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Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005

L’ultima indagine del commissario Montalbano in una edizione speciale in cui vengono presentate due versioni del romanzo, quella definitiva del 2016 e la prima scritta dall’autore nel 2005 e rimasta nel cassetto della casa editrice fino ad ora. Il lettore potrà così seguire i mutamenti di quella lingua individuale, unica, inventata da Andrea Camilleri e la sua evoluzione nel corso del tempo. Una sperimentazione alla quale lo scrittore teneva moltissimo e che viene resa così evidente dal confronto tra le due versioni.
Il commissario Montalbano affronta un nuovo caso, il suo ultimo. Quest’ultimo mistero di Vigàta fu consegnato da Andrea Camilleri nel 2005 all’editore con l’accordo di darlo alle stampe, quando sarebbe venuto il momento, solo come epilogo della serie.
Nel 2016 l’autore revisionò la prima stesura, lasciando immutata la trama, ma intervenendo profondamente nella lingua. Questo volume fa seguire alla versione definitiva del 2016 quella del 2005.

Riccardino

Anno 2005: Camilleri ha appena pubblicato La luna di carta. Sta lavorando alla successiva avventura della serie, ma in estate consegna a Elvira Sellerio un altro romanzo con protagonista il commissario Montalbano. Si intitola Riccardino. L’accordo è che verrà pubblicato poi, un domani indefinito, si sa solo che sarà l’ultimo romanzo della saga Montalbano.
Anno 2016. Sono passati 11 anni durante i quali sono usciti 15 libri di Montalbano. Andrea Camilleri sente l’urgenza di riprendere quel romanzo, che è venuta l’ora di «sistemarlo». Nulla cambia nella trama ma solo nella lingua che nel frattempo si è evoluta. Né muta il titolo che allora considerava provvisorio ma al quale ormai si è affezionato e che nel 2016 decide essere definitivo. Un titolo così diverso da quelli essenziali ed evocativi e pieni di significato ai quali siamo abituati, in cui risuonano echi letterari: La forma dell’acqua, Il giro di boa, Il ladro di merendine, L’altro capo del filo. Ma Riccardino segna quasi una cesura, una fine, ed è giusto marcare la differenza sin dal titolo.
Ma come è nata l’idea, e soprattutto perché.
Racconta Andrea Camilleri in una vecchia intervista che a un certo punto si era posto il problema della «serialità» dei suoi romanzi, dilemma comune a molti scrittori di noir, che aveva risolto decidendo di fare invecchiare il suo commissario insieme al calendario, con tutti i mutamenti che ciò avrebbe comportato, del personaggio e dei tempi che man mano avrebbe vissuto. Ma poi, aggiunge, «mi sono pure posto un problema scaramantico». I suoi due amici scrittori di gialli, Izzo e Manuel Vázquez Montálban, che volevano liberarsi dei loro personaggi, alla fine erano morti prima di loro. Allora «mi sono fatto venire un’altra idea trovando in un certo senso la soluzione».
Ecco: la soluzione la scopriranno i suoi tantissimi affezionati lettori di questo Riccardino che pubblichiamo ricordando Andrea Camilleri con grande gratitudine.
Di questo romanzo viene pubblicata anche una edizione speciale in cui vengono presentate entrambe le versioni del romanzo, quella del 2005 e quella definitiva. Il lettore potrà così seguire i mutamenti di quella lingua individuale, unica, inventata da Andrea Camilleri e la sua evoluzione nel corso del tempo. Una sperimentazione alla quale lo scrittore teneva moltissimo e che viene resa così evidente dal confronto tra le due versioni.
«Vorrei innanzitutto spiegare perché, in me, è nata la necessità di porre fine a questo personaggio. Ho scoperto che questa sensazione è comune a molti autori di libri gialli che scrivono di personaggi seriali. Arrivati a un certo punto, la serialità stanca. Il rischio grossissimo in cui può incorrere uno scrittore è la ripetitività del protagonista. Cioè che finisca per rifare le stesse cose. Anch’io stavo per correre lo stesso rischio. Però mi sono salvato in corner con tutta questa storia dell’invecchiamento e dei mutamenti del mio personaggio. Dell’essere dentro una realtà mutante, perciò mortificante, per il personaggio stesso. Questa mia soluzione, invece, lo rende vivo; lo rende diverso. Per altri scrittori è stato assai più difficile. Poi mi sono pure posto un problema scaramantico. Nella vita ho avuto due carissimi amici, scrittori di gialli. Uno era il francese Jean Claude Izzo, di Marsiglia, l’inventore di un Commissario dal nome italianissimo: Fabio Montale. L’altro era Manolo Vázquez Montalbán. Izzo decise un giorno di abbandonare il suo personaggio e lo fece mentre, nella storia, il protagonista si trovava gravemente ferito, in balìa delle onde, su di una barca. Montale, alla fine del racconto, avrebbe potuto salvarsi o non salvarsi. All’autore decidere in futuro che cosa fare! Come fece per esempio Arthur Conan Doyle con il suo personaggio di Sherlock Holmes, che a un certo punto finisce in un burrone. Poi, in seguito alle proteste dei lettori, lo tirò nuovamente fuori, riportandolo in vita. Queste, per inciso, sono cose che noi autori possiamo permetterci di fare, un po’, come Dio!
Il povero Manolo Vázquez Montalbán, anche lui, per esempio, voleva liberarsi del suo Pepe Carvalho e invece andò a finire che tanto Izzo che Manolo sono morti prima dei loro personaggi. Allora mi sono detto: “Col cavolo che faccio morire il mio personaggio!”. Queste sono cose che sto raccontando un po’ per scherzo ma anche un po’ seriamente. Mi pareva un po’ assurdo che un personaggio, nato letterariamente, morisse “sparato” oppure, alla fine di tutte le indagini, di tutte le avventure, andasse in pensione. Così mi sono fatto venire un’altra idea, trovando in un certo senso la soluzione.
Ho ottant’anni passati e a questa età è sempre meglio mettere da parte tutto quello che si trova. Quindi mi sono trovato a scrivere questo romanzo che rappresenta il capitolo finale di Montalbano; l’ultimo libro della serie. E l’ho mandato al mio editore dicendo di tenerlo in un cassetto e di pubblicarlo solo quando non ci sarò più. L’ultima indagine di Montalbano in realtà non è proprio l’ultima. Perché nel frattempo io continuo a scrivere e ho pubblicato e pubblicherò ancora altri libri del mio Commissario».
Andrea Camilleri, la Repubblica, agosto 2007 **

Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005

L’ultima indagine del commissario Montalbano in una edizione speciale in cui vengono presentate due versioni del romanzo, quella definitiva del 2016 e la prima scritta dall’autore nel 2005 e rimasta nel cassetto della casa editrice fino ad ora. Il lettore potrà così seguire i mutamenti di quella lingua individuale, unica, inventata da Andrea Camilleri e la sua evoluzione nel corso del tempo. Una sperimentazione alla quale lo scrittore teneva moltissimo e che viene resa così evidente dal confronto tra le due versioni.
Il commissario Montalbano affronta un nuovo caso, il suo ultimo. Quest’ultimo mistero di Vigàta fu consegnato da Andrea Camilleri nel 2005 all’editore con l’accordo di darlo alle stampe, quando sarebbe venuto il momento, solo come epilogo della serie.
Nel 2016 l’autore revisionò la prima stesura, lasciando immutata la trama, ma intervenendo profondamente nella lingua. Questo volume fa seguire alla versione definitiva del 2016 quella del 2005.

Riccardino

Anno 2005: Camilleri ha appena pubblicato La luna di carta. Sta lavorando alla successiva avventura della serie, ma in estate consegna a Elvira Sellerio un altro romanzo con protagonista il commissario Montalbano. Si intitola Riccardino. L’accordo è che verrà pubblicato poi, un domani indefinito, si sa solo che sarà l’ultimo romanzo della saga Montalbano.
Anno 2016. Sono passati 11 anni durante i quali sono usciti 15 libri di Montalbano. Andrea Camilleri sente l’urgenza di riprendere quel romanzo, che è venuta l’ora di «sistemarlo». Nulla cambia nella trama ma solo nella lingua che nel frattempo si è evoluta. Né muta il titolo che allora considerava provvisorio ma al quale ormai si è affezionato e che nel 2016 decide essere definitivo. Un titolo così diverso da quelli essenziali ed evocativi e pieni di significato ai quali siamo abituati, in cui risuonano echi letterari: La forma dell’acqua, Il giro di boa, Il ladro di merendine, L’altro capo del filo. Ma Riccardino segna quasi una cesura, una fine, ed è giusto marcare la differenza sin dal titolo.
Ma come è nata l’idea, e soprattutto perché.
Racconta Andrea Camilleri in una vecchia intervista che a un certo punto si era posto il problema della «serialità» dei suoi romanzi, dilemma comune a molti scrittori di noir, che aveva risolto decidendo di fare invecchiare il suo commissario insieme al calendario, con tutti i mutamenti che ciò avrebbe comportato, del personaggio e dei tempi che man mano avrebbe vissuto. Ma poi, aggiunge, «mi sono pure posto un problema scaramantico». I suoi due amici scrittori di gialli, Izzo e Manuel Vázquez Montálban, che volevano liberarsi dei loro personaggi, alla fine erano morti prima di loro. Allora «mi sono fatto venire un’altra idea trovando in un certo senso la soluzione».
Ecco: la soluzione la scopriranno i suoi tantissimi affezionati lettori di questo Riccardino che pubblichiamo ricordando Andrea Camilleri con grande gratitudine.
Di questo romanzo viene pubblicata anche una edizione speciale in cui vengono presentate entrambe le versioni del romanzo, quella del 2005 e quella definitiva. Il lettore potrà così seguire i mutamenti di quella lingua individuale, unica, inventata da Andrea Camilleri e la sua evoluzione nel corso del tempo. Una sperimentazione alla quale lo scrittore teneva moltissimo e che viene resa così evidente dal confronto tra le due versioni.
«Vorrei innanzitutto spiegare perché, in me, è nata la necessità di porre fine a questo personaggio. Ho scoperto che questa sensazione è comune a molti autori di libri gialli che scrivono di personaggi seriali. Arrivati a un certo punto, la serialità stanca. Il rischio grossissimo in cui può incorrere uno scrittore è la ripetitività del protagonista. Cioè che finisca per rifare le stesse cose. Anch’io stavo per correre lo stesso rischio. Però mi sono salvato in corner con tutta questa storia dell’invecchiamento e dei mutamenti del mio personaggio. Dell’essere dentro una realtà mutante, perciò mortificante, per il personaggio stesso. Questa mia soluzione, invece, lo rende vivo; lo rende diverso. Per altri scrittori è stato assai più difficile. Poi mi sono pure posto un problema scaramantico. Nella vita ho avuto due carissimi amici, scrittori di gialli. Uno era il francese Jean Claude Izzo, di Marsiglia, l’inventore di un Commissario dal nome italianissimo: Fabio Montale. L’altro era Manolo Vázquez Montalbán. Izzo decise un giorno di abbandonare il suo personaggio e lo fece mentre, nella storia, il protagonista si trovava gravemente ferito, in balìa delle onde, su di una barca. Montale, alla fine del racconto, avrebbe potuto salvarsi o non salvarsi. All’autore decidere in futuro che cosa fare! Come fece per esempio Arthur Conan Doyle con il suo personaggio di Sherlock Holmes, che a un certo punto finisce in un burrone. Poi, in seguito alle proteste dei lettori, lo tirò nuovamente fuori, riportandolo in vita. Queste, per inciso, sono cose che noi autori possiamo permetterci di fare, un po’, come Dio!
Il povero Manolo Vázquez Montalbán, anche lui, per esempio, voleva liberarsi del suo Pepe Carvalho e invece andò a finire che tanto Izzo che Manolo sono morti prima dei loro personaggi. Allora mi sono detto: “Col cavolo che faccio morire il mio personaggio!”. Queste sono cose che sto raccontando un po’ per scherzo ma anche un po’ seriamente. Mi pareva un po’ assurdo che un personaggio, nato letterariamente, morisse “sparato” oppure, alla fine di tutte le indagini, di tutte le avventure, andasse in pensione. Così mi sono fatto venire un’altra idea, trovando in un certo senso la soluzione.
Ho ottant’anni passati e a questa età è sempre meglio mettere da parte tutto quello che si trova. Quindi mi sono trovato a scrivere questo romanzo che rappresenta il capitolo finale di Montalbano; l’ultimo libro della serie. E l’ho mandato al mio editore dicendo di tenerlo in un cassetto e di pubblicarlo solo quando non ci sarò più. L’ultima indagine di Montalbano in realtà non è proprio l’ultima. Perché nel frattempo io continuo a scrivere e ho pubblicato e pubblicherò ancora altri libri del mio Commissario».
Andrea Camilleri, la Repubblica, agosto 2007 **

La voce del violino (Il commissario Montalbano Vol. 4)

“La voce del violino” è la storia di una giovane donna assassinata, di un grande artista che vive da eremita e d’altro ancora. Soprattutto, è una storia di scambi: e Montalbano – delle cui vicende private rimaste in sospeso ne Il ladro di merendine seguiamo lo svolgersi – dovrà decidere se scambiare la propria esistenza per una nuova.
**
### Recensione
**La bella e il violino**
*S_P*, Tuttolibri – La Stampa
Dopo la trilogia uscita tra il ’94 e il ’96 – La forma dell’acqua, Il cane di terracotta e Il ladro di merendine – Montalbano è di nuovo all’opera con La voce del violino, il più recente e sempre brillante caso. Invecchia a lento respiro – si approssima ai quarantasei anni – ma rifugge dal matrimonio come da un irreversibile contagio. È un po’ come spiarne le abitudini, prevederne le mosse, sorreggerlo nel confronto con gli attendenti spesso da barzelletta e i superiori incarogniti e pronti ad archiviarlo. Così almeno vorrebbe il nuovo questore rampante Bonetti-Arrighi, in vena di innovare la polizia a suon di informatizzazioni. Ma il caso della bella Michela Licalzi trovata soffocata, nuda e forse violentata nel suo villino delle vacanze presso Vigata, è ancora compito di Montalbano, che fiuta il marcio anche tra le violette della normalità. Chi sarà questa volta l’assassino? L’anziano e impotente marito – il dottor Licalzi da Bologna – o piuttosto il povero di spirito Maurizio Di Blasi, inutilmente sacrificato sull’altare della colpa? La soluzione è sulle corde di un violino divinizzato dalle dita di un vecchio musicista in pensione…
Vigata e i suoi indigeni sono sempre più di casa: un microcosmo in cui Camilleri trova feconde ispirazioni, proseguendo tra radici e finzione creativa, dando sempre più l’impressione di aver tra le mani un mondo gelosamente suo e in grado tuttavia di ingraziarsi il lettore. E chissà che, sotto sotto, Montalbano non sia già tornato in caccia, tra un diverbio telefonico con la “nordica” Livia e un’abbuffata di pesce in trattoria, laggiù nella sua turbolenta – ma adorata – Macondo sicula.(s. p.)
### Sinossi
“La voce del violino” è la storia di una giovane donna assassinata, di un grande artista che vive da eremita e d’altro ancora. Soprattutto, è una storia di scambi: e Montalbano – delle cui vicende private rimaste in sospeso ne Il ladro di merendine seguiamo lo svolgersi – dovrà decidere se scambiare la propria esistenza per una nuova.

Giudici

Tre fra i più importanti narratori italiani si confrontano con una figura centrale della nostra società: il giudice. E provano a indagarne i punti di crisi, di conflitto, di tensione. Camilleri mette in scena un giudice catapultato da Torino in Sicilia poco dopo l’Unità d’Italia. Il suo candore gli impedisce di vedere i pericoli che lo minacciano e per questo, suo malgrado, lui diventa un esempio di coraggio estremo, una leggenda nell’amministrazione della giustizia. De Cataldo ambienta la storia nell’Italia di oggi e racconta in chiave ironica la dannazione della giustizia – e allo stesso tempo la sua necessità – vista dalla camera di consiglio di un’aula di corte d’assise. Lucarelli narra la storia di un giudice dal punto di vista di un poliziotto della sua scorta, assegnata senza che il giudice ne avesse bisogno. Almeno così sembra, prima che inizino ad accadere strani episodi e tutti comincino ad avere paura…

Come la penso

Un’autobiografia in forma di saggi e di racconti. Per la prima volta ecco il laboratorio creativo di Andrea Camilleri (con una parte dedicata a Montalbano e alla sua Vigata) attraverso un percorso ricco di personaggi, luoghi, piccoli e grandi eventi, e con incursioni nella letteratura, nella filosofia, nella politica. Che bellezza leggere i suoi ricordi di ragazzo, le “controstorie” della sua Sicilia, e poi recuperare l’Italia di ieri e di oggi, intrattenuti dalla sua inesauribile vena critica e ironica. Un ritratto a colori vivacissimi di come siamo e cosa pensiamo. Una scoperta.
(source: Bol.com)

Il cielo rubato: Dossier Renoir (NarrativaSkira)

Una vicenda misteriosa raccontata da Camilleri legata a un famoso pittore, Renoir. È il figlio, il regista Jean Renoir, nella sua biografia del padre, a raccontare come il pittore, durante una visita in Sicilia con la sua modella, amante e più tardi moglie, Aline Charigot, perse il portafogli e rimase senza soldi, e di come i due fossero brevemente ospitati da un contadino, nei pressi di Agrigento. Ma di questo soggiorno non esistono altre prove, né lettere, né documenti. Secondo alcuni la visita a Girgenti non ci sarebbe mai stata. O invece sì? O esisterebbero addirittura dei quadri che il pittore avrebbe dipinto in quei giorni e regalato al contadino che lo aveva ospitato? Di questo soggiorno e delle tele che nessuno ha mai visto discutono le lettere che il notaio agrigentino Michele Riotta, autore in gioventù di un libro su Renoir, indirizza all’evanescente e girovaga Alma Corradi, che alla vicenda è stranamente molto interessata. Intanto tra i due nasce un rapporto, poi una storia d’amore. Che si complica quando il notaio sparisce. Un giallo nel giallo, avvincente come Camilleri ha abituato i suoi lettori ad aspettarsi. ** ### Sinossi Una vicenda misteriosa raccontata da Camilleri legata a un famoso pittore, Renoir. È il figlio, il regista Jean Renoir, nella sua biografia del padre, a raccontare come il pittore, durante una visita in Sicilia con la sua modella, amante e più tardi moglie, Aline Charigot, perse il portafogli e rimase senza soldi, e di come i due fossero brevemente ospitati da un contadino, nei pressi di Agrigento. Ma di questo soggiorno non esistono altre prove, né lettere, né documenti. Secondo alcuni la visita a Girgenti non ci sarebbe mai stata. O invece sì? O esisterebbero addirittura dei quadri che il pittore avrebbe dipinto in quei giorni e regalato al contadino che lo aveva ospitato? Di questo soggiorno e delle tele che nessuno ha mai visto discutono le lettere che il notaio agrigentino Michele Riotta, autore in gioventù di un libro su Renoir, indirizza all’evanescente e girovaga Alma Corradi, che alla vicenda è stranamente molto interessata. Intanto tra i due nasce un rapporto, poi una storia d’amore. Che si complica quando il notaio sparisce. Un giallo nel giallo, avvincente come Camilleri ha abituato i suoi lettori ad aspettarsi.

Corpo a corpo. Interviste impossibili

Il gioco è questo: si chiede ad alcuni grandi scrittori del nostro tempo di scegliere un personaggio storico o mitologico o letterario o immaginario pensandoci bene. Perché deve trattarsi non di un personaggio qualsiasi, ma del loro personaggio: rovistando nel tempo lungo della Storia possono trovare un amore lontano, un maestro, un doppio, un nemico: in ogni caso uno a cui hanno delle domande da fare. E anche inventarsi le risposte diventa una forma d’interrogazione o di rispecchiamento, se ci si lascia guidare da un’ossessione, da una simmetria, dall’ironia o dalla complicità. Così Baricco e Victoria Cabello scelgono Rossini, Camilleri Venerdì di Robinson Crusoe, Vinicio Capossela Bach, Carofiglio Tex Willer, Emma Dante Polifemo, Lucarelli Edgar Allan Poe, Odifreddi Galileo Galilei, Scurati Garibaldi, Walter Siti Ercole, Pincio Kurt Cobain, Gianmaria Testa Fred Buscagline. Un gioco nuovo che si misura con la tradizione: erano i primi anni Settanta quando la Rai rivolse lo stesso singolare invito ad alcuni dei maggiori scrittori e intellettuali italiani, tra cui Italo Calvino, Umberto Eco, Leonardo Sciascia, Giorgio Manganelli, Vittorio Sermonti, Edoardo Sanguinetti.

Privado de título

En una nueva demostración de sus dotes narrativas, que en esta novela alcanzan nuevas cotas de excelencia, Andrea Camilleri reafirma su categoría de maestro del retrato psicológico y social. Sin renunciar al tono socarrón que lo caracteriza, el gran autor siciliano aborda con rigor la investigación de unos hechos verídicos acaecidos durante las primeras décadas del siglo pasado, exponiendo sin remilgos la capacidad del poder político para envolver la realidad en un manto de mistificación y retórica exaltadora, hasta el punto de llevarla al límite del absurdo. Corre el año 1941 cuando el narrador asiste con sus compañeros de colegio a la conmemoración de la muerte del joven Gigino Gattuso, el «único mártir fascista siciliano», que veinte años atrás había caído durante un enfrentamiento con un grupo de militantes comunistas. Paso a paso y detalle a detalle, como si de una moviola se tratase, el autor repasa la secuencia de los acontecimientos, alternando la malicia burlona con una magnánima compasión por las víctimas de los dos bandos, a su manera siempre inocentes. Tan inocente es el comunista inculpado como el difunto fascista, obviamente ajeno a la póstuma conspiración política que lo despojó de la dignidad de simple muerto «sin título». Y como si el relato de esta farsa no bastara, Camilleri añade, a modo de colofón, la monumental fantochada que supuso el proyecto Mussolinia, la ciudad-jardín ideada por los jerarcas de Caltagirone para dejar testimonio eterno de la gloria del Duce. Enormemente divertido a la par que profundo, nadie como Andrea Camilleri para alumbrar los aspectos más oscuros y trágicos del espíritu humano.

Por la boca muere el pez

He aquí una diablura sin precedentes, un audaz experimento, una insólita colaboración literaria: los dos maestros de la novela negra italiana conciertan sus plumas para ofrecernos un relato protagonizado al alimón por sus formidables sabuesos: el comisario Salvo Montalbano y la inspectora Grazia Negro. El origen de esa alianza es un pintoresco asesinato cometido en Bolonia: la víctima yace en el suelo con un solo zapato y la cabeza embutida en una bolsa de plástico. Junto a ella reposan también los cuerpos de tres peces rojos. La incógnita está en manos de la inspectora Negro, quien pide ayuda a su colega de Sicilia cuando descubre que el finado era paisano suyo. Se trata de un misterio suculento para el ávido apetito de Montalbano, pero éste intuye enseguida la presencia de una fuerza tenebrosa agazapada tras las rendijas del caso. La indagación parece de alto riesgo y no cuenta con el beneplácito de la jefatura, que ya ha puesto sospechosos palos entre sus ruedas. ¿Se atreverá el comisario? ¿Se decidirá a entrar en la boca del lobo, incómodo lugar por donde ya deambula su temeraria compañera del norte? Dos grandes narradores juegan a entrelazar sus estilos, sus ocurrencias y sus fantasmas con una astuta sonrisa en los labios: el resultado es una obra ineludible para todos los aficionados al género negro o, simplemente, al placer de una lectura hechizada. Pasen y lean.

Las ovejas y el pastor

En la Sicilia de 1945, mientras se halla descansando cerca del convento de Santo Stefano, el obispo de Agrigento sufre un atentado que lo deja al borde de la muerte. Monseñor Peruzzo no es un prelado cualquiera. Es muy querido por el pueblo porque en el conflicto sobre la propiedad de las tierras ocupadas se ha alineado con los trabajadores frente a los latifundistas, así que la noticia de que su vida está en peligro conmociona a toda la isla, y la gente se pone a rezar por su salvación. Pero ni siquiera el mismo obispo tendrá constancia hasta transcurridos muchos años de una de las demostraciones de amor y sacrificio más incomprensibles de nuestro tiempo. En el convento de clausura de Palma di Montechiaro (relacionado con la familia de Giuseppe Tomasi di Lampedusa, el autor de «Il Gattopardo», que tenía el privilegio de poderlo visitar) las diez monjas más jóvenes ayunarán hasta entregar su vida para que Dios salve al pastor. El caso, descubierto casualmente, investigado y relatado de manera magistral por Andrea Camilleri, ha generado una gran polémica en Italia. En este libro espléndido, Camilleri se adentra en un caso que parece provenir de la Edad Media y que pone en cuestión los límites de la obediencia y la fe.

Las Alas De La Esfinge

Después de lo acaecido en *Ardores de agosto* , la relación entre Montalbano y Livia ha dado un giro tan pronunciado que Salvo se encuentra sumido en un mar de dudas, presa de un profundo desasosiego que el paso del tiempo no parece sino agravar.
En tal estado de ánimo se encuentra el comisario cuando una llamada de Catarella lo obliga a zambullirse en la investigación de un crimen. Ha aparecido el cadáver desnudo de una joven, y la única pista sobre su identidad es un tatuaje en la espalda que representa una pequeña esfinge, una mariposa nocturna. Cuando la imagen se difunde por televisión, Montalbano y sus ayudantes irán tirando de un hilo que los conducirá hasta La Buena Voluntad, una asociación benéfica respaldada por importantes personajes cuya aparente misión es redimir a chicas de la calle y guiarlas por el buen camino. Sin embargo, al comisario más famoso de Italia las buenas intenciones de la dichosa asociación enseguida le huelen a estiércol, cosa que irremediablemente lo mete en un buen lío cuando su jefe le recrimina andar investigando a personalidades intachables. Pero el olfato de Montalbano puede más que la flagrante incompetencia de sus superiores, lo que lo llevará a vérselas con nuevas y crueles manifestaciones del crimen organizado.
Con mano maestra, Andrea Camilleri sigue dibujando con trazo fino los desvelos de su famoso personaje, en pleno debate amoroso y existencial. Sus teatrales excesos y geniales estrategias para sonsacar información forman parte de su persona tanto como su sabiduría de zorro viejo, su sentido del humor o su golosa sensualidad. Aunque parezca difícil, con cada nueva entrega de la serie Montalbano se supera a sí misma.

La Sonrisa De Angelica

Una serie de robos ejecutados de forma extremadamente ingeniosa y audaz se extienden de la noche a la mañana entre los habitantes más adinerados de Vigàta. Los cacos logran desvalijar simultáneamente la residencia principal y la de veraneo, y, en pocos días, enormes sumas en efectivo, joyas y valiosísimas obras de arte pasan de las manos de sus dueños a las de estos expertos delincuentes que, en apariencia, lo tienen todo calculado. Con la llegada de una enigmática misiva anónima en la que el cerebro de la organización reta a Salvo Montalbano a jugar una suerte de partida de ajedrez, el caso se convierte rápidamente en un desafío para nuestro comisario. Pero lo que de verdad complica las cosas es la aparición en escena de Angelica Cosulich, una de las víctimas de los robos. La belleza fulgurante de esta joven treintañera de sonrisa luminosa trastorna profundamente a Salvo, pues es la viva imagen de la Angélica del *Orlando furioso* , el ideal femenino que protagonizó las fantasías adolescentes del comisario. Como Orlando, Montalbano deberá luchar simultáneamente en distintos flancos: por un lado, confuso y obstinado, contra los achaques de la edad —se está acercando a los sesenta—, y por otro, contra la atracción de una mujer a la que es incapaz de resistirse. Con las hilarantes aportaciones de Catarella y las dosis de genial improvisación con las que el comisario elude los intentos disciplinarios de sus superiores, *La sonrisa de Angelica* es una de las aventuras más emocionantes y divertidas de la serie.

La Ópera De Vigàta

La ópera de Vigàta traza un fresco magistral de la Sicilia del siglo XIX, con un lenguaje hilarante, irreverente y festivo. La novela parte de un hecho real ocurrido en la isla en 1875: la voluntad del prefecto de inaugurar el teatro de su ciudad con una ópera desconocida, Il Birraio di Preston, hecho que desencadena una serie de intrigas, delitos y tumultos, y una investigación posterior. Con su ingenio y su maestría verbal, Camilleri urde una tragicomedia costumbrista sobre la sociedad siciliana, aferrada a las formas de vida tradicionales y vitalistas frente a los modelos importados del norte de Europa. La ópera de Vigàta forma parte del espléndido ciclo narrativo de Andrea Camilleri acerca de la vida cotidiana en la Sicilia decimonónica, un retrato a un tiempo cómico, realista y amargo, semejante al de su amigo Leonardo Sciascia, que decía que «Sicilia es el mundo». «No todos los escritores tienen una historia que contar. Andrea Camilleri sí.»

La luna de papel

Tal vez porque Salvo Montalbano siente más que nunca la onerosa carga del tiempo sobre sus hombros, el lector asiduo del comisario siciliano lo encontrará más maduro y reflexivo que nunca, aunque no por ello menos dispuesto a desenmascarar la impostura y las trampas con que intentan confundirlo, y, naturalmente, sin renunciar un ápice a su acostumbrada alergia a los mandos superiores y al juez de turno. El nuevo caso de Montalbano, uno de los más turbios a los que se ha enfrentado, arranca con la desaparición de Angelo Pardo, un solitario y enigmático representante de productos farmacéuticos. El posterior hallazgo de su cadáver en circunstancias no precisamente decorosas plantea una cadena de interrogantes sobre el móvil del crimen, por lo que Montalbano centra su atención en las mujeres más cercanas a Angelo: su hermana Michela, una solterona que bajo sus ropas anchas esconde una voluptuosidad que turba a nuestro comisario, y su amante Elena, la joven y bellísima esposa de un viejo profesor. Sus historias se contradicen y Montalbano, que sospecha que ambas ocultan algo, se esfuerza en sacar agua clara de todo ello. Puesta a prueba por enésima vez su fidelidad a Livia, en esta novena entrega Salvo Montalbano se acerca como nunca a la psicología femenina, al tiempo que se rebela contra las primeras manifestaciones del paso de los años. **

La búsqueda del tesoro

Una repentina calma chicha se ha adueñado de la comisaría de Vigàta. Con su sempiterna acumulación de papeleo reducida a la mitad, Salvo Montalbano puede dedicarse a la lectura de su adorado Simenon, mientras que el siempre industrioso Catarella se aplica con tesón a resolver crucigramas. Sin embargo, la deliciosa parsimonia pronto se verá interrumpida por uno de los casos más espeluznantes que se hayan visto nunca en la zona.
Todo empieza cuando los octogenarios hermanos Palmisano, conocidos por su exaltada obsesión religiosa, se fortifican en su casa del centro de Vigàta, desde donde disparan a diestro y siniestro contra cualquier pecador que se les ponga a tiro. En un momento de arrojo, Montalbano se introduce por una ventana y desarma a los ancianos, pero el panorama que se encuentra le hiela la sangre: un verdadero bosque de crucifijos de todos los tamaños y, sobre una cama, una muñeca hinchable, mutilada y desgastada, una escena testimonio de una profunda desolación. Intrigado por el hallazgo de una réplica idéntica, Montalbano se lleva la muñeca, sin sospechar que ha dado inicio a un juego de tintes macabros. Una sucesión de cartas anónimas lo invitan a participar en una búsqueda del tesoro, y a medida que Montalbano se involucra más en el extraño desafío, comprende que ha caído en la trampa de una mente profundamente perturbada, y que para salir del oscuro laberinto en el que se ha metido tendrá que llegar antes al centro del mismo.
Además de una nueva demostración de su admirable capacidad para analizar la naturaleza humana, los lectores de Andrea Camilleri encontrarán los habituales momentos hilarantes que han hecho de los casos de Montalbano una lectura de culto para aquellos que aprecian las historias impregnadas de inteligencia y sensibilidad.

Gotas de Sicilia

En las páginas de «Gotas de Sicilia» desfilan las imágenes de la tierra natal de Camilleri, síntesis de un amor antiguo y sanguíneo y en las que brilla todo el ingenio y el carácter de la isla. Son retratos y recuerdos que se transfieren de la memoria al papel de una forma única e irrepetible. En cada uno de los relatos, publicados en L’Almanacco dell’Altana entre los años 1995 y 2000, asoma aquel funambulismo de la escritura y del lenguaje, siciliano y nacional a la vez, que ha hecho de Camilleri uno de los autores más leídos y queridos de los últimos años.

Le Vichinghe Volanti

Camilleri è un cantastorie, nessuno come lui riesce ad ammaliare i lettori con i suoi racconti, narrazioni inesauribili come quelle delle Mille e una notte. Vigàta è il teatro dove abitano i suoi personaggi, borghesia benpensante, poveretti ingenui, uomini di rispetto. E soprattutto donne; in questa raccolta è infatti l’amore il tema dominante, declinato nelle sue innumerevoli varianti dalla passione all’erotismo, dal tradimento alle situazioni boccaccesche.

Autodifesa Di Caino

«Perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro. Nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato». Andrea Camilleri offre una versione di Caino lontana da quella consueta. È forse un Caino inventore della scelta, che va oltre il pentimento prendendo consapevolezza che «senza il male il bene non esisterebbe». Come il precedente Conversazione su Tiresia anche questo monologo avrebbe dovuto essere interpretato da Camilleri a teatro. L’appuntamento era per il 15 luglio 2019 alle Terme di Caracalla. Ma il grande scrittore è uscito di scena troppo presto. **
### Sinossi
«Perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro. Nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato». Andrea Camilleri offre una versione di Caino lontana da quella consueta. È forse un Caino inventore della scelta, che va oltre il pentimento prendendo consapevolezza che «senza il male il bene non esisterebbe». Come il precedente Conversazione su Tiresia anche questo monologo avrebbe dovuto essere interpretato da Camilleri a teatro. L’appuntamento era per il 15 luglio 2019 alle Terme di Caracalla. Ma il grande scrittore è uscito di scena troppo presto.

Una Voz en La Noche

El día de su cincuenta y ocho cumpleaños, el comisario Salvo Montalbano tiene un altercado en la autopista con un conductor imprudente, un joven que resultará ser el hijo del presidente provincial. Esa misma noche se produce un extraño robo en un supermercado controlado por la familia Cuffaro, una de las más notorias de la mafia local. Cuando Guido Borsellino, el director del establecimiento, se suicida tras el durísimo interrogatorio al que lo someten Montalbano y Mimì Augello, que lo acusan de haber amañado el robo, la opinión pública pondrá al comisario y a sus hombres contra las cuerdas. Pero las cosas se complican aún más cuando la jovencísima prometida de Giovanni Strangio, el conductor temerario, aparece salvajemente acuchillada en casa de éste. Los obstáculos se suceden durante las pesquisas, y Montalbano se verá envuelto en una doble trama en la que el crimen organizado y la política parecen estar dándose la mano por debajo de la mesa. Borsellino, por supuesto, no se suicidó, y para descubrir el secreto que se llevó a la tumba, Salvo decide actuar por su cuenta y tirar de todos los cabos sueltos que tiene al alcance de su intuición. Las dos investigaciones se entrecruzarán y la incómoda verdad será una prueba más de la infinita dimensión que puede alcanzar la miseria humana.
En esta nueva aventura, compleja, siniestra y fascinante a un tiempo, el comisario Montalbano se muestra más escéptico e irreverente que nunca, y no duda en tomar carreteras secundarias para seguir su instinto infalible hasta el final. Vigàta y Montalbano son siempre los mismos, pero, en cierto modo, crecen y se transforman con cada nuevo caso.

El Olor de la Noche

El otoño ha regresado a Vigàta con algunas sorpresas. Mientras Mimì Augello, el brazo derecho del comisario Montalbano, ha tirado la toalla y está a punto de casarse, don Salvo aguanta la enésima reprimenda de Livia por haber estropeado el suéter que le regaló. Pero, como la vida hay que vivirla, Montalbano ya está de nuevo husmeando en un caso extraño, tan anómalo como que el cadáver aún no ha aparecido. La curiosidad irrefrenable del comisario y su innato sentido de la sospecha lo inducen a investigar la desaparición de un financiero y su ayudante, que han desvalijado a medio pueblo y alrededores. La incógnita podría explicarse como una vulgar fuga con el botín sustraído a las numerosas almas crédulas de la euforia de la bolsa, pero otra bastante más atroz parece imponerse. En cualquier caso, a estos enigmas se aboca Montalbano con esa falta de prejuicios y esa lógica tan particular que tanta admiración despierta. En la medida en que su habilidad y su afán de justicia le permitan llegar hasta la verdad, podrá entonces decirse «que el olor de la noche había cambiado: era un perfume fresco y ligero, un perfume de hierba tierna, de verbena y albahaca».

El Carrusel De Las Confusiones

En Vigàta las escenas nocturnas adquieren una belleza leopardiana, pero no absorben el murmullo de las alas invisibles en la tiniebla. En una calle solitaria, una mujer de unos treinta años es raptada, narcotizada con cloroformo y abandonada sin sufrir violencia ni robo, lo mismo que le ocurrió la víspera a la sobrina de Enzo, el propietario de la *trattoria* favorita de Salvo Montalbano. Ambas tienen en común la edad y que trabajan en sucursales bancarias. Unos días más tarde, otra joven es secuestrada con idéntico *modus operandi* , pero liberada en este caso con una treintena de cortes superficiales por todo el cuerpo menos la cara. Y coincidiendo con estos sucesos tan extraños, un incendio a todas luces provocado arrasa en parte una tienda cuyo dueño y su novia han desaparecido sin dejar rastro.
La situación huele a mafia, pero el paso del tiempo no ha hecho perder a Montalbano un ápice de su fino olfato para descifrar los pequeños detalles y captar las motivaciones ocultas. Cuando todo apunta a una explicación más que obvia, el ejercicio de una lógica impecable lleva al comisario hacia una realidad mucho más compleja, un entramado de perversiones, traiciones y venganzas. En ese laberinto pantanoso de servidumbres y desamores, de lóbrego malestar, se esconde, entre un dédalo de confusiones, una «cámara de la muerte»: la última, la más secreta, el lugar donde lo espera agazapada la verdad.
Misteriosa, irónica, oscurísima, genial, imposible dejarla: esta nueva entrega del comisario Montalbano envuelve al lector en un clima de suspense psicológico sin tregua y confirma a Andrea Camilleri como uno de los maestros indiscutibles del género negro.

El Campo Del Alfarero

En los pedregosos aledaños de Pizzutello, la lluvia ha devuelto a la luz un cadáver con signos de haber sido ajusticiado por traición. Sin huellas dactilares y con el rostro desfigurado, las características no se corresponden con las de ningún desaparecido. Y cuando Mimì Augello insiste de forma muy extraña en hacerse cargo del caso personalmente, las alarmas de Montalbano se encienden. Pese a que los molestos achaques de la edad lo tienen algo embotado, su infalible instinto lo lleva a no ceder las riendas y seguir adelante sin bajar la guardia. O tal vez el mejor estímulo sea la aparición en escena de Dolores Alfano, una mujer atractiva y seductora que denuncia la desaparición de su marido, de quien dejó de tener noticias poco antes de que embarcara hacia Sudamérica. Así, de manera gradual y casi imperceptible, dos casos en apariencia distantes empiezan a mezclarse, y Montalbano deberá devanarse los sesos y valerse de todo su ingenio para desvelar la trama oculta de una traición insospechada.
En esta decimoséptima entrega encontramos a un Salvo Montalbano con cierta tendencia a la misantropía, cada vez más entregado a sus momentos de soledad y a esos diálogos con su otro yo, que por una parte lo agotan y por otra le señalan el camino. Engañando a quien lo engaña, rebatiendo falsedades con nuevas falsedades, al final el verdadero temple del comisario resurgirá cuando renuncie a la gloria por lealtad a quienes ama. Quizá la vida no sea tan absurda, después de todo.
*El campo del alfarero, o campo de sangre, es el lugar que compraron los sacerdotes, a fin de dar sepultura a los forasteros, con las treinta monedas de plata que Judas arrojó al suelo del templo antes de ahorcarse, desesperado por la magnitud de su traición.* *
* *según el Evangelio de san Mateo*

El beso de la sirena

Érase una vez, en una tierra junto al mar, una bellísima mujer llamada Maruzza Musumeci. Se decían muchas cosas de Maruzza, rumores a voces que quizás explicasen por qué a pesar de su belleza no había encontrado aún con quién casarse. Maruzza hablaba en griego con su abuela; no era una muchacha como las demás; parecía el personaje de una fábula; transmitía con sus ojos y su voz la perturbadora sabiduría que traen y llevan los siglos. Maruzza era una sirena.
Pero la historia comienza en realidad con Gnazio, que emigró a América y volvió a Vigàta tras veinticinco años de ausencia. En Nueva York trabajó como jardinero y, tras una caída desgraciada, decidió regresar a su Sicilia natal y comprar un trozo de tierra con un olivo milenario del que se había enamorado. Sólo le faltaba una mujer. Maruzza y Gnazio, la tierra y el mar, no vivieron una historia de amor imposible… como tantas otras. Primero fue la boda, después la familia y, año tras año, el milagro de conjurar lo que parecía contrario, para tantos irreconciliable.
Andrea Camilleri, el aclamado creador del comisario Montalbano, abandona el género negro para crear una obra que une magia y realidad y que rescata el mito de Ulises y el cuento de Andersen. Una historia plenamente contemporánea, que nos habla de cómo vivir con lo que nos resulta extraño, ajeno y contrario.

Ardores de agosto

Un calor asfixiante arrasa Sicilia como una llamarada; durante el día el aire se vuelve irrespirable, las piedras queman y ni siquiera un baño en el mar ofrece algo más que alivio momentáneo. Con la ciudad sumida en un letargo incandescente, Salvo aguarda la llegada de Livia, que viene con unos amigos a pasar las vacaciones en una solitaria casita frente a la playa. Pero el idílico plan se tuerce cuando, oculto en los sótanos de la casa, aparece un baúl con un cadáver dentro.
El macabro hallazgo desata los instintos investigadores del comisario, que muy pronto se ve envuelto en una maraña criminal de múltiples facetas que involucra a políticos, banqueros y empresarios, todos bajo la omnipresente tutela de la mafia. Y como si la canícula no fuera suficiente para causar estragos en el comportamiento de los personajes, la presencia casi mágica de una bellísima veinteañera hace flaquear la proverbial lucidez del propio Montalbano, hasta el punto de tentarlo a dar ese paso trascendental que había evitado hasta el momento.
Décima aventura de Salvo Montalbano, en la que el inimitable comisario sigue haciendo gala de ese vitalismo socarrón y melancólico mientras se asoma a los abismos más profundos del ánima humana.

La relazione

Mauro Assante è, prima di ogni altra cosa, un uomo serio: ha sempre lavorato con scrupolo estremo, guadagnandosi incarichi di crescente responsabilità nell’istituzione in cui presta servizio, l’authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane. Si è sposato tardi, con la sola donna che sia riuscita ad aprire una breccia nel suo temperamento ombroso, e ha un figlio piccolo, che trascorre i mesi estivi con la madre, in montagna. Questa estate Mauro si trattiene in città perché gli è stato affidato il compito di stilare una relazione particolarmente delicata su di un istituto bancario che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito alla sua ispezione. Ma proprio durante queste solitarie giornate di lavoro, nella sua prevedibile esistenza iniziano ad aprirsi minuscole crepe. Dimentica aperta la porta di casa, riceve una telefonata beffarda, si convince di essere seguito da un uomo in motorino. Soprattutto, riceve la visita di una meravigliosa ragazza che evidentemente ha sbagliato indirizzo. Strano, ci dev’essere stato un errore. Ma dalla vita di Mauro Assante gli errori erano sempre stati banditi; così come sarebbe bandito il batticuore che invece lui prova quando, poche sere dopo, rincontra per caso quella stessa ragazza bionda… L’estate avanza, le temperature aumentano, la stesura della relazione si fa più complessa e con essa l’ansia di consegnare tutto senza sbavature, senza condizionamenti. Mauro non può fare a meno di incamminarsi lungo il sentiero scivoloso di un’altra relazione: ancor più segreta, infinitamente più appassionata, terribilmente pericolosa. In un crescendo hitchcockiano di indizi, ombre, piccole crepe quotidiane che lasciano intravvedere un baratro vertiginoso, Camilleri dà vita a un romanzo ad altissima tensione, tutto giocato sul sottile confine che separa la verità dall’apparenza, la giustizia dal torto – l’onestà dalla perdizione. La relazione burocratica e quella tra un uomo e una donna finiscono per intrecciarsi, come la paura e il desiderio, in un romanzo più che mai attuale ma che è al tempo stesso la parabola senza tempo di un uomo solo di fronte a un compito più grande di lui, di un uomo onesto circondato dalla invisibile ragnatela della corruzione.
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### Sinossi
Mauro Assante è, prima di ogni altra cosa, un uomo serio: ha sempre lavorato con scrupolo estremo, guadagnandosi incarichi di crescente responsabilità nell’istituzione in cui presta servizio, l’authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane. Si è sposato tardi, con la sola donna che sia riuscita ad aprire una breccia nel suo temperamento ombroso, e ha un figlio piccolo, che trascorre i mesi estivi con la madre, in montagna. Questa estate Mauro si trattiene in città perché gli è stato affidato il compito di stilare una relazione particolarmente delicata su di un istituto bancario che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito alla sua ispezione. Ma proprio durante queste solitarie giornate di lavoro, nella sua prevedibile esistenza iniziano ad aprirsi minuscole crepe. Dimentica aperta la porta di casa, riceve una telefonata beffarda, si convince di essere seguito da un uomo in motorino. Soprattutto, riceve la visita di una meravigliosa ragazza che evidentemente ha sbagliato indirizzo. Strano, ci dev’essere stato un errore. Ma dalla vita di Mauro Assante gli errori erano sempre stati banditi; così come sarebbe bandito il batticuore che invece lui prova quando, poche sere dopo, rincontra per caso quella stessa ragazza bionda… L’estate avanza, le temperature aumentano, la stesura della relazione si fa più complessa e con essa l’ansia di consegnare tutto senza sbavature, senza condizionamenti. Mauro non può fare a meno di incamminarsi lungo il sentiero scivoloso di un’altra relazione: ancor più segreta, infinitamente più appassionata, terribilmente pericolosa. In un crescendo hitchcockiano di indizi, ombre, piccole crepe quotidiane che lasciano intravvedere un baratro vertiginoso, Camilleri dà vita a un romanzo ad altissima tensione, tutto giocato sul sottile confine che separa la verità dall’apparenza, la giustizia dal torto – l’onestà dalla perdizione. La relazione burocratica e quella tra un uomo e una donna finiscono per intrecciarsi, come la paura e il desiderio, in un romanzo più che mai attuale ma che è al tempo stesso la parabola senza tempo di un uomo solo di fronte a un compito più grande di lui, di un uomo onesto circondato dalla invisibile ragnatela della corruzione.
### Dalla quarta di copertina
Mauro Assante è, prima di ogni altra cosa, un uomo serio: ha sempre lavorato con scrupolo estremo, guadagnandosi incarichi di crescente responsabilità nell’istituzione in cui presta servizio, l’authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane. Si è sposato tardi, con la sola donna che sia riuscita ad aprire una breccia nel suo temperamento ombroso, e ha un figlio piccolo, che trascorre i mesi estivi con la madre, in montagna. Questa estate Mauro si trattiene in città perché gli è stato affidato il compito di stilare una relazione particolarmente delicata su di un istituto bancario che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito alla sua ispezione. Ma proprio durante queste solitarie giornate di lavoro, nella sua prevedibile esistenza iniziano ad aprirsi minuscole crepe. Dimentica aperta la porta di casa, riceve una telefonata beffarda, si convince di essere seguito da un uomo in motorino. Soprattutto, riceve la visita di una meravigliosa ragazza che evidentemente ha sbagliato indirizzo. Strano, ci dev’essere stato un errore. Ma dalla vita di Mauro Assante gli errori erano sempre stati banditi; così come sarebbe bandito il batticuore che invece lui prova quando, poche sere dopo, rincontra per caso quella stessa ragazza bionda… L’estate avanza, le temperature aumentano, la stesura della relazione si fa più complessa e con essa l’ansia di consegnare tutto senza sbavature, senza condizionamenti. Mauro non può fare a meno di incamminarsi lungo il sentiero scivoloso di un’altra relazione: ancor più segreta, infinitamente più appassionata, terribilmente pericolosa. In un crescendo hitchcockiano di indizi, ombre, piccole crepe quotidiane che lasciano intravvedere un baratro vertiginoso, Camilleri dà vita a un romanzo ad altissima tensione, tutto giocato sul sottile confine che separa la verità dall’apparenza, la giustizia dal torto – l’onestà dalla perdizione. La relazione burocratica e quella tra un uomo e una donna finiscono per intrecciarsi, come la paura e il desiderio, in un romanzo più che mai attuale ma che è al tempo stesso la parabola senza tempo di un uomo solo di fronte a un compito più grande di lui, di un uomo onesto circondato dalla invisibile ragnatela della corruzione.

Un pomeriggio movimentato

Questo racconto di Andrea Camilleri viene stampato in edizione non venale a cura della casa editrice Sellerio per conto della Questura di Palermo in occasione della cerimonia celebrativa del 155° Anniversario della Fondazione della Polizia di Stato. Palermo, 19 maggio 2007

Le pecore e il pastore

Estate 1945. Il vescovo di Agrigento Monsignor Peruzzo viene ferito a morte da due proiettili. Per salvare la vita del pastore dieci giovani monache offrono la loro a Dio, lasciandosi morire. Camilleri scopre questa storia quasi per caso, da una nota a piè di pagina. E con la determinazione del detective «risale la storia. Insegue piste labili o cancellate. Conduce un’indagine sofferta e tormentosa. Interroga fonti storiche e documenti letterari».
Un atto di lettura è all’origine di questo giallo storico. La svagata curiosità dello scrittore viene attratta e irretita da un libro, dimesso e periferico in apparenza, e ritroso anche. Il libro vuole essere desiderato e corteggiato. È vessatorio. Lo scrittore si lascia sedurre. Agguanta il libro infine. E precipita nella lettura. Ma incespica. Inciampa in una nota a piè di pagina. In una di quelle notizie frettolose, quasi incidentali, che di solito vengono saltate senza rimorso. Il passo vulnerabile del lettore si arresta. La brevità della nota stenta a contenere l’immanità del fatto. Immobile come una scheggia insidiosa, la nota ferisce e dà i brividi. Disloca, fuor dello spazio continuo del libro, nel recondito e nell’asetticità erudita di un margine, l’irta e inconfessata convivenza della civiltà con il rito intensamente arcaico del sacrificio umano: con l’immolazione, con il suicidio per arsura di fede, con l’orrore. Recita la nota: «Nella lettera del 16 agosto 1956 l’Abadessa sr. Enrichetta Fanara del monastero benedettino di Palma Montechiaro così scriveva a Peruzzo: “Non sarebbe il caso di dirglielo, ma glielo diciamo per fargli ubbidienza […] Quando V. E. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa comunità offrì la vita di dieci monache per salvare la vita del pastore. Il Signore accettò l’offerta e il cambio: dieci monache, le più giovani, lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore”». Il «pastore» delle giovani «pecore», che si lasciarono morire di fame e sete in una lunga e assistita agonia dentro le celle claustrali di un convento di antica e macerata santità (contro la quale a nulla valsero le «farfantarie» di un satanasso lapidatore ed epistolografo in diavolese, convocato dai rapimenti mistici), era il vescovo di Agrigento Giovanni Battista Peruzzo: il «vescovo dei contadini» che, in nome della giustizia sociale, e a dispetto del professato anticomunismo, aveva messo il suo carisma e la sua possente eloquenza al servizio dei deboli e degli abbandonati: contro gli agrari; e contro quella «struttura di peccato», che era il latifondo incolto. Immancabilmente due proiettili ferirono a morte il vescovo. Era una sera d’estate del 1945. Dieci monache offrirono le loro vite a Dio. Il vescovo sopravvisse al baratto. Mentre dieci cadaveri si dissolvevano nel silenzio di una strage dimenticata. Solo a distanza di undici anni, Peruzzo venne messo a parte del segreto.
Dalla nota a piè di pagina, Camilleri risale la storia. Insegue piste labili o cancellate. Conduce un’indagine sofferta e tormentosa. Interroga fonti storiche e documenti letterari. Entra nei turbamenti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che dai fondatori del monastero di Palma di Montechiaro discendeva. Mette in campo se stesso, con i suoi ricordi giovanili. Interroga e si interroga, sgomento, sul passato e sul presente. Intreccia cielo e terra. Il saggio narrativo include tempi lontani. E topografie. Montagne sassose, romitori, luoghi ostili e impervi. Gli spazi fisici si trasformano in archetipi geometrici. Dalla selva oscura, aspra e solitaria, al convento: dagli aliti di sepolcro degli essiccatoi per mummie, ai tanfi cerosi; dalla vischiosità della natura, a quella della storia: tra banditismo, separatismo, e connivenze malavitose. La temperatura della scrittura cambia gradazione. Si accende nel seppiato delle rievocazioni. Si stempera nel bianco e nero dell’inchiesta. (Salvatore Silvano Nigro)

Un inverno italiano

Chi meglio di Andrea Camilleri può raccontare la tragicommedia che stiamo vivendo? Saverio Lodato ha dato voce al più popolare scrittore italiano che commenta giorno per giorno, dal novembre 2008 al maggio 2009, fatti, misfatti, personaggi e figurine che hanno invaso le cronache di giornali e tv. Ecco in scena le bravate di “Piccolo Cesare” insieme con il terremoto e la passerella elettorale, l’infinita emergenza extracomunitaria e i provvedimenti disumani del governo, la pena e lo sciacallaggio sul dramma di Eluana, la Chiesa di Tettamanzi (ma anche quella del papa), l’incivile polemica sul biotestamento, la ridicola censura a Vauro, il lodo Alfano che grazia Berlusconi… Un Camilleri controcorrente, tra storia e cronaca, tradizione e racconto.
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