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Tenebre nella baia

L’omicidio del padre ha mandato in frantumi il sogno di Zoe West di diventare agente dell’FBI. Dopo indagini che non hanno portato a niente, infatti, Zoe ha abbandonato Goose Harbor prima e la polizia poi, per lasciarsi le domande alle spalle. Ha però scoperto che non c’è modo di trovare la pace se non tornando al paese d’origine, dove si stanno verificando strane coincidenze. Qualcuno è entrato in casa di sua sorella e un sospetto agente dell’FBI è arrivato nella tranquilla cittadina del Maine per trascorrervi le vacanze. È ora di far luce. Anche J.B. McGrath vorrebbe chiarire i motivi che hanno spinto Zoe West a curiosare nella stanza della pensione dove alloggia. E vorrebbe anche sapere chi non è felice di vedere Zoe tornare a casa, soprattutto dopo che tra la ex poliziotta e l’agente federale nasce una sorta di alleanza. **
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L’omicidio del padre ha mandato in frantumi il sogno di Zoe West di diventare agente dell’FBI. Dopo indagini che non hanno portato a niente, infatti, Zoe ha abbandonato Goose Harbor prima e la polizia poi, per lasciarsi le domande alle spalle. Ha però scoperto che non c’è modo di trovare la pace se non tornando al paese d’origine, dove si stanno verificando strane coincidenze. Qualcuno è entrato in casa di sua sorella e un sospetto agente dell’FBI è arrivato nella tranquilla cittadina del Maine per trascorrervi le vacanze. È ora di far luce. Anche J.B. McGrath vorrebbe chiarire i motivi che hanno spinto Zoe West a curiosare nella stanza della pensione dove alloggia. E vorrebbe anche sapere chi non è felice di vedere Zoe tornare a casa, soprattutto dopo che tra la ex poliziotta e l’agente federale nasce una sorta di alleanza.

Storia di una sconfitta. La seconda guerra mondiale raccontata dai generali del Terzo Reich

Alla fine della Seconda guerra mondiale si presenta un’occasione storica irripetibile: i generali e gli ammiragli di Hitler caduti prigionieri degli Alleati vengono interrogati e rispondono a caldo su come e perché sono stati battuti e costretti alla resa senza condizioni. Ne approfitta Liddell Hart, storico dell’arte militare del nostro tempo. Le campagne di Francia, di Russia, d’Africa, dei Balcani, i campi di battaglia in Occidente e in Oriente vengono così ripercorsi nella particolare ottica di quell’esercito che non riuscì a vincere la guerra. **

Poteri occulti

Il giorno in cui compie tredici anni Maggie O’Connor va a festeggiare al luna park con le sue migliori amiche ed entra nella tenda della chiromante per farsi leggere la mano. Non l’avesse mai fatto! La donna le dà un responso spaventoso che la turba profondamente. Inoltre, da quel momento, iniziano a verificarsi strani incidenti, a diverse persone, ma sempre in presenza di Maggie. In un primo tempo sembrano dovuti al caso, ma poi comincia a farsi strada un’ipotesi terribile. Età di lettura: da 9 anni. **

Mia dolce sognatrice

Quando la nipote Belinda segue il consiglio della misteriosa cronista mondana che si firma “Busybody”, fuggendo con l’uomo che ama, la furiosa Eleanor Tennant decide di stanare
l’irresponsabile autrice e ottenere soddisfazione. Con stupore scopre che sotto lo pseudonimo si cela in realtà un uomo terribilmente attraente: il poeta Simon Westover. Per proteggere la propria identità, Simon accetta di aiutarla nella ricerca dei fuggitivi, e presto la disorientante vicinanza con quella squisita lady dagli occhi di smeraldo diventa per lui una tentazione insostenibile. Ma se Eleanor non crede nell’amore, Simon è invece un inguaribile romantico…

La macchina dei memi

Dal 1976, quando Richard Dawkins l’ha introdotto per la prima volta alla fine del ‘Gene egoista’, il concetto di meme ha affascinato un numero crescente di scienziati e l’espressione si è diffusa fino a guadagnarsi un posto nei più importanti dizionari di tutte le lingue. Ma ha senso paragonare i memi ai geni? Dove può portarci una teoria memetica? Come i geni, i memi sono dei replicatori e lottano per entrare nel maggior numero di cervelli possibili. Questa competizione ha plasmato la nostra mente e la nostra cultura come i geni hanno dato forma al nostro corpo.

La Casa Delle Anime

Andrew Gage ha ventisette anni o un anno e mezzo, a seconda di come si voglia contare la sua età: vive nei dintorni di Seattle, lavora in una società informatica che si occupa di realtà virtuale. Dentro di lui, per effetto di un trauma risalente all’adolescenza, più di cento diverse anime popolano una casa immaginaria, lottando per portare ordine nella loro convivenza. La lotta sembra quasi coronata da successo, finché non irrompe sulla scena una nuova collega di lavoro: Penny Driver ha anche lei una personalità multipla, ma è cosciente solo in parte della propria condizione. Quando alcune delle anime che Penny ignora di avere dentro di sé chiedono aiuto a Andrew, quest’ultimo accetta con riluttanza, avviando un processo che finirà per mettere a repentaglio la stabilità di tutta la sua casa e che lo porterà a scoprire un terribile segreto, rimasto nascosto per molti, troppi anni… Avvincente come un giallo, ricco di colpi di scena, perfettamente bilanciato tra commedia e tragedia, levità e dolore, La casa delle anime è uno straordinario e originalissimo romanzo di formazione, e una profonda riflessione su molti degli assi centrali della sensibilità contemporanea, dall’identità alla famiglia come luogo di potere e violenza; dalle pesanti eredità del passato all’esigenza di ridefinire le architetture del nostro futuro, individuale e collettivo.

L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi

Quando gli “albanesi” eravamo noi, ci linciavano perché rubavamo il lavoro o facevamo i crumiri, ci proibivano di mandare i figli alle scuole dei bianchi in Louisiana, ci consideravano “non visibilmente negri” nelle sentenze in Alabama. Quando gli “albanesi” eravamo noi, truffavamo mezza Europa raccogliendo soldi per riscattare inesistenti ostaggi dei saraceni, vendevamo i nostri bambini agli sfruttatori assassini delle vetrerie francesi e agli orchi girovaghi, gestivamo la tratta delle bianche riempiendo di donne nostre anche dodicenni i bordelli di tutto il mondo. Quando gli “albanesi” eravamo noi, espatriavamo clandestini a centinaia di migliaia oltre le Alpi e gli oceani, seminavamo il terrore anarchico ammazzando capi di stato e poveri passanti, dormivamo a turno in quattro nello stesso fetido letto ed eravamo così sporchi che a Basilea ci era interdetta la sala d’aspetto di terza classe. Quando gli “albanesi” eravamo noi, ci accusavano di essere tutti criminali, ci rinfacciavano di avere esportato la mafia e ci ricordavano che quasi la metà dei detenuti stranieri di New York era italiana. Quando gli “albanesi” eravamo noi, ci pesavano addosso secoli di fame, ignoranza, stereotipi infamanti. Quando gli “albanesi” eravamo noi, era solo ieri. Tanto che in Svizzera pochi anni fa tenevamo ancora trentamila figli nascosti che frequentavano scuole illegali perché ai papà non era consentito portarsi dietro la famiglia.

L’Arte Di Ascoltare I Battiti Del Cuore

A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall’aspetto modesto, che un ricco viaggiatore occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Il caldo poi è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, se un compito ineludibile non la trattenesse lì, in quella piccola sala da tè birmana. Suo padre è scomparso. La polizia ha fatto le sue indagini e tratto le sue conclusioni. Tin Win, arrivato negli Stati Uniti dalla Birmania con un visto concesso per motivi di studio nel 1942, diventato cittadino americano nel 1959 e poi avvocato newyorchese di grido… un uomo sicuramente dalla doppia vita se le sue tracce si perdono nella capitale del vizio, a Bangkok. L’atroce sospetto che una simile ricostruzione della vita di suo padre potesse in qualche modo corrispondere al vero si è fatto strada nella mente e nel cuore di Julia fino al giorno in cui sua madre, riordinando la soffitta, non ha trovato una lettera di suo padre. La lettera era indirizzata a una certa Mi Mi residente a Kalaw, in Birmania, e cominciava con queste struggenti parole: “Mia amata Mi Mi, sono passati cinquemilaottocentosessantaquattro giorni da quando ho sentito battere il tuo cuore per l’ultima volta”. **

Il ritorno del marinaio

Fiorina, 1876. Scoperto di essere un conte e di possedere un antico – e dissestato – palazzo, nonché una nonna sconosciuta in una piccola città in provincia di Siena, il capitano Barbagallo parte alla ricerca delle sue radici. Scoprendo ben più di quanto si fosse aspettato. Per esempio, che il palazzo è infestato da un branco di sanguisughe e mangiapane a tradimento che, nel corso di vent’anni, con il beneplacito di sua nonna, ha svuotato le sale di quadri, arredi e pezzi di argenteria. I Bracci – questo il nome della famiglia di sanguisughe – hanno però dei meriti: sono delle brave persone e hanno un numero fuori del comune di belle ragazze. Belinda sarebbe la più bella, se non avesse un atteggiamento tanto tragico… e Clarissa, se non fosse così delicata da rischiare di svenire a ogni momento. Diana forse è po’ troppo intellettuale ed Elisa troppo giovane… E poi c’è Zoe. La stravagante Zoe, la bisbetica che lo prende subito in antipatia, che lo frusta con il suo sarcasmo, che lo fulmina con i suoi occhi neri… Così irritante e così speciale. E il conte Barbagallo scoprirà che forse vale la pena di farsi depredare da un branco di sanguisughe, se in cambio può ottenere quello che non ha mai avuto: una vera famiglia e un vero amore.
“Vorrei averti dentro di me, all’interno della mia pelle, in ogni momento della giornata. Disfarti con i baci e ricostruirti con i baci. E questo quando parli, figurati quando stai zitta.”
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Fiorina, 1876. Scoperto di essere un conte e di possedere un antico – e dissestato – palazzo, nonché una nonna sconosciuta in una piccola città in provincia di Siena, il capitano Barbagallo parte alla ricerca delle sue radici. Scoprendo ben più di quanto si fosse aspettato. Per esempio, che il palazzo è infestato da un branco di sanguisughe e mangiapane a tradimento che, nel corso di vent’anni, con il beneplacito di sua nonna, ha svuotato le sale di quadri, arredi e pezzi di argenteria. I Bracci – questo il nome della famiglia di sanguisughe – hanno però dei meriti: sono delle brave persone e hanno un numero fuori del comune di belle ragazze. Belinda sarebbe la più bella, se non avesse un atteggiamento tanto tragico… e Clarissa, se non fosse così delicata da rischiare di svenire a ogni momento. Diana forse è po’ troppo intellettuale ed Elisa troppo giovane… E poi c’è Zoe. La stravagante Zoe, la bisbetica che lo prende subito in antipatia, che lo frusta con il suo sarcasmo, che lo fulmina con i suoi occhi neri… Così irritante e così speciale. E il conte Barbagallo scoprirà che forse vale la pena di farsi depredare da un branco di sanguisughe, se in cambio può ottenere quello che non ha mai avuto: una vera famiglia e un vero amore.
“Vorrei averti dentro di me, all’interno della mia pelle, in ogni momento della giornata. Disfarti con i baci e ricostruirti con i baci. E questo quando parli, figurati quando stai zitta.”

Harold il ladro

Un’immensa armata si sta radunando: migliaia di giganti, ogre e altre creature stanno unendo le forze da tutte le Terre Desolate, unite, per la prima volta nella storia, sotto un solo vessillo nero. Entro la primavera, forse anche prima, colui che è conosciuto come il Senza Nome raggiungerà con il suo esercito le mura della grande città di Avendoom. A meno che Harold l’Ombra, uno dei ladri più abili al mondo, non trovi un modo di fermarlo. Un romanzo che porta ai vertici la epic fantasy, il primo di una trilogia che segue le imprese di Harold l’Ombra, leggendario ladro di Siala, alla ricerca di un corno magico in grado di riportare la pace nel suo regno. Compagni d’avventura nel suo viaggio saranno una principessa elfica, Miralissa, la sua scorta, dieci Cuori Selvaggi, i guerrieri più esperti e mortali del mondo… e il giullare di corte del re (che potrebbe essere molto più – o molto meno – di quanto sembra).

Gli “affari riservati” del mostro di Firenze

Un filo rosso collega gli omicidi del Mostro di Firenze a molte altre morti efferate e misteriose avvenute in Italia e all’estero. Questo filo è la Rosa Rossa, l’organizzazione massonico-esoterica con ramificazioni internazionali, dietro la quale si celano gli assassini che hanno agito nelle campagne fiorentine. Se dopo trent’anni di indagini su questo caso non è stata ancora scritta la parola “fine”, è perché la Rosa Rossa ha potuto contare sulla protezione di personaggi influenti e soggetti deviati in apparati dello Stato che attraverso ricatti incrociati hanno cercato di gestire fette di potere o coprire inconfessabili collusioni con un mondo, quello magico-esoterico, che coinvolge e condiziona trasversalmente il nostro tessuto sociale. Un intreccio svelato per la prima volta da questa esclusiva intervista ad una testimone che dopo anni di pazienti ricerche, di indagini giornalistiche e di trappole, è riuscita a venire a capo di un giallo che ha terrorizzato per undici anni l’Italia e appassionato il mondo intero.

Austerlitz

Jacques Austerlitz è un professore di storia dell’architettura, studioso di quei luoghi che, soprattutto nell’Ottocento, tendevano ad assumere forme involontariamente visionarie. Alto, dinoccolato, molto somigliante a Wittgenstein cui lo accumuna un vecchio zaino che costantemente porta in spalla, Austerlitz vive a Londra in un appartamento spoglio, privo di affetti e povero di amicizie. Dietro la sua dottrina si spalanca il vuoto. Austerlitz semplicemente non sa chi è e a un certo punto si mette alla “ricerca delle proprie tracce”. Il passato riemerge lentamente ed è lacerante: tutta la sapienza dell’autore sembra concentrarsi in questo itinerario di ricerca assolutamente angosciante.