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Salvezza a Duna

La Terra: su tutto il pianeta sono rimaste soltanto dodici Miglia Verdi, cioè dodici parchi d’un miglio quadrato l’uno – tutto il resto è metallo e plastica. È l’inferno del sovraffollamento. Gli uomini la­vorano in superficie e vivono nel sottosuolo, trasformato in una specie di mostruoso casermone popolare. Dense masse d’individui salgono e scendono su immensi ascensori, scivolano su «ballatoi» mobili, svoltano nel loro «corridoio»… La gran maggioranza accet­ta passivamente questo stato di cose, molti vi sfuggono col suicidio. Alcuni, come Ken Reeve, il protagonista, entrano nel Dipartimento Colonizzazione – e la famiglia di Ken ha la fortuna di essere scelta, con dieci altre, per il primo esperimento di rieducazione dell’uomo alla vita in un ambiente naturale – esperimento da effettuarsi sul pianeta «pastorale» di Duna. Duna: atmosfera, gravità e clima sono identici a quelli terrestri. Il sole è arancione. Durante il lungo inver­no i coloni si adattano alle nuove condizioni di vita. Per loro, Duna è il paradiso. Ma in primavera, durante una perlustrazione al di là di un fiume, scoprono un villaggio di nativi. Disastro! Perché il Principio di Non-Coabitazione (la norma base della società terrestre, formulata due secoli prima, dopo il suicidio in massa degli abitanti di Siwannah) vieta di stabilirsi in un pianeta abitato da una specie dotata di intelligenza. Il destino di Ken e dei suoi sembra segnato: poiché lo sbarco su Duna non può e non deve mutarsi in una guerra di conquista, il ritorno all’inferno terrestre sembra inevitabile. A meno che non esista una terza via, a meno che non si possa gettare un ponte tra i terrestri e i misteriosi abitanti di Duna…

Cieco, con la pistola

Sam, novantenne di colore, boss del lotto clandestino e di svariate attività illegali, viene incastrato insieme al suo staff – dall’autista alla nuora alla giovanissima amante bianca – in una storica seduta nel gabinetto del dottor Mobuta. Scopo: sperimentare una disgustosa pozione per ‘ringiovanire i disringiovaniti’. Mentre fuori, per le strade di Harlem, un mitomane sobillatore invita la gente a sostenere il movimento del Potere Nero, nello ‘studio’ tutti ascoltano ipnotizzati le solenni sentenze di Mobuta sull’infamia dei bianchi, le ingenuità dei neri e la libertà.
Al vecchio Sam importa solamente di far uso, e al più presto, della ‘pozione segreta’, ma uno sconsiderato gesto di gelosia della moglie fa scoppiare il finimondo: in pochi istanti, la riunione clandestina si trasforma in un campo di battaglia, con tanto di morti, assassino (o assassini?) e malloppo trafugato. Chiamati in causa per chiarire il delitto, i ‘duri’ detective neri Coffin Ed e Grave Digger Jones (come a dire Ed la Bara e Scavafossi Jones) si trovano impegolati in una catena di misfatti in cui mala, Sindacato e Potere Nero paiono legati da un ambiguo doppio filo.
Con l’aiuto di una trama da ‘noir’ a forti tinte e di una scrittura rapida e tagliente, Himes riesce a fare di Harlem un ‘teatro della crudeltà’ straripante di personaggi efferati quanto assurdi (quasi bestiali), comici quanto disperati.

Uno per battere il passo

Jacob Slagsted Krummel: sergente, ultimo discendente di una stirpe di guerrieri mercenari e illuminati, natura intellettuale dai princìpi altrettanto rigidi che fragili, come soltanto la disillusione e l’amarezza possono fabbricarne. Ex aspirante professore di college. Reazionario per colpa del mondo. O almeno questo è quello che gli piace pensare di se stesso. Joseph Jabez Morning: GI di prima classe, rivoluzionario senza causa, antagonista per definizione, e per necessità, natura intellettuale dai princìpi altrettanto vaghi che inflessibili, come soltanto il senso di colpa e la frustrazione possono provocarne. Ex cantante di protesta al soldo della borghesia agiata del Sud degli Stati Uniti. Nichilista per colpa del mondo. O almeno questo è ciò che gli piacerebbe gli altri pensassero di lui. Che cosa ci fanno due tipi come questi in una base dell’Aeronautica Militare americana nelle Filippine, sullo sfondo del conflitto vietnamita? Che cosa ci fanno alla testa del secondo gruppo del 721 esimo Communication Security Detachment, un branco irrequieto di giovani uomini annoiati e ribelli, dediti, sostanzialmente, ad alcol, prostitute e mercato nero? E perché passano il loro tempo a scavare crudelmente nelle loro rispettive anime, nei loro ricordi, mettendo in moto un pericoloso rapporto di amore-odio che li condurrà inevitabilmente fino ad esiti estremi? In realtà, Krummel e Morning non sono forse altro che le due facce della stessa medaglia, il ritratto, violento, sfrenato e contraddittorio, di un’America sull’orlo del precipizio morale e di una guerra assurda. Uno per battere il passo è la prima opera narrativa di James Crumley. Discretamente autobiografico, questo romanzo è anche, nella sua rinfrescante irruenza di opera di esordio, l’apparizione di uno stile singolare, uno strano cocktail di intensità poetica mista ad aspri, eloquenti dialoghi di una rara efficacia e, spesso e volentieri, estremamente esilaranti. Tutto ciò fa di Uno per battere il passo, un romanzo eccessivamente appassionante.

L’INCUBO DEI SYN

Dopo la guerra atomica un nuovo flagello minaccia l’umanità: quello degli uomini sintetici detti comunemente Syn. La loro identificazione è affidata alla polizia, ma per scoprirli con una certa sicurezza ci vogliono attrezzati laboratori scientifici. All’interno e all’esterno, i Syn si presentano in tutto e per tutto come esseri umani. Soltanto le loro onde cerebrali risultano diverse. Perciò, se siete un syn guardatevi dai delatori, dai tranelli della polizia, dalla furia della folla. E se non lo siete, guardatevene lo stesso! Perché è facilissimo, per strada, in ufficio, nei locali pubblici, e perfino in casa propria, essere preso per un Syn.
Copertina di Karel Thole

Uno per battere il passo

Jacob Slagsted Krummel: sergente, ultimo discendente di una stirpe di guerrieri mercenari e illuminati, natura intellettuale dai princìpi altrettanto rigidi che fragili, come soltanto la disillusione e l’amarezza possono fabbricarne. Ex aspirante professore di college. Reazionario per colpa del mondo. O almeno questo è quello che gli piace pensare di se stesso. Joseph Jabez Morning: GI di prima classe, rivoluzionario senza causa, antagonista per definizione, e per necessità, natura intellettuale dai princìpi altrettanto vaghi che inflessibili, come soltanto il senso di colpa e la frustrazione possono provocarne. Ex cantante di protesta al soldo della borghesia agiata del Sud degli Stati Uniti. Nichilista per colpa del mondo. O almeno questo è ciò che gli piacerebbe gli altri pensassero di lui. Che cosa ci fanno due tipi come questi in una base dell’Aeronautica Militare americana nelle Filippine, sullo sfondo del conflitto vietnamita? Che cosa ci fanno alla testa del secondo gruppo del 721 esimo Communication Security Detachment, un branco irrequieto di giovani uomini annoiati e ribelli, dediti, sostanzialmente, ad alcol, prostitute e mercato nero? E perché passano il loro tempo a scavare crudelmente nelle loro rispettive anime, nei loro ricordi, mettendo in moto un pericoloso rapporto di amore-odio che li condurrà inevitabilmente fino ad esiti estremi? In realtà, Krummel e Morning non sono forse altro che le due facce della stessa medaglia, il ritratto, violento, sfrenato e contraddittorio, di un’America sull’orlo del precipizio morale e di una guerra assurda. Uno per battere il passo è la prima opera narrativa di James Crumley. Discretamente autobiografico, questo romanzo è anche, nella sua rinfrescante irruenza di opera di esordio, l’apparizione di uno stile singolare, uno strano cocktail di intensità poetica mista ad aspri, eloquenti dialoghi di una rara efficacia e, spesso e volentieri, estremamente esilaranti. Tutto ciò fa di Uno per battere il passo, un romanzo eccessivamente appassionante.

Il suono della montagna

Il suono della montagna, apparso nel 1949, è considerato con Il paese delle nevi, il maggior romanzo di Kawabata, Premio Nobel 1968 per la letteratura. Il personaggio centrale del libro è Shingo, uomo sensibile e inquieto, assorto nei sogni e nelle tristezze del passato, nei terrori e nelle premonizioni del presente. Di fronte alla decadenza inarrestabile della sua vita e della sua famiglia, Shingo si lega sempre più strettamente a Kikuko, la giovane e infelice moglie di suo figlio. I misteriosi segnali della natura, il suono della montagna, un riccio di castagna che cade, mentre vengono scambiate le coppe di sake rituale, sono, nella vita di Shingo, un incitamento, come se si trovasse a un punto cruciale, se fosse giunto il tempo di decidere.

Il corridoio nero

Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo sembrò a Ryan (e non solo a lui) che il mondo fosse avviato a una catastrofe indecorosa. La terra scoppiava, rigurgitando disastri come in un romanzo di Alan D. Altieri: sicché Ryan, con la fermezza innata dell’uomo d’affari inglese, decise di sopravvivere a modo suo. Costruì un’astronave, la battezzò *Hope Dempsey* e con alcuni arditi partì verso la stella di Barnard. Sfortunatamente, durante la crociera nello spazio i suoi compagni ibernati morirono uno dopo l’altro. Ma era vero? Il diario di bordo tenuto da Ryan mentiva? L’astronave era mai partita? Tutto si giocava nella mente del superstite, tutto si decideva sul filo del rasoio, perché i ricordi del più duro fra gli uomini non erano che un Corridoio nero… **
### Sinossi
Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo sembrò a Ryan (e non solo a lui) che il mondo fosse avviato a una catastrofe indecorosa. La terra scoppiava, rigurgitando disastri come in un romanzo di Alan D. Altieri: sicché Ryan, con la fermezza innata dell’uomo d’affari inglese, decise di sopravvivere a modo suo. Costruì un’astronave, la battezzò *Hope Dempsey* e con alcuni arditi partì verso la stella di Barnard. Sfortunatamente, durante la crociera nello spazio i suoi compagni ibernati morirono uno dopo l’altro. Ma era vero? Il diario di bordo tenuto da Ryan mentiva? L’astronave era mai partita? Tutto si giocava nella mente del superstite, tutto si decideva sul filo del rasoio, perché i ricordi del più duro fra gli uomini non erano che un Corridoio nero…

I quanti e la vita

Oltre a essere secondo Einstein, «uno dei massimi scienziati della nostra epoca», Niels Bohr è stato uno dei principali artefici e animatori di quel processo di sviluppo della fisica quantistica la cui influenza sul pensiero scientifico in generale, su talune discipline particolari, come per esempio la biologia, e sulle realizzazioni delle nuova tecnologia, è stata determinante. Gli ultimi tre saggi della presente raccolta contengono la «cronaca» di questo sviluppo narrata da uno dei suoi massimi protagonisti in chiave autobiografica. Negli altri saggi Bohr, rivolgendosi di proposito a non specialisti o addirittura a chi è ignaro di scienza, cerca di sviluppare analogie significative, di estendere l’applicazione di metodi e concetti propri della fisica ad altri campi della scienza o della speculazione, di intuire le vie che il pensiero scientifico dovrà percorrere per raggiungere livelli più alti di realtà.

Le mezze verità

May Browne-Lacey ha da poco sposato in seconde nozze il Colonnello Herbert; entrambi hanno figli dai precedenti matrimoni e vivono in una casa di singolare bruttezza nelle campagne del Surrey, fortemente voluta dall’uomo e acquistata con l’eredità di May.
Alice, la figlia di Herbert, si sta per sposare, più per fuggire dal padre che per amore. Il Colonnello non piace nemmeno ai due figli di May, Oliver ed Elizabeth: lo considerano un borioso tiranno che si comporta in modo strano e opprime la madre. Oliver, un ventenne brillante e ironico, abita a Londra, non ha un lavoro stabile e vorrebbe tanto sposare una donna ricca che lo mantenga. Elizabeth, la sorella minore, che nutre un complesso di inferiorità nei suoi confronti, è una ragazza ingenua e sentimentale. Quando quest’ultima decide di trasferirsi a casa del fratello per cercare lavoro, May, rimasta sola nel Surrey con Herbert, inizia a pentirsi amaramente di averlo sposato. Intanto Elizabeth trova lavoro e anche l’amore, Oliver cerca la sua ereditiera mentre si fa mantenere dalla sorella, e Alice, incinta e infelice, vorrebbe scappare di nuovo. In questo sottile ritratto di una famiglia in crisi, ognuno deve fare i conti con una mezza verità che lo tormenta; ma la tragedia è dietro l’angolo e quando arriva spazza via quell’aria di non detto che così a lungo ha gravato sui protagonisti.
Attraverso la sua scrittura audace e affascinante, in *Le mezze verità* Elizabeth Jane Howard trascina il lettore in una commedia dalle sfumature noir che è anche un romanzo sulle molteplici declinazioni dell’amore: l’amore coniugale, quello familiare, quello passionale e quello che proprio amore non è.
**« *Le mezze verità* racchiude tutta la percezione femminile di E.J. Howard e si distingue per la sua prosa pulita, ma quello che ti rimane in testa è il suo delizioso senso dell’umorismo. Mi ha ricordato la prima volta che lessi Evelyn Waugh e Nancy Mitford».
William Trevor, «The Guardian»**
**«Il libro è astuto, saggio, delicato e si legge con una facilità ineguagliabile».
«Kirkus Review»**
**«Elizabeth Jane Howard è una scrittrice che dimostra attraverso il proprio lavoro a cosa serve un romanzo. Ci aiuta a fare quello che è necessario: aprire occhi e cuore».
Hilary Mantel** **
### Sinossi
May Browne-Lacey ha da poco sposato in seconde nozze il Colonnello Herbert; entrambi hanno figli dai precedenti matrimoni e vivono in una casa di singolare bruttezza nelle campagne del Surrey, fortemente voluta dall’uomo e acquistata con l’eredità di May.
Alice, la figlia di Herbert, si sta per sposare, più per fuggire dal padre che per amore. Il Colonnello non piace nemmeno ai due figli di May, Oliver ed Elizabeth: lo considerano un borioso tiranno che si comporta in modo strano e opprime la madre. Oliver, un ventenne brillante e ironico, abita a Londra, non ha un lavoro stabile e vorrebbe tanto sposare una donna ricca che lo mantenga. Elizabeth, la sorella minore, che nutre un complesso di inferiorità nei suoi confronti, è una ragazza ingenua e sentimentale. Quando quest’ultima decide di trasferirsi a casa del fratello per cercare lavoro, May, rimasta sola nel Surrey con Herbert, inizia a pentirsi amaramente di averlo sposato. Intanto Elizabeth trova lavoro e anche l’amore, Oliver cerca la sua ereditiera mentre si fa mantenere dalla sorella, e Alice, incinta e infelice, vorrebbe scappare di nuovo. In questo sottile ritratto di una famiglia in crisi, ognuno deve fare i conti con una mezza verità che lo tormenta; ma la tragedia è dietro l’angolo e quando arriva spazza via quell’aria di non detto che così a lungo ha gravato sui protagonisti.
Attraverso la sua scrittura audace e affascinante, in *Le mezze verità* Elizabeth Jane Howard trascina il lettore in una commedia dalle sfumature noir che è anche un romanzo sulle molteplici declinazioni dell’amore: l’amore coniugale, quello familiare, quello passionale e quello che proprio amore non è.
**« *Le mezze verità* racchiude tutta la percezione femminile di E.J. Howard e si distingue per la sua prosa pulita, ma quello che ti rimane in testa è il suo delizioso senso dell’umorismo. Mi ha ricordato la prima volta che lessi Evelyn Waugh e Nancy Mitford».
William Trevor, «The Guardian»**
**«Il libro è astuto, saggio, delicato e si legge con una facilità ineguagliabile».
«Kirkus Review»**
**«Elizabeth Jane Howard è una scrittrice che dimostra attraverso il proprio lavoro a cosa serve un romanzo. Ci aiuta a fare quello che è necessario: aprire occhi e cuore».
Hilary Mantel**

La conversazione infinita: Scritti sull’«insensato gioco di scrivere»

“La conversazione infinita” è senza dubbio il libro chiave di Maurice Blanchot e uno dei libri più inquieti, singolari e stimolanti di critica letteraria del secondo Novecento. Anche qui, come negli altri libri dell’autore, la riflessione muove da testi, autori, studi, problemi proposti volta a volta dall’attualità. Questi incontri appartengono spesso alla produzione letteraria, a volte sono “recensioni” a libri di sintesi interpretativa trascese in un rapporto libero; ma sempre in una prospettiva generale di pensiero. In confronto agli altri lavori di Blanchot, questo appare dunque più filosofico; più frammentato e insieme più compatto. I singoli testi si susseguono in una fitta polifonia che riprende e sospende, nel tessuto discontinuo delle occasioni critiche, una serie di interrogativi sempre più essenziali. La complessità del discorso viene evidenziata nei capitoli di raccordo stesi in forma di dialogo, dove la polarizzazione della ricerca, nell’alternanza di due voci disincarnate, obbedisce a una funzione organizzativa, all’esigenza di regolare i tempi e i livelli di approfondimento. Tra le parti più intense del volume quella introduttiva in forma di dialogo, coi temi apparentemente misteriosi della “fatica”, della “benevolenza”, dell'”evento”; le pagine sul significato dell’Ebraismo, quelle sui terroristi; su Orfeo, Don Giovanni, Tristano; sul “quotidiano”; sul narrare; sulla critica; e la ricapitolazione finale su “L’assenza di libro”.

Appuntamento per un massacro

Sono le 19 e 17 quando il sergente John D’Alessandro capta la chiamata sulla sua autoradio. Il motel dista appena un chilometro ed egli vi giunge in un minuto. D’Alessandro si fa largo tra la folla radunata dinanzi alla casetta illuminata e vede subito il corpo di un uomo che giace scomposto sul pavimento, In un lago di sangue. Allora si rivolge al gestore del motel: «Ma… ma non c’era anche una donna, qui?». «Sì, sono stati i suoi urli a farmi accorrere… e allora, l’ho vista lì, nuda, addossata al muro che si strappava i capelli. Aveva le labbra tumefatte e un lamento monotono le usciva di continuo: “Ci siamo sposati stamane, ci siamo sposati stamane… Perché? Perché? Perché?…”.»

Ubik

La publicité des organismes de protection anti-psi proclame : « Défendez votre intimité. Est-ce qu’un étranger n’est pas à l’affût de vos pensées ? Ëtes-vous *vraiment*  seul ? Cela concerne les télépathes mais aussi les précognitifs. Vos actes sont-ils prédits par quelqu’un que vous n’avez jamais rencontré ? Mettez fin à votre anxiété ; contactez le plus proche organisme de protection… »
C’est dans cet univers que Glen Runciter vit et meurt. Mais meurt-il vraiment ? Le temps s’en va en lambeaux. Une bouffée de 1939 dérive en 1992. Et par les trous du décor se glissent les messages d’Ubik. Ubik qui est partout, Ubik qui est tout. Mais qui est Ubik ?

Le messie de Dune

Paul Atréides a triomphé de ses ennemis. En douze ans de guerre sainte, ses Fremen ont conquis l’univers. Il est devenu l’empereur Muad’Dib. fresque un Dieu, puisqu’il voit l’avenir. Ses ennemis, il les connaît. Il sait quand et comment ils frapperont. Ils vont essayer de lui reprendre l’épice qui donne la prescience et peut-être de percer le secret de son pouvoir. Il peut déjouer leurs plans, mais voit plus loin encore. Il sait que tous les futurs possibles mènent au désastre. Il est hanté par la vision de sa propre mort. Et s’il n’avait le choix qu’entre plusieurs suicides ? Et s’il ruinait son œuvre en matant ses ennemis ? Peut-être n’y a-t-il pour le prescient pas d’autre liberté que celle du sacrifice…

Le guérisseur de cathédrales

Joe Farnwright ne vit que par son métier. Homme ordinaire broyé par une société rigide et tyrannique, Joe recolle des morceaux de céramique, il guérit des objets avec un talent merveilleux. Hélas, arrive un jour où plus personne n’a besoin de ses services. Il sombre lentement jusqu’à ce qu’un message venu de l’espace donne un nouveau tournant à sa vie misérable. Une entité extraterrestre souhaite l’engager, lui et d’autres individus venant des quatre coins de la galaxie, pour une entreprise titanesque : restaurer une cathédrale au fond de l’océan, sur une planète lointaine. Alors Joe n’hésite pas, il part et rejoint un étrange équipage. Cette créature pourra peut-être les sauver…
Un très beau roman du maître Philip K. Dick, où l’on retrouve le thème de l’aliénation de l’homme dans la société et un héros perdu, en quête de libre arbitre et d’espoir.

[http://www.amazon.fr/guérisseur-cathédrales-Philip-K-Dick/dp/2266163027](http://www.amazon.fr/gu%C3%A9risseur-cath%C3%A9drales-Philip-K-Dick/dp/2266163027)

La Fête du potiron

Cet ouvrage est également parru sous le titre “Le crime d’Halloween”
Le 31 octobre, les sorcières s’envolent sur leur manche à balai : c’est Halloween, la fête du potiron. À cette occasion, Mrs Drake a organisé une soirée pour les “plus de onze ans”. Les enfants participent aux préparatifs, sous l’œil nonchalant de Mrs Oliver, qui croque son éternelle pomme. “Savez-vous que j’ai eu l’occasion d’assister à un vrai meurtre ?” se vante Joyce, une fillette à la langue bien pendue, devant la célèbre romancière. Tout le monde lui rit au nez : Joyce ne sait plus qu’inventer pour se rendre intéressante. La fête est un succès, et les enfants font un triomphe au jeu du Snapdragon qui clôt la réception. Tous les enfants ? C’est en rangeant la maison, après le départ des invités, qu’on découvre le cadavre de la petite Joyce dans la bibliothèque. Bouleversée, Mrs Oliver fait aussitôt appel à son ami, le grand Hercule Poirot.