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Più di lá che di qua

Cronaca brillante e scatenata del dopo decesso, Più di là che di qua ci rivela per la prima volta, sullo sfondo del Brenta e di Venezia, le passioni, le gelosie, le schermaglie mondane dei defunti, di solito dissimulate dietro un comportamento riservato e un aspetto che scoraggia. Nonostante il tema, il romanzo non ha niente di gotico, e anche l'accostamento alla Divina Commedia sarebbe fuorviarne. L'universo in cui i personaggi si muovono è infatti inconfondibilmente amurriano. Proiettata in una dimensione più che terrena, la storia di Francesco, Milena, Elvira e Lucilla rivela ancora una volta quella smagata conoscenza dei rapporti di coppia che in passato ha ispirato all'autore due opere ricche di « pietas » : Come ammazzare la moglie, e perché e Come ammazzare il marito senza tanti perché. A rendere spasmodico l'interesse vi è poi il ricchissimo coro dei trapassati, da Oscar Wilde a Hemingway, da Freud a Peggy Guggenheim, da Coco Chanel a Nietzsche… Con Più di là che di qua Antonio Amurri ci ha dato, dopo Thomas Mann e Luchino Visconti, il suo «morti a Venezia».

Piccolissimo

I racconti che compongono questo libro sono stati pubblicati su «L’Europeo» nel 1972.
Dato il loro successo, molti di essi vennero riprodotti da «Selezione dal Reader’s Digest» in tutte le sue edizioni internazionali.
Dato il successo dei racconti riprodotti da «Selezione dal Reader’s Digest» in tutte le sue edizioni internazionali, usci il libro.
Dato il successo del libro, «Grazia» ne ripubblicò settimanalmente i racconti.
Dato il successo dei racconti ripubblicati su «Grazia», il libro cominciò a collezionare edizioni su edizioni.
Date le edizioni su edizioni, alcuni racconti furono riprodotti in antologie scolastiche.
Date le antologie scolastiche, io stesso venni invitato a leggere il libro, un pezzettino al giorno, alla radio.
Date tutte queste cose insieme, la Mondadori ha deciso di ripubblicare Piccolissimo nella speranza che il suo successo continui, del che mi permetto l’immodestia di non dubitare: infatti, anche se, oggi come oggi, tutti ormai dovrebbero conoscerlo, ho la sensazione che molti siano riusciti a farla franca. E a questi molti io consiglio di non perdere l’opportunità di poter dire un giorno: «L’ho letto!», perché sembra proprio che, anche a detta della critica, oltre a essere uno di quei libri che si dovrà dire d’aver letto, questo sia, in ogni caso, un libro che si può dire d’aver letto avendolo letto davvero.

Come ammazzare il marito senza tanti perché

Anche questo libro, analogamente a *Come ammazzare la moglie, e perché*, è strutturato come un manuale: ognuno dei 28 capitoli è dedicato ad un tipo di marito da eliminare, come ad esempio il marito con la cinquantennite, il marito che trova sempre la camicia senza un bottone o il marito sessuomane. Anche in questo libro ogni capitolo è diviso in due parti: la parte descrittiva in cui vengono narrate, con l’immancabile ironia pungente propria di Amurri, tutte le possibili situazioni di vita vissuta con un marito di un certo tipo e le angherie cui costui sottopone la moglie, e la parte relativa all’eliminazione, che, anche qui seguendo una specie di contrappasso dantesco, propone una strategia di uxoricidio diversa per ciascun tipo di marito. Ciascun capitolo ha un titolo in italiano e un sottotitolo fra parentesi in inglese, “poiché la lingua d’Albione è di gran lunga la più pungente che esista, e rappresenta l’ideale per comporre definizioni che suonino irreprensibilmente offensive, e contengano al contempo un vivo sentimento di repulsione espresso tuttavia con educata civiltà, un profondo senso di schifo stilato in ogni caso con un ineccepibile controllo formale”: così ad esempio il capitolo *Il marito casalingoide* ha come sottotitolo (*The domestic and terrific husband*), il capitolo *Il marito che ci prova con le amiche della moglie* ha come sottotitolo (*The husband who goes always in white*). Il ventinovesimo capitolo è intitolato *Il marito «marito»* (*The husband-husband*) ed è una lunga disamina di tutte le caratteristiche del tipico marito non prese già in considerazione nei vari capitoli.
Alla fine del libro c’è un *Frasario – Campionario* di frasi ricorrenti pronunciate in situazioni standard dal marito comune, e un *Indice generale degli epiteti* usati nel libro per descrivere i vari tipi di marito, in ordine alfabetico. Sotto l’indice c’è uno spazio bianco, lo *Spazio riservato agli epiteti personali*.

Più di là che di qua

Cronaca brillante e scatenata del dopo decesso, Più di là che di qua ci rivela per la prima volta, sullo sfondo del Brenta e di Venezia, le passioni, le gelosie, le schermaglie mondane dei defunti, di solito dissimulate dietro un comportamento riservato e un aspetto che scoraggia. Nonostante il tema, il romanzo non ha niente di gotico, e anche l'accostamento alla Divina Commedia sarebbe fuorviarne. L'universo in cui i personaggi si muovono è infatti inconfondibilmente amurriano. Proiettata in una dimensione più che terrena, la storia di Francesco, Milena, Elvira e Lucilla rivela ancora una volta quella smagata conoscenza dei rapporti di coppia che in passato ha ispirato all'autore due opere ricche di « pietas » : Come ammazzare la moglie, e perché e Come ammazzare il marito senza tanti perché. A rendere spasmodico l'interesse vi è poi il ricchissimo coro dei trapassati, da Oscar Wilde a Hemingway, da Freud a Peggy Guggenheim, da Coco Chanel a Nietzsche… Con Più di là che di qua Antonio Amurri ci ha dato, dopo Thomas Mann e Luchino Visconti, il suo «morti a Venezia».

Come Ammazzare La Moglie E Perche’

Gradevole, simpatico, pungente, preciso, consolante. Ecco alcuni degli aggettivi che si affacciano alla nostra mente a proposito di questo prontuario di cui si sentiva davvero la mancanza.
A uxoricidi di professione quali non siamo stati, fa sempre piacere constatare che esiste un epigono in pectore, qualcuno che — in luogo di agire — s'ingegna a teorizzare sul vetusto tema, ma lo fa in così garbata e allo stesso tempo incitante maniera che il suo insegnamento non potrà non essere posto in pratica da schiere di mariti oppressi che altro non aspettavano se non una fonte cui abbeverarsi, una bandiera da sventolare.
Come ammazzare la moglie, e perché diventerà per i mariti ciò che II Capitale di Marx è stato per la classe operaia.
Un ideale, un simbolo, un punto fermo in cui credere.

Dimmi di zi

Così bella, così sexy, così perfetta… da sembrare finta. La fulminea carriera
di Daniela Danieli tra le bugie, le seduzioni; le amarezze di un mondo effimero
di celluloide.
Breve ma splendida è la carriera cinematografica di Daniela Danieli, sotto la cui falsa identità femminile si nasconde Spartaco Meniconi, già protagonista di un precedente romanzo di Antonio Amurri: Più bello di così si muore. Marito e padre esemplare, Spartaco viene tuttavia spinto dalle circostanze, e dalla nequizia del parentado, a trasformarsi in una bionda dalla bellezza mozzafiato e dalla prorompente femminilità: brillante metamorfosi, che spingerà forse più di un lettore — padre di famiglia, metalmeccanico, ragioniere, onestuomo di mezzetà… — a chiedersi se, per avventura, una bionda non abiti segretamente anche in lui. Pur mantenendosi fedele alle abitudini sessuali della «sponda giusta» (la definizione è di Sandro Pertini), Spartaco raggiunge in questo secondo romanzo i culmini della seduzione. Cinecittà è ai suoi piedi, e ciò permette ad Amurri di offrirci un ritratto satirico, spesso irresistibile, del mondo del cinema. Ma al trionfo suole seguire la caduta, e Dimmi di zi si conclude su quel tono di amarezza, e di resa all'iniquità del mondo, che spesso è la corda segreta dei grandi umoristi.