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Il potere di adesso. Una guida all’illuminazione spirituale

Ekhart Tolle’s message is simple: living in the now is the truest path to happiness and enlightenment. And while this message may not seem stunningly original or fresh, Tolle’s clear writing, supportive voice and enthusiasm make this an excellent manual for anyone who’s ever wondered what exactly “living in the now” means. Foremost, Tolle is a world-class teacher, able to explain complicated concepts in concrete language. More importantly, within a chapter of reading this book, readers are already holding the world in a different container–more conscious of how thoughts and emotions get in the way of their ability to live in genuine peace and happiness. Tolle packs a lot of information and inspirational ideas into *The Power of Now*. (Topics include the source of Chi, enlightened relationships, creative use of the mind, impermanence and the cycle of life.) Thankfully, he’s added markers that symbolise “break time”. This is when readers should close the book and mull over what they just read. As a result, *The Power of Now* reads like the highly acclaimed *A Course in Miracles* \–a spiritual guidebook that has the potential to inspire just as many study groups and change just as many lives for the better. — *Gail Hudson*

Saigon era Disneyland

Con un’operazione sfacciatamente propagandistica, gli operai di Sesto San Giovanni occupano il ricco e minuscolo emirato di Milano 2. Una delegazione di albanesi, in visita, adotta due bambini di Milano 2. Dilaga la gommina che, com’è noto, spappola il cervello dei giovani e, per di più, unge tutti i capelli. Ai semafori è pieno di marocchini a cui la gente lava gli occhiali in cambio di due o trecento lire. Tutto questo accade a Milano: una città che, quando Rambo ci arriva, paracadutato in segreto per liberare alcuni agenti del Fronte pensionati, strappa al muscoloso eroe un gemito di terrore e gli fa dire: “Saigon un cazzo! Saigon era Disneyland in confronto!”. Ed ecco spiegato il titolo dell’ultima “fatica” di Gino e Michele, i nuovi e incontrastati “re” dell’umorismo. Reduci dal travolgente successo di Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano, gli autori che hanno spopolato in TV e sui grandi giornali hanno deciso di dare alle stampe i loro pezzi migliori, per offrire ai lettori un distillato di intelligente humour al vetriolo che strappa risate a ogni pagina.

Milarepa

Simon è assillato da un sogno che lo proietta in un paesaggio pietroso disseminato di carogne e nel quale si aggira colmo di odio e di un inspiegabile desiderio di vendetta “come un latte nero ribollente” fino al giorno in cui in un caffè di Montmartre una donna misteriosa avvolta nel fumo delle sigarette lo apostrofa: “Tu sei Svastika lo zio. Sei l’uomo attraverso il quale è accaduto tutto…da secoli percorri le montagne dei tuoi sogni per purgare la tua anima…Potrai farlo soltanto raccontando la storia della persona con cui hai combattuto Milarepa il più grande degli eremiti. Dovrai raccontarla per centomila volte per scioglierti dal samsara il cerchio infinito delle morti e delle vite ”. Schmitt affronta in questo libro una delle figure più dense e carismatiche della grande tradizione spirituale buddista: Milarepa il grande mago poeta e santo che colora di elementi di stregoneria sciamanica l’antica religione Bön per confluire nell’evangelo del buddismo tibetano. Ma la vita tormentata dell’eremita sciamano nel Tibet dell’undicesimo secolo fornisce al poliedrico Schmitt lo spunto per una originalissima rielaborazione narrativa in forma di affascinante enigma. Offre così al lettore una nuova prova della sua inesauribile verve inventiva intorno ai grandi interrogativi morali di ogni tempo fino alla nostra più stretta e angosciosa attualità: il bene e il male la legittimità della vendetta la forza del perdono e la ricerca di una vita spirituale disposta a liberarsi dei limiti angusti dell’ individualità e ad affrontare attraverso la rinuncia e il sacrificio la strada della saggezza e della perfezione. La vita di Milarepa nato da una famiglia facoltosa di contadini che alla morte prematura del padre viene gettata nella miseria e in una lunga agonia di stenti da un avido parente – lo zio di Milarepa – accolto insieme alla sua famiglia dopo aver subito a sua volta la perdita dei suoi beni – diventa nell’ideazione di Schmitt una enigmatica parabola. Un racconto morale e metaforico collegato all’attualità attraverso la figura del protagonista- narratore Simon nella doppia veste di Milarepa e dello zio di questi (dall’eloquente nome Svastika). Attraverso la cifra del sogno-ricordo- racconto di vite precedenti al nostro presente il passato si aggancia al presente. Simon narra per la centomillesima volta in bilico tra sogno e ricordo e lo fa con questo significativo avvertimento: “Io non penso. Racconto.” in uno sdoppiamento che si risolve alla fine nella fusione dei due avversari in una sola identità. Milarepa e Svastika alternano le proprie voci nel narratore confondendo i caratteri individuali cancellando gli spazi dell’innocenza e della colpa del pentimento e della vendetta sciogliendo l’io dai limiti angusti di un destino personale per attingere a un livello della coscienza capace di accogliere il tutto rinunciando alla propria individualità fino ad affrancarsi dalla specie per accedere a una cognizione più alta dell’essere attraverso il tempo e nel mondo capace di redimere la vita e annullare la morte Le tappe della storia ripercorrono fedelmente le vicende del santo eremita il ritiro dopo che lo zio l’ha cacciato di casa la perdita di sé nel gorgo dell’alcol e del vagabondaggio la vendetta attraverso le facoltà di magia nera acquisite durante l’eremitaggio e che si consuma con l’annientamento della famiglia dello zio malvagio il pentimento e la ricerca della perfezione attraverso le durissime prove cui lo sottopone il grande maestro Marpa il Traduttore poi l’ascesi fino ai sommi gradi della conoscenza suprema che gli dà accesso ai miracolosi poteri dell’illuminato. Ma la forza interlocutoria il fascino e la incisività fantastica del Milarepa di Schmitt è tutta in questa irruzione del presente più normale e quotidiano nella prosaicità scettica ironica inquieta e dubbiosa del protagonista narratore Simon che tira i fili del sogno e del ricordo del presente e del trapassato più remoto in un gioco di specchi o di scatole cinesi che come nel testo classico della Vita di Milarepa non viene messo alla prova dei lettori ma finisce con metterli alla prova.

L’isola di cemento

Mailand è un borghese come tanti, sposato con un figlio, ha una relazione extraconiugale e una bellissima Jaguar. Sulla strada di casa, distratto dai suoi problemi, perde il controllo dell’auto è ha un pauroso incidente. Quando riprende i sensi, non riesce più a raccapezzarsi; gli pare di essere in un territorio strano, simile a una gigantesca isola spartitraffico, circondato dallo sfrecciare continuo delle macchine. È l’inzio di una vicenda in cui l’elemento fantastico non è che la proiezione esasperata di ciò che è realmente possibile. **

Dhiammara

Aurian si era illusa di riuscire a fermare le forze del male che minacciavano di distruggere tutto il suo mondo, ma aveva fallito. Credeva di essere in grado di dominare e usare a proprio vantaggio la mitica Spada di Fuoco, ma si era sbagliata. Ora il potente artefatto era caduto nelle mani della maga Eliseth, che già deteneva il Calderone della Rinascita. Quale potere avrebbe potuto ancora frapporsi tra lei e la conquista del mondo? Perfino il diletto Anvar, amante e compagno inseparabile di avventure di Aurian, era stato catturato da Eliseth e ad Aurian non era rimasto che uno sparuto pugno di alleati. Come se non bastasse, proprio Aurian aveva scatenato e liberato dai suoi vincoli la forza misteriosa e imprevedibile del Phaerie. Quali sarebbero state le conseguenze? Assillata da dubbi, angosciata dall’incombere di una catastrofe di dimensioni colossali, costretta a misurarsi con una nemica potentissima e diabolicamente astuta, ad Aurian non restava che seguire l’esile filo di una intuizione e puntare sulla perduta Dhiammara, l’antica città della stirpe dei Draghi. E proprio lì sarà costretta ad affrontare un epico, drammatico confronto finale con la sua nemica. In un grande crescendo giunge alle estreme conseguenze e allo scioglimento dei suoi molti nodi, l’epica vicenda di Aurian e dei “Manufatti del Potere”, scrivendo un nuovo memorabile capitolo nella storia della fantasy contemporanea. Quarto e conclusivo volume del ciclo.

La setta dei vampiri. La cacciatrice

Jez Redfern non conosceva la pietà. Nella notte i suoi denti scintillavano per il sangue delle sue vittime, attaccava senza pensare, senza odio, senza esitazioni. Ma quando scopre che sua madre era un’umana, e che il Concilio del Mondo delle Tenebre ha sterminato tutta la sua famiglia, rinnega la sua natura, smette di bere sangue umano, e diventa la peggiore nemica della sua stessa razza. Si unisce al Circolo dell’Alba, la setta che accoglie le creature esiliate, le streghe perdute e i vampiri rinnegati, e dà la caccia ai suoi compagni di un tempo. Ma il passato torna a bussare alla sua porta. Morgead, un vampiro che lei conosce da sempre, sostiene di avere in suo potere una persona molto speciale, una figura leggendaria capace di alterare gli equilibri che da secoli regolano la convivenza tra il Popolo delle Tenebre e gli umani. Morgead è una creatura temibile. È intelligente e ambizioso, assetato di sangue, e odia gli umani con tutto il cuore. Se sapesse che Jez è nata da un’unione impura, non esiterebbe a ucciderla. Eliminare quelli come lei è una delle regole più sacre del Mondo delle Tenebre. Ma c’è una legge che viene prima di tutte le altre, e nessuno può sottrarvisi: quella che prescrive che due anime gemelle sono destinate a stare insieme, qualunque cosa accada. E quando Morgead scopre che la compagna che il fato ha scelto per lui è proprio Jez… **

Prima dell’inizio

La scienza nasce dallo stupore di fronte all’insolito, all’inatteso, al bizzarro. Cosa c’è di più strano del fatto che l’universo esista, con la sua complessa architettura di galassie, stelle, sole e pianeti? Per millenni teologia e filosofia hanno cercato di spiegarci le meraviglie del cosmo. Dopo Copernico e Galileo, Newton e Einstein, la fisica ha finalmente ricostruito la storia dell’universo come l’evoluzione a partire dalla grande esplosione iniziale, il big bang. Siamo così davvero riusciti a penetrare nel mistero della creazione? Martin Rees, “autorità indiscussa nel campo dell’astronomia”, come dice di lui Stephen Hawking, ci spiega che il big bang da cui avrebbe tratto origine il nostro mondo non è altro che un evento locale in un multiuniverso di cui ci sfugge la configurazione globale. Rinasce così, sulle basi della fisica più avanzata, l’antica idea della pluralità dei mondi (e dei loro eventuali abitatori), quella stessa per la quale fu bruciato sul rogo nel 1600 il filosofo Giordano Bruno. Più la scienza avanza nella comprensione della natura, più il nostro stupore è destinato ad aumentare.

Lo scafandro e la farfalla

’8 dicembre 1995 un ictus getta Jean-Dominique Bauby in coma profondo. Quando ne esce, tutte le sue funzioni motorie sono deteriorate. Colpito da quella che la medicina chiama locked-in syndrome, e che lascia perfettamente lucidi ma prigionieri del proprio corpo inerte, Bauby non può più muoversi, mangiare parlare o anche semplicemente respirare senza aiuto. In quel corpo rigido e incontrollabile come lo scafandro di un palombaro, solo un occhio si muove. Quell’occhio, il sinistro, è il suo legame con il mondo, con gli altri, con la vita. Sbattendo una volta le palpebre del suo occhio Bauby dice di sì, due volte significano un no. Sempre con un battito di ciglia, ferma l’interlocutore su una lettera dell’alfabeto che gli viene recitato secondo l’ordine di frequenza della lingua francese: «E, S, A, R, I, N, T…». E, lettera dopo lettera, Bauby detta parole, frasi, pagine intere…
Con il suo occhio Bauby scrive questo libro: per settimane intere, ogni mattina prima dell’alba, pensa e memorizza un capitolo che più tardi detta a una redattrice del suo editore. Così, da dietro l’oblò del suo scafandro, ci invia le cartoline di un mondo che possiamo solo immaginare, dove vola leggera la farfalla del suo spirito.

Dio in guerra

Il libro contiene le Ultime lettere dal fronte e i Colloqui (sorta di diario intimo e spirituale) scritti nello stesso periodo: parole toccanti che fanno riflettere sulle eterne domande dell’uomo. Cura e postfazione di Chiara Matteini.

Il figliol prodigo

Inghilterra, 1868 – Quando la bellissima Grace Barton trova l’affascinante e scapestrato Lord Elliot Fitzwalter privo di sensi su una strada di campagna, decide impulsivamente di portarlo nella fattoria in cui la vive con la sorella Mercy. A poco a poco, Elliot comincia a comprendere gli errori del passato, tanto che, accortosi che Mercy, pur essendo nubile, è incinta, propone a Grace di condurre la sorella nella residenza di famiglia che lui ha abbandonato cinque anni addietro dopo una lite furibonda. Parte perciò con la giovane senza dichiarare a Grace i propri sentimenti, lasciandola nella convinzione che il suo amore non sia ricambiato. Ma la realtà è ben diversa…

Bestiario Antico

Come sentivano gli antichi il problema che oggi interessa sempre più l’avvenire della nostra civiltà, cioè l’ecologia? Gli spettacoli che comportavano la tortura e la morte di animali – dei quali sopravvivono la corrida, i combattimenti di galli e altri esempi sanguinosi – dimostrano una diversa, limitata sensibilità verso gli animali.
La letteratura antica – dalle steli egizie alla Bibbia, da Omero a Esopo, da Plinio a Ovidio – è ricca di riferimenti ad animali sia reali che immaginari. Le caratteristiche degli animali e il rapporto degli antichi con essi sono aspetti trascurati dello studio dei classici ma in questo saggio l’autore raccoglie, in una sorta di dizionario zoologico-letterario, i riferimenti necessari a colmare questa lacuna.
La presenza in un racconto mitologico di un animale piuttosto che un altro e il significato simbolico attribuito dagli antichi alle bestie rappresentano in realtà convenzioni stratificatesi sino a divenire archetipi della mente occidentale. Nell’affascinante studio di Francesco Maspero, tra citazioni a volte umoristiche a volte inquietanti, emerge nitidamente la visione che gli antichi avevano del mondo animale.

Thunder and Roses

This fourth volume of Theodore Sturgeon’s Complete Stories publishes the work of 1946-1948, wen Sturgeon’s early popularity among science fiction readers crystallized into a lasting reputation among a wider group of readers. “Maturity” and “Thunder and Roses” are the best-known of the stories in this period. “It Wasn’t Syzygy” display’s Sturgeon’s interest in psychological themes. “The Professor’s Teddy Bear” is an early prototype of the modern “horror story” as practiced by Clive Baker, Stephen King and many others.
In these years Sturgeon was recovering from the failure of his first marriage and a severe case of “writer’s block”. In March 1947 his luck turned around: a story he had failed to sell earlier won a short story contest sponsored by the prominent British magazine, *Argosy* , with the then-enormous prize of $1000. Later Sturgeon credited this event for restoring his faith in himself as a writer. The same year “Maturity” and “Thunder and Roses” were received with tremendous enthusiasm by his peers. Ray Bradbury, a few years short of his own success, wrote to Sturgeon in February 1947:
“Ted, I hate you!…MATURITY…is a damned nice story. Your sense of humour, sir, is incredible. I don’t believe you’ve written a bad story yet; I don’t think you ever will. This is not log-rolling, by God; I only speak the truth. I predict you’ll be selling at least six stories a year to *Collier’s* and *The Post* before long. You have the touch.” A month later, the day he learned he’d won the contest, Sturgeon wrote to his ex-wife, “It’s more than a thousand dollars. The curse is off with me. My faith in [the story’s] quality and my own is restored, and I don’t think that I shall ever again experience that mystic diffidence and childish astonishment when one of my stories sells or is anthologized. I know now why they do, and I’m proud of it, and I know how to use it.”
This fourth volume also features a major “undiscovered” story, “Wham Bop!”, from an obscure youth magazine in 1947. It may be one of the finest fictional portraits of a 1940s jazz band in American letters.
Additional delicacies awaiting the Sturgeon fan in *Thunder and Roses* are his first Western Story, “Well Spiced”, and a UFO saga, “The Sky Was Full of Ships”, written in 1947 and set in the Southwest. It could well be the true story of the Roswell incident.

The Last Hawk

The Last Hawk is Catherine Asaro’s third novel of the Skolian Empire, an interstellar civilization spanning hundreds of worlds and thousands of years. Each book approaches the Empire and a member of the ruling family from a different angle, or at a different moment in future history. Now, in The Last Hawk, Asaro tells the tale of the lost heir to the Empire. Fleeing the heat of battle in a wounded spacecraft, Kelric crash-lands on a proscribed planet where a matriarchy rules through the medium of a complex game. The women in power help to heal him, but destroy his ship and determine that he can never leave – for his knowledge of their world, if revealed to the Empire, would cause the rapid fall of their civilization. And so his rescue turns into an imprisonment of years, decades, a time in which he finds love and a challenging place in the universal game.