultimi conti, si consumano postume vendette. Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria, uomo di mezz’età, partigiano. L’epurazione che ha risparmiato senza riserve i tanti suoi colleghi veramente compromessi, ha colpito lui, per pura stupidità burocratica, e lo ha ridotto a un lavoro umiliante e un destino da povero. Quando legge sul quotidiano che è morto accoltellato l’unico pronto a testimoniare per lui del gesto patriottico che lo scagionerebbe, sente arrivato l’ultimo tradimento di una vita sempre matrigna. Ma Adelmo conosceva bene quel ferroviere, conosce l’ambiente: certi particolari, un certo ritratto che emerge della vittima non collimano e lo spingono a curiosare. E trova tra le cose del morto un articolo con il nome di un altro ferroviere e una scritta: “ITALIA 3 MARZO 1944 LA MIA VENDETTA PER TE”. L’indagine che segue, per ottenere un titolo di merito che lo riabiliti, lo porta su una scia di sangue che da Torino attraversa la penisola: ad altre scritte, ad un mazzo di rose appassite, a una donna solitaria e fiera, all’odio alla paura e alla sciagura che solo la più grande sciagura della guerra può mimetizzare. Treno 8017 è un poliziesco ‘all’italiana’, potendosi ormai così chiamare quel genere in cui trame ‘gialle’ si radicano in caratterizzati ambienti delle mille patrie italiane, in personaggi accomunati da tratti umani familiari, e in quel particolare umore malinconico e amaro di chi apre l’uscio sugli interni delle case e delle vite. Il terzo del torinese Perissinotto.