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La vergogna

Omar Khayyam Shakil, “figlio di tre madri”, è l’eroe della straordinaria vicenda narrata in *La vergogna*. Teatro dell’azione è il Pakistan – storico e attuale, fantastico e mitico – straziato dalle lotte intestine esplose in seguito alla sua secessione dall’India. Accanto ad Omar, due sanguinari “fratelli” si contendono il potere, senza esclusione di colpi. Ed è intorno a questi tre personaggi, dai destini indissolubilmente intrecciati, che si muovono generali e sicari, banditi e briganti, splendide donne e misteriosi vagabondi: tutti trascinati da esaltazioni mistiche, appetiti della carne, insaziabile sete di dominio. Il risultato, in una ridda di cospirazioni, delitti e colpi di scena, è una sontuosa e indimenticabile farsa “nera”, di sapore quasi shakespeariano. Facendo proprie le grandi narrazioni orali dell’Oriente Salman Rushdie ci racconta la “vergogna” di un Paese che affonda nel mare di una violenza accumulata in millenni di miseria e di rivolte. Ma a queste contrappone – e la sua voce di autore risuona precisa nel libro – la passione e il credo di un uomo profondamente partecipe della storia della sua gente e del suo tempo.

Est, Ovest

In questa raccolta di racconti, Salman Rushdie guarda ai due mondi a cui appartiene (l’Oriente in cui è nato e l’Occidente in cui è vissuto) e racconta con i soli strumenti della letteratura ciò che li unisce e li divide. Nove racconti divisi in tre gruppi: il primo ‘Est’, in cui ironizza sull’India; il secondo ‘Ovest’, in cui rilegge certi miti occidentali (Amleto o la scoperta dell’America); l’ultimo ‘Est, Ovest’, in cui parla di radici, casa, famiglia, mettendo a confronto i due mondi. Ma non c’è scelta possibile, sostiene Rushdie, e l’ibrido resta la condizione di modernità. letterario, che Kerouac mise in scena nella vita e nei libri durante i brevi, intensi decenni della sua esistenza.

Joseph Anton

Il 14 febbraio del 1989 Salman Rushdie riceve la telefonata di una giornalista della bbc che lo informa di essere appena stato “condannato a morte” dall’ayatollah Khomeini. E per la prima volta sente pronunciare la parola “fatwa”. La sua colpa? Aver scritto un romanzo intitolato I versi satanici, un libro accusato di blasfemia, una bestemmia “contro l’islam, il Profeta e il Corano…. Comincia così una vicenda dolorosa e fuori dall’ordinario, in cui uno scrittore è costretto a vivere in clandestinità, cambiando continuamente domicilio e sotto il costante controllo di una scorta armata. A Rushdie viene anche chiesto di scegliersi uno pseudonimo, che la polizia possa usare per riferirsi a lui. Dopo aver pensato agli scrittori più amati, sceglie i nomi di Conrad e Cechov: Joseph e Anton. E da quel momento, Salman Rushdie diventa il signor Joseph Anton. Ma come può vivere uno scrittore sotto la minaccia di essere ucciso? Che ne è della sua creatività? E dei suoi sentimenti? In che modo la disperazione ridà forma ai suoi pensieri e alle sue azioni? Dove e grazie a chi impara a reagire? In questo sorprendente memoir, Rushdie racconta per la prima volta la sua storia, che è poi la storia di una battaglia cruciale ai nostri giorni: quella per la libertà di espressione. Ma ce ne racconta anche gli aspetti più personali, e sono aneddoti a volte di grande tristezza, a volte straordinariamente divertenti. E riflette su come editori, giornalisti, scrittori, intellettuali, uomini politici hanno reagito a questa vicenda, non sempre con spirito di solidarietà. Fino al momento in cui è tornato a essere un uomo libero. Joseph Anton è un libro di eccezionale franchezza e onestà, affascinante, provocatorio, commovente e ricco di humour. Un libro di grande vitalità intellettuale che affonda il coltello nei grandi temi culturali di questa nostra travagliata contemporaneità, raccontandoci il primo atto di un dramma che ancora si compie, ogni giorno, da qualche parte nel mondo.

La caduta dei Golden

“Nel giorno dell’investitura del nuovo presidente, quando noi temevamo che potesse essere assassinato mentre camminava mano nella mano con la sua eccezionale consorte tra ali di folla acclamanti, e quando tanti di noi erano sull’orlo della rovina economica a seguito dell’esplosione della bolla dei mutui, e quando Isis era ancora una divinità-madre egizia, un ultrasettantenne re senza corona arrivò da un paese lontano a New York con i suoi tre figli senza madre per prendere possesso della sede del suo esilio, fingendo che non ci fossero problemi nel suo paese, nel mondo o nella sua storia personale.” Salman Rushdie torna a raccontarci una nazione e il nuovo secolo con la forza evocativa e la leggerezza ammaliante del grande scrittore che si muove con disinvoltura tra le luci cinematografiche di una realtà fatta di riflettori e finzioni, e i sortilegi di un mondo antico che conosce fin troppo bene.Il suo protagonista di chiama Nero Golden, è basso, perfino tozzo, con i capelli tinti tirati all’indietro ad accentuare il suo picco del diavolo, ha occhi neri e penetranti, avambracci da lottatore, terminanti in grosse mani pericolose, cariche di massicci anelli d’oro tempestati di smeraldi. Suona il violino, ha il culto dell’antica Roma e vive nella lussuosissima “Golden House”, una Domus Aurea piazzata nel centro del Greenwich Village. Nerone, imperatore megalomane e paranoico, è il suo modello, e noi siamo avvertiti: qualcosa prima o poi brucerà.Salman Rushdie, l’angloindiano che vive a New York, ci racconta una storia fatta di figli predestinati e sfortunati, amori intriganti, segreti e confessioni inattendibili. Ci racconta la New York degli oligarchi russi, il terrorismo, le fake news e la finzione che vince a mani basse sulla realtà, l’ascesa di un presidente mitico e di un miliardario che assomiglia tanto alle caricature cinematografiche. E ci trascina davanti a un vertiginoso interrogativo: quando il confine tra la pagina e il palcoscenico è superato, siamo sicuri di saper ancora distinguere tra una fantasia pericolosa e la realtà deviata?

L’incantatrice di Firenze

Un misterioso viaggiatore dai capelli biondi arriva a Sikri, sede della corte Mogol, e chiede udienza al sovrano Jalalluddin Muhammed Akbar, detto Akbar il Grande. Lo straniero afferma di venire da una sconosciuta, remotissima città di nome Firenze e di avere una storia tanto meravigliosa quanto veritiera da raccontare: una storia che lega i destini della misteriosa capitale d’Occidente da cui proviene a quelli della discendenza del monarca indiano. Inizia così un racconto che, unendo una pirotecnica inventiva a una minuziosissima documentazione, si snoda tra figure storiche gigantesche, una fra tutte Machiavelli, e indaga con magistrale sapienza i mille, inesplorati legami che uniscono una delle massime stagioni storiche europee, il Rinascimento fiorentino, a una delle corti più splendide d’Asia, immortalata all’apice della sua fioritura.
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### Sinossi
Un misterioso viaggiatore dai capelli biondi arriva a Sikri, sede della corte Mogol, e chiede udienza al sovrano Jalalluddin Muhammed Akbar, detto Akbar il Grande. Lo straniero afferma di venire da una sconosciuta, remotissima città di nome Firenze e di avere una storia tanto meravigliosa quanto veritiera da raccontare: una storia che lega i destini della misteriosa capitale d’Occidente da cui proviene a quelli della discendenza del monarca indiano. Inizia così un racconto che, unendo una pirotecnica inventiva a una minuziosissima documentazione, si snoda tra figure storiche gigantesche, una fra tutte Machiavelli, e indaga con magistrale sapienza i mille, inesplorati legami che uniscono una delle massime stagioni storiche europee, il Rinascimento fiorentino, a una delle corti più splendide d’Asia, immortalata all’apice della sua fioritura.

La terra sotto i suoi piedi

Nel giorno di San Valentino del 1989, Vina Apsara, cantante rock dalla voce irresistibile, scompare in Messico durante un terremoto. A partire da questo evento Salman Rushdie torna indietro di qualche decennio per ripercorrere la storia di Vina e Ormus Cama, lo straordinario musicista che più volte l’ha perduta e ritrovata. La loro è la storia di un amore che li insegue per tutta la vita, e anche dopo. A raccontarcela è Rai Merchant, un fotografo, amico d’infanzia di Ormus e per qualche tempo amante di Vina. Percorso da innumerevoli storie e personaggi, il suo racconto ci trasporta da Bombay a Londra e a Manhattan, mentre la sua voce si carica di rabbia e di saggezza, d’ironia e d’amore in questa straordinaria rilettura del mito eterno di Orfeo ed Euridice.
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I versi satanici

*I versi satanici* non è solo un romanzo straordinario, ricchissimo di immagini e invenzioni, ma è anche un libro che ha diviso l’opinione pubblica mondiale, dando origine a un caso letterario senza precedenti e costringendo il suo autore, sul quale pende una condanna a morte, a una clandestinità perpetua. La storia che viene descritta è un meraviglioso cocktail di realismo e fantasia, una vicenda magica in cui due viaggiatori, miracolosamente scampati a un disastro aereo, si vedono trasformati l’uno in una creatura angelica e l’altro in un essere diabolico. Ormai simboli del Bene e del Male, i due si affronteranno nella più antica e inevitabile delle battaglie, una lotta senza esclusione di colpi destinata a protrarsi in eterno nel tempo e nello spazio, dai più sperduti villaggi indiani alla Londra contemporanea. Un abbagliante mosaico di allegria e disperazione, di finzione e verità.

Harun e il mar delle storie

Nella più triste delle città, così triste da aver persino dimenticato il proprio nome, vivono il cantastorie Rashid Khalifa, lo Scià del Bla-bla, e suo figlio Harun. Rashid è dotato del magico dono di saper raccontare, incantando con la sua voce chi lo ascolta. Non appena schiude le labbra, ne sgorgano saghe piene d’amore e di magia, con eroi, battaglie, principesse. Finché un giorno dalla bocca dello Scià del Bla-bla non esce che un orribile verso. Cos’è successo? Da qualche parte, in qualche modo, la sorgente di tutte le storie è stata contaminata: il Principe del Silenzio è riuscito a inquinare il Mar delle Storie. Harun decide allora di salvare il padre facendogli ritrovare il suo potere; e per farlo parte con lui per un viaggio pieno di pericoli.
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Shalimar il clown

Los Angeles, 1993. Maximilian Ophuls, illustre intellettuale, eroe della Seconda guerra mondiale ed ex ambasciatore americano in India, muore sotto lo sguardo della propria figlia per mano del suo autista Noman Sher Noman, detto anche “Shalimar il clown”. Il delitto si profila sulle prime come un assassinio a sfondo politico. Ma in realtà l’odio di Shalimar si nutre tanto del radicalismo politico e religioso quanto di un’atroce ferita d’amore mai rimarginata… Romanzo intenso, riflessione attualissima sui conflitti dell’età contemporanea, Shalìmar il clown ritrae un mondo in cui le vite degli indiuidui si intrecciano profondamente con la storia fino a mutarne il corso. Il caos del presente, lo scontro di valori e civiltà che segnano l’età in cui viviamo, trovano così in questo romanzo non solo una mirabile sintesi ma anche un eroico tentatiuo di comprensione e riconciliazione, facendo di Rushdie, oggi più che mai, uno scrittore necessario.