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La colonia dei micronauti

Quando la popolazione della Terra è ridotta alla fame da una serie di disastri ecologici, un gruppo di scienziati inventa la miniaturizzazione umana. L’idea è che dei corpi 35 volte più piccoli del normale troveranno abbondantemente di che vivere in un orto, un frutteto, un giardino. Ora quel tema affascinante (Micronauti in giardino, Urania 748) viene ripreso e sviluppato in una sorta di odissea lillipuziana, dove un gruppo di uomini e donne tentano di sottrarsi al controllo dittatoriale del laboratorio grande, per creare una microsocietà di liberi pionieri e coloni. È una sfida non solo contro le autorità, ma contro la natura stessa, che a questi livelli minimi ridiventa spietata, feroce, irta di trappole mortali e di nemici giganteschi e terrorizzanti.
Copertina di Karel Thole

Micronauti in giardino

Il tema degli uomini miniaturizzati, ridotti cioè a dimensioni microscopiche, non è proprio nuovo in fantascienza, ma non è neppure dei più frequenti. A parte i lillipuziani di Swift e i terrestri che Micromegas (nel racconto di Voltaire) riesce a scoprire solo con una lente d’ingrandimento, la prima trattazione dell’argomento risale al 1956, quando Richard Matheson scrisse “Tre millimetri al giorno” (da cui il noto film). Dieci anni dopo, nel 1966, Asimov ripeté l’operazione in senso inverso, traendo “Viaggio allucinante” dal celebre film in cui un sommergibile e dei sommergibilisti microscopici viaggiano a scopo chirurgico nelle vene di un malato. Ma oggi, dopo altri dodici anni, Gordon Williams ci ripropone il tema con ben altra plausibilità: su una Terra minacciata ogni giorno di più dall’affollamento e dalla fame, la sua operazione micronauti ha disgraziatamente la più ovvia e la più urgente delle ragioni…
Copertina di Karel Thole